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  • Benefici dell’Equitazione – Quali Sono

    Il mondo della natura e dei modi per socializzare con essa è davvero vasto e infinito. Vivere in armonia, conoscersi, scoprire le numerose specie vitali che popolano insieme a noi il pianeta Terra è un hobby piacevole e rilassante per alcuni, un lavoro e un obbiettivo fondamentale ed importante per altri. Ma ancora oggi c’è anche chi vede nella Natura qualcosa di minaccioso, un pericolo cui si deve stare sempre all’erta, perché gli animali sono selvaggi e possono fare del male. E, quindi, o scappa o nei casi peggiori, attacca.

    Chiaramente bisogna sempre operare con giudizio, ma essendo l’essere umano dotato di un’intelligenza superiore a tutte le altre specie è bene che quando si trova in contatto con gli altri animali si comporti saggiamente. Loro, proprio per il loro istintivo agire, possono essere giustificati se attaccano dopo che si sentono minacciati o spaventati, perché non hanno altro che quell’arma. Noi, invece, dobbiamo saper interagire con loro rispettando le loro abitudini e non spaventandoli, quindi non agendo di scatto o troppo frettolosamente.

    Un modo ottimale per iniziarsi a questo tipo di approccio uomo natura è sicuramente l’equitazione. Un’attività che è un hobby davvero molto piacevole per molti, che sta venendo in qualche modo riscoperto negli ultimi anni e che in Italia, con le splendide colline e gli altri innumerevoli paesaggi disponibili, ha davvero il suo perché.

    L’equitazione consente di conoscere molto da vicino un animale, il cavallo, molto timido e pauroso per natura e con cui, quindi, bisogna fare attenzione specie inizialmente ai modi con cui si comunica. Con lui si instaura un vero e proprio rapporto di fiducia, dato da quella reciproca dell’uomo verso la creatura che lo sostiene e del cavallo verso l’umano che lo cura e lo rispetta, senza sfruttarlo o maltrattarlo.

    Passeggiate a cavallo significano immersione totale nella natura, respirare aria buona e liberare la mente dallo stress e da altre preoccupazioni. E quand’è il periodo migliore per iniziare questa tranquilla attività? La primavera. Finito l’inverno, infatti, in noi c’è un forte desiderio di uscire, stare all’aperto ed esplorare spazi naturali, fare passeggiate. Voglie che sono aiutate dal fatto che non è estate e quindi non si muore dal caldo. E non dimenticate che l’equitazione è comunque uno sport, per cui preparatevi anche a tenervi in forma avendo un beneficio sia fisico sia psicologico.

    Dice la psichiatra Stefania Cerino: “L’equitazione agisce sulla percezione che abbiamo di noi stessi, del nostro corpo, di come si muove nello spazio. Di conseguenza, anche sulla consapevolezza delle nostre capacità. Il rapporto con il cavallo, poi, è un “allenamento” anche per le relazioni con gli altri”. Ovvero: l’equitazione migliora l’autostima.

    Un attività, oggi, aperta a molte più persone che in passato grazie all’abbassamento dei prezzi. Ma se non siete ancora convinti, nonostante l’introduzione generosa, ecco allora 9 motivi più che validi per iniziarsi all’equitazione.

    BYE BYE, MY STRESS

    Lo diceva già Ippocrate, “medico” greco – anche se, ovviamente, la medicina non esisteva ancora nell’antichità – famoso per il giuramento che ancora oggi i neo medici pronunciano: le lunghe cavalcate sconfiggono l’insonnia, e permettono di staccare la mente dai problemi quotidiani e dallo stress.

    Per fare ciò e per avere questi benefici, dovrete chiaramente stabilire uno stretto rapporto con il cavallo. Legame che si può creare, con il giusto impegno, nelle prime dieci lezioni (in base chiaramente al centro equestre che scegliete, il consiglio è sempre di rivolgersi a quelli della Federazione sport equestri in quanto hanno i migliori insegnanti che possono assegnare ad ognuno il cavallo più adatto a lui).

    UPDATE PER L’EQUILIBRIO

    Come si può migliorare l’equilibrio stando seduti in sella? È molto semplice: per riuscire a stare in sella bisogna far fronte ai repentini cambi di direzione, che siano in avanti o di lato e per farlo si sfrutta la muscolatura posturale, ovvero i muscoli dell’area addominale e dorsale. Muscoli che sono importanti per sostenere il corpo in sella. Quindi non pensate di essere seduti in treno o in macchina: nell’equitazione dovete essere sempre attivi.

    MUSCOLI PIU’ TONICI

    E il discorso equilibrio può essere amplificato al discorso allenamento muscolare. Come detto, il cavaliere deve essere attivo per mantenersi in equilibrio, e quindi usare la muscolatura. L’equitazione sollecita le fibre muscolari, tonifica i muscoli pur senza aumentarne la massa. E preparatevi anche ad un di dietro più tonico e pieno, perché sia le gambe che i glutei lavorano per “alleggerire” il corpo e anche per comunicare – veramente! – con il cavallo.

    Tenete bassi i talloni per rimanere aderenti al cavallo e per avere la giusta posizione senza affaticare la zona lombare. Inoltre le braccia e le spalle controllano le redini che vengono allargate, allungate o accorciate a seconda della velocità. Devono essere impugnate in modo molto forte e mantenendo le spalle sempre aperte.

    Si capisce, quindi, perché la vostra forma fisica ne beneficerà.

    PRESSIONE COSTANTE

    Anche il cuore e i polmoni si allenano con l’equitazione, e non vengono affaticati specie in ambito non agonistico. Non a caso c’è uno studio dell’US Department of Health and Human Services che consiglia questo sport a coloro che soffrono di ipertensione moderata.

    Infatti, dopo una cavalcata più o meno lunga avviene un abbassamento della pressione anche del 50% per le successive 15 ore e questo costituisce una protezione da danni al cuore e al cervello. Successivamente si rialza, e questo è uno stimolo per andare a cavallo anche con una certa regolarità.

    CALORIE, QUELLA E’ LA PORTA

    Meno calorie con meno fatica di molti altri sport! È anche questo uno dei tantissimi vantaggi di andare a cavallo, che già è riscontrabile alla prima lezione. Andando al passo, infatti, si consumano 2 o 3 calorie all’ora per ogni chilo del peso. Consumo che arriva a 6 calorie consumate per ora al galoppo o saltando.

    Qualche esempio? Chi pesa 55kg consuma 165 calorie all’ora per una semplice passeggiata – ovvero smaltirà il muffin al mirtilli che ha mangiato a colazione. Se si allena più intensamente, quindi sfruttando anche le altre modalità, il consumo calorico salirà a 330/h, l’equivalente di petto di pollo con verdure.

    Per farla breve: un’ora di equitazione brucia lo stesso quantitativo di calorie di 40 minuti di corsa o di bici a velocità sostenute.

    UN NUOVO MODO DI COMUNICARE

    Credo che tutti siano d’accordo che un uomo e un cavallo non abbiano lo stesso linguaggio, e che quindi tra di loro non esista comunicazione verbale. Ciò però non vuole necessariamente dire che non possano comunicare tra di loro. Un rapporto con questo animale è fatto di valenze affettive, per cui conoscerli insegnerà a comunicare con uno sguardo o con i movimenti del corpo.

    Un linguaggio si potrebbe dire “codificato”, con un suo sistema di regole che però non vuol dire rigidità, ma al contrario presuppone una disponibilità e una capacità di adattamento.

    MAGGIORE SICUREZZA DI SE’

    Sin dai tempi antichi, il cavallo è simbolo di maestosità, regalità, potenza e autonomia. Un animale che certamente può anche intimorire chi gli sta intorno. La maniera migliore per interagire con lui è superare le vostre paure, che possono essere quella dell’altezza quando si è in sella o l’apparente imprevedibilità dell’animale.

    Dovrete imparare a stabilire un rapporto leale, e quindi essere responsabili, pazienti e concentrati e soprattutto per nulla egoisti, rispettando anche le esigenze del cavallo. Raggiunti questi obiettivi, sarete emotivamente più stabili e inoltre avrete maggior sicurezza delle vostre capacità e disciplina nel raggiungimento dei traguardi. Sarete decisi e indipendenti.

    MEGLIO DEL BON TON

    L’equitazione è nobile in quanto prevede una certa eleganza nel suo modus operandi. Cavalcare significa imparare a muoversi in maniera fluida e armonica, senza scatti. Perché qualsiasi movimento è un modo per comunicare con il cavallo, quindi movimenti frettolosi e imprevisti possono dare indicazioni sbagliate all’animale, il quale viene guidato da tutto il corpo.

    Il cavallo è molto sensibile, per cui attenti alla vostra posizione perché influisce pesantemente sulle sue reazioni. Evitate di pesare sulla sua schiena e di sbattere sulla sella perché potrebbe provare fastidio. Imparando i movimenti armonici ed eleganti nell’equitazioni sarete portati istintivamente a stare in una postura migliore, dritta, spalle più aperte e andatura leggera

    FUSIONE CON LA NATURA

    Il maneggio è solo il “cancello” che apre al mondo naturale dell’equitazione. È uno sport che porta dalla montagna alla sabbia delle spiagge, ai pascoli, ai sentieri e anche mete più difficilmente raggiungibili a piedi o in macchina.

    Inoltre vi permetterà di osservare anche altri animali selvatici, come i cervi, i cerbiatti o i caprioli che – a differenza di quanto accade con l’uomo – non hanno minimamente paura del cavallo. Per cui si presta a un modo originale di fare vacanza, godendosi al pieno la location scelta e permettendovi di rigenerarvi al 100% e a 360 gradi, tornando a casa più felici e soddisfatti. E con una forma fisica migliore.

    In Italia le cosiddette ippovie hanno una copertura di 15.000km e ci sono 30 percorsi tematici. La scelta degli itinerari è molto ampia, con alcuni che durano anche più giorni e prevedono soste in agriturismi e rifugi adatti e che si prestano ad ospitare gli animali.

    Insomma, la rigenerazione e il contatto con un mondo pulito e silenzioso sono garantiti. Non vi resta che farvi forza e iscrivervi al corso più vicino o scegliere una vacanza diversa dal solito!

  • Come Allestire e Mantenere un’Acquario in Casa

    In questa guida spieghiamo come allestire e mantenere un acquario in casa.

    Chi di noi, da bambino o anche in età adulta, non rimane affascinato quando fa visita ad un grande acquario aperto al pubblico, per godere della magia nel vedere pesci di tutte le dimensioni nuotare proprio di fronte al suo naso? Sicuramente ad alcuni non interessa questa esperienza, ma molti rimangono letteralmente ipnotizzati dal mondo marino, specie i più piccoli che in esso vedono un sistema completamente diverso dal loro.
    Per questo quando siamo in età infantile o una volta adulti vogliamo riproporci quotidianamente un’esperienza simile in casa nostra in scala minore, ponendo un nostro personalissimo acquario domestico in un angolo specifico dell’appartamento. Anche perché oltre ad attrarre e lasciare a bocca aperta i bambini, l’acquario in funzione con le sue decorazioni si presta ad arricchire notevolmente l’ambiente domestico, dando un senso di pace, rilassatezza e suggestione.

    Rispetto dei ruoli (e degli ordini)

    Il primo errore da non fare pensando all’acquario è quello di associarlo immediatamente a piccoli animali marini che vi nuotano dentro, perché i pesci sono proprio l’ultimo step, gli ultimi che vanno inseriti. La vasca va infatti preparata in precedenza, operazione che non richiede un pomeriggio ma diverse settimane, perché bisogna pensare a quale tipo di vasca, che genere di acquario allestire e stabilire un tetto massimo di spesa – perché come sempre, anche in questo caso non tutto è uguale e non tutti possono ricreare tutti i tipi di ambiente marino. Ostacolo dato non solo dalle possibilità economiche, ma anche da quelle spaziali, quindi di dimensione della casa.

    Dolce o salato?

    La prima cosa a cui pensare, è se allestire un acquario di acqua dolce o un acquario marino. Alcuni di voi si chiederanno quale sia la differenza. Ebbene, essa dipende dal “modello” di habitat acquatico che avete in mente. Per cui un acquario di acqua dolce si presta ad ospitare, appunto, pesci e vegetazione che vive in fiumi e laghi; al contrario, un acquario marino – e quindi di acqua salata – è adatto ai pesci che vivono nel mare o quelli più esotici dei rari laghi salati (per esempio il Mar Caspio o l’ormai scomparso Lago d’Aral).
    Una vasca marina, quindi, è adatta a contenere sia i pesci del vicino Mediterraneo, sia quelli particolari e super colorati degli oceani o di mari lontani, come quelli caraibici (in questo caso si scende ancora di categoria, e si parla di acquario tropicale). In particolare, i contenitori tropicali sono molto più costosi di quelli marini più “tradizionali” o di quelli d’acqua dolce, in quanto per ricreare al meglio l’ambiente naturale devono innanzi tutto essere di grandi dimensioni e poi ospitare organismi come i coralli o rocce vive.

    Infine, non bisogna dimenticare che possono essere ricreati anche acquari salmastri, ovvero vasche di acqua dolce unita ad acqua salina.

    Le dosi

    Anche la quantità d’acqua di un acquario non è fattore arbitrario. In tal senso, la misura di tale dose per gli acquari è il litraggio, che per quanto riguarda l’acquario marino dev’essere di almeno 200 litri in quanto la fauna d’acqua salata è più delicata rispetto a quella d’acqua dolce, e necessita di parametri, come durezza e acidità ambientali, che restino stabili (e ciò è possibile solo in una cospicua massa d’acqua).

    Il litraggio, invece, di una vasca dolce si attesta indicativamente intorno ai 50 litri o poco di più, e proprio per queste considerazioni un acquario dolce o dolce tropicale (con pesci che vengono da fiumi non europei, ma magari sudamericani o asiatici) è il più consigliato da tenere in casa, specie se è la prima volta che si entra in questo settore. Infatti, vasche e pesci d’acqua dolce con annesse attrezzature presentano costi più bassi, sono reperibili in praticamente ogni negozio di animale e hanno installazione e manutenzione più semplici.

    Procediamo: allestire un acquario dolce

    La scelta dell’acquario: Proprio per la maggiore semplicità di allestimento e manutenzione e per il minore dispendio economico, e visto che questo articolo è dedicato anche a chi è alle prime armi, ci concentreremo sull’installazione di un acquario di acqua dolce. In esso possono essere messi pesci di diverse specie, dal classico pesce rosso a quello più particolare e meno conosciuto. Quando ci sono più varietà, l’acquario è misto o definito comunità, ma c’è anche chi sceglie di allevare solo una specie.

    Ad ogni modo, il primo fondamentale passaggio è la scelta della vasca che conterrà l’acquario e i pesci, in base sì alle vostre possibilità ma anche ai vostri gusti (scendendo, naturalmente, a compromessi se necessario). Meglio, comunque, consultare il personale specializzato nel reparto acquatico dei negozi di animali, sicuramente capace di farvi le migliori proposte sulla vostra esperienza, sulle vostre disponibilità economiche e di tempo, e sulla quantità di esemplari che desiderate.
    In generale, bisogna ascoltare il proverbio “Il troppo stroppia”. Nel senso che viene consigliato di partire da una vasca né troppo grande né troppo piccola, in quanto entrambe richiedono grande manutenzione. Idealmente, meglio partire da un contenitore di 40 massimo 50 litri, rettangolare e regolare.

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    • Il sistema di filtraggio BioNeptune S assicura un’efficiente azione meccanica, chimica e biologica, mantenendo l’acqua cristallina e sicura. Con portata pompa da 250 l/h e potenza da 3W, garantisce ricambio costante e silenzioso.
    • Con dimensioni di 39x22x30 cm, si adatta perfettamente a piccoli spazi domestici o da ufficio. Il pratico sportello sul coperchio permette l’uso di distributori automatici di cibo, rendendo la gestione semplice anche durante le assenze.
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    • 【Illuminazione LED Multifunzione】 Il tubo LED di questo acquario in vetro presenta LED a tre colori, creando un’atmosfera tranquilla e armoniosa in casa, valorizzando le vostre piante acquatiche e le decorazioni.
    • 【Ampia e Chiara Visuale】 Il design in vetro curvo trasparente offre un angolo di osservazione più ampio. Attraverso il vetro cristallino ad alta definizione, potrete ammirare i pesci nuotare placidamente, godendo appieno del mondo sottomarino.
    • 【Pompa Silenziosa】 Funzionamento silenzioso: questo acquario fornisce ossigenazione efficiente ai vostri pesci, offrendo ampio spazio per il nuoto e permettendo loro di respirare e crescere in un ambiente confortevole.
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    Dove posizionare la vasca: una volta capito quale acquario prendere, dovete scegliere la posizione migliore da destinargli all’interno del vostro appartamento. Non fatevi ingannare dal suo peso quando è vuota, perché una volta riempita aumenterà a dismisura per cui la base su cui l’appoggerete deve essere molto solida e resistente. Se pensate di non averlo, ci sono mobili creati apposta per sostenere gli acquari (e nel contempo svolgere altre funzioni, molto d’effetto per esempio sono le librerie sviluppate intorno ad una vasca) che si comprano sia su Amazon sia in negozi fisici.

    Anche la sistemazione va valutata seriamente. Una vasca non deve essere esposta a luce diretta, sia perché dotato di luce artificiale più adatta a riprodurre l’ambiente, sia perché ha bisogno di temperatura costante. Evitate quindi le vicinanze alle finestre, che surriscalderebbero l’ambiente nelle ore più calde danneggiando pesci e vegetazione. Inoltre, qualora la vasca da voi comprata abbia l’alimentazione sul retro, attenti a non posizionarla contro il muro ma a lasciare un po’ di spazio per il filtro.

    Badate che sia ben visibile, non solo per l’ovvio risultato estetico ma anche per poter controllare la situazione (capire quando pulire la vasca, se i pesci stanno bene); e che sia vicino ad una presa elettrica.

    Funzionamento di un filtro: come accennato, è importante non posizionare l’acquario a muro per fare spazio al filtro (nel caso l’alimentazione sia esterna; ciò non vale se la vasca ha alimentazione interna, ovvero ha il filtro sotto la sabbia). Qualunque sia l’alimentazione del vostro contenitore, i meccanismi di filtraggio sono due. Uno è quello meccanico, a lana vetro o filtrante o anche spugne e carbone attivo che filtrano le particelle di maggiori dimensioni; uno è quello biologico, in cui vengono posti dei cannolicchi in ceramica che sviluppano ed eliminano i batteri nocivi a piante e pesci.

    L’importanza della pompa e della luce artificiale: nella vasca deve necessariamente esserci la pompa per la circolazione dell’acqua, almeno una volta ogni ora. Inoltre, come anticipato, la vasca è dotata di un sistema di illuminazione artificiale, necessario soprattutto per le piante (meno ai pesci, che in natura nuotano anche in profondità). La potenza del sistema deve essere 1 watt per litro.

    La creazione dell’habitat: iniziate inserendo sul fondo sabbia e ghiaia, facendovi consigliare dal personale esperto quale dei due materiali è migliore in base ai pesci che avete scelto (possono essere anche entrambi) e in quale quantità. Sia che abbiate il filtro interno sia che non lo abbiate, la stesura deve essere omogenea.

    Fondale sistemato, tocca alla vegetazione. Meglio riprodurre quella presente nei fiumi e nei laghi d’acqua dolce. Potete scegliere sia piante vive – che richiedono manutenzione, ovviamente, e hanno anche ruolo fondamentale per la serenità dei pesci – sia finte, di plastica, a puro scopo estetico. Le piante vive, però, consumano gli agenti inquinanti che causano la formazione di alghe alla lunga difficili da estirpare.

    Insomma, proprio perché organismi reali, migliorano la qualità dell’ambiente e contribuiscono loro stesse alla manutenzione dell’acquario (se decidete di prendere piante reali, ricordate che le loro radici vanno messe sotto la sabbia e la ghiaia).

    Risulta essere ora di riempire: quando l’habitat corrisponderà il più possibile alla vostra idea originaria, procedete a riempire la vasca quasi totalmente, lasciando un’altezza di circa due dita. E poi fate partire il filtro che fin da subito terrà pulita e limpida l’acqua. Non dimenticate, sempre per una questione di monitoraggio, di immergere nell’acqua il riscaldatore, avendo l’accortezza di fare in modo che rimanga sempre tra i 20 e i 25 gradi.

    Tempo al tempo

    Una volta riempito l’acquario penserete che è il momento di immergerci i vostri pesci colorati, ma non è così. Gli abitanti de facto dell’acquario sono gli ultimi che devono entrarci. Infatti, l’acquario tutto ben allestito di filtro e accessori va acceso e il filtro deve agire da qualche settimana a un mese intero per assestare i livelli di ammoniaca e nitriti acquatici e far sì che compaiano i batteri in caso di filtro biologico.

    Quando il giusto tempo è trascorso, divertitevi a immergere questi piccoli e dolci animaletti acquatici e rilassatevi (o divertitevi, o entrambe le cose) a osservare i loro comportamenti, che non mancheranno di essere buffi e simpatici.

  • Cani Guida per Non Vedenti – Addestramento e Razze

    Risulta essere noto ormai che il primo animale in assoluto ad essere entrato in contatto con l’Uomo non per aggredirlo ma per amicizia e collaborazione è il cane. Si ritiene, addirittura, che il periodo di primo addomesticamento è il Neolitico, ovvero circa diecimila anni fa. E da allora i rapporti – tranne i disumani che abbandonano per strada o torturano per gioco – non sono mai cambiati, garantendo rispetto e affetto reciproci. Nel tempo, poi, i metodi di addestramento del cane si sono evoluti, tant’è che questo animale risulta d’aiuto spesso fondamentale in diversi campi, dalla medicina all’investigazione. Finanche all’aiuto per le persone cieche.

    Una funzione che è sempre più richiesta, per cui l’Italia è famosa e all’avanguardia nel mondo per le sue scuole di addestramento, ma anche – purtroppo – molto lenta nei tempi d’attesa, che possono spingersi anche oltre un anno dopo la richiesta. In particolare, la scuola forse più importante e che fornisce annualmente ben 50 esemplari (e non sono pochi) è la ONLUS “Centro di addestramento per cani guida” a Limbiate (MB), la quale si occupa di fornire in maniera completamente gratuita un cane addestrato ai non vedenti, consentendo loro di essere decisamente più autonome nelle attività quotidiane.

    Si diceva, appunto, che tale ONLUS fornisce 50 esemplari: un numero sicuramente eccezionale. Questo perché educare un cane a svolgere attività complementari e ausiliari nei confronti dei non vedenti è esercizio assai lungo e complicato. Scuole come quella di Limbiate e le centinaia presenti in territorio italiano, quindi, operano un doppio lavoro di addestramento: in una prima fase si parla di opera nozionistica e teorica; nella seconda il cane viene consegnato alle famiglie, le quali lo educheranno per proprie necessità.
    Ma come si addestra, quindi? Il procedimento, come detto, non è semplice ma se siete interessati potrete trovare risposta a molte delle vostre domande continuando a leggere quanto scritto di seguito.

    Innanzitutto: che cosa serve?

    -Ovviamente un cane che risponda a determinate caratteristiche.

    -L’imbracatura con la maniglia.

    -Il bastone per non vedenti (tipico, lo avrete visto spesso camminando per le città).

    -Qualcosa che funga da ostacolo per abituare l’animale, siano essi un tombino, una scala ecc.

    Attrezzatura e modalità di educazione
    Prima di tutto, è opportuno addestrare il cane a diventare una guida per persone prive della vista utilizzando l’apposita imbracatura con maniglia di cui sopra (oltre, chiaramente, al guinzaglio). Perché la maniglia? Il fatto che l’imbracatura abbia questa presa particolare fa in modo che l’animale percepisca una differenza dal guinzaglio e capisca che, quando sente di avere addosso quell’imbracatura, è il momento per lui di assumere il ruolo di guida. Inizierà quindi a fare attenzione, controllando ed evitando tutti gli ostacoli simulanti il quotidiano che il padrone non può vedere. Una volta tornato ad indossare il guinzaglio, capirà che per lui è come se fosse un momento di pausa e svago e si comporterà normalmente.

    L’educazione di un cane guida per ciechi avviene per lo più all’aperto, in esterna, in modo da insegnare al nostro amico a quattro zampe a riconoscere imprevisti e una gamma il più grande possibile di ostacoli. È importante che i gesti insegnatigli dall’educatore siano facili e di semplice apprendimento, oltre che intuitivi (solitamente si utilizzano in lingua tedesca in quanto idioma più prestato al comando; ma anche usare la propria lingua, producendo un suono più naturale e spontaneo – quindi più gradevole – non è assolutamente sconsigliato). Fate attenzione a come pronunciate dei comandi e a quali dite. Per esempio: se direte Bravo! all’animale, abbiate cura di farlo con un timbro di voce regolare. Mentre Fermo! dosatelo in base alla pericolosità dell’ostacolo.

    L’addestramento procede per gradi
    Addestrare un cane a diventare guida e aiuto per un non vedente non ha limiti di età, per cui è possibile iniziare anche con animali non giovani o piccoli. Tuttavia – come, del resto, per qualsiasi disciplina – prima lo avviate più vantaggi avrete. Inoltre, molto probabilmente, l’addestramento durerà leggermente di meno rispetto a un cane già adulto.

    La formazione è importante che avvenga in maniera graduale e mai interrotta: iniziate con un’educazione di dieci o venti minuti, e man mano allungate il tempo degli esercizi. Avrete capito che addestrare un cane guida per ipovedenti significa fingersi ciechi e quindi simulare la vita di una persona cieca, compresi soprattutto gli incidenti possibili in situazioni vere in modo da potercisi soffermare e sottolinearli. Non usate lunghe frasi, ma parole chiave ripetute nei mesi con una certa continuità e differenziazione del tono di voce ogni volta che aumentano le difficoltà e cambiano le circostanze. Parola chiave per noi è quindi linguaggio semplice e assolutamente funzionale.

    In ogni caso, prima di iniziare l’addestramento voi per primi dovrete informarvi, perché ogni scuola e ogni educatore hanno il proprio metodo.

    I cani più indicati

    Come per tutto, anche in questo caso non ci sono cani migliori o peggiori in assoluto: hanno tutti la stessa dignità e importanza nel quotidiano. Ma ci sono cani più portati e funzionali a seconda del settore, e la guida per ipovedenti non fa eccezione. È bene precisare che al di là della razza, sono solitamente gli esemplari femminili ad riuscire meglio nelle formazioni rispetto a quelli maschili, in quanto hanno già il loro istinto naturale che sfruttano crescendo i loro cuccioli (anche se vanno sterilizzate, in quanto potrebbero causare problemi e ostacoli quando vanno in calore).

    Bisogna comunque scegliere bene la razza e la taglia del cane che si ha intenzione di addestrare, anche in base alla fisicità di chi andranno ad aiutare: se il padrone è basso o minuto, un cane troppo imponente e quindi sproporzionato rispetto al fisico del padrone potrebbe divenire esso stesso un ostacolo. E anche il carattere di entrambi gli elementi della coppia uomo-cane non vanno sottovalutati: se la cecità ha reso irascibile e/o irrequieto l’individuo, un cane giocherellone e docile fa al caso suo perché lo “consolerebbe” e gli darebbe sensazione di tranquillità.

    Attualmente le razze più accreditate sono Labrador, Golden Retriever, Pastori Tedeschi, Pastori Scozzesi, Pastori Australiani e Pastori Belga, in quanto hanno dimensioni intermedie, sono forti e determinati ma hanno un carattere tendenzialmente tranquillo e docile.

    Più in generale, anche se non fa parte degli esemplari sopra riportati, può essere adatto al compito di guida per ciechi ogni cane di taglia non tropo grande né troppo piccola e che abbia un carattere docile, premuroso, coraggioso, vivace ma non troppo e dotato di grande senso dell’orientamento.

    Vi farà piacere comunque sapere (se non ne eravate già al corrente) che per legge un cane-guida qualunque sia la razza può entrare in qualsiasi mezzo di trasporto pubblico e ha libero accesso ovunque il padrone abbia bisogno che lo aiuti.

    Il costo dell’addestramento di un cane per ipovedenti e come contribuire

    Purtroppo, qui entriamo in una nota dolente. Nonostante addestrare un cane a fungere da occhi per una persona che è nata senza la capacità visiva o l’ha persa per qualche malattia o trauma dovuto ad un incidente possa risultare divertente e soddisfacente sia per chi lo educa sia per il cane stesso, tale operazione ha un costo alto, addirittura spropositato. Infatti, sono richiesti addirittura 20 mila euro.

    Come al solito per quanto concerne il Bel Paese, i finanziamenti non raggiungono la sufficienza e si deve ricorrere a delle donazioni o altri tipi di campagne per sostenere delle spese così ingenti, che partono proprio dalla scelta del cane (gli animali vanno purtroppo comprati). Per esempio, al Centro di Limbiate gli animali sono dati dall’associazione Natalina ONLUS e da allevatori e privati. I finanziamenti, invece, derivano per lo più dall’associazione Lions Italia (circa il 45%), dalla Regione Lombardia. I privati, se vogliono appoggiare questa causa, possono farlo donando al 5×1000 (potrebbe essere il vostro prossimo investimento, se quest’anno volete differenziare e cambiare la donazione 5×1000).

    Riepilogando, l’addestramento di un cane a diventare guida per non vedenti comprende, come equipaggiamento, oltre al guinzaglio anche la speciale bardatura con maniglia rigida, che gli permette di capire quando assumere la funzione di aiuto e guida e quando può giocherellare e comportarsi secondo propria natura.

    Nel suo ruolo di occhi del padrone, imparerà ad evitare tutti gli ostacoli che si incontrano nel quotidiano (e se pensiamo alle nostre città, ce ne sono parecchi) come buche, gradini, tavolini, pali; oltre a guidare la persona affidatagli dietro comando (ovvero dritto, destra/sinistra e dietrofront girandosi). Apprenderà inoltre ad attraversare la strada quando priva del passaggio automobilistico (o quando il semaforo è verde) e ad ignorare gli altri cani o altri animali che potrebbe incontrare girando in città o al parco (avete presente che i cani quando si incontrano o si annusano o si ringhiano e abbaiano, o entrambe le cose? Ecco, un cane guida imparerà a non farlo).

    Inoltre, cosa da non sottovalutare, saprà anche disobbedire al suo padrone quando capirà che è necessario per evitare un pericolo. È opportuno, infine, ricordare nuovamente che un cane addestrato a guida per non vedenti ha libero accesso in qualsiasi mezzo pubblico e ovunque il padrone abbia bisogno che lo porti. E questo per legge.

  • Animali Domestici e Bambini – Quali Sono i Benefici

    Un pregiudizio ancora molto diffuso fa credere a molti genitori che la presenza di un animale domestico in casa possa nuocere ai propri figli. A volte addirittura con la nascita di un bambino l’animale domestico che si possedeva viene allontanato. In verità i pediatri oggi sanno bene quanti invece siano i vantaggi che la presenza di un cane, o di un gatto, o di un altro animaletto possano apportare alla corretta crescita di un cucciolo d’uomo.

    Il primo mito da sfatare è quello relativo alla salute. Non è vero che gli animali provocano allergie nei bambini piccoli: al contrario, la scienza medica ha dimostrato come sia vero l’esatto opposto. Entrare in contatto con i peli di un animale fin dalla più tenera età, infatti, sembra che aiuti a sviluppare il sistema immunitario. Il bambino cresce più forte, meno fragile rispetto alle infezioni esterne: quello che conta, ovviamente, è mantenere una corrette igiene in casa, e creare un angolo in cui l’animale domestico possa avere i suoi spazi. La presenza di un animale giova alla salute del bambino anche da un altro punto di vista, che è quello del movimento fisico. Al giorno d’oggi purtroppo molti bambini, per via di una vita troppo sedentaria e della cattiva alimentazione, si ammalano di obesità. Avere un animale in casa li aiuta a muoversi quasi senza accorgersene, perché la presenza di un cane, ad esempio, obbliga a fare lunghe passeggiate, a correre e giocare senza che tutto ciò sia vissuto come un’imposizione.

    Detto questo, ci si potrebbe chiedere però quali siano i benefici della presenza di un animale domestico in casa quando ci sono già dei bambini. Per molte persone infatti si tratta solo di un fastidio ulteriore, di un essere di cui occuparsi e avere cura. Il nocciolo della questione sta proprio in questo: ovvero nello stabilire chi si debba prendere cura del cane o del gatto. Se ad un bambino viene trasmessa la responsabilità del suo animaletto, ciò può influenzare la sua crescita in modo molto incisivo e positivo.

    Un bambino impara a conoscere il mondo intorno a sè e a preoccuparsi di qualcuno che non sia solo lui stesso. Deve ricordarsi che il suo animale è un essere vivente che necessita di cibo, acqua, pulizia, e anche di giocare e correre. Avere qualcuno a cui pensare al di fuori di se stesso prepara il bimbo a confrontarsi con il mondo degli adulti, lo fa crescere senza avere addosso una responsabilità eccessiva, ma comunque abbastanza grande da farlo sentire importante.

    La presenza di un animale domestico, specie se si tratta di un cane, è anche un modo per facilitare lo sviluppo dei rapporti sociali tanto nei bambini che negli adolescenti. Imparare a relazionarsi con il prossimo è forse uno dei passaggi più complessi della crescita, ma avere un animale offre un facile terreno di incontro e confronto. Quando si va al parco con il cane viene spontaneo e naturale fermarsi a parlare con chi a sua volta possiede un quattro zampe, e questo vale anche per gli adulti.

    C’è poi da considerare l’aspetto puramente affettivo che si sviluppa nel legame tra un bambino e un animale che crescono insieme. Il bambino scopre di avere un amico esclusivo, che obbedisce ai suoi ordini, gli fa compagnia, è sempre pronto a confortarlo e consolarlo di fronte ad ogni piccola delusione o dolore della vita. La pet therapy è di grande aiuto agli ammalati, come ormai è noto, e l’affetto incondizionato che un animale è capace di dare al suo padrone può definirsi davvero una panacea. La crescita è un processo spesso doloroso, che può far entrare in conflitto il ragazzo anche con i suoi stessi genitori. Ma il proprio amico a quattro o due zampe è sempre pronto ad offrire il conforto della sua calda pelliccia, delle sue fusa, della sua fiducia sconfinata. Avere accanto un animale insegna poi ai ragazzi un altro aspetto molto importante della vita, poco piacevole ma inevitabile, ovvero la morte. Se due cuccioli crescono insieme è purtroppo scontato che l’animaletto invecchierà più in fretta: da compagno di giochi diventerà una creatura da accudire e da accompagnare fino all’ultimo viaggio. Per quanto sia un’esperienza triste, è un tassello molto importante per la crescita del ragazzo, che dopo questo dolore sarà in grado di fronteggiare meglio anche gli altri grandi dolori che la vita, purtroppo, gli prepara.

    L’unico punto interrogativo che potrebbe restare d un genitore circa l’opportunità o meno di adottare un animale domestico in casa potrebbe riguardare il timore che alla fin fine i propri figli se ne disinteressino e che quindi tocchi a loro prendersi cura degli animali. Il segreto sta nel riuscire ad essere collaborativi e a stimolare comunque l’interazione dei più piccoli, e in ogni caso i benefici superano di gran lunga gli svantaggi: basti pensare che l’interazione con l’animale è un preziosissimo stimolo per l’apparato neurale e lo sviluppo sensoriale del neonato già dai 7 / 8 mesi. Ciò vuol dire che la presenza di un animale in casa non solo aiuta i bimbi a crescere più sani, più responsabili e più felici, ma anche più svegli e intelligenti.

     

  • Cane Dalmata – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Dalmata, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Una razza antica dalle origini incerte. Alcuni vedono un suo avo nel Bracco del Bengala, cane estinto, incrociato con il Bull terrier prima e poi con il Pointer. Altri ritengono che il Dalmata abbia le stesse origini dell’Alano Arlecchino. La Federazione Internazionale riconosce come progenitore solo il Pointer d’Istria.

    Il Dalmata è sicuramente la razza su cui l’esposizione mediatica ha avuto i maggiori effetti e se, con il film d’animazione della Disney, si è fatto conoscere a livello planetario, la versione con attori (e cani) in carne e ossa del 1996 ha determinato una vera e propria corsa al cucciolo: a fine anni Novanta si era arrivati a registrare oltre tremila soggetti all’anno, contando solo quelli con il pedigree! Tra allevatori improvvisati e proprietari impreparati a gestire un cane di questa razza, a farne le spese è stato proprio il Dalmata, che ha cominciato ad avere una nomea di cane disubbidiente, ribelle, addirittura stupido, del tutto falsa.

    Finita la moda, le cifre si sono sensibilmente ridimensionate e oggi vedere un Dalmata elegantemente a passeggio è molto più raro. Dal punto di vista della classificazione questa razza ha peregrinato molto prima di trovare la sua, si spera, definitiva collocazione: fino al 1970 era classificato nel gruppo dei cani da difesa e utilità, poi è stato trasferito in quello dei cani da compagnia dove è rimasto fino al 94, prima di finire in quello dei segugi, anche se con questi cani, tutto sommato, ha ben poco a che spartire.

    Le origini controverse del cane Dalmata

    Considerando il nome, verrebbe da pensare che il cane Dalmata sia originario della Dalmazia, ma le cose non sono così semplici. Le sue origini sono controverse, anche se sicuramente in passato ci sono stati molti cani dal manto maculato. Risale al 300o a.C. un affresco della tomba di Radmera di Tebe in cui, oltre a sette diversi cani, ne è raffigurato anche uno bianco con macchie nere à solo a partire dal XIV secolo che troviamo cani maculati affini al Dalmata non solo per il mantello, ma anche per la struttura fisica. Una tangibile testimonianza iconografica arriva da un affresco del Bonaiuti del 136o che si può ammirare nel Cappellone degli Spagnoli, presso la chiesa di Santa Maria Novella a Firenze, in cui è rappresentato un agnellino tra le fauci di un lupo attaccato da cani maculati: una chiara allusione all’ordine dei Domenicani (con la tonaca bianca e nera) che combattono i lupi dell’eresia.

    L’origine del nome di questa razza potrebbe derivare proprio dalla veste dei Domenicani, chiamata dalmatica. A partire dal 1600 il Dalmata viene raffigurato da numerosi artisti e i contesti venatori e religiosi delle loro opere potrebbero far pensare che sia stato da un lato un fiero cane da caccia, da un altro simbolo della Chiesa e del papato.

    Per quanto riguarda la provenienza, sono state fatte numerose ipotesi: per alcuni sarebbe un cane autoctono della Danimarca, mentre i Croati, con ovvio spirito nazionalistico, lo vogliono originario della Dalmazia. In Croazia, del resto, è possibile ammirare esemplari della razza nel dipinto Madonna con Gesù e angeli conservato in una chiesa di Veli Losinj, risalente al 1600, e in un affresco nella città dalmata di Zaostrog; le prime descrizioni di un cane chiamato “Canis Dalmaticus” sono state trovate nella diocesi di Djakovo.

    Stupido sarà lei!

    Come abbiamo anticipato, nel periodo del boom il Dalmata si era fatto suo malgrado una fama di cane mordace, aggressivo o, al contrario, timido e pauroso, testardo, ribelle e poco intelligente. Un ritratto tutt’altro che lusinghiero che però è lontano dalla realtà: se ben allevato, infatti, il Dalmata è dolce, molto protettivo verso la famiglia, allegro, giocoso, socievole e amichevole.

    Un cane molto intelligente e quindi assai disponibile ad apprendere i rudimenti dell’educazione, ma anche oltremodo sensibile e se da un lato questo lo rende capace di interpretare gli stati d’animo del padrone, dall’altro esige rispetto e modi fermi ma dolci: con la violenza e la coercizione da lui si ottiene ben poco, perché obbedisce con gioia solo a chi ha saputo guadagnarsi la sua fiducia e la sua stima.

    Appena fatto il suo ingresso in famiglia, lui se ne sente parte integrante e dimostra il suo bisogno di contatto fisico con chiunque faccia parte del suo “branco”. Soffre se si sente trascurato o se viene lasciato a lungo solo. La diffidenza verso gli estranei è molto soggettiva, ma in ogni caso, più che un cane da guardia vero e proprio, il Dalmata può essere definito un buon campanello di allarme, in grado di segnalare vocalmente, ma senza abbaiare a sproposito, ogni minore o presenza sospetti.

    Ci sono addirittura esemplari che, in caso di pericolo, difendono il padrone con grande determinazione e coraggio, pur senza essere stati sottoposti a particolare addestramento. Nei rapporti intraspecifici, cioè con i propri simili, non cerca mai la rissa o il confronto diretto, però un maschio, se provocato, è sempre pronto ad accettare la sfida. Per quanto ci siano soggetti che praticano agility e anche obedience, la vocazione del Dalmata è quella del cane da compagnia che ha dalla sua un grande spirito di adattamento alle esigenze di vita della famiglia.

    Cane Dalmata: a chi è adatto?

    Elegante e atletico, il Dalmata si può adattare a diverse tipologie di padrone, ma certo un proprietario dinamico e sportivo sarà in grado di soddisfare meglio le sue esigenze di moto, dandogli la possibilità di fare ogni giorno lunghe passeggiate e, perché no, qualche bella corsa libero all’aria aperta, magari giocando con altri cani, con i quali, se ben socializzato, va tendenzialmente d’accordo. Chi dispone di un giardino o di uno spazio all’aperto non pensi che questi possano costituire la sua sistemazione ideale: pur essendo un cane robusto, il mantello privo di sottopelo lo rende freddoloso e poco adatto a trascorrere la stagione invernale in una cuccia all’esterno: ama le comodità e stare al calduccio in casa, meglio ancora se sdraiato sul divano accanto al padrone.

    Un Dalmata non è adatto a chi apprezza il cane indipendente capace di starsene per i fatti suoi: cerca costantemente la compagnia del padrone, è curioso e ama partecipare alle attività della famiglia. Relegato in giardino o chiuso in una stanza della casa per lui fa lo stesso: un Dalmata che si annoia o si sente frustrato può diventare ombroso e persino distruttivo.

    Un compagno di giochi ideale per i bambini

    Può andare bene in una famiglia con bambini? La risposta è senza dubbio sì: con i più piccoli il Dalmata è la dolcezza fatta cane! Con loro si intende immediatamente, è capace di tollerarne con infinita pazienza le intemperanze, diventa un instancabile compagno di giochi e, spesso, si trasforma in una vera e propria baby sitter. Non è un caso, infatti, che i bambini inglesi lo abbiano affettuosamente soprannominato Plum Pudding, perché il suo mantello ricorda l’uva sultanina del loro tipico dolce natalizio, il Christmas Pudding.

    Il Dalmata sarà ben disposto a giocare non solo con i bambini di casa, ma anche con i loro amici, e se i piccoli metteranno a dura prova la sua pazienza, cercherà di allontanarsi senza dare quasi mai segni di irritazione o arrivando a mordere: al massimo abbaierà per mostrare il suo disagio. Spetta comunque ai genitori il compito di ricordare ai figli che, per quanto paziente, si tratta di un essere vivente e non di un giocattolo. Dal momento che la presenza di un cane in casa è un ottimo sistema per responsabilizzare un bambino, si può affidare ai figli il compito di provvedere alla sua igiene, che non è complicata, ma richiede costanza: bastano delle belle spazzolate, però con una certa frequenza, dal momento che è in muta tutto l’anno.

    La costituzione del Dalmata

    La costituzione del Dalmata è forte e robusta. Si tratta di una razza alquanto longeva, con soggetti che possono arrivare ai 15-16 anni. Il tallone di Achille è rappresentato dalla sordità, una tara ereditaria legata al mantello bianco. Può darsi che proprio questi problemi di udito abbiano contribuito alla fama di cane testardo o stupido. La sordità può essere bilaterale o interessare un orecchio solo: si può verificare se un cucciolo ne soffre con semplici prove, ma il Baer test permetterà di stabilirlo con maggiore attendibilità. I problemi di udito si manifestano coi i più frequenza nei cani a iride azzurra e per questo gli esemplari con occhi azzurri vengono esclusi dalla riproduzione.

    Un’altra patologia che interessa la razza è la calcololisi, poiché il Dalmata non è in grado di convertire l’acido urico in allantoina a livello epatico e quindi lo elimina con l’urina; i problemi di calcoli possono essere evitati adottando una dieta che alcalinizzi le urine e riduca la formazione di acido urico (quindi non troppo proteica) e lasciando acqua fresca sempre a disposizione (l’urina troppo concentrata favorisce la formazione di calcoli). Le patologie a carico della pelle, infine, si manifestano con dermatiti dovute per lo più ad allergie alimentari e possono essere risolte modificando la dieta.

    Caratteristiche del Dalmata

    Tutti conoscono il Dalmata con le macchie nere ma, sebbene sia decisamente più rara a vedersi, esiste anche la “versione” a macchie color fegato, che corrisponde a una bella tinta cioccolato. I due colori possono essere incrociati tra loro, ma per le leggi della genetica (il nero è dominante sull’altro), veder nascere una cucciolata completamente bianco-fegato è un’eventualità che si verifica molto difficilmente.

    Quale sarà il colore delle macchie, però, lo dirà solo il tempo: i cuccioli di Dalmata nascono bianchi e le macchie cominciano a formarsi nelle prime settimane cli vita. Che siano nere o fegato, quello che è molto importante è la loro distribuzione, che deve creare un effetto armonico ed elegante: le macchie non devono essere troppe, ma nemmeno troppo scarse, devono essere più grandi sul corpo e più piccole su testa, arti e coda e, infine, devono avere margini ben definiti. I calli protagonisti del film disneyano possono indurre in errore: le orecchie completamente nere come quelle di Pongo e di alcuni cuccioli, così come la macchia nera intorno all’occhio come quella del cucciolo Macchia, anche se rendono il cane buffo e accattivante, dal punto di vista squisitamente cinotecnico non sono desiderabili.

    Dalla celluloide alla casa bianca

    Se tutti conoscono il film di animazione “La carica dei 101”, uscito nel 1961, forse non tutti sanno che la storia non è frutto della fantasia di Walt Disney, ma si basa su un romanzo intitolato “I cento e uno thimata” della scrittrice inglese Dorothy “Dodie” Smith. Sembra che l’idea di scriverlo le sia venuta quando un’amica, vedendo i suoi cani, disse che li avrebbe trovati perfetti per farne una pelliccia!

    L’altro grosso impulso alla moda della razza è arrivato all’uscita del film con attori in carne e ossa, “La carica dei 101 questa volta la magia è vera“, del 1996, cui ha fatto seguito, nel 2000, “La carica dei 102 – un nuovo colpo di coda”. Non poteva mancare un esemplare di questa razza nella galleria dei numerosi cani presidenziali che hanno dimorato alla Casa Bianca: George Washington, il primo presidente americano, pagò 12 scellini per avere Madame Moose e l’anno seguente acquistò un maschio per potersi dedicare all’allevamento.

    I cani dalmata e il feeling con i cavalli

    Sin dal XVII secolo il Dalmata ha intrecciato un legame con i cavalli che nessun’altra razza può vantare: anche senza essere addestrato, ricerca la compagnia di questi animali, se ne ha la possibilità, e li segue istintivamente, arrivando ad adattarsi alla loro andatura. È stato dimostrato che quella di muoversi tra le zampe dei cavalli senza intralciarne il cammino sarebbe proprio una caratteristica cli razza.

    Numerosissime sono le opere d’arte in cui si può ammirare il Dalmata accanto a cavalli e a carrozze. La Francia è stata la prima nazione a utilizzarlo come cane da scuderia: nella seconda metà del XVII secolo tutte le diligenze postali transalpine erano “scortate” da un Dalmata che aveva il compito di proteggerle dai briganti e, una volta ferme alle stazioni di posta, di sorvegliare i bagagli. Un secolo dopo furono gli inglesi a scoprire le particolari attitudini del Dalmata e, nel 177o, il direttore delle poste lo nominò ufficialmente accompagnatore e protettore delle diligenze.

    Diventò così il compagno di viaggio di aristocratici e uomini agiati, che non di rado arrivavano all’estrema raffinatezza di abbinare il mantello dei cavalli a quello dei cani. E dal momento che allora i mezzi antincendio erano trainati dai caval-li, i pompieri inglesi, e poi quelli americani, impiegarono il Dalmata non solo come guardiano delle caserme, ma anche per rilevare la presenza, grazie al suo fiuto, di persone prigioniere delle fiamme. Il Dalmata è ancora oggi la mascotte dei Vigili del Fuoco di Inghilterra, Stati Uniti e Canada.

    Lo standard

    Aspetto. Cane ben equilibrato, leggermente più lungo che alto, con macchie ben distinte, forte, muscoloso e attivo. Simmetrico nei profili, senza grossolanità e pesantezza, e come l’antico “cane da carrozza’: capace di grande resistenza e buona velocità.

    Testa. Piuttosto lunga, cranio piatto, abbastanza ampio fra gli orecchi, stop moderatamente pronunciato, tartufo sempre nero nei cani a macchie nere, sempre marrone nei cani a macchie fegato, muso lungo, potente e mai appuntito, labbra pulite non pendule, mascelle forti con perfetta e regolare chiusura a forbice. Gli occhi sono posizionati piuttosto distanziati, di media grandezza, rotondi, luminosi, con un’espressione intelligente e vivace, marrone scuro nei casi a macchie nere e marrone chiaro fino all’ambra in quelli a macchie fegato;

    Orecchie. inserite piuttosto alte, di media grandezza, piuttosto ampie alla base, portate aderenti alla testa, si restringono gradatamente fino a una punta arrotondata.

    Coda. Raggiunge approssimativamente il garretto, è forte alla base e si assottiglia verso la punta; inserita né troppo alta né troppo bassa, a riposo è portata pendente con una leggera curva verso l’alto del suo ultimo terzo, in movimento è portata leggermente al di sopra della linea dorsale, ma mai gaiamente o arrotolata.

    Arti. Gli anteriori sono perfettamente diritti, con robuste ossa rotonde, spalla moderatamente obliqua, pulita e muscolosa, gomiti aderenti al corpo, non girati in fuori, né in dentro, carpo forte, leggermente scattante; i posteriori sono arrotondati, muscolosi, puliti, visti da dietro gli arti sono verticali e paralleli, ginocchio ben angolato, gamba robusta, garretto forte, ben angolato.

    Temperamento. Il Dalmata è un cane dolce, dal carattere allegro e giocoso, protettivo nei confronti della famiglia

    I piedi sono rotondi, compatti con dita ben arcuate (da gatto), cuscinetti rotondi, duri ed elastici, unghie nere o bianche nella varietà bianco/nera, e marroni o bianche nei bianco/fegato.

    Pelo. E’ corto, duro, fitto, liscio e lucente. Due le varietà: a macchie nere e a macchie fegato, a seconda del colore delle macchie. Le macchie non si mischiano ma sono rotonde, ben delineate e il meglio distribuite possibile, circa 2-3 centimetri di diametro, quelle su testa, coda e arti più piccole di quelle del corpo.

    Taglia. L’altezza al garrese nei maschi va da 56 a 61 centimetri (peso 27-32 chili), nel-le femmine da 54 a 59 (peso 24-29), ma l’armonia generale delle proporzioni è di primaria importanza.