Categoria: Cani

  • Cane Rottweiler – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Rottweiler, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Come spesso capita, sorsero i moltiplicatori di cani il cui danno cinotecnico non sempre era idoneamente contrastato dall’opera selettiva degli allevatori italiani. Il Dobermann fu la prima “vittima illustre” anche perché molti, influenzati dalla trama di alcuni film di successo, confusero lo spettacolo con la realtà. Questa razza fu, poi, oggetto di un mirato recupero caratteriale e oggi gode di “buona salute”.

    I cani rottweiler rimasero in un certo senso immuni da quegli influssi negativi della moda. Il successo di questa razza non fu dirompente ma graduale. E questo si rivelò estremamente vantaggioso. Il cane da difesa era usualmente considerato tale non solo per il corredo genetico, ma anche per il suo aspetto estetico. Boxer, Dobermann e Riesenschnauzer avevano in comune un’impotenza estetica accentuata dal fattore delle orecchie amputate cui allora si badava molto perché ritenuto coadiuvante nella deterrenza.

    Caratteristiche dei cani rottweiler

    Il mantello non è raso e non è lungo, non ha bisogno di cure particolari e termoisola adeguatamente questo cane che può vivere bene in qualsiasi clima.

    Senza dubbio Il padrone deve saper interagire adeguatamente con il suo cane. La persona meno esperta deve necessariamente seguire i consigli dell’allevatore che gli consegnerà un cucciolo di due mesi (età minima fissata dal Codice deontologico degli Allevatori) con il quale dovrà rapportarsi adeguatamente.

    Come tenerlo

    Il cane da difesa, in quanto tale, il rottweiler deve vivere il più possibile a stretto contatto con il padrone e i suoi famigliari, ma oltre alla “quantità” conta ancor di più la qualità del rapporto. Un cane ci ubbidisce perché ci vuole bene e per lo stesso motivo arriverà a difenderci, ragion per cui è opportuno instaurare subito un rapporto affettivo adeguato e molto intenso che va mantenuto e consolidato nel tempo.

    Lo sguardo d’intesa del Rottweiler con il padrone indica inequivocabilmente se sussiste un corretto rapporto improntato a quella ottimale sottomissione attiva che consente il pieno controllo del cane in ogni circostanza della quotidianità. Tutte le varie fasi dell’educazione e del successivo addestramento devono essere effettuate adeguandosi ai tempi mentali del soggetto perché non tutti ”maturano” nello stesso periodo. Quando si tenta di precorrere i tempi, in pratica si obbliga il cane a fare ciò che ancora non ha ben compreso appieno. Si rischia, quindi, di attuare inconsapevolmente una sottomissione passiva che può sfociare in un conflitto da cui poi risulta difficile uscire. Un carattere sereno ed equilibrato deve contraddistinguere qualsiasi cane e a maggior ragione uno da difesa personale.

    Dove tenerlo

    I cani Rottweiler si rapportano benissimo con le persone che frequentano la casa e talvolta, in particolari situazioni, lo “chiedono” espressamente con uno sguardo che solo l’esperto sa correttamente interpretare agendo di conseguenza. In questo caso si può posare per qualche secondo la mano aperta sul cranio del cane che si è posto di fronte.

    È un momento d’intesa particolare che si può creare con i grandi molossoidi che gradiscono questo gesto. Lo stesso non può dirsi dei lupoidi, i quali si pongono a fianco della persona con cui hanno eventuale familiarità e “chiedono” una carezza sulla guancia sollevando il muso.

  • Come Capire un Cane

    In questa guida mettiamo a disposizione alcune informazioni utili su come capire il cane.

    I comportamenti di una specie comprendono sia azioni involontarie che azioni volontarie, di quest’ultime si possono distinguere quelle innate e quelle apprese. Le azioni si dicono involontarie quando si manifestano in modo indipendente dalla volontà dell’animale. Proprio per questo sono assimilabili alle regole del condizionamento classico introdotto da Pavlov, che prevede l’apprendimento di un comportamento da parte dell’animale secondo un processo basato su riflessi o sulla relazione stimolo-risposta. Questo tipo di condizionamento è opposto a quello denominato “operante”, che invece scaturisce da un processo che si basa invece sulla relazione risposta-conseguenza. Le azioni involontarie sono quindi legate alla sfera delle emozioni, per cui provocano da parte dell’animale reazioni di tipo neurovegetativo.  Per esempio, una produzione maggiore di saliva può essere causata dal mostrare al cane un bel pezzo di carne: si tratta di un’azione involontaria, ovvero non condizionata, da parte dell’animale verso uno stimolo ben specifico. Le azioni volontarie invece, che siano innate o apprese, si basano su una scelta attiva da parte dell’animale. I comportamenti innati non hanno bisogno di essere “educati”, quelli appresi invece derivano proprio dall’assunzione e dal consolidamento di una certa azione: per esempio, è innato il comportamento materno, mentre è parzialmente appreso il rispetto della prole nei confronti del genitore. Tra i due tipi di comportamenti però il confine è labile, per cui non è detto che si possano ben distinguere i comportamenti innati da quelli acquisiti: la caccia, per esempio, non si basa solo sull’istinto di doversi nutrire ma anche sulle capacità apprese proprio durante la stessa attività di predazione.

    Naturalmente il comportamento non ha a che fare con il linguaggio degli animali. Il linguaggio, infatti, è formato da tutti quei segnali e stimoli che l’animale emette e che vengono ricevuti da destinatari di specie uguale o diversa dalla sua. A seconda quindi di chi riceve il messaggio, si può parlare di linguaggio intraspecifico o interspecifico. Il  comportamento non prevede che si instauri una relazione biunivoca tra mittente e destinatario del segnale  in quanto il cane non ha bisogno di un’altra presenza con cui interagire perché esibisce lo stesso un certo comportamento a prescindere dall’esistenza di un soggetto destinatario.

    Esistono diversi modelli che possono instaurarsi tra cane e padrone, il primo dei quali e più comune è il modello gerarchico, che definisce proprio quale sia il ruolo che spetta a entrambi. Il modello etologico invece prende in esame soprattutto il contesto e le quattro fasi del comportamento dell’animale, differentemente il modello behavioristico bada a quali siano gli effetti di un determinato comportamento. A prendere in esame gli stati emozionali e gli umori del cane è invece il modello psicologico, mentre quello biologico bada a quelli che sono i suoi bisogni e le sue necessità primarie. Poiché un cane è spesso inserito in più di un ambiente familiare, può essere utile per comprenderne il comportamento sia il modello sistemico, che introduce l’animale nel “sistema famiglia”, che il modello filosofico, che invece pone l’accento sulla teoria del gioco all’interno della quale il rapporto cane-uomo dovrebbe uscirne vincente.

    Le azioni involontarie del cane sono manifestazioni organiche dirette in quanto si tratta di reazioni di tipo neurovegetativo che l’animale ha nei confronti di un determinato stimolo. Questo stimolo, quindi, causa evidenti alterazioni metaboliche nell’animale, come tachicardia, dispepsia, ptialismo, diarrea o minzione emotiva: queste sono tra le più diffuse e immediate reazioni che un animale possa avere vedendo o annusando qualcosa. Si tratta di azioni che causano un forte stress nell’animale, ma proprio questo stress lo induce ad adattarsi momentaneamente al contesto.

    Comportamento del cane: le differenze rispetto al lupo

    Molto spesso si tende a confrontare il comportamento del cane con quello del lupo, suo antenato. È vero che tra le due specie esistono ancora diverse somiglianze, ma il cane con il tempo è andato assumendo caratteristiche non solo morfologiche ma anche attitudinali che lo allontanano molto da quelle del lupo. Il cambiamento subito dal cane nel corso dei secoli è da imputare sia all’addomesticamento che alla selezione artificiale operata dall’uomo: se il primo ha causato il mutamento di una specie in un’altra più idonea, la selezione invece ha permesso di individuare e mantenere determinate qualità e a trasmetterle a gruppi omogenei di soggetti. Quindi in confronto allo stato brado in cui è rimasto il lupo, il cane ha assunto nuovi modi di comunicare e agire rispetto al suo progenitore.

    Ogni tipo di comportamento che un animale assume ha lo scopo di arrecargli un immediato beneficio. Ciò è dovuto all’istinto di autoconservazione che è particolarmente forte in qualsiasi specie animale, anche nell’uomo, e che rappresenta una delle pulsioni fondamentali di un animale. Le altre pulsioni sono l’aggressività e l’accoppiamento: la prima serve a difendere se stessi e ciò che si possiede, la seconda è necessaria per il naturale proseguimento della specie. Quando si vanno ad analizzare i comportamenti di un cane quindi devono essere presi in considerazione anche altri fattori quali il contesto, la risposta e la conseguenza della stessa. Il contesto provoca una determinata azione da parte del cane e può essere intrinseco, se si tratta di appagare un bisogno necessario tipo la fame con la ricerca di cibo, ed estrinseco se invece è legato all’ambiente circostante e si manifesta visivamente, come può essere l’individuazione di una preda che mette in moto automaticamente la sequenza della caccia. Il contesto quindi è lo stimolo o il segnale, ovvero un evento che causa nell’animale una reazione consequenziale che attraversa quattro fasi fondamentali, ovvero l’inizio, la realizzazione, l’interruzione e la non riproposizione.

    Risposte alle Domande più Comuni

    Alcune volte, prima di assaporare il pasto, il cane spinge la ciotola con il muso. Perchè?

    La tendenza del cane a spingere la ciotola si manifesta quando l’animale non ha terminato di assaporare il suo pasto e, non volendo gettare, il cibo gradirebbe metterlo da parte per poi mangiarlo in un altro momento della giornata.  Dietro questo comportamento si nasconde un riflesso innato dei cani: quello, cioè, di scavare un buco nel terreno per dormire, per proteggersi dal freddo o, appunto, per nascondere alcuni avanzi di cibo. Se il cane spinge la ciotola con il muso, forse la razione di cibo era troppo abbondante.

     

    Perchè il cane alza la zampa quando lo portiamo a passeggio?

    Si tratta di un atteggiamento di sfida che l’animale domestico assume nei confronti del padrone. Alzando spesso la zampa durante la passeggiata, infatti, il cane sta comunicando al padrone che è lui che comanda e dirige il passo. Per questo motivo, nel caso in cui gli si impedisca di tirare il guinzaglio durante la passeggiata, l’animale crede che lo state sfidando, e questo non gli piace. Per evitare la continua alzata di zampa, acquistate un guinzaglio nuovo  munito di avvolgitore. In questo modo, non userete forza e il cane dovrebbe abbassare la zampa.

     

    Perchè il cane mette il muso tra le gambe delle persone che arrivano in casa?

    Si tratta di un gesto di pura cortesia canina che rientra a pieno regime nelle regole dei cani. È sufficiente osservare due cani che s’incrociano per strada per capire come le presentazioni passino attraverso una scrupolosa investigazione anale-genitale.

     

    Perchè il cane diventa nervoso dopo aver ricevuto un osso?

    L’osso per il cane è il piatto forte del menù e, in quanto tale, va custodito gelosamente per consumarlo al momento più opportuno. A differenza del cibo che riceve nella ciotola, infatti, l’osso può essere spostato da una zona all’altra della casa e – di conseguenza – il cane può decidere di portarlo con sè o di custodirlo in un luogo che considera sicuro. Per questi motivi il cane non riesce a stare fermo e gira per la casa alla ricerca di un nascondiglio sicuro. Una volta che l’ha trovato, impedirà a chiunque di avvicinarsi al suo rifugio.

     

    Perchè, nonostante tutti i giochi per cani che avete acquistato, continua a divertirsi solo con pantofole, bottoni, tappi e oggetti vari del padrone?

    Potete comprargli tutti i giochi del mondo, ma ciò di cui ha realmente bisogno il vostro cane è di un compagno di giochi. Il cane si rende conto che quando utilizza i suoi giochi nessuno fa attenzione a lui. Se, invece, si impossessa di un oggetto che vi appartiene e al quale tenete molto, lui sa che cercherete di riprendervelo, giocando in questo modo con lui.

    Esercizi per Capire Meglio il Proprio Cane

    Come si fa, dunque, a “mettersi nei peli del cane?” Prima di tutto, occorre considerare il cane per quello che è: non è una nostra estensione che deve soddisfare i nostri bisogni o capricci. I cani sono esseri senzienti con una loro ricca e intensa vita emotiva.

    Come e più di noi, vivono una vasta gamma di emozioni, dalle semplici (paura, gioia, eccitazione) alle più complesse (imbarazzo, disgusto, ansia), che possono avvicinarsi a quello che chiamiamo sentimento: un’emozione che, condivisa e rivolta a una persona o a un ambiente di vita, diventa duratura e si stabilizza in un legame forte con un altro essere vivente. Fino a poco fa si riteneva il sentimento esclusivo appannaggio degli esseri umani.

    Le emozioni sono per definizione più forti del ragionamento: sono “calde”, mentre quest’ultimo è “freddo”. Le emozioni possono anche essere suscitate intenzionalmente per ottenere certi risultati comunicativi, come fanno gli attori e i professionisti della comunicazione, dell’arte o dell’insegnamento.

    Quando si voglia influenzare altre persone spingendole verso un certo comportamento non basta limitarsi a spiegare loro i vantaggi che possono ricavare assumendo quell’atteggiamento o compiendo particolari azioni. Il nostro comportamento è guidato più dall’emozione che dalla razionalità.

    Lo dimostrano, fra l’altro, il potere che esercitano sulla nostra vita la pubblicità e la televisione, basate entrambe sulle immagini, il cui impatto sulla sfera emotiva è più forte di quello dei concetti espressi in forma scritta. Allo stesso modo, nella relazione con il cane possiamo e dobbiamo “utilizzare” tutte le nostre capacità e potenzialità emozionali ed espressive per costruire un rapporto sano ed equilibrato.

    L’amore che proviamo per il nostro animale ci richiede di essere coscienti del ruolo di riferimento che ricopriamo per lui. Deve essere un “amore maturo”. Se giochiamo, camminiamo o corriamo con il cane, ricordiamoci che impara sempre da noi ogni attimo. Il gioco e l’attività fisica svolta insieme nel divertimento sono i migliori momenti per insegnare comportamenti utili e corretti al cane.

    Al contempo, ricordiamoci che a nostra volta possiamo imparare da lui a vivere meglio con gli altri. Per risvegliare le nostre emozioni e per comprendere le sue, possiamo provare a rispecchiarci in quelle che provano i nostri amici a quattro zampe.

    Ecco alcuni esercizi da provare. Alcuni sono “giochi di ruolo” che si fanno in gruppo per immedesimarsi nel cane e comprendere cosa possa sperimentare in alcune situazioni che invece diamo per scontate senza riflettere sull’emozione che possiamo fargli provare. Sono solo alcuni esempi di un approccio completamente nuovo che ritengo necessario per rispettare ed esaltare la natura del cane invece di appiattirlo in modo miope sulle nostre esigenze e aspettative.

    Al guinzaglio
    Proviamo a farci mettere un guinzaglio da un amico e a girare così trattenuti! Che cosa proveremo? Il disagio è inevitabile anche se non veniamo strattonati. Provandolo sulla nostra pelle, comprenderemo meglio come il guinzaglio possa invece essere anche uno strumento di comunicazione.

    Ad esempio, il cane non va tirato subito appena gli abbiamo messo il guinzaglio. Dobbiamo lasciarlo un attimo in pace e poi piano piano possiamo cominciare a muoverci insieme. Altrimenti non può comprendere una cosa così assurda e illogica (secondo i suoi semplici ma naturali criteri): lo leghiamo, e immediatamente dopo lo obblighiamo a muoversi! Che follia, penserà!

    L’ordine incomprensibile
    Una persona è in piedi e tante altre entrano nella stanza e cominciano a urlare in un’altra lingua arrabbiandosi e pretendendo che noi comprendiamo subito quello che vogliono dirci. È lo stesso che facciamo spesso con il cane: pretendiamo che ci obbedisca senza spiegargli il perché… e ci arrabbiamo!

    Solo come un cane
    A turno, si manda una persona del gruppo fuori dalla stanza in cui si svolge l’incontro, senza spiegargli il motivo e senza dirgli se e quando tornerà con gli altri. In questo modo si sperimenta che cosa rappresenta l’isolamento per il cane: una vera e propria punizione. La persona scelta per questo gioco può intuire che si tratta di una simulazione, ma prova disagio ugualmente: possiamo immaginarci che cosa prova il cane, il quale certo non può sapere perché lo lasciamo solo.

    A quattro zampe
    Un’altra tecnica è far mettere una persona carponi affinché comprenda le difficoltà visive del cane e le differenze rispetto al modo in cui noi guardiamo. La persona è invitata a stare ferma, alzando la testa senza poter sollevare le braccia, per guardare qualcosa che si porta in mano e che lui deve cercare di prendere.

    Si sposta l’oggetto facendo così girare la testa alla cavia, che potrà così percepire che noi umani, in piedi, abbiamo una visione migliore rispetto al cane. Stando a quattro zampe non si riesce ad alzare bene la testa. Il cane ha una visione binoculare come l’essere umano; la sua testa ha un’escursione laterale molto accentuata e riesce quasi a toccarsi la spalla col fianco, ma fatica a guardare soprattutto all’indietro e verso l’alto. Ma noi cerchiamo di fargli fare proprio quello! Il cane deve starci di fianco, quindi dobbiamo fargli vedere le cose di fronte e di fianco: per vedere in alto e all’indietro deve per forza sedersi.

  • Cane Sovrappeso – Come Farlo Dimagrire

    In questa guida spieghiamo come fare dimagrire un cane in sovrappeso.

    Per comprendere quanto gli animali domestici siano alle prese con uno stile di vita sbagliato è sufficiente farsi un giro in una clinica veterinaria. Sono tantissimi, infatti, i cani e i gatti che sono affetti da chili di troppo perché mangiano cibo di scarsa qualità, dormono troppo e fanno poco movimento. Si tratta, in effetti, di sintomi abbastanza comuni nei cani che vivono in appartamento ma anche in tutti quelli che non vengono sottoposti ai controlli periodici del veterinario. Le ragioni di queste dimenticanze, purtroppo, vanno rintracciate proprio nella crisi economica che costringe i padroni degli animali domestici ad andare dal veterinario solo in casi davvero urgenti.

    Quando un Cane è Obeso

    Il cane invece dipende dal proprietario, tanto per la passeggiata, quanto per la corsa nel campo o per i momenti di gioco nell’area cani. Come succede per l’uomo, il meccanismo del sovrappeso nel cane dipende dallo squilibrio tra apporto calorico ed energie consumate: risulta dunque evidente quanto possa incidere il vizio dei bocconi “fuori pasto”, oltre alla vita sedentaria.

    Certamente esistono poi anche dei fattori che predispongono al sovrappeso, indipendentemente dalle abitudini alimentari. Ci sono infatti razze che tendono a ingrassare più di altre e l’età, come per l’uomo, è un fattore da considerare: è più facile che un cane di una certa età abbia la tendenza all’incremento ponderale. Può influire inoltre anche la sterilizzazione: la carenza degli ormoni sessuali fa sì che il cane tenda a ingrassare più facilmente.

    Un cane viene considerato in sovrappeso se supera del 5-20% il suo peso ideale. L’obesità è la condizione che si verifica quindi nel momento in cui tale valore di riferimento viene superato di almeno il 20%. A seconda delle caratteristiche del cane e della sua età, l’obesità può costituire un grave problema: un cane anziano e artrosico, per esempio, avrà ancora più difficoltà se si trova in sovrappeso.

    Se il nostro cane ingrassa in modo evidente senza motivazioni legate all’apporto calorico, è bene valutare con il nostro veterinario che non sussistano disfunzioni metaboliche sottostanti. È molto importante che il veterinario valuti il cosiddetto Body Condition Score: un punteggio che mette in relazione una serie di fattori, oltre al peso, fornendo un’idea precisa dello stato di nutrizione ed eventualmente la gravità dell’obesità. Per la valutazione del grado di obesità entrano in gioco vari parametri tra cui la valutazione visiva, la palpazione del torace e delle vertebre.

     

    Conseguenze dell’Obesità per il Proprio Cane

    Questo atteggiamento, purtroppo, abbassa drasticamente la qualità della vita dei nostri amici a quattro zampe anche perché, senza i consigli degli esperti, non ci si rende conto delle cattive abitudini che si assumono o dei comportamenti che a lungo andare possono danneggiare anche seriamente la salute di cani e gatti. Molte volte, infatti, i padroni sono completamente in buona fede quando fanno mangiare ai propri cuccioli qualche alimento non proprio adatto ad una corretta alimentazione per cani. Spesso, questi atteggiamenti si traducono in un cane obeso o in un gatto a forma di pallina. In realtà si tratta di una patologia che riguarda oltre il 40% dei cani e dei gatti italiani e, addirittura, si tratta di una delle diagnosi più comuni che vengono  formulate in caso di malessere degli animali domestici.

    L’obesità per i nostri amici a quattro zampe non è certo un problema di bellezza come può esserlo per gli esseri umani. Il problema, in effetti, si traduce proprio in uno stile di vita sbagliato e quindi in una qualità di vita abbastanza mediocre. I chili in eccesso, infatti, sono alla base di molte patologie gravi come il diabete, le aritmie, le artriti e i problemi epatici. Tuttavia, un regime alimentare scorretto oltre a determinare un abbassamento della qualità della vita di un animale può anche incidere negativamente sul suo sistema immunitario perché l’animale, mangiano male, potrebbe non ricevere tutte le proteine di cui ha bisogno.

    Per scongiurare di ritrovarsi con un cane obeso, quindi, non dimenticate di farlo muovere spesso: i cani hanno bisogno di passeggiare e di correre anche in base alla loro taglia. Evitate, quindi, di fargli mangiare cibo di scarsa qualità o resti del cibo di casa. I cani, infatti, hanno un organismo diverso rispetto a quello umano e devono necessariamente rispettare alcune regole per non subire disturbi: mangiare senza sale, evitare i grassi e optare per solo cibo bollito quando non si riesce a dargli i classici croccantini.

    Come Mettere a Dieta il Proprio Cane

    Veniamo quindi ai modi per ottenere il dimagramento. Una volta appurata la natura del sovrappeso, il primo aspetto su cui agire è, ovviamente, la dieta. Non è raro incorrere nell’errore di ricorrere a una dieta di mantenimento credendo che possa andare bene per qualunque cane: ogni soggetto in realtà ha le proprie esigenze alimentari. Inoltre, ridurre le quantità di una dieta di mantenimento è sbagliato e rischia di creare ulteriori squilibri. È bene quindi accordarsi con il proprio veterinario riguardo l’alimento da utilizzare, in che quantità e per quanto tempo, ricorrendo a una dieta formulata appositamente per la riduzione del peso.

    Risulta essere fondamentale che i cani sovrappeso od obesi vengano quanto prima messi a dieta dimagrante. A tela scopo è in primo luogo determinante, dopo aver provveduto a motivare il proprietario dell’animale, calcolare quanti sono i chili in eccesso e programmare sulla base di ciò una riduzione dell’apporto calorico al 60-65% del fabbisogno di mantenimento relativo al peso forma dell’animale. A fronte di questa limitazione calorica, tuttavia, è importante verificare che che venga fornita un’adeguata quota proteica, in modo da evitare che ci siano delle carenze di vitamine, minerali, ecc.

    I tenori lipidico e glucidico devono essere decisamente ridotti, specie nelle fasi iniziali del programma: ciò favorisce un risultato effettivo e costante. In particolare, la percentuale dei grassi non deve superare complessivamente il 10-12% della razione, avendo l’accortezza di scegliere sia quelli di origine animale ( indispensabili come “carburante” per l’organismo) che quelli di origine vegetale. Utilissimi, a questo proposito, anche gli acidi grassi essenziali delle serie omega-3 e omega-6.

    Per compensare la diminuzione dei due elementi nutrizionali poco sopra menzionati, è auspicabile aumentare considerevolmente il quantitativo della fibra, il cui apporto contribuisce a “fare volume” (per garantire così anche il senso di sazietà) e a mantenere regolata la funzione intestinale.

    La L-carnitina è una componente naturale delle cellule animali, la cui produzione avviene soprattutto a livello epatico a partire da lisina, metionina, vitamina C, vitamina B6, acido nicotinico e ferro. Il suo utilizzo in nutrizione canina trova applicazione, da un decennio a questa parte, anche nel trattamento di sovrappeso e obesità.

    La regolare integrazione con vitamine e Sali minerali non deve mai essere trascurata, pena la possibile insorgenza di disturbi di varia natura.

    Il numero ideale di pasti destinati a un cane ciccione è in linea di massima compreso tra due e tre lungo l’arco delle 24 ore. Agli animali che sono abituati a ricevere durante la giornata snack e bocconcini fuori pasto, spesso dispensati anche come rinforzo positivo in particolari situazioni, possono essere somministrati – in caso di dieta dimagrante – cubetti o rondelle di carote e/o zucchine lessate oppure biscotti per uso canino che, in vendita nei negozi specializzati, sono dotati di una caloria al pezzo.

    Questi accorgimenti contribuiscono a non far perdere ai nostri beniamini con la coda la piacevole consuetudine del premio alimentare, senza compromettere l’efficacia del programma dietetico in atto.

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    Attività per il cane

    L’attività fisica, per quanto pesante per un proprietario sedentario, sarà certamente indispensabile e dovremo attentamente valutare se quella che stiamo garantendo al nostro cane è sufficiente, considerando l’età, la razza e le caratteristiche individuali. Se per un proprietario è difficile impegnarsi quotidianamente con il cane, per malavoglia o pigrizia, ci si può affidare a professionisti nel campo dell’educazione cinofila che potranno proporre, a seconda del tipo di cane, gli esercizi di educazione di base o avanzata, l’agility e le attività cinofile in genere.

    Tutte queste attività, se eseguite con un approccio positivo e nel rispetto del cane, dei suoi tempi e delle sue caratteristiche, sono utili per fare attività stimolanti e divertenti insieme. Infine, è necessario che il cane possa partecipare il più possibile alla nostra vita. E’ importante, per esempio, che il nostro amico a quattro zampe venga con noi quando usciamo e non resti solo a casa troppe ore. Fondamentale anche che tutti i membri della famiglia dedichino dei momenti specifici della giornata per interagire e giocare con lui.

    Molti cani non fanno sufficiente attività, passando troppe ore della loro giornata riposando. Questo provoca la comparsa di noia, stress e problemi di comportamento. Assicurando, quindi, un’adeguata attività fisica e mentale, creando una corretta relazione nella quale il cane possa partecipare a diverse attività, si possono prevenire alcuni problemi clinici, tra cui l’obesità. Fare attività assieme al nostro amico a quattro zampe, deve essere visto come uno stimolo anche per noi, un modo per migliorare le nostre condizioni, non solo fisiche, ma anche mentali, facendoci passare del tempo di qualità insieme.

    Possiamo fare movimento anche con dei semplici esercizi che allenano alcune abilità del cane.

    Hula Hop: seguendo un bocconcino, il cane passa attraverso il cerchio e salta da una parte e dall’altra. Slalom: si lascia passare il cane in mezzo alle proprie gambe con l’aiuto di un bocconcino, pronunciando il comando “passa”. Cerca: nascondiamo un boccone goloso, o il gioco preferito del nostro cane, e facciamolo correre a cercarlo al comando “cerca”.

    Dog-Trekking: da praticare all’aria aperta e adatto a chi ama camminare; il cane indossa un’imbragatura legata a un cinturone indossato dal proprietario; il cane precede tenendo in tensione la corda. Agility Dog: la coppia cane-proprietario è impegnata in salti, slalom, tunnel, passerelle e altri ostacoli a imitazione di un percorso ippico.

    Obedience: una “routine di esercizi” con il fine di insegnare al cane un comportamento controllato e collaborativo; disciplina non agonistica, non competitiva e adatta a tutti.

    Le possibilità quindi sono molte.

  • Cane Setter Irlandese – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Setter Irlandese, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Il carattere

    I cani Setter Irlandese sono una vera è propria forza della natura per la loro energia e vitalità. Sotto il profilo caratteriale questi esemplari sono molto teneri, dolci e premurosi nei confronti del padrone e diffidente, ma non aggressivi, nei confronti degli estranei. Tra tutti i cani di razza, si distinguono per la loro intelligenza e vivacità e, inoltre, tra le loro doti c’è il fatto di saperr essere affettuosi come pochi.

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    La storia

    I progenitori del Setter Irlandese sono stati selezionati nel XVII secolo incrociando le razze di Epagneul continentali e Spainel irlandesi. I setter selezionati in Irlanda in quel periodo non avevano il colore odierno, bensì il loro mantello era rossiccio con punte nere e spesso avevano anche macchie bianche.

    Nel 1830 sir Saint George iniziò una selezione mirata ad ottenere esemplari senza alcuna macchia bianca, e sul finire dell’800 il setter rosso aveva completamente eclissato quello rosso-bianco che, a quel in punto, si pensava fosse estinto. Solo nei primi del novecento è stato riportato in selezione e, successivamente, nel 1944 sono stati creati due differenti club per ognuno dei manti.

    Come scegliere i cani setter irlandese

    Tra i due mantelli quello rosso è sicuramente il più diffuso, mentre quello bianco e arancio, presenta sulla base bianca solide macchie rosse. Entrambi i mantelli devono essere al massimo di vivacità e splendore. Sono consentite punteggiature ma mai mescolanza tra i due colori attorno a faccia, piedi, sugli arti anteriori fino al gomito e sui posteriori fino al garretto.

    Le caratteristiche

    Il pelo del Setter Irlandese è lungo (5-6 cm), setoso, ben striato con frange ricche ma leggere. Il pelo è giustamente distribuito come quantità sui fianchi e si estende su petto e gola formando una frangia. Tutte le frange sono dritte e piatte ma è permessa una leggera ondulazione. La testa di questo cane è ampia rispetto al corpo, il cranio è bombato, senza occipite evidente. Il collo è di lunghezza moderata, muscoloso ed arcuato. Gli occhi si presentano ovali e leggermente sporgenti e senza congiuntiva visibile mentre il colore varia dal nocciola scuro al marrone scuro. Le orecchie sono pendenti, sottili e piatte. La coda è di media lunghezza proporzionata alla taglia del corpo, attaccata piuttosto bassa ed è forte alla radice e va assottigliandosi in una punta fine. L’andatura del Setter Irlandese è leggiadra e armonica, i suoi movimenti sono sciolti e possenti.

    Dove tenerlo

    Questo cane, dal portamento così fiero ed elegante, sa essere un ottimo compagno anche per chi non è cacciatore, al punto da essere tenuto abitualmente in appartamento. Questo animale, come del resto tanti altri cani di razza è ormai presente in molte case con la funzione principale di cane da compagnia. Tuttavia, ma non bisogna mai dimenticare la sua natura ed è per questo che bisogna portarlo fuori e lasciarlo ogni tanto correre in libertà.

    Malattie e cure

    Tra le patologie più comuni di questo cane di c’è la displasia dell’anca, l’atrofia progressiva della retina e la torsione dello stomaco (che, in generale, è molto pericolosa per tutti i cani).

    Alimentazione

    L’alimentazione del Setter Irlandese deve essere particolarmente ricca ed equilibrata specialmente nei primi diciotto mesi di vita del cane. Nella fase adulta il cane deve seguire sempre un’alimentazione completa e bilanciata.

  • Empatia tra Cane e Padrone

    La scoperta dei correlati neuronali delle emozioni è un fatto relativamente recente. Sembra, infatti, che le zone del cervello collegate alle emozioni, sia positive che negative, siano legate all’amigdala e all’ippocampo. E’ in queste due parti del cervello, quindi, che i neuroni si agitano e scaricano sinapsi quando l’essere umano prova un’emozione che sia essa di gioia o di dolore, ma anche di rabbia o spavento. Le emozioni esistono e sono un dato di fatto anche per la scienza che, da oltre un secolo, cerca di capirne i meccanismi di funzionamento a livello neuronale e le possibili integrazioni anche con altri ambiti disciplinari. Le neuroscienze, la filosofia ma anche la psicologia e la sociologia hanno fornito e forniscono tutt’oggi un supporto prezioso ai laboratori scientifici in cui, tra esperimenti condotti su animali e uomini, sono state scoperte le radici scientifiche dei fenomeni emozionali.

    Quando si parla delle emozioni negli animali, però, tutti sono concordi nel sostenere che – in qualche modo che non riusciamo bene a spiegarci – gli animali capiscono quando siamo felici o quando siamo addolorati. Se abbiamo un malore e ci mettiamo a letto, non è raro vedere il nostro amico a quattro zampe piangere e leccarci il viso, ‘come se’ capisse che il suo padrone non sta bene e ‘come se’, in qualche modo, con i suoi piccoli ma grandissimi mezzi, cercasse di alleviare le sue sofferenze. In sostanza, è come se il cane fosse in grado di condividere, o meglio, di sentire le emozioni del suo padrone in un rapporto simbiotico che vede un’immedesimazione dell’animale nell’uomo e, non di rado, dell’uomo nell’animale. Questo fenomeno è conosciuto con il nome di empatia che, letteralmente, significa sentire insieme.

    Le origini scientifiche di questo fenomeno sono state rintracciate all’inizio degli anni 90, nei laboratori dell’Università di Parma. Qui, un gruppo di ricercatori guidati dal professor Giacomo Rizzolatti, ha condotto una serie di esperimenti su una particolare specie di scimmie, i macachi. Durante una pausa pranzo, uno dei ricercatori si regalò un momento di sosta mangiando delle noccioline americane e iniziò a ripetere – quasi meccanicamente – il gesto di portarle alla bocca e buttare le bucce in un cestino. Una delle scimmie, che in quel momento aveva ancora i cavi di un macchinario legati alla testa, iniziò ad attirare l’attenzione del ricercatore che si rese conto che fatto che la macchina aveva iniziato a registrare delle sinapsi particolari; il ricercatore continuò a ripetere il gesto di afferrare, mangiare e lanciare la buccia e le sinapsi partivano regolari e meccaniche ad ogni ripetizione del gesto. In quel momento, avvenne materialmente la scoperta dei neuroni specchio, ossia di quella particolare classe di neuroni adibita al funzionamento delle emozioni e, in particolare, dell’empatia. Questi neuroni, in sostanza, spiegano per quale motivo quando un uomo prova un’emozione, è ‘come se’ l’animale provasse la medesima sensazione.

    Gli esperimenti a Parma si susseguirono in serie e, ad ogni tentativo, i macchinari confermavano che qualcosa nel cervello delle scimmie si muoveva nel momento stesso in cui si muoveva nel cervello umano. Quei macachi, quindi, non condividevano semplicemente ma – in qualche modo, vivevano le sensazioni ‘come se’ fossero al posto stesso degli uomini che compivano un gesto particolare (afferrare- prendere-lanciare) o sentivano una particolare emozione, fosse essa di gioia o di piacere. Nell’empatia, l’io dell’uomo e quello dell’animale diventano un unico io e, pertanto, i vissuti emozionali diventano una sola cosa, nonostante il tutto avvenga in due corpi differenti di specie diverse.

    Quei neuroni scoperti a Parma furono ribattezzati ‘neuroni specchio’ proprio perchè svolgevano la funzione di fare da specchio tra l’uomo e  l’animale, e viceversa. Gli esperimenti successivi, infatti, portarono alla luce che questi neuroni scaricavano sia quando l’animale osservava l’uomo compiere determinati tipi di azioni, sia quando semplicemente ‘sentiva’ l’uomo provare un’emozione, sia positiva che negativa. Una smorfia di dolore di un ricercatore attivava i medesimi correlati neuronali nel cervello della scimmia e in quello dell’uomo e – in entrambi i casi – quei neuroni scaricano dalle parti dell’amigdala, lì dove anche altri esperimenti passati avevano dato il sentore che ci fosse qualcosa a che fare con le emozioni e i sentimenti. Gli animali ci sentono o, per meglio dire, sentono le stesse cose che sentiamo noi quando siamo felici oppure non ci sentiamo bene. Tutto questo non nasce dalla fantasia di chi ama gli animali, ma viene fuori da una delle ricerche più importanti che siano state condotte in Italia negli ultimi anni nell’ambito della medicina sperimentale applicata alla neuroscienza. Quello che è accaduto nei laboratori di Parma non riguarda solo i macachi, ma tutti gli animali, cani compresi. Ecco perchè non c’è da sorprendersi se quando stiamo male, il nostro cane sembra accucciarsi e stare male come noi. In effetti, il nostro cane sta male davvero ed è come se avvertisse il nostro stesso dolore.