Categoria: Gatti

  • Gatto Selkirk Rex Shorthair – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del gatto Selkirk Rex Shorthair, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    gatti di razza: selkirk rex shorthair

    La selezione di questa razza rex è avvenuta per merito dell’allevatrice che selezionò anche i selkirk rex longhair, Jeri Newman, che scelse per questa seconda famiglia di gatti rex il nome della catena montuosa del Wyoming che si trova al confine di questa regione americana con il Canada. Per migliorare l’aspetto fisico dei nuovi gatti e ottenere una razza a pelo corto, l’allevatrice promosse l’accoppiamento con American e British Shorthair, anche al fine di conferire loro una struttura più solida e proporzionata. L’allevatrice, però, non ha mai perso di mira – nel suo lavoro di selezione – l’importanza di garantire alla nuova razza la piena salute: in effetti, un numero eccessivo di incroci tra soggetti portatori dello stesso sangue può accrescere il rischio di incappare in malattie genetiche e, proprio per evitare questa spiacevole conseguenza, sono consentiti accoppiamenti solo con British shorthair.

    Le caratteristiche del selkirk rex shorthair

    Il mantello di questo gatto è morbido e lussuoso e, da vicino, ricorda molto quello di una pecorella anche per merito del volume e dei ricci che, tuttavia, non sono omogenei su tutto il corpo. In particolare, i ricci abbondano nella zona del collo, sulla coda e sulla pancia.

    I colori di questa razza felina sono moltissimi e sono tutti, ugualmente, riconosciuti. I muscoli di questa razza sono molto sviluppati ed è per questo che i gatti si presentano con una corporatura forte e robusta. Per quanto riguarda le orecchie, queste sono ben distanziate tra loro e le punte estreme sono davvero molto distanti tra loro. Tutta la figura di questi gatti e in particolare la testa è tondeggiante, le guance sono tonde e piene e anche il muso è ben definito oltre che separato dal resto del viso in maniera piuttosto evidente. Il nasino è corto e possiede uno stop ben evidente. Gli arti sono lunghi con ossa piuttosto pesanti che sono a sostegno di una figura massiccia. I piedi sono rotondi e sono anche molto grandi tanto da rendere il selkirk rex riconoscibile già dalle orme. La coda non è molto lunga ma è molto spessa alla base per poi affinarsi verso l’estremità. Gli occhi sono molto grandi e di forma rotonda e hanno un colore sempre abbinato a quello del mantello.

  • Gatto Rex Selkirk Longhair – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del gatto Rex Selkirk Longhair, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Tutti i membri della famiglia Rex hanno origini geografiche abbastanza vicine e sono simili anche per quanto riguarda il carattere; tuttavia, il mantello è profondamente diverso in base alla tipologia di Rex. Lo shorthair, ad esempio, ha un mantello corto e folto. Tutti i gatti di razza rex, però, hanno in comune un pelo molto riccio. Come è ovvio che sia, i gatti della Famiglia Rex mostrano molti punti in comune e grandi similitudini soprattutto per quanto riguarda il carattere. L’indole di entrambi è incredibilmente paziente: sono gatti tolleranti, mai espressivi e sempre molto giocosi. Per questo motivo, i gatti rex sono l’ideale per chi cerca un animale da appartamento e un membro per allargare la famiglia. Sono gatti perfetti per chi è alla ricerca di animali docili e socievoli e, per questo motivo, sono scelti spesso come compagnia da offrire alle persone anziane, anche perché non necessitano di troppe cure e, in cambio, offrono tanto affetto. Di fronte alle persone estranee, tuttavia, sono poco socievoli e – non di rado – preferiscono nascondersi in qualche angolo della casa piuttosto che socializzare. Anche in presenza dei bambini, non si lasciano andare a grandi manifestazioni di gioco o d’affetto; ciononostante, non reagiscono mai male neanche quando vengono manipolati bruscamente né miagolano se qualcosa può dar loro  fastidio. In generale, sono inclini ad avere la compagnia di altri animali purchè non siano troppo vivaci o invadenti. Insomma, i gatti della famiglia rex sono calmi e molto riservati.

    La storia del rex Selkirk longhair

    Il primo membro della famiglia di gatti Rex si chiama Selkirk Rex. Il primo esemplare nasce nel 1987 per merito di una gattina randagia che aveva il pelo molto riccio. Questa gattina, che di nome faceva Miss del Pesto, fu scovata da un’allevatrice americana che lavorava nello stato del Wyoming. La gatta aveva un fascino insolito che le era donato soprattutto dal mantello ondulato, lungo e leggermente ruvido al tatto. Per questo motivo, l’allevatrice Jeri Newman, specializzata in gatti persiani, decise di adottarla con l’obiettivo di farla accoppiare proprio con un gatto persiano, campione di bellezza. Dall’unione nacquero ben sei cuccioli, di cui tre ereditarono il medesimo riccio materno. Uno dei cuccioli che si chiamava Oskar fu fatto accoppiare con la madre, da cui ebbe origine la prima cucciolata pura della nuova razza: i selkirk rex longhair. Nel 1990, la razza è stata registrata all’Afca e alla Tica che permisero a questi esemplari di estrare ufficialmente a far parte dlele nuove razze di gatti.

    Caratteristiche dei gatti rex selkirk longhair

    Il mantello di questi gatti è morbido e pieno ma, soprattutto, è caratterizzato da un abbondante sottopelo folto di riccioli. Le parti del corpo dove i ricci sono più abbondanti sono il collo, la cosa e la pancia. In genere, i ricci sulla coda sono anche quelli più lunghi anche se lunghi peli sono presenti anche intorno al collo, formando una bella cornice intorno al viso tondo. Negli esemplari migliori, i ricci sono più forti sui fianchi e intorno al collo.

    Gli occhi di questi esemplari sono particolarmente grandi e in genere riprendono la stessa colorazione del mantello. Non sono accettati occhi ovali o a mandorla. I colori di questi gatti sono molti e tutti sono ugualmente riconosciuti. Le zampe di questi esemplari sono larghe e rotonde e in generale l’ossatura è potente; la coda, invece, è di media lunghezza ma è molto spessa e tende ad affinarsi sulla punta.

    La testa dei gatti rex selkirk è tonda ed è caratterizzata dalla presenza di guance molto piene. Il muso, invece, è corto e ha uno stop evidente. Il naso ha un’inclinazione in discesa facendo una curva convessa ed è posto al di sotto della linea dell’occhio. Questi gatti sono caratterizzati da un corpo muscoloso e squadrato, massiccio ma anche forte. Le spalle e l’anca dovrebbero sembrare della stessa larghezza. Le orecchie sono di medie dimensioni, appuntite e distanti tra loro e danno l’impressione di avere un muso grosso.

  • Come Preparare un Gatto per un’Esposizione Felina

    Anche se la vittoria non è fondamentale, è comunque importante prepararsi al meglio in vista di un concorso per mettere in evidenza i punti di forza e nascondere quelli deboli del nostro amato gatto. Nel senso comune si tende a credere che l’iscrizione di un gatto a una mostra o ad un concorso sia un atto un po’ prepotente nei confronti dell’animale come se il padrone lo facesse solo per la soddisfazione di avere un animale domestico degno di partecipare ad un concorso di bellezza. In realtà, partecipare ad un concorso non è importante solo da un punto di vista estetico ma lo è anche da un punto di vista fisiologico dal momento che la partecipazione ad una mostra presuppone un forte impegno da parte del proprietario che oltre a provvedere alla bellezza del proprio animale dovrà tutelarne soprattutto lo stato di salute.

    Esposizione felina: consigli prima dell’iscrizione

    La partecipazione ad una gara di bellezza, inoltre, rappresenta un’occasione importante anche per conoscere altri appassionati di animali domestici con cui scambiarsi consigli e condividere esperienze. Inoltre, per coloro che possiedono un gatto con tanto di pedigree, la partecipazione ad una mostra o ad un concorso di bellezza può essere l’occasione giusta per trovare un altro esemplare di razza con cui far accoppiare il proprio animale domestico e preservarne la conservazione della razza pura.

    In ogni caso, prima di iscrivere il gatto ad una mostra è opportuno informarsi bene circa l’Ente che l’ha organizzata e su quali siano le modalità di partecipazione. In linea di massima, è sufficiente qualche clic sul sito dell’ente o dell’associazione coinvolta nella mostra per leggere tutto il regolamento prima di procedere all’iscrizione del proprio gatto. In molti casi, visitando direttamente il sito web è possibile arrivare direttamente a scaricare il modulo per l’iscrizione; in caso contrario, sarà sufficiente fare una telefonata all’ente per cacciare via ogni dubbio prima di iscrivere il gatto alla mostra. In molti casi, la partecipazione ad uno di questi eventi è a pagamento ed è per questo motivo che è preferibile sempre assicurarsi della serietà dell’ente che l’ha organizzato per evitare di incappare in spiacevoli sorprese. Per essere valido, l’ente che organizza la mostra deve essere associato alla FiFE.

    L’importanza dello stato di salute in un’esposizione felina

    In tutti i casi, per poter partecipare è importante che il gatto goda di ottima salute: per questo motivo prima di iscriverlo alla mostra, è bene farlo visitare da un medico veterinario che ne accerterà lo stato di salute. Si tratta di una fase molto importante anche perché nel momento dell’iscrizione, i partecipanti verranno comunque sottoposti ad una visita specialistica da parte di una commissione di veterinari che ne giudicherà l’ammissibilità alla gara nel caso in cui godano di ottima salute.

    Il vincitore è il gatto più bello

    Dopo la salute, sicuramente il passo più importante è quello che riguarda la bellezza del proprio esemplare. Naturalmente, lo scopo di una mostra o di una gara è quello di premiare la bellezza del partecipante più attraente ed è per questo motivo che i padroni in gara dovranno provvedere ad un’approfondita tolettatura del proprio gatto anche con qualche settimana d’anticipo rispetto al giorno della gara.

    A meno che non siate molto esperti, è preferibile rivolgersi ad un professionista che sarà in grado di valorizzare al massimo il mantello e le caratteristiche fisiche del vostro gatto. In particolare, oltre al mantello è bene preoccuparsi della cura dei denti, delle unghie, degli occhi e delle orecchie. Una mostra è l’occasione giusta per concedere al nostro micio un trattamento completo che serve anche a mantenerlo in salute: proprio come per gli uomini, infatti, la pulizia di un gatto corrisponde anche al suo stato di salute. Una volta pronto, visitato e iscritto alla mostra non resta che godervi l’esperienza unica dello spettacolo che solo una felina può offrire agli appassionati.

  • Gatto Norvegese delle Foreste – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del gatto Norvegese delle Foreste, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Gatto norvegese delle foreste: caratteristiche

    Ha l’indole da cacciatore, e quindi è curioso e attento verso l’ambiente che lo circonda, perché deve andarne alla scoperta e ciò vale anche con il proprio padrone. Dedica, infatti, agli uomini molte attenzioni perché deve sapere di che pasta sono fatti e che tipi sono, se è possibile che diventino suoi compagni di gioco o meno: questo vale sia per persone estranee che incontra per la prima volta e sia con il suo padrone, con cui deve prendere confidenza prima di relazionarsi e invitarlo a giocare insieme.

    Dall’aspetto massiccio e rustico, il gatto norvegese delle foreste nasconde un’indole molto socievole e tranquilla pur essendo un gatto sempre attivo. Necessita di grandi spazi in cui muoversi, per cui l’ideale sarebbe accoglierlo  in una casa grande anche con giardino o ampio terrazzo che sia a prova di gatto e in cui possa muoversi in tutta sicurezza. Non spaventatevi se lo vedrete spesso andare fuori a giocare con vento, pioggia o neve: le avverse condizioni atmosferiche non lo intimoriscono né riescono a fermarlo quando si tratta del suo personale piacere, anzi lo riportano un po’ alle origini.

    Gatto norvegese delle foreste: tra storia e legenda

    Il gatto norvegese delle foreste vanta intorno alla sua figura maestosa e imponente la creazione di miti e leggende e racconti di tutti i generi legati naturalmente alla storia della penisola scandinava, che lo vede addirittura protagonista di vere e proprie saghe. È vero che si tratta di una razza tra le più antiche, ma i suoi antenati non hanno nulla a che vedere con le leggende nordiche che si raccontano, anzi la loro storia va di pari passo a quella dei famosi Vichinghi.

    Gli antenati del gatto norvegese delle foreste, infatti, dovevano essere gatti con un manto dal pelo lungo del Bosforo meridionale che sono emigrati in Scandinavia insieme appunto ai Vichinghi verso il IX secolo a.C.  Fortunatamente hanno saputo adattarsi senza troppa fatica al nuovo ambiente probabilmente aiutati anche da un’altra popolazione felina a pelo lungo che già abitava quelle zone e con cui il norvegese ha saputo fare amicizia e mischiarsi. Sembrerebbe proprio che il norvegese fosse il gatto preferito dai Vichinghi dato che addirittura erano presenti costantemente sulle navi e venivano apprezzati dall’equipaggio proprio per la qualità di cacciatori di topi.  Grazie proprio ai viaggi effettuati insieme ai Vichinghi, il norvegese ha saputo diffondersi anche in altri paesi tanto da essere considerato il capostipite di molte razze feline a pelo lungo, come per esempio il Maine Coon.

    In realtà, sebbene abbia origini molto antiche, la presentazione ufficiale del norvegese è piuttosto recente: risale, infatti, al 1912 durante una esposizione felina, in seguito si cercò di creare uno standard per la razza soprattutto per rendere il carattere originario del norvegese più propenso ad avere contatti amichevoli con l’uomo, infatti l’attuale norvegese è decisamente più mansueto e ubbidiente verso il suo padrone. Il riconoscimento del norvegese delle foreste è arrivato solo nel ’77 e a oggi è una razza molto popolare e allevata nei paesi europei e anche in Italia con un certo successo.

    Non c’è leggenda norvegese in cui non sia presente o che non esalti le qualità del “gatto dei boschi”. Nei miti e nelle leggende del nord Europa, infatti, i cosiddetti  “gatti dei boschi” sono una costante fissa che ricorre sempre e inevitabilmente nei racconti e a volte vengono attribuiti loro poteri magici: per ricordare infatti queste speciali qualità sono denominati Huldrekat, termine in cui Huldren vuole indicare gli spiriti femminili dei boschi. La prima documentazione scritta sul norvegese sembra risalire al 1559 quando a notare questo misterioso e grosso  gatto fu il sacerdote Clauson Friis che dapprima era convinto che si trattasse di un esemplare di piccola lince e non di un comune felino. Il gatto che il sacerdote norvegese aveva visto era decisamente selvaggio e doveva vivere lontano dagli uomini a cui probabilmente osava avvicinarsi solo in casi disperati. La “piccola lince” infatti assunse un atteggiamento piuttosto schivo e restio davanti al sacerdote che proprio da ciò capì quanto poco avesse a che fare con gli umani.

    Di cosa ha bisogno

    Il gatto norvegese delle foreste sarà pure un gatto grosso e selvatico ma è anche molto vanitoso; inoltre, proprio le due non indifferenti dimensioni e il lungo pelo richiedono che lo si spazzoli costantemente, mentre per il suo carattere amichevole e libero è meglio che abbia compagnia nel gioco.

    I suoi occhi sono grandi ed espressivi, il manto è morbido e piacevole al tatto, il carattere è naturalmente fiero. Sa essere molto affettuoso e fedele verso il suo padrone, ma solo se il padrone ricambia con lo stesso affetto e non lo esclude dalla vita familiare. In genere dato il suo fisico massiccio e atletico, non dà preoccupazioni di sorta, può però capitare che contragga un’intolleranza alimentare ma se individuata in tempo, non richiederà particolari cure per essere risolta. Piuttosto da cucciolo deve ricevere tutti i vaccini di routine e bisogna assicurarsi che gli siano somministrati tutti i trattamenti necessari per evitargli le parassitosi intestinali. La muta è per fortuna breve ma la quantità di pelo persa potrebbe essere ingente, per questo sempre meglio spazzolarlo regolarmente e, per evitargli eventuali boli di pelo nell’intestino, meglio somministrargli in integratore in pasta apposito, così leccandosi non correrà il rischio di affogarsi perché non riesce a espellere il pelo ingerito. L’alimentazione dev’essere il più possibile varia fin dal primo mese di vita perché la sua costituzione piuttosto massiccia richiede una dieta  ricca di tutti gli elementi nutritivi.

    Il gatto norvegese delle foreste non teme la neve e il freddo dato che per natura ha dalla sua parte un mantello grasso e idrorepellente, inoltre le zampe posteriori sono leggermente più lunghe di quelle anteriori e i piedini sono dotati di una lieve palmatura che gli permette di muoversi anche su suolo innevato senza difficoltà. I muscoli sono forti e vigorosi e l’agilità innata gli permette di scendere a testa in giù dagli alberi a una velocità incredibile. Strano a pensarci, ma è un gatto che ha conservato l’istinto di procurarsi il cibo anche da solo.

    Gatto norvegese delle foreste: lo standard

    Origine: Scandinavia
    Corporatura: taglia grande e robusta; zampe robuste, alte, con le posteriori più alte delle anteriori; piedi grandi, con abbondanti ciuffi di pelo tra i polpastrelli.
    Peso: maschi fino a 7 Kg.; femmine 4/5 Kg
    Testa: triangolare
    Occhi: ovali, grandi e obliqui; ammessi tutti i colori indipendente dal mantello
    Orecchie: grandi, larghe alla base, appuntite con caratteristici ciuffi e lunghi peli che ne fuoriescono
    Pelo: semilungo, con sottopelo lanoso e pelo di copertura lucido, grosso e idrorepellente; abbondante criniera e lunghe frange sulle zampe posteriori e sulla coda
    Colori: sono ammessi tutti, anche con abbondante bianco; ammesse tutte le tonalità di bianco totale e tutti i disegni tranne i point (siamese)

    Il norvegese maschio si caratterizza rispetto alla femmina per un mantello più sontuoso, lanoso e lucido. La gorgiera, la criniera e i fianchi sono ricoperti da una lunga pelliccia e grossi peli lunghi lo difendono anche sulla schiena. Tutti i colori naturali sono permessi e anche tutte le varietà di bianco, mentre sono motivo di esclusione dalla razza i colori chocolate, lilac, cinnamon e fawn, e tutti quelli ottenuti da ibridazione. I mantelli più comuni sono il tabby strato e quello nero, con o senza macchie bianche.

    La testa ha una forma piuttosto triangolare dal muso lungo e dritto, le guance sono piene, i baffi lunghi e sporgenti e il naso blu. Gli occhi sono grandi e dalla forma a mandorla lievemente obliqui, il loro colore può andare dal verde al giallo al bronzo, molto rari i norvegesi dagli occhi blu o impari. Lo sguardo dimostra fierezza e intelligenza. Le orecchie sono grandicelle e caratterizzate da ciuffetti di pelo alle estremità proprio come una lince. Anche la coda è folta e di solito portata girata indietro, per cui arriva alla base della nuca. Il corpo è piuttosto grande e lungo, dall’aspetto imponente. Il maschio può arrivare a pesare anche fino a sette chili, mentre la femmina si ferma ai 4,5 chili. Costituzione ossea robusta, fianchi pesanti e arti possenti caratterizzano il norvegese delle foreste.

    Chi sceglie di prendere in casa un gatto norvegese delle foreste deve avere una passione per i gatti davvero speciali: contrariamente al mito, il norvegese adora la casa e la vita domestica, per cui pretende tante coccole dal padrone che deve pure saper giocare con lui. Adora anche le lunghe dormite sul divano, e ciò significa che è a tutti gli effetti un gatto che può tranquillamente stare in casa. Ovviamente gli piace muoversi e deve farlo: non di rado lo troverete alle prese con mensole o alberi su cui vorrà arrampicarsi, ciò non significa che disdegni le comodità. Dividersi tra il divano di casa e le avventure in giardino o in terrazzo sarebbe proprio la sua vita ideale. Poiché conserva ancora il retaggio dei suoi antenati, sa farsi rispettare dagli altri animali sebbene non sia recidivo a far amicizia con altri felini e giocare con loro. In genere sa convivere anche con cani, furetti e conigli, soprattutto se si tratta di un norvegese molto pantofolaio.

    Come scegliere un cucciolo

    Rivolgersi sempre a un allevamento di comprovata serietà
    Non deve essere preso prima dei due mesi d’età, tempo necessario per l’apprendimento e la socializzazione con la madre e i fratellini
    L’ambiente dell’allevamento deve essere ricco di stimoli
    Il cucciolo deve essere vivace, curioso nei confronti dell’uomo, con pelo lucido e setoso, occhi e narici pulite, pancia morbida al tatto e non gonfia

  • Gatto Thai – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del gatto Thai, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Gatto Thai: la storia

    Gli allevatori del gatto Thai hanno voluto allevare il Siamese tradizionale mantenendone l’aspetto originario con cui arrivò in Europa nel primo Novecento e prima che mode e diverse necessità riproduttive ne alterassero le caratteristiche. Anticamente i gatti del Siam abitavano le dimore reali per volontà degli stessi allevatori, che in questo modo sapevano ben custodire la qualità della razza. Addirittura doveva essere il re del Siam in persona ad autorizzarne l’espatrio in terra straniera, per quanto questi esemplari erano considerati pregiati.

    Quando gli inglesi sbarcarono nell’antica Thailandia, fu lo stesso re Chulalongkorn a regalare una coppia di gatti al console britannico nel 1870: un gesto di gentilezza che involontariamente diede inizio alla diffusione della razza anche oltreoceano. Naturalmente i primi ad apprezzarli furono proprio gli inglesi che, dopo aver fatto conoscere la razza nel Regno Unito, si prodigarono a diffonderla nel resto mondo e fu un successo istantaneo. Solo in tempi relativamente recenti, ovvero negli anni ’70, gli allevatori iniziarono una selezione più specifica che voleva accentuare i tratti esotici della razza e arrivarono, dopo attente selezioni e incroci, a ottenere l’attuale gatto Siamese dall’aspetto affusolato e slanciato. Tutti gli altri esemplari che conservarono le originarie qualità furono per lungo tempo definiti come fuori standard tanto da rischiare anche l’estinzione. Solo sul finire degli anni ’80 il Thai venne riscoperto e alcuni appassionati allevatori ne iniziarono una selezione che permettesse anche a questa razza di essere riconosciuta.

    https://www.youtube.com/watch?v=_RabF3bc6iU

    Gatto Thai: caratteristiche

    Le peculiarità del gatto Thai che lo contraddistinguono subito sono la spiccata intelligenza e l’incredibile adattabilità, nonostante l’indole vispa e attiva è infatti un felino che sa ben adattarsi a diversi ambienti e situazioni e soprattutto ai diversi tipi di padrone. Anche per questo la razza si è saputa diffondere subito, e a rimarcare questa sua particolare caratteristica la constatazione che il Thai può vivere bene sia in una casa con giardino che in un appartamento anche piccolo, si trova bene sia in una famiglia numerosa che in compagnia di un unico padrone. È uno dei pochi gatti di razza che ama incondizionatamente il suo padrone e sa come dimostrarglielo facendo sentire il suo proprietario amato e importante.

    Il Thai è un gatto vivace e dalla forte personalità. Si lega a una persona in particolare, ma è molto socievole con tutti. Ama il gioco e la compagnia dei bambini.
    Miagola molto e mostra una spiccata addestrabilità: può essere educato al riporto di oggetti e anche a camminare al guinzaglio. Vive bene al caldo, tanto che d’inverno sta sempre vicino ai caloriferi o ai caminetti. Solo con la bella stagione esce all’aperto per stendersi al sole.

    Segue il suo essere umano passo dopo passo nella vita quotidiana e fa sentire la propria presenza fin troppo vicina al padrone anche attraverso diversi tipi di miagolii per dimostrare di volergli costantemente stare accanto. Questo suo carattere adattabile e mansueto lo rende un gatto facilmente ammaestrabile: è una delle rare razze che sopporta il guinzaglio e anche per questo tra le migliori per i programmi di Pet Therapy. L’unica pecca è che la razza non sia stata ancora riconosciuta all’interno del circuito FIFe, federazione in cui è invece presente di diritto il Siamese. In compenso il Thai è stato riconosciuto dal circuito WCF e dalla TICA, che  ha accettato la razza in modo ufficiale nel gennaio 2010.

    Gatto Thai: di cosa ha bisogno?

    Il Thai è un gatto molto socievole, affettuoso, amichevole e attivo, sa essere un coccolone con chi gli presta le dovute attenzioni. È molto dolce, quindi è il gatto ideale se avete bambini in casa o persone anziane, perché sa essere molto paziente ed espansivo. Verso il suo padrone a volte può sembrare un po’ assillante perché si abitua presto alla dose di coccole quotidiana e se non riceve l’affetto desiderato, sa come farsi sentire dal padrone. Il Thai è un gatto che non rinuncerebbe alle coccole e all’amore del padrone per nulla al mondo, per cui cerca sempre di meritarsele.

    Il Thai è forse uno dei pochi gatti che ha diversi modi di miagolare a seconda di ciò che va chiedendo al padrone. Poiché è un gatto molto espressivo, ha la dote innata di farsi capire dagli uomini a suon di miagolii, che sa modulare in modo da comunicare perfettamente ciò che desidera al padrone. Sembra quasi di aver a che fare con un “gatto parlante” tanto riesce a comunicare le sue esigenze e necessità attraverso il tono dei suoi miagolii: impossibile quindi confondere il verso della fame con quello delle fusa. Questa sua espressività così palese è una delle caratteristiche peculiari della razza.

    Come tutti i gatti a pelo corto, va spazzolato una o due volte alla settimana, mentre durante la muta è necessario toelettarlo tutti i giorni. Ogni tanto vanno controllate le orecchie che possono essere pulite con un prodotto specifico. Per evitare infezioni, gli occhi devono essere puliti con regolarità, mentre le unghie vanno accorciate con un tronchesino quando il gatto non le usura a sufficienza con un tiragraffi.

    Il Siamese tradizionale denominato anche can-gatto per via di quegli atteggiamenti così affettuosi che dimostra al suo padrone, presentava originariamente un nodo sulla punta della coda, in pratica un difetto genetico assolutamente innocuo dal punto di vista della salute ma che non permetteva alla razza di ottenere riconoscimenti importanti durante le mostre feline. Il nodo però è stato “sciolto” dopo un’accurata selezione ottenendo alla fine esemplari senza difetti. Un percorso simile si è dovuto fare anche per risolvere il problema dello strabismo convergente che era presenta in alcuni esemplari della specie.

    Gatto Thai: lo standard

    Peso: da 3,5 kg a 4,4 kg
    Pelo: corto, fitto e setoso
    Colore: sulle punte (orecchie, zampe, muso e coda) marrone scuro deciso; sul corpo ammessi: seal, blue, chocolate, lilac, red, cream, seal tortie point, blue tortie point, chocolate tortie point, lilac tortie point; tutti questi colori sono ammessi anche nella varietà tabby
    Testa: taglia media, ben proporzionata al corpo, di forma triangolare
    Occhi: azzurri, grandi e lievemente arrotondati a forma di limone
    Orecchie: grandi, posizionate basse, larghe alla base e con punta arrotondata
    Corpo: medio, robusto e muscoloso e non troppo allungato
    Arti: medie proporzioni, buona muscolatura, ossatura solida
    Piedi: tondi e con cuscinetti ben sviluppati
    Coda: lunga fino a toccare le scapole; leggermente affusolata verso la punta

    Nonostante le origini e i geni del Siamese e del Thai siano identici, queste due razze presentano notevoli differenze soprattutto per chi conosce entrambi gli esemplari. Alcune differenze si sono ulteriormente accentuate in seguito alle diverse selezioni effettuate dagli allevatori, che hanno lavorato soprattutto in modo da rendere differenti due elementi in particolare, il corpo e la testa. Il Thai infatti ha un fisico un po’ più massiccio e meno slanciato e filiforme rispetto al Siamese, la sua testa è più rotonda tanto che viene denominata “a mela”, mentre la forma della testa del Siamese è più triangolare.

    Il mantello del Thai si presenta setoso e lucido, privo di sottopelo e dalla tipica distribuzione colourpoint, il che prevede un netto contrasto tra il colore dei “points” e il resto del corpo. Orecchie, mascherina, zampe, coda e testicoli in genere sono i punti scuri del manto, mentre il resto del corpo si presenta in un colore che va dal crema al beige all’avorio. Il gatto Thai viene maggiormente apprezzato nella colorazione tradizionale detta seal point, con punte marrone scuro e corpo crema, ma esistono anche i blue point, i chocolate, i lilac, i red point, i cream e tutte le varietà tortie e i tabby. Tranne il bianco, sono accettate tutte le sfumature di colore.

    La testa è rotonda, con guance piene senza zigomi spigolosi. Il profilo è lievemente infossato a livello degli occhi, mento e mandibola sono robusti.

    Gli occhi sono rotondi e la razza prevede che siano sempre di color azzurro, di cui sono ammesse diverse sfumature: le più diffuse e apprezzate sono di un blu intenso e luminoso. Le orecchie sono abbastanza distanti e larghe, con la punta tonda.

    La coda è più larga alla base e ben proporzionata rispetto al busto, la razza prevede che termini a punta e sia mantenuta sempre dritta. Il Thai può pesare fino ai 6,5 chili se maschio, mentre se femmina arriva a sfiorare i 5,5 chili. Indipendentemente dal sesso, si presenta di aspetto compatto e ben piantato con zampe robuste e piedi piccoli e ovali.

    Felino dalla spiccata personalità, è giunto in Europa solo nel 1800 e subito ha conquistato il popolo di Sua Maestà con quei suoi occhioni azzurri. Il primo esemplare di razza si deve a Harrison Weir, purtroppo però sebbene fosse un gatto facilmente adattabile a ogni situazione, l’ambiente diverso e le guerre mondiali lo ridussero quasi all’estinzione. Negli anni ’50 iniziò una nuova selezione in cui vennero preferiti gatti dall’aspetto più affusolato che, dopo varie selezioni, diedero origine all’attuale Thai.

    Stranamente è un gatto ancora a rischio d’estinzione e quasi introvabile. Quando nel ’88 fu fondata la World Cat Federation e, durante una visita in Russia, la presidentessa della federazione Anneliese Hackmann riscontrò una presenza di gatti del Siam considerevole e fu colpita da come quegli esemplari avessero mantenuto le caratteristiche primordiali. Ciò la stimolò a salvaguardare la razza: censì gli esemplari facendoli diventare i capostipiti del moderno Thai. Lo scopo era quello di portare a nuova vita il Siamese tradizionale che era vissuto fino agli anni ’40. Questi gatti quindi persero la loro genealogia e il nome stesso di Siamesi per dare il via alla razza Thai.

    In Italia è solo negli anni ’90 che si distinguono i primi Siamesi ribattezzati Créme Caramel. Questi esemplari, però, vennero messi da parte quando nel ’98 alla Expo WCF giunsero i Thai: anche in Italia quindi si continuò la selezione solo con i gatti di razza Thai. Alcuni allevatori hanno creato nuove generazioni affinché questo prezioso gatto del Siam non risultasse estinto. Solo dal 2010 la razza è stata riconosciuto dalla TICA, ma in uno standard diverso che avvicina il Thai al Siamese degli anni ’50 che aveva un muso lungo, le orecchie grandi e le forme del corpo più allungate.