In questa guida spieghiamo come scegliere i migliori integratori per cane per le proprie esigenze.
Risulta essere pratica comune, in particolare quando si tratta di cuccioli, ricorrere a integratori alimentari per sopperire a eventuali carenze nutrizionali della dieta abituale. Se poi i cuccioli sono di grande taglia, questa pratica è considerata a maggiore ragione una necessità. L’importante e veloce sviluppo osseo che questi cani hanno nel primo periodo di vita richiede infatti un adeguato supporto nutrizionale.
Bisogna però fare attenzione, dato che numerose malattie dell’apparato scheletrico sono correlate a pratiche alimentari scorrette durante la crescita. La scelta di una dieta appropriata da subito è di fondamentale importanza.
Come Scegliere Integratori per Cane
La specie canina è unica nel panorama animale per la varietà morfologica delle tante razze, così diverse fra loro per la taglia e le conseguenti esigenze nutrizionali. Da questa varietà deriva che la durata del periodo di crescita è molto variabile da razza a razza.
Per i cuccioli di taglia grande e gigante, l’adeguatezza della dieta alle specifiche esigenze (sia in termini di apporti nutritivi, sia in termini di durata della dieta) e l’integrazione con condroprotettori è di particolare importanza. Una crescita veloce non è sempre sinonimo di accrescimento ottimale. Lo sviluppo scheletrico e muscolare, inoltre, non sono contemporanei e un periodo di crescita prolungato è attualmente considerato più idoneo.
Il calcio (Ca) viene spesso aggiunto alla dieta dei cani, principalmente per il suo ruolo essenziale nella crescita e nello sviluppo scheletrico. Tuttavia si rivela poco raccomandabile qualora vengano già impiegati alimenti completi e bilanciati specifici per cuccioli. Alcuni studi su cani in crescita indicano che l’aggiunta di quantità eccessive di calcio a una dieta bilanciata può contribuire allo sviluppo di quelle patologie scheletriche che i proprietari credono invece di poter prevenire.
I cani in crescita infatti non sembrano possedere un meccanismo di protezione che impedisca l’assorbimento di grosse quantità di minerale quando la sua concentrazione nella dieta è eccessiva.
In questi casi si verificano perciò delle eccessive concentrazioni di calcio che, nel periodo di accrescimento, si sono rivelate inibitrici dello sviluppo osseo e delle articolazioni e possono anche influire negativamente sull’assorbimento intestinale di altri minerali, quali fosforo (P), magnesio (Mg), rame (Cu), zinco (Zn). L’integrazione di calcio risulta invece necessaria nel caso di diete casalinghe ma sempre sotto consiglio del veterinaio.
Durante la crescita sono necessari maggiori quantitativi di vitamine e oligoelementi, ma, così come detto per il calcio, non è assolutamente necessario integrare con queste sostanze gli alimenti industriali di qualità che sono già completi e bilanciati. Alcune sostanze come la Vitamina A e la Vitamina D possono riuscire dannose se somministrate in eccesso.
Se poi, da un lato non è certo che fornire Vitamina C abbia effettivamente un’azione preventiva sulle patologie scheletriche, dall’altro sembra che una sua integrazione possa aggravare le malattie scheletriche indotte dalla sovralimentazione.
Anche il bilancio degli oligoelementi, che sono minerali presenti in modica quantità nell’organismo (es. Arsenico, Bromo, Cromo….), è da affrontare con cautela: l’arbitraria integrazione di alcuni di essi può interferire con l’assorbimento di altri minerali e indurre stati carenziali.
Da ricordare
-Numerose malattie dell’apparato scheletrico derivano da pratiche alimentari scorrette seguite durante la fase della crescita
-Per i cuccioli di razza grande e gigante, l’adeguatezza della dieta agli specifici fabbisogni è di particolare importanza (apporto condroprotettori)
-In caso di dieta casalinga, è sempre necessario integrare la porzione con minerali e vitamine, sempre dietro consiglio del veterinario
I consigli del veterinario
Per evitare che il nostro cucciolo incorra da adulto in malattie scheletriche è sufficiente seguire alcune semplici regole
-scegliere un alimento completo e bilanciato formulato per la crescita
-somministrarlo nelle porzioni indicate dalla confezione
-impiegarlo per il tempo indicato dal veterinario
-controllare mensilmente l’aumento del peso e riferirlo al Veterinario.
Integratori per Cane più Venduti
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Il Mondioring è uno sport cinofilo aperto a cani di tutte le razze iscritti ad un libro genealogico riconosciuto (ossia provvisti di pedigree riconosciuto dall’FCI), ufficialmente accettato dall’ ENCI nel 2001, ma già praticato da circa dieci anni in Francia, Svizzera, Belgio e Olanda.
Lo scopo di questa disciplina è innanzitutto di mettere in evidenza le attitudini naturali del cane, la qualità del suo addestramento e la perizia del conduttore, considerando in ogni caso il patrimonio genetico del cane.
In questo sport le difficoltà sono progressive in base alle categorie dei concorrenti.
Inoltre è un momento di competizione e confronto per gli appassionati di addestramento e sicuramente motivo di spettacolo per gli spettatori.
Il Mondioring è una disciplina affascinante e spettacolare, che mette in evidenza il temperamento e l’equilibrio del cane che deve essere sempre pronto ad affrontare situazioni di diversa natura e che lo stimola a ragionare autonomamente per valutare tutte le potenziali situazioni. Per questo nell’ambito del Mondioring i cani devono essere scrupolosamente esaminati e valutati dal punto di
vista caratteriale perché non tutti sono dotati dell’equilibrio necessario a svolgere una disciplina così impegnativa.
Per questo sport è sempre raccomabile affidarsi ad un Istruttore qualificato perché la disciplina “anche se legata al morso” non deve assolutamente essere impostata sull’aggressività ma sul naturale istinto predatorio insito in ogni cane e sul gioco.
A dimostrazione che il morso nel Mondioring non è espressione di aggressività, bensì “un gioco”, ho visto cani da competizione a livello mondiale che si rifiutavano di mordere il figurante perché sopra il costume aveva indossato un impermeabile.
Le classi previste sono 4:
-Debuttanti: a cui sono ammessi soggetti di tutte le razze anche se sprovvisti di pedigree purché abbiano compiuto i 12 mesi di età (punteggio max. 100);
-Categoria 1: possono partecipare tutti i soggetti con pedigree di almeno 12 mesi di età (punteggio max. 200);
-Categoria 2: vi possono partecipare tutti i soggetti che abbiano ottenuto almeno 2 volte 160 punti in Categoria 1 (punteggio max. 300);
-Categoria 3: vi possono partecipare tutti i soggetti che abbiano ottenuto almeno 2 volte 240 punti in Categoria 2 (punteggio max. 400).
Ogni cane può concorrere un numero infinito di volte nella stessa categoria anche se ha ottenuto i punti per il passaggio alla classe superiore.
Non potranno partecipare cani in cattive condizioni di salute. Le femmine in calore entreranno in campo per ultime.
Un cane viene escluso dalla prova qualora cerchi di attaccare altre persone al di fuori del figurante preposto alla fase della difesa.
Il conduttore deve essere iscritto ad un sodalizio riconosciuto dall’ENCI e qualunque suo atto di brutalità nei confronti del cane determina la squalifica dalla prova.
Il programma comprende tre tipi di prove che si svolgono tutte senza collare e guinzaglio:
-obbedienza;
-salto;
-morso.
Esercizi di obbedienza
-Condotta al piede senza guinzaglio:
Tragitto con 3 cambiamenti di direzione, un dietrofront e due arresti.
-Assenza del conduttore:
Categoria 1 e 2 – posizione a terra o seduto;
Categoria 3 – conduttore nascosto – durata un minuto;
Durante l’assenza verrà effettuata una distrazione:
in Categoria 1 e 2 a non meno di dieci metri dal cane.
in Categoria 3 a non meno di cinque metri dal cane.
-Invio in avanti:
Categoria 1 – distanza 20 metri;
Categoria 2 – distanza 30 metri;
Categoria 3 – distanza 40 metri
-Posizioni a distanza:
Seduto, terra e in piedi; distanza dal
conduttore:
Categoria 1 – a 5 metri;
Categoria 2 – a 10 metri;
Categoria 3 – a 15 metri;
-Rifiuto del cibo:
Categoria 1 – vengono lanciati al cane
due bocconi mentre è a terra col conduttore generalmente nascosto;
Categoria 2 e 3 ci sono anche sei bocconi sparsi sul terreno di gara.
-Riporto dell’oggetto:
Riporto di un oggetto diverso ad ogni concorso e lanciato minimo a 5 metri dal conduttore.
Oltre a ciò per le Categorie 2 e 3 è prevista la ricerca del legnetto.
Salto
Per la Categoria 1 un solo salto a scelta fra quelli indicati di seguito;
Per la Categoria 2 due salti a scelta tra quelli indicati di seguito;
Per la Categoria 3 tutti e tre i seguenti salti.
-Salto in lungo:
Categoria 1- metri 3;
Categoria 2 – metri 3,5;
Categoria 3 – metri 4
-Salto in alto:
Categoria 1 – metri 1
Categoria 2 e 3 – metri 1,20 andata e ritorno.
-Palizzata:
Categoria 1 – metri 1,80
Categoria 2 – metri 2,10
Categoria 3 – metri 2,30
Esercizi di morso
-Attacco frontale con bastone
-Attacco frontale con accessori
-Attacco in fuga
-Falso attacco in fuga
-Difesa del conduttore
-Guardia all’oggetto
-Ricerca
Si tratta quindi di una disciplina molto interessante.
In questa guida parliamo dell’obedience, una disciplina ideata per valutare le doti di apprendimento del cane.
Risulta essere una disciplina aperta a tutti i cani di età superiore ai 12 mesi, iscritti al libro genealogico di razza, mirata ad insegnare al cane un comportamento controllato e collaborativo, improntata su di un binomio composto da armonia e complicità tra cane e conduttore che porta ad un’intesa perfetta in ogni ambito dell’attività.
Sono previste tre classi e relativi esercizi
CLASSI
Classe 1 (solo nazionale): riservata ai cani di razza di età superiore ai 12 mesi.
Classe 2 (solo nazionale): riservata ai cani di razza di età superiore ai 12 mesi che hanno superato il brevetto
della Classe 1.
Classe 3 (nazionale e internazionale): riservata ai cani di razza di età superiore ai 15 mesi che hanno superato il brevetto della Classe 2.
ESERCIZI
Debuttanti: sociabilità, condotta con guinzaglio, condotta senza guinzaglio, richiamo semplice, terra durante la marcia, tenuta di un oggetto, salto semplice, posizioni a distanza, terra 1 minuto con conduttore a vista, valutazione generale.
Classe 1: sociabilità, terra 1 minuto con conduttore assente, condotta con e senza guinzaglio, “resta in piedi” durante marcia, richiamo semplice, invio in avanti con terra nel quadrato, riporto di un oggetto del conduttore, alto andata e ritorno, odorato e riporto, posizioni a distanza, valutazione generale.
Classe 2: seduto in gruppo 1 minuto, terra in gruppo 2 minuti, condotta senza guinzaglio, resta in piedi e seduto durante marcia, chiamata con terra, invio in avanti con resta in piedi e terra nel quadrato, riporto, salto con riporto, odorato e riporto, posizioni a distanza, valutazione generale.
Classe 3: seduto in gruppo 1 minuto, terra in gruppo 3 minuti, condotta senza guinzaglio, resta in piedi seduto e terra in marcia, chiamata con resta in piedi e terra, invio con resta in piedi e terra nel quadrato, riporto direttivo, salto con riporto, odorato e riporto, posizione a distanza.
Per arrivare ad ottenere buoni risultati in questa disciplina è necessario molto lavoro e dedizione.
Risulta essere importantissimo imparare a capire i tempi di attenzione del proprio cane per non esagerare con l’allenamento, e creare di conseguenza degli stress inutili e che comprometterebbero il lavoro svolto sino a quel momento.
L’obedience, come tutti gli sport cinofili, deve essere un momento di gioia, divertimento e apprendimento reciproco che scaturisce da una perfetta intesa tra uomo e cane.
In questa guida spieghiamo come insegnare il riporto al cane.
Come Insegnare il Riporto
Questo esercizio può essere affrontato in molteplici modi e con vari oggetti da lanciare e riportare: a me piace iniziare con la pallina anzi: con due palline, perché la pallina con il suo movimento saltellante ed irregolare stimola moltissimo il senso predatorio del cane, che andrà molto probabilmente al suo inseguimento. Ciò è dovuto al fatto che nella mente del nostro amico scatterà l’immagine di una piccola preda in fuga, per esempio quella di un piccolo coniglio.
Quindi la pallina è molto più stimolante ed attraente di un pezzo di legno che cade a terra in modo inanimato per fermarsi immediatamente: in più è morbida.
E perché allora non iniziare subito con un fagiano? Il fagiano no… non ora … vi prego: “Stiamo” imparando e, come in tutte le cose, prima si impara a camminare e poi a correre”. Il fagiano preventivamente abbattuto, con il suo odore, inviterebbe il cane che non lo conosce ancora a spiumarlo, masticarlo, magari a mangiarlo, distraendolo dal fine primario del riporto ed andando a creare un fastidioso precedente che in futuro porterebbe in nostro cane a rovinare le nostre prede abbattute ed a non riportarle.
E poi per un cucciolo, un fagiano da riportare, sarebbe troppo impegnativo per dimensioni e peso.
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Al nostro scopo si prestano benissimo delle comuni palline da tennis che rimbalzano bene, sono leggere e veloci, sono ben visibili e sono praticamente quasi indistruttibili.
A questo punto, scelto l’oggetto da riportare ed armati della solita pazienza, comprensione, amore e passione, apprestiamoci a lanciare una delle due palline agitandola preventivamente nelle nostre mani: accertiamoci cioè di aver ricevuto l’attenzione del nostro cane e di averne suscitato la curiosità. Solo a questo punto potremo effettuare il nostro lancio che, per le prime volte sarà corto, evitando di emulare i campioni di baseball americani e questo per vari motivi, primo dei quali, vogliamo che il cane veda esattamente la pallina durante il lancio e
dove va a finire. Poi con l’esercizio ed il miglioramento del nostro ausiliare, potremo cimentarci in lanci più lunghi.
A lancio effettuato, il cane correrà all’inseguimento della sua preda.
A preda raggiunta, alcuni cani hanno la naturale tendenza al riporto, altri no.
Nel primo caso il cane raccoglierà la pallina e avviandosi verso di noi ci guarderà festoso ed orgoglioso per l’impresa compiuta ed è arrivato il fatidico momento di emettere il nostro ordine: PORTA ed anche il momento di animare tra le nostre mani la seconda pallina rendendola ai suoi occhi più bella di quella che ha conquistato, più attraente, più viva.
Quando noterà la splendida seconda pallina di cui siete in possesso non potrà che correre da voi, con la prima pallina in bocca.
A questo punto chinatevi di fronte a lui (e non sopra di lui), inducetelo ad avvicinarsi facendo leva sulla sua curiosità e sul suo desiderio di possedere la seconda pallina. In tutto ciò parlate il meno possibile perché lui non capisce la nostra lingua, ma solo alcune parole, cioè – nella migliore delle ipotesi – i nostri ordini o i comandi: tutto il resto non lo aiuterà ma gli porterà solo confusione.
Quando sarà arrivato molto vicino, lo trarremo a noi facendogli sentire il contatto fisico e solo a quel punto lo premieremo con le coccole e con un entusiastico BRAVO.
Una volta data la gratifica verbale, elargiremo tempestivamente (quasi contemporaneamente) come premio un succulento bocconcino. Non importa se il cane avrà ancora la pallina in bocca e non l’avrà lasciata: questo riguarda il passo successivo.
Il nostro obiettivo sarà che il cane associ il riporto all’iniziale comando “PORTA” ed all’ottenimento dell’ambìto premio di tipo sociale (coccole + bravo) ed alimentare (bocconcino).
In questa fase, non dobbiamo indispettirlo sottraendogli la pallina conquistata perché desideriamo che si fidi di noi; quindi – con furbizia – gli faremo credere di non essere interessati alla sua preda. Del resto la pallina che detiene, cadrà da sola dalla sua bocca quando il cane mangerà il piccolo premio alimentare.
A questo punto noi avremo conseguito il nostro scopo, senza aver intaccato la naturale possessività del nostro amico, che avrà lasciato la presa della pallina in cambio di qualcosa di più appetibile e motivante.
Potremo allora raccogliere la pallina e proseguire il gioco con il lancio della stessa pallina o dell’altra.
Una volta che il cane sarà in grado di ripetere questo esercizio con una certa frequenza, potremo introdurre il comando successivo, ovvero il “LASCIA”.
Ripetendo l’esercizio del “PORTA”, allorché il cane sarà a contatto fisico, non elargiremo più alcuna gratifica, verbale, sociale o alimentare, ma – cercando di mantenerlo sempre attento sulla seconda pallina – ordineremo il “LASCIA” e contestualmente con dolcezza estrarremo dalla sua bocca la pallina che ci avrà riportato.
Quando il cane, allentando la presa, ci consegnerà la “preda” riportata, ecco che con grande entusiasmo andremo nuovamente a gratificarlo così come avevamo dapprima fatto per il “PORTA”.
Dopo alcune ripetizioni, il cane assocerà anche al comando “LASCIA” tutte le gratificazioni già sperimentate per l’esercizio precedente.
Cosa Fare se il Riporto non è Naturale
Una delle imperdonabili carenze della cinofilia ufficiale è di non aver fatto conoscere alla massa dei potenziali proprietari di cani le doti caratteriali delle singole razze. Il momento in cui l’acquirente di un American Staffordshire Terrier si accorge che quel cane ha un carattere difficile e comportamenti potenzialmente pericolosi, giustamente denuncerà il fatto che nessuno lo aveva informato in anticipo che quelle sono le caratteristiche tipiche di quella razza.
Non è infatti raro assistere a competizioni di Agility, Obedience o Disc Dog in cui fanno la loro bella figura dei cani da caccia che, guarda caso, sono stati selezionati decisamente per altro scopo.
Quindi se si riesce a far fare Agility o Dog Dance ad un cane da caccia, si potrà parimenti addestrarlo al riporto, anche se mancante nel DNA di quel cane.
Quando si parla di educazione cinofila, nulla va dato per scontato e ci dobbiamo approcciare ad essa con “elettroencefalogramma piatto”. Per cui, quando nel precedente articolo ho scritto che il cane va motivato e successivamente premiato per ogni suo più piccolo progresso, intendevo veramente e letteralmente dire “per ogni più piccolo progresso”.
Compiere un esercizio, qualunque esso sia, per certi cani è una cosa naturale; per altri, è quasi una cosa naturale; per altri ancora potrebbe essere una cosa totalmente “sconosciuta” o comunque non prevista dal loro codice genetico.
Ecco allora che, per questi casi, saremo noi a dover costruire dal nulla ciò che vogliamo ottenere. Come? Ripeto: premiando ogni loro più piccolo progresso.
Facciamo un esempio: lancio la pallina (o l’oggetto prescelto) ed il cane non la guarda nemmeno, nulla.
Lancio ancora la pallina più e più olte ed al cane non interessa ancora, nulla.
Cerco allora di stimolare il cane, la sua curiosità, il suo fiuto: ad esempio prima di lanciare la pallina, la strofino su di un wurstel e gliela faccio annusare, poi la lancio e così via, finchè una volta, si gira e la guarda.
Ecco: qui deve aprirsi il cielo! Il cane va premiato, coccolato, bisogna fargli capire che ciò che vogliamo è che guardi la pallina.
Faremo parecchie ripetizioni affinché il cane fissi nelle sua mente in modo chiaro ed inequivocabile ciò che desideriamo da lui.
Una volta costruita e fissata questa parte di esercizio (guardare la pallina…), non lo premieremo più per tale manifestazione, se non saltuariamente per mantenere l’attenzione. Ripeteremo ancora il gioco, finché ad un certo punto il cane non effettuerà un accenno di movimento nelle direzione della pallina lanciata.
Allora lo premieremo e gratificheremo nuovamente per fargli capire che desideriamo egli si diriga in direzione dell’oggetto lanciato.
Come già detto, faremo poi parecchie ripetizioni affinché il cane fissi nelle sua mente in modo chiaro ed inequivocabile ciò che desideriamo da lui. E così premieremo il suo primo passo in direzione dell’oggetto lanciato, e poi il secondo e poi il terzo, sino a quando andrà ad annusare la pallina, sino a quando l’abboccherà, sino a quando con la pallina in bocca accennerà un inizio di riporto e così via, sino a costruire l’intero esercizio del riporto, fissandolo “fotogramma per fotogramma”.
Troppo lungo? Troppo tempo? Poco tempo a disposizione? Poca pazienza? Poca voglia?
In questo caso allora forse è meglio optare per l’acquisto di un buon Retriever, magari già Campione di lavoro.
In questo modo, con molta pazienza e molta passione, lavorando con il proprio cane, si possono costruire una serie di esercizi praticamente infinita, che va dal seduto al farsi portare il giornale o le pantofole, l’unico limite che avremo sarà la nostra fantasia.
A tutti noi fa piacere possedere e vedere all’opera un buon cane da ferma, ed altrettanto piacere ci fa vederlo effettuare anche un ottimo riporto a bocca soffice, ma non dimentichiamoci che, come dice la parola, è un cane da ferma, non da riporto.
Quella del cane da ferma che deve riportare, è una prestazione aggiuntiva.
Il nobile inglese (o continentale) che andava a caccia nei suoi sconfinati possedimenti, ci andava con diversi cani, ed ognuno di essi (o più d´uno) era specializzato nel suo lavoro e basta: c’era il cane che cercava e fermava e quello che riportava la selvaggina.
Quindi, per alcuni cani è chiaro che non sarà cosa istintiva riportare.
Allora, con la solita pazienza, tenacia ed amore starà a noi, passo dopo passo, plasmare qualcosa dal nulla, visto che il nostro amico non è naturalemte dotato di quella qualità.
Non perdiamoci d’animo quindi e sperimentiamo con il nostro amico a quattro zampe, quanto sia piacevole “lavorare” con lui, vederlo progredire di giorno in giorno ottenendo col tempo quanto ci siamo prefissi in origine.
Va detto poi che con l’esercizio, il cane impara i meccanismi che utilizziamo per costruire questo o quell’esercizio, facendoci perdere sempre meno tempo, divenendo sempre più propositivo e più rapido nell’acquisizione delle nozioni che vorremo impartirgli per effettuare con successo gli esercizi più disparati.
Non dimentichiamo poi che lavorando in questo modo, contribuiremo all’arricchimento del rapporto con il nostro cane che comprenderà in modo inequivocabile che noi siamo il leader del “branco” di cui egli fa parte. Questo fatto è indispensabile per fare in modo che il cane possa fidarsi di noi.
In questa guida spieghiamo come insegnare il fermo al cane.
Questo esercizio, come quello del richiamo, potrà venirci in aiuto in svariate situazioni e comunque in tutte quelle occasioni in cui vorremo fermare il nostro cane.
Molti di voi staranno già pensando alla ferma su selvaggina e non hanno tutti i torti. Con questo comando infatti potremo insegnare al nostro ausiliare, che magari non ha una ferma impeccabile, a rispettare meglio il selvatico (senza dimenticare che un cane da ferma deve avere questo tipo comportamento – la ferma per l’appunto – ben scolpito nel proprio DNA), o
addirittura – per i cacciatori più esigenti o per i garisti – insegnargli ad essere corretto al frullo.
Per non parlare poi di tutte quelle situazioni legate alla sicurezza del nostro amico che si presentano quotidianamente ad ognuno di noi.
Come sempre dovremo iniziare a lavorare in un ambiente tranquillo e privo di stimoli esterni.
Una volta ottenuta l’attenzione del nostro cane, andremo ad impartirgli il comando visivo.
Questo comando consiste nel portare una mano (quella a noi più comoda) in avanti verso il suo muso col palmo aperto, col chiaro intento di imporgli un alt. Questo gesto per il cane sarà un segnale forte che apprenderà molto in fretta.
Una volta effettuato questo gesto perentorio, ed ottenuta la desiderata immobilità, dopo qualche istante diamo il comando liberatorio “vai”. Gradualmente prolunghiamo la durata del “fermo”, ma non dimentichiamo di dare il “vai” al termine dell’esercizio, in assenza del quale il cane si sentirà autorizzato ad interrompere l’immobilità a suo piacimento, cosa che vanificherebbe la finalità dell’esercizio.
Come al solito premiamo il nostro amico con il “bravo”, con un bocconcino e con le immancabili coccole.
Dopo qualche ripetizione saremo pronti ad introdurre contestualmente al comando visivo il comando vocale che potrà essere il semplice “fermo!”, o un’altra parola o suono a nostra scelta. Ricordatevi sempre, dopo una decina di minuti di esercizio, di concedere al cane un po’ di svago liberandolo dalla concentrazione del lavoro e concedendogli di distrarsi facendo ciò che vuole per qualche minuto prima di riprendere l’attività.
Come sempre, con il miglioramento dell’esercizio, il rinforzo positivo del bocconcino diventerà variabile, sino praticamente ad estinguersi.
Per ottenere un riscontro migliore e più rapido, personalmente applico questo comando quando do da mangiare al cane.
La modalità è molto semplice: con la ciotola del cibo ancora in mano ed avendo l’accortezza che il cane sia in piedi, impartire il comando visivo e vocale, dopo qualche secondo mettere a terra il cibo. Naturalmente le prime volte, il cane romperà “il fermo” cercando di
appropriarsi della tanto sospirata ciotola. Prima che ci riesca, riprenderla subito in mano impedendogli di nutrirsi e ripetere il tutto sino a quando il cane avrà capito che mangerà solo se starà fermo sino al vostro comando “vai”.
Generalmente bastano pochi minuti perché il cane comprenda il significato di questo comando e lo esegua in modo soddisfacente.
A questo punto, potremo gratificare il nostro amico semplicemente consentendogli di cibarsi al comando “ vai!” seguito da “bravo”.
Risulta essere intuitivo il fatto che, aggiungendo del tempo tra il comando del “fermo” ed il “vai”, seguito dalla possibilità di nutrirsi, potremo insegnare al nostro cane anche il “resta”, che potrà essere eseguito nelle modalità “in piedi”, “seduto” o “terra”.
Una volta appreso bene questo esercizio in ambiente “protetto”, come sempre potremo (e dovremo) portarlo all’esterno aumentando così gli stimoli che distrarranno il nostro amico. In tal modo andremo a consolidare l’esercizio.
Per i più esigenti (o i più smaliziati/maliziosi), una volta padroni del comando, potremo raffinarlo con gesti e suoni meno plateali.
Per impartire il nostro ordine al cane allenato, basterà l’impercettibile movimento di un dito e comandi vocali somiglianti più ad un bisbiglìo o ad un lieve sibilo che ad una parola vera e propria, comandi che solo il vostro cane potrà vedere ed udire, contrabbandando così come correttezza naturale quello che in realtà è solo l’esecuzione di un impercettibile comando da voi impartito.