Categoria: Cani

  • Come Diventare Capobranco del Cane

    In questa guida spieghiamo come diventare capobranco di un cane.

    Come già visto, sarà importantissimo il tipo di rapporto che costruiremo o che abbiamo costruito durante la comune condivisione di mille esperienze vissute insieme. E non mi stancherò mai di ripetere che un buon rapporto con il nostro cane è basato sulla nostra leadership, che rassicura ed affida al nostro ausiliare le giuste responsabilità e spazi, e che semplifica tutti gli aspetti della nostra convivenza, inclusi quelli di carattere venatorio. Il nostro cane dovrà fare riferimento su di noi e, quando viene da noi richiamato, deve essere per lui chiaro che chi lo sta richiamando è il suo “capobranco” e non un suo pari livello o – peggio ancora – un bipede qualunque.

    Per riuscire a costruire la nostra immagine di leader e farla rispettare, dovremo cercare di comunicare con il nostro cane non in modo umano, ma quanto più possibile in modo “canino”. Ciò è più semplice da dire che da fare! Noi esseri umani, comunichiamo prima con la parola, poi con il corpo, e zero con l’olfatto. Il cane comunica invece prima di tutto con l’olfatto, poi con il corpo ed infine con le vocalizzazioni.
    Da queste constatazioni possiamo già intuire quanto i nostri mondi siano lontani e quanta difficoltà avremo a far pervenire al nostro amico un messaggio corretto. Malgrado ciò, abbiamo la certezza che dal canto suo ce la metterà tutta per cercare di comprenderci e non deluderci, ripagandoci con amore incondizionato, fedeltà e solerzia nell’eseguire i nostri comandi.

    L’uomo ed il cane vivono una partnership che dura ormai da svariati millenni e che affonda le proprie radici in epoca preistorica. Ciò ebbe inizio quando alcuni lupi, spinti dalla fame e dall’innato opportunismo, iniziarono a seguire da vicino le tribù di nomadi, ottenendo cibo “facile” ricavato dai loro avanzi. D’altro canto gli umani trassero vantaggio da questa convivenza, in termine di aiuto durante la caccia e di guardia durante le lunghe e buie notti di quell’epoca. In nostro aiuto oggi vengono l’esperienza e gli studi che molti scienziati ed appassionati hanno sviluppato in proposito, osservando ed impossessandosi di vari modi di comunicazione che i cani utilizzano per interagire tra di loro. Sappiamo per esempio che tutti i cani, indipendentemente dalla razza o dalla provenienza, utilizzano il medesimo codice comunicativo, cosa che semplifica non poco la materia: quando si incontrano, si annusano, si studiano, mettono in atto il loro atteggiamento ritualizzato e – senza che noi nemmeno ce ne accorgiamo – hanno già capito chi tra di loro è ostile è chi non lo è, chi è il leader e chi è il sottoposto, il tutto senza scontri, senza morsi, solo annusandosi e guardandosi. Ciò, chiaramente, è vero tra soggetti sani, equilibrati e ben socializzati a livello intraspecifico. Naturalmente un povero cane maltrattato, insicuro, non socializzato ai suoi simili, appena dovesse entrare in contatto con un altro cane, molto probabilmente non attuerà tale fase ritualizzata, scaricando tutta la sua insicurezza e frustrazione in un attacco brutale ai danni del malcapitato. Sta a noi quindi – attraverso l’utilizzo del loro codice di comunicazione – far pervenire chiaro il nostro messaggio che è: Io sono il capobranco, il membro dominante del tuo branco e tu sei il mio sottoposto.

    Questo concetto che per noi umani appare oppressivo, è invece normale e ben accetto per i nostri cani: loro non si offendono, non si risentono, anzi vi saranno grati per aver dato loro un ruolo chiaro e ben definito nel vostro “branco umano”. In natura il lupo (ma anche il cane inselvatichito) ha una rigidissima struttura gerarchica piramidale, al vertice del quale c’è una coppia “alfa”. Tutti gli altri stanno sotto ed obbediscono ciecamente alle disposizioni impartite dai capibranco, pena l’espulsione dal gruppo, fatto che in natura significa nella maggior parte dei casi morte certa o addirittura – nei casi più drammatici – l’abbattimento dell’individuo indisciplinato, effettuato dal branco stesso. L’uomo è un animale sociale ed anche il cane (come il lupo) è un animale altamente sociale: per lui il branco è vita, senza branco c’è solo morte. Ecco quindi la necessità per il cane di essere ben integrato nel nostro “branco” e con dei ruoli ben precisi che devono essere assegnati e fatti rispettare dal suo leader umano, cioè da noi. Nel branco di lupi o cani selvatici i componenti “sottoposti”, cioè i “beta” e gli “omega”, cercano sempre in modo incruento (o quasi) di dare la scalata alla loro piramide sociale. È quindi compito degli “alfa” essere coerenti e richiamarli all’ordine, senza mai concedere nulla in più di quanto già attribuito al soggetto che dovesse prendersi troppe libertà. Il ruolo del capobranco in natura è un ruolo difficile, logorante, che implica spesso la prematura dipartita dei soggetti che lo detengono. Ed infatti non tutti i cani (ed i lupi) nascono per ricoprire questo difficile ruolo e con le capacità per sopportare il pesante fardello che esso comporta, perché il leader non ha mai pace, deve mantenere l’ordine all’interno del branco, lo deve difendere dalle minacce esterne, lo deve guidare nel territorio, lo deve sfamare, lo deve rinvigorire con nuove leve. La riproduzione è infatti appannaggio unicamente della coppia alfa. Il nostro cane che nasce già programmato dalla natura per questo stile di vita, sarà ben felice di lasciare che siamo noi i dominanti del branco in cui è inserito, a patto che noi si riesca a guadagnare ai suoi occhi questo prestigioso ruolo – e quindi il suo rispetto. Ciò non otterremo con le “mazzate”, non lo otterremo terrorizzandolo, ma solo con il corretto comportamento e con la coerenza.
    Cosa si intende per coerenza (nel caso del rapporto con il nostro cane)? È presto detto, se dico no ad una cosa, sarà no per sempre, se dico si ad una cosa, sarà si per sempre. Non ci devono essere mezze misure.

    Il capobranco è risoluto, determinato, non ha indecisioni o ripensamenti, non ha paure o timori; il capobranco in natura dà la vita per tutelare il proprio gruppo, ed i membri che lo compongono lo sanno, per loro è una certezza che conferisce sicurezza! In cambio però, dovranno essere disciplinati ed attenti nel rispettare scrupolosamente le rigide regole del branco.
    Quindi
    -se concedo qualcosa al mio cane dovrò farlo per sempre
    -se non concedo qualcosa al mio cane, quella cosa non la dovrà mai ottenere.
    Questa coerenza è parte imprescindibile del linguaggio del cane. L’essere a volte “generosi” ed a volte severi genera in lui solo confusione ed insicurezza. Nella sua testa, un diritto concesso una volta, è un diritto acquisito per sempre e lui ci metterà sempre alla prova; starà a noi – da buoni capibranco – ribattere sempre colpo su colpo, riaffermando la nostra leadership.
    Per chiarezza faccio un esempio banale: siamo a tavola, stiamo mangiando, il cane attratto dal profumino allettante si avvicina al tavolo e, da buon opportunista qual’è, ci mette su le zampe cercando di avvicinarsi al cibo. A questo punto possiamo fare due cose: o lo lasciamo fare senza disturbarlo, oppure con tono deciso e risoluto lo faremo scendere immediatamente dal tavolo, non permettendogli questa libertà. Il cane accetterà la vostra decisione di buon grado, ma voi per contro non dovrete permettere al cane di salire sul tavolo una volta su dieci: o sempre no, o sempre si. E questa coerenza va applicata a tutto ciò che volete o non volete che lui faccia. Andremo così a definire gli ambiti in cui vogliamo che egli si muova ed in maniera solerte andremo sempre a riprendere eventuali sue trasgressioni.

    Per poter “parlare” il linguaggio del nostro cane e fargli capire chi tra noi è il capobranco, oltre alla coerenza dovremo detenere l’assoluta gestione delle risorse. Per gestione delle risorse, si intende la gestione del cibo, dello spazio, del gioco, del contatto sociale (coccole), dell’attività sessuale. L’acqua va sempre lasciata a disposizione, ma da buon capobranco, starà a noi decidere quando si mangia, quando si gioca, quando è il momento delle coccole, dove si va e quali sono gli spazi a disposizione dell’animale in casa e fuori.

    Quanto poi al tema della riproduzione, esso rientra in un discorso di selezione che deve essere appannaggio esclusivo di persone competenti quali gli allevatori. Il pensiero di far accoppiare i nostri cani liberamente anche solo perché pensiamo che per lui l’accoppiamento rappresenti un bisogno fisiologico è del tutto fuori luogo perché i cani non soffrono di astinenza sessuale: possono tranquillamente vivere la loro esistenza senza avere rapporti e senza subire per questo frustrazione alcuna, esattamente come succede in natura (dove – come ho già spiegato – solo la coppia “alfa” si riproduce).

    Analizziamo ora la gestione delle risorse nel dettaglio.
    Il cibo
    Per iniziare è meglio se il cibo viene dato sempre dalla stessa mano, cioè la nostra (se però ci ammaliamo o siamo via per lavoro e capiterà che qualche volta il cibo venga dato da altre persone di fiducia, non accadrà nulla). Se il cane ci vede mangiare, il cibo va somministrato sempre dopo che abbiamo mangiato noi poiché lui sa benissimo che prima mangia il leader, poi mangiano gli altri membri del branco. Fate eseguire al cane qualche esercizio prima di farlo mangiare, cosicché il cibo venga guadagnato. Se il cane non consuma entro dieci/quindici minuti il cibo che gli avremo proposto, la ciotola deve tassativamente sparire per essere ripresentata solo al pasto successivo. Evitate di dare al cane parte di quello che state mangiando: durante il pasto del capobranco, egli non condivide mai il suo cibo col sottoposto.

    Il rapporto sociale
    Le coccole vanno fatte solo quando lo decidiamo noi e non quando vengono richieste dal cane. Per esempio: al rientro dopo una lunga giornata di lavoro, quando il cane ci viene incontro scodinzolante, va ignorato per almeno cinque minuti, durante i quali non dovremo nemmeno incrociare il suo sguardo; solo dopo potremo dedicargli la nostra attenzione. I sottoposti vanno incontro al leader per rendergli omaggio, ma in quel frangente il leader li ignora.

    La gestione degli spazi e del territorio
    In casa e fuori, il nostro cane dovrà muoversi in ambiti distinti con zone scelte a nostra discrezione. Solo in fase di caccia gli concederemo il privilegio di essere indipendente nella cerca, mantenendosi comunque sempre collegato a noi.

    Il gioco
    Per il gioco vale il discorso fatto per il rapporto sociale. Limitiamo comunque le parole ai soli comandi ed alle gratifiche, utilizzando suoni che possibilmente non siano di uso comune: ecco perché a volte si usano parole straniere. Eviteremo in questo modo di generare confusione nella testa del nostro amico. Attuando queste semplici regole, ci comporteremo esattamente come il nostro cane si aspetta che si comporti il suo leader, guadagneremo così il suo rispetto e la sua fiducia, una volta ottenuti i quali tutto per noi diventerà più semplice. Provate ad applicare queste semplici regole alla vita di tutti i giorni e constaterete dei miglioramenti nel rapporto con il vostro cane già dopo una decina di giorni.

  • Come Insegnare i Comandi Terra e Fermo in Piedi al Cane

    In questa guida spieghiamo come insegnare i comandi Terra e Fermo in Piedi al cane.

    Dopo avere insegnato al cane il seduto, rimangono le ultime due posizioni di controllo e cioè: il terra e il fermo in piedi.

    Risulta essere opportuno il ricordare alcune regole importanti già illustrate nei precedenti capitoli da utilizzare ogni qualvolta si insegna un nuovo esercizio al cane:
    -cominciare a lavorare in luoghi tranquilli, per aumentare poi pian piano il grado di difficoltà, rappresentate da situazioni distraenti
    -dare il comando una volta sola ed eventualmente aiutarlo con la gestualità del vostro corpo, senza ripetere molte volte la stessa parola
    -dargli il tempo necessario per elaborare ciò che gli si sta chiedendo
    -il lavoro mai dovrà diventare una forzatura
    -mai chiedergli di ripetere più di 4 o 5 volte l’esercizio
    -per renderlo sempre divertente, abituarsi a lavorare con lui in fasi di gioco, (es. appena il cane si siede, tiriamo la palla) in modo che anche il lavoro diventi un momento di interazione importante. Facendo quindi salvi questi accorgimenti, passiamo alla pratica.

    Fase di lavoro
    -Mettere il cane in attenzione
    -Portare la mano con il boccone sotto il mento del cane e muoverla verso il basso fino a terra e poi in avanti
    -Quando il cane è a terra dire: TERRA
    -Dire: BRAVO
    -Deporre il boccone a terra fra le zampe anteriori del cane.

    In questo esercizio è sempre meglio premiare (ovvero rinforzare) il cane, deponendo il boccone per terra in mezzo alle sue zampe, cioé non premiandolo dalla vostra mano, per evitare che si alzi non appena la mano si sposta; il boccone gli perverrà così direttamente dalla terra e stando a terra. Il cane verrà quindi rinforzato nuovamente posando un nuovo boccone a terra così che impari a restare in quella posizione per periodi sempre più lunghi. Una volta ripetuto l’esercizio più volte, introdurre il comando vocale, aiutandolo nuovamente con il gesto delle vostre mani e rinforzandolo col premio. Ripetere l’esercizio fino a quando il cane andrà a terra solo con il comando vocale e – a questo punto – si passerà a rinforzi variabili.

    Con alcuni cani, soprattutto i più piccoli, fare assumere la posizione del terra non è sempre facile. In questi casi un’altra strada da percorrere è quella di premiare il cane quando va spontaneamente a terra, dicendo: “TERRA” – “BRAVO!” e rinforzandolo con un bocconcino. Avverrà così che gradatamente il cane assocerà quella posizione al comando TERRA e al premio.
    Un altro modo può essere quello di fare un ponte con la gamba e far giocare il cane facendolo passare sotto per raggiungere il bocconcino; quando sarà a terra lo si rinforzerà col premio. Il comando “terra” è da utilizzare ogni volta che si avrà bisogno che il cane stia tranquillo per lunghi periodi di tempo (anche un’ ora!), al bar, in un negozio, al ristorante, per una cena a casa con amici, ecc. Se il cane sarà ben educato, non sarà un problema portarlo ovunque, ma soprattutto anche i proprietari dei locali accoglieranno i cani ben educati molto volentieri!! Così daremo modo al nostro cane di sentirsi tranquillo, a suo agio in ogni contesto e – perchè no – di avere la possibilità di ricevere coccole e complimenti anche da altre persone.

    Passiamo ora alla posizione del “fermo in piedi”. Per quanto riguarda questo esercizio si dovrà lavorare per insegnare al cane di restare fermo sulle quattro zampe in piedi.
    Fase di lavoro
    -Focalizzare l’attenzione del cane su una mano
    -Portare la mano in avanti in modo che il cane stia in piedi
    -Dire IN PIEDI o STAND
    -Dire BRAVO
    -Dare il boccone

    Anche per questo esercizio introdurre il comando vocale, togliere poi la gestualità, fino ad arrivare a lavorare su rinforzi variabili. Una volta insegnate al cane tutte e tre le posture, si potrà dargli l’ordine di cambiare posizione da “terra” a “seduto” a “in piedi”, da “in piedi” a “terra” a “seduto”, e così via e mettere insieme sessioni di lavoro con tutti gli esercizi finora imparati.

    Insegnare al cane a stare fermo in piedi, potrà essere utile durante le passeggiate senza guinzaglio se si allontana troppo, nelle esposizioni di bellezza quando deve essere valutato da un giudice, sul lettino del veterinario, dal toelettatore, ecc. Acquisire correttamente le posizioni di controllo, oltre ad incentivare il rapporto tra cane e padrone, aiuterà ad aver un cane sempre gestibile e tranquillo e ad avere la possibilità di portarlo sempre con noi.

  • Come Insegnare il Comando Resta al Cane

    In questa guida spieghiamo come insegnare il comando Resta al cane.

    In passato abbiamo spiegato come eseguire correttamente i comandi seduto e terra. A questo punto il nuovo esercizio di fondamentale importanza da insegnargli è quello del “RESTA” con il quale il cane imparerà a rimanere fermo in un determinato posto fino al vostro ritorno.

    Anche per questo esercizio si procede in varie fasi
    -Iniziare sempre dalle situazioni semplici stando di fronte al cane.
    -Poi girargli le spalle.
    -Con il progredire dell’insegnamento, ci si allontanerà fino a sparire dalla sua visuale.
    -Come sempre, cominciare in luoghi tranquilli e solo successivamente lavorare con disturbi (cioè altre persone, altri cani, oggetti in movi-mento, ecc.)

    Fase di lavoro
    -Chiedere l’attenzione al cane.
    -Mettere il cane seduto o a terra davanti a voi.
    -La mano non deve contenere bocconi.
    -Con il palmo aperto rivolto verso l’alto e il braccio teso, porre la mano appena sopra al muso del cane e dire RESTA
    -Fare un passo indietro, indi tornare dal cane
    -Dire BRAVO
    -Dare il boccone

    Ciò su cui bisogna lavorare gradatamente è l’allungamento dei tempi di attesa e l’aumento della distanza dal cane, dapprima restandogli in faccia, poi girandogli le spalle ed allontanandosi maggiormente, alternando gli esercizi e usando rinforzi variabili; anche in questo caso più l’esercizio sarà compreso, meno si dovrà lavorerà con il boccone.
    Lavorare con calma e senza esagerare: allontanarsi di un passo, poi di tre passi, poi cinque, fino ad arrivare a dieci passi e ad ognuna di queste distanze allungare i tempi di attesa (da un secondo a un minuto, ecc.); se il cane si alza, non bisogna sgridarlo, ma si dovrà rincominciare da un esercizio più semplice che in precedenza aveva eseguito correttamente.
    Quando sbaglia, per correggerlo nella maniera giusta, bisogna riportarlo nel punto stesso in cui gli si è dato il comando “resta”, ripetere l’esercizio magari rendendolo più facile (per esempio riducendo distanza e/o il tempo di allontanamento), e rinforzare con la voce ed il boccone.
    Terminare sempre ogni esercizio con il successo da parte del cane, mai con una rinuncia da parte vostra, così da essere sempre stimolati e da motivare il cane, felice di lavorare al vostro fianco.

    L’esercizio del “resta” è forse quello più importante per chi abita una realtà cittadina: sarà utile per entrare in un negozio dove per il cane l’ingresso è vietato, in situazioni di potenziali pericoli, al bar allorché vi allontanate per bere il caffé al banco, ecc. Unire poi le sessioni di lavoro di tutti gli esercizi finora imparati e rendere le cose sempre più difficili con molte distrazioni.
    Un cane che ha un giusto resta dovrebbe rimanere immobile fino a quando il proprietario ritorna da lui, anche se ci sono molti stimoli interessanti intorno! Attenzione: non confondere il comando “resta” da quello del “fermo”. Resta significa: “rimani fino a quando io non ritorno da te”; fermo significa: “fermati in piedi momentaneamente e aspetta un altro comando”. Altro errore da non mai commettere è di chiedere al cane di restare e poi chiedergli di venire. Ciò è un controsenso che porterebbe confusione, facendogli perdere parte della fiducia che ripone nel suo capo branco, allorché diventa contraddittorio. Il cane cerca nel suo proprietario chiarezza e coerenza, tutte doti che fanno del suo leader la figura per lui più importante.

  • Pettorina per Cani – Come Scegliere, Opinioni e Prezzi

    In questa guida spieghiamo come scegliere la pettorina per cani.

    Alla domanda “è meglio usare il collare o la pettorina?”, la risposta è una sola: la pettorina. E senza possibilità di errore, vediamo perché. Prima di tutto i cani sono nostri amici, e noi non prendiamo i nostri amici per il collo, vero? Qualcuno poi sostiene che nel collo del cane sia presente una massa muscolare molto potente, ma si sbaglia.
    Il famigerato collare a strozzo provoca infatti numerosi danni tanto alla trachea, quanto all’esofago e alla cervicale… solo per citarne alcuni. È uno strumento superato di cui bisogna sbarazzarsi al più presto e senza indugi.
    Molti considerano la pettorina poco virile, ma a queste persone possiamo solo rispondere di non delegare al proprio cane la ricerca della propria virilità. Ma per fortuna si tratta di una mentalità in “via di estinzione”. Siamo molto felici nel vedere sempre più cani nei parchi che indossano la pettorina: questo significa che le persone stanno prendendo coscienza di cosa è davvero meglio per gli amici a quattro zampe.

    Come Scegliere Pettorina per Cani

    Da un punto di vista comportamentale va ricordato che i cani comunicano attraverso il corpo e che le posture del collo assumono un’importanza fondamentale nella loro comunicazione. Il cane con la pettorina è libero di esprimere attraverso il collo le proprie intenzioni: può abbassare la testa, annusare e guardare dove desidera. Il collare unito alla trazione esercitata dal guinzaglio impedisce questi movimenti preziosi.
    Spesso i proprietari di cani ci raccontano che i loro beniamini se sono liberi non litigano con i loro simili, ma se sono al guinzaglio iniziano a bisticciare. Questo accade molto spesso a causa di equivoci nella comunicazione. Ma chi è la causa di questi equivoci: noi umani che ne strattoniamo il collare! Come fa il nostro cane a manifestare le sue buone intenzioni se gli è impedito ogni movimento?
    Tra l’altro, con il collare, la trazione del guinzaglio provoca anche dolore al cane e quindi stress. E questo continuo “strozzare” può creare traumi alla colonna vertebrale e alla trachea. I collari a strozzo e a semistrozzo sono veramente dannosi.

    Abbiamo avuto cani di ogni tipo: un incrocio Rottweiler, due cani Corsi, un Maremmano, Retriver, cani di piccola taglia e non abbiamo mai avuto bisogno di simili strumenti per “controllarli”. Il punto di arrivo nella relazione con il cane non è il controllo su di lui da parte nostra, ma il raggiungimento dell’autocontrollo da parte sua.
    Se abbiamo ancora qualche dubbio, proviamo a metterci una mano sul collo ed esercitiamo una pressione mentre stiamo parlando. La sensazione è veramente sgradevole. Il cane è il nostro amico, il nostro compagno di vita: perché non scegliere il meglio per lui? Ciò che lo fa sentire più comodo, che non provoca danni e che aiuta il suo benessere psicofisico.
    Se oltre alla pettorina, usiamo un guinzaglio sufficientemente lungo, gli consentiamo di girarsi dove vuole con serenità, annusando ed esplorando senza troppe costrizioni. Tutto ciò, ovviamente, solo quando siamo lontani dal traffico e dalla confuzione della città.
    Il guinzaglio va usato con cautela, deve essere una cintura di sicurezza e non uno strumento di prigionia: all’altro capo c’è il nostro migliore amico e non un sacco di patate. E’ sufficiente avvisarlo quando cambiamo direzione e fermarsi quando vuole annusare per evitare dei brutti strattoni.

    La pettorina è lo strumento migliore per portare a spasso il nostro cane. E lo è sia sotto il profilo della salute fisica, sia sotto quello comportamentale. La pettorina migliore da usare è quella a forma di H. Si infila come un collare ed è dotata di due fettuccine, che passano rispettivamente lungo la schiena e lo sterno del cane, e di altre due, che ne abbracciano la cassa toracica serrandosi tra loro con due “clip” sui fianchi.
    La pettorina lascia le spalle del cane completamente libere ed evita fastidiosi sfregamenti sotto le ascelle. L’anello per attaccare il moschettone del guinzaglio si trova poi in asse con il baricentro del cane rendendo necessaria molta meno forza per il controllo.
    L’alternativa è rappresentata dalle pettorine a forma di Y. le pettorine a forma di Y conferiscono all’animale più comodità e senso di libertà avvolgendolo sul torace, ma sono meno semplici da utilizzare.
    Sono invece sconsigliate le pettorine a X, composte da un collare e da due strisce di stoffa che passano dietro i gomiti anteriori del cane per poi ricongiungersi dorsalmente. Queste pettorine, infatti, esercitano pressioni eccessive a livello delle ascelle del cane con conseguenze negative sulla postura.

    Fondamentale è ovviamente scegliere una pettorina per cani della misura giusta. Oltre a considerare la vestibilità attuale, bisogna tenere presente che un cane cresce. La pettorina deve quindi essere di una misura che le permetta di essere utilizzata per un tempo piuttosto lungo. Di conseguenza, va presa sempre una pettorina dotata di 4 o 5 punti di regolazione.

    Per quanto riguarda i materiali, le pettorine di nylon sono molto più leggere rispetto a quelle di cuoio o finta pelle. Inoltre durano di più e per la loro resistenza non sono peggio dei prodotti fatti di cuoio.
    Il cinturino deve essere solido e robusto, in grado di contenere con sicurezza il vostro cane. Anche le cinghie devono essere resistenti al tempo e a qualsiasi situazione.

    L’impugnatore è un altro aspetto da valutare prima di acquistare una pettorina, visto che permette di controllare il cane con maggiore semplicità a distanza ravvicinata. Le pettorine con impugnatura sono solitamente utilizzate per i cani di piccola taglia, ma possono essere comode anche con i cani più grandi ed attivi.

    Ci sono poi elementi utili che una pettorina dovrebbe avere, a partire dalle strisce riflettenti. Le strisce riflettenti presenti sia sul petto che sulla schiena non sono un elemento estetico, un’aggiunta per garantire la sicurezza del cane, specialmente nel caso in cui si voglia passeggiare con l’animale in presenza di scarsa luminosità.
    Importanti sono anche le tasche, posizionate in modo strategico e funzionanti come dei piccoli zainetti. Il consiglio è quello di scegliere una pettorina che abbia almeno due tasche.

    Pettorine per Cani più Vendute

    In questa lista è possibile trovare le pettorine per cani più vendute in questo momento con le opinioni degli acquirenti e il prezzo.

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  • Test di Campbell e Test di Volhard per il Cane

    In questa guida spieghiamo come eseguire il Test di Campbell e il Test di Volhard per il cane.

    Test di Campbell

    Per conoscere quale sarà il carattere del cane che ci si accinge a portare con sè a casa, è utile eseguire il test di Campbell. Il momento migliore per effettuarlo è quando il cucciolo ha circa sette settimane, poichè l’ambiente in cui vive non ha ancora modificato il suo carattere di base.
    Naturalmente anche un cane già adulto può essere sottoposto al test di Campbell, poiché comunque fornirà elementi utili per valutarne il carattere. Ecco alcuni accorgimenti da seguire prima di effettuare il test: scegliete un ambiente tranquillo e isolato in modo tale che il cucciolo non sia distratto dalla voglia di giocare. Quando siete da soli con lui trattatelo con dolcezza, ma senza eccessivi complimenti e neppure rimproveri.

    Il test si svolge in cinque fasi
    -Test di attrazione sociale: Mettete il cucciolo a terra e allontanatevi di circa tre metri. Inginocchiatevi e chiamatelo battendo le mani. Se il cane arriva dimostra fiducia in voi.
    A) Viene facilmente, coda alta, saltella e rosicchia le mani
    B) Viene facilmente, coda alta, zampettando verso le vostre mani
    C) Viene facilmente, ma con la coda abbassata
    D) Viene esitando
    E) Non viene affatto

    -Test di inseguimento: mettete il cucciolo per terra ai vostri piedi e quindi allontanatevi camminando normalmente e guardandolo. Se non vi segue dimostra di essere indipendente. Se vi segue sarà ubbidiente.
    A) Segue facilmente, coda alta, cerca di rosicchiare i piedi
    B) Segue facilmente. coda alta, viene ai vostri piedi
    C) Segue facilmente, con la coda abbassata
    D) Viene esitando e con la coda abbassata
    E) Non segue o segue da lontano

    -Test di costrizione (30 secondi): schiacciate dolcemente il cucciolo e fatelo rotolare sulla schiena per circa 30 secondi tenendolo per il petto. Se lascia fare, accetta la dominazione fisica del padrone, egli non vi morderà mai in futuro.
    A) Lotta con forza, si dibatte e morde
    B) Lotta con forza, si dibatte, ma non morde
    C) Lotta per un po’ e quindi rinuncia
    D) Non si muove, subisce la pressione delle mani.

    -Test di dominazione sociale (30 secondi): schiacciate il cucciolo per terra e premete sulla parte alta del cranio facendogli girare la testa verso il collo. Se cerca di liberarsi, di mordere o se ringhia, significa che non ama essere dominato. Se è indipendente, cercherà di allontanarsi. Se è docile, si lascerà fare. Questo test mostra come si adatterà ad altri cani.
    A) Salta, zampetta, oppure graffia, morde, ringhia
    B) Salta, zampetta
    C) Si muove per leccare le mani
    D) Si gira per leccare le mani
    E) Non fa niente

    -Posizione elevata: sollevate il cucciolo da terra, incrociando le mani sulla pancia. Tenetelo così per 30 secondi. Se non si agita, se non fa niente, significa che si fida totalmente di voi.
    A) Si dibatte molto, morde, ringhia
    B) Si dibatte molto
    C) Si dibatte, poi si ferma, lecca
    D) Non fa niente

    Scrivete i totali delle lettere A, B, C, D, E.
    -Risultati con 2 A o più con lettere B da altre parti:
    reagiscono in maniera aggressiva e possono mordere se vengono manipolati bruscamente. Da sconsigliare dove ci sono bambini piccoli o persone anzianeDa mettere in una casa tranquilla dove diventerà un ottimo cane da guardia.Da educare gentilmente, con pazienza.
    -Risultati con 3 B o più:
    tendenza alla dominazione leale, alla competizione. Forte attitudine all’addestramento, ai concorsi di lavoro. Da sconsigliare dove ci sono bambini.
    -Risultati con 3 C o più:
    si adattano molto bene. Consigliati dove ci sono bambini o persone anziane.
    -Risultati con 2 D o più soprattutto con una lettera E o più:
    cuccioli estremamente sottomessi con grande bisogno di affetto e di complimenti per acquistare fiducia e rilassarsi assieme alle persone. Normalmente adatti ai bambini, mordono solo se vengono trattati male e solo per difendersi.

    Test di Volhard

    Risulta essere un test elaborato da Joachim e Wendy Volhard, e nasce dall’integrazione del Test di Campbell con quello di Pfaffenberg.

    Eseguendo il test si possono mettere in evidenza le caratteristiche individuali relativamente a
    -attitudine alla socializzazione
    -attitudine a seguire
    -tolleranza al contenimento forzato
    – dominanza sociale
    -dominanza nel sollevamento
    -attitudine al riporto
    -sensibilità tattile
    – sensibilità acustica
    -sensibilità visiva

    L’esecuzione dei test consente di fare previsioni su quello che sarà il comportamento del cucciolo da adulto.

    Delle 10 prove previste dal test, 5 sono pressoché identiche al test di Campbell. Le altre 5, molto interessanti, sono
    ATTRAZIONE AL RIPORTO (si osservano le reazioni del cucciolo al lancio di una palla), che valuta il grado di predisposizione a lavorare con l’uomo;
    SENSIBILITA’ AL TATTO (si osservano le reazioni del cucciolo ai pizzicotti dati sugli arti anteriori), valuta la tempra, più alta tanto più tarda una reazione di risposta;
    SENSIBILITA’ AL SUONO (si osservano le reazioni del cucciolo all’emissione di un suono fastidioso);
    SENSIBILITA’ ALLA VISTA (si osservano le reazioni del cucciolo alla vista di uno straccio posto al suolo mosso da una cordicella) che valuta il grado di risposta volontaria in presenza di un oggetto sconosciuto in movimento;
    ESAME MORFOLOGICO sulla base del principio scontato che è necessario un soggetto sano dotato di buona struttura.