Categoria: Gatti

  • Comportamento del Gatto e Rapporto con l’Uomo

    Diversamente dal cane, infatti, il gatto è più autosufficiente per cui vuole instaurare con il suo padrone un rapporto che sia all’insegna dell’autonomia e dell’indipendenza. Il cane, infatti, una volta inserito nel nucleo familiare individua nel padrone il suo capobranco, per cui il rapporto tra cane e padrone nasce all’insegna dell’operatività per procurarsi il cibo insieme, per difendere il territorio e per interagire con gli altri membri della famiglia o con estranei, invece la relazione che si instaura tra un gatto e il suo padrone pretende una disposizione molto diversa che non dipende solo dalle caratteristiche etologiche dell’animale.

    Il rapporto tra gatto e padrone, infatti, si dimostra estremamente conviviale e distraente perché si basa principalmente sul rispetto degli spazi dell’uno e dell’altro e sull’individualità del gatto stesso. Il felino non mostra di avere le stesse dinamiche di interazione di un cane, né ha bisogno o prova il desiderio di voler far parte di un gruppo e di ricoprire un ruolo all’interno dello stesso: pretendere da un gatto questo genere di comportamento significa non conoscere per niente la sua indole e voler completamente sconvolgerne lo stile sociale.

    Comportamento del gatto: a ogni padrone il suo felino

    Non è un caso se sembra che alcune persone siano più adatte a interagire con i cani e altre invece preferiscano relazionarsi con i gatti: questo stereotipo nasconde alcune verità fondamentali sull’uomo. Chi preferisce vivere con un gatto dimostra, nella maggior parte dei casi, di essere una persona per nulla morbosa e che non pretende l’obbedienza assoluta, inoltre mostra di essere un tipo a cui piace la creatività e che apprezza la fantasia e che è capace di rispettare gli spazi degli altri senza nessuna pretesa di essere invadente.

    Il gatto, infatti, è un animale estremamente fantasioso e ha un modo tutto suo di destreggiarsi all’interno della vita familiare rispettando e facendo rispettare la propria individualità. In questo senso, bisogna ammirare il modo in cui un animale come il gatto riesca a stare vicino al proprio padrone pur rimanendone lontano e non invadendone lo spazio. Anche quando il proprio felino domestico adotta un atteggiamento particolarmente affettuoso cercando le coccole dal padrone, si tratta sempre di un comportamento un po’ svagato e, anche se cerca coccole, il gatto non vuole stabilire una coesione più profonda con il suo umano. Per questi motivi, chi ha un gatto domestico deve saper amare la libertà e la creatività del proprio animale ed essere disposto a fare della propria casa un mondo a parte, che il gatto vive secondo una prospettiva tutta sua.

    Curiosità

    Un amante dei gatti era Philip Dick, uno dei più importanti autori di fantascienza e di narrativa americana, che vedeva nei felini quella stessa individualità che ha attribuito agli alieni e ai replicanti nei suoi libri. Lo stesso Dick ha ammesso di essere debitore proprio ai gatti delle sue fughe fantascientifiche.

    Lezioni di discrezione

    Naturali maestri dell’arte della discrezione, l’uomo deve saper attendere che sia il gatto per primo a decidere di approcciarsi e avvicinarsi: nel momento in cui lo farà con quella sua aria svagata, saprà indurre il padrone a uno scambio di coccole ‘occasionale’, ulteriormente sottolineato dal ritrovarsi insieme nella stessa stanza ma occupati in altro.

    Ciò è possibile perché il rapporto che si stabilisce con un gatto è decisamente basato più sull’atmosfera che si crea con il padrone piuttosto che su una relazione di obbedienza: il padrone non è visto dal felino come un compagno di giochi, ma come il gioco stesso. Per questo chi decide di ospitare in casa propria un gatto dev’essere pronto a dimostrare di avere un certo carattere, una calma particolare e saper godere del proprio ruolo di ‘gioco’ del gatto.

    Il comportamento del gatto come professione

    La SIUA ovvero la Scuola di Interazione Uomo Animale tra i suoi diversi corsi ne propone uno altamente professionalizzante in “Consulente della relazione felina”, che rappresenta una vera novità nel panorama formativo dedicato agli animali. Il corso si articola in lezioni tenute nell’arco di otto week-end e ha lo scopo di fornire ai discenti le competenze di base per poter diventare degli esperti consulenti della relazione felina, un servizio che oggi accoglie sempre più richieste a cui purtroppo difficilmente si riesce a dare risposte adeguate.

  • Gatto Toyger – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del gatto Toyger, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Gatto Toyger: perchè sceglierlo

    Ha un carattere molto socievole e un manto divino il gatto Toyger, un esemplare felino dall’aspetto esotico e dal carattere dolcissimo. L’eleganza dell’andatura e dei movimenti e il caratteristico manto tigrato rendono il gatto toyger molto simile a un tigrotto mansueto che dimostra la propria forza fisica solo quando serve. Questo tigrone domestico, infatti, si mantiene magro e muscoloso e presenta delle doti atletiche non indifferenti: grazie al baricentro basso, riesce a effettuare salti e acrobazie in maniera del tutto naturale e aggraziata. Quel suo carattere particolarmente socievole e affettuoso verso l’uomo completa il quadro: il toyger non può non incantare e convincere anche il più ritroso a rendere la propria casa il regno indiscusso di questo bel tigrottone. Infatti il gatto toyger è adatto a stare in casa perché non cresce molto e ha un’indole molto pacifica e dolce, tanto da essere un gatto addomesticabile e molto idoneo a vivere in nuclei familiari con bambini e persone anziane e anche altri animali in casa. Si rivela la compagnia perfetta per chi cerca da un felino dolcezza, affetto e bellezza.

    https://www.youtube.com/watch?v=IwUZiEBSBFs

    Gatto Toyger: carattere e curiosità

    Il gatto toyger è un  molto socievole e amichevole tanto da ricercare costantemente il contatto sia con il padrone che con altri animali; per questo motivo, mal sopporta di rimanere solo per molto tempo, motivo per cui se lo scegliete come compagno di giochi dovrete rispettare le sue esigenze affettive. Di solito si trova molto bene nelle famiglie numerose perché non rischia di rimanere solo in casa e gli piace prender confidenza con tutti i membri del nucleo familiare, qualsiasi età abbiano.

    Sa affezionarsi a tutti e offre tutto l’affetto possibile, richiedendo moltissime coccole in cambio. Verso il padrone assume un comportamento devoto ed essendo molto affezionato, tenderà a non staccargli gli occhi di dosso e a seguirlo passo passo in ogni spostamento e movimento, ma soprattutto apprezzerà molto seguire la famiglia nei suoi viaggi lontano da casa. Si affeziona talmente al padrone che per lui farebbe di tutto, addirittura accetta di essere portato fuori anche al guinzaglio; infatti è noto per il carattere mansueto e facilmente addestrabile che lo rende un compagno ideale per l’uomo. È una buona compagnia anche per i bambini e riesce a convivere con altri animali domestici; inoltre non disdegna affatto un bel bagnetto soprattutto se è il padrone a farglielo. Proprio questa rappresenta una delle caratteristiche peculiari della razza: al contrario di molti suoi simili, non evita il contatto con l’acqua, anzi gli piace molto giocarci proprio come fanno le tigri. Non a caso  i toyger sono ottimi nuotatori e godono a bagnarsi quando possono e a sguazzare dentro pozze d’acqua.

    Gatto Toyger: un po’ di storia

    Le caratteristiche fisiche e il temperamento del gatto toyger derivano direttamente da un’accurata selezione che è stata effettuata all’inizio degli anni ’80 da Judy Sudgen per riuscire a ottenere i primi esemplari che rispettassero determinati standard. La signora Judy voleva infatti selezionare gatti che presentassero il gene del manto lucido a strisce per creare esemplari con un pelo del tutto simile a quello delle tigri. Per avere animali che ricalcassero tali peculiarità fisiche, sono stati fatti accoppiare esemplari di due razze diverse: all’inizio si trattava di due gatti domestici indiani di tipo Mackerel Tabby a cui in una seconda selezione si sono aggiunti esemplari di tipo Bengal. Solo nel ’93, però, il lavoro di selezione e incrocio di Judy viene riconosciuto dalla TICA che ammette il toyger come razza a sé con il nome di Californian Toyger, divenuto col tempo solo Toyger. Grazie a tale mirata selezione, la razza è priva di qualsiasi patologia di origine genetica.

    Di solito il toyger non dà problemi di sorta al suo padrone se si seguono le dovute vaccinazioni e i dovuti controlli dal veterinario. Proprio quel suo pelo folto permette al gatto toyger di potersi adattare bene anche a un ambiente in cui vigono temperature basse o molto rigide; se, invece, si abitua a vivere a temperature piuttosto calde è consigliabile non esporre l’animale a eccessivi sbalzi climatici. Quando è cucciolo e durante le gravidanze e gli allattamenti delle femmine, il toyger necessita di un’alimentazione molto ricca in cui è raccomandabile evitare del tutto di somministrargli i croccantini, dato che alcuni gatti della razza rischiano di contrarre allergie ai cereali contenuti in alcune marche di cibo confezionato. Si consiglia quindi una dieta ricca di cibi umidi che siano sempre di alta qualità, come pollame tritato, da consumare anche crudo.

    Gatto Toyger: lo standard

    Dall’aspetto aggraziato e muscoloso, forte e ben proporzionato, il toyger è un gatto intelligente, curioso e ammaestrabile tanto da rappresentare un compagno unico e affettuoso, capace di integrarsi perfettamente all’interno del nucleo familiare diventandone a tutti gli effetti un membro.  Questo è possibile grazie a quel suo temperamento calmo e totalmente dipendente dal padrone. Molto atletico e agile, è un gatto  sano e longevo e adora stare in compagnia  del padrone, ma non ne cerca costantemente le attenzioni né disdegna starsene da solo per fatti suoi ogni tanto.

    La testa di un toyger si presenta di media grandezza e profonda; il muso, invece, è di forma ovale e arrotondato, le guance sono muscolose, rotonde e ben definite.

    Le orecchie ben distanziate sulla nuca sono piccole e rotonde e più larghe alla base e portate leggermente inclinate in avanti. Gli occhi sono di grandezza media e dalla forma lievemente obliqua, di solito prevale il colore verde intenso, ma tutti i colori più marcati e intensi sono ammessi dallo standard di razza.

    Il naso deve essere lungo e dalla punta larga, ovvero deve presentare una larghezza maggiore rispetto a quella che ha tra gli occhi. La mascella è forte e profonda e occlude in modo perfetto e la bocca è larga con labbra ben delineate.

    Il collo è lungo, muscoloso e di forma conica ma ben proporzionato al resto corpo che in genere si presenta di medie dimensioni, atletico e robusto dando l’impressione di essere davanti a una piccola tigre.

    Le zampe si presentano ben solide, robuste  e lunghe e gli consentono di muoversi in maniera agile e in tutta sicurezza, conferendo alla figura una certa stabilità.

    La coda è lunga e striata, è più larga alla base e va restringendosi man mano verso la punta. Il pelo del toyger è di media lunghezza e si caratterizza in maniera particolare per la striatura tipicamente tigrata. Il colore accettato è l’arancione su sfondo marrone chiaro con striature scure.

    Le striature del gatto toyger non si presentano e non devono essere uniformi, mentre il cappotto dev’essere a righe ma non chiazzato. Le strisce, infatti, devono essere presenti sulla schiena: quelle che partono dalle spalle devono terminare ai fianchi, quelle mediane scendono sui fianchi e devono formare un disegno che rappresenti una sorta di occhio di gatto a fessura, mentre da sotto il corpo devono partire altre striature più corte che finiscono con il mescolarsi e unirsi in maniera omogenea a quelle del dorso. Sia sulle zampe anteriori che su quelle posteriori le strisce devono essere come un tabby: in questo particolare del mantello il toyger si allontana decisamente dal manto della tigre che, invece, non presenta striature sugli arti. Le strisce sulle zampe quindi devono proseguire fino alle dita. Sulla coda invece le striature saranno ad anello. Il ventre, invece, dev’essere privo di striature e completamente bianco. Le strisce sul muso dovranno diventare rotonde e assomigliare sempre più a quelle tipiche delle tigri man mano che l’esemplare diventa adulto. Variazioni di colore non sono ammesse rispetto a quello standard, sebbene gli allevatori stiano cercando di creare un manto argentato che possa essere simile a quello della tigre bianca.

  • Taurina per Gatto – Migliori Prodotti, Opinioni e Prezzi

    Forse non tutti sanno che ogni felino che si rispetti si caratterizza per uno specifico bisogno metabolico di assumere la taurina attraverso una dieta sana e nutriente. Questo bisogno dipende dal fatto che la sintesi di questo particolare amminoacido è mediata da determinati enzimi che, proprio nei gatti, svolgono un’azione limitata.

    La taurina, infatti, è un amminoacido che ha la funzione di produrre gli acidi biliari e di regolare il calcio presente all’interno delle cellule, indispensabile per far funzionare nel modo corretto il tessuto nervoso e quello muscolare dell’animale. In pratica rappresenta uno degli elementi fondamentali che contribuisce al benessere generale del gatto. Ciò è stato provato dai ricercatori della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università Federico II di Napoli che hanno scoperto come l’incidenza della cardiomiopatia dilatativa sia diminuita proprio attraverso l’integrazione della taurina nell’alimentazione dei felini domestici.

    Quanta taurina assumere?

    Si conta che il fabbisogno medio giornaliero di taurina nel gatto si aggiri tra i 250 e i 500 mg a seconda del peso del micio: queste misure rappresentano la dose ottimale che ogni felino domestico dovrebbe ingerire per non scatenare eventuali  gravi patologie.

    La taurina è presente all’interno di tutti i tessuti di origine animale ma non nei vegetali, per questo si raccomanda sempre ai padroni di gatti di nutrirli con un’alimentazione a base di carne e non esclusivamente con cibi a base vegetale che invece potrebbero provocare un inizio di malattia. Ecco perché attraverso una dieta mirata fatta di alimenti industriali in cui sia garantita una certa quantità di taurina, si può assicurare al gatto l’apporto sufficiente per farlo crescere sano e forte. Questo amminoacido infatti è responsabile dello sviluppo dei tessuti nervosi, del mantenimento della vista e delle corrette funzioni cardiache nonché nelle femmine può essere fondamentale per la riproduzione.

    Come cambiare l’alimentazione

    Se contate di alimentare il vostro micio con cibi casalinghi dovrete ricordare di aggiungere a questa dieta delle sufficienti dosi di taurina, che ormai è facile trovare in vendita come integratore nei negozi o nei centri specializzati per la cura degli animali. Se si è diffidente nei confronti dell’assunzione di integratori, una valida alternativa può essere rappresentata da una dieta basata quasi esclusivamente su carne o pesce crudo: la taurina si trova in quantità maggiori proprio in questi alimenti di cui un micio di solito si rivela particolarmente goloso. Naturalmente l’integrazione dell’amminoacido non dev’essere stabilita dal padrone ma dal veterinario: è fondamentale che la somministrazione  avvenga sempre sotto controllo medico e su consiglio esclusivo del veterinario, che è l’unico specialista in grado di indicare le giuste quantità di taurina necessarie. Prestare attenzione all’alimentazione del proprio gatto può aiutare a non commettere errori: per esempio, gamberetti e cozze sono molto ricchi di taurina eppure non rappresentano esattamente gli alimenti più consoni alla dieta felina. Proprio per non sbagliare il tipo di alimentazione da somministrare al proprio gatto, è meglio scegliere alimenti in scatola in cui sia assicurata la presenza di una dose sufficiente di taurina.

    È  importante saper leggere l’etichetta dei prodotti al momento del loro acquisto per essere sicuri che quelli scelti siano adatti allo scopo. Come precedentemente sottolineato, l’assenza o la carenza di taurina può causare diverse patologie anche piuttosto gravi come la degenerazione centrale della retina, che può essere soggetta a lesioni bilaterali e progressive nel tempo tanto da indurre l’animale alla cecità assoluta. Importante la taurina anche per la riproduzione: il gatto può soffrire di una scarsa efficienza riproduttiva dovuta a riassorbimento fetale, ad aborti, alla nascita di gattini morti o rachitici. Della scarsa presenza di taurina risente anche il miocardio che indebolito provoca una disfunzione che porta a una dilatazione del ventricolo sinistro e all’assottigliamento delle pareti del cuore. Una corretta integrazione di taurina nell’alimentazione del gatto può rendere reversibili molte di queste patologie, e può risanare un’eventuale inefficienza del sistema immunitario, della capacità uditiva e potenziali lesioni al tessuto renale.

    Taurina gatto: una scoperta storica

    Non è stata sempre nota l’importanza della taurina per il metabolismo degli animali: la sua scoperta infatti risale alla prima metà dell’Ottocento e si deve alle ricerche effettuate da due scienziati austriaci, Leopold Gmelin e Friedrich Tiedemann. In realtà questa scoperta è stata di fondamentale importanza non solo per imparare a conoscere meglio i gatti, ma anche per capire il funzionamento della taurina e il suo ruolo nel metabolismo di tutti gli altri mammiferi, uomo compreso.

    Meglio conosciuto dai chimici come acido 2-amminoetanosulfonico, la taurina è una sostanza acida che è presente in molti tessuti di vari animali e infatti il nome deriva proprio dal latino, taurus, ovvero toro, proprio perché Gmelin e Tiedemann la scoprirono per la prima volta nella bile di un toro. Sebbene possa trovarsi anche in alcune specie batteriche, la taurina è completamente assente nei vegetali, per questo si raccomanda di nutrire gli animali che ne hanno bisogno con un’alimentazione a base di carne e pesce crudo. Sotto  questo punto di vista, la scoperta dei due austriaci ha rappresentato una svolta importante per conoscere i fabbisogni nutrizionali di molti animali, non solo dei gatti domestici.

    Taurina per Gatto più Venduta

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  • Gatto Angora Turco – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del gatto Angora Turco, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Pare che la razza risalga al XV secolo, ma per avere notizie certe bisogna risalire agli anni Trenta del XX secolo, quando la variante bianca di questa razza venne dichiarata in Turchia tesoro nazionale. Da quel periodo prese avvio un programma di selezione e tutela di quello che oggi tutti conosciamo come Angora Turco.

    Standard

    Origine: Turchia
    Peso: da 2,5 a 5 kg
    Colori: il bianco è il più apprezzato; alcuni non sono riconosciuti dallo standard di razza: chocolate, lilac, fawn, cinnamon, colour point e burmese
    Testa: triangolare, affilata verso il mento, che è leggermente arrotondato
    Occhi: larghi e obliqui verso l’alto; ammessi tutti i colori, ma è particolarmente apprezzato il blu negli esemplari a pelo bianco
    Orecchie: appuntite e con ciuffi di pelo all’interno
    Corpo: lungo e snello, con petto e torace poco ampi
    Arti: lunghi e sottili; zampe posteriori più alte di quelle anteriori
    Piedi: piccoli e ovali, o anche rotondeggianti
    Coda: lunga, folta, larga alla base

    Le caratteristiche del gatto angora turco

    Il gatto Angora Turco è un felino che molti considerano tra i progenitori del Persiano e che, ancora oggi, è amato e diffuso nella natia penisola anatolica; del resto il suo nome si lega indis­solubilmente alla capitale turca, Ankara. Fisicamente si tratta di un gatto medio grande ma, al tempo stesso, longilineo e snello: il meraviglioso pelo (folto, morbi­dissimo e sollevato) nasconde un corpo poco robusto e non troppo muscoloso. In estate, quando il pelo cade abbon­dantemente, l’Angora rivela forme asciutte e zampine slanciate. Caratterialmente, invece, questo micio sembra affezionarsi in particolare a uno dei componenti della famiglia, pur dimostrandosi ben disposto verso tutti. Con i bambini convive felicemente, condividendo con loro lunghi momenti di gioco anche in età adulta. Anche se in casa ci sono altri gatti, o addirittura cani, possiamo stare tranquilli: solitamente l’Angora stringe tranquilli rapporti di amicizia con tutti.

    Vanto e la caratteristica saliente del gatto angora turco è sicuramente il mantello. Per evitare che il pelo perda la sua naturale bellezza è necessario non trascurarlo. Tuttavia, la struttura fine del mantello simile a seta e privo di sottopelo permette, rispetto ad altri gatti dal pelo semilungo come per esempio il Norvegese, una toelettatura molto facile: basta infatti una spazzolata settimanale. In estate, ha una muta molto abbondante e, al culmine del ricambio stagionale, assume un aspetto davvero curioso, sembrando addirittura un gatto a pelo corto! La spazzolata costante, in questi casi, previene anche il problema dei boli di pelo ingeriti che possono causare disturbi intestinali. Oltre alle cure del mantello, questa razza non richiede molte altre atten­zioni. I problemi genetici sono stati affrontati nel corso degli anni da un allevamento sempre più responsabile. Rimane una modesta tendenza alla sindrome urologica felina (formazione di concrementi di struvite) peraltro comune anche ad altre razze.

    La sua è una storia antica. Le prime notizie certe su questa razza, però, giungono a noi solo nel 1620, data in cui il viaggiatore italiano Pietro della Valle portò in Europa alcuni soggetti di gatti turchi dal lungo e morbidis­simo mantello. Questo micio, ribat­tezzato immediatamente con il nome della capitale di quel vasto impero (Ankara, chiamata allora Angora, secondo la denominazione greco-bizantina) conquistò Immediata mente le aristocratiche corti del Vec­chio Continente: anche la regina di Francia, Maria Antonietta, ne posse­deva alcuni. La storia più recente lo vede riemergere in tutto il suo splen­dore negli anni Settanta del secolo scorso, quando un certo numero di allevatori statunitensi decise di sele­zionare e promuovere questo gatto amato in tutto il mondo. Da allora l’Angora Turco ha ricominciato a dif­fondersi tra gli appassionati.

    Salute e cura

    L’Angora Turco in genere non presenta particolari problemi di salute. Tra le patologie che si riscontrano con maggior frequenza ricordiamo: la cardiomiopatia ipertrofica, che colpisce il cuore e può essere letale; l’atassia genetica, che colpisce i cuccioli portando alla perdita della coordinazione muscolare. Solitamente gli allevatori testano i loro cuccioli per rilevare la presenza di queste patologie. L’Angora Turco è molto pulito e non essendo dotato di sottopelo, è sufficiente spazzolarlo una volta sola alla settimana, ad eccezione che nel periodo della muta quando va spazzolato tutti i giorni.

    Come si comporta il gatto angora turco in casa

    In casa, il gatto Angora Turco si distingue per la grazia dei suoi movimenti e la nobiltà del portamento. Non ama muoversi molto o stancarsi in frenetiche corse o intense sedute di giochi. Questa caratteristica lo rende un gatto perfetto per la vita in appartamento, grande o piccolo che sia. Risulta essere molto tranquillo, docile e quieto: una cosa che sopporta mal volentieri, però, è venir disturbato senza valide motivazioni. Apprezza i bambini e si dimostra socievole con gli estranei, ciò nonostante è un perfetto gatto da “single”: anche all’interno di famiglie numerose, infatti, tende ad affezionarsi particolarmente a una persona soltanto. Si fa coccolare volentieri ma senza esagerazione: non è una razza da eccessive smancerie. Risulta essere, invece, amante dell’acqua e quando occorre fargli il bagno non fa nessuna resistenza.

  • Come si Difende un Gatto

    In questa guida spieghiamo come si difende un gatto.

    Come si difende un gatto: le differenze con il cane

    I felini, a differenza del canidi, che mostrano un comportamento più nomade, tendono a stabilirsi in un territorio, a prenderne possesso e a controllare tutte le possibili prede come un’assicurazione sulla vita. L’importanza di mantenere il possesso di un’area è peraltro un leitmotiv di tutti gli organismi viventi – dalle libellule, che ingaggiano furibonde battaglie per difendere ritagli di stagno, ai pettirossi o al merli sempre pronti alla rissa se il vicino sconfina – che affidano la loro sopravvivenza alla possibilità di difendere il loro spazio vitale.

    Anche i cani sono animali territoriali ma la loro dimensione di vita è, per cosi dire, “orizzontale”: i cani non hanno l’abilità nel saltare, nell’arram­picarsi, nel percorrere i cornicioni che, viceversa, caratterizza il piccolo felino. Un giardino recinta­to, un cancello chiuso, quattro pareti definiscono molto bene il suo territorio, lo chiariscono agli occhi di un cane, che deve solo preoccuparsi di salvaguardarne iI perimetro con azioni dimostrative, come abbaiare, ringhiare, marcare e via dicendo. In altre parole, il registro territoriale del cane si sovrappone perfettamente alle misure cautelative adottate dall’uomo per difendere il proprio territorio.

    Noi umani siamo, seppure ormai solo parzialmente, rassicurati dalle leggi che difendono la nostra proprietà e da un insieme di meccanismi che la tutelano, come chiavi, cassaforti, cancelli, recinzio­ni, allarmi e via dicendo. Un gatto, che teme l’invasione del suo spazio da parte di un estraneo – evento talvolta facilitato dalla presenza di una gattaiola, di un abbaino, di una terrazza condivisa, di una finestra aperta o di giardinetti a schiera – prova la stessa sensazione di insicurezza che vivrem­mo noi se andassimo a dormire con le chiavi di casa appese esternamente nella serratura.

    Nel caso del gatto, l’esistenza ha una dimensione verticale – aspetto che noi umani facciamo fatica a comprendere – il che trasforma ii territo­rio in qualcosa che non risente delle recinzioni o del perimetri artificiali. Per un gatto un cancello, una parete, una grata non sono elementi di confine, non rappresentano un ostacolo invalicabile. Ciò significa che, da una parte, non lo limitano nell’immaginare un territorio che si estenda oltre il margine della proprietà umana. dall’altra non lo rassicurano circa la possibilità che un altro gatto possa entrare scavalcando o saltando quegli effimeri ostacoli.

    I sintomi del gatto che non sa difendere il suo territorio

    La difficoltà a difendere il territorio o ad evitare l’invasione reiterata di altri gatti nel proprio spazio, determina nel gatto uno stato di ansia che si manifesta in diversi modi: eccesso di marcatura, deiezioni fuori della cassettina, irrita­bilità, comportamenti sostitutivi come leccamenti eccessivi o disfunzioni dell’apparato digerente. Quando ci troviamo di fronte a questi sintomi – che peraltro possono avere più cau­se – chiediamoci sempre se per caso non ci sia un problema di “ansia territoriale”, vale a dire se a causare quel problema non sia il fatto che il gatto senta minacciato il proprio spazio vitale. A volte è sufficiente chiudere l’accesso, la finestra o la gattaiola, oppure oscurare una vetrata per vedere miraco­losamente scomparire il sintomo: padrone del suo mondo, il nostro beniamino riesce, infatti, a riprendere la sua sicurezza e le buone abitudini.