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  • Come Allestire e Mantenere un’Acquario in Casa

    In questa guida spieghiamo come allestire e mantenere un acquario in casa.

    Chi di noi, da bambino o anche in età adulta, non rimane affascinato quando fa visita ad un grande acquario aperto al pubblico, per godere della magia nel vedere pesci di tutte le dimensioni nuotare proprio di fronte al suo naso? Sicuramente ad alcuni non interessa questa esperienza, ma molti rimangono letteralmente ipnotizzati dal mondo marino, specie i più piccoli che in esso vedono un sistema completamente diverso dal loro.
    Per questo quando siamo in età infantile o una volta adulti vogliamo riproporci quotidianamente un’esperienza simile in casa nostra in scala minore, ponendo un nostro personalissimo acquario domestico in un angolo specifico dell’appartamento. Anche perché oltre ad attrarre e lasciare a bocca aperta i bambini, l’acquario in funzione con le sue decorazioni si presta ad arricchire notevolmente l’ambiente domestico, dando un senso di pace, rilassatezza e suggestione.

    Rispetto dei ruoli (e degli ordini)

    Il primo errore da non fare pensando all’acquario è quello di associarlo immediatamente a piccoli animali marini che vi nuotano dentro, perché i pesci sono proprio l’ultimo step, gli ultimi che vanno inseriti. La vasca va infatti preparata in precedenza, operazione che non richiede un pomeriggio ma diverse settimane, perché bisogna pensare a quale tipo di vasca, che genere di acquario allestire e stabilire un tetto massimo di spesa – perché come sempre, anche in questo caso non tutto è uguale e non tutti possono ricreare tutti i tipi di ambiente marino. Ostacolo dato non solo dalle possibilità economiche, ma anche da quelle spaziali, quindi di dimensione della casa.

    Dolce o salato?

    La prima cosa a cui pensare, è se allestire un acquario di acqua dolce o un acquario marino. Alcuni di voi si chiederanno quale sia la differenza. Ebbene, essa dipende dal “modello” di habitat acquatico che avete in mente. Per cui un acquario di acqua dolce si presta ad ospitare, appunto, pesci e vegetazione che vive in fiumi e laghi; al contrario, un acquario marino – e quindi di acqua salata – è adatto ai pesci che vivono nel mare o quelli più esotici dei rari laghi salati (per esempio il Mar Caspio o l’ormai scomparso Lago d’Aral).
    Una vasca marina, quindi, è adatta a contenere sia i pesci del vicino Mediterraneo, sia quelli particolari e super colorati degli oceani o di mari lontani, come quelli caraibici (in questo caso si scende ancora di categoria, e si parla di acquario tropicale). In particolare, i contenitori tropicali sono molto più costosi di quelli marini più “tradizionali” o di quelli d’acqua dolce, in quanto per ricreare al meglio l’ambiente naturale devono innanzi tutto essere di grandi dimensioni e poi ospitare organismi come i coralli o rocce vive.

    Infine, non bisogna dimenticare che possono essere ricreati anche acquari salmastri, ovvero vasche di acqua dolce unita ad acqua salina.

    Le dosi

    Anche la quantità d’acqua di un acquario non è fattore arbitrario. In tal senso, la misura di tale dose per gli acquari è il litraggio, che per quanto riguarda l’acquario marino dev’essere di almeno 200 litri in quanto la fauna d’acqua salata è più delicata rispetto a quella d’acqua dolce, e necessita di parametri, come durezza e acidità ambientali, che restino stabili (e ciò è possibile solo in una cospicua massa d’acqua).

    Il litraggio, invece, di una vasca dolce si attesta indicativamente intorno ai 50 litri o poco di più, e proprio per queste considerazioni un acquario dolce o dolce tropicale (con pesci che vengono da fiumi non europei, ma magari sudamericani o asiatici) è il più consigliato da tenere in casa, specie se è la prima volta che si entra in questo settore. Infatti, vasche e pesci d’acqua dolce con annesse attrezzature presentano costi più bassi, sono reperibili in praticamente ogni negozio di animale e hanno installazione e manutenzione più semplici.

    Procediamo: allestire un acquario dolce

    La scelta dell’acquario: Proprio per la maggiore semplicità di allestimento e manutenzione e per il minore dispendio economico, e visto che questo articolo è dedicato anche a chi è alle prime armi, ci concentreremo sull’installazione di un acquario di acqua dolce. In esso possono essere messi pesci di diverse specie, dal classico pesce rosso a quello più particolare e meno conosciuto. Quando ci sono più varietà, l’acquario è misto o definito comunità, ma c’è anche chi sceglie di allevare solo una specie.

    Ad ogni modo, il primo fondamentale passaggio è la scelta della vasca che conterrà l’acquario e i pesci, in base sì alle vostre possibilità ma anche ai vostri gusti (scendendo, naturalmente, a compromessi se necessario). Meglio, comunque, consultare il personale specializzato nel reparto acquatico dei negozi di animali, sicuramente capace di farvi le migliori proposte sulla vostra esperienza, sulle vostre disponibilità economiche e di tempo, e sulla quantità di esemplari che desiderate.
    In generale, bisogna ascoltare il proverbio “Il troppo stroppia”. Nel senso che viene consigliato di partire da una vasca né troppo grande né troppo piccola, in quanto entrambe richiedono grande manutenzione. Idealmente, meglio partire da un contenitore di 40 massimo 50 litri, rettangolare e regolare.

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    Dove posizionare la vasca: una volta capito quale acquario prendere, dovete scegliere la posizione migliore da destinargli all’interno del vostro appartamento. Non fatevi ingannare dal suo peso quando è vuota, perché una volta riempita aumenterà a dismisura per cui la base su cui l’appoggerete deve essere molto solida e resistente. Se pensate di non averlo, ci sono mobili creati apposta per sostenere gli acquari (e nel contempo svolgere altre funzioni, molto d’effetto per esempio sono le librerie sviluppate intorno ad una vasca) che si comprano sia su Amazon sia in negozi fisici.

    Anche la sistemazione va valutata seriamente. Una vasca non deve essere esposta a luce diretta, sia perché dotato di luce artificiale più adatta a riprodurre l’ambiente, sia perché ha bisogno di temperatura costante. Evitate quindi le vicinanze alle finestre, che surriscalderebbero l’ambiente nelle ore più calde danneggiando pesci e vegetazione. Inoltre, qualora la vasca da voi comprata abbia l’alimentazione sul retro, attenti a non posizionarla contro il muro ma a lasciare un po’ di spazio per il filtro.

    Badate che sia ben visibile, non solo per l’ovvio risultato estetico ma anche per poter controllare la situazione (capire quando pulire la vasca, se i pesci stanno bene); e che sia vicino ad una presa elettrica.

    Funzionamento di un filtro: come accennato, è importante non posizionare l’acquario a muro per fare spazio al filtro (nel caso l’alimentazione sia esterna; ciò non vale se la vasca ha alimentazione interna, ovvero ha il filtro sotto la sabbia). Qualunque sia l’alimentazione del vostro contenitore, i meccanismi di filtraggio sono due. Uno è quello meccanico, a lana vetro o filtrante o anche spugne e carbone attivo che filtrano le particelle di maggiori dimensioni; uno è quello biologico, in cui vengono posti dei cannolicchi in ceramica che sviluppano ed eliminano i batteri nocivi a piante e pesci.

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    L’importanza della pompa e della luce artificiale: nella vasca deve necessariamente esserci la pompa per la circolazione dell’acqua, almeno una volta ogni ora. Inoltre, come anticipato, la vasca è dotata di un sistema di illuminazione artificiale, necessario soprattutto per le piante (meno ai pesci, che in natura nuotano anche in profondità). La potenza del sistema deve essere 1 watt per litro.

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    La creazione dell’habitat: iniziate inserendo sul fondo sabbia e ghiaia, facendovi consigliare dal personale esperto quale dei due materiali è migliore in base ai pesci che avete scelto (possono essere anche entrambi) e in quale quantità. Sia che abbiate il filtro interno sia che non lo abbiate, la stesura deve essere omogenea.

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    Fondale sistemato, tocca alla vegetazione. Meglio riprodurre quella presente nei fiumi e nei laghi d’acqua dolce. Potete scegliere sia piante vive – che richiedono manutenzione, ovviamente, e hanno anche ruolo fondamentale per la serenità dei pesci – sia finte, di plastica, a puro scopo estetico. Le piante vive, però, consumano gli agenti inquinanti che causano la formazione di alghe alla lunga difficili da estirpare.

    Insomma, proprio perché organismi reali, migliorano la qualità dell’ambiente e contribuiscono loro stesse alla manutenzione dell’acquario (se decidete di prendere piante reali, ricordate che le loro radici vanno messe sotto la sabbia e la ghiaia).

    Risulta essere ora di riempire: quando l’habitat corrisponderà il più possibile alla vostra idea originaria, procedete a riempire la vasca quasi totalmente, lasciando un’altezza di circa due dita. E poi fate partire il filtro che fin da subito terrà pulita e limpida l’acqua. Non dimenticate, sempre per una questione di monitoraggio, di immergere nell’acqua il riscaldatore, avendo l’accortezza di fare in modo che rimanga sempre tra i 20 e i 25 gradi.

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    Tempo al tempo

    Una volta riempito l’acquario penserete che è il momento di immergerci i vostri pesci colorati, ma non è così. Gli abitanti de facto dell’acquario sono gli ultimi che devono entrarci. Infatti, l’acquario tutto ben allestito di filtro e accessori va acceso e il filtro deve agire da qualche settimana a un mese intero per assestare i livelli di ammoniaca e nitriti acquatici e far sì che compaiano i batteri in caso di filtro biologico.

    Quando il giusto tempo è trascorso, divertitevi a immergere questi piccoli e dolci animaletti acquatici e rilassatevi (o divertitevi, o entrambe le cose) a osservare i loro comportamenti, che non mancheranno di essere buffi e simpatici.

  • Cani Guida per Non Vedenti – Addestramento e Razze

    Risulta essere noto ormai che il primo animale in assoluto ad essere entrato in contatto con l’Uomo non per aggredirlo ma per amicizia e collaborazione è il cane. Si ritiene, addirittura, che il periodo di primo addomesticamento è il Neolitico, ovvero circa diecimila anni fa. E da allora i rapporti – tranne i disumani che abbandonano per strada o torturano per gioco – non sono mai cambiati, garantendo rispetto e affetto reciproci. Nel tempo, poi, i metodi di addestramento del cane si sono evoluti, tant’è che questo animale risulta d’aiuto spesso fondamentale in diversi campi, dalla medicina all’investigazione. Finanche all’aiuto per le persone cieche.

    Una funzione che è sempre più richiesta, per cui l’Italia è famosa e all’avanguardia nel mondo per le sue scuole di addestramento, ma anche – purtroppo – molto lenta nei tempi d’attesa, che possono spingersi anche oltre un anno dopo la richiesta. In particolare, la scuola forse più importante e che fornisce annualmente ben 50 esemplari (e non sono pochi) è la ONLUS “Centro di addestramento per cani guida” a Limbiate (MB), la quale si occupa di fornire in maniera completamente gratuita un cane addestrato ai non vedenti, consentendo loro di essere decisamente più autonome nelle attività quotidiane.

    Si diceva, appunto, che tale ONLUS fornisce 50 esemplari: un numero sicuramente eccezionale. Questo perché educare un cane a svolgere attività complementari e ausiliari nei confronti dei non vedenti è esercizio assai lungo e complicato. Scuole come quella di Limbiate e le centinaia presenti in territorio italiano, quindi, operano un doppio lavoro di addestramento: in una prima fase si parla di opera nozionistica e teorica; nella seconda il cane viene consegnato alle famiglie, le quali lo educheranno per proprie necessità.
    Ma come si addestra, quindi? Il procedimento, come detto, non è semplice ma se siete interessati potrete trovare risposta a molte delle vostre domande continuando a leggere quanto scritto di seguito.

    Innanzitutto: che cosa serve?

    -Ovviamente un cane che risponda a determinate caratteristiche.

    -L’imbracatura con la maniglia.

    -Il bastone per non vedenti (tipico, lo avrete visto spesso camminando per le città).

    -Qualcosa che funga da ostacolo per abituare l’animale, siano essi un tombino, una scala ecc.

    Attrezzatura e modalità di educazione
    Prima di tutto, è opportuno addestrare il cane a diventare una guida per persone prive della vista utilizzando l’apposita imbracatura con maniglia di cui sopra (oltre, chiaramente, al guinzaglio). Perché la maniglia? Il fatto che l’imbracatura abbia questa presa particolare fa in modo che l’animale percepisca una differenza dal guinzaglio e capisca che, quando sente di avere addosso quell’imbracatura, è il momento per lui di assumere il ruolo di guida. Inizierà quindi a fare attenzione, controllando ed evitando tutti gli ostacoli simulanti il quotidiano che il padrone non può vedere. Una volta tornato ad indossare il guinzaglio, capirà che per lui è come se fosse un momento di pausa e svago e si comporterà normalmente.

    L’educazione di un cane guida per ciechi avviene per lo più all’aperto, in esterna, in modo da insegnare al nostro amico a quattro zampe a riconoscere imprevisti e una gamma il più grande possibile di ostacoli. È importante che i gesti insegnatigli dall’educatore siano facili e di semplice apprendimento, oltre che intuitivi (solitamente si utilizzano in lingua tedesca in quanto idioma più prestato al comando; ma anche usare la propria lingua, producendo un suono più naturale e spontaneo – quindi più gradevole – non è assolutamente sconsigliato). Fate attenzione a come pronunciate dei comandi e a quali dite. Per esempio: se direte Bravo! all’animale, abbiate cura di farlo con un timbro di voce regolare. Mentre Fermo! dosatelo in base alla pericolosità dell’ostacolo.

    L’addestramento procede per gradi
    Addestrare un cane a diventare guida e aiuto per un non vedente non ha limiti di età, per cui è possibile iniziare anche con animali non giovani o piccoli. Tuttavia – come, del resto, per qualsiasi disciplina – prima lo avviate più vantaggi avrete. Inoltre, molto probabilmente, l’addestramento durerà leggermente di meno rispetto a un cane già adulto.

    La formazione è importante che avvenga in maniera graduale e mai interrotta: iniziate con un’educazione di dieci o venti minuti, e man mano allungate il tempo degli esercizi. Avrete capito che addestrare un cane guida per ipovedenti significa fingersi ciechi e quindi simulare la vita di una persona cieca, compresi soprattutto gli incidenti possibili in situazioni vere in modo da potercisi soffermare e sottolinearli. Non usate lunghe frasi, ma parole chiave ripetute nei mesi con una certa continuità e differenziazione del tono di voce ogni volta che aumentano le difficoltà e cambiano le circostanze. Parola chiave per noi è quindi linguaggio semplice e assolutamente funzionale.

    In ogni caso, prima di iniziare l’addestramento voi per primi dovrete informarvi, perché ogni scuola e ogni educatore hanno il proprio metodo.

    I cani più indicati

    Come per tutto, anche in questo caso non ci sono cani migliori o peggiori in assoluto: hanno tutti la stessa dignità e importanza nel quotidiano. Ma ci sono cani più portati e funzionali a seconda del settore, e la guida per ipovedenti non fa eccezione. È bene precisare che al di là della razza, sono solitamente gli esemplari femminili ad riuscire meglio nelle formazioni rispetto a quelli maschili, in quanto hanno già il loro istinto naturale che sfruttano crescendo i loro cuccioli (anche se vanno sterilizzate, in quanto potrebbero causare problemi e ostacoli quando vanno in calore).

    Bisogna comunque scegliere bene la razza e la taglia del cane che si ha intenzione di addestrare, anche in base alla fisicità di chi andranno ad aiutare: se il padrone è basso o minuto, un cane troppo imponente e quindi sproporzionato rispetto al fisico del padrone potrebbe divenire esso stesso un ostacolo. E anche il carattere di entrambi gli elementi della coppia uomo-cane non vanno sottovalutati: se la cecità ha reso irascibile e/o irrequieto l’individuo, un cane giocherellone e docile fa al caso suo perché lo “consolerebbe” e gli darebbe sensazione di tranquillità.

    Attualmente le razze più accreditate sono Labrador, Golden Retriever, Pastori Tedeschi, Pastori Scozzesi, Pastori Australiani e Pastori Belga, in quanto hanno dimensioni intermedie, sono forti e determinati ma hanno un carattere tendenzialmente tranquillo e docile.

    Più in generale, anche se non fa parte degli esemplari sopra riportati, può essere adatto al compito di guida per ciechi ogni cane di taglia non tropo grande né troppo piccola e che abbia un carattere docile, premuroso, coraggioso, vivace ma non troppo e dotato di grande senso dell’orientamento.

    Vi farà piacere comunque sapere (se non ne eravate già al corrente) che per legge un cane-guida qualunque sia la razza può entrare in qualsiasi mezzo di trasporto pubblico e ha libero accesso ovunque il padrone abbia bisogno che lo aiuti.

    Il costo dell’addestramento di un cane per ipovedenti e come contribuire

    Purtroppo, qui entriamo in una nota dolente. Nonostante addestrare un cane a fungere da occhi per una persona che è nata senza la capacità visiva o l’ha persa per qualche malattia o trauma dovuto ad un incidente possa risultare divertente e soddisfacente sia per chi lo educa sia per il cane stesso, tale operazione ha un costo alto, addirittura spropositato. Infatti, sono richiesti addirittura 20 mila euro.

    Come al solito per quanto concerne il Bel Paese, i finanziamenti non raggiungono la sufficienza e si deve ricorrere a delle donazioni o altri tipi di campagne per sostenere delle spese così ingenti, che partono proprio dalla scelta del cane (gli animali vanno purtroppo comprati). Per esempio, al Centro di Limbiate gli animali sono dati dall’associazione Natalina ONLUS e da allevatori e privati. I finanziamenti, invece, derivano per lo più dall’associazione Lions Italia (circa il 45%), dalla Regione Lombardia. I privati, se vogliono appoggiare questa causa, possono farlo donando al 5×1000 (potrebbe essere il vostro prossimo investimento, se quest’anno volete differenziare e cambiare la donazione 5×1000).

    Riepilogando, l’addestramento di un cane a diventare guida per non vedenti comprende, come equipaggiamento, oltre al guinzaglio anche la speciale bardatura con maniglia rigida, che gli permette di capire quando assumere la funzione di aiuto e guida e quando può giocherellare e comportarsi secondo propria natura.

    Nel suo ruolo di occhi del padrone, imparerà ad evitare tutti gli ostacoli che si incontrano nel quotidiano (e se pensiamo alle nostre città, ce ne sono parecchi) come buche, gradini, tavolini, pali; oltre a guidare la persona affidatagli dietro comando (ovvero dritto, destra/sinistra e dietrofront girandosi). Apprenderà inoltre ad attraversare la strada quando priva del passaggio automobilistico (o quando il semaforo è verde) e ad ignorare gli altri cani o altri animali che potrebbe incontrare girando in città o al parco (avete presente che i cani quando si incontrano o si annusano o si ringhiano e abbaiano, o entrambe le cose? Ecco, un cane guida imparerà a non farlo).

    Inoltre, cosa da non sottovalutare, saprà anche disobbedire al suo padrone quando capirà che è necessario per evitare un pericolo. È opportuno, infine, ricordare nuovamente che un cane addestrato a guida per non vedenti ha libero accesso in qualsiasi mezzo pubblico e ovunque il padrone abbia bisogno che lo porti. E questo per legge.

  • Animali Domestici e Bambini – Quali Sono i Benefici

    Un pregiudizio ancora molto diffuso fa credere a molti genitori che la presenza di un animale domestico in casa possa nuocere ai propri figli. A volte addirittura con la nascita di un bambino l’animale domestico che si possedeva viene allontanato. In verità i pediatri oggi sanno bene quanti invece siano i vantaggi che la presenza di un cane, o di un gatto, o di un altro animaletto possano apportare alla corretta crescita di un cucciolo d’uomo.

    Il primo mito da sfatare è quello relativo alla salute. Non è vero che gli animali provocano allergie nei bambini piccoli: al contrario, la scienza medica ha dimostrato come sia vero l’esatto opposto. Entrare in contatto con i peli di un animale fin dalla più tenera età, infatti, sembra che aiuti a sviluppare il sistema immunitario. Il bambino cresce più forte, meno fragile rispetto alle infezioni esterne: quello che conta, ovviamente, è mantenere una corrette igiene in casa, e creare un angolo in cui l’animale domestico possa avere i suoi spazi. La presenza di un animale giova alla salute del bambino anche da un altro punto di vista, che è quello del movimento fisico. Al giorno d’oggi purtroppo molti bambini, per via di una vita troppo sedentaria e della cattiva alimentazione, si ammalano di obesità. Avere un animale in casa li aiuta a muoversi quasi senza accorgersene, perché la presenza di un cane, ad esempio, obbliga a fare lunghe passeggiate, a correre e giocare senza che tutto ciò sia vissuto come un’imposizione.

    Detto questo, ci si potrebbe chiedere però quali siano i benefici della presenza di un animale domestico in casa quando ci sono già dei bambini. Per molte persone infatti si tratta solo di un fastidio ulteriore, di un essere di cui occuparsi e avere cura. Il nocciolo della questione sta proprio in questo: ovvero nello stabilire chi si debba prendere cura del cane o del gatto. Se ad un bambino viene trasmessa la responsabilità del suo animaletto, ciò può influenzare la sua crescita in modo molto incisivo e positivo.

    Un bambino impara a conoscere il mondo intorno a sè e a preoccuparsi di qualcuno che non sia solo lui stesso. Deve ricordarsi che il suo animale è un essere vivente che necessita di cibo, acqua, pulizia, e anche di giocare e correre. Avere qualcuno a cui pensare al di fuori di se stesso prepara il bimbo a confrontarsi con il mondo degli adulti, lo fa crescere senza avere addosso una responsabilità eccessiva, ma comunque abbastanza grande da farlo sentire importante.

    La presenza di un animale domestico, specie se si tratta di un cane, è anche un modo per facilitare lo sviluppo dei rapporti sociali tanto nei bambini che negli adolescenti. Imparare a relazionarsi con il prossimo è forse uno dei passaggi più complessi della crescita, ma avere un animale offre un facile terreno di incontro e confronto. Quando si va al parco con il cane viene spontaneo e naturale fermarsi a parlare con chi a sua volta possiede un quattro zampe, e questo vale anche per gli adulti.

    C’è poi da considerare l’aspetto puramente affettivo che si sviluppa nel legame tra un bambino e un animale che crescono insieme. Il bambino scopre di avere un amico esclusivo, che obbedisce ai suoi ordini, gli fa compagnia, è sempre pronto a confortarlo e consolarlo di fronte ad ogni piccola delusione o dolore della vita. La pet therapy è di grande aiuto agli ammalati, come ormai è noto, e l’affetto incondizionato che un animale è capace di dare al suo padrone può definirsi davvero una panacea. La crescita è un processo spesso doloroso, che può far entrare in conflitto il ragazzo anche con i suoi stessi genitori. Ma il proprio amico a quattro o due zampe è sempre pronto ad offrire il conforto della sua calda pelliccia, delle sue fusa, della sua fiducia sconfinata. Avere accanto un animale insegna poi ai ragazzi un altro aspetto molto importante della vita, poco piacevole ma inevitabile, ovvero la morte. Se due cuccioli crescono insieme è purtroppo scontato che l’animaletto invecchierà più in fretta: da compagno di giochi diventerà una creatura da accudire e da accompagnare fino all’ultimo viaggio. Per quanto sia un’esperienza triste, è un tassello molto importante per la crescita del ragazzo, che dopo questo dolore sarà in grado di fronteggiare meglio anche gli altri grandi dolori che la vita, purtroppo, gli prepara.

    L’unico punto interrogativo che potrebbe restare d un genitore circa l’opportunità o meno di adottare un animale domestico in casa potrebbe riguardare il timore che alla fin fine i propri figli se ne disinteressino e che quindi tocchi a loro prendersi cura degli animali. Il segreto sta nel riuscire ad essere collaborativi e a stimolare comunque l’interazione dei più piccoli, e in ogni caso i benefici superano di gran lunga gli svantaggi: basti pensare che l’interazione con l’animale è un preziosissimo stimolo per l’apparato neurale e lo sviluppo sensoriale del neonato già dai 7 / 8 mesi. Ciò vuol dire che la presenza di un animale in casa non solo aiuta i bimbi a crescere più sani, più responsabili e più felici, ma anche più svegli e intelligenti.

     

  • Cane Dalmata – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Dalmata, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Una razza antica dalle origini incerte. Alcuni vedono un suo avo nel Bracco del Bengala, cane estinto, incrociato con il Bull terrier prima e poi con il Pointer. Altri ritengono che il Dalmata abbia le stesse origini dell’Alano Arlecchino. La Federazione Internazionale riconosce come progenitore solo il Pointer d’Istria.

    Il Dalmata è sicuramente la razza su cui l’esposizione mediatica ha avuto i maggiori effetti e se, con il film d’animazione della Disney, si è fatto conoscere a livello planetario, la versione con attori (e cani) in carne e ossa del 1996 ha determinato una vera e propria corsa al cucciolo: a fine anni Novanta si era arrivati a registrare oltre tremila soggetti all’anno, contando solo quelli con il pedigree! Tra allevatori improvvisati e proprietari impreparati a gestire un cane di questa razza, a farne le spese è stato proprio il Dalmata, che ha cominciato ad avere una nomea di cane disubbidiente, ribelle, addirittura stupido, del tutto falsa.

    Finita la moda, le cifre si sono sensibilmente ridimensionate e oggi vedere un Dalmata elegantemente a passeggio è molto più raro. Dal punto di vista della classificazione questa razza ha peregrinato molto prima di trovare la sua, si spera, definitiva collocazione: fino al 1970 era classificato nel gruppo dei cani da difesa e utilità, poi è stato trasferito in quello dei cani da compagnia dove è rimasto fino al 94, prima di finire in quello dei segugi, anche se con questi cani, tutto sommato, ha ben poco a che spartire.

    Le origini controverse del cane Dalmata

    Considerando il nome, verrebbe da pensare che il cane Dalmata sia originario della Dalmazia, ma le cose non sono così semplici. Le sue origini sono controverse, anche se sicuramente in passato ci sono stati molti cani dal manto maculato. Risale al 300o a.C. un affresco della tomba di Radmera di Tebe in cui, oltre a sette diversi cani, ne è raffigurato anche uno bianco con macchie nere à solo a partire dal XIV secolo che troviamo cani maculati affini al Dalmata non solo per il mantello, ma anche per la struttura fisica. Una tangibile testimonianza iconografica arriva da un affresco del Bonaiuti del 136o che si può ammirare nel Cappellone degli Spagnoli, presso la chiesa di Santa Maria Novella a Firenze, in cui è rappresentato un agnellino tra le fauci di un lupo attaccato da cani maculati: una chiara allusione all’ordine dei Domenicani (con la tonaca bianca e nera) che combattono i lupi dell’eresia.

    L’origine del nome di questa razza potrebbe derivare proprio dalla veste dei Domenicani, chiamata dalmatica. A partire dal 1600 il Dalmata viene raffigurato da numerosi artisti e i contesti venatori e religiosi delle loro opere potrebbero far pensare che sia stato da un lato un fiero cane da caccia, da un altro simbolo della Chiesa e del papato.

    Per quanto riguarda la provenienza, sono state fatte numerose ipotesi: per alcuni sarebbe un cane autoctono della Danimarca, mentre i Croati, con ovvio spirito nazionalistico, lo vogliono originario della Dalmazia. In Croazia, del resto, è possibile ammirare esemplari della razza nel dipinto Madonna con Gesù e angeli conservato in una chiesa di Veli Losinj, risalente al 1600, e in un affresco nella città dalmata di Zaostrog; le prime descrizioni di un cane chiamato “Canis Dalmaticus” sono state trovate nella diocesi di Djakovo.

    Stupido sarà lei!

    Come abbiamo anticipato, nel periodo del boom il Dalmata si era fatto suo malgrado una fama di cane mordace, aggressivo o, al contrario, timido e pauroso, testardo, ribelle e poco intelligente. Un ritratto tutt’altro che lusinghiero che però è lontano dalla realtà: se ben allevato, infatti, il Dalmata è dolce, molto protettivo verso la famiglia, allegro, giocoso, socievole e amichevole.

    Un cane molto intelligente e quindi assai disponibile ad apprendere i rudimenti dell’educazione, ma anche oltremodo sensibile e se da un lato questo lo rende capace di interpretare gli stati d’animo del padrone, dall’altro esige rispetto e modi fermi ma dolci: con la violenza e la coercizione da lui si ottiene ben poco, perché obbedisce con gioia solo a chi ha saputo guadagnarsi la sua fiducia e la sua stima.

    Appena fatto il suo ingresso in famiglia, lui se ne sente parte integrante e dimostra il suo bisogno di contatto fisico con chiunque faccia parte del suo “branco”. Soffre se si sente trascurato o se viene lasciato a lungo solo. La diffidenza verso gli estranei è molto soggettiva, ma in ogni caso, più che un cane da guardia vero e proprio, il Dalmata può essere definito un buon campanello di allarme, in grado di segnalare vocalmente, ma senza abbaiare a sproposito, ogni minore o presenza sospetti.

    Ci sono addirittura esemplari che, in caso di pericolo, difendono il padrone con grande determinazione e coraggio, pur senza essere stati sottoposti a particolare addestramento. Nei rapporti intraspecifici, cioè con i propri simili, non cerca mai la rissa o il confronto diretto, però un maschio, se provocato, è sempre pronto ad accettare la sfida. Per quanto ci siano soggetti che praticano agility e anche obedience, la vocazione del Dalmata è quella del cane da compagnia che ha dalla sua un grande spirito di adattamento alle esigenze di vita della famiglia.

    Cane Dalmata: a chi è adatto?

    Elegante e atletico, il Dalmata si può adattare a diverse tipologie di padrone, ma certo un proprietario dinamico e sportivo sarà in grado di soddisfare meglio le sue esigenze di moto, dandogli la possibilità di fare ogni giorno lunghe passeggiate e, perché no, qualche bella corsa libero all’aria aperta, magari giocando con altri cani, con i quali, se ben socializzato, va tendenzialmente d’accordo. Chi dispone di un giardino o di uno spazio all’aperto non pensi che questi possano costituire la sua sistemazione ideale: pur essendo un cane robusto, il mantello privo di sottopelo lo rende freddoloso e poco adatto a trascorrere la stagione invernale in una cuccia all’esterno: ama le comodità e stare al calduccio in casa, meglio ancora se sdraiato sul divano accanto al padrone.

    Un Dalmata non è adatto a chi apprezza il cane indipendente capace di starsene per i fatti suoi: cerca costantemente la compagnia del padrone, è curioso e ama partecipare alle attività della famiglia. Relegato in giardino o chiuso in una stanza della casa per lui fa lo stesso: un Dalmata che si annoia o si sente frustrato può diventare ombroso e persino distruttivo.

    Un compagno di giochi ideale per i bambini

    Può andare bene in una famiglia con bambini? La risposta è senza dubbio : con i più piccoli il Dalmata è la dolcezza fatta cane! Con loro si intende immediatamente, è capace di tollerarne con infinita pazienza le intemperanze, diventa un instancabile compagno di giochi e, spesso, si trasforma in una vera e propria baby sitter. Non è un caso, infatti, che i bambini inglesi lo abbiano affettuosamente soprannominato Plum Pudding, perché il suo mantello ricorda l’uva sultanina del loro tipico dolce natalizio, il Christmas Pudding.

    Il Dalmata sarà ben disposto a giocare non solo con i bambini di casa, ma anche con i loro amici, e se i piccoli metteranno a dura prova la sua pazienza, cercherà di allontanarsi senza dare quasi mai segni di irritazione o arrivando a mordere: al massimo abbaierà per mostrare il suo disagio. Spetta comunque ai genitori il compito di ricordare ai figli che, per quanto paziente, si tratta di un essere vivente e non di un giocattolo. Dal momento che la presenza di un cane in casa è un ottimo sistema per responsabilizzare un bambino, si può affidare ai figli il compito di provvedere alla sua igiene, che non è complicata, ma richiede costanza: bastano delle belle spazzolate, però con una certa frequenza, dal momento che è in muta tutto l’anno.

    La costituzione del Dalmata

    La costituzione del Dalmata è forte e robusta. Si tratta di una razza alquanto longeva, con soggetti che possono arrivare ai 15-16 anni. Il tallone di Achille è rappresentato dalla sordità, una tara ereditaria legata al mantello bianco. Può darsi che proprio questi problemi di udito abbiano contribuito alla fama di cane testardo o stupido. La sordità può essere bilaterale o interessare un orecchio solo: si può verificare se un cucciolo ne soffre con semplici prove, ma il Baer test permetterà di stabilirlo con maggiore attendibilità. I problemi di udito si manifestano coi i più frequenza nei cani a iride azzurra e per questo gli esemplari con occhi azzurri vengono esclusi dalla riproduzione.

    Un’altra patologia che interessa la razza è la calcololisi, poiché il Dalmata non è in grado di convertire l’acido urico in allantoina a livello epatico e quindi lo elimina con l’urina; i problemi di calcoli possono essere evitati adottando una dieta che alcalinizzi le urine e riduca la formazione di acido urico (quindi non troppo proteica) e lasciando acqua fresca sempre a disposizione (l’urina troppo concentrata favorisce la formazione di calcoli). Le patologie a carico della pelle, infine, si manifestano con dermatiti dovute per lo più ad allergie alimentari e possono essere risolte modificando la dieta.

    Caratteristiche del Dalmata

    Tutti conoscono il Dalmata con le macchie nere ma, sebbene sia decisamente più rara a vedersi, esiste anche la “versione” a macchie color fegato, che corrisponde a una bella tinta cioccolato. I due colori possono essere incrociati tra loro, ma per le leggi della genetica (il nero è dominante sull’altro), veder nascere una cucciolata completamente bianco-fegato è un’eventualità che si verifica molto difficilmente.

    Quale sarà il colore delle macchie, però, lo dirà solo il tempo: i cuccioli di Dalmata nascono bianchi e le macchie cominciano a formarsi nelle prime settimane cli vita. Che siano nere o fegato, quello che è molto importante è la loro distribuzione, che deve creare un effetto armonico ed elegante: le macchie non devono essere troppe, ma nemmeno troppo scarse, devono essere più grandi sul corpo e più piccole su testa, arti e coda e, infine, devono avere margini ben definiti. I calli protagonisti del film disneyano possono indurre in errore: le orecchie completamente nere come quelle di Pongo e di alcuni cuccioli, così come la macchia nera intorno all’occhio come quella del cucciolo Macchia, anche se rendono il cane buffo e accattivante, dal punto di vista squisitamente cinotecnico non sono desiderabili.

    Dalla celluloide alla casa bianca

    Se tutti conoscono il film di animazione “La carica dei 101”, uscito nel 1961, forse non tutti sanno che la storia non è frutto della fantasia di Walt Disney, ma si basa su un romanzo intitolato “I cento e uno thimata” della scrittrice inglese Dorothy “Dodie” Smith. Sembra che l’idea di scriverlo le sia venuta quando un’amica, vedendo i suoi cani, disse che li avrebbe trovati perfetti per farne una pelliccia!

    L’altro grosso impulso alla moda della razza è arrivato all’uscita del film con attori in carne e ossa, “La carica dei 101 questa volta la magia è vera“, del 1996, cui ha fatto seguito, nel 2000, “La carica dei 102 – un nuovo colpo di coda”. Non poteva mancare un esemplare di questa razza nella galleria dei numerosi cani presidenziali che hanno dimorato alla Casa Bianca: George Washington, il primo presidente americano, pagò 12 scellini per avere Madame Moose e l’anno seguente acquistò un maschio per potersi dedicare all’allevamento.

    I cani dalmata e il feeling con i cavalli

    Sin dal XVII secolo il Dalmata ha intrecciato un legame con i cavalli che nessun’altra razza può vantare: anche senza essere addestrato, ricerca la compagnia di questi animali, se ne ha la possibilità, e li segue istintivamente, arrivando ad adattarsi alla loro andatura. È stato dimostrato che quella di muoversi tra le zampe dei cavalli senza intralciarne il cammino sarebbe proprio una caratteristica cli razza.

    Numerosissime sono le opere d’arte in cui si può ammirare il Dalmata accanto a cavalli e a carrozze. La Francia è stata la prima nazione a utilizzarlo come cane da scuderia: nella seconda metà del XVII secolo tutte le diligenze postali transalpine erano “scortate” da un Dalmata che aveva il compito di proteggerle dai briganti e, una volta ferme alle stazioni di posta, di sorvegliare i bagagli. Un secolo dopo furono gli inglesi a scoprire le particolari attitudini del Dalmata e, nel 177o, il direttore delle poste lo nominò ufficialmente accompagnatore e protettore delle diligenze.

    Diventò così il compagno di viaggio di aristocratici e uomini agiati, che non di rado arrivavano all’estrema raffinatezza di abbinare il mantello dei cavalli a quello dei cani. E dal momento che allora i mezzi antincendio erano trainati dai caval-li, i pompieri inglesi, e poi quelli americani, impiegarono il Dalmata non solo come guardiano delle caserme, ma anche per rilevare la presenza, grazie al suo fiuto, di persone prigioniere delle fiamme. Il Dalmata è ancora oggi la mascotte dei Vigili del Fuoco di Inghilterra, Stati Uniti e Canada.

    Lo standard

    Aspetto. Cane ben equilibrato, leggermente più lungo che alto, con macchie ben distinte, forte, muscoloso e attivo. Simmetrico nei profili, senza grossolanità e pesantezza, e come l’antico “cane da carrozza’: capace di grande resistenza e buona velocità.

    Testa. Piuttosto lunga, cranio piatto, abbastanza ampio fra gli orecchi, stop moderatamente pronunciato, tartufo sempre nero nei cani a macchie nere, sempre marrone nei cani a macchie fegato, muso lungo, potente e mai appuntito, labbra pulite non pendule, mascelle forti con perfetta e regolare chiusura a forbice. Gli occhi sono posizionati piuttosto distanziati, di media grandezza, rotondi, luminosi, con un’espressione intelligente e vivace, marrone scuro nei casi a macchie nere e marrone chiaro fino all’ambra in quelli a macchie fegato;

    Orecchie. inserite piuttosto alte, di media grandezza, piuttosto ampie alla base, portate aderenti alla testa, si restringono gradatamente fino a una punta arrotondata.

    Coda. Raggiunge approssimativamente il garretto, è forte alla base e si assottiglia verso la punta; inserita né troppo alta né troppo bassa, a riposo è portata pendente con una leggera curva verso l’alto del suo ultimo terzo, in movimento è portata leggermente al di sopra della linea dorsale, ma mai gaiamente o arrotolata.

    Arti. Gli anteriori sono perfettamente diritti, con robuste ossa rotonde, spalla moderatamente obliqua, pulita e muscolosa, gomiti aderenti al corpo, non girati in fuori, né in dentro, carpo forte, leggermente scattante; i posteriori sono arrotondati, muscolosi, puliti, visti da dietro gli arti sono verticali e paralleli, ginocchio ben angolato, gamba robusta, garretto forte, ben angolato.

    Temperamento. Il Dalmata è un cane dolce, dal carattere allegro e giocoso, protettivo nei confronti della famiglia

    I piedi sono rotondi, compatti con dita ben arcuate (da gatto), cuscinetti rotondi, duri ed elastici, unghie nere o bianche nella varietà bianco/nera, e marroni o bianche nei bianco/fegato.

    Pelo. E’ corto, duro, fitto, liscio e lucente. Due le varietà: a macchie nere e a macchie fegato, a seconda del colore delle macchie. Le macchie non si mischiano ma sono rotonde, ben delineate e il meglio distribuite possibile, circa 2-3 centimetri di diametro, quelle su testa, coda e arti più piccole di quelle del corpo.

    Taglia. L’altezza al garrese nei maschi va da 56 a 61 centimetri (peso 27-32 chili), nel-le femmine da 54 a 59 (peso 24-29), ma l’armonia generale delle proporzioni è di primaria importanza.

  • Come Addestrare un Pastore Tedesco

    I piaceri che ricaverete dal continuare l’educazione del vostro Pastore Tedesco sono molti. Non siamo in grado di controllare i nostri familiari e i nostri amici, né dovremmo volerlo. Non avere il controllo di un membro canino della famiglia però è negligenza. Scopriamo insieme come addestrare un pastore tedesco.

    Non si controllano i cani adulti con l’uso della forza, né con un atteggiamento punitivo. Si sfrutta il legame creato col cane e si usano metodi che gli permettano di sviluppare la fiducia in se stesso e nel mondo al di fuori della sua casa.

    Il Pastore Tedesco ha bisogno di fare esercizio mentale oltre che fisico. Se non ne ha la possibilità, sarà infelice e frustrato senza capirne il motivo. È un po’ come rimettere un universitario eccellente alle superiori. Non fatelo. Continuate ad addestrare il vostro Pastore Tedesco. Lasciate che usi la sua intelligenza per sviluppare nuove capacità èr tutto il corso della sua vita. Non ve ne pentirete. Sono felice di dire che non ho mai incontrato un adulto di Pastore Tedesco non addestrato, ma se ne dovessi incontrare uno, mi augurerei con tutta me stessa che il suo addestramento possa iniziare presto.
    Al rifugio incontro Pastori Tedeschi poco addestrati. Sanno sedersi o sdraiarsi a comando. Questo è un inizio ma non si avvicina nemmeno a quello che un Pastore Tedesco merita: imparare a restare seduto, sdraiarsi o stare in piedi finché non viene liberato; camminare al piede quando gli viene richiesto, non permettendo alcuna distrazione. Padroneggiare questi comandi intermedi farà sentire bene il vostro cane con se stesso. E anche voi vi sentirete bene, perché ciascuno di questi comandi contribuirà alla sicurezza del cane e al piacere di vivere con lui. È una situazione positiva per tutti. Perfino i vostri amici ne trarranno vantaggio.

    Comandi intermedi di obedience

    Potete insegnare i comandi intermedi a casa, ma prendete in considerazione l’idea di iscrivere il vostro Pastore Tedesco a un corso intermedio di obedience. Qui incontrerà nuovi cani di molte razze, che rinforzeranno e contribuiranno alla sua socializzazione. L’importanza della socializzazione per un Pastore Tedesco adulto è quasi equivalente al mantenimento della salute. Inoltre, il gruppo aggiungerà distrazioni al momento dell’apprendimento, e l’addestramento intermedio prevede che il cane esegua i comandi nonostante le distrazioni.

    In effetti, non potete sapere che il cane capisce e accetta il seduto-resta o il piede finché non lo vedrete eseguirli con altri cani intorno. Oltre a insegnare al cane a ubbidire a comandi verbali, gli insegnerete anche segnali manuali che integrano la parola. Sarà un piacere eseguire ciascuno di questi movimenti discreti e vedere il cane reagire, poiché i segnali manuali, ancor più di quelli verbali, rivelano la profondità del vostro rapporto. Mi è sempre piaciuto entrare nella stanza dove si trovava Charlie o nel giardino e toccare leggermente con la mano il lato della mia gamba sinistra. Charlie si precipitava subito al mio fianco, sapendo che saremmo andati da qualche parte insieme. I segnali manuali sono anche preziosi (e a volte essenziali) quando si comunica con un cane anziano duro d’orecchi.

    Ricordate di essere sempre positivi quando addestrate il vostro Pastore Tedesco adulto, proprio come fareste con un cucciolo. Gli strumenti per l’addestramento positivo in tutte le fasi della vita sono bocconi, lodi e coccole. Il fatto che il cane non impari alla velocità che vi sareste aspettati o con lo stesso ritmo dell’altro vostro cane (o cani) non indica una mancanza di intelligenza. Cercate di non apparire mai frustrati quando addestrate, e usate le mani solo per lodare, mai per punire o forzarlo a ubbidire. Quando non ubbidisce non viene premiato, ma non viene nemmeno sgridato. Se ogni sessione di addestramento è breve, facile e divertente, il vostro cane aspetterà con ansia la prossima. ll tipo di bocconi da usare dipende dal gusto del cane. Potete premiare un cane che si entusiasma facilmente con le sue solite crocchette, nutrienti e delicate coi denti e le gengive, ma per il buongustaio dovrete alzare la posta. Piccoli biscotti per cani, pezzetti di wurstel (passateli al microonde per renderli meno unti), formaggio, piccoli pezzetti di mela, carote crudè o fagiolini sono apprezzati da gran parte dei cani. Una volta ogni tanto terminate la sessione premiando copiosamente il cane. Una manciata di bocconi alla fine di una sessione fa capire al cane che è uno studente modello. Infine, prima di cominciare unà sessione a casa o al corso, è una buona idea portare il cane a fare una breve passeggiata. Non dovete stancarlo, ma fargli bruciare un po’ di energia prima di cominciare a lavorare per aiutarlo a concentrarsi. E se andrà in bagno prima di iniziare una sessione, non sarà distratto da questo bisogno.

    Piede

    Il concetto di piede (quando un cane cammina di pari passo col proprio padrone) è nato coi cacciatori, che avevano bisogno di tenere i propri cani sotto controllo con o senza guinzaglio. Dato che gran parte dei cacciatori era destrorso, tenevano il fucile con la mano destra e facevano camminare il cane alla loro sinistra. Questa tradizione continua, anche se nella mano destra teniamo il guinzaglio, non un’arma, e portiamo a spasso il cane per fargli fare esercizio e per il piacere di vedere le bellezze della natura o i luoghi di interesse lungo un viale animato. C’è ancora un’ottima ragione per far camminare il cane alla vostra sinistra, anche se non siete i cacciatora questo modo vi metterete tra lui e il traffico quando non c’è marciapiede. (Se avete intenzione di addestrare il cane dovrà abituarsi a camminare alla vostra sinistra o alla vostra destra.) Oltre a tenere il cane al sicuro, gli insegniamo il piede in modo che non ci faccia cadere tirando, col risultato di farci male, o di ferirsi o perfino essere ucciso da un’auto di passaggio, di aggrovigliarsi con un altro cane o saltare addosso a un bambino che sarà per sempre spaventato dai Pastori Tedeschi. Insegnare al cane a ubbidire al comando piede può impedire che questi scenari si avverino. Per questo motivo è un comando salvavita. Vi potrete esercitare col piede di giorno e di notte. Potete acquistare un collare luminoso per rendere il cane visibile di notte. Durante le passeggiate al parco o in luogo sicuro senza traffico pedonale, il piede non dovrà essere una regola rigida. La vita è troppo breve perché il cane non abbia la possibilità fermarsi ad annusare alberi e prato. Fatelo camminare al piede per un po’, poi liberatelo dicendo “Okay”, la parola che userete per liberarlo da qualsiasi comando. E ricordate sempre che, prima di dare qualsiasi comando, dovete avere l’attenzione del cane.

    Come insegnarlo

    Tenendo il guinzaglio con la mano destra, fatelo stare in piedi alla vostra sinistra con la spalla accanto alla vostra gamba.

    Il piede è un comando d’azione, quindi dite il nome del vostro cane seguito dalla parola “Piede” e cominciate a camminare risolutamente (camminate a grandi passi piuttosto che passeggiare).

    Se il vostro cane dovesse camminare davanti a voi o tirare al guinzaglio, fermatevi immediatamente. All’inizio non capirà perché l’avete fatto, ma col tempo lo farà. Ogni volta che allunga il passo, potete dire “Ah-ah” o restare in silenzio, ma dovete fermarvi.

    Dopo esservi fermati, riportatelo in posizione e attirate la sua attenzione ripetendo il passaggio 2. Se il vostro cane è restio a imparare il piede, potete incoraggiarlo a rimanere al passo con voi fermandovi ogni tanto per offrirgli piccoli bocconi. Ma camminare all’aperto è già una ricompensa di per sé, e la maggior parte dei cani non ha bisogno di ricevere bocconi.

    Resta

    Il comando resta insegna al cane a rimanere dove si trova finché non lo libererete dicendo “Okay.” Questo è un passo importante per sviluppare il vostro legame, un legame che dipenderà sempre dalla vostra posizione di capobranco. Imparare a restare a comando aiuta il cane a rimanere composto in una vasta gamma di situazioni, alcune delle quali preferirebbe non doverle sperimentare, come una visita dal veterinario. Il resta gli impedirà di correre fuori dalla porta di casa, dal veterinario o in auto senza il vostro permesso. Un altro vantaggio del resta è che la compostezza e perfino il temperamento del cane permetteranno a persone che non amano particolarmente stare in compagnia di cani di grossa taglia di sentirsi rilassati in sua presenza. Il resta si può dare quando il cane è in piedi, seduto o sdraiato. Quando gli insegnate il comando, però, fatelo sedere. (Così, di fatto, imparerà anche il seduto-resta.) Dopo che il Pastore Tedesco ha imparato il resta, potrete dare il comando prima di uscire dalla porta di qualsiasi edificio, scendere dall’auto o attraversare una strada. Non scoraggiatevi se il resta sembra un po’ difficile da padroneggiare per il vostro Pastore Tedesco, specie lontano da casa. Se l’avete appena adottato, potrebbe sentirsi inquieted quando non siete vicini a lui. E se lo avete da quando era cucciolo, potrebbe chiedersi come può proteggervi se non vi resta vicino. Ma siete voi il capobranco. Voi sapete cosa è meglio per lui. Quindi il vostro cane dovrà imparare il resta e non mettere in discussione il comando, a meno che non veda qualcuno correre verso di voi e cercare di strapparvi la borsa. Allora potrà abbandonare la posizione.

    Come insegnarlo

    Iniziate a insegnare il resta facendo sedere il cane accanto al vostro tallone sinistro.

    Tenendo il guinzaglio lento con la mano sinistra, date il comando “Resta” e tenete la mano destra (col palmo aperto) davanti al cane come segnale visivo. Questo viene chiamato movimento di blocco.

    Mettetevi di fronte al cane restandogli vicino, e rimanete di fronte a lui per qualche secondo, poi girategli rapidamente intorno (stando sempre vicini), e tornate alla sua destra.

    Lodato e offritegli un boccone per aver eseguitti il resta, poi ripetete l’esercizio. Questa volta allontanatevi di più quando siete di fronte al cane e stategli l’H110 quando passate alle sue spalle o potrebbe pensare che state andando via.

    Man mano che il cane acquista sicurezza nel resta mentre siete in movimento, potrete allungare il guinzaglio e aumentare la distanza tra voi e lui.

    Terra-Resta

    In genere, non darete il resta al cane quando si trova in piedi per farlo restare in questa posizione a lungo. Sarebbe faticoso e probabilmente stressante per lui, specie se è un cane anziano. Anche tenere il seduto-resta per un certo periodo di tempo potrebbe essere faticoso per il vostro Pastore Tedesco. Tuttavia, dargli il comando terra seguito dal resta gli farà assumere una posizione che potrà tenere per diverso tempo senza sentirsi scomodo. In effetti, potrebbe addormentarsi in una posizione di terra-resta a casa, che è proprio quello che vorreste da lui se avete amici a cena o dovete fare esercizio per la prossima lezione di pianoforte. Dopo avere insegnato il terra-resta durante una lezione del corso, l’addestratore potrebbe chiedervi di rinforzare il comando nelle settimane successive aggiungendo delle distrazioni. Quando il cane capisce che deve tenere il terra-resta anche se battete le mani, fischiettate, lo coccolate o lasciate cadere un boccone a qualche metro dal suo naso, è arrivato a padroneggiare un comando molto utile.

    Come insegnarlo

    Chiedete al cane di sdraiarsi, poi tenete il guinzaglio vicino al collare.

    Dite “Resta” senza usare il suo nome (il “resta,” per definizione, non può essere un comando d’azione) e dategli il movimento di blocco con la mano destra.

    Lodate e premiate il cane lasciando passare qualche secondo tra una volta e l’altra per tutto il tempo che gli farete mantenere il terra-resta. Per evitare che abbandoni la posizione, chinatevi per offrirgli i bocconi o lasciateli cadere con attenzione tra le zampe. Siate particolarmente generosi con bocconi e lodi se ci sono distrazioni mentre tiene la posizione.

    Le prime volte che lavorate sul terra-resta, tenete i piedi sul guinzaglio per evitare che il cane si alzi e non fatelo restare in posizione per più di un minuto o due. Liberatelo con un allegro “Okay” e accarezzatelo con orgoglio per essersi comportato bene.

    Lavorate quotidianamente sul terra-resta. Quando siete sicuri che il cane capisce il comando ed è rilassato, potete aumentare la durata delle sessioni di 20 o 30 secondi alla volta. Potete anche aggiungere distrazioni durante le sessioni casalinghe, come un vicino che fa camminare il suo cane nelle vicinanze, proprio come accade durante il corso di obedience.

    Seduto-Resta

    Il comando seduto-resta può essere usato in numerose situazioni. Molti padroni danno il comando al cane prima di attraversare una strada, salire e scendere dall’auto ed entrare o uscire da un edificio. Il seduto-resta eviterà che il cane occupi troppo spazio in un ascensore. Se usato nella sala d’aspetto del veterinario, il seduto-resta contribuisce a mantenere un’atmosfera rilassata. Tante persone cantano le lodi dei padroni che hanno addestrato i propri cani, grandi o piccoli, a eseguire il seduto-resta ogni volta che un visitatore entra in casa. Che cani ben educati!

    Come insegnarlo

    Se il vostro cane ha già imparato il seduto e il terra, conosce anche il seduto-resta. In effetti, gli addestratori dei corsi di obedience che ho frequentato coi miei cani (otto corsi in sei città) insegnavano il resta col cane seduto. Potete basarvi su quello che il cane conosce già, insegnando il seduto-resta da una certa distanza e concludendo con il richiamo (“vieni!”).

    Usando una lunga corda al posto del guinzaglio del cane, fategli eseguire il seduto-resta usando segnali verbali e manuali, poi indietreggiate di qualche metro in più rispetto a quanto avete fatto prima. Se abbandona il seduto per raggiungervi, guidatelo gentilmente dove si trovava e ordinate il seduto-terra con segnali verbali e manuali e allontanatevi quanto avete fatto la prima volta.

    Quando il vostro cane tiene la posizione per diversi secondi, sorridete, pronunciate allegramente il suo nome e aggiungete “vieni!” con un movimento ampio delle braccia che sarà il segnale manuale del richiamo. Quando vi raggiunge, fatelo sedere di nuovo di fronte a voi, poi premiatelo con un boccone, lodatelo e coccolatelo.

    Dopo qualche sessione di addestramento positiva sul seduto-resta, incrementate gradualmente la distanza tra di voi e il tempo di tenuta della posizione. Liberatelo sempre dal seduto-resta segnalandogli verbalmente, e non, di raggiungervi. Quando vi raggiunge, fatelo sedere. Poi lodatelo generosamente.

    In piedi

    Il comando in piedi è utile in molte situazioni, come potrà dirvi il veterinario o il toelettatore. Sarete facilitati nella toelettatura quotidiana se il cane resta fermo per farsi spazzolare. Fargli un bagno sarà certamente più facile dandogli questo comando. Fargli indossare una pettorina, se ne usa una, o un impermeabile per fare una passeggiata sotto la pioggia sarà un gioco da ragazzi dopo avergli fatto assumere questa posizione. Se si è ferito una zampa, dovrete farlo stare in piedi mentre immergete il piede nella soluzione prescritta dal veterinario o gli fate indossare una scarpetta sul piede prima di portarlo a spasso.
    Se per qualsiasi motivo dovete sollervarlo, dovrete prima farlo alzare. E, naturalmente, qualsiasi cane si pavoneggi nel ring da esposizione deve saper stare in piedi quando gli viene richiesto e tenere la posizione finché non viene liberato.

    Come insegnarlo

    Se il vostro cane è sdraiato, fate scivolare delicatamente la mano sotto la sua pancia finché non comincia ad alzarsi. Appena comincia a muoversi, dite il suo nome e “In piedi.” Quando è completamente dritto, lodatelo allegramente e offritegli un boccone.

    Se è seduto, potete far scivolare la mano sotto la sua pancia e procedere come prima o mettervi di fronte a lui tenendo un boccone davanti al suo naso, per poi allontanarvi lentamente. Nel momento in cui solleva il sedere, dite il suo nome e “In piedi.” Di nuovo, lodatelo e dategli un boccone.

    Liberatelo dal comando dicendo “Okay.”

    Fate pratica col comando in piedi partendo dalla posizione seduta e sdraiata. Assicuratevi sempre di avere l’attenzione del cane prima di dargli il comando. Non dovete dare il comando “Fido, in piedi” quando Fido è mezzo addormentato.

    Quando il cane padroneggia il comando, potete combinarlo col resta. Dovete solo mettere il palmo della mano davanti alla sua faccia e, senza usare il suo nome, dire “Resta.” Allontanatevi da lui con il piede destro e fate solo qualche passo prima di voltarvi per posizionarvi di fronte a lui. Se necessario, ripetete “Resta,” ma ricordate di parlare con tono calmo e; non apparire frustrati. Lascia Lascia significa “non toccare” o “lascia quello che hai in bocca” e viene insegnato per impedire al cane di leccare o raccogliere. qualcosa che potrebbe fargli male o che non volete rovinare, come la vostra sciarpa di seta. Una leccata di antigelo può uccidere il vostro cane! Insegnategli il lascia per la sua sicurezza. In sostanza, deve imparare che quello che è suo e vostro, e se lo volete deve darvelo. Questo vale per il suo giocattolo preferito come per la scatola di cioccolatini che qualcuno ha lasciato sul tavolino in salotto. Insegnare questo comando e rinforzarlo con l’esercizio può salvare la vita al cane se un giorno dovesse mettere gli occhi sul cioccolato, raccogliere un fungo selvatico in giardino o prendere in bocca un animale parzialmente decomposto al parco, che per lui sarebbe come vincere alla lotteria. Tenete in mano dei bocconi molti gustosi quando gli insegnate questo comando e siate generosi con le lodi. Ogni volta che ubbidisce dimostrerà il suo amore e la sua fiducia nei vostri confronti.

    Come insegnarlo – esercizio 1

    Tenete il cane al guinzaglio. Tenete in mano e in tasca bocconi particolarmente gustosi per quando ubbidisce al comando.

    Gettate sul pavimento qualcosa di interessante che non è suo (un pezzo di tessuto appena sporcato di burro o grasso di pollo dovrebbe interessarlo) come esca.

    Fate camminare il cane accanto all’esca e, quando mostra interesse, date il comando “Lascia” senza dire il suo nome, poi conducetelo rapidamente lontano. Vi seguirà ma a malincuore e solo perché non ha scelta. Tuttavia, nel momento in cui vi guarderà, lo loderete e gli offrirete un boccone, e probabilmente si dimenticherà dell’oggetto, che raccoglierete ed eliminerete in modo che non possa prenderlo in seguito.
    Più di un cane?
    Se avete due cani, potete scegliere se farli camminare entrambi alla vostra sinistra, o uno a sinistra e l’altro a destra. Se sono già stati addestrati a camminare a sinistra, a uno potrete insegnare a camminare a destra. (L’ho fatto due volte ed è stato facile.) Ma il cane che avete adottato per primo non dovrebbe essere costretto a cambiare lato.
    4. Repetete spesso questa sequenza, premiando sempre il vostro Pastore Tedesco con bocconi molto speciali per non aver cercato di prendere ciò che non volete. Alla fine si abituerà a ubbidire al comando lascia, e lodarlo sarà sufficiente a premiarlo se non doveste avere bocconi in tasca. Tuttavia, se ne avete, offriteli al bravo cane che ubbidisce fedelmente a tutti i vostri comando-perfino il lascia.

    Come insegnarlo – esercizio 2

    Offrite al cane un gioco. Quando lo prende, tenetegli un boccone davanti al muso. Con la mano libera prendere il gioco e dite “Lascia.” Date il comando con un tono calmo ma deciso. Non dovrete apparire severi, nemmeno quando vedrete tra le mascelle del cane qualcosa di potenzialmente velenoso.

    Quando farete lo scambio, premiatelo e lodatelo. Ripetete diverse volte. Per fare pratica, potreste seminare degli oggetti in giardino e aspettare che li trovi, poi dargli il comando lascia e fare lo scambio. Alla fine le vostre lodi saranno sufficienti come ricompensa.

    Guardami

    Guardami è un comando utile, per insegnare al cane un esercizio quando la sua attenzione è rivolta altrove è impossibile. Insegnare al vostro cane a prestarvi attenzione è importante per le sessioni di addestramento e sarà utile anche dopo. E’ stato nel miglio corso di obbediente a cui abbia mai portato uno dei miei cani che l’addestratore ci ha fatto portare l’indice della mano destra al naso e dire guardami ai nostri cani.