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  • Come Insegnare i Comandi Seduto e Al Piede al Cane

    In questa guida spieghiamo come insegnare i comandi seduto e al piede al cane.

    Una volta insegnati al cane tutti gli esercizi di controllo, saremo riusciti a migliorare il nostro rapporto con lui e ad essere diventati dei buoni leader, avremo ottenuto una buona attenzione da parte sua, una buona “condotta” e saremo riusciti a fare insieme delle belle passeggiate senza che sia il cane a portare a spasso noi.

    Il seduto è uno dei comandi più facili che viene insegnato come prima cosa; ma bisogna farlo nella maniera più chiara e corretta possibile. L’apprendimento del seduto è fondamentale al fine della gestione sia del cucciolo che del cane adulto. È bene chiedere al cane di eseguire questo esercizio per esempio
    -prima di mettere il collare e il guinzaglio, (anziché inseguirlo cercando di mettere il collare tra una piroette e l’altra)
    -prima di salire e scendere dalla macchina, (invece di “infilare” il braccio all’interno dell’abitacolo della vettura aprendo pochi centimetri la portiera per acchiapparlo al volo)
    -prima di dargli la ciotola del mangiare, per evitare di raccogliere il cibo sparso ovunque.

    Ovviamente inizialmente il cane non comprende il significato di questa parola che per lui è solo un suono; quindi l’apprendimento del “Seduto” deve essere effettuato come si trattasse di un gioco. Per facilitarne l’apprendimento, l’esercizio deve essere effettuato quando il cane è tranquillo e non, ad esempio, in occasione dell’arrivo di ospiti. L’esercizio deve essere ripetuto 3 o 4 volte al giorno.

    Fase di lavoro
    -Mettete il cane in attenzione
    -Portate la mano sopra la testa del cane e muovetela indietro nella direzione del posteriore del cane
    -Il cane si siede
    -Dite BRAVO
    -Date il boccone

    Una volta insegnato l’esercizio al cane con il vostro linguaggio corporeo (cioè con il gesto della mano), inserite il comando vocale
    -Dite “SEDUTO”
    -Ottenete la posizione con il gesto della mano
    -Dite BRAVO! e rinforzate

    Quando ha associato la parola “seduto” al comportamento, possiamo togliere il gesto e successivamente passare ad un rinforzo variabile. Dopo che il cane avrà imparato a restare seduto di fronte a voi, insegnategli a sedersi al vostro fianco; questo vi sarà utile allorché dovrete fermarvi a un semaforo, o vi fermate a chiacchierare con qualcuno
    Fase di lavoro
    -Mettete il cane seduto davanti a voi
    -Avvicinate la vostra mano con il boccone al suo naso
    -Aiutatelo a seguire il vostro braccio facendogli fare una mezzo giro di fianco a voi
    -Una volta di fianco, sollevate la mano e spostatela verso il posteriore del cane
    -Appena si siede dite PIEDE
    -Dite BRAVO! e rinforzate.

    Risulta essere importante che i due comandi “piede” e “seduto” siano ben diversi così che il cane non abbia difficoltà a capire cosa gli state chiedendo ed a distinguere fra il comando di mettersi seduto davanti a voi ed invece di mettersi al vostro fianco e quindi a sedersi. Potete unire l’esercizio “al piede” con quello della condotta e insegnare al cane che ogni qual volta ci si ferma, bisogna sedersi al fianco per poi ripartire in condotta.

    Una volta acquisito anche questo nuovo esercizio, potremmo iniziare a mettere insieme delle sequenze sempre diverse e con stimoli differenti di tutto ciò che il cane ha imparato fin ad ora, così che da insegnargli a non generalizzare alcuni comportamenti: cercate cioè di non essere troppo meccanici, ma di incoraggiare la disponibilità del cane verso le novità. Insegnate un “seduto” anche mentre voi siete seduti, o sdraiati, vestiti in modo strano, con indosso degli occhiali, con in mano un casco, un ombrello; insegnategli quindi a non aver timore di nulla e ad ascoltarvi nelle più disparate situazioni. Se avete dei bambini, è bene che anche loro si abituino a rapportarsi con il cane nella maniera più rispettosa e corretta possibile, insegnate loro come giocare insieme e – perché no? – come lavorare con il cane in modo che possano anche loro raggiungere una certa scala gerarchica al di sopra del cane, cosa che a volte tra bambini e quadrupedi è piuttosto difficile.

  • Come Ottenere l’Attenzione del Cane

    In questa guida mettiamo a disposizione alcuni consigli utili sull’addestramento per ottenere l’attenzione del cane.

    In passato abbiamo descritto i concetti fondamentali dell’educazione di base con cui rapportarci in maniera corretta con il nostro cane e per creare i giusti presupposti di un’equilibrata leadership. Possiamo ora iniziare a lavorare col cane insegnando alcuni esercizi. Gli esercizi che in questa fase vengono proposti al cane sono chiamati “di controllo”. Ciò che cercheremo di fargli capire è che per ogni buon comportamento e per ogni comando eseguito correttamente riceverà un premio che può essere il cibo, il gioco o qualsiasi cosa che gli piaccia e per cui farebbe di tutto. Prima di cominciare l’educazione quindi, sarebbe dovere di ogni proprietario osservare il proprio cane e capire cosa gli piace e cosa non gli piace. Ama molto il cibo? o la pallina … il tira e molla … le carezze o una bottiglia?: ciò che più apprezza diventerà così il nostro “rinforzo”, che nel nostro linguaggio vuol dire il premio. Il nostro cane dovrà imparare che tutto ciò che può desiderare noi possiamo darglielo e che non avrà bisogno di trovare interessi lontani da noi.

    Il primo esercizio da impostare è quello dell’attenzione. Consiste nel focalizzare l’attenzione del cane su di noi, esattamente sul nostro volto, occhi negli occhi, e mantenerla per tempi progressivamente più lunghi. Avere il cane in attenzione su di noi ci aiuterà ad ottenere per prima cosa la concentrazione da parte sua. Successivamente chiederemo – e soprattutto insegneremo – l’autocontrollo, esercizio estremamente utile in situazioni di normale vita quotidiana.

    Fase di lavoro
    -Iniziamo a lavorare con il cane in un luogo tranquillo dove non ci siano distrazioni
    -Usiamo come rinforzo bocconi di cibo molto appetitosi
    -Facciamogli annusare la mano che contiene il boccone e portiamola vicino al nostro occhio dando al cane un comando “guarda” o “attento”
    -Appena guarda (ma dovete essere sicuri che stia guardando gli occhi e non la mano!) dite “bravo!”
    -Diamo allora il premio.

    Se vogliamo essere sicuri di non sbagliare, invece di portare la mano vicino all’occhio lavoriamo così
    -Facciamo sentire al cane che abbiamo il boccone in entrambe le mani
    -Apriamo le braccia tenendo il boccone in tutte e due le mani
    -Diamo il comando “guarda” o “attento”
    -Appena il cane ci guarda diciamo “bravo!”
    -E rinforziamo con il boccone.
    Con questo metodo saremo più sicuri che il cane sia focalizzato su di noi e che non concentri la sua attenzione sulle nostre mani, perché esse saranno molto lontane dal viso.

    Possiamo alternare i due esercizi, uno per una maggiore istantaneità e l’altro per una maggior precisione.
    Una volta che il cane ha appreso quello che stiamo chiedendo, allungate i tempi, fino ad arrivare anche a 30 secondi di attenzione.

    Una volta sicuri dell’esercizio, sperimentiamolo in una situazione in cui sono presenti distrazioni, fuori dal suo ambiente usuale. Gradatamente esaminiamo la riuscita dell’esercizio in situazioni sempre più distraenti, tenendo presente che per il cane sarà magari meno interessante un passante, piuttosto che un altro cane. Sicuramente in situazioni distraenti avremo ancora bisogno di abbassare i tempi di attenzione, ma con l’esercizio quotidiano si riuscirà a raggiungere lo stesso risultato.

    L’attenzione, come abbiamo detto, sarà molto utile per insegnare al cane l’autocontrollo e sapere gestire la sua iniziativa. Se per esempio il nostro cane è solito fare feste a tutti, molte volte la cosa può infastidire la signora che passa con le borse della spesa, la ragazza tutta vestita o il ragazzo che fa jogging.
    Una volta insegnato il comando “attento”, quando si avvicinerà qualcuno noi chiederemo al cane di guardarci: la persona potrà passare accanto a noi indisturbata e il nostro cane riceverà un bel premio per essere stato così bravo ed averci ascoltato.

    Ogni esercizio, non solo quello dell’attenzione, va insegnato al cane gradualmente. Cerchiamo di non esagerare nelle richieste di lavoro, soprattutto trovandoci a contatto con cani che non hanno mai affrontato l’educazione: pazienza, coerenza e costanza sono alla base di un lavoro ben riuscito. Chiediamo al cane sessioni di lavoro brevi, 10 – 15 minuti al giorno e non facciamogli ripetere l’esercizio più di 4 o 5 volte: seguiamo queste regole tutti i giorni e teniamo il cane in buon allenamento. A volte, presi dall’eccitazione, tendiamo a chieder troppo a Fido rischiando che il gioco diventi per lui una frustrante seccatura. Imparare ad osservare il nostro cane ci aiuta a capire i suoi limiti e le sue capacità. Lavoriamo su questo esercizio soprattutto nelle situazioni di vita cittadina, così che diventi naturale per lui osservarci e aver meno interesse per tutto quello che c’è intorno.

  • Disc Dog – Addestramento e Regolamento

    In questa guida parliamo del Disc Dog.

    Era il 4 Agosto 1974. Durante una partita di baseball in diretta TV, Alex Stein, uno studente diciannovenne, con il suo cane Ashley Wippet saltò la recinzione del campo e si esibì in una serie di lanci del frisbee che il cane afferrava in aria in modo tanto spettacolare da lasciare il pubblico senza fiato. La partita venne interrotta ma quelle immagini, trasmesse dalla televisione sulla rete nazionale, rappresentarono la nascita di un nuovo sport-spettacolo in cui il binomio cane-padrone sono i primattori. Era nato cioè il “Disc dog” – chiamato anche “Frisbee dog” – in cui vengono esaltate l’abilità del “lanciatore”, l’agilità e l’addestramento del suo cane, e la perfetta sintonia fra i due.

    Si tratta di un’esibizione in cui si fondono tre tipi di prove e cioè: il “distance accuracy” il “dartbee” il “freestyle”.

    Il distance accuracy (Lanci a distanza)
    In un campo di 20 metri per 50, ogni concorrente ha un minuto di tempo per lanciare il disco. Il punteggio si acquisisce a seconda della distanza in cui avviene la “presa in aria”. Più precisamente: 1 punto se la presa avviene fra 10 e 20 metri dalla linea di lancio; 2 punti se avviene tra 20 30 metri; 3 punti fra 30 e 40 metri; 5 punti fra 40 e 50 metri. Durante i 60 secondi della prova vengono fatti uno o possibilmente più lanci. Sono previsti due round da un minuto ciascuno ed il punteggio sarà quello ottenuto in totale fra i due round.

    Lanci a bersaglio (Dartbee)
    Vengono disegnati a terra 4 cerchi concentrici, che costituiscono il “bersaglio”: il più largo ha un diametro di 6,5 metri, gli altri rispettivamente di 4,5 metri, di 2,5 metri ed il centro con un diametro di mezzo metro. Il conduttore esegue tre lanci da una distanza che varia da 15 a 20 metri a seconda della categoria di partecipazione (15 metri per novizi ed intermedi – 20 metri per esperti). Si sommano i punti ottenuti dal cane che prende al volo il disco e atterra con l’anteriore in uno dei cerchi e cioè: 10 punti nel cerchio grande, 30 punti se atterra nel secondo, 50 punti nel terzo e 100 punti se atterra nel centro. In base al numero di concorrenti si organizzano dei gironi eliminatori per arrivare ai quarti di finale, semifinale e finale.

    Freestyle
    Nello stesso campo della prova di lanci a distanza (o almeno di 15×15 metri) il conduttore, con il supportodi un brano musicale, fa eseguire le evoluzioni che comprendono stile di lanci diversi, salti e prese volanti. Il tempo minimo dell’esibizione è di 60 secondi, fino ad un massimo di 2 minuti. La valutazione prevede 4 parametri per un totale di 40 punti. Nel freestyle è prevista anche una manche di lanci a distanza.

    Come Iniziare con il Disc Dog
    Innanzitutto bisogna insegnare al cane a gestire i suoi riflessi in modo tale da abituarlo ad afferrare oggetti al volo. Ciò si può insegnare lanciando dei bocconcini prima da vicino e poi pian piano allungando le distanze affinché, nell’afferrarli al volo, trovi anche un incentivo per nel rincorrere l’oggetto lanciato. Procedendo per gradi, si otterrà che il cane – per prendere al volo il boccone che gli avete lanciato – compirà anche un leggero salto, che starà a voi lentamente stimolare affinché sia sempre più alto. Si passa in seguito a fare questo esercizio con il giochino preferito del vostro cane, ed infine col frisbee. È molto importante non lanciarlo direttamente verso il muso del cane, ma orientare i lanci a destra o a sinistra. Bisogna eseguire dei lanci deboli e sempre a distanza ravvicinata per motivare il cane ad afferrare il frisbee al volo. Stimolando l’istinto predatorio insito in ogni cane, iniziamo a far passare il frisbee davanti al suo naso, e vedrete che sarà per lui molto interessante seguire quell’oggetto che gli agitate davanti al muso; quindi lasciate che lo afferri e premiatelo abbondantemente. E anche importante insegnare al cane una “parola d’ordine” ben precisa per stimolarlo ad afferrare il frisbee tipo PRENDI. Una volta che il cane ha preso confidenza nell’afferrarlo, cominciate a lasciare il frisbee qualche secondo prima che lo prenda in modo da abituarlo che quest’oggetto si dovrà prendere anche distante dalle vostre mani.
    Continuando così, aumentando pian piano le distanze, vedrete che imparerà presto a giocare con voi nel rincorrere quello splendido “gioco” dapprima rotolante sul terreno e poi a prenderlo al volo così come faceva coi bocconcini.

  • Come Insegnare Richiamo al Cane

    In questa guida spieghiamo come insegnare il richiamo al cane.

    Anche quest’anno la stagione venatoria si avvicina a grandi passi e molti non vedono l’ora di iniziare ad allenare sul campo il proprio cane. Purtroppo ogni anno, durante la stagione venatoria, vengono persi molti cani che, spinti dalla foga e dal naturale istinto predatorio, perdono il contatto con il loro conduttore smarrendosi a volte irrimediabilmente. Approfitto dell’occasione per aprire una piccola parentesi su questo angosciante problema. Alcune delle cose che sto per scrivere sono certamente ben note a molti di voi, ma le ripeterò a beneficio degli eventuali neofiti.

    Il cane dovrà sempre avere il microchip identificativo previsto dalla legge (meglio se avrà anche il tatuaggio sull’orecchio o sull’interno della coscia). Quando poi usciremo dall’ambito protetto di casa, dovrà sempre portare il collare con l’apposita medaglietta che riporta il vostro recapito telefonico ed eventualmente il suo nome: già questi piccoli accorgimenti ci metteranno dalla parte della ragione in caso di smarrimento e – contando sulla buona fede della persona che ritroverà il nostro amato cane – avremo buone possibilità di ritornarne in possesso in tempi brevi.
    Per la cronaca ricordo che impossessarsi di un cane altrui è perseguito penalmente per legge il che, come primo effetto, fa saltare il porto d’armi.
    Nel momento in cui, nonostante le nostre ricerche, la notte sopraggiunga senza che il cane sia tornato e – scoraggiati – si decida di desistere, lasciate sempre sul posto in cui per l’ultima volta il cane è stato in collegamento con voi, un oggetto impregnato con il suo o il vostro odore (come per esempio il suo trasportino od un vostro indumento). Questo molto spesso farà in modo che il cane – tornando sui suoi passi – ritrovi l’oggetto, ottenendo un preciso punto di riferimento e lo presidi sino al vostro arrivo l’indomani all’alba. Chiaramente in caso negativo, le ricerche andranno proseguite. Se anche in questo frangente il vostro amico non verrà trovato, rivolgetevi alle autorità locali per denunciarne lo smarrimento. Ricordatevi che spesso questi cani finiscono in qualche canile della zona (dove sarà ovvio andarlo a cercare) che, se non riuscirà a risalire a voi per mancanza di microchip ed altri dati sopra citati, non potrà fare altro che tenerselo. Chi trova un cane, comunque, ha l’obbligo di farne denuncia alle autorità locali che, essendo in possesso del lettore del microchip, sono in grado di risalire alla proprietà dichiarata presso l’anagrafe canina regionale.

    Errori da non Fare

    Quando si parla di controllo, si intende il riuscire ad interrompere ogni azione che il cane sta svolgendo, in ogni momento e questo sarà sicuramente molto più efficace se il cane avrà rispetto, fiducia e un buon rapporto con il suo padrone. È desiderio di tutti noi avere un cane che ogni volta che lo chiami arriva scodinzolando, ma la maggior parte delle volte questo non accade, anzi ci si ritrova ad arrabbiarsi e rincorrerlo di qua e di là per recuperarlo.

    La fiducia ed il rispetto non ci sono dovuti, si devono conquistare sul campo, sono condizioni che nascono e si fissano durante la vita quotidiana con la coerenza comportamentale e la semplicità del linguaggio. Gli errori da non commettere sono pochi, ma molto importanti: usare male il linguaggio del corpo e utilizzare punizioni inutili, servono esclusivamente per allontanare il cane da noi e per incrinare quel rapporto che fino ad ora abbiamo costruito passo dopo passo con fatica. Cosa non fare
    -non rincorrere il cane, cosa che diventerebbe un bellissimo gioco in cui lui scappa e voi lo prendete, rendendovi faticosa ogni uscita quotidiana.
    -non chiamare il cane ripetute volte, perché così facendo il richiamo diventerà poco importante e gli insegnerà a tornare solo quando ne ha voglia. Ricordare che i comandi vanno dati una volta sola.
    -non urlare contro il cane, per lui sarà molto difficile avvicinarsi a voi sentendovi arrabbiati, venirvi incontro deve essere un piacere, non una tortura.
    -non richiamare il cane solo ed esclusivamente quando dovete tornare a casa, perché potrebbe associare il richiamo come la fine dei giochi, cioè come qualcosa di negativo. Bisogna abituarsi a richiamarlo anche mentre è al parco, per poi lasciarlo libero nuovamente.
    -se il cane tarda a tornare, per nessun motivo dovete sgridarlo quando arriva!! Anzi, fategli molte feste, se le ricorderà per la volta successiva

    Come Insegnare il Richiamo

    A questo punto, cerchiamo di capire come rendere il nostro richiamo efficace e farlo migliorare nel tempo visto che, oltre al problema del potenziale smarrimento, fruire di un buon richiamo del nostro cane significa spesso riuscire a recuperarlo prima che si metta in pasticci che potrebbero mettere a rischio la sua e l’altrui incolumità (come ad esempio prima che attraversi una strada trafficata).
    Quando andremo a richiamare il nostro cane, il comando dovrà essere impartito con decisione e con tono risoluto, ma mai con cattiveria o con rabbia. La parola che identifica il comando del richiamo potrà essere il semplice “vieni” piuttosto che un’altra parola o un suono.

    Fase di lavoro
    -lasciare libero il cane e – quando volete – chiamatelo dicendo ”VIENI”
    -aspettate qualche secondo: se il cane torna subito da voi, abbassatevi (esprimendo così con il linguaggio del corpo la vostra affettuosa accoglienza), dite “BRAVO” e lodatelo con coccole, complimenti, afferratelo dolcemente e infine dategli il bocconcino. -se lui non torna, allora scappate via e appena si accorge che ve ne state andando e vi vien dietro, abbassatevi e rinforzate nello stesso modo.
    -se anche l’andare via non causa alcuna reazione da parte del vostro cane, che resta dov’è noncurante della situazione, allora sparite dalla sua visuale, nascondetevi e aspettate che lui si accorga di essere rimasto solo. A quel punto lasciate che vi ritrovi e al suo arrivo lodatelo con mille complimenti: la prossima volta al suono del richiamo tornerà sicuramente più velocemente.

    Quello che deve entrare nella testa del vostro cane è che quando sente il vostro richiamo deve correre il più spedito possibile da voi per non essere lasciato solo e perché voi avete mille sorprese da proporgli, molto più interessanti di ciò che lo distrae. Se siete in due o più, potete anche divertirvi a giocare con lui facendolo correre da uno all’altro usando sempre il comando “VIENI” e premiandolo ogni volta: imparerà così giocando a correre da voi sempre felicissimo, sapendo ciò che gli spetta.

    Quando pensate che il cane abbia capito cosa gli state chiedendo aumentate il grado di difficoltà: chiamatelo quando è distratto da qualcosa, provate a richiamarlo mentre sta annusando qua e la, infine provate a farlo quando è in mezzo ad altri cani. Quella sarà la prova più difficile ma vi darà un sacco di soddisfazioni. Cercate comunque sempre di richiamare il cane quando può ascoltarvi, sarà inutile richiamarlo mentre sta rincorrendo un suo simile o è nel bel mezzo di una lotta: imparate a chiamarlo nel momento in cui si ferma a riprendere fiato, così che possa essere più facile per lui arrivare da voi. Il richiamo resta una delle principali regole per avere un cane sotto controllo e sarebbe molto utile insegnarglielo fin da piccolo. Se siamo in grado di diventare la fonte più importante di risorse per il nostro cane, non ci sarà nemmeno l’occasione che egli non abbia piacere a tornare da noi scodinzolando.

    Per integrare quanto spiegato, ritengo utile fornire alcune note sullo schema comportamentale del cane in cui rientra “il richiamo”, ovvero la prestazione generalmente definita come “collegamento”. Il cane ha ereditato dal lupo l’istinto della caccia in branco, per svolgere la quale riconosce un capo a cui tutti i componenti del gruppo si sottomettono per ottimizzare il risultato della predazione. Da notare che durante la caccia, i componenti del branco – per mantenere il contatto col capobranco – non necessitano di alcun richiamo acustico da parte di quest’ultimo (infatti il “lupo alfa” in caccia non ulula per richiamare i suoi sottoposti, che a lui si collegano in assoluto silenzio).
    Come tutti i comportamenti ereditati dall’antenato lupo, nel cane il “collegamento” è carattere dominante, il cui genotipo può quindi essere omozigote o eterozigote. In quest’ultimo caso, madrenatura non si preoccupa delle conseguenze degenerative della specie dovute alla trasmissione del carattere recessivo, stante l’impossibilità che soggetti incapaci di partecipare alla predazione in gruppo possano sopravvivere in natura. Per mantenere il collegamento, il cane si avvale solo marginalmente della vista (che in lui è particolarmente debole) e fa uso di uno spiccato senso di orientamento, grazie al quale torna nel luogo in cui è avvenuto l’ultimo contatto col capobranco, per quindi trovare e seguire a naso la sua traccia (molte volte l’abbiamo visto fare dal nostro cane che vuole ricongiungersi a noi rientrando da una fase di cerca particolarmente spaziosa).
    Oltre a ciò alcuni cani sono guidati da un sesto senso che fa parte di un mondo ancora a noi sconosciuto. Comunque il richiamo del cane che ha perso il collegamento deve sempre essere emesso dal luogo in cui per l’ultima volta risultava collegato, perché il suo istinto là lo indurrà a tornare per cercare la traccia olfattiva che lo ricollega al suo capobranco. Tutti i cani hanno queste capacità di orientamento?. Purtroppo no, o quantomeno non tutti le hanno in egual misura e – a causa di errati criteri di selezione – sono in aumento i soggetti che ne sono sprovvisti.

    Il naturale schema comportamentale del collegamento nel cane viene spesso alterato dai richiami (quasi sempre immotivati) che il cacciatore gli rivolge, col risultato che l’ausiliare, invece di mantenere lo spontaneo e silente collegamento col suo conduttore, si abitua ad attendere la segnalazione acustica che gli fornisca l’indicazione di dov’è il suo capobranco, che però non è sempre facile da localizzare, stante lo scarso aiuto che può ottenere dalla sua vista molto corta. (A tale proposito, si noti che la vista del cane riesce però a vedere meglio gli oggetti in movimento: per cui, quando cerca invano di vedervi allorché è ad una certa distanza da voi, agitate in aria un fazzoletto spiegato… cosa che lo aiuterà molto ad individuarvi visivamente.) Una dilagante deformazione che sta distruggendo il collegamento naturale del cane da ferma è l’uso del beeper col quale un cane va per i fatti suoi nel bosco, fregandosene del suo conduttore e limitandosi a pazientemente attenderlo in ferma quando trova una beccaccia. Con ciò il concetto di collegamento viene letteralmente ribaltato perché, invece di essere il cane in collegamento con l’uomo, è il cacciatore che trova il cane con l’ausilio del dispositivo elettronico. Questo sarà forse un’evoluzione tecnologica, ma è certamente anche una aberrante involuzione del modo di concepire il cane da ferma. Il corretto comportamento del cacciatore dovrebbe invece mirare a stimolare fin dai primi mesi di vita il silenzioso collegamento del cane, premiandolo allorché torna spontaneamente e nascondendosi quando tarda ad arrivare, cosicché il finale ritrovamento diventi di per sé un’esperienza premiante. Durante l’esercizio della caccia, il richiamo acustico deve essere limitato ai casi in cui il cane può ravvisarne l’effettiva giustificazione, come ad esempio per un radicale cambiamento della direzione del percorso di caccia, o per legarlo al guinzaglio, o per indirizzare la cerca là dove è stata avvistata una rimessa.

  • Scoiattolo Striato – Allevamento, Alimentazione e Caratteristiche

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche dello scoiattolo striato, come allevarlo e l’alimentazione corretta.

    Lo scoiattolo striato è un roditore molto apprezzato come animale domestico, è molto pulito e non emette odori sgradevoli, può vivere sia in casa che all’esterno ed essendo un animale diurno, è attivo durante tutta la giornata. Anche i costi per il suo mantenimento a livello di alimentazione e gestione non sono molto elevati.

    Caratteristiche dello Scoiattolo Striato

     

    In commercio vi sono due tipi di scoiattolo striato molto simili tra loro che vengono facilmente confusi: lo scoiattolo giapponese (Tamias sibiricus) conosciuto anche con il nome di scoiattolo coreano o Boronduk e lo scoiattolo nordamericano (Tamias striatus) chiamato chipmunk. Entrambi gli scoiattoli possiedono un mantello marroncino con cinque strisce nere sulla schiena, fattore che rende molto difficile riconoscere le due specie. Nonostante i loro habitat naturali siano così distanti tra loro, la loro gestione ed alimentazione è assolutamente la stessa.

     

    Lo scoiattolo striato è un pet diurno molto vivace e curioso che trascorre la maggior parte del tempo in cerca di cibo. Questa caratteristica lo rende un perfetto animale da compagnia, soprattutto per le persone che stanno in casa per molte ore durante la giornata. Nei periodi invernali, in seguito all’abbassamento delle temperature questi piccoli amici cadono in un sonno profondo della durata di circa cinque o otto giorni, intervallati a brevi periodi di veglia durante i quali si nutrono o compiono brevi escursioni all’esterno, atteggiamento meno accentuato negli scoiattoli in cattività.

    In natura lo scoiattolo striato vive nelle foreste decidue e nelle aree più cespugliose ai confini dei boschi. È solito non allontanarsi per più di cinquanta metri dalla propria tana ed in caso di pericolo la raggiungono rapidamente. La tana che lo scoiattolo costruisce è composta da un insieme di gallerie scavate nel suolo profonde circa cinquanta cm, dotate del “nido” vero e proprio dove l’animale trascorre i mesi con le temperature più estreme ed accudisce i piccoli e la “dispensa” dove lo scoiattolo immagazzina tutto il cibo trovato durante la bella stagione che lo aiuterà a sopravvivere durante l’inverno.

     

    Carattere

    Risulta essere un adorabile arrampicatore che non ama particolarmente la compagnia di altri suoi simili ( anche se molto sociale) essendo molto territoriale quindi può essere tenuto tranquillamente da solo, è attivo principalmente nelle ore diurne durante le quali ama scavare arrampicarsi e saltare tra un ramo e un altro, motivo per il quale è importante che la sua voliera sia ben accessoriata.
    Risulta essere un animaletto un pò timoroso quindi và avvicinato e conquistato per gradi magari corrompendolo con qualche ghiottoneria offerta dal palmo della mano, non bisogna mai forzarlo perchè per reazione si impaurirebbe e morderebbe per poi nascondersi nella tana, è da tenere presente che per prenderlo tra le mani l’unico modo non traumatico è far si che sia lui a salirci sù sfruttando la sua curiosità e golosità, mai prenderlo per la coda ( si potrebbe strappate di netto causando un traumo psico-fisico e morirne)

    Riproduzione

    Verso gli 11 mesi raggiunge la maturità sessuale e si riproduce normalmente in primavera ed estate, durante ogni stagione riproduttiva può arrivare a fare 4 cucciolate di 3-4 piccoli ciascuna.
    La gestazione dura 29-35 giorni e lo svezzamento della prole si ha dopo 2 mesi dalla nascita.
    Lo scoiattolo coreano vive in media dai 4 ai 6 anni se tenuto rispettando le sue esigenze.

    Gabbia per Scoiattolo Striato

    Il tamia è un animaletto decisamente attivo ed ama molto muoversi. Se la gabbia è troppo piccola l’animale accumulerà stress, si comporterà in modo anomalo e svilupperà una serie di turbe psichiche.

    Le dimensioni ridotte della gabbia provocheranno al tamia inappetenza, malattie del pelo, apatia, aggressività ed un calo sensibile delle difese immunitarie.
    Le misure della gabbia da acquistare, o da costruire, sono 80x60x70 cm. Questi 70 cm di altezza sono importanti poiché, in natura, il tamia trascorre molto tempo ad arrampicarsi sugli alberi, occorre quindi posizionare nella sua casetta degli appoggi che gli permettano di riprodurre il comportamento nell’ambiente artificiale. Lo scoiattolo giapponese è piuttosto piccolo e agile ed è quindi necessario che le sbarre siano distanti al massimo 1,2 cm, per non consentirgli di sgattaiolare con facilità fuori dalla gabbia.
    Importantissimo è rimuovere la grata posta sul fondo della gabbia (se è presente). Non dimenticare assolutamente questo intervento per non causare all’animaletto le pododermatiti, cioè tutte quelle malattie a carico della pelle che possono colpire le zampette.

    Ultimato lo scheletro della gabbia, si può procedere all’allestimento dell‘arredo interno. Fondamentale è posizionare almeno due tane (una nella zona superiore ed una in quella inferiore). Quando il tamia occuperà la gabbia sceglierà una tana per dormire ed una per immagazzinare il cibo. Bisogna installare anche una mangiatoia e un abbeveratoio a goccia (sostituire l’acqua giornalmente).

    Nella gabbia è necessaria la disponibilità dei bastoncini di legno. Scegliere assolutamente i rametti non tossici, preferendo quindi quelli di pino, abete o degli alberi da frutta, escludendo il fico, ricordandosi di asciugarli al sole qualche giorno prima di inserirli nella gabbia in modo da scongiurare la presenza di parassiti.

    Aggiungere ruote, tubi od altri giochi e valutare dopo qualche giorno se sono apprezzati dal tamia (non sempre ama tutti i giochi proposti), in caso contrario rimuoverli.

    Rivestire il fondo con il pellet, che assorbe efficacemente e non lascia polvere. Si può aggiungere fieno e carta per assecondare la naturale inclinazione del pet di scavare.

    Alimentazione dello Scoiattolo Striato

    Lo scoiattolo è un animale onnivoro e risulta quindi importante un’alimentazione equilibrata e con un basso contenuto di grassi per evitare l’insorgere di problemi legati all’obesità. La sua è una dieta costituita da frutta, semi, verdure e pochi alimenti di origine animale. In commercio vi sono mangimi confezionati appositamente per scoiattoli a base di semi e granaglie. Sono molto gustosi al palato dello scoiattolo, ma se somministrati come unico alimento non soddisfano i suoi fabbisogni nutrizionali. Per questo è bene fornire saltuariamente piccole porzioni di proteine da alimenti di origine animale come larve di insetti, petto di pollo e yogurt. Le dosi devono essere incrementate per le femmine in gestazione e durante l’allattamento.

     

    Nella gabbietta dello scoiattolo non deve mai mancare l’acqua: gli abbeveratoi a goccia sono da preferirsi alle vaschette per evitare che sporchi l’acqua. Essa dovrà essere cambiata tutti i giorni per essere sempre fresca e pulita.