Categoria: Gatti

  • Cosa Mangiano i Gatti Piccoli

    In questa guida spieghiamo cosa mangiano i gatti piccoli.

    Cosa mangiano i gatti piccoli

    Il fatto che il nostro felino domestico mangi con calma, preferibilmente in un luogo appartato, come l’abitudine di portare in casa prede di ogni tipo, possono essere considerati retaggi comportamentali ereditati dai suoi antenati cacciatori.

    Allo stesso modo non ci deve stupire se preferisce effettuare tanti piccoli pasti al giorno senza scadenze precise. Per il gatto ha molta importanza l’appetibilità, tanto che può arrivare a rifiutare un tipo di cibo se questo gli risulta “poco appetibile”.

    Il periodo di allattamento dei cuccioli dura da 5 a 7 settimana In questa fase i gattini, nutrendosi del “pri­mo latte” materno (colostro), crescono dai 10 ai 15 grammi al giorno. Già alla quarta settimana si può co­munque iniziare lo svezzamento, cioè l’adattamento progressivo alla pappa solida. Il primo passo va com­piuto con l’aiuto di qualche cucchiaino di latte maternizzato, addizionato nei giorni successivi con qualche croccantino disciolto o delle piccole quantità di nor­male omogeneizzato di carne o pesce.

    Le prime pappe del gatto

    Una “prima pappa” può essere: 1 parte di cibo secco più 3 di latte o acqua, o 2 parti di cibo umido più 1 parte di latte o acqua. Il numero dei pasti quotidiani dovrà diminuire progressivamente, da 4/5 a 2, così come dovrà diminuire il latte. Al raggiungimento del cinquantesimo giorno si può cominciare a dar loro riso stra­cotto con carne o pesce ben cotti. L’alimento che scegliamo per lo svezzamento deve essere nutritivo e molto energetico: un gattino di poche settimane con­suma da 200 a 250 calorie per chilo di peso, tre volte maggiore di quello di un adulto! Dunque, quanti pasti nei primi mesi? Al secondo mese deve mangiare 5 pasti. Vanno ridotti a 4 al terzo e quarto mese fino a 3 o 2 al quinto, anche se un gatto adulto potrebbe consumare da 10 a 16 piccoli pasti al giorno. Risulta essereun errore quindi pensare di dargli da mangiare tanto cibo in una volta, meglio lasciargli a dispo­sizione tante piccole razioni.

    Cibo per gatti umido e secco

    Il gatto è un degustato­re “povero” che sceglie cosa mangiare dopo a­vere esaminato con il suo olfatto molto svi­luppato il cibo. Scarte­rà cibi molto eleganti, ma privi di profumi in­teressanti, e predilige­rà cibi poveri ma con “puzze” per lui invitan­ti. Va tenuto presente che il gatto, a differen­za del cane, tende sem­pre ad avanzare qual­cosa “per dopo”: que­sto non va scambiato per inappetenza. I cibi umidi piacciono perché ricchi di sughetti pro­fumati; contengono tra il 70 e 1’82% di acqua e vanno serviti a temperatura ambiente, ma la scatoletta a­perta va con­servata in frigo. Si distinguono in mousse, paté e bocconcini. Spesso con­tengono ver­dure e cereali. Sono equilibrati con buone integrazioni di minerari e vitamine. Viceversa i cibi secchi contengono il 7/10% di acqua e il 90% di materia nutritiva. Non richiedono grandi attenzioni per la conservazione e non sporcano. Possono essere lasciati a disposizione per lunghi periodi senza rischiare il deterioramento. Essenziale in una dieta secca la presenza di acqua fresca nella ciotola. Sia che ami i cibi secchi o quelli umidi, usando alimenti pronti bisogna leggere bene le etichette dei prodotti per capi re quali dosaggi som­ministrare e quale varietà è più indica­ta. Se si cam­bia marca, fa­te attenzione: cambiando formula nutrizionale cambiano anche le dosi consigliate.

    Le ipersensibilità alimentari sono comuni. Le più frequenti riguardano il pesce e i formaggi (quelli molto fermen­tati e con quantità elevate di amine biogene). Tali ipersensibilità si manifestano con pruriti intensi, lesioni della cute loca­lizzate soprattutto sulla testa, sulle orec­chie e sul collo, con caduta del pelo (alo­pecia), disturbi gastrointestinali (diarrea e vomito), nervosismo e, talvolta, asma.

    In questi casi è bene passare a una dieta molto semplice e, poi, individuare l’a­limento intollerato con test alimentari. Attenzione anche al latte: non è acqua! Sembra ovvio dirlo, ma il latte è un ali­mento. Non è sano sostituire la dose giornaliera di acqua con una ciotola ricolma di latte: potrebbero verificarsi problemi inte­stinali, intolleranze o eccessi di alcune sostanze, come il calcio.

  • Cibi che Fanno male al Gatto – Quali Sono

    Il gatto non è affatto un animale vorace, ma per la sua salute è fondamentale conoscere gli alimenti che possono fargli male. Tenendoli lontani dal nostro micetto riusciremo a farlo vivere bene e più a lungo. Vediamo dunque quali sono i cibi che fanno male al gatto, come e perché evitarli.

    Il Cioccolato, il Cacao, il Caffè ed il Thé: se per noi sono buonissimi per i micetti sono dannosissimi. Questi alimenti sono accomunati dal fatto che contengono due sostanze pericolosissime per i mici ossia la teobromina e la caffeina. Questi elementi sono altamente tossi per il gatto, perché l’organismo dell’animale non è capace di metabolizzarlo. La dose mortale e velenosa di teobromina è quella che va da 100 a 150 mg per ogni chilo. L’intossicazione da teobromina è davvero molto pericolosa e nei mici può provocare anche la morte. Solitamente i sintomi dell’intossicazione sono forti tremori, vomito, dolorosissimi spasmi muscolari, diarrea e convulsioni fino ad arrivare al decesso dell’animale.

    La Cipolla: Le cipolle sono uno fra i cibi più nocivi perché agiscono negativamente sul metabolismo dei gatti. Ciò è dovuto al fatto che le cipolle contengono il disolfuro di n-propile una sostanza che l’organismo del micio non può metabolizzare. Essa infatti agisce negativamente sui globuli rossi nel sangue rendendoli molto deboli e favorendo la loro rottura. In tal modo il gatto si ammala di anemia emolitica, che spesso è fatale. Inoltre, per capire quanto la cipolla fa male, sappiate che i danni di questo alimento sono cumulativi, ciò significa che anche degli assaggi piccoli ogni tanto possono provocare effetti pericolosissimi. Una cosa fondamentale da ricordare è di non dare mai ai gatti gli omogeneizzati, questi infatti spesso contengono la polvere di cipolla che viene inserita per poter dare sapore all’alimento per bambini. Dunque questo cibo può provocare effetti nocivi allo stesso modo della cipolla fresca. I sintomi generali dell’intossicazione da cipolla  compaiono dopo circa 24 ore  e sarebbero diarrea, unire con colore molto scuro e vomito.

    L’Aglio: Tutti gli agliacei, fra i quali troviamo la cipolla, lo scalogno, l’aglio, il porro e l’erba cipollina sono ricchi di N-propil-disolfuro, ossia una particolare sostanza emolitica che purtroppo il micio non è capaci di sintetizzare con il suo organismo. Dunque l’ingestione dell’aglio può provocare anemia ed emorragie gravi. Bastano solo 5 g per ogni chilo di gatto della sostanza secca. I sintomi dell’intossicazione sono simili a quelli che si notano quando viene ingerita la cipolla.

    L’Avocado: questo frutto morbido e polposo che si trova in tutti i supermercati contiene il Persin, una sostanza che è molto tossica per i gatti. Attenzione soprattutto alla varietà di avocado Guatemalteca considerata la più velenosa in assoluto per il micio.

     Il Pomodoro:  soprattutto la parte più verde del pomodoro che permette all’ortaggio di attaccarsi alla pianta, è velenosissimo per i gatti. Ciò è dovuto alla solanina, che causa gravissime lesioni al livello gastrointestinale e dei danni mortali a tutto il sistema nervoso centrale. Lo stesso vale per i pomodori molto acerbi. La parte rossa invece è commestibile e non fa male al gatto.

    La Noce di Macadamia: La noce di Macadamia è ricca di una tossina molto dannosa per i gattini. I sintomi dell’avvelenamento sono il vomito, i tremori, la febbre, la depressione, fortissimi dolori addominali, un pallore eccessivo delle mucose e grande debolezza nella zona delle zampe posteriori.

    L’Uva: l’uva, insieme con l’uva sultanina contiene una tossina che crea dei danni ai reni dell’animale e ne può provocare anche la morte.

    Le Bevande alcoliche: Le bevande con alcool possono provocare il coma, l’intossicazione e infine la morte.

    I Funghi: questi alimenti che noi mangiamo normalmente sono dannosissimi per i gatti che possono avere danni gravi fino al decesso.

    I Noccioli della frutta: in particolare quelli dell’albicocca, della pesca, della ciliegia, dell’amarena e della mela.

     I dolci con xilitolo: vanno evitati tutti

     Le Ossa: sia quelle di pollo che le lische del pesce, soprattutto se sono state cotte, possono provocare delle lesioni anche mortali a tutto l’apparato digerente.

    Il cibo per i cani: le scatolette ed i croccantini per i cani utilizzati per il gatto con frequenza sono insufficienti da punto di vista proteico sia per la qualità che per la quantità.

     I ritagli e gli avanzi di grasso: possono favorire la pancreatite se vengono dati al micio troppo frequentemente.

    Il latte e i derivati: i gatti ne vanno matti, ma sono assolutamente poco digeribili e pesanti. Alcuni gatti infatti non hanno l’enzima lattasi e questo gli può causare delle diarree.

    Le uova crude: sono formate soprattutto dall’albume, un particolare enzima che può ridurre l’assorbimento della biotina, ossia una vitamina che fa parte del gruppo B.

    Il fegato: una dieta a base principalmente di fegato, può causare, se prolungata, gravi problemi nell’apparato muscolare e scheletrico per via dell’effetto tossico di un eccesso di vitamina A.

    Il pesce crudo: se mangiato per troppo tempo provoca una carenze di tiamina, ossia una vitamina che fa parte  del gruppo B del quale il gatto ha una grande necessità. Ciò può causare una grande debolezza, problemi al sistema nervoso e infine la morte.

    Le patate:  sono ricche di ossalati, che fanno male ai felini. Inoltre ricordati di non dare mai al tuo gatto la patata bollita che potrebbe causare un’occlusione intestinale.

    I cibi scaduti oppure avariati: non dateli assolutamente al vostro gatto perché potrebbero determinare una forte diarrea

    Le vitamine: in particolare quelle usate dagli uomini, non devono essere somministrate ai gatti. Specialmente quelli che contengono il ferro e potrebbero originare una pesante tossicità.

    Avanzi di cucina: possono originare dei gravissimi squilibri alimentari per questo non devono essere dati ai mici.

  • Come Insegnare al Gatto a Fare i Bisogni nella Lettiera

    In questa guida spieghiamo come insegnare al gatto a fare i bisogni nella lettiera.

    Educare un gatto a fare i bisogni dove vogliamo è abbastanza facile – molto più che con i cani – ciò è dovuto al fatto che i felini per istinto sentono il bisogno di fare la pipì e la cacca sul terriccio o sulla sabbia. Dunque con qualche consiglio e un po’ di pazienza non sarà difficile educarlo nel modo giusto.

    Inizia subito, non appena il tuo cucciolino arriva a casa e vedrai che in breve tempo raggiungerai il tuo obiettivo. L’unica cosa che dovrai fare sarà quella di mostrare la lettiera al gatto e soprattutto renderla per lui appetibile. Poi il resto lo farà la natura che spingerà il cucciolo ad utilizzare la sabbia.

    Per prima cosa è necessario che tu comprenda il fatto che il gatto non è assolutamente uguale al cane. I felini hanno una sensibilità molto diversa dai cuccioli di cane. Per questo motivo dovrai usare una sensibilità diversa. Mentre il cane sopporta grida e comunque strilli, i felini sono molto più permalosi e sensibili. Non sognarti assolutamente di afferrare il cucciolo e metterlo nella lettiera muovendogli le zampe per fargli capire cosa deve fare. In tal modo otterrai solo l’effetto contrario perché il gattino si innervosirà e potrebbe perfino arrivare a rifiutare la lettiera.

    La cosa principale da fare è quella di procurarsi il materiale necessario. Prima di tutto compra in un negozio di animali una grande lettiera. Esistono in commercio anche quelle dedicate solo ai cuccioli, ma ricordati che i gattini crescono molto in fretta quindi la cosa migliore da fare è acquistarla direttamente più grossa. Inoltre i gatti si affezionano alla lettiera, per questo sceglierne una troppo piccola e sostituirla causerebbe un trauma e un conseguente nuovo processo di adattamento.

    La sola cosa da considerare è che i bordi della lettiera non siano troppo alti per impedire ai micini di scavalcarla. Esistono pure dei modelli particolari che sono chiusi, ma di solito i gatti le preferiscono aperte.

    La seconda cosa da acquistare è la sabbia. Ce ne sono di tantissimi tipi che vanno bene per quasi tutti i mici. Se possibile scegline una poco polverosa perché potrebbe irritare i piccoli polmoni del gattino durante la sua crescita. Per evitare pericoli non comprare quella che si presenta a palla oppure argillosa, il micio potrebbe ingoiarla e soffocare.

    Ai gattini, ma anche a quelli grandi, non piace troppo la sabbia che si presenta come profumata. Se lo abitui fin da quando e piccolo potrebbe pure piacergli, ma se puoi evita di acquistarla o cambiala. L’ultima cosa che serve a questo punto è la paletta per levare i bisogni del cucciolo.

    Quando avrai fra le mani tutto il materiale posiziona la lettiera in un posto molto tranquillo. Assicurati che non sia assolutamente in un luogo frequentato come ad esempio la cucina o il bagno, infatti i mici non sopportano il via vai di gente quando sono intenti a fare i loro bisognini. Solitamente si scelgono punti nascosti come la lavanderia oppure il balcone. Se hai necessità di spostarla fallo sempre a poco a poco spingendola di qualche metro ogni giorno. Un cambiamento brusco potrebbe fare innervosire il gatto.

    Il primo giorno, non appena il gattino entra in casa, mettilo subito dentro la lettiera e lascialo annusare liberamente. Ripeti lo stesso gesto ogni volta che potrebbe aver voglia di fare i bisogni come dopo i pasti e quando si risveglia dopo un pisolino. Il micio non avrà necessità di alcun insegnamento sarà il suo istinto acuto a fare tutto per te.

    Quando avrà iniziato ad utilizzare la sua lettiera nel modo giusto accarezzalo per bene e lodalo a lungo. Non sgridarlo mai o finirà per associare quel posto a qualcosa di molto negativo. Al contrario di ciò che accade per i cani non serve a nulla far annusare la pipì ai gatti se la fanno fuori. Se sporca il pavimento limitati a prenderlo e a posizionarlo all’interno della lettiera, lui capirà tutto, non ti preoccupare.

    Ricordati di farlo sentire a suo agio nella sua nuovissima casa. Cambia molto spesso la lettiera, pulendola bene ogni giorno, i gatti infatti non sopportano assolutamente la sporcizia e il tuo piccolo non entrerà se la lettiera sarà sporca, al contrario farà i suoi bisogni in un altro posto, magari sul tappeto o dietro il divano.

    Leva la cacca e la pipì con la paletta e getta tutto nella spazzatura durante le primissime settimane puoi lasciare qualche pezzettino di feci perché il gatto comprenda dove andare. Una volta al mese invece sostituisci totalmente tutta la ghia ietta e lava bene con un detergente la lettiera del gatto poi asciugala e riponila al suo posto.

  • Concorsi di Bellezza per Gatti – Cosa Sono e Come si Partecipa

    In questa guida spieghiamo come funzionano i concorsi di bellezza per gatti e come si partecipa.

    Vanità

    Qualunque possessore di un gatto domestico almeno una volta, al vostro commento “è bellissimo!” avrà risposto “Sì, e per questo fa un po’ la diva” (o in termini simili), riferendosi all’atteggiamento sempre un po’ aristocratico, o snob, e a quella tendenza ad ignorare spesso chi lo chiama, rivolgendogli perfino le spalle e la schiena. Quasi a voler dire “non sei degno di me!”.

    Esagerazioni e scherzi a parte, questi piccoli e furbi felini sanno molto bene di esercitare enorme fascino e tenerezza nei confronti degli esseri umani, consapevolezza che sfruttano per ottenere coccole, cibo, permessi e insomma fare sempre un po’ i loro comodi. L’atteggiamento da diva, del resto, consiste proprio in questo: un modo di fare spesso molto discutibile e “menefreghista”, ma li si ama lo stesso.

    Questo loro modo di fare ha fatto sì che conquistassero il regno di Facebook, sul quale sono nate un’infinità di pagine esprimenti amore o commenti ironici sulla vita dei felini, e sulle quali vengono caricate ogni giorni video e fotografie che le persone condividono, intasando le home di tutti i loro amici, anche quelli cui magari non sono propriamente interessati ai video dei gattini. Ancora, spesso i proprietari impazziscono letteralmente e volendo condividere con il mondo quanto amano i loro piccoli animali domestici, creano album fotografici, post o addirittura nuovi account sia Facebook sia Instagram intitolandoli ai vari Fido, Matisse o Gatto.

    Account fake – perché di questo si tratta, dal momento che gli animali sanno dell’esistenza dei social, né tantomeno come funzionano – che però non nascono con intenzioni negative, che a volte addirittura sanno allietare e divertire ma che alla lunga potrebbero risultare ridicoli. Per questo sarebbe meglio ostentare e vantarsi della bellezza e tenerezza del proprio felino altrove, lasciando respirare i social e i loro utenti ed entrando in ambienti in cui essere sicuri che tutti apprezzano i gatti e le loro caratteristiche. Si tratta delle mostre feline, eventi che nascono come veri e propri concorsi di bellezza per gatti.

    Ma come, esistono? Sì, esistono eccome e va detto anche che sono molto gettonati. Ce ne sono infatti diversi in tutta Italia e con caratteristiche differenti in base all’organizzazione e alla tipologia.

    Doni della natura

    La bellezza e il fascino dei gatti deriva dal loro fisico. Questi felini presentano infatti una linea molto slanciata e un corpo flessibile, che gli consente di muoversi in spazi anche molto stretti, o cadere da altezze che per altri esseri viventi risulterebbero mortali. Inoltre, le loro zampette hanno dei cuscinetti che funzionano come dei silenziatori: circondati dal loro pelo, fanno sì che si muova senza che nessuno senta il minimo rumore o si accorga della loro presenza nella stanza.

    I gatti hanno poi denti molto affilati in quanto felini – e quindi sono carnivori – e quindi sono in grado di stringere e strappare le carni. Il loro comportamento li rende molto timidi e schivi, rimangono nascosti spesso e preferiscono la notte per muoversi, giocare o andare a caccia. La loro fisicità, unita a questo caratterino niente male è un connubio perfetto e li fa entrare di diritto nella categoria dei “fighi”.

    Chi può partecipare e come

    Tutto molto bello, però ci sono degli esclusi. Infatti, anche se i gatti non di razza molto spesso sono davvero molti belli e particolari, con caratteristiche uniche che spesso potrebbero battere dieci a zero i loro amici di razza, sappiate che non sono ammessi alle mostre feline. Per iscrivere un gatto ad uno di questi concorsi, infatti, è necessario dimostrare la sua razza (potete scaricare i moduli d’iscrizione su internet, o ritirarli nelle varie sedi).

    Dovrete compilare questi moduli con i dati sia vostri sia dell’animale per poi inviarli all’organizzatore della manifestazione cui si intende partecipare. E naturalmente dovrete mettere in conto di affidare il vostro felino ad esperti maestri della cura dei gatti, in modo da massimizzare la resa del suo aspetto estetico: questo è un punto cruciale, perché è dalla riuscita della toelettatura che dipende il risultato positivo o negativo della manifestazione, che si ricorda essere appunto un concorso di bellezza.

    Se avete avuto il permesso a partecipare a un concorso, allora potete andare al luogo dove l’evento è stato organizzato e ritirare la lista dei partecipanti e il numero che vi è stato assegnato. Un consiglio al fine di avere più possibilità di partecipazione è diventare soci di qualche associazione, che solitamente dispone di un programma di partnership che consentono ai soci di partecipare a concorsi e mostre delle loro associazioni partner. Informatevi bene sulle tariffe e le regolamentazioni, che cambiano da associazione ad associazione.

    Organizzazioni a parte in Italia ci sono anche delle federazioni cui potete iscrivervi, e che vi permettono di parte alle mostre:

    AFI, fondata a Roma nel 1975, organizza annualmente le mostre feline.

    FIAF, una federazione che assiste gli iscritti nella crescita dei loro gatti e che si occupa di rilasciare i pedigree di certificazione della razza, e promuove seminari o conferenze.

    ANFI, creata nel 1935 e forse la maggiore associazione felina in ambito non solo nazionale ma anche internazionale.

    Capire l’idoneità

    Le mostre feline sono eventi organizzati ogni anno e che durano due o tre giorni e dove i gatti iscritti dai loro proprietari vengono giudicati da un’esperta giuria. Come detto, è un vero e proprio concorso di bellezza per i gatti di razza (ma da qualche anno sempre più spesso ci sono delle eccezioni che consentono l’accesso a tutti i gatti). Proprio come alle sfilate, in questi eventi circa cinquecento piccoli felini sfilano su una passerella insieme ai loro padroni e vince il premio l’animale che ottiene i punti più alti in quanto a carattere, bellezza e salute.

    Quando giudichiamo da soli il nostro gatto, possiamo non essere obiettivi e magari considerarlo esageratamente il felino più bello del mondo. O forse lo pensate per un segno particolare o una caratteristica che ha. Ma ci sono dei modi oggettivi per valutare l’idoneità del vostro gatto alla partecipazione ai concorsi, metodi che vi forniremo qui di seguito (ricordiamo comunque che è meglio iscriversi ad una delle federazioni indicate sopra):

    Affidatevi al pedigree che attesta la sua razza, perché i criteri variano di razza in razza. Un persiano viene valutato per la foltezza e sofficità del suo pelo e per i lsuo colore, per la sua ossatura molto sottile e per l’incantevole e tipica cromatura dei suoi occhi, di solito di un bel verde smeraldo. I ragdoll, invece, vengono valutati per il loro manto (lungo o semilungo, folro e soffice) e per la loro stazza, imponente e massiccia. O ancora il certosino è valutato per il giallo o l’arancione intenso delle sue iridi.

    L’età: non verranno accettati felini più piccoli di tre mesi (se provvisti di pedigree) o di sei (se invece ne sono sprovvisti).

    Capire i criteri: come detto, appunto, ci sono criteri ben precisi perché un gatto venga giudicato idoneo a una mostra felina. Se avete un gatto bianco allora sappiate che deve essere candido, senza macchie di nessun genere; che i suoi cuscinetti devono essere rosa; che i suoi occhi devono essere freddi, o grigi o azzurri e relative sfumature. Oppure se avete un gatto con due colori, nero e arancione, verificate che siano distribuiti in maniera omogenea altrimenti l’animale potrebbe essere rifiutato dalla commissione.

    I canoni: le proporzioni sono sempre importanti, e le mostre feline non sono un eccezione. Bisogna valutare la distanza tra i due occhi, le dimensioni nasali e quanto il naso è schiacciato; quanto sono paffute le sue guance; quanto è intenso il colore dei suoi occhi. Anche in questi casi le caratteristiche cambiano da specie a specie: i persiani hanno occhi più ravvicinati rispetto a quelli del comune europeo; un certosino ha le guance molto paffute.

    Va inoltre valutata la stazza del felino, insieme alla sua linea: questo significa naturalmente che non deve essere obeso, né anoressico ma avere proporzioni giuste e, insomma, essere in salute.

    Per salute s’intende anche quella igienica. I giudici guardano molto alla pulizia del mantello e a quella di occhi e orecchie, e controllano anche che le unghie siano ben curate.

    Gioia di partecipare. Partecipare ad una mostra felina deve essere qualcosa che piaccia sì a voi ma anche e soprattutto al diretto interessato: se vedete che la cosa a partire da tutti i preparativi lo stressa, allora è un chiaro segnale che non è fatto per queste cose (almeno per il momento), per cui non forzatelo e rispettate la sua volontà. Se invece notate che per lui è piacevole e che adora avere gli occhi addosso, allora andate a tutta velocità e conquistate tutti i premi che riuscite!

  • Razze di Gatto per Appartamento

    Di razze di gatti ce ne sono un’infinità, tutte stupende e con le loro caratteristiche proprie che rendono particolarmente difficile la scelta. Ma se volessimo provare a selezionare dieci razze più belle al mondo? La bellezza è un fatto assolutamente soggettivo, e chiunque può preferire uno piuttosto che un altro. Ma se certi esemplari sono così amati e diffusi, allora potrebbe esserci addirittura un gusto comune, qualcosa che accomuna tutti i popoli del globo nella scelta di questo aristocratico animale da compagnia. Non perdiamo tempo, e vediamole tutte!

    Abissino

    Come il nome può forse suggerire, il gatto abissino proviene, appunto, dall’Abissinia (ovvero l’Etiopia, terra ex coloniale per noi italiani che non fummo troppo gentili con loro e per la cui spedizione stiamo ancora pagando delle tasse). Tralasciando la storia, l’Abissino è un gatto molto caparbio e vanitoso, in cerca ti tantissime attenzioni per cui farete bene a coinvolgerlo nella vostra vita quotidiana lasciandolo giocare e divertire.

    Si presenta inoltre molto socievole, e gli piace avere anche altri gatti intorno (cosa non scontatissima con questi felini). E specialmente da cucciolo, non rinuncia ad una caratteristica tipica dei gatti: la curiosità. Gli piace arrampicarsi su alberi, mensole, armadi e ovunque riesca a farlo e se vede un oggetto che desta il suo interesse, non si farà troppi problemi a prenderselo.

    American Shorthair

    Forse perché gli americani sono molto patriottici, forse per l’incredibile dolcezza di questo esemplare, fatto sta che l’americano a pelo corto – così si traduce in italiano – è la razza più apprezzata in ambito statunitense (ma non solo). Si tratta di un animale molto intelligente e docile, che va molto d’accordo con i bambini. Si arrampica, salta, caccia indifferentemente che sia pieno o meno, perché per lui è prima di tutto un gioco e per questo, se non volete deluderlo, dovrete fargli coccole e complimenti ogni qualvolta vi porterà a casa farfalle, lucertole, cavallette, topi o qualsiasi altro sventurato essere vivente riesca a catturare. Dovete considerarli come un segno del suo rispetto, un pegno del suo amore nei vostri confronti.

    Nemmeno l’appartamento gli sta stretto, ma meglio che abbia almeno un balcone (ancora più apprezzabile sarebbe un terrazzo) così potrà sentirsi libero di andare dove vuole. Anche se lui preferisce case con ampi giardini, in quartieri molto tranquilli e con tanto verde. E non preoccupatevi se sta via anche delle ore: voi continuate a riempirlo di coccole, e lui saprà sempre come tornare da voi!

    Angora

    Il Gatto d’Angora deve il suo nome ad Ankara, capitale odierna della Turchia, sua regione di provenienza. Essendo erede di tantissime culture raffinate, da quella greca a quella ellenistica, da quella romana a quella ottomana passando per la persiana, questo gatto di piccola taglia ha atteggiamenti molto eleganti, eccentuati da un pelo lungo e maestoso e da una certa socievolezza e vivacità.

    Risulta essere un gatto sicuramente leggendario: si dice infatti che fu il felino amato da Maometto, e persino la regina dello stile Maria Antonietta sembra ne avesse diversi, che affidò ad una persona vicina perché li portasse in America, per farli sfuggire alla sorte che a lei sarebbe toccata. E leggenda vuole che proprio dagli Angora della sfortunata regina sia nato il Maine Coon. Per farvi capire quanto sia importante questo gatto in Turchia, ci sono altre leggende che lo vedono capace di realizzare desideri che le persone amate gli sussurrano all’orecchio. E per questo sono chiamati gatti del desiderio.

    Balinese

    A prima vista, potreste scambiarlo per un Siamese. Ma il gatto balinese ha una coda più grande e folta, a pelo lungo, anche se poi il resto del corpo è a pelo corto. Sono comunque gatti orientali dal pelo molto fine e con colore simile al siamese. Hanno testa allungata e teste grandi, occhi blu e a mandorla. Molto particolari, e li amerete se amate la cultura orientale o se vi piace la loro estetica.

    Anche perché danno una compagnia molto gradevole, sono tranquilli e potremmo dire un po’ pantofolai.

    Bobtail giapponese

    In Giappone, altra nazione molto patriottica, è quasi onorato: veniva rappresentato in disegni che ancora oggi si trovano nei templi di Tokyo e altre città; ed era anche un portafortuna, e se andate in Giappone potrete vedere tante statuette che lo raffigurano. E che dire di Kuniyoshi, il pittore giapponese che di gatti ne aveva oltre 50? Ma comunque, a ragione, perché è molto bello.

    Lo riconoscerete sicuramente per via della sua tipica coda corta, e per il suo miagolio musicale e melodioso. Comunque è piuttosto attivo e curioso, e si affeziona ai padroni. Inoltre può imparare dei giochi se gli vengono insegnati. Tuttavia non ama stare con i suoi simili, per cui non pensate che soffra di solitudine se ne prendete solo uno: anzi, prendendone due potreste quasi fargli un torto!.

    Bombay

    Torniamo negli stati uniti, dove troviamo il Bombay che nasce da un incrocio tra l’American Shorthair e il burmese. Questo gatto è un vero casalingo: adora l’appartamento, la casa, è intelligente e si affeziona agli esseri umani. Ed è estremamente pigro, oltre al fatto che odia i rumori forti e improvvisi.

    Non miagola quasi mai – comunque non è un miagolio melodioso ma un po’ stridulo – mentre molto spesso sentirete le sue fusa che non disdegna così come non disprezza coccole e carezze. Però non lasciatelo troppo solo, perché ne soffrirebbe, ed è meglio che non gli affianchiate un altro gatto: se proprio volete un altro animale, optate per un cane che il bombay sicuramente apprezza di più.

    Certosino

    Il nome completo è certosino francese, e leggendo avrete capito che proviene dalla nostra vicina Francia. Questo gatto ha un forte carattere e una sua propria personalità, e si lega alla famiglia con grande affetto e lealtà. Sicuramente è molto maturo. Ciò che apprezzerete è che non è territoriale: quindi non avrete problemi in caso di trasloco, né se volete prendere un altro micio.

    Per il suo carattere estroverso, amerete giocare con lui ma non forzatelo perché è comunque altezzoso ed egocentrico – in senso positivo: è e sarà sempre lui a scegliere chi gli farà le coccole e con chi giocare. Quindi non immaginate di strapazzarvelo e coccolarlo come volete, perché anzi la sua reazione sarà allontanarsi.

    Cornish Rex

    Questo nome così altisonante tradisce le sue origini: il Cornish Rex è squisitamente e sicuramente britannico. Ama le coccole e le attenzioni, odia la solitudine. Ma comunque convive molto bene sia con i cani che con gli altri gatti, perché è sostanzialmente molto tranquillo. La sua tranquillità si nota anche nel comportamento con gli estranei, con cui tende a fare subito amicizia.

    Amano anche le coccole e il contatto fisico con i padroncini, e non è esagerato dire che pendono letteralmente dalle loro labbra.

    Europeo

    Il più diffuso sicuramente in Europa (e non potrebbe essere altrimenti!). Definito anche celtico dal pelo corto, pensando all’europeo vi verrà in mente quello con il mantello tigrato a strisce nere su sfondo marrone o beige. Ed è infatti quello più noto. Comunque si pensa sia una razza che discenda dall’antico gatto egizio Felis Lybica, considerato a suo tempo una divinità e per questo quindi intoccabile.

     

    Maine Coon

    Il Maine Coon viene dal Maine, e quindi dagli Stati Uniti. Ha un pelo semilungo, e nasce come gatto d’aria aperta che però nel tempo si è abituato anche a stare tra le mura domestiche, grazie alla convivenza con gli uomini. È ben attivo e vivace, curioso ma anche abitudinario e per questo ideale per anziani e bambini, anche perché difficilmente graffia o soffia. Tra i giochi che adora ce n’è anche uno solitamente amato dai cani, ovvero quello del riportare la pallina. Inoltre imparano a dare la zampa e altri comandi. Ricordate però che rimane amante della sua indipendenza: non che non ami la compagnia, anzi, ma ogni tanto cercherà un po’ di tempo per sé stesso.

    Bonus – Exotic Shorthair

    Visto che dei gatti non se ne ha mai abbastanza, presentiamo anche una razza “fuori concorso”: Exotic Shorthair  o Esotico a pelo corto – che non è che la traduzione del nome inglese. Questa razza di gatto ha addirittura un riconoscimento genealogico, e possiede un pedigree. Si tratta di un incrocio tra il Persiano – lo capirete dal muso – e dall’Americano a pelo corto, il cui fenomeno più evidente è proprio il passaggio dal pelo lungo del persiano a quello corto conferito dall’American Shoerhair.

    L’Esotico a pelo corto ha zampotte grosse e tonde, con una bella testa anch’essa grossa e rotonda, un naso tondo e piccole orecchie distanti tra loro. La coda è nella media ma può essere anche corta, e i suoi occhi sono sporgenti e belli tondi. Ha tante varietà di colore nel suo manto, e una durata media di vita di 14 anni. Il suo carattere è tranquillo, socievole, affettuoso e per nulla aggressivo. È il perfetto pantofolaio, quindi si adatta molto bene alla vita d’appartamento.