In questa guida spieghiamo come insegnare il fermo al cane.
Questo esercizio, come quello del richiamo, potrà venirci in aiuto in svariate situazioni e comunque in tutte quelle occasioni in cui vorremo fermare il nostro cane.
Molti di voi staranno già pensando alla ferma su selvaggina e non hanno tutti i torti. Con questo comando infatti potremo insegnare al nostro ausiliare, che magari non ha una ferma impeccabile, a rispettare meglio il selvatico (senza dimenticare che un cane da ferma deve avere questo tipo comportamento – la ferma per l’appunto – ben scolpito nel proprio DNA), o
addirittura – per i cacciatori più esigenti o per i garisti – insegnargli ad essere corretto al frullo.
Per non parlare poi di tutte quelle situazioni legate alla sicurezza del nostro amico che si presentano quotidianamente ad ognuno di noi.
Come sempre dovremo iniziare a lavorare in un ambiente tranquillo e privo di stimoli esterni.
Una volta ottenuta l’attenzione del nostro cane, andremo ad impartirgli il comando visivo.
Questo comando consiste nel portare una mano (quella a noi più comoda) in avanti verso il suo muso col palmo aperto, col chiaro intento di imporgli un alt. Questo gesto per il cane sarà un segnale forte che apprenderà molto in fretta.
Una volta effettuato questo gesto perentorio, ed ottenuta la desiderata immobilità, dopo qualche istante diamo il comando liberatorio “vai”. Gradualmente prolunghiamo la durata del “fermo”, ma non dimentichiamo di dare il “vai” al termine dell’esercizio, in assenza del quale il cane si sentirà autorizzato ad interrompere l’immobilità a suo piacimento, cosa che vanificherebbe la finalità dell’esercizio.
Come al solito premiamo il nostro amico con il “bravo”, con un bocconcino e con le immancabili coccole.
Dopo qualche ripetizione saremo pronti ad introdurre contestualmente al comando visivo il comando vocale che potrà essere il semplice “fermo!”, o un’altra parola o suono a nostra scelta. Ricordatevi sempre, dopo una decina di minuti di esercizio, di concedere al cane un po’ di svago liberandolo dalla concentrazione del lavoro e concedendogli di distrarsi facendo ciò che vuole per qualche minuto prima di riprendere l’attività.
Come sempre, con il miglioramento dell’esercizio, il rinforzo positivo del bocconcino diventerà variabile, sino praticamente ad estinguersi.
Per ottenere un riscontro migliore e più rapido, personalmente applico questo comando quando do da mangiare al cane.
La modalità è molto semplice: con la ciotola del cibo ancora in mano ed avendo l’accortezza che il cane sia in piedi, impartire il comando visivo e vocale, dopo qualche secondo mettere a terra il cibo. Naturalmente le prime volte, il cane romperà “il fermo” cercando di
appropriarsi della tanto sospirata ciotola. Prima che ci riesca, riprenderla subito in mano impedendogli di nutrirsi e ripetere il tutto sino a quando il cane avrà capito che mangerà solo se starà fermo sino al vostro comando “vai”.
Generalmente bastano pochi minuti perché il cane comprenda il significato di questo comando e lo esegua in modo soddisfacente.
A questo punto, potremo gratificare il nostro amico semplicemente consentendogli di cibarsi al comando “ vai!” seguito da “bravo”.
Risulta essere intuitivo il fatto che, aggiungendo del tempo tra il comando del “fermo” ed il “vai”, seguito dalla possibilità di nutrirsi, potremo insegnare al nostro cane anche il “resta”, che potrà essere eseguito nelle modalità “in piedi”, “seduto” o “terra”.
Una volta appreso bene questo esercizio in ambiente “protetto”, come sempre potremo (e dovremo) portarlo all’esterno aumentando così gli stimoli che distrarranno il nostro amico. In tal modo andremo a consolidare l’esercizio.
Per i più esigenti (o i più smaliziati/maliziosi), una volta padroni del comando, potremo raffinarlo con gesti e suoni meno plateali.
Per impartire il nostro ordine al cane allenato, basterà l’impercettibile movimento di un dito e comandi vocali somiglianti più ad un bisbiglìo o ad un lieve sibilo che ad una parola vera e propria, comandi che solo il vostro cane potrà vedere ed udire, contrabbandando così come correttezza naturale quello che in realtà è solo l’esecuzione di un impercettibile comando da voi impartito.
In questa guida spieghiamo come insegnare il richiamo al cane.
Anche quest’anno la stagione venatoria si avvicina a grandi passi e molti non vedono l’ora di iniziare ad allenare sul campo il proprio cane. Purtroppo ogni anno, durante la stagione venatoria, vengono persi molti cani che, spinti dalla foga e dal naturale istinto predatorio, perdono il contatto con il loro conduttore smarrendosi a volte irrimediabilmente. Approfitto dell’occasione per aprire una piccola parentesi su questo angosciante problema. Alcune delle cose che sto per scrivere sono certamente ben note a molti di voi, ma le ripeterò a beneficio degli eventuali neofiti.
Il cane dovrà sempre avere il microchip identificativo previsto dalla legge (meglio se avrà anche il tatuaggio sull’orecchio o sull’interno della coscia). Quando poi usciremo dall’ambito protetto di casa, dovrà sempre portare il collare con l’apposita medaglietta che riporta il vostro recapito telefonico ed eventualmente il suo nome: già questi piccoli accorgimenti ci metteranno dalla parte della ragione in caso di smarrimento e – contando sulla buona fede della persona che ritroverà il nostro amato cane – avremo buone possibilità di ritornarne in possesso in tempi brevi.
Per la cronaca ricordo che impossessarsi di un cane altrui è perseguito penalmente per legge il che, come primo effetto, fa saltare il porto d’armi.
Nel momento in cui, nonostante le nostre ricerche, la notte sopraggiunga senza che il cane sia tornato e – scoraggiati – si decida di desistere, lasciate sempre sul posto in cui per l’ultima volta il cane è stato in collegamento con voi, un oggetto impregnato con il suo o il vostro odore (come per esempio il suo trasportino od un vostro indumento). Questo molto spesso farà in modo che il cane – tornando sui suoi passi – ritrovi l’oggetto, ottenendo un preciso punto di riferimento e lo presidi sino al vostro arrivo l’indomani all’alba. Chiaramente in caso negativo, le ricerche andranno proseguite. Se anche in questo frangente il vostro amico non verrà trovato, rivolgetevi alle autorità locali per denunciarne lo smarrimento. Ricordatevi che spesso questi cani finiscono in qualche canile della zona (dove sarà ovvio andarlo a cercare) che, se non riuscirà a risalire a voi per mancanza di microchip ed altri dati sopra citati, non potrà fare altro che tenerselo. Chi trova un cane, comunque, ha l’obbligo di farne denuncia alle autorità locali che, essendo in possesso del lettore del microchip, sono in grado di risalire alla proprietà dichiarata presso l’anagrafe canina regionale.
Errori da non Fare
Quando si parla di controllo, si intende il riuscire ad interrompere ogni azione che il cane sta svolgendo, in ogni momento e questo sarà sicuramente molto più efficace se il cane avrà rispetto, fiducia e un buon rapporto con il suo padrone. È desiderio di tutti noi avere un cane che ogni volta che lo chiami arriva scodinzolando, ma la maggior parte delle volte questo non accade, anzi ci si ritrova ad arrabbiarsi e rincorrerlo di qua e di là per recuperarlo.
La fiducia ed il rispetto non ci sono dovuti, si devono conquistare sul campo, sono condizioni che nascono e si fissano durante la vita quotidiana con la coerenza comportamentale e la semplicità del linguaggio. Gli errori da non commettere sono pochi, ma molto importanti: usare male il linguaggio del corpo e utilizzare punizioni inutili, servono esclusivamente per allontanare il cane da noi e per incrinare quel rapporto che fino ad ora abbiamo costruito passo dopo passo con fatica. Cosa non fare
-non rincorrere il cane, cosa che diventerebbe un bellissimo gioco in cui lui scappa e voi lo prendete, rendendovi faticosa ogni uscita quotidiana.
-non chiamare il cane ripetute volte, perché così facendo il richiamo diventerà poco importante e gli insegnerà a tornare solo quando ne ha voglia. Ricordare che i comandi vanno dati una volta sola.
-non urlare contro il cane, per lui sarà molto difficile avvicinarsi a voi sentendovi arrabbiati, venirvi incontro deve essere un piacere, non una tortura.
-non richiamare il cane solo ed esclusivamente quando dovete tornare a casa, perché potrebbe associare il richiamo come la fine dei giochi, cioè come qualcosa di negativo. Bisogna abituarsi a richiamarlo anche mentre è al parco, per poi lasciarlo libero nuovamente.
-se il cane tarda a tornare, per nessun motivo dovete sgridarlo quando arriva!! Anzi, fategli molte feste, se le ricorderà per la volta successiva
Come Insegnare il Richiamo
A questo punto, cerchiamo di capire come rendere il nostro richiamo efficace e farlo migliorare nel tempo visto che, oltre al problema del potenziale smarrimento, fruire di un buon richiamo del nostro cane significa spesso riuscire a recuperarlo prima che si metta in pasticci che potrebbero mettere a rischio la sua e l’altrui incolumità (come ad esempio prima che attraversi una strada trafficata).
Quando andremo a richiamare il nostro cane, il comando dovrà essere impartito con decisione e con tono risoluto, ma mai con cattiveria o con rabbia. La parola che identifica il comando del richiamo potrà essere il semplice “vieni” piuttosto che un’altra parola o un suono.
Fase di lavoro
-lasciare libero il cane e – quando volete – chiamatelo dicendo ”VIENI”
-aspettate qualche secondo: se il cane torna subito da voi, abbassatevi (esprimendo così con il linguaggio del corpo la vostra affettuosa accoglienza), dite “BRAVO” e lodatelo con coccole, complimenti, afferratelo dolcemente e infine dategli il bocconcino. -se lui non torna, allora scappate via e appena si accorge che ve ne state andando e vi vien dietro, abbassatevi e rinforzate nello stesso modo.
-se anche l’andare via non causa alcuna reazione da parte del vostro cane, che resta dov’è noncurante della situazione, allora sparite dalla sua visuale, nascondetevi e aspettate che lui si accorga di essere rimasto solo. A quel punto lasciate che vi ritrovi e al suo arrivo lodatelo con mille complimenti: la prossima volta al suono del richiamo tornerà sicuramente più velocemente.
Quello che deve entrare nella testa del vostro cane è che quando sente il vostro richiamo deve correre il più spedito possibile da voi per non essere lasciato solo e perché voi avete mille sorprese da proporgli, molto più interessanti di ciò che lo distrae. Se siete in due o più, potete anche divertirvi a giocare con lui facendolo correre da uno all’altro usando sempre il comando “VIENI” e premiandolo ogni volta: imparerà così giocando a correre da voi sempre felicissimo, sapendo ciò che gli spetta.
Quando pensate che il cane abbia capito cosa gli state chiedendo aumentate il grado di difficoltà: chiamatelo quando è distratto da qualcosa, provate a richiamarlo mentre sta annusando qua e la, infine provate a farlo quando è in mezzo ad altri cani. Quella sarà la prova più difficile ma vi darà un sacco di soddisfazioni. Cercate comunque sempre di richiamare il cane quando può ascoltarvi, sarà inutile richiamarlo mentre sta rincorrendo un suo simile o è nel bel mezzo di una lotta: imparate a chiamarlo nel momento in cui si ferma a riprendere fiato, così che possa essere più facile per lui arrivare da voi. Il richiamo resta una delle principali regole per avere un cane sotto controllo e sarebbe molto utile insegnarglielo fin da piccolo. Se siamo in grado di diventare la fonte più importante di risorse per il nostro cane, non ci sarà nemmeno l’occasione che egli non abbia piacere a tornare da noi scodinzolando.
Per integrare quanto spiegato, ritengo utile fornire alcune note sullo schema comportamentale del cane in cui rientra “il richiamo”, ovvero la prestazione generalmente definita come “collegamento”. Il cane ha ereditato dal lupo l’istinto della caccia in branco, per svolgere la quale riconosce un capo a cui tutti i componenti del gruppo si sottomettono per ottimizzare il risultato della predazione. Da notare che durante la caccia, i componenti del branco – per mantenere il contatto col capobranco – non necessitano di alcun richiamo acustico da parte di quest’ultimo (infatti il “lupo alfa” in caccia non ulula per richiamare i suoi sottoposti, che a lui si collegano in assoluto silenzio).
Come tutti i comportamenti ereditati dall’antenato lupo, nel cane il “collegamento” è carattere dominante, il cui genotipo può quindi essere omozigote o eterozigote. In quest’ultimo caso, madrenatura non si preoccupa delle conseguenze degenerative della specie dovute alla trasmissione del carattere recessivo, stante l’impossibilità che soggetti incapaci di partecipare alla predazione in gruppo possano sopravvivere in natura. Per mantenere il collegamento, il cane si avvale solo marginalmente della vista (che in lui è particolarmente debole) e fa uso di uno spiccato senso di orientamento, grazie al quale torna nel luogo in cui è avvenuto l’ultimo contatto col capobranco, per quindi trovare e seguire a naso la sua traccia (molte volte l’abbiamo visto fare dal nostro cane che vuole ricongiungersi a noi rientrando da una fase di cerca particolarmente spaziosa).
Oltre a ciò alcuni cani sono guidati da un sesto senso che fa parte di un mondo ancora a noi sconosciuto. Comunque il richiamo del cane che ha perso il collegamento deve sempre essere emesso dal luogo in cui per l’ultima volta risultava collegato, perché il suo istinto là lo indurrà a tornare per cercare la traccia olfattiva che lo ricollega al suo capobranco. Tutti i cani hanno queste capacità di orientamento?. Purtroppo no, o quantomeno non tutti le hanno in egual misura e – a causa di errati criteri di selezione – sono in aumento i soggetti che ne sono sprovvisti.
Il naturale schema comportamentale del collegamento nel cane viene spesso alterato dai richiami (quasi sempre immotivati) che il cacciatore gli rivolge, col risultato che l’ausiliare, invece di mantenere lo spontaneo e silente collegamento col suo conduttore, si abitua ad attendere la segnalazione acustica che gli fornisca l’indicazione di dov’è il suo capobranco, che però non è sempre facile da localizzare, stante lo scarso aiuto che può ottenere dalla sua vista molto corta. (A tale proposito, si noti che la vista del cane riesce però a vedere meglio gli oggetti in movimento: per cui, quando cerca invano di vedervi allorché è ad una certa distanza da voi, agitate in aria un fazzoletto spiegato… cosa che lo aiuterà molto ad individuarvi visivamente.) Una dilagante deformazione che sta distruggendo il collegamento naturale del cane da ferma è l’uso del beeper col quale un cane va per i fatti suoi nel bosco, fregandosene del suo conduttore e limitandosi a pazientemente attenderlo in ferma quando trova una beccaccia. Con ciò il concetto di collegamento viene letteralmente ribaltato perché, invece di essere il cane in collegamento con l’uomo, è il cacciatore che trova il cane con l’ausilio del dispositivo elettronico. Questo sarà forse un’evoluzione tecnologica, ma è certamente anche una aberrante involuzione del modo di concepire il cane da ferma. Il corretto comportamento del cacciatore dovrebbe invece mirare a stimolare fin dai primi mesi di vita il silenzioso collegamento del cane, premiandolo allorché torna spontaneamente e nascondendosi quando tarda ad arrivare, cosicché il finale ritrovamento diventi di per sé un’esperienza premiante. Durante l’esercizio della caccia, il richiamo acustico deve essere limitato ai casi in cui il cane può ravvisarne l’effettiva giustificazione, come ad esempio per un radicale cambiamento della direzione del percorso di caccia, o per legarlo al guinzaglio, o per indirizzare la cerca là dove è stata avvistata una rimessa.
Era il 4 Agosto 1974. Durante una partita di baseball in diretta TV, Alex Stein, uno studente diciannovenne, con il suo cane Ashley Wippet saltò la recinzione del campo e si esibì in una serie di lanci del frisbee che il cane afferrava in aria in modo tanto spettacolare da lasciare il pubblico senza fiato. La partita venne interrotta ma quelle immagini, trasmesse dalla televisione sulla rete nazionale, rappresentarono la nascita di un nuovo sport-spettacolo in cui il binomio cane-padrone sono i primattori. Era nato cioè il “Disc dog” – chiamato anche “Frisbee dog” – in cui vengono esaltate l’abilità del “lanciatore”, l’agilità e l’addestramento del suo cane, e la perfetta sintonia fra i due.
Si tratta di un’esibizione in cui si fondono tre tipi di prove e cioè: il “distance accuracy” il “dartbee” il “freestyle”.
Il distance accuracy (Lanci a distanza)
In un campo di 20 metri per 50, ogni concorrente ha un minuto di tempo per lanciare il disco. Il punteggio si acquisisce a seconda della distanza in cui avviene la “presa in aria”. Più precisamente: 1 punto se la presa avviene fra 10 e 20 metri dalla linea di lancio; 2 punti se avviene tra 20 30 metri; 3 punti fra 30 e 40 metri; 5 punti fra 40 e 50 metri. Durante i 60 secondi della prova vengono fatti uno o possibilmente più lanci. Sono previsti due round da un minuto ciascuno ed il punteggio sarà quello ottenuto in totale fra i due round.
Lanci a bersaglio (Dartbee)
Vengono disegnati a terra 4 cerchi concentrici, che costituiscono il “bersaglio”: il più largo ha un diametro di 6,5 metri, gli altri rispettivamente di 4,5 metri, di 2,5 metri ed il centro con un diametro di mezzo metro. Il conduttore esegue tre lanci da una distanza che varia da 15 a 20 metri a seconda della categoria di partecipazione (15 metri per novizi ed intermedi – 20 metri per esperti). Si sommano i punti ottenuti dal cane che prende al volo il disco e atterra con l’anteriore in uno dei cerchi e cioè: 10 punti nel cerchio grande, 30 punti se atterra nel secondo, 50 punti nel terzo e 100 punti se atterra nel centro. In base al numero di concorrenti si organizzano dei gironi eliminatori per arrivare ai quarti di finale, semifinale e finale.
Freestyle
Nello stesso campo della prova di lanci a distanza (o almeno di 15×15 metri) il conduttore, con il supportodi un brano musicale, fa eseguire le evoluzioni che comprendono stile di lanci diversi, salti e prese volanti. Il tempo minimo dell’esibizione è di 60 secondi, fino ad un massimo di 2 minuti. La valutazione prevede 4 parametri per un totale di 40 punti. Nel freestyle è prevista anche una manche di lanci a distanza.
Come Iniziare con il Disc Dog
Innanzitutto bisogna insegnare al cane a gestire i suoi riflessi in modo tale da abituarlo ad afferrare oggetti al volo. Ciò si può insegnare lanciando dei bocconcini prima da vicino e poi pian piano allungando le distanze affinché, nell’afferrarli al volo, trovi anche un incentivo per nel rincorrere l’oggetto lanciato. Procedendo per gradi, si otterrà che il cane – per prendere al volo il boccone che gli avete lanciato – compirà anche un leggero salto, che starà a voi lentamente stimolare affinché sia sempre più alto. Si passa in seguito a fare questo esercizio con il giochino preferito del vostro cane, ed infine col frisbee. È molto importante non lanciarlo direttamente verso il muso del cane, ma orientare i lanci a destra o a sinistra. Bisogna eseguire dei lanci deboli e sempre a distanza ravvicinata per motivare il cane ad afferrare il frisbee al volo. Stimolando l’istinto predatorio insito in ogni cane, iniziamo a far passare il frisbee davanti al suo naso, e vedrete che sarà per lui molto interessante seguire quell’oggetto che gli agitate davanti al muso; quindi lasciate che lo afferri e premiatelo abbondantemente. E anche importante insegnare al cane una “parola d’ordine” ben precisa per stimolarlo ad afferrare il frisbee tipo PRENDI. Una volta che il cane ha preso confidenza nell’afferrarlo, cominciate a lasciare il frisbee qualche secondo prima che lo prenda in modo da abituarlo che quest’oggetto si dovrà prendere anche distante dalle vostre mani.
Continuando così, aumentando pian piano le distanze, vedrete che imparerà presto a giocare con voi nel rincorrere quello splendido “gioco” dapprima rotolante sul terreno e poi a prenderlo al volo così come faceva coi bocconcini.
In questa guida spieghiamo come scegliere gli snack per cani.
Molto spesso ci piace offrire al nostro cane un premio, una piccola gratificazione. Per farlo ricorriamo a uno snack. Un gesto semplice, immediato, affettuoso. Ma pure importante se valutiamo che il benessere del nostro pet passa anche attraverso i biscottini.
Come Scegliere Snack per Cani
In generale uno snack è formulato come un alimento completo, e cioè con la giusta quantità di carboidrati, proteine, grassi, vitamine e sali minerali. Proprio come l’alimento che gli proponiamo ogni giorno. Di conseguenza, per evitare un aumento di peso indesiderato è bene ridurre del 5-15% la quantità giornaliera di cibo, in funzione del numero di snack offerti nel corso della giornata.
Alcuni di questi prodotti hanno una formulazione particolare che agisce sulla placca dentale con lo scopo di tenere sotto controllo la formazione di tartaro, soprattutto nei i cani di piccola e madia taglia. Grazie alla loro particolare struttura fisica, questi snack agiscono “spazzolando” la superficie del dente.
Specie se il nostro cane è abituato a mangiare cibo umido, è consigliabile utilizzare questo tipo di snack a fine pasto, per favorire l’asportazione dei residui di cibo dalla superficie del dente. Se vogliamo mantenere in linea il nostro amico, anche in questo caso la razione giornaliera va diminuita di circa il 5-10%.
Anche i soggetti non più giovanissimi hanno i loro snack. Sono prodotti caratterizzati da ridotto tenore calorico e da basso contenuto di proteine e sodio che permettono di…” coccolare” anche i soggetti anziani rispettandone però le esigenze nutrizionali. Prima di utilizzare estensivamente questi prodotti, è comunque bene consultare il veterinario per avere un consiglio professionale sulle corrette modalità della loro somministrazione.
Nel caso di soggetti sovrappeso è difficile pensare di utilizzare dei “fuori pasto” che apportino calorie in più! In realtà le aziende di petfood più importanti hanno messo a punto snack ipocalorici da somministrare come premio. Riducendo la razione giornaliera sempre del 5-10% è possibile gratificare il nostro cane, senza aggiungere chilocalorie in eccesso. Il veterinario curante potrà consigliare un abbinamento equilibrato tra razione e snack.
Anche i cani affetti da diabete hanno il diritto ad essere premiati, ma per loro la formulazione dello snack deve essere veramente speciale. Se il nostro cane è diabetico e lo vogliamo gratificare con un piccolo premio, la cosa migliore che possiamo fare è proporre lo stesso alimento di tutti i giorni, quello stesso indicato dal nostro veterinario di fiducia.
Nella malattia diabetica la dieta è infatti parte integrante della terapia farmacologica. Nella quasi totalità dei casi il cane affetto da diabete è un soggetto sovrappeso al quale non bisogna somministrare zuccheri, pena la rapida insorgenza di problemi anche molto seri. E proprio per evitare ogni tipo di complicazione, gli snack dedicati a questi animali contengono sempre dolcificanti e farine integrali che rallentano l’assorbimento dei carboidrati a livello intestinale.
Come noi, anche i cani invecchiano e le loro articolazioni vengono colpite dall’artrosi. Per i soggetti con problemi articolari esistono snack che apportano acidi grassi omega 3 e condroitina solfato, entrambi principi nutrizionali che aiutano a rallentare la degenerazione delle superfici articolari agendo sulle cartilagini che le ricoprono. Reperibili sul mercato in diverse grammature, ognuna adatta per una certa taglia, questi snack possono essere considerati un valido complemento nutrizionale.
Oggi troviamo in commercio anche biscottini per proprietari alternativi, che preferiscono somministrare al proprio animale cibi biologici se non addirittura vegetariani. Sono snack a base di carni e cereali biologici certificati, senza conservanti o coloranti. Possono essere utilizzati per favorire la pulizia dei denti o solo come premio molto speciale come le strisce di trippa di manzo allevato con sistemi biologici. Esisto anche dei veri e propri “bonbon” ripieni di purea di frutta, del tutto simili ai nostri pasticcini.
Gli snack che, per formulazione e struttura, possono aiutare a mantenere pulita la superficie dei denti, vanno somministrati a fine pasto, per allontanare i residui di cibo e la placca batterica presente. Per gli animali in fase di addestramento, gli snack rappresentano un “rinforzo positivo” nel momento in cui il proprietario richiede attenzione o quando occorre premiare una grande performance.
Anche i cani anziani, obesi o quelli con patologie croniche come il diabete o l’insufficienza renale, hanno finalmente snack studiati apposta, per non escluderli dalle abitudini del “branco”. E’ comunque sempre bene ricordare di diminuire la razione giornaliera in base al numero di snack somministrati.
Snack per Cani più Venduti
In questa lista è possibile trovare gli snack per cani più venduti in questo momento con le opinioni degli acquirenti e il prezzo.
In questa guida mettiamo a disposizione alcuni consigli utili sull’addestramento per ottenere l’attenzione del cane.
In passato abbiamo descritto i concetti fondamentali dell’educazione di base con cui rapportarci in maniera corretta con il nostro cane e per creare i giusti presupposti di un’equilibrata leadership. Possiamo ora iniziare a lavorare col cane insegnando alcuni esercizi. Gli esercizi che in questa fase vengono proposti al cane sono chiamati “di controllo”. Ciò che cercheremo di fargli capire è che per ogni buon comportamento e per ogni comando eseguito correttamente riceverà un premio che può essere il cibo, il gioco o qualsiasi cosa che gli piaccia e per cui farebbe di tutto. Prima di cominciare l’educazione quindi, sarebbe dovere di ogni proprietario osservare il proprio cane e capire cosa gli piace e cosa non gli piace. Ama molto il cibo? o la pallina … il tira e molla … le carezze o una bottiglia?: ciò che più apprezza diventerà così il nostro “rinforzo”, che nel nostro linguaggio vuol dire il premio. Il nostro cane dovrà imparare che tutto ciò che può desiderare noi possiamo darglielo e che non avrà bisogno di trovare interessi lontani da noi.
Il primo esercizio da impostare è quello dell’attenzione. Consiste nel focalizzare l’attenzione del cane su di noi, esattamente sul nostro volto, occhi negli occhi, e mantenerla per tempi progressivamente più lunghi. Avere il cane in attenzione su di noi ci aiuterà ad ottenere per prima cosa la concentrazione da parte sua. Successivamente chiederemo – e soprattutto insegneremo – l’autocontrollo, esercizio estremamente utile in situazioni di normale vita quotidiana.
Fase di lavoro
-Iniziamo a lavorare con il cane in un luogo tranquillo dove non ci siano distrazioni
-Usiamo come rinforzo bocconi di cibo molto appetitosi
-Facciamogli annusare la mano che contiene il boccone e portiamola vicino al nostro occhio dando al cane un comando “guarda” o “attento”
-Appena guarda (ma dovete essere sicuri che stia guardando gli occhi e non la mano!) dite “bravo!”
-Diamo allora il premio.
Se vogliamo essere sicuri di non sbagliare, invece di portare la mano vicino all’occhio lavoriamo così
-Facciamo sentire al cane che abbiamo il boccone in entrambe le mani
-Apriamo le braccia tenendo il boccone in tutte e due le mani
-Diamo il comando “guarda” o “attento”
-Appena il cane ci guarda diciamo “bravo!”
-E rinforziamo con il boccone.
Con questo metodo saremo più sicuri che il cane sia focalizzato su di noi e che non concentri la sua attenzione sulle nostre mani, perché esse saranno molto lontane dal viso.
Possiamo alternare i due esercizi, uno per una maggiore istantaneità e l’altro per una maggior precisione.
Una volta che il cane ha appreso quello che stiamo chiedendo, allungate i tempi, fino ad arrivare anche a 30 secondi di attenzione.
Una volta sicuri dell’esercizio, sperimentiamolo in una situazione in cui sono presenti distrazioni, fuori dal suo ambiente usuale. Gradatamente esaminiamo la riuscita dell’esercizio in situazioni sempre più distraenti, tenendo presente che per il cane sarà magari meno interessante un passante, piuttosto che un altro cane. Sicuramente in situazioni distraenti avremo ancora bisogno di abbassare i tempi di attenzione, ma con l’esercizio quotidiano si riuscirà a raggiungere lo stesso risultato.
L’attenzione, come abbiamo detto, sarà molto utile per insegnare al cane l’autocontrollo e sapere gestire la sua iniziativa. Se per esempio il nostro cane è solito fare feste a tutti, molte volte la cosa può infastidire la signora che passa con le borse della spesa, la ragazza tutta vestita o il ragazzo che fa jogging.
Una volta insegnato il comando “attento”, quando si avvicinerà qualcuno noi chiederemo al cane di guardarci: la persona potrà passare accanto a noi indisturbata e il nostro cane riceverà un bel premio per essere stato così bravo ed averci ascoltato.
Ogni esercizio, non solo quello dell’attenzione, va insegnato al cane gradualmente. Cerchiamo di non esagerare nelle richieste di lavoro, soprattutto trovandoci a contatto con cani che non hanno mai affrontato l’educazione: pazienza, coerenza e costanza sono alla base di un lavoro ben riuscito. Chiediamo al cane sessioni di lavoro brevi, 10 – 15 minuti al giorno e non facciamogli ripetere l’esercizio più di 4 o 5 volte: seguiamo queste regole tutti i giorni e teniamo il cane in buon allenamento. A volte, presi dall’eccitazione, tendiamo a chieder troppo a Fido rischiando che il gioco diventi per lui una frustrante seccatura. Imparare ad osservare il nostro cane ci aiuta a capire i suoi limiti e le sue capacità. Lavoriamo su questo esercizio soprattutto nelle situazioni di vita cittadina, così che diventi naturale per lui osservarci e aver meno interesse per tutto quello che c’è intorno.