Categoria: Gatti

  • Gatto Orientale e Gatto Sphinx – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del gatto Orientale e del gatto Sphinx.

    Gatto orientale: differenze con lo sphinx

    Il pelo apparentemente corto del gatto orientale diventa lungo e folto se messo a confronto con quello dello Sphinx, la cui peculiarità è proprio l’esser glabro. Non è però solo il pelo a differenziare queste due razze: se l’Orientale dimostra di avere un aspetto snello e dall’ossatura leggera, lo Sphinx invece è decisamente più muscoloso, dall’ossatura forte e dall’aspetto quasi cilindrico.

    Ciò che però caratterizza davvero le due razze è il modo d’incedere e di muoversi degli esemplari : grazia e leggiadria, infatti, sono le qualità che accomunano e rendono molto simili il gatto Orientale e lo Sphinx perché entrambi riescono a muoversi in un modo ugualmente flessuoso. Le movenze morbide e fluide di questi gatti  fanno passare decisamente in secondo piano le diversità che li separano, a partire dal mantello e dalla struttura ossea. Queste estreme differenze morfologiche lasciano spazio, però, a similitudini caratteriali molto evidenti: questi esemplari dimostrano un’agilità e una calma tali che non sembrerebbero invece celare quella loro passione per il gioco e la loro allegra vivacità. Sphinx e gatto Orientale, però, sanno essere anche di una docilità e di un’affettuosità estrema, che mostrano principalmente  nei confronti del loro padrone tanto che sia l’uno che l’altro gatto rappresentano una buona compagnia per l’uomo e per i propri simili. Si tratta di due razze caratterizzate dalle stesse doti e da simili necessità: entrambi molto affettuosi e due grandi giocherelloni, l’Orientale dimostra di essere molto curioso quindi non c’è da stupirsi se adora seguire il padrone in ogni sua azione domestica  o se squadrerà e seguirà a mo’ di segugio ogni persona che varca la soglia di casa. Decisamente più calmo e pacifico è invece lo Sphinx, a cui piace l’azione:  giocare, arrampicarsi e correre dappertutto sono le sue principali attività quotidiane, per questo sarebbe meglio se avesse a sua disposizione un ampio spazio come quello di un terrazzo o di un giardino, in cui poter stare in tutta sicurezza. Sia l’Orientale che lo Sphinx amano la compagnia di altri simili e giocare con loro magari inseguendosi l’un l’altro e contendendosi una preda.

    Gatto orientale: lo standard

    Il gatto orientale si presenta come un gatto dall’indole dolce e socievole, è molto amichevole e affettuoso ed è alla continua ricerca di coccole specie al suo padrone a cui tende ad affezionarsi molto, tanto da soffrire la solitudine se lo si lascia solo a lungo.

    Il peso di un gatto orientale maschio può arrivare fino ai cinque chili, mentre le femmine si fermano intorno ai quattro chili.

    Morbido e setoso, il mantello dell’Orientale si presenta a pelo corto e molto fine, con poco sottopelo e molto aderente al corpo. Sono accettate tutte le varietà di colore tranne le sfumature himalayane tipo Siamese, i colori più diffusi sono il nero e il blu ma non mancano anche esemplari dal pelo tigrato che sono molto ben apprezzati.

    La testa è piatta e col musetto allungato e un po’ appuntito, le guance sono magre e il naso lungo.

    Le orecchie risultano essere abbastanza grandi e distanti tra loro, obbligatoriamente di colore verde smeraldo sono gli occhi in genere dalla forma a mandorla, dal guizzo vivace e dall’espressione dolce. L’aspetto dell’Orientale è decisamente snello, ha un portamento molto elegante e ciò è dovuto soprattutto alle zampe sottili e più lunghe posteriormente rispetto alle zampe anteriori.

    piedi sono ovali, la coda è lunga e affusolata che tende a diventare più a punta verso l’estremità. Proprio per il suo pelo corto, l’Orientale richiede meno cure: basta infatti spazzolarlo una volta a settimana con una spazzola morbida, nel periodo del cambio del pelo invece è meglio usare un pettine di camoscio così da assicurarsi di rimuovere tutto il pelo in eccesso: in questo modo il gatto non rischierà di ingoiarne troppo e di affogarsi. È importante, inoltre, mantenere sempre pulite le sue grandi orecchie e per farlo è consigliabile usare un prodotto specifico, molta cura anche per le unghiette che vanno tagliate con delle forbici apposite dato che sono in genere essere molto spesse e robuste.

    Poiché  gli allevatori inglesi erano rimasti folgorati e adoravano smisuratamente la razza Siamese, verso la metà del Novecento  diedero inizio a una selezione più specifica che portò a una serie di incroci tra gatti provenienti dalla Thailandia, i gatti del Siam, con quelli provenienti dall’Abissinia. Attraverso questi accoppiamenti gli allevatori volevano arrivare a ottenere una diversa varietà di Siamese, non avrebbero mai pensato infatti di arrivare a creare una razza del tutto nuova: devono essere rimasti molto stupiti quando il risultato dei loro incroci e della loro selezione fu la razza Havana Brown, un esemplare dal pelo color marrone scuro e dagli occhi verdi che oggi è una specie a se stante. Per ottenere l’agognata varietà di Siamese, nuovi incroci vennero riproposti solo negli anni ’70: solo da questa ulteriore selezione si delineò quella che sarebbe diventata la razza Orientale, che negli States è conosciuta con il nome di Foreign Shortair, ovvero “pelo corto straniero”. La razza venne  riconosciuta quasi immediatamente: era infatti appena il ’76 quando fu accettata dal CFA, nel ’77 invece toccò al GCCF e alla FIFe riconoscerla.

    Gatto Sphinx: caratteristiche

    Diversa storia quella dello Sphinx: sembra che fin dall’antichità fossero sempre esistiti nelle varie epoche gatti privi di pelo e che rappresentassero una mutazione del tutto spontanea, non determinata da interventi umani. Nella prima metà del Novecento,  sia in Europa che negli Stati Uniti venne riconosciuta l’esistenza di esemplari di gatti completamenti glabri, ma ancora non risultavano far parte di un’unica razza. Fu  l’accoppiamento di due esemplari di questa specie nel ’66 in Canada a iniziare una progenie che presentava le loro stesse caratteristiche fisiche, per cui si pensò che far accoppiare genitori e figli potesse cambiare il risultato precedentemente ottenuto. È  così che si ottenne l’attuale Sphinx. Negli anni ’80 lo Sphinx è stato riconosciuto come razza a sé, e oggi si usa per ottenere nuovi incroci: già nel  ’85 un allevatore texano provò a far accoppiare il Devon Rex con lo Sphinx per dar vita a un nuovo allevamento. Lo Sphinx è una razza abbastanza diffusa anche in Italia ormai, tanto da partecipare a diverse esposizioni e mostre feline.

    La testa dello Sphinx si presenta di forma triangolare e di medie dimensioni con il cranio leggermente rotondo, gli zigomi sporgenti, il mento sviluppato e vibrisse corte. Le  orecchie sono molto grandi e larghe alla base e dalla punta arrotondata, gli occhi sono caratterizzati da una forma allungata con la coda dell’occhio che tende verso l’alto.

    La razza prevede che il colore degli occhi sia in linea con quello della pelle, in genere l’azzurro è  quello più apprezzato e ricercato. Le zampe sono muscolose, abbastanza lunghe e distanti tra loro e terminano con piedi ovali dalle dita prominenti, le zampe posteriori sono leggermente più lunghe rispetto a quelle anteriori.

    piedi hanno dei cuscinetti molto sviluppati.

    La coda è sottile, lunga e affusolata, nella razza è permessa la “coda da leone”, ovvero con ciuffo di peli all’estremità. L’aspetto dello Sphinx è segnato sia dal corpo privo di pelo che dalle orecchie grandi, inoltre si presenta anche molto muscoloso. Da cucciolo lo Sphinx è molto rugoso soprattutto sul muso. Viene accettata qualsiasi variazione di colore compreso il tabby, il pezzato, la squama di tartaruga e i colourpoint.

    Risulta essere un gatto socievole con uno spiccato grado d’intelligenza che si adatta facilmente alla vita in famiglia e con altri animali domestici. Sviluppa una vera e propria dipendenza nei confronti del suo padrone, al quale richiede attenzioni e coccole che ripaga attraverso una dedizione assoluta seguendolo ovunque e partecipando a ogni sua attività. Come facilmente intuibile non è un gatto che apprezza la solitudine pertanto se desiderate un animale indipendente da lasciare per lunghi periodi da solo questo esemplare non fa per voi.

    Chi decide di acquistare un gatto di questa razza deve sapere che è molto impegnativo e delicato. L’assenza quasi totale di pelo lo rende particolarmente sensibile al caldo e al freddo. Durante l’inverno lo sphynx deve necessariamente restare a casa al riparo dal freddo e in estate è soggetto a scottature. La sua pelle è molto sensibile, si consiglia di pulirlo con salviette per neonati o con un latte detergente delicato. Altra parte del corpo da tenere sotto controllo sono le orecchie che producono abbondante cerume e si sporcano facilmente, si puliscono con batuffoli di cotone.

  • Gatto Sacro di Birmania – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del gatto Sacro di Birmania, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Gatto sacro di Birmania: la storia

    Il gatto sacro di birmania vanta un albero genealogico molto antico: i primi esemplari trovarono ospitalità in un tempio Khmer di Myanmar, l’attuale Birmania. La leggenda vuole che il tempio che li ospitava fosse stato all’improvviso assaltato e il suo gran sacerdote ferito a morte. Il gatto bianco fedele al sacerdote rimase tutto il tempo accucciato sopra il padrone e con lo sguardo rivolto verso la statua della dea dagli occhi di zaffiro: fu forse opera della dea se il manto del gatto assunse inaspettatamente un colore dorato e i suoi occhi divennero dello stesso colore blu di quelli della statua. Solo le sue zampe, che rimasero tutto il tempo poggiate sul corpo del sacerdote,  rimasero bianche a simboleggiare la purezza dell’animale. Da qui deriva la sacralità attribuita alla specie e il nome Sacro di Birmania. In Occidente il birmano è arrivato relativamente tardi:  il primo esemplare infatti fu mostrato in pubblico durante un’esposizione negli anni ’20. Da quel primo birmano, la razza ha subito alcune selezioni a opera di appassionati che resero il birmano come lo conosciamo oggi. Furono però degli allevatori francesi a salvaguardare la specie dall’estinzione durante le guerre mondiali. Il riconoscimento come razza a sé si è ottenuto solo nel 1966.

    Sacro di Birmania: Caratteristiche

    È dotato di un carattere molto socievole, amichevole e giocherellone, è tranquillo e si adatta in maniera del tutto naturale a ogni tipo di ambiente, infatti sa vivere bene sia in una casa grande che in appartamento. Si lega molto al padrone al punto da diventarne affettivamente dipendente, per questo se lasciato solo soffre molto la solitudine e l’assenza del padrone. Chi decide di prendere in casa un birmano e sa di doverlo lasciare solo per molte ore durante la giornata, può rimediare la propria assenza lasciandolo in compagnia di un altro gatto. In genere il birmano richiede molte attenzioni da parte del padrone quindi meglio assecondarlo e giocare con lui almeno un paio d’ore al giorno se non di più. È talmente ipnotizzato dal suo padrone che ama fissarlo in viso per molto tempo. Attenzione a come lo trattate: odia l’indifferenza. È un gatto che va d’accordo con tutti, per questo adatto a giocare con i bambini perché non diventa mai aggressivo anzi, si contende i giochi dei bimbi soprattutto i peluche. Idoneo anche per tenere compagnia alle persone anziane, ha un carattere talmente affettuoso e mansueto da essere una delle razze più idonee per la pet therapy.

    Dai movimenti eleganti e fluidi, lo sguardo del gatto sacro di birmania è costantemente rivolto verso quello del suo padrone: il sacro di Birmania è il compagno ideale con cui condividere la quotidianità perché diventa da subito una presenza costate, forte e vitale nella vita dell’uomo che non riesce a fare a meno di giocarci e di viziarlo. Attenzione alle scatole e alle buste: si impossessa istantaneamente di tutte quelle che trova in giro per casa e a lui accessibili, infatti sviluppa una vera passione per le buste della spesa dove va a nascondersi e a intrufolarsi.

    È un vero ‘gentle-cat’: gli esemplari maschi lasciano che le femmine e i cuccioli si sfamino prima di loro. Il birmano a differenza di altre razze quando sono tenute in casa, non soffre di obesità e sa regolarsi: una dieta sana è formata da crocchette sempre disponibili e messe in una ciotola insieme a una porzione di acqua fresca e da cibo umido. Poiché il manto è privo di sottopelo, difficilmente rischia di infeltrirsi o di annodarsi per cui è sufficiente spazzolarlo un paio di volte a settimana, mentre nel periodo della muta un bagnetto può essere utile a favorire la crescita del pelo nuovo eliminando quello morto. La pulizia dei begli occhietti blu va fatta una volta alla settimana usando una garza imbevuta di infuso di camomilla, mentre le orecchie possono essere pulite con una semplice garza asciutta che va usata però molto delicatamente. Le unghiette vanno accorciate di quando in quando per evitare graffi durante i giochi.

    Lo standard

    Origine: Birmania (Myamar)
    Categoria: Gatti a pelo semilungo
    Corporatura: Medio grande
    Peso: Maschi 4-4,5 kg; Femmine 3-4 kg.
    Testa: A forma di cuore
    Occhi: Leggermente ovali, di colore azzurro il più intenso possibile e distanti sul muso
    Orecchie: Posizionate ai lati del cranio, rivolte in avanti di forma triangolare e di media grandezza, le punte sono arrotondate
    Arti: Robusti con ossatura grossa e non troppo lunghe
    Coda: Lunghezza proporzionata al corpo e la punta deve toccare la spalla, pelo abbondante
    Pelo: Semilungo privo di sottopelo, per cui non infeltrisce e non forma nodi. Intorno al collo forma una folta gorgiera
    Colori: Il colore è di una nuance di beige in armonia con i points. Polpastrelli, naso e mucose cambieranno a seconda del colore del mantello che ha tantissime diverse sfumature dal seal point al lilac point. Dal torie-point ai tabby. Una particolarità nella colorazione del Birmano è il “guantaggio”, cioè la possibilità di colorazione bianca sulle zampe che deve limitarsi alle dita, negli arti posteriori un po’ più estesa e deve essere simmetrica, meglio ancora se presente su tutti e 4 gli arti.

    Il mantello del birmano si presenta a pelo semilungo: setoso e morbido al tatto, è privo di sottopelo ed è più corto sul muso e alle estremità mentre è più lungo sul resto del corpo. Il birmano si caratterizza per la ricca gorgiera che gli incornicia il musetto, mentre il pelo sull’addome è più lanoso e ondulato.

    La testa presenta una fronte lievemente bombata e le guance belle piene, il mento è allineato alla punta del naso. La razza vuole che il naso sia alla romana, ovvero di media lunghezza con una leggera curvatura.

    Le orecchie sono poste ben distanti tra loro, leggermente rivolte in avanti e hanno la punta arrotondata e una forma a triangolo. Gli occhi dallo sguardo intenso e dalla forma ovale sono di un bel color zaffiro. Il corpo è compatto e massiccio: gli esemplari maschi sono decisamente più grandi delle femmine e vantano una gorgiera più piena e maestosa.

    La coda è a pennacchio e quasi sempre diretta verso l’alto e dev’essere di una lunghezza sufficiente a toccare la spalla.

    I maschi possono arrivare a pesare anche otto chili, mentre le femmine sono decisamente più piccole e arrivano a 4,5-5 chili. Il birmano è un gatto colourpoint per cui presenta muso, orecchie, zampe e coda di colore più scuro mentre il resto del corpo è di un tipico colore a “guscio d’uovo”. I caratteristici guanti bianchi devono essere su tutte le zampe e non estendersi oltre l’articolazione: è accettata una lunghezza leggermente maggiore solo sulle zampe posteriori su cui si estendono da metà fino a tre quarti della zampa e terminano a V rovesciata.

    I colori classici del manto sono il seal point ovvero il focato, il blue point è invece simile al grigio ardesia, il chocolate point è più caldo e chiaro rispetto al seal con punte marrone cioccolato, il lilac point invece prevede punte grigio rosato, il red point vuole le punte rossicce e il cream color crema. Le varietà di colore sono accettate con marcature tabby.

    Come allevare il gatto Sacro di Birmania

    Il sacro di Birmania è un gatto allegro, vivace, giocoso e famoso per la sua straordinaria dolcezza. Questo gatto è adatto ad un padrone paziente dal momento che vuole stare sempre al centro dell’attenzione

    Come tutti i gatti, anche questa razza ama la vita tra le mura domestiche ma, a differenza di altre razze, può essere portato fuori e tenuto al guinzaglio. In questo caso, però, il sacro di Birmania va abituato fin da piccolo altrimenti, in età adulta, sarà difficile addomesticarlo.

    Il mantello di questo esemplare va spazzolato spesso – anche una volta al giorno – al fine di eliminare e rimuovere definitivamente il pelo morto. A differenza del pelo di altri gatti – i persiani, ad esempio, questo esemplare presenta un pelo che non tende quasi mai ad annodarsi. In genere, è consigliato lavarlo una sola volta all’anno

    Questa razza è molto robusta e non presenta nessun tipo di anomalia a livello genetico. In generale, i gatti di questa razza sono suscettibili al freddo intenso e al caldo torrido. Per queste ragioni, durante l’anno è bene tenerli sotto controllo ed evitare di sottoporli a temperature eccessive, sia in inverno che d’estate.

    Il sacro di Birmania mangia circa 100 grammi al giorno di mangime secco completo. In alternativa, questo gatto può mangiare 200 grammi di cibo fresco, a scelta tra carne o pesce. In genere deve mangiare almeno due volte al giorno. Dopo i 7-8 anni, è preferibile usare mangimi light per non appesantire eccessivamente le ossa.

  • Gatto Ragdoll – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del gatto Ragdoll, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Gatto Ragdoll: la storia

    Di origine nord americana, il ragdoll è in realtà frutto di una paziente selezione dell’allevatrice californiana Anne Baker che, a partire da una gatta di razza Angora e da un birmano, è riuscita a ottenne diverse cucciolate tutte accomunate da una caratteristica peculiare della razza: il carattere docile. Per questo motivo si decise di denominare la nuova razza ragdoll, ovvero bambola di pezza. Le diverse selezioni che la stessa Baker combinò negli anni seguenti furono effettuate proprio in base a questa qualità caratteriale. Docile, affettuoso, capace di abbandonarsi completamente al suo padrone, il ragdoll nasce negli anni ’60 e da questo momento in poi la razza si è andata definendo sempre più fino ad arrivare al riconoscimento ufficiale della FIF nel gennaio ’92. Si tratta di un esemplare molto popolare negli Stati Uniti che pian piano si sta diffondendo anche in Italia.

    Carattere Ragdoll

    Dal carattere molto affettuoso e amante del contatto fisico con il suo padrone, il ragdoll è un gatto molto adatto a stare in appartamento perché rivela di avere un’indole molto casalinga: anche quando ha la possibilità di uscire a giocare fuori preferisce rimanere in casa. Questo gatto fraccomodo è un tipo a cui non vanno molto a genio il rumore e la confusione e infatti può tollerare la compagnia di altri gatti o di cani poco attivi. Non è per niente aggressivo, anzi è un pacioccone che non brilla molto quanto a prestazioni sportive tanto da non desiderare sforzarsi troppo per attività che ritiene inutili. Ama profondamente il suo padrone, tra le cui braccia è sempre pronto ad abbandonarsi teneramente e desideroso di coccole e protezione. Che non si scambi la sua indole pacifica per stupidità: se tiranneggiato o maltrattato sa come farsi sentire e quando è il momento opportuno di sfoderare gli artigli. È anche permaloso abbastanza da mettere su il broncio se vittima di un torto e può stare anche ore intere in disparte chiuso nel suo silenzio. Soffre tremendamente la solitudine e quando il padrone è triste o malato, gli rimane accanto cercando di confortarlo come può.

    Tutte le dicerie sui suoi presunti difetti (insensibilità al dolore, ossa elastiche e muscolatura senza tono) e sul fatto di essere geneticamente manipolato sono appunto dicerie popolari. E’ un gatto che necessita di continue attenzioni, tanto che si consiglia di dargli sempre una compagnia sia un’ altro gatto che un cane con il quale convive benissimo, specialmente se crescono insieme, in modo che non si senta solo quando non ci siamo. Pur così sociale non è invadente, ha bisogno anche di una sua privacy.

    Lo standard

    Origine: USA
    Categoria: Gatti a pelo lungo e semilungo.
    Corporatura: Gatto di grossa taglia dalla corporatura robusta, corpo grande, lungo e ben strutturato. Petto largo e ossatura media.
    Peso: Femmine 6/7 Kg. – Maschi fino a 10 Kg.
    Testa: di dimensioni medie, larga e cuneiforme ma con contorni arrotondati. Fronte arrotondata e guance ben sviluppate. Naso leggermente arcuato nella parte superiore, mento ben sviluppato.
    Occhi: Sono una della sue caratteristiche più salienti. Grandi, ovali e leggermente obliqui, il colore deve essere di blu il più intenso possibile in relazione al mantello.
    Orecchie: Taglia media, larghe alla base, ben spaziate e leggermente curvate in avanti con punta arrotondata.
    Arti: di lunghezza e ossatura media, le posteriori leggermente più lunghe. Piedi grandi e rotondi con ciuffi tra le dita.
    Coda: Lunga ma proporzionata al corpo, larga alla base, ben fornita di folto pelo.
    Pelo: Semilungo, soffice e setoso vicino al corpo, quando il gatto è in movimento forma ciuffi e ciocche, ha un collare ( gorgiera) molto importante.
    Colori: Marrone focato (seal) – grigioblu (blue) – marrone chiaro (chocolate) – beige rosato (lilac) , rosso, crema e tartaruga (tricolore) sia in colorazione compatta che con tigrature (tabby). Ci sono poi i coulorpoint con punte (muso – zampe – orecchie – coda) scure.

    Dall’aspetto imponente e massiccio, il ragdoll  maschio può arrivare a pesare fino a otto chili mentre la femmina tocca i cinque chili. Gli occhi blu grandi e ovali gli conferiscono un’aria dolce e misteriosa e, come tutto il muso dal mento pronunciato, sono incorniciati da una vistosa gorgiera. Le orecchie sono larghe alla base e arrotondate in punta e sono portante in avanti. Il cranio è largo, il muso a forma triangolare con le guance piene e rotonde, e il naso presenta un leggero stop. Le  zampe sono muscolose e quelle posteriori sono più lunghe di quelle anteriori, la coda è folta e è portata un po’ più in alto rispetto alla spalla. Il manto è a pelo lungo o semilungo e si presenta più corto sulle zampe e più folto e soffice sul resto del corpo. Le varietà accettate sono il seal point, il blue point, il chocolate, e il lilac e sono ammessi anche esemplari guantati o pezzati di bianco. Le cure da dedicare al pelo del ragdoll devono essere costanti: due o tre volte a settimana bisogna spazzolarlo usando un pettine a rastrello con denti conici e privo di punte acuminate. Durante la muta, si consiglia di spazzolarlo ogni giorno e di somministrargli i prodotti adatti a liberare l’intestino dal pelo ingerito in eccesso. In genere si tratta di un esemplare che si mantiene molto pulito da solo e per questo esige altrettanta pulizia nella lettiera tanto da non tollerarne la puzza.

    Perché il ragdoll viene confuso con il birmano?

    Queste due razze sembrano proprio parenti e di primo acchito tra un birmano e un ragdoll non si riesce bene a definire quale sia l’uno e quale l’altro. Non disperi chi ha deciso di ospitare in casa uno di questi due esemplari: vi insegniamo noi qualche trucchetto per distinguerli  sempre e in ogni situazione. Iniziamo proprio con una delle caratteristiche più peculiari, i guantini: nel birmano sono di altezza uguale su tutte le zampe e devono fermarsi all’articolazione, mentre la fascia delle zampette posteriore deve fermarsi a punta. Nel ragdoll mitted i guantini si presentano di altezze diverse tra zampe anteriori e posteriori: su quelle anteriori infatti si estendono fino all’articolazione del piede, mentre sulle zampe posteriori sembrano formare una sorta di gambaletto bianco che si estende lungo tutta la lunghezza della zampa. Un’altra differenza da saper riconoscere  riguarda la mascherina: quella del birmano copre naso, mento, guance e occhi, mentre il mitted si distingue per il mento bianco da cui poi parte una striscia che passa attraverso tutto il ventre fermandosi ai genitali. Il ragdoll inoltre presenta un aspetto molto più massiccio e compatto rispetto al birmano e ha il naso lievemente ingobbito, mentre il nasino del birmano è alla francese ovvero lievemente concavo con uno stop più definito. Quello che risulta davvero impossibile è confondere il birmano con un ragdoll non ‘mitted’: la prima differenza palese tra i due è l’assenza dei guantini nel ragdoll di altra varietà.

    Come allevare un gatto Ragdoll

    Il Ragdoll è un gatto molto mite e paziente, perciò è adatto a famiglie con bambini e vive facilmente pure con altri gatti e animali. La sua indole socievole e paziente lo rende un felino piuttosto facile da gestire, un perfetto animale da compagnia.

    Il Ragdoll non ama molto uscire all’aria aperta, è un gatto da appartamento. In più, la sua mole lo rendono poco adatto al movimento e alla caccia, perciò passa volentieri il tempo a osservare quanto accade in casa, rimanendo pacifico al suo posto.

    Il Ragdoll deve essere pettinato due volte alla settimana, con un pettine a doppio lato; durante il periodo della muta del pelo, questa operazione andrebbe fatta più spesso, anche un paio di volte al giorno. Questo gatto ama essere spazzolato, quindi, tale pratica può essere svolta spesso, senza infastidire il felino. Il lavaggio, invece, si può limitare soprattutto al periodo estivo

    I Ragdoll sono soggetti alle tradizionali patologie che possono affliggere i gatti, perciò è importante vaccinarli al momento giusto. Problemi peculiari non se ne riscontrano, ad eccezione delle problematiche legate all’ingestione di pelo, tipiche dei gatti a pelo lungo. Una spazzolatura periodica può limitare questo problema.

    Non ci sono particolari indicazioni sul cibo, in quanto il Ragdoll ha le stesse esigenze alimentari degli altri gatti. Sarebbe utile, tuttavia, dotarsi di cibo specifico contro le palle di pelo che possono ostruire l’apparato digerente del felino a pelo lungo.

  • Gatto Maine Coon – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del gatto Maine Coon, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Gatto Maine coon: il carattere

    Una delle grandi peculiarità del gatto Maine Coon è proprio data dalla sua facile adattabilità: infatti, se il cucciolo viene educato, si abitua molto bene alla vita in compagnia dell’uomo e di altri animali, tanto da riuscire a convivere e andare d’accordo con i cani. Adattabilità che non si limita, però, solo a questo aspetto: il gatto Maine Coon , infatti, si abitua facilmente anche al contesto e all’ambiente che lo circonda, per cui può vivere sia in un appartamento che in una casa con giardino o in campagna.

    In genere, si tratta di una razza che vuole vivere in ampi spazi per muoversi più liberamente e giocare all’aria aperta avendo anche la possibilità di poter saltare, arrampicarsi e giocare. Il gatto Maine Coon, infatti, è molto attivo e vivace e lo dimostra fin da cucciolo con quel suo caratterino allegro; tuttavia, questo gatto sa anche essere molto affettuoso e socievole e, come tutti i felini, è sempre pronto alle coccole senza però richiederle espressamente: non sa cosa sia l’invadenza e non è mai insistente con il padrone.

    Di sicuro, oltre al carattere, è l’aspetto imponente quello che più colpisce del Maine: è dotato di una mole non indifferente, di una grande coda maestosa e di uno sguardo particolarmente fiero e accattivante. Fa parte della razza non ammettere esemplari di piccole dimensioni, ciò significa che gatto il Maine Coon per eccellenza dev’essere dotato di tutti i tratti più caratteristici che devono  subito risultare evidenti e distinguibili, in particolare le qualità fisiche più rilevanti riguardano soprattutto il profilo, con quella tipica curvatura sul naso all’altezza degli occhi che lo distingue da quello dritto del Norvegese.

    La storia del gatto Maine coon

    Il gatto Maine Coon ha origini molto antiche da ricercare nel nord America e, in particolare, nello stato del Maine, da cui prende il nome e di cui è diventato il gatto ufficiale.

    Esemplari vennero avvistati per la prima volta proprio in questo stato del Nuovo Mondo dove pare che la razza sia arrivata a bordo degli stessi mercantili con cui giunsero in America anche i coloni inglesi e francesi. Si è ipotizzato, però che esemplari siano arrivati nel Nuovo Mondo molto prima che fosse scoperto, e direttamente dalla Scandinavia sulle navi vichinghe. Una volta nel Nuovo Mondo, poi, questi gatti si sono incrociati con altri gatti locali creando una nuova razza, di cui la seconda parte del nome, Coon, deriva da racoon, ovvero l’orsetto lavatore o procione dalla lunga coda pelosa proprio come quella del Maine.

    Molti i racconti e le leggende che aleggiano e si sono tramandati per secoli sull’origine del Maine Coon: la più diffusa voleva che la razza, che un tempo si caratterizzava per le grandi orecchie pelose e la coda grossa e inanellata, derivasse da un incrocio tra una lince e un procione. Questa leggenda ha contribuito negli anni ad alimentare diverse altre storie sull’origine del Maine Coon. Addirittura un’altra leggenda vuole che le origini della razza risalgano a Maria Antonietta: durante la Rivoluzione Francese la regina avrebbe mandato a Wiscasset, nel Maine appunto, sei dei suoi gatti d’Angora, da cui quindi discenderebbe l’attuale Maine. Naturalmente questi sono solo racconti dato che le vere origini della razza vogliono il Maine Coon come il risultato dell’incrocio tra gatti a pelo corto e a pelo lungo d’oltremare, probabilmente antenati del Norvegese delle Foreste. Per avere una prima segnalazione ufficiale dell’esistenza del gatto Maine Coon si dovrà aspettare al 1861 con la menzione di una certa signora Pierce che parla infatti di un gatto bianco e nero di nome Captain Jenks of the Horse Marines. Bisogna, però, attendere il 1951 perché sia fondato il primo Central Maine Cat Club, che da subito iniziò a organizzare esibizioni e a diffondere la razza che divenne ben presto nota anche in Europa, soprattutto in Germania. Il Maine Coon viene riconosciuto ufficialmente dalle più importanti associazioni feline solo verso la fine degli anni ’70, mentre in Italia alcuni esemplari arriveranno solo nella seconda metà degli anni ’80. Da questo momento in poi la diffusione del Maine sarà continua e progressiva tanto da farlo diventare uno dei maggiori protagonisti delle mostre feline.

    Gatto Maine coon: lo standard

    Il gatto Maine Coon è una delle razze feline dalle dimensioni maggiori: solo nel primo anno d’età un esemplare di Maine Coon raggiunge i sette chili, i cuccioli infatti arrivano a pesare già un chilo dopo soli due mesi. Nella loro vita i maschi possono raggiungere i dieci chili mentre le femmine, geneticamente più piccole, si fermano ai sei chili di peso. La struttura del Maine varia da media a grande e si presenta robusta con una solida e definita muscolatura, la testa è di media lunghezza con il muso squadrato, guance alte e mento forte in linea perfetta con il naso e il labbro superiore.

    Il profilo evidenzia proprio sul naso di media lunghezza una curvatura all’altezza degli occhi, mentre la fronte è leggermente bombata.

    Le orecchie sono grandi e ben distanziate, dalla base larga e la forma a punta, sono portate alte e dritte e guarnite di ciuffi di pelo. Gli occhi sono piuttosto grandi e molto espressivi, si caratterizzano per l’essere leggermente inclinati verso la base esterna dell’orecchio e hanno una forma ovale.

    Il colore più comune è il verde, ma in genere sono molto diffusi anche gli occhi di color giallo-verde, bronzo, blu e impari, e sono accettati tutti i colori. Le zampe sono robuste e di media lunghezza e hanno piedi grandi con dita ben guarnite di pelo.

    La coda è lunga e distesa riesce ad arrivare alla spalla, si presenta più larga alla base e più affusolata in punta ed è ricoperta da pelo fluente.

    Il mantello è a pelo semi lungo e molto folto, in genere più corto sulla testa, le spalle e le zampe mentre è decisamente più lungo sul dorso, sui fianchi e sulla gorgiera.

    Il gatto Maine Coon si distingue anche per il sottopelo  morbido, sottile e idrorepellente in quanto rivestito da una cuticola che lo rende impermeabile proteggendo l’animale dalle intemperie. Poiché l’aspetto da lince è una delle peculiarità che contraddistingue la razza, il Maine Coon deve sfoggiare un mantello dai colori naturali come nero, blu, rosso, crema, tigrato, silver e a squama di tartaruga, con o senza macchie bianche. In genere il colore più diffuso è il tabby classico o il tabby tigrato, mentre non sono accettati dallo standard gli esemplari con mantelli himalayani.

    Le cure del Maine coon

    Nonostante il pelo folto e lungo, il gatto Maine Coon non richiede attenzioni o cure maggiori rispetto a  qualunque altro gatto, soprattutto perché possiede un manto dalla tessitura molto setosa e liscia. Per mantenere il pelo lucido e morbido bisogna quindi spazzolarlo in maniera costante e regolare una volta a settimana e meglio usare una spazzola di crine naturale o un pettine dai denti larghi. Durante il periodo della muta bisogna spazzolarlo ogni giorno per non rischiare che l’animale ingerisca troppi peli leccandosi. Più attenzione va prestata alle orecchie, molto delicate, che devono essere pulite usando un prodotto specifico applicando un po’ di gocce sul padiglione auricolare e massaggiando delicatamente, e rimuovendo lo sporco con un po’ di cotone inumidito.

    Alimentazione Maine coon

    Durante il primo anno di vita del Maine Coon, l’alimentazione ricopre un aspetto molto importante della sua vita perché il cucciolo ha bisogno di molte vitamine e proteine che gli consentano di crescere forte e sano, per cui le sue razioni quotidiane saranno doppie rispetto a quelle di un gatto adulto.

    Per non rischiare allergie o disturbi alimentari, meglio nutrire il cucciolo con cibo di alta qualità senza ricorrere ai croccantini da supermarket che finirebbero per rovinargli la salute. Mai girare al gatto gli avanzi della tavola, bisogna cucinargli qualcosa appositamente adatto a lui e dipendentemente alla fase di vita che sta affrontando: meglio la carne bianca come pollo e tacchino e il pesce, magari cotti al vapore o in padella ma senza nessun condimento. Il Maine è un gatto strettamente carnivoro, quindi meglio somministrargli più carne possibile per ridurne il rischio obesità, soprattutto se il cucciolo vive in casa o in appartamento senza avere la possibilità di sfogare la sua iperattività fuori.

    Per una migliore igiene del cavo orale, le crocchette possono aiutare l’animale contro i problemi di alitosi e di placca, inoltre è importante ricordare che l’alimento secco aiuta a tenere puliti denti e gengive.

  • Gatto Savannah – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del gatto Savannah, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Gatto Savannah: la storia e il guinnes

    È molto particolare la storia del gatto Savannah che ha origini antiche da andare a ricercare nel suo antenato più vecchio, il selvaggio serval. In realtà la razza ha subito un’evoluzione molto recente: infatti, è il 1980 quando Judee Frank inizia a interessarsi e a curare la razza arrivando a selezionare il primo esemplare il 7 aprile 1986 da cui ottiene il primo Savannah dall’incrocio tra un serval e un siamese.

    Bisogna, però, attendere gli anni ’90 perché sia registrato il primo Savannah in maniera ufficiale dalla TICA ovvero l’International Cat Association a opera di Joice Sroufe. Da questo momento in poi, molti allevatori hanno cercato di mantenere gli standard di razza per poter selezionare e riprodurre un Savannah originale che rispettasse il più possibile ogni caratteristica morfologica e caratteriale. Eppure esistono molte leggende metropolitane che avvolgono nel mistero la razza e la selezione che venne effettuata; tuttavia tra i tanti racconti esiste una verità: il gatto Savannah è un felino da ‘record’ tanto da aver meritato la certificazione del Guinness Book of World Record’s come il felino domestico più lungo del mondo. Il gatto che si è aggiudicato il titolo si chiama Scarlett’s Magic, e non solo è il più lungo ma anche il più costoso e raro gatto del globo.

    Il gatto Savannah si distingue secondo le generazioni che risultano attualmente classificate dalla lettera F e da un numero indicante la generazione stessa: F1 sono gli esemplari di prima generazione, quelli più simili per dimensioni e caratteristiche fisiche al serval, gli F2 sono i Savannah di seconda generazione nel cui sangue c’è solo il 25% di carattere serval, quelli di terza generazione o F3 hanno invece un bisnonno serval per cui ricalcano le sue qualità morfologiche solo per il 12%, mentre si scende a 6% per la quarta generazione, F4, e al 5% per la quinta generazione, F5.

    Gatto Savannah: perchè è così raro?

    Questa razza era del tutto sconosciuta e rarissima in Italia finché non si è formato il primo allevamento grazie a Renata Mestichelli, già allevatrice di Ragdoll, che con l’affisso Horus ora si occupa anche dei Savannah. L’allevamento nasce per motivi personali che hanno spinto la Mestichelli a cercare per una sua cara amica un gatto maculato, finendo per scoprire e incontrare proprio il Savannah, un gatto inimitabile e magnifico che da subito ha conquistato l’allevatrice. Oggi l’allevamento amatoriale della Mestichelli comprende tre Savannah, ovvero Urban, Nina e Serenity, che sono giunti in Italia direttamente dall’allevamento di Kathrin Stucki, sito in Oklaoma, una specialista statunitense che da oltre 25 anni si occupa di felini ed è conosciuta in patria come una vera e propria leggenda americana tanto da vantare diversi certificati che ne riconoscono la competenza e la professionalità. La razza sembra essersi ambientata abbastanza bene in Italia nell’allevamento della Mestichelli che ha sperimentato la convivenza del Savannah con l’altra razza felina da lei allevata, ovvero il Ragdoll: gli esemplari di entrambe le razze hanno saputo subito fare amicizia tra loro. L’unica perplessità avuta all’inizio riguardava lo stesso Savannah che difficilmente accetta l’avvento di un nuovo componente nella famiglia felina, per fortuna non si è rivelato ostico alla convivenza con i Ragdoll: la convivenza è talmente positiva da rappresentare un buon esempio di comportamento intraspecifico da cui anche l’uomo potrebbe prendere spunto.

    Gatto Savannah: prezzi e curiosità

    Come specificato il gatto Savannah rappresenta una razza molto costosa prima di tutto perché è relativamente nuova, dato che il riconoscimento è avvenuto solo nel 2001 e anche se ora si è diffusa in Francia, Svizzera, Germania e Italia, non è facile ottenere esemplari di Savannah. Il problema sta proprio nell’incrocio dei gatti domestici con i serval, che oggi popolano l’Africa: la gestazione della femmina di serval, infatti, è più lunga rispetto a quella dei normali felini; infatti la gravidanza arriva a toccare gli ottantatré giorni. Inoltre, si tratta anche di gravidanze a rischio: nascono al massimo tre gattini e non è detto che tutti i cuccioli riescano a sopravvivere.

    Un altro fattore che determina il costo elevato di ogni esemplare è la classificazione del gatto stesso che viene identificato con il nome e l’affisso dell’allevamento e anche con la sigla da F1 a F5, che serve a specificarne l’incrocio e la successione generazionale. Un altro elemento ancora più discriminante degli altri e che fa salire il prezzo alle stelle è la fertilità stessa del maschio Savannah, che purtroppo si rivela solo dalla quinta generazione rimanendo sterile per le precedenti quattro generazioni: ciò limita fortemente la diffusione dei Savannah. A seconda della generazione a cui appartiene da F1 a F5, il prezzo di un esemplare di Savannah può variare dai 6mila ai 12mila euro.

    Standard

    Sguardo fiero e occhi magnetici sempre in movimento con la fuga bianca tipica dei felini selvatici, il gatto Savannah conquista per quell’andatura sinuosa a tratti rigida con le scapole che si aprono verso l’esterno, ma anche per il suo carattere estremamente affettuoso e coccolone, tanto da arrivare a sollecitare le attenzioni del padrone dandogli testatine affettuose.

    Le testate di un gatto lungo più di un metro e che può arrivare a pesare anche quindici chili, però, non sono indifferenti. Con tali caratteristiche il Savannah si può tenere solo in grandi spazi dato che un esemplare riesce a saltare da fermo fino a un’altezza di due metri, lunghezza che raggiunge facilmente con un semplice scatto. La selvaticità innata nella specie richiede ampi spazi in cui il micione possa vivere e muoversi liberamente. Dopotutto ciò non dovrebbe stupire dato che nelle vene scorre sangue serval, il gatto selvatico più imponente del Serengeti, che arriva a pesare 18 kg per oltre 120 cm di lunghezza.

    Il corpo snello e le zampe lunghe il Savannah le ha ereditate proprio dal Serval nonché il manto maculato: il Serval, infatti, si caratterizza per un pelo dal colore marrone-arancio su cui si estendono grosse macchie nere. Le misure mastodontiche dell’esemplare di prima generazione però diminuiscono con l’aumentare delle generazioni: già un Savannah di quinta generazione avrà dimensioni di poco più grandi di quelle di un normale gatto domestico. Lo standard di razza accettato dalla TICA vuole che un Savannah tipico abbia un corpo rettangolare, lungo e muscoloso dall’ossatura robusta e dalle zampe lunghe e sottili ma potenti, e i piedi piccoli con dita lunghe.

    La testa dev’essere di forma triangolare leggermente più piccola rispetto al corpo e le orecchie devono essere grandi e più larghe alla base e rotonde in punta; inoltre devono presentare sul dorso i tipici ocelli, che si caratterizzano per la fascia chiara centrale delimitata da tratti neri, grigi o marroni che sembrano formare quasi la figura di un occhio.

    Gli occhi hanno forma ovale allungata e il colore può variare dal verde al marrone, dall’oro all’ambra, e a partire dai lati degli occhi fino ai baffi il muso presenta delle marcature più scure che servono al Savannah per evitare di essere abbagliato dalla luce solare.

    Il colore del manto è accettato chiazzato tigrato con il marrone, argento tigrato di grigio scuro o nero e argento con macchie nere, ma sono ammessi anche il color neve, il blu e il marmorizzato.

    La coda non è molto lunga, ha uno spessore medio e presenta la punta di color nero e smussata leggermente. Il gatto Savannah è molto intelligente e affettuoso e per questo è indicato anche in una famiglia con bambini, con i quali si dimostra quasi un coetaneo talmente è giocherellone e amichevole da diventare loro amico e complice anche nelle birichinate più assurde. Si lascia portare fuori anche col guinzaglio, adora il cibo in scatola e non disdegna un bagnetto ogni tanto. È molto curioso e attivo e il suo affetto per il padrone si traduce in una devozione assoluta e in un rapporto talmente stretto da essere anche estremamente comunicativo: il gatto Savannah sa farsi capire e sa come relazionarsi in ogni momento con il suo padrone, a cui non manca di riservare le sue leccatine e le testatine affettuose.