Probabilità di fare coppia a poker

  1. Giochi Gratis Alle Slot Machine: L'elenco dei simboli della slot machine include immagini regolari e bonus.
  2. European Roulette Online Soldi Veri - Per lo più tutti hanno diverse licenze che approvano la loro attività e regolano il processo di gioco d'azzardo all'interno di qualsiasi casinò.
  3. Come Giocare Al Crazy Time: Quando si riconnette al casinò, è possibile rivedere quello che è successo al gioco, oltre a scoprire se hai vinto nel registro di gioco.

Soldi roulette

Machance Casino Bonus Senza Deposito
Riprendendo da dove avevano interrotto con la Hotline originale, NetEnt offre un'esperienza audio-visiva senza rivali con Hotline 2.
Craps Gioca Online Kostenlos
Ha detto che mentre Atlantic Citys complessivo gioco d'azzardo entrate è aumentato dopo l'apertura di Hard Rock Hotel e Casinò e Ocean Casinò Resort lo scorso anno, l'utile operativo lordo dei casinò di Atlantic City è diminuito.
Poiché abbiamo un unico fornitore di software, non era necessario ordinare dal produttore, ma sono presenti sia la barra di ricerca che la categorizzazione alfabetica.

Regole poker coppia

Regole Burraco Punti
La maggior parte dei metodi di pagamento standard che sono disponibili presso la maggior parte dei casinò del Regno Unito sono in atto a mFortune.
Lancia Un Dado Da 1 A 6
Quindi ci accingiamo a elencare tutti loro per la vostra facilità.
Siti Slot Esteri

Blog

  • Cane Dalmata – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Dalmata, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Una razza antica dalle origini incerte. Alcuni vedono un suo avo nel Bracco del Bengala, cane estinto, incrociato con il Bull terrier prima e poi con il Pointer. Altri ritengono che il Dalmata abbia le stesse origini dell’Alano Arlecchino. La Federazione Internazionale riconosce come progenitore solo il Pointer d’Istria.

    Il Dalmata è sicuramente la razza su cui l’esposizione mediatica ha avuto i maggiori effetti e se, con il film d’animazione della Disney, si è fatto conoscere a livello planetario, la versione con attori (e cani) in carne e ossa del 1996 ha determinato una vera e propria corsa al cucciolo: a fine anni Novanta si era arrivati a registrare oltre tremila soggetti all’anno, contando solo quelli con il pedigree! Tra allevatori improvvisati e proprietari impreparati a gestire un cane di questa razza, a farne le spese è stato proprio il Dalmata, che ha cominciato ad avere una nomea di cane disubbidiente, ribelle, addirittura stupido, del tutto falsa.

    Finita la moda, le cifre si sono sensibilmente ridimensionate e oggi vedere un Dalmata elegantemente a passeggio è molto più raro. Dal punto di vista della classificazione questa razza ha peregrinato molto prima di trovare la sua, si spera, definitiva collocazione: fino al 1970 era classificato nel gruppo dei cani da difesa e utilità, poi è stato trasferito in quello dei cani da compagnia dove è rimasto fino al 94, prima di finire in quello dei segugi, anche se con questi cani, tutto sommato, ha ben poco a che spartire.

    Le origini controverse del cane Dalmata

    Considerando il nome, verrebbe da pensare che il cane Dalmata sia originario della Dalmazia, ma le cose non sono così semplici. Le sue origini sono controverse, anche se sicuramente in passato ci sono stati molti cani dal manto maculato. Risale al 300o a.C. un affresco della tomba di Radmera di Tebe in cui, oltre a sette diversi cani, ne è raffigurato anche uno bianco con macchie nere à solo a partire dal XIV secolo che troviamo cani maculati affini al Dalmata non solo per il mantello, ma anche per la struttura fisica. Una tangibile testimonianza iconografica arriva da un affresco del Bonaiuti del 136o che si può ammirare nel Cappellone degli Spagnoli, presso la chiesa di Santa Maria Novella a Firenze, in cui è rappresentato un agnellino tra le fauci di un lupo attaccato da cani maculati: una chiara allusione all’ordine dei Domenicani (con la tonaca bianca e nera) che combattono i lupi dell’eresia.

    L’origine del nome di questa razza potrebbe derivare proprio dalla veste dei Domenicani, chiamata dalmatica. A partire dal 1600 il Dalmata viene raffigurato da numerosi artisti e i contesti venatori e religiosi delle loro opere potrebbero far pensare che sia stato da un lato un fiero cane da caccia, da un altro simbolo della Chiesa e del papato.

    Per quanto riguarda la provenienza, sono state fatte numerose ipotesi: per alcuni sarebbe un cane autoctono della Danimarca, mentre i Croati, con ovvio spirito nazionalistico, lo vogliono originario della Dalmazia. In Croazia, del resto, è possibile ammirare esemplari della razza nel dipinto Madonna con Gesù e angeli conservato in una chiesa di Veli Losinj, risalente al 1600, e in un affresco nella città dalmata di Zaostrog; le prime descrizioni di un cane chiamato “Canis Dalmaticus” sono state trovate nella diocesi di Djakovo.

    Stupido sarà lei!

    Come abbiamo anticipato, nel periodo del boom il Dalmata si era fatto suo malgrado una fama di cane mordace, aggressivo o, al contrario, timido e pauroso, testardo, ribelle e poco intelligente. Un ritratto tutt’altro che lusinghiero che però è lontano dalla realtà: se ben allevato, infatti, il Dalmata è dolce, molto protettivo verso la famiglia, allegro, giocoso, socievole e amichevole.

    Un cane molto intelligente e quindi assai disponibile ad apprendere i rudimenti dell’educazione, ma anche oltremodo sensibile e se da un lato questo lo rende capace di interpretare gli stati d’animo del padrone, dall’altro esige rispetto e modi fermi ma dolci: con la violenza e la coercizione da lui si ottiene ben poco, perché obbedisce con gioia solo a chi ha saputo guadagnarsi la sua fiducia e la sua stima.

    Appena fatto il suo ingresso in famiglia, lui se ne sente parte integrante e dimostra il suo bisogno di contatto fisico con chiunque faccia parte del suo “branco”. Soffre se si sente trascurato o se viene lasciato a lungo solo. La diffidenza verso gli estranei è molto soggettiva, ma in ogni caso, più che un cane da guardia vero e proprio, il Dalmata può essere definito un buon campanello di allarme, in grado di segnalare vocalmente, ma senza abbaiare a sproposito, ogni minore o presenza sospetti.

    Ci sono addirittura esemplari che, in caso di pericolo, difendono il padrone con grande determinazione e coraggio, pur senza essere stati sottoposti a particolare addestramento. Nei rapporti intraspecifici, cioè con i propri simili, non cerca mai la rissa o il confronto diretto, però un maschio, se provocato, è sempre pronto ad accettare la sfida. Per quanto ci siano soggetti che praticano agility e anche obedience, la vocazione del Dalmata è quella del cane da compagnia che ha dalla sua un grande spirito di adattamento alle esigenze di vita della famiglia.

    Cane Dalmata: a chi è adatto?

    Elegante e atletico, il Dalmata si può adattare a diverse tipologie di padrone, ma certo un proprietario dinamico e sportivo sarà in grado di soddisfare meglio le sue esigenze di moto, dandogli la possibilità di fare ogni giorno lunghe passeggiate e, perché no, qualche bella corsa libero all’aria aperta, magari giocando con altri cani, con i quali, se ben socializzato, va tendenzialmente d’accordo. Chi dispone di un giardino o di uno spazio all’aperto non pensi che questi possano costituire la sua sistemazione ideale: pur essendo un cane robusto, il mantello privo di sottopelo lo rende freddoloso e poco adatto a trascorrere la stagione invernale in una cuccia all’esterno: ama le comodità e stare al calduccio in casa, meglio ancora se sdraiato sul divano accanto al padrone.

    Un Dalmata non è adatto a chi apprezza il cane indipendente capace di starsene per i fatti suoi: cerca costantemente la compagnia del padrone, è curioso e ama partecipare alle attività della famiglia. Relegato in giardino o chiuso in una stanza della casa per lui fa lo stesso: un Dalmata che si annoia o si sente frustrato può diventare ombroso e persino distruttivo.

    Un compagno di giochi ideale per i bambini

    Può andare bene in una famiglia con bambini? La risposta è senza dubbio : con i più piccoli il Dalmata è la dolcezza fatta cane! Con loro si intende immediatamente, è capace di tollerarne con infinita pazienza le intemperanze, diventa un instancabile compagno di giochi e, spesso, si trasforma in una vera e propria baby sitter. Non è un caso, infatti, che i bambini inglesi lo abbiano affettuosamente soprannominato Plum Pudding, perché il suo mantello ricorda l’uva sultanina del loro tipico dolce natalizio, il Christmas Pudding.

    Il Dalmata sarà ben disposto a giocare non solo con i bambini di casa, ma anche con i loro amici, e se i piccoli metteranno a dura prova la sua pazienza, cercherà di allontanarsi senza dare quasi mai segni di irritazione o arrivando a mordere: al massimo abbaierà per mostrare il suo disagio. Spetta comunque ai genitori il compito di ricordare ai figli che, per quanto paziente, si tratta di un essere vivente e non di un giocattolo. Dal momento che la presenza di un cane in casa è un ottimo sistema per responsabilizzare un bambino, si può affidare ai figli il compito di provvedere alla sua igiene, che non è complicata, ma richiede costanza: bastano delle belle spazzolate, però con una certa frequenza, dal momento che è in muta tutto l’anno.

    La costituzione del Dalmata

    La costituzione del Dalmata è forte e robusta. Si tratta di una razza alquanto longeva, con soggetti che possono arrivare ai 15-16 anni. Il tallone di Achille è rappresentato dalla sordità, una tara ereditaria legata al mantello bianco. Può darsi che proprio questi problemi di udito abbiano contribuito alla fama di cane testardo o stupido. La sordità può essere bilaterale o interessare un orecchio solo: si può verificare se un cucciolo ne soffre con semplici prove, ma il Baer test permetterà di stabilirlo con maggiore attendibilità. I problemi di udito si manifestano coi i più frequenza nei cani a iride azzurra e per questo gli esemplari con occhi azzurri vengono esclusi dalla riproduzione.

    Un’altra patologia che interessa la razza è la calcololisi, poiché il Dalmata non è in grado di convertire l’acido urico in allantoina a livello epatico e quindi lo elimina con l’urina; i problemi di calcoli possono essere evitati adottando una dieta che alcalinizzi le urine e riduca la formazione di acido urico (quindi non troppo proteica) e lasciando acqua fresca sempre a disposizione (l’urina troppo concentrata favorisce la formazione di calcoli). Le patologie a carico della pelle, infine, si manifestano con dermatiti dovute per lo più ad allergie alimentari e possono essere risolte modificando la dieta.

    Caratteristiche del Dalmata

    Tutti conoscono il Dalmata con le macchie nere ma, sebbene sia decisamente più rara a vedersi, esiste anche la “versione” a macchie color fegato, che corrisponde a una bella tinta cioccolato. I due colori possono essere incrociati tra loro, ma per le leggi della genetica (il nero è dominante sull’altro), veder nascere una cucciolata completamente bianco-fegato è un’eventualità che si verifica molto difficilmente.

    Quale sarà il colore delle macchie, però, lo dirà solo il tempo: i cuccioli di Dalmata nascono bianchi e le macchie cominciano a formarsi nelle prime settimane cli vita. Che siano nere o fegato, quello che è molto importante è la loro distribuzione, che deve creare un effetto armonico ed elegante: le macchie non devono essere troppe, ma nemmeno troppo scarse, devono essere più grandi sul corpo e più piccole su testa, arti e coda e, infine, devono avere margini ben definiti. I calli protagonisti del film disneyano possono indurre in errore: le orecchie completamente nere come quelle di Pongo e di alcuni cuccioli, così come la macchia nera intorno all’occhio come quella del cucciolo Macchia, anche se rendono il cane buffo e accattivante, dal punto di vista squisitamente cinotecnico non sono desiderabili.

    Dalla celluloide alla casa bianca

    Se tutti conoscono il film di animazione “La carica dei 101”, uscito nel 1961, forse non tutti sanno che la storia non è frutto della fantasia di Walt Disney, ma si basa su un romanzo intitolato “I cento e uno thimata” della scrittrice inglese Dorothy “Dodie” Smith. Sembra che l’idea di scriverlo le sia venuta quando un’amica, vedendo i suoi cani, disse che li avrebbe trovati perfetti per farne una pelliccia!

    L’altro grosso impulso alla moda della razza è arrivato all’uscita del film con attori in carne e ossa, “La carica dei 101 questa volta la magia è vera“, del 1996, cui ha fatto seguito, nel 2000, “La carica dei 102 – un nuovo colpo di coda”. Non poteva mancare un esemplare di questa razza nella galleria dei numerosi cani presidenziali che hanno dimorato alla Casa Bianca: George Washington, il primo presidente americano, pagò 12 scellini per avere Madame Moose e l’anno seguente acquistò un maschio per potersi dedicare all’allevamento.

    I cani dalmata e il feeling con i cavalli

    Sin dal XVII secolo il Dalmata ha intrecciato un legame con i cavalli che nessun’altra razza può vantare: anche senza essere addestrato, ricerca la compagnia di questi animali, se ne ha la possibilità, e li segue istintivamente, arrivando ad adattarsi alla loro andatura. È stato dimostrato che quella di muoversi tra le zampe dei cavalli senza intralciarne il cammino sarebbe proprio una caratteristica cli razza.

    Numerosissime sono le opere d’arte in cui si può ammirare il Dalmata accanto a cavalli e a carrozze. La Francia è stata la prima nazione a utilizzarlo come cane da scuderia: nella seconda metà del XVII secolo tutte le diligenze postali transalpine erano “scortate” da un Dalmata che aveva il compito di proteggerle dai briganti e, una volta ferme alle stazioni di posta, di sorvegliare i bagagli. Un secolo dopo furono gli inglesi a scoprire le particolari attitudini del Dalmata e, nel 177o, il direttore delle poste lo nominò ufficialmente accompagnatore e protettore delle diligenze.

    Diventò così il compagno di viaggio di aristocratici e uomini agiati, che non di rado arrivavano all’estrema raffinatezza di abbinare il mantello dei cavalli a quello dei cani. E dal momento che allora i mezzi antincendio erano trainati dai caval-li, i pompieri inglesi, e poi quelli americani, impiegarono il Dalmata non solo come guardiano delle caserme, ma anche per rilevare la presenza, grazie al suo fiuto, di persone prigioniere delle fiamme. Il Dalmata è ancora oggi la mascotte dei Vigili del Fuoco di Inghilterra, Stati Uniti e Canada.

    Lo standard

    Aspetto. Cane ben equilibrato, leggermente più lungo che alto, con macchie ben distinte, forte, muscoloso e attivo. Simmetrico nei profili, senza grossolanità e pesantezza, e come l’antico “cane da carrozza’: capace di grande resistenza e buona velocità.

    Testa. Piuttosto lunga, cranio piatto, abbastanza ampio fra gli orecchi, stop moderatamente pronunciato, tartufo sempre nero nei cani a macchie nere, sempre marrone nei cani a macchie fegato, muso lungo, potente e mai appuntito, labbra pulite non pendule, mascelle forti con perfetta e regolare chiusura a forbice. Gli occhi sono posizionati piuttosto distanziati, di media grandezza, rotondi, luminosi, con un’espressione intelligente e vivace, marrone scuro nei casi a macchie nere e marrone chiaro fino all’ambra in quelli a macchie fegato;

    Orecchie. inserite piuttosto alte, di media grandezza, piuttosto ampie alla base, portate aderenti alla testa, si restringono gradatamente fino a una punta arrotondata.

    Coda. Raggiunge approssimativamente il garretto, è forte alla base e si assottiglia verso la punta; inserita né troppo alta né troppo bassa, a riposo è portata pendente con una leggera curva verso l’alto del suo ultimo terzo, in movimento è portata leggermente al di sopra della linea dorsale, ma mai gaiamente o arrotolata.

    Arti. Gli anteriori sono perfettamente diritti, con robuste ossa rotonde, spalla moderatamente obliqua, pulita e muscolosa, gomiti aderenti al corpo, non girati in fuori, né in dentro, carpo forte, leggermente scattante; i posteriori sono arrotondati, muscolosi, puliti, visti da dietro gli arti sono verticali e paralleli, ginocchio ben angolato, gamba robusta, garretto forte, ben angolato.

    Temperamento. Il Dalmata è un cane dolce, dal carattere allegro e giocoso, protettivo nei confronti della famiglia

    I piedi sono rotondi, compatti con dita ben arcuate (da gatto), cuscinetti rotondi, duri ed elastici, unghie nere o bianche nella varietà bianco/nera, e marroni o bianche nei bianco/fegato.

    Pelo. E’ corto, duro, fitto, liscio e lucente. Due le varietà: a macchie nere e a macchie fegato, a seconda del colore delle macchie. Le macchie non si mischiano ma sono rotonde, ben delineate e il meglio distribuite possibile, circa 2-3 centimetri di diametro, quelle su testa, coda e arti più piccole di quelle del corpo.

    Taglia. L’altezza al garrese nei maschi va da 56 a 61 centimetri (peso 27-32 chili), nel-le femmine da 54 a 59 (peso 24-29), ma l’armonia generale delle proporzioni è di primaria importanza.

  • Come Addestrare un Pastore Tedesco

    I piaceri che ricaverete dal continuare l’educazione del vostro Pastore Tedesco sono molti. Non siamo in grado di controllare i nostri familiari e i nostri amici, né dovremmo volerlo. Non avere il controllo di un membro canino della famiglia però è negligenza. Scopriamo insieme come addestrare un pastore tedesco.

    Non si controllano i cani adulti con l’uso della forza, né con un atteggiamento punitivo. Si sfrutta il legame creato col cane e si usano metodi che gli permettano di sviluppare la fiducia in se stesso e nel mondo al di fuori della sua casa.

    Il Pastore Tedesco ha bisogno di fare esercizio mentale oltre che fisico. Se non ne ha la possibilità, sarà infelice e frustrato senza capirne il motivo. È un po’ come rimettere un universitario eccellente alle superiori. Non fatelo. Continuate ad addestrare il vostro Pastore Tedesco. Lasciate che usi la sua intelligenza per sviluppare nuove capacità èr tutto il corso della sua vita. Non ve ne pentirete. Sono felice di dire che non ho mai incontrato un adulto di Pastore Tedesco non addestrato, ma se ne dovessi incontrare uno, mi augurerei con tutta me stessa che il suo addestramento possa iniziare presto.
    Al rifugio incontro Pastori Tedeschi poco addestrati. Sanno sedersi o sdraiarsi a comando. Questo è un inizio ma non si avvicina nemmeno a quello che un Pastore Tedesco merita: imparare a restare seduto, sdraiarsi o stare in piedi finché non viene liberato; camminare al piede quando gli viene richiesto, non permettendo alcuna distrazione. Padroneggiare questi comandi intermedi farà sentire bene il vostro cane con se stesso. E anche voi vi sentirete bene, perché ciascuno di questi comandi contribuirà alla sicurezza del cane e al piacere di vivere con lui. È una situazione positiva per tutti. Perfino i vostri amici ne trarranno vantaggio.

    Comandi intermedi di obedience

    Potete insegnare i comandi intermedi a casa, ma prendete in considerazione l’idea di iscrivere il vostro Pastore Tedesco a un corso intermedio di obedience. Qui incontrerà nuovi cani di molte razze, che rinforzeranno e contribuiranno alla sua socializzazione. L’importanza della socializzazione per un Pastore Tedesco adulto è quasi equivalente al mantenimento della salute. Inoltre, il gruppo aggiungerà distrazioni al momento dell’apprendimento, e l’addestramento intermedio prevede che il cane esegua i comandi nonostante le distrazioni.

    In effetti, non potete sapere che il cane capisce e accetta il seduto-resta o il piede finché non lo vedrete eseguirli con altri cani intorno. Oltre a insegnare al cane a ubbidire a comandi verbali, gli insegnerete anche segnali manuali che integrano la parola. Sarà un piacere eseguire ciascuno di questi movimenti discreti e vedere il cane reagire, poiché i segnali manuali, ancor più di quelli verbali, rivelano la profondità del vostro rapporto. Mi è sempre piaciuto entrare nella stanza dove si trovava Charlie o nel giardino e toccare leggermente con la mano il lato della mia gamba sinistra. Charlie si precipitava subito al mio fianco, sapendo che saremmo andati da qualche parte insieme. I segnali manuali sono anche preziosi (e a volte essenziali) quando si comunica con un cane anziano duro d’orecchi.

    Ricordate di essere sempre positivi quando addestrate il vostro Pastore Tedesco adulto, proprio come fareste con un cucciolo. Gli strumenti per l’addestramento positivo in tutte le fasi della vita sono bocconi, lodi e coccole. Il fatto che il cane non impari alla velocità che vi sareste aspettati o con lo stesso ritmo dell’altro vostro cane (o cani) non indica una mancanza di intelligenza. Cercate di non apparire mai frustrati quando addestrate, e usate le mani solo per lodare, mai per punire o forzarlo a ubbidire. Quando non ubbidisce non viene premiato, ma non viene nemmeno sgridato. Se ogni sessione di addestramento è breve, facile e divertente, il vostro cane aspetterà con ansia la prossima. ll tipo di bocconi da usare dipende dal gusto del cane. Potete premiare un cane che si entusiasma facilmente con le sue solite crocchette, nutrienti e delicate coi denti e le gengive, ma per il buongustaio dovrete alzare la posta. Piccoli biscotti per cani, pezzetti di wurstel (passateli al microonde per renderli meno unti), formaggio, piccoli pezzetti di mela, carote crudè o fagiolini sono apprezzati da gran parte dei cani. Una volta ogni tanto terminate la sessione premiando copiosamente il cane. Una manciata di bocconi alla fine di una sessione fa capire al cane che è uno studente modello. Infine, prima di cominciare unà sessione a casa o al corso, è una buona idea portare il cane a fare una breve passeggiata. Non dovete stancarlo, ma fargli bruciare un po’ di energia prima di cominciare a lavorare per aiutarlo a concentrarsi. E se andrà in bagno prima di iniziare una sessione, non sarà distratto da questo bisogno.

    Piede

    Il concetto di piede (quando un cane cammina di pari passo col proprio padrone) è nato coi cacciatori, che avevano bisogno di tenere i propri cani sotto controllo con o senza guinzaglio. Dato che gran parte dei cacciatori era destrorso, tenevano il fucile con la mano destra e facevano camminare il cane alla loro sinistra. Questa tradizione continua, anche se nella mano destra teniamo il guinzaglio, non un’arma, e portiamo a spasso il cane per fargli fare esercizio e per il piacere di vedere le bellezze della natura o i luoghi di interesse lungo un viale animato. C’è ancora un’ottima ragione per far camminare il cane alla vostra sinistra, anche se non siete i cacciatora questo modo vi metterete tra lui e il traffico quando non c’è marciapiede. (Se avete intenzione di addestrare il cane dovrà abituarsi a camminare alla vostra sinistra o alla vostra destra.) Oltre a tenere il cane al sicuro, gli insegniamo il piede in modo che non ci faccia cadere tirando, col risultato di farci male, o di ferirsi o perfino essere ucciso da un’auto di passaggio, di aggrovigliarsi con un altro cane o saltare addosso a un bambino che sarà per sempre spaventato dai Pastori Tedeschi. Insegnare al cane a ubbidire al comando piede può impedire che questi scenari si avverino. Per questo motivo è un comando salvavita. Vi potrete esercitare col piede di giorno e di notte. Potete acquistare un collare luminoso per rendere il cane visibile di notte. Durante le passeggiate al parco o in luogo sicuro senza traffico pedonale, il piede non dovrà essere una regola rigida. La vita è troppo breve perché il cane non abbia la possibilità fermarsi ad annusare alberi e prato. Fatelo camminare al piede per un po’, poi liberatelo dicendo “Okay”, la parola che userete per liberarlo da qualsiasi comando. E ricordate sempre che, prima di dare qualsiasi comando, dovete avere l’attenzione del cane.

    Come insegnarlo

    Tenendo il guinzaglio con la mano destra, fatelo stare in piedi alla vostra sinistra con la spalla accanto alla vostra gamba.

    Il piede è un comando d’azione, quindi dite il nome del vostro cane seguito dalla parola “Piede” e cominciate a camminare risolutamente (camminate a grandi passi piuttosto che passeggiare).

    Se il vostro cane dovesse camminare davanti a voi o tirare al guinzaglio, fermatevi immediatamente. All’inizio non capirà perché l’avete fatto, ma col tempo lo farà. Ogni volta che allunga il passo, potete dire “Ah-ah” o restare in silenzio, ma dovete fermarvi.

    Dopo esservi fermati, riportatelo in posizione e attirate la sua attenzione ripetendo il passaggio 2. Se il vostro cane è restio a imparare il piede, potete incoraggiarlo a rimanere al passo con voi fermandovi ogni tanto per offrirgli piccoli bocconi. Ma camminare all’aperto è già una ricompensa di per sé, e la maggior parte dei cani non ha bisogno di ricevere bocconi.

    Resta

    Il comando resta insegna al cane a rimanere dove si trova finché non lo libererete dicendo “Okay.” Questo è un passo importante per sviluppare il vostro legame, un legame che dipenderà sempre dalla vostra posizione di capobranco. Imparare a restare a comando aiuta il cane a rimanere composto in una vasta gamma di situazioni, alcune delle quali preferirebbe non doverle sperimentare, come una visita dal veterinario. Il resta gli impedirà di correre fuori dalla porta di casa, dal veterinario o in auto senza il vostro permesso. Un altro vantaggio del resta è che la compostezza e perfino il temperamento del cane permetteranno a persone che non amano particolarmente stare in compagnia di cani di grossa taglia di sentirsi rilassati in sua presenza. Il resta si può dare quando il cane è in piedi, seduto o sdraiato. Quando gli insegnate il comando, però, fatelo sedere. (Così, di fatto, imparerà anche il seduto-resta.) Dopo che il Pastore Tedesco ha imparato il resta, potrete dare il comando prima di uscire dalla porta di qualsiasi edificio, scendere dall’auto o attraversare una strada. Non scoraggiatevi se il resta sembra un po’ difficile da padroneggiare per il vostro Pastore Tedesco, specie lontano da casa. Se l’avete appena adottato, potrebbe sentirsi inquieted quando non siete vicini a lui. E se lo avete da quando era cucciolo, potrebbe chiedersi come può proteggervi se non vi resta vicino. Ma siete voi il capobranco. Voi sapete cosa è meglio per lui. Quindi il vostro cane dovrà imparare il resta e non mettere in discussione il comando, a meno che non veda qualcuno correre verso di voi e cercare di strapparvi la borsa. Allora potrà abbandonare la posizione.

    Come insegnarlo

    Iniziate a insegnare il resta facendo sedere il cane accanto al vostro tallone sinistro.

    Tenendo il guinzaglio lento con la mano sinistra, date il comando “Resta” e tenete la mano destra (col palmo aperto) davanti al cane come segnale visivo. Questo viene chiamato movimento di blocco.

    Mettetevi di fronte al cane restandogli vicino, e rimanete di fronte a lui per qualche secondo, poi girategli rapidamente intorno (stando sempre vicini), e tornate alla sua destra.

    Lodato e offritegli un boccone per aver eseguitti il resta, poi ripetete l’esercizio. Questa volta allontanatevi di più quando siete di fronte al cane e stategli l’H110 quando passate alle sue spalle o potrebbe pensare che state andando via.

    Man mano che il cane acquista sicurezza nel resta mentre siete in movimento, potrete allungare il guinzaglio e aumentare la distanza tra voi e lui.

    Terra-Resta

    In genere, non darete il resta al cane quando si trova in piedi per farlo restare in questa posizione a lungo. Sarebbe faticoso e probabilmente stressante per lui, specie se è un cane anziano. Anche tenere il seduto-resta per un certo periodo di tempo potrebbe essere faticoso per il vostro Pastore Tedesco. Tuttavia, dargli il comando terra seguito dal resta gli farà assumere una posizione che potrà tenere per diverso tempo senza sentirsi scomodo. In effetti, potrebbe addormentarsi in una posizione di terra-resta a casa, che è proprio quello che vorreste da lui se avete amici a cena o dovete fare esercizio per la prossima lezione di pianoforte. Dopo avere insegnato il terra-resta durante una lezione del corso, l’addestratore potrebbe chiedervi di rinforzare il comando nelle settimane successive aggiungendo delle distrazioni. Quando il cane capisce che deve tenere il terra-resta anche se battete le mani, fischiettate, lo coccolate o lasciate cadere un boccone a qualche metro dal suo naso, è arrivato a padroneggiare un comando molto utile.

    Come insegnarlo

    Chiedete al cane di sdraiarsi, poi tenete il guinzaglio vicino al collare.

    Dite “Resta” senza usare il suo nome (il “resta,” per definizione, non può essere un comando d’azione) e dategli il movimento di blocco con la mano destra.

    Lodate e premiate il cane lasciando passare qualche secondo tra una volta e l’altra per tutto il tempo che gli farete mantenere il terra-resta. Per evitare che abbandoni la posizione, chinatevi per offrirgli i bocconi o lasciateli cadere con attenzione tra le zampe. Siate particolarmente generosi con bocconi e lodi se ci sono distrazioni mentre tiene la posizione.

    Le prime volte che lavorate sul terra-resta, tenete i piedi sul guinzaglio per evitare che il cane si alzi e non fatelo restare in posizione per più di un minuto o due. Liberatelo con un allegro “Okay” e accarezzatelo con orgoglio per essersi comportato bene.

    Lavorate quotidianamente sul terra-resta. Quando siete sicuri che il cane capisce il comando ed è rilassato, potete aumentare la durata delle sessioni di 20 o 30 secondi alla volta. Potete anche aggiungere distrazioni durante le sessioni casalinghe, come un vicino che fa camminare il suo cane nelle vicinanze, proprio come accade durante il corso di obedience.

    Seduto-Resta

    Il comando seduto-resta può essere usato in numerose situazioni. Molti padroni danno il comando al cane prima di attraversare una strada, salire e scendere dall’auto ed entrare o uscire da un edificio. Il seduto-resta eviterà che il cane occupi troppo spazio in un ascensore. Se usato nella sala d’aspetto del veterinario, il seduto-resta contribuisce a mantenere un’atmosfera rilassata. Tante persone cantano le lodi dei padroni che hanno addestrato i propri cani, grandi o piccoli, a eseguire il seduto-resta ogni volta che un visitatore entra in casa. Che cani ben educati!

    Come insegnarlo

    Se il vostro cane ha già imparato il seduto e il terra, conosce anche il seduto-resta. In effetti, gli addestratori dei corsi di obedience che ho frequentato coi miei cani (otto corsi in sei città) insegnavano il resta col cane seduto. Potete basarvi su quello che il cane conosce già, insegnando il seduto-resta da una certa distanza e concludendo con il richiamo (“vieni!”).

    Usando una lunga corda al posto del guinzaglio del cane, fategli eseguire il seduto-resta usando segnali verbali e manuali, poi indietreggiate di qualche metro in più rispetto a quanto avete fatto prima. Se abbandona il seduto per raggiungervi, guidatelo gentilmente dove si trovava e ordinate il seduto-terra con segnali verbali e manuali e allontanatevi quanto avete fatto la prima volta.

    Quando il vostro cane tiene la posizione per diversi secondi, sorridete, pronunciate allegramente il suo nome e aggiungete “vieni!” con un movimento ampio delle braccia che sarà il segnale manuale del richiamo. Quando vi raggiunge, fatelo sedere di nuovo di fronte a voi, poi premiatelo con un boccone, lodatelo e coccolatelo.

    Dopo qualche sessione di addestramento positiva sul seduto-resta, incrementate gradualmente la distanza tra di voi e il tempo di tenuta della posizione. Liberatelo sempre dal seduto-resta segnalandogli verbalmente, e non, di raggiungervi. Quando vi raggiunge, fatelo sedere. Poi lodatelo generosamente.

    In piedi

    Il comando in piedi è utile in molte situazioni, come potrà dirvi il veterinario o il toelettatore. Sarete facilitati nella toelettatura quotidiana se il cane resta fermo per farsi spazzolare. Fargli un bagno sarà certamente più facile dandogli questo comando. Fargli indossare una pettorina, se ne usa una, o un impermeabile per fare una passeggiata sotto la pioggia sarà un gioco da ragazzi dopo avergli fatto assumere questa posizione. Se si è ferito una zampa, dovrete farlo stare in piedi mentre immergete il piede nella soluzione prescritta dal veterinario o gli fate indossare una scarpetta sul piede prima di portarlo a spasso.
    Se per qualsiasi motivo dovete sollervarlo, dovrete prima farlo alzare. E, naturalmente, qualsiasi cane si pavoneggi nel ring da esposizione deve saper stare in piedi quando gli viene richiesto e tenere la posizione finché non viene liberato.

    Come insegnarlo

    Se il vostro cane è sdraiato, fate scivolare delicatamente la mano sotto la sua pancia finché non comincia ad alzarsi. Appena comincia a muoversi, dite il suo nome e “In piedi.” Quando è completamente dritto, lodatelo allegramente e offritegli un boccone.

    Se è seduto, potete far scivolare la mano sotto la sua pancia e procedere come prima o mettervi di fronte a lui tenendo un boccone davanti al suo naso, per poi allontanarvi lentamente. Nel momento in cui solleva il sedere, dite il suo nome e “In piedi.” Di nuovo, lodatelo e dategli un boccone.

    Liberatelo dal comando dicendo “Okay.”

    Fate pratica col comando in piedi partendo dalla posizione seduta e sdraiata. Assicuratevi sempre di avere l’attenzione del cane prima di dargli il comando. Non dovete dare il comando “Fido, in piedi” quando Fido è mezzo addormentato.

    Quando il cane padroneggia il comando, potete combinarlo col resta. Dovete solo mettere il palmo della mano davanti alla sua faccia e, senza usare il suo nome, dire “Resta.” Allontanatevi da lui con il piede destro e fate solo qualche passo prima di voltarvi per posizionarvi di fronte a lui. Se necessario, ripetete “Resta,” ma ricordate di parlare con tono calmo e; non apparire frustrati. Lascia Lascia significa “non toccare” o “lascia quello che hai in bocca” e viene insegnato per impedire al cane di leccare o raccogliere. qualcosa che potrebbe fargli male o che non volete rovinare, come la vostra sciarpa di seta. Una leccata di antigelo può uccidere il vostro cane! Insegnategli il lascia per la sua sicurezza. In sostanza, deve imparare che quello che è suo e vostro, e se lo volete deve darvelo. Questo vale per il suo giocattolo preferito come per la scatola di cioccolatini che qualcuno ha lasciato sul tavolino in salotto. Insegnare questo comando e rinforzarlo con l’esercizio può salvare la vita al cane se un giorno dovesse mettere gli occhi sul cioccolato, raccogliere un fungo selvatico in giardino o prendere in bocca un animale parzialmente decomposto al parco, che per lui sarebbe come vincere alla lotteria. Tenete in mano dei bocconi molti gustosi quando gli insegnate questo comando e siate generosi con le lodi. Ogni volta che ubbidisce dimostrerà il suo amore e la sua fiducia nei vostri confronti.

    Come insegnarlo – esercizio 1

    Tenete il cane al guinzaglio. Tenete in mano e in tasca bocconi particolarmente gustosi per quando ubbidisce al comando.

    Gettate sul pavimento qualcosa di interessante che non è suo (un pezzo di tessuto appena sporcato di burro o grasso di pollo dovrebbe interessarlo) come esca.

    Fate camminare il cane accanto all’esca e, quando mostra interesse, date il comando “Lascia” senza dire il suo nome, poi conducetelo rapidamente lontano. Vi seguirà ma a malincuore e solo perché non ha scelta. Tuttavia, nel momento in cui vi guarderà, lo loderete e gli offrirete un boccone, e probabilmente si dimenticherà dell’oggetto, che raccoglierete ed eliminerete in modo che non possa prenderlo in seguito.
    Più di un cane?
    Se avete due cani, potete scegliere se farli camminare entrambi alla vostra sinistra, o uno a sinistra e l’altro a destra. Se sono già stati addestrati a camminare a sinistra, a uno potrete insegnare a camminare a destra. (L’ho fatto due volte ed è stato facile.) Ma il cane che avete adottato per primo non dovrebbe essere costretto a cambiare lato.
    4. Repetete spesso questa sequenza, premiando sempre il vostro Pastore Tedesco con bocconi molto speciali per non aver cercato di prendere ciò che non volete. Alla fine si abituerà a ubbidire al comando lascia, e lodarlo sarà sufficiente a premiarlo se non doveste avere bocconi in tasca. Tuttavia, se ne avete, offriteli al bravo cane che ubbidisce fedelmente a tutti i vostri comando-perfino il lascia.

    Come insegnarlo – esercizio 2

    Offrite al cane un gioco. Quando lo prende, tenetegli un boccone davanti al muso. Con la mano libera prendere il gioco e dite “Lascia.” Date il comando con un tono calmo ma deciso. Non dovrete apparire severi, nemmeno quando vedrete tra le mascelle del cane qualcosa di potenzialmente velenoso.

    Quando farete lo scambio, premiatelo e lodatelo. Ripetete diverse volte. Per fare pratica, potreste seminare degli oggetti in giardino e aspettare che li trovi, poi dargli il comando lascia e fare lo scambio. Alla fine le vostre lodi saranno sufficienti come ricompensa.

    Guardami

    Guardami è un comando utile, per insegnare al cane un esercizio quando la sua attenzione è rivolta altrove è impossibile. Insegnare al vostro cane a prestarvi attenzione è importante per le sessioni di addestramento e sarà utile anche dopo. E’ stato nel miglio corso di obbediente a cui abbia mai portato uno dei miei cani che l’addestratore ci ha fatto portare l’indice della mano destra al naso e dire guardami ai nostri cani.

  • Storia del Pastore Tedesco

    Questa razza, nata ufficialmente nel 1892 ha un curriculum di lavoro nella pastorizia, nella protezione, nella polizia, nel tracking, nella ricerca e soccorso e nell’attività di guida per ciechi che lascia stupefatti. Il Pastore Tedesco può individuare droghe e mine sottoterra in modo affidabile tanto quanto possono prendere al volo una pallina da tennis lanciata dal padrone nel giardino di casa. Possono rilevare fughe di gas fino a 4,5 m sottoterra e non anteporranno mai nulla alla sicurezza e al benessere del padrone.

    La storia del pastore tedesco

    Il cane da guardia, che si tratti di un meticcio che vaghi in un deposito di rottami o un Pastore Tedesco che lavora con un poliziotto umano, non è molto diverso dal lupo che proteggeva le nostre caverne. La nostra fiducia in tali cani di certo deriva dalla fiducia riposta nel lupo/cane.  Gli studi recenti sulla storia del cane con il DNA mitocondriale suggeriscono che lupi e cani si siano divisi in specie diverse circa 100.000 anni fa. L’archeologia fa risalire il primo addomesticamento del cane tra il 30.000 e il 7.000 a.C. È stato trovato un sito di sepolture in Germania, risalente a 14.000 anni fa, costituito da tumulazioni umane e canine.

    La datazione può variare a seconda delle teorie, ma gli scienziati concordano sul fatto che tutti i cani – da quelli di dimensioni formidabili a quelli abbastanza piccoli da poter essere infilati in una borsetta—si sono evoluti dai lupi, e che l’addomesticamento del cane (Canis iuptu familiaris) dal lupo grigio (Canis lupus) è cominciato decine di migliaia di anni fa. Inoltre sono concordi nell’affermare che i cani sono più vicini ai lupi dal punto di vista fisico e comportamentale che a qualsiasi altro membro della famiglia dei canidi. Per giunta, non esistono prove fossili di qualsiasi altro animale che possa essersi evoluto nel migliore amico dell’uomo: il cane. È una forzatura pensare che il Carlino o il Pechinese somiglino a un lupo, eppure tutte le razze canine conservano caratteristiche del lupo; il Pastore Tedesco, dal lungo muso alle grandi orecchie dritte fino alle lunghe e fini zampe e alla lunga coda pendente, in particolare.

    Il Pastore Tedesco è anche dotato di vista, olfatto e udito superiori del lupo. Come il fratello lupo, i cani sono predatori che difendono il proprio territorio. Come il lupo, ululano, uggiolano e manifestano rabbia e paura, dominanza e sottomissione. Sono affettuosi con la loro famiglia ma abbaiano agli intrusi. In grado di giudicare gerarchia e status all’interno del proprio branco, dimostrano lealtà al leader. Comunicano con la voce, le espressioni facciali e la postura—proprio come i lupi. Alcuni comportamenti manifestati dai lupi non si trovano nei cani moderni: uno è il rigurgito del cibo parzialmente digerito per i cuccioli. Tuttavia, un lupo dominante prenderà il muso di un lupo sottomesso tra le fauci per mostrargli chi comanda—un
    comportamento che ho visto riprodotto nel mio salotto da due Pastori Tedeschi. Quando il vostro cane vi accoglie scodinzolando, mostra sì affetto ma anche di riconoscere il vostro status. È una mossa che ha inconsapevolmente imparato dal fratello lupo.

    Primo sviluppo del pastore tedesco

    Il Pastore Tedesco deriva da razze assortite che risalgono all’epoca medievale, quando le varie zone d’Europa avevano cani  pastore diversi che soddisfavano le esigenze di ciascuna. Sottoposto a un’evoluzione successiva, il Pastore Tedesco che conosciamo oggi è nato a Karlsnihe, in Germania, nel 1899. Il nazionalismo creò l’esigenza di un unico cane da pastore degno di rappresentare l’Impero tedesco. Di conseguenza, molti appassionati di cani entusiasti hanno incrociato diversi esemplari locali nella speranza di sviluppare il cane da pastore ideale. Fu, però, il Capitano Max von Stephanitz che, con l’amico Artur Meyer, scelse tra le razze migliori le qualità eccezionali di ciascuna e regalò al mondo il Pastore Tedesco. Il percorso che ha portato a questo risultato è iniziato nel 1891, con la nascita della Phylax Socieq, con lo scopo di standardizzare le razze canine. La società è durata solo tre anni, ma von Stephanitz e alcuni altri membri hanno portato avanti la sua intuizione. Poi, a un’esposizione canina del 1899, un cane di nome liektor Linksrhein impressionò talmente von Stephanitz con la sua intelligenza, obbedienza e forza da indurlo ad acquistarlo seduta stante, per poi formare la Verein fur Deutsche Schàferhunde. che pressappoco significa ‘Società per il cane da Pastore Tedesco.

    Von Stephanitz trasformò il nome  e ne fece il fulcro del programma di allevamento della nuova società. Horand von Crafrath, nato l’I gennaio 1895, divenne il primo Pastore ateo registrato, col numero SVI. Alcune fonti riportano SLI conte numero di registrazione di Horand. In ogni caso, Horand von Grafrath è stato il progenitore di questa razza e sarà sempre il numero 1. Per quanto riguania Max von Stephanitz, aveva portato a termine la missione di creare il cane da pastore ideale. A questo punto, resosi conto che l’industrializzazione aveva ridotto la domanda di cani per la pastorizia, il capitano ebbe la lungimiranza di portare il Pastore Tedesco al livello successivo: il lavoro nella polizia e nell’ambito militare.

    Storia della razza in Germania

    In parte, lo scioglimento della Society era stato provocato dal disaccordo sui tratti più desiderabili nello sviluppo del cane da Pastore Tedesco. Queste differenze d’opinione emersero anche nel SV. Von Stephanitz sosteneva che il cane dovesse essere valutato in base alle capacità di lavoro e non in base all’aspetto. Per evitare discussioni che avrebbero potuto intralciare i suoi desideri per la SV, il primo standard di razza del Pastore Tedesco—scritto da von Stephanitz con l’aiuto di Meyer – riconosceva che “un aspetto gradevole” era desiderabile. Tuttavia sottolineava che l’aspetto non è l’elemento più importate da valutare. “Il Pastore Tedesco è una cane da lavoro,’ scriveva von Stephanitz, ‘altrimenti non è il Pastore Tedesco.” La SV ha adottato lo standard e ha poi organizzato la prima esposizione a Francoforte sul Meno. I lorand von Grafrath ha avuto numerosi cuccioli, di cui il più famoso fu certamente I lektor von Schwaben. I lektor, a sua volta, ha prodotto tre cani eccezionali, utilizzati nei programmi di allevamento successivi.  La loro progenie, tutti discendenti di Horand, è tra i progenitori dei Pastori Tedeschi. Inoltre, von Stephanitz ha provato il Pastore Tedesco in una grande varietà di ruoli per assicurarne la sopravvivenza come razza da lavoro. La SV, guidata dall’intuizione del capitano, sarebbe diventata il club di razza più grande al mondo e, cosa più importante, la versatilità e addestrabilità del Pastore Tedesco ne hanno assicurato il valore e la statura nel corso degli anni.

    Il pastore tedesco in Italia

    Il Pastore Tedesco è, ormai da parecchi anni, la razza più diffusa in Italia. Nel 1950 risultavano iscritti all’Enci circa 1500 esemplari, negli ultimi anni si è superata la soglia dei 14/15000. Nato come cane da pastore, il Pastore Tedesco viene utilizzato negli ambiti più vari: come cane da valanga (per la ricerca di persone disperse nella neve), cane da ricerca in superficie (cerca le tracce delle persone disperse), cane da catastrofe (per la ricerca di persone sepolte sotto terremoti o frane), cane antidroga. Per questi compiti viene sfruttato il sensazionale fiuto del Pastore Tedesco, ma non è tutto. Grazie all’alta addestrabilità di questa razza tra gli altri suoi impegni c’è quello di cane-guida per persone non-vedenti.
    Il grande apprezzamento della razza e la passione che da subito ha coinvolto alcuni allevatori italiani hanno dato vita, nel 1949 alla SAS (Società Amatori Schàferunde, www. sas-italia.com). Scopo della SAS è ‘migliorare, incrementare e valorizzare” il PastoreTedesco, potenziandone l’allevamento e la selezione. Lo standard di razza del Pastore Tedesco è stata recentemente modificato dall’Enci riconoscendo due varietà di mantello: Stockhaar e Langstockhaar, a pelo corto e a pelo lungo. Indipendentemente dagli standard, il Pastore Tedesco è un cane con caratteristiche uniche; equilibrato, determinato, vigile, curioso e instancabile. Tutte queste doti rappresentano l’essenza del suo carattere e ne fanno il cane per antonomasia.

  • Migliori Pesci da Acquario Dolce

    In questa guida spieghiamo come scegliere i migliori pesci da acquario dolce.

    Gusti e necessità

    Quando si parla di che pesci mettere nel proprio acquario, è necessario considerare i propri gusti: questi simpatici animali sono di ogni forma e colore, dai più “sobri” ai più sgargianti, per cui facendo opportune ricerche riuscirete a trovare quello o quelli che più vi garbano. Ma sappiate che i pesci non sono giochi, e una volta in casa dovrete impegnarvi a mantenere il loro acquario con le dovute cure e attenzioni. Scegliete bene le dimensioni della vasca e non riempitela troppo, al fine di assicurare il migliore comfort ai suoi abitanti – se li prendete da cuccioli, non dimenticate che come tutti anche i pesci crescono, aumentando le loro dimensioni.

    In questa lista saranno proposti dei pesci un po’ per tutti, adatti sia a chi è alla sua prima esperienza come acquario sia a chi ha già avuto modo di averne in casa. Quindi pesci economici, che non necessitano di cure troppo particolari, ma anche animali un po’ più “difficili”, meno economici ma molto belli. E ricordate – come abbiamo detto in questo articolo – di non inserire i pesci nell’acquario appena allestito, ma aspettate un po’, circa un mesetto perché tale periodo permette la formazione della popolazione di microorganismi utili alla corretta manutenzione qualitativa dell’acqua.

    Un classico: il Pesce Rosso

    pesce rosso

    Non potevamo che partire dal pesce rosso, il più diffuso e comune pesce da appartamento. In particolare, questo esemplare è consigliato a chi non ha voluto o potuto spendere molto per l’acquario, limitandosi ad una boccia senza riscaldatore e quindi limitando anche le possibilità di scelta perché la maggior parte delle specie richiede la temperatura dell’acqua intorno ai 25 gradi. Ma non il pesce rosso, che è molto resistente e non ha bisogno di molte cure.

    Particolarità di questo pesce è che se riesce a crescere in un ambiente adatto e ben tenuto non rimane proprio piccolo come di solito viene rappresentato ma, anzi, può raggiungere anche i 30cm di lunghezza. Diffidate quindi dai piccolo acquari, partendo da almeno una vasca da 60 litri. Anche perché questo pesce adora la compagnia, quindi non prendetene uno ma tre o quattro. Vi sapranno dare molte soddisfazioni e, vista la loro longevità, lo faranno per non poco tempo (in media 20 o 30 anni, ma casi eccezionali segnalano pesci rossi morti a 50 anni!).

    Guppy

    pesce guppy

    Questo simpatico esemplare dal simpatico nome viene dall’America Meridionale, anche se oggi è diffuso in molte zone del mondo. Nonostante riesca a sopravvivere a temperature basse o più alte della media, è preferibile che lo manteniate in un ambiente di circa 24 gradi. Questi pesci sono molto amati e quindi gettonati, e si prestano ad essere esemplari idonei per chi si avvicina per la prima volta al mondo degli acquari, vista la loro semplicità di cura e la vasta gamma di colori vivaci e sgargianti che presentano.

    È facile riconoscere i maschi dalle femmine: i primi sono più colorati e più piccolini, ma hanno grandi pinne a differenza degli esemplari di sesso femminile che hanno colori meno variopinti, dimensioni maggiori e pinne più ridotte. Si riproducono molto facilmente tra loro, per cui sono la scelta ideale per chi non vorrebbe fermarsi a pochi esemplari ma veder continuare la specie: se siete tra loro, allora metteteli nelle “giuste proporzioni”, ovvero un maschio ogni due o tre femmine. Dipende poi ovviamente da quanti piccoli volete.

    Black Molly

    È un “compaesano” del Guppy, e il nome deriva dalla sua caratteristica livera di colore nero. Le dimensioni non sono piccolissime (possono arrivare a 15 centimetri) quindi anche in questo caso attenzione alla scelta dell’acquario, perché servono dimensioni adatte. Particolare è poi il fatto che cresce e si sviluppa bene nell’acqua dolce, pur essendo in natura un pesce d’acqua salmastra: a tal proposito, se avete intenzione di prendere solo questo esemplare gli farà molto piacere se ogni 5 litri d’acqua introdurrete del sale specifico da acquario. Meglio poi se il pH dell’acqua rimane intorno al valore di 7,5, e che quindi resti in un’acqua un po’ dura. Anch’esso si riproduce molto facilmente, e vive bene se ci sono delle piante nell’acquario perché ama rifugiarsi.

    Platy

    Questo è un pesce particolarmente indicato per i principianti, perché non richiede un’acqua particolarmente curata e quindi non dovrete diventare matti trovando il giusto valore di pH (va bene anche 7), di durezza o di temperatura. Infatti va bene anche l’acqua del rubinetto, l’importante è che prima di utilizzarla vi informiate che non sia eccessivamente dura o contenga troppo cloro. Ma a differenza del pesce rosso di cui sopra, è meglio che l’acquario dove lo farete vivere sia dotato di condizionatore d’acqua che quindi elimini metalli pesanti o altre sostanze dannose. Come i Guppy – anche se in maniera meno evidente – si riescono a riconoscere gli esemplari maschi e gli esemplari femmine (anche in questo caso, i maschi hanno dimensioni minori e inoltre sono più sottili).

    Differenza però con tutti le altre specie di cui abbiamo parlato è che i platy hanno dimensioni molto piccole, che di solito non superano mai i 5 cm. E questo significa che potete optare per vasche più piccoline, anche se le dimensioni devono essere comunque importanti dal momento che se ne prendete uno o pochi esemplari potrebbero andare in depressione causa solitudine. Meglio prenderne sempre almeno cinque.

    Barbo Tigre

    Passiamo ora ad un parente del pesce rosso, originario dell’Asia sudorientale (per intenderci la zona dell’Oceano indiano orientale e quella del Pacifico occidentale, che tocca le coste indonesiane, vietnamite e via dicendo). Sono caratterizzati da un corpo alto e molto sottile, con quattro bande nere che li rendono immediatamente riconoscibili e, se tenuti in ottime condizioni, tendono a migliorare i loro colori. Non si capisce molto bene guardandoli esternamente chi è maschio e chi è femmina, perché sono praticamente identici esteticamente in ambedue i sessi.

    Sono pesci molto vivaci e socievoli, per cui se popolerete l’acquario con più esemplari di questa specie li vedrete muoversi continuamente. Sono però anche voraci e aggressivi, e può capitare che due o più membri non vadano d’accordo e che si scontrino (nulla di grave). C’è da dire che più il gruppo è grande, meno sono le possibilità che si creino questi conflitti (prendetene sempre circa 6 o 7, in un acquario di almeno 80 litri). Meglio evitare di farli convivere con specie diverse, vista la loro natura aggressiva.

    Neon

    Bisogna subito fare una precisazione: i Neon non sono i Cardinali, sono due specie diverse che si differenziano per l’ambiente in cui vive. Il Neon fa parte dei caracidi ed è molto diffuso negli acquari delle nostre case, perché molto facili da tenere e perché hanno una livrea argento accompagnata da due bande, una blu e una rossa. Sono poi pesciolini piccolini anche da adulti (4 cm massimo) e vivono in acque ferme, scure e particolarmente acide (pH intorno a 6,5), con temperatura compresa tra i 20 e i 25 gradi.

    Non trascurate l’allestimento dell’acquario in cui questi animali andranno a vivere, creando zone più scure e d’ombra, con tante piantine e dei legnetti. E prendetene almeno una decina, perché si spostano in branco. Nonostante le dimensioni davvero irrisorie, hanno dei denti aguzzi e mandibole da non sottovalutare: sono infatti pesci insettivori, e il mangime che dovrete loro fornire quindi non è quello vegetariano ma apposta per pesci amanti anche di proteine animali derivate dagli insetti.

    Accompagnateli con pesci di dimensioni e provenienza simili, come i barbus titteya o i barbus tetrazona – ma c’è sempre il rischio, con questi ultimi, che non convivano bene e a farne le spese sarebbero proprio i Neon. Assolutamente da evitare è la compagnia di pesci molto più grande, che se li divorerebbero immediatamente.

    Scalare

    Con quest’ultimo consiglio ci rivogliamo più ai giocatori esperti, perché gli scalari sono un po’ più difficili da mantenere rispetto alle specie di cui si è detto finora. Ma ne vale la pena, in quanto sono pesci davvero belli. Questi animali sono originari del Rio delle Amazzoni, il fiume della foresta amazzonica, e sono abituati ad acque ferme, scure e un po’ acide. Ci sono davvero tanti colori che possono cambiare la livrea di questi pesci, da quello più tipico che è l’argento, al nero, al dorato.

    Quando si muovono sono eleganti, e sicuramente vi perderete a guardarli muoversi e nuotare perché sono un vero piacere per gli occhi (e secondo voi, del resto, perché vengono chiamati anche pesci angelo?). Ma dov’è il lato difficile di cui si è accennato? Prima di tutto l’acquario, che dev’essere almeno di 200 litri. Anche se infatti nei negozi li trovate piccoli, questi pesci crescono, raggiungendo dimensioni di 50 cm e necessitano di vasche particolarmente lunghe e alte in quanto crescono più in altezza che in lunghezza. Dimenticate poi di prenderne solo uno o due, perché adorano il gruppo e ciò che soddisfa di più i padroni è vedere i loro comportamenti quando sono tutti insieme, molto vivaci e attivi. Al contrario se sono solamente in due, tendono a nascondersi nella vegetazione.

    Sono pesci pacifici, sì, ma territoriali per cui dimostrano una certa aggressività con gli estranei. E siccome mangiano anche altri pesci, prendere altri pesciolini – come alcuni di quelli consigliati in questo articolo – non sarebbe che una crudele condanna di questi piccoli pesci che sarebbero mangiati dagli scalari. La loro alimentazione, visto che l’abbiamo introdotta, è varia: quindi mangiano fiocchi, e possibilmente dovete variarli, ma anche alcuni alimenti surgelati, tipo l’artemia salina.

     

  • Gatto Birmano o Gatto Persiano – Quale Scegliere

    In questa guida spieghiamo come scegliere tra gatto Birmano e gatto Persiano.

    Il Gatto Birmano

    Il gatto sacro di Birmano, meglio noto come gatto birmano si presenta come micio davvero dolce e socievole, impossibile da non amare. Si tratta di una razza molto chic, pregiata ed elegante anche in contraddizione con il suo aspetto fisico, che vede dei bellissimo occhi blu perlati uniti ad una corporatura anche piuttosto massiccia. Il Birmano ha una sorta di standard genetico che rende molto complessa la selezione. Non è raro che i birmani siano strabici, abbiano quello che viene chiamato nodo alla coda o le macchie di latte e altri difetti fisici che comunque non gli impediranno di essere bellissimo e coccolone.

    Ad ogni modo sono spesso caratterizzati da un’armonia delle proporzioni per quanto riguarda le caratteristiche fisiche: ovvero una testa graziosa (si dice che sia a forma di cuore), un bel profilo e anche delle bellissime zampe guantate che contribuiscono ad aumentarne l’eleganza. Solitamente si trova ad un peso di 3 o 4 chili per gli esemplari femminili e di 5 per quelli maschili. Il maschio, inoltre, si riconosce perché ha il collo un po’ più grande.

    Altro fattore che rende molto riconoscibile il birmano è la coda molto lunga, al punto che può arrivare anche alla spalla. Inoltre questi gatti presentano un’ossatura piuttosto corposa e con zampe abbastanza corte rispetto al corpo lungo. I loro occhi blu, sopracitati, vi faranno letteralmente perdere e conferiscono loro una tipica espressione incantata, dolce, quasi sognatrice. Il pelo è invece semilungo, caratterizzato da una consistenza piuttosto setosa che presenta il grande vantaggio di non annodarsi (rendendo più facili i momenti di spazzolatura del pelo). Zone come il collo e la coda presentano un pelo un po’ più lungo del resto, mentre è il musino la zona dove si presenta corto.

    Il gatto Birmano è tipicamente chiaro e bianco, ma ciò non esclude la possibilità di esemplari con colori differenti (per esempio i birmani bianchi sul corpo ma con muso, orecchie, zampe e coda più scuri o comunque di altri colori. Un particolare curioso e sicuramente affascinante è che i guanti delle zampe presentano una perfetta simmetria, e il bianco si ferma in tutti e 4 gli arti allo stesso punto.

    Tra le varietà di colori alternativi al bianco c’è il seal-point, ovvero una tonalità scura e rossiccia, e il blue-point che invece assume un colore grigio ardesia molto fredda ma comunque elegante e delicata, di solito accoppiata ad un beige più che al bianco. O ancora il chocolate-point che ha una sfumatura color cioccolato al latte e il lilac-point che invece tende quasi al lilla.

    Comportamento e cure

    Come detto il Birmano è un tranquillone, che si dimostra elegante non solo nell’aspetto ma anche nei modi di fare e nella vita di tutti i giorni. Questo non significa che sia noioso, anzi è molto felice di giocare e all’occorrenza tira fuori grinta e orgoglio, facendosi in qualche modo rispettare. Riesce a convivere bene – a differenza di altri gatti – anche con suoi simili o con altri animali, non dimostrandosi quindi eccessivamente geloso, anche se chiaramente predilige la sua amicizia col padrone, verso cui nutre profondo affetto e con cui tende a creare un rapporto intimo ed esclusivo. In caso di coppia maschio-femmina, non è raro vedere il maschio lasciar mangiare prima di lui la compagna, segno che sì, i Birmani sono proprio dei gatti di classe. Mai comunque approfittarsi di questo loro carattere delicato e pacifico, perché se maltrattati sanno difendersi. E comunque se avete intenzione di prendere qualsiasi gatto per fargli i dispetti, abbandonarlo, maltrattarlo o altri comportamenti negativi, meglio che vi sfoghiate con dei peluche.

    A proposito, comunque, di alimentazione è importante sapere che la base dev’essere cibo secco fatto di carni e pochi cereali, in abbinamento a del cibo fresco che gli va dato almeno due volte al giorno. Il tutto naturalmente senza coloranti o conservanti di sorta. Il Birmano fortunatamente non tende a diventare obeso ed è in grado di regolarsi da solo per quanto riguarda le dosi di cibo. Tuttavia capita che nei periodi per lui più stressanti o durante il cambio pelo o quando ci sono delle cucciolate, allora integrate tutto con dei vitaminici.

    Per quanto riguarda il pelo, il Birmano va lavato una volta al mese nei cambi di stagione in modo da togliere il pelo morto e favorire quello nuovo. Comodo il fatto che non abbia del sottopelo, e che quindi si possa spazzolare anche solamente una volta alla settimana.

    Prezzo del Birmano

    Ok, passiamo forse al lato più dolente. Il birmano, così come il persiano come vedremo tra poco, non è un gatto economico. Si trova a partire da 1000 euro e si può giungere anche a 1500. Quindi sì, una spesa piuttosto importante ma abbastanza comprensibile se si pensa a tutte le spese che ogni allevatore deve sostenere, dalle attrezzature alla gestazione e ai documenti ufficiali.

    Il Gatto Persiano

    A differenza del Birmano, che è una specie naturale, il Persiano è invece opera dell’uomo che nel tempo ha unito l’Angora Turco – gatto principale da cui deriva il Persiano e che fu importato in Europa dall’Asia nel 1926 – ad un’altra specie, più piccola, che si trovava in Iran. Il risultato fu appunto la specie odierna (chiaramente l’Angora Turco continua ad esistere) che inizialmente fu amatissima in Inghilterra tanto che la stessa Queen Victoria si dice ne avesse diversi esemplari.

    Il gatto persiano è diviso in tre sottocategorie:

    • Bicolore, che è formato da una parte minore (di solito 1/3) di bianco e dal resto di un colore detto solido (i restanti 2/3).
    • Arlecchino, che lo vede per praticamente la totalità bianco salvo per delle macchie di colore sulla superficie (da qui il nome).
    • Van, un tipo di gatto persiano che ha macchie colorate unicamente su testa e coda.

    Questa specie felina è tra le più pregiate al mondo, grazie alla sua estetica potremmo dire aristocratica e molto particolare, aristocrazia a cui contribuisce il suo muso schiacciato e i suoi occhi grandi che quasi gli conferiscono un aspetto serioso per non dire sprezzante (con tutta l’ironia buffa e divertente che poi ne deriva). E poi naturalmente per il suo pelo lungo e morbido, che è il motivo per cui è così conosciuto.

    Ad ogni modo, al di là di come può sembrare, il persiano è un gatto casalingo, adora stare in casa in compagnia umana (meno di altri gatti!) e con gli uomini è particolarmente affettuoso. Poche volte lo vedrete correre o fare azioni considerate vivaci. È un coccolone oltre che pantofolaio, per cui le sue attività preferite sono farsi coccolare e curare e ovviamente dormire. Solo in tenera età assume la curiosità e la voglia di giocare tipica di tutti i cuccioli di gatto. Attenti però al concetto di affettuosità: è lui che decide quando fare le coccole, ed è meglio evitare di disturbarlo quando dorme perché al 99% non gradirà. È inoltre un gatto squisitamente vanitoso che ama sfoggiare il suo look elegante e raffinato per farsi ammirare, motivo per cui necessita sempre di tante attenzioni e al contrario odia essere messo da parte anche solo per un giorno.

    Il persiano pesa dai 3 chili e mezzo fino anche ai 7. Il pelo, come detto lungo e folto, si concentra nella sua massima lunghezza specialmente sul collo e sulla coda, e sul primo quasi sembra una criniera. La struttura è meno sinuosa di quella del birmano ed è detta cobby: un corpo compatto, con zampine corte ma robuste, la testa grossa e tonda e gli occhi sempre spalancati.

    Rispetto al Birmano soffre di meno la solitudine, ma è anche più geloso del padrone per cui potrebbe indispettirsi inizialmente se questi dona le sue attenzioni a qualcuno che non sia lui, anche se si tratta di un bebè – a cui poi però si affeziona!

    Tanti colori

    La gamma cromatica del pelo dei Persiani è ben più ampia di quella dei Birmani, tanto che si parla di addirittura duecento tipi di colori diversi. I più diffusi comunque sono quelli a colori solidi, e quindi bianco, nero, cioccolato, rosso, crema e i particolarissimi blu e lilla. Alcuni invece hanno tonalità squamate nere o blu-crema, mentre esemplari molto particolari e affascinanti sono quelli col pelo cioccolato e lilla.

    Per quanto riguarda il colore crema, esso deriva dall’incrocio di Persiano bianchi e rossi. I persiani crema possono avere un mantello avorio, giallo o colori simili in abbinamento a iridi oculari aranciate o color del rame. Più raro è il Persiano rosso e per questo (ovviamente!) la più ricercata, insieme al persiano arancione ed al più classico bianco (magari con gli occhi azzurri) per chi cerca l’eleganza più totale. I gatti persiani, comunque, si possono trovare con occhi anche blu, gialli o arancioni. In altri casi gli occhi assumono tonalità verdi e anche impari (un occhio arancione, uno azzurro) che sono stupende.

    Un colore particolare è quello del Persiano Chinchilla, che ha la colorazione del pelo simile a quella dei conigli chinchilla cioè con base bianca e punte colorate.

    Una variante del persiano è il gatto Exotic Shorthair, che è una sorta di Persiano ma a pelo corto, e difatti presenta il muso schiacciato e i grandi occhioni tipici del persiano. Comunque anche se a pelo corto, il manto degli Exotic Shorthair è sempre molto soffice. Questa specie fu “creata” negli anni Sessanta del secolo scorso per merito di un incrocio tra un persiano e delle razze a pelo corto, come il British Shorthair. Invece dall’incrocio di Persiano e Siamese è nato l’Himalayano.

    Prezzo del gatto persiano

    Come per il Birmano, anche in questo caso contate di dover spendere un bel po’ di soldi. Comunque il prezzo di un Persiano varia dalle sue caratteristiche e dall’allevamento d’origine, oltre che se nasce da gatti da esposizione o da “semplici” gatti da compagnia. Quindi i prezzi partono da 700 euro ma raggiungono anche i 3000.