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  • Integratori per Cane – Come Scegliere, Opinioni e Prezzi

    In questa guida spieghiamo come scegliere i migliori integratori per cane per le proprie esigenze.

    Risulta essere pratica comune, in particolare quando si tratta di cuccioli, ricorrere a integratori alimentari per sopperire a eventuali carenze nutrizionali della dieta abituale. Se poi i cuccioli sono di grande taglia, questa pratica è considerata a maggiore ragione una necessità. L’importante e veloce sviluppo osseo che questi cani hanno nel primo periodo di vita richiede infatti un adeguato supporto nutrizionale.
    Bisogna però fare attenzione, dato che numerose malattie dell’apparato scheletrico sono correlate a pratiche alimentari scorrette durante la crescita. La scelta di una dieta appropriata da subito è di fondamentale importanza.

    Come Scegliere Integratori per Cane

    La specie canina è unica nel panorama animale per la varietà morfologica delle tante razze, così diverse fra loro per la taglia e le conseguenti esigenze nutrizionali. Da questa varietà deriva che la durata del periodo di crescita è molto variabile da razza a razza.
    Per i cuccioli di taglia grande e gigante, l’adeguatezza della dieta alle specifiche esigenze (sia in termini di apporti nutritivi, sia in termini di durata della dieta) e l’integrazione con condroprotettori è di particolare importanza. Una crescita veloce non è sempre sinonimo di accrescimento ottimale. Lo sviluppo scheletrico e muscolare, inoltre, non sono contemporanei e un periodo di crescita prolungato è attualmente considerato più idoneo.

    Il calcio (Ca) viene spesso aggiunto alla dieta dei cani, principalmente per il suo ruolo essenziale nella crescita e nello sviluppo scheletrico. Tuttavia si rivela poco raccomandabile qualora vengano già impiegati alimenti completi e bilanciati specifici per cuccioli. Alcuni studi su cani in crescita indicano che l’aggiunta di quantità eccessive di calcio a una dieta bilanciata può contribuire allo sviluppo di quelle patologie scheletriche che i proprietari credono invece di poter prevenire.
    I cani in crescita infatti non sembrano possedere un meccanismo di protezione che impedisca l’assorbimento di grosse quantità di minerale quando la sua concentrazione nella dieta è eccessiva.
    In questi casi si verificano perciò delle eccessive concentrazioni di calcio che, nel periodo di accrescimento, si sono rivelate inibitrici dello sviluppo osseo e delle articolazioni e possono anche influire negativamente sull’assorbimento intestinale di altri minerali, quali fosforo (P), magnesio (Mg), rame (Cu), zinco (Zn). L’integrazione di calcio risulta invece necessaria nel caso di diete casalinghe ma sempre sotto consiglio del veterinaio.

    Durante la crescita sono necessari maggiori quantitativi di vitamine e oligoelementi, ma, così come detto per il calcio, non è assolutamente necessario integrare con queste sostanze gli alimenti industriali di qualità che sono già completi e bilanciati. Alcune sostanze come la Vitamina A e la Vitamina D possono riuscire dannose se somministrate in eccesso.
    Se poi, da un lato non è certo che fornire Vitamina C abbia effettivamente un’azione preventiva sulle patologie scheletriche, dall’altro sembra che una sua integrazione possa aggravare le malattie scheletriche indotte dalla sovralimentazione.

    Anche il bilancio degli oligoelementi, che sono minerali presenti in modica quantità nell’organismo (es. Arsenico, Bromo, Cromo….), è da affrontare con cautela: l’arbitraria integrazione di alcuni di essi può interferire con l’assorbimento di altri minerali e indurre stati carenziali.

    Da ricordare
    -Numerose malattie dell’apparato scheletrico derivano da pratiche alimentari scorrette seguite durante la fase della crescita
    -Per i cuccioli di razza grande e gigante, l’adeguatezza della dieta agli specifici fabbisogni è di particolare importanza (apporto condroprotettori)
    -In caso di dieta casalinga, è sempre necessario integrare la porzione con minerali e vitamine, sempre dietro consiglio del veterinario

    I consigli del veterinario
    Per evitare che il nostro cucciolo incorra da adulto in malattie scheletriche è sufficiente seguire alcune semplici regole
    -scegliere un alimento completo e bilanciato formulato per la crescita
    -somministrarlo nelle porzioni indicate dalla confezione
    -impiegarlo per il tempo indicato dal veterinario
    -controllare mensilmente l’aumento del peso e riferirlo al Veterinario.

    Integratori per Cane più Venduti

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  • Casetta per Uccelli da Giardino – Come Scegliere, Opinioni e Prezzi

    In questa guida spieghiamo come scegliere la migliore casetta per uccelli da giardino per le proprie esigenze.

    Una casetta per uccelli è uno dei complementi d’arredo più originali per il vostro giardino. Tutte presentano una sola apertura, che consente l’ingresso degli uccelli che possono così ripararsi dalle intemperie. Leggi la nostra guida per sapere come è fatta, le sue tipologie e come scegliere il modello più adatto al tuo giardino.

    Come Scegliere una Casetta per Uccelli da Giardino

    Le casette per uccelli consentono di dotare i vostri uccelli di acqua e cibo, tramite abbeveratoi appositi. In questo modo i vostri uccelli avranno la possibilità di rifugiarsi in un luogo sicuro, e non dovrete preoccuparvi del rischio che soffrano la fame, la sete o il freddo. Le casette per uccelli sono usate sin dall’antichità. In particolare, i contadini le usavano per invitare uccelli come rondini e passeri a stabilirsi nei loro campi, in modo che si nutrissero degli insetti che avrebbero potuto rovinare le coltivazioni. Ancora oggi le casette per uccelli sono molto utilizzate, e in commercio troverete un gran numero di varianti in grado di soddisfare il vostro gusto e di adattarsi allo stile del vostro giardino.

    La casetta per uccelli è una piccola costruzione che deve essere posizionata sul ramo di un albero o al di sotto di una tettoia, e che può essere utilizzata dagli uccelli per installarvi il proprio nido. Le casette per uccelli possono essere realizzati in svariati materiali, ecco i principali
    -Legno
    Questo materiale naturale e organico, è una delle scelte ideali per la vostra casetta. Si integra alla perfezione con l’ambiente naturale e non risulta estraneo al contesto. Alcuni trattamenti appositi possono migliorare la resistenza all’acqua;
    -Plastica, pvc o resina
    Questi materiali presentano un’ottima resistenza all’acqua e sono anallergici. Per via dell’alta semplicità di lavorazione, consentono di realizzare casette di aspetto molto diverso, e anche di simulare il legno. Hanno un’alta resistenza al freddo e alle intemperie, ma presentano un valore artistico minore rispetto al legno.

    La casetta per uccelli non svolge semplicemente una funzione pratica, ma ha anche un importante valore decorativo e ornamentale. Una bella casetta per uccelli aumenterà il valore estetico del vostro giardino, aggiungendogli un tocco di colore. E’ possibile trovarne di diverse forme e dimensioni, in modo da scegliere il modello più adatto allo stile della vostra abitazione e al vostro gusto. Le proposte che troverete nei negozi differiscono molto tra loro per quanto riguarda struttura, colore e stile. Troverete modelli particolarmente semplici, che hanno soprattutto una funzione pratica e sono piuttosto economici, avendo come scopo principale quello di costituire un habitat ideale per i vostri uccelli. Al contrario, altri modelli si adattano in maniera perfetta allo stile del giardino, e sono in grado di donargli personalità. Le tipologie in commercio possono presentare differenze in merito a tre parametri principali
    -grandezza: le casette per uccelli possono avere dimensioni diverse in base al vostro gusto o al tipo di uccelli che pensate ospiteranno;
    -forma: troverete nei negozi modelli dalle forme più svariate, da quelle classiche e semplici a quelle più originali;
    -struttura: alcuni modelli presentano una struttura spartana; altri sono abbelliti da decorazioni, disegni e bassorilievi.

    La giusta casetta per uccelli va scelta in base allo stile della vostra abitazione e del giardino, dunque al contesto nel quale verrà posizionata, ma anche in base al vostro gusto. Dal momento che in vendita troverete un gran numero di modelli, non dovreste avere grossi problemi a trovare quella giusta per voi. Semmai potrà essere difficile la scelta. Se avete una casa di campagna, il cui giardino è ricco di alberi quali abeti e conifere, oppure se per la realizzazione dell’abitazione è stato fatto largo uso di un materiale come la pietra, date la vostra preferenza a modelli in materiali naturali come il legno, in modo che non si distacchino troppo dall’ambiente circostante.
    Se invece state cercando un modello per la vostra abitazione di città, o per un giardino dallo stile informale, potreste scegliere una casetta più originale e creativa, di un colore acceso, che spicchi rispetto al contesto e attiri l’attenzione dei vostri ospiti. La cosa fondamentale, in ogni caso, è che sia confortevole per gli uccelli che dovrà ospitare, altrimenti verrà meno la sua funzione più importante.

    La scelta di dove posizionarla è fondamentale, ricordate che va installata in un punto al quale gli uccelli possano avere facile accesso, generalmente abbastanza in alto, e dal quale possano avere una buona visione sul giardino. Il punto nel quale la installerete non dovrà essere esposto alle intemperie, e dovrà essere facilmente raggiungibile anche da voi, per le operazioni di pulizia e manutenzione. Una buona posizione potrebbe essere sul ramo di un albero. Valutate bene anche l’altezza alla quale posizionarla: un’altezza ideale si ottiene posizionando la casetta sotto una tettoia o sulla cima di un palo.
    Le operazioni di manutenzione sono fondamentali per mantenerla in buone condizioni. La pulizia, infatti, richiederà una cura costante. Risulta essere importante anche assicurare che al suo interno permanga un giusto livello di umidità, che si può raggiungere ponendovi dentro trucioli o segatura. Periodicamente dovrete pulire l’interno con acqua calda e un detergente delicato, per distruggere eventuali parassiti presenti. Nel caso in cui optiate per un modello in legno, dovrete svolgere le operazioni di manutenzione con una cura superiore, perché il legno è un materiale naturale che può subire attacchi di insetti e che va incontro a usura con il tempo.

    Casette per Uccelli da Giardino più Vendute

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  • Come Diventare Capobranco del Cane

    In questa guida spieghiamo come diventare capobranco di un cane.

    Come già visto, sarà importantissimo il tipo di rapporto che costruiremo o che abbiamo costruito durante la comune condivisione di mille esperienze vissute insieme. E non mi stancherò mai di ripetere che un buon rapporto con il nostro cane è basato sulla nostra leadership, che rassicura ed affida al nostro ausiliare le giuste responsabilità e spazi, e che semplifica tutti gli aspetti della nostra convivenza, inclusi quelli di carattere venatorio. Il nostro cane dovrà fare riferimento su di noi e, quando viene da noi richiamato, deve essere per lui chiaro che chi lo sta richiamando è il suo “capobranco” e non un suo pari livello o – peggio ancora – un bipede qualunque.

    Per riuscire a costruire la nostra immagine di leader e farla rispettare, dovremo cercare di comunicare con il nostro cane non in modo umano, ma quanto più possibile in modo “canino”. Ciò è più semplice da dire che da fare! Noi esseri umani, comunichiamo prima con la parola, poi con il corpo, e zero con l’olfatto. Il cane comunica invece prima di tutto con l’olfatto, poi con il corpo ed infine con le vocalizzazioni.
    Da queste constatazioni possiamo già intuire quanto i nostri mondi siano lontani e quanta difficoltà avremo a far pervenire al nostro amico un messaggio corretto. Malgrado ciò, abbiamo la certezza che dal canto suo ce la metterà tutta per cercare di comprenderci e non deluderci, ripagandoci con amore incondizionato, fedeltà e solerzia nell’eseguire i nostri comandi.

    L’uomo ed il cane vivono una partnership che dura ormai da svariati millenni e che affonda le proprie radici in epoca preistorica. Ciò ebbe inizio quando alcuni lupi, spinti dalla fame e dall’innato opportunismo, iniziarono a seguire da vicino le tribù di nomadi, ottenendo cibo “facile” ricavato dai loro avanzi. D’altro canto gli umani trassero vantaggio da questa convivenza, in termine di aiuto durante la caccia e di guardia durante le lunghe e buie notti di quell’epoca. In nostro aiuto oggi vengono l’esperienza e gli studi che molti scienziati ed appassionati hanno sviluppato in proposito, osservando ed impossessandosi di vari modi di comunicazione che i cani utilizzano per interagire tra di loro. Sappiamo per esempio che tutti i cani, indipendentemente dalla razza o dalla provenienza, utilizzano il medesimo codice comunicativo, cosa che semplifica non poco la materia: quando si incontrano, si annusano, si studiano, mettono in atto il loro atteggiamento ritualizzato e – senza che noi nemmeno ce ne accorgiamo – hanno già capito chi tra di loro è ostile è chi non lo è, chi è il leader e chi è il sottoposto, il tutto senza scontri, senza morsi, solo annusandosi e guardandosi. Ciò, chiaramente, è vero tra soggetti sani, equilibrati e ben socializzati a livello intraspecifico. Naturalmente un povero cane maltrattato, insicuro, non socializzato ai suoi simili, appena dovesse entrare in contatto con un altro cane, molto probabilmente non attuerà tale fase ritualizzata, scaricando tutta la sua insicurezza e frustrazione in un attacco brutale ai danni del malcapitato. Sta a noi quindi – attraverso l’utilizzo del loro codice di comunicazione – far pervenire chiaro il nostro messaggio che è: Io sono il capobranco, il membro dominante del tuo branco e tu sei il mio sottoposto.

    Questo concetto che per noi umani appare oppressivo, è invece normale e ben accetto per i nostri cani: loro non si offendono, non si risentono, anzi vi saranno grati per aver dato loro un ruolo chiaro e ben definito nel vostro “branco umano”. In natura il lupo (ma anche il cane inselvatichito) ha una rigidissima struttura gerarchica piramidale, al vertice del quale c’è una coppia “alfa”. Tutti gli altri stanno sotto ed obbediscono ciecamente alle disposizioni impartite dai capibranco, pena l’espulsione dal gruppo, fatto che in natura significa nella maggior parte dei casi morte certa o addirittura – nei casi più drammatici – l’abbattimento dell’individuo indisciplinato, effettuato dal branco stesso. L’uomo è un animale sociale ed anche il cane (come il lupo) è un animale altamente sociale: per lui il branco è vita, senza branco c’è solo morte. Ecco quindi la necessità per il cane di essere ben integrato nel nostro “branco” e con dei ruoli ben precisi che devono essere assegnati e fatti rispettare dal suo leader umano, cioè da noi. Nel branco di lupi o cani selvatici i componenti “sottoposti”, cioè i “beta” e gli “omega”, cercano sempre in modo incruento (o quasi) di dare la scalata alla loro piramide sociale. È quindi compito degli “alfa” essere coerenti e richiamarli all’ordine, senza mai concedere nulla in più di quanto già attribuito al soggetto che dovesse prendersi troppe libertà. Il ruolo del capobranco in natura è un ruolo difficile, logorante, che implica spesso la prematura dipartita dei soggetti che lo detengono. Ed infatti non tutti i cani (ed i lupi) nascono per ricoprire questo difficile ruolo e con le capacità per sopportare il pesante fardello che esso comporta, perché il leader non ha mai pace, deve mantenere l’ordine all’interno del branco, lo deve difendere dalle minacce esterne, lo deve guidare nel territorio, lo deve sfamare, lo deve rinvigorire con nuove leve. La riproduzione è infatti appannaggio unicamente della coppia alfa. Il nostro cane che nasce già programmato dalla natura per questo stile di vita, sarà ben felice di lasciare che siamo noi i dominanti del branco in cui è inserito, a patto che noi si riesca a guadagnare ai suoi occhi questo prestigioso ruolo – e quindi il suo rispetto. Ciò non otterremo con le “mazzate”, non lo otterremo terrorizzandolo, ma solo con il corretto comportamento e con la coerenza.
    Cosa si intende per coerenza (nel caso del rapporto con il nostro cane)? È presto detto, se dico no ad una cosa, sarà no per sempre, se dico si ad una cosa, sarà si per sempre. Non ci devono essere mezze misure.

    Il capobranco è risoluto, determinato, non ha indecisioni o ripensamenti, non ha paure o timori; il capobranco in natura dà la vita per tutelare il proprio gruppo, ed i membri che lo compongono lo sanno, per loro è una certezza che conferisce sicurezza! In cambio però, dovranno essere disciplinati ed attenti nel rispettare scrupolosamente le rigide regole del branco.
    Quindi
    -se concedo qualcosa al mio cane dovrò farlo per sempre
    -se non concedo qualcosa al mio cane, quella cosa non la dovrà mai ottenere.
    Questa coerenza è parte imprescindibile del linguaggio del cane. L’essere a volte “generosi” ed a volte severi genera in lui solo confusione ed insicurezza. Nella sua testa, un diritto concesso una volta, è un diritto acquisito per sempre e lui ci metterà sempre alla prova; starà a noi – da buoni capibranco – ribattere sempre colpo su colpo, riaffermando la nostra leadership.
    Per chiarezza faccio un esempio banale: siamo a tavola, stiamo mangiando, il cane attratto dal profumino allettante si avvicina al tavolo e, da buon opportunista qual’è, ci mette su le zampe cercando di avvicinarsi al cibo. A questo punto possiamo fare due cose: o lo lasciamo fare senza disturbarlo, oppure con tono deciso e risoluto lo faremo scendere immediatamente dal tavolo, non permettendogli questa libertà. Il cane accetterà la vostra decisione di buon grado, ma voi per contro non dovrete permettere al cane di salire sul tavolo una volta su dieci: o sempre no, o sempre si. E questa coerenza va applicata a tutto ciò che volete o non volete che lui faccia. Andremo così a definire gli ambiti in cui vogliamo che egli si muova ed in maniera solerte andremo sempre a riprendere eventuali sue trasgressioni.

    Per poter “parlare” il linguaggio del nostro cane e fargli capire chi tra noi è il capobranco, oltre alla coerenza dovremo detenere l’assoluta gestione delle risorse. Per gestione delle risorse, si intende la gestione del cibo, dello spazio, del gioco, del contatto sociale (coccole), dell’attività sessuale. L’acqua va sempre lasciata a disposizione, ma da buon capobranco, starà a noi decidere quando si mangia, quando si gioca, quando è il momento delle coccole, dove si va e quali sono gli spazi a disposizione dell’animale in casa e fuori.

    Quanto poi al tema della riproduzione, esso rientra in un discorso di selezione che deve essere appannaggio esclusivo di persone competenti quali gli allevatori. Il pensiero di far accoppiare i nostri cani liberamente anche solo perché pensiamo che per lui l’accoppiamento rappresenti un bisogno fisiologico è del tutto fuori luogo perché i cani non soffrono di astinenza sessuale: possono tranquillamente vivere la loro esistenza senza avere rapporti e senza subire per questo frustrazione alcuna, esattamente come succede in natura (dove – come ho già spiegato – solo la coppia “alfa” si riproduce).

    Analizziamo ora la gestione delle risorse nel dettaglio.
    Il cibo
    Per iniziare è meglio se il cibo viene dato sempre dalla stessa mano, cioè la nostra (se però ci ammaliamo o siamo via per lavoro e capiterà che qualche volta il cibo venga dato da altre persone di fiducia, non accadrà nulla). Se il cane ci vede mangiare, il cibo va somministrato sempre dopo che abbiamo mangiato noi poiché lui sa benissimo che prima mangia il leader, poi mangiano gli altri membri del branco. Fate eseguire al cane qualche esercizio prima di farlo mangiare, cosicché il cibo venga guadagnato. Se il cane non consuma entro dieci/quindici minuti il cibo che gli avremo proposto, la ciotola deve tassativamente sparire per essere ripresentata solo al pasto successivo. Evitate di dare al cane parte di quello che state mangiando: durante il pasto del capobranco, egli non condivide mai il suo cibo col sottoposto.

    Il rapporto sociale
    Le coccole vanno fatte solo quando lo decidiamo noi e non quando vengono richieste dal cane. Per esempio: al rientro dopo una lunga giornata di lavoro, quando il cane ci viene incontro scodinzolante, va ignorato per almeno cinque minuti, durante i quali non dovremo nemmeno incrociare il suo sguardo; solo dopo potremo dedicargli la nostra attenzione. I sottoposti vanno incontro al leader per rendergli omaggio, ma in quel frangente il leader li ignora.

    La gestione degli spazi e del territorio
    In casa e fuori, il nostro cane dovrà muoversi in ambiti distinti con zone scelte a nostra discrezione. Solo in fase di caccia gli concederemo il privilegio di essere indipendente nella cerca, mantenendosi comunque sempre collegato a noi.

    Il gioco
    Per il gioco vale il discorso fatto per il rapporto sociale. Limitiamo comunque le parole ai soli comandi ed alle gratifiche, utilizzando suoni che possibilmente non siano di uso comune: ecco perché a volte si usano parole straniere. Eviteremo in questo modo di generare confusione nella testa del nostro amico. Attuando queste semplici regole, ci comporteremo esattamente come il nostro cane si aspetta che si comporti il suo leader, guadagneremo così il suo rispetto e la sua fiducia, una volta ottenuti i quali tutto per noi diventerà più semplice. Provate ad applicare queste semplici regole alla vita di tutti i giorni e constaterete dei miglioramenti nel rapporto con il vostro cane già dopo una decina di giorni.

  • Come Insegnare Fermo al Cane

    In questa guida spieghiamo come insegnare il fermo al cane.

    Questo esercizio, come quello del richiamo, potrà venirci in aiuto in svariate situazioni e comunque in tutte quelle occasioni in cui vorremo fermare il nostro cane.
    Molti di voi staranno già pensando alla ferma su selvaggina e non hanno tutti i torti. Con questo comando infatti potremo insegnare al nostro ausiliare, che magari non ha una ferma impeccabile, a rispettare meglio il selvatico (senza dimenticare che un cane da ferma deve avere questo tipo comportamento – la ferma per l’appunto – ben scolpito nel proprio DNA), o
    addirittura – per i cacciatori più esigenti o per i garisti – insegnargli ad essere corretto al frullo.
    Per non parlare poi di tutte quelle situazioni legate alla sicurezza del nostro amico che si presentano quotidianamente ad ognuno di noi.

    Come sempre dovremo iniziare a lavorare in un ambiente tranquillo e privo di stimoli esterni.
    Una volta ottenuta l’attenzione del nostro cane, andremo ad impartirgli il comando visivo.
    Questo comando consiste nel portare una mano (quella a noi più comoda) in avanti verso il suo muso col palmo aperto, col chiaro intento di imporgli un alt. Questo gesto per il cane sarà un segnale forte che apprenderà molto in fretta.
    Una volta effettuato questo gesto perentorio, ed ottenuta la desiderata immobilità, dopo qualche istante diamo il comando liberatorio “vai”. Gradualmente prolunghiamo la durata del “fermo”, ma non dimentichiamo di dare il “vai” al termine dell’esercizio, in assenza del quale il cane si sentirà autorizzato ad interrompere l’immobilità a suo piacimento, cosa che vanificherebbe la finalità dell’esercizio.
    Come al solito premiamo il nostro amico con il “bravo”, con un bocconcino e con le immancabili coccole.

    Dopo qualche ripetizione saremo pronti ad introdurre contestualmente al comando visivo il comando vocale che potrà essere il semplice “fermo!”, o un’altra parola o suono a nostra scelta. Ricordatevi sempre, dopo una decina di minuti di esercizio, di concedere al cane un po’ di svago liberandolo dalla concentrazione del lavoro e concedendogli di distrarsi facendo ciò che vuole per qualche minuto prima di riprendere l’attività.
    Come sempre, con il miglioramento dell’esercizio, il rinforzo positivo del bocconcino diventerà variabile, sino praticamente ad estinguersi.

    Per ottenere un riscontro migliore e più rapido, personalmente applico questo comando quando do da mangiare al cane.
    La modalità è molto semplice: con la ciotola del cibo ancora in mano ed avendo l’accortezza che il cane sia in piedi, impartire il comando visivo e vocale, dopo qualche secondo mettere a terra il cibo. Naturalmente le prime volte, il cane romperà “il fermo” cercando di
    appropriarsi della tanto sospirata ciotola. Prima che ci riesca, riprenderla subito in mano impedendogli di nutrirsi e ripetere il tutto sino a quando il cane avrà capito che mangerà solo se starà fermo sino al vostro comando “vai”.
    Generalmente bastano pochi minuti perché il cane comprenda il significato di questo comando e lo esegua in modo soddisfacente.
    A questo punto, potremo gratificare il nostro amico semplicemente consentendogli di cibarsi al comando “ vai!” seguito da “bravo”.

    Risulta essere intuitivo il fatto che, aggiungendo del tempo tra il comando del “fermo” ed il “vai”, seguito dalla possibilità di nutrirsi, potremo insegnare al nostro cane anche il “resta”, che potrà essere eseguito nelle modalità “in piedi”, “seduto” o “terra”.
    Una volta appreso bene questo esercizio in ambiente “protetto”, come sempre potremo (e dovremo) portarlo all’esterno aumentando così gli stimoli che distrarranno il nostro amico. In tal modo andremo a consolidare l’esercizio.

    Per i più esigenti (o i più smaliziati/maliziosi), una volta padroni del comando, potremo raffinarlo con gesti e suoni meno plateali.
    Per impartire il nostro ordine al cane allenato, basterà l’impercettibile movimento di un dito e comandi vocali somiglianti più ad un bisbiglìo o ad un lieve sibilo che ad una parola vera e propria, comandi che solo il vostro cane potrà vedere ed udire, contrabbandando così come correttezza naturale quello che in realtà è solo l’esecuzione di un impercettibile comando da voi impartito.

  • Come Insegnare Riporto al Cane

    In questa guida spieghiamo come insegnare il riporto al cane.

    Come Insegnare il Riporto

    Questo esercizio può essere affrontato in molteplici modi e con vari oggetti da lanciare e riportare: a me piace iniziare con la pallina anzi: con due palline, perché la pallina con il suo movimento saltellante ed irregolare stimola moltissimo il senso predatorio del cane, che andrà molto probabilmente al suo inseguimento. Ciò è dovuto al fatto che nella mente del nostro amico scatterà l’immagine di una piccola preda in fuga, per esempio quella di un piccolo coniglio.
    Quindi la pallina è molto più stimolante ed attraente di un pezzo di legno che cade a terra in modo inanimato per fermarsi immediatamente: in più è morbida.
    E perché allora non iniziare subito con un fagiano? Il fagiano no… non ora … vi prego: “Stiamo” imparando e, come in tutte le cose, prima si impara a camminare e poi a correre”. Il fagiano preventivamente abbattuto, con il suo odore, inviterebbe il cane che non lo conosce ancora a spiumarlo, masticarlo, magari a mangiarlo, distraendolo dal fine primario del riporto ed andando a creare un fastidioso precedente che in futuro porterebbe in nostro cane a rovinare le nostre prede abbattute ed a non riportarle.
    E poi per un cucciolo, un fagiano da riportare, sarebbe troppo impegnativo per dimensioni e peso.

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    Al nostro scopo si prestano benissimo delle comuni palline da tennis che rimbalzano bene, sono leggere e veloci, sono ben visibili e sono praticamente quasi indistruttibili.
    A questo punto, scelto l’oggetto da riportare ed armati della solita pazienza, comprensione, amore e passione, apprestiamoci a lanciare una delle due palline agitandola preventivamente nelle nostre mani: accertiamoci cioè di aver ricevuto l’attenzione del nostro cane e di averne suscitato la curiosità. Solo a questo punto potremo effettuare il nostro lancio che, per le prime volte sarà corto, evitando di emulare i campioni di baseball americani e questo per vari motivi, primo dei quali, vogliamo che il cane veda esattamente la pallina durante il lancio e
    dove va a finire. Poi con l’esercizio ed il miglioramento del nostro ausiliare, potremo cimentarci in lanci più lunghi.

    A lancio effettuato, il cane correrà all’inseguimento della sua preda.
    A preda raggiunta, alcuni cani hanno la naturale tendenza al riporto, altri no.
    Nel primo caso il cane raccoglierà la pallina e avviandosi verso di noi ci guarderà festoso ed orgoglioso per l’impresa compiuta ed è arrivato il fatidico momento di emettere il nostro ordine: PORTA ed anche il momento di animare tra le nostre mani la seconda pallina rendendola ai suoi occhi più bella di quella che ha conquistato, più attraente, più viva.
    Quando noterà la splendida seconda pallina di cui siete in possesso non potrà che correre da voi, con la prima pallina in bocca.
    A questo punto chinatevi di fronte a lui (e non sopra di lui), inducetelo ad avvicinarsi facendo leva sulla sua curiosità e sul suo desiderio di possedere la seconda pallina. In tutto ciò parlate il meno possibile perché lui non capisce la nostra lingua, ma solo alcune parole, cioè – nella migliore delle ipotesi – i nostri ordini o i comandi: tutto il resto non lo aiuterà ma gli porterà solo confusione.
    Quando sarà arrivato molto vicino, lo trarremo a noi facendogli sentire il contatto fisico e solo a quel punto lo premieremo con le coccole e con un entusiastico BRAVO.

    Una volta data la gratifica verbale, elargiremo tempestivamente (quasi contemporaneamente) come premio un succulento bocconcino. Non importa se il cane avrà ancora la pallina in bocca e non l’avrà lasciata: questo riguarda il passo successivo.
    Il nostro obiettivo sarà che il cane associ il riporto all’iniziale comando “PORTA” ed all’ottenimento dell’ambìto premio di tipo sociale (coccole + bravo) ed alimentare (bocconcino).
    In questa fase, non dobbiamo indispettirlo sottraendogli la pallina conquistata perché desideriamo che si fidi di noi; quindi – con furbizia – gli faremo credere di non essere interessati alla sua preda. Del resto la pallina che detiene, cadrà da sola dalla sua bocca quando il cane mangerà il piccolo premio alimentare.
    A questo punto noi avremo conseguito il nostro scopo, senza aver intaccato la naturale possessività del nostro amico, che avrà lasciato la presa della pallina in cambio di qualcosa di più appetibile e motivante.
    Potremo allora raccogliere la pallina e proseguire il gioco con il lancio della stessa pallina o dell’altra.

    Una volta che il cane sarà in grado di ripetere questo esercizio con una certa frequenza, potremo introdurre il comando successivo, ovvero il “LASCIA”.
    Ripetendo l’esercizio del “PORTA”, allorché il cane sarà a contatto fisico, non elargiremo più alcuna gratifica, verbale, sociale o alimentare, ma – cercando di mantenerlo sempre attento sulla seconda pallina – ordineremo il “LASCIA” e contestualmente con dolcezza estrarremo dalla sua bocca la pallina che ci avrà riportato.
    Quando il cane, allentando la presa, ci consegnerà la “preda” riportata, ecco che con grande entusiasmo andremo nuovamente a gratificarlo così come avevamo dapprima fatto per il “PORTA”.
    Dopo alcune ripetizioni, il cane assocerà anche al comando “LASCIA” tutte le gratificazioni già sperimentate per l’esercizio precedente.

    Cosa Fare se il Riporto non è Naturale

    Una delle imperdonabili carenze della cinofilia ufficiale è di non aver fatto conoscere alla massa dei potenziali proprietari di cani le doti caratteriali delle singole razze. Il momento in cui l’acquirente di un American Staffordshire Terrier si accorge che quel cane ha un carattere difficile e comportamenti potenzialmente pericolosi, giustamente denuncerà il fatto che nessuno lo aveva informato in anticipo che quelle sono le caratteristiche tipiche di quella razza.
    Non è infatti raro assistere a competizioni di Agility, Obedience o Disc Dog in cui fanno la loro bella figura dei cani da caccia che, guarda caso, sono stati selezionati decisamente per altro scopo.
    Quindi se si riesce a far fare Agility o Dog Dance ad un cane da caccia, si potrà parimenti addestrarlo al riporto, anche se mancante nel DNA di quel cane.
    Quando si parla di educazione cinofila, nulla va dato per scontato e ci dobbiamo approcciare ad essa con “elettroencefalogramma piatto”. Per cui, quando nel precedente articolo ho scritto che il cane va motivato e successivamente premiato per ogni suo più piccolo progresso, intendevo veramente e letteralmente dire “per ogni più piccolo progresso”.

    Compiere un esercizio, qualunque esso sia, per certi cani è una cosa naturale; per altri, è quasi una cosa naturale; per altri ancora potrebbe essere una cosa totalmente “sconosciuta” o comunque non prevista dal loro codice genetico.
    Ecco allora che, per questi casi, saremo noi a dover costruire dal nulla ciò che vogliamo ottenere. Come? Ripeto: premiando ogni loro più piccolo progresso.
    Facciamo un esempio: lancio la pallina (o l’oggetto prescelto) ed il cane non la guarda nemmeno, nulla.
    Lancio ancora la pallina più e più olte ed al cane non interessa ancora, nulla.
    Cerco allora di stimolare il cane, la sua curiosità, il suo fiuto: ad esempio prima di lanciare la pallina, la strofino su di un wurstel e gliela faccio annusare, poi la lancio e così via, finchè una volta, si gira e la guarda.
    Ecco: qui deve aprirsi il cielo! Il cane va premiato, coccolato, bisogna fargli capire che ciò che vogliamo è che guardi la pallina.
    Faremo parecchie ripetizioni affinché il cane fissi nelle sua mente in modo chiaro ed inequivocabile ciò che desideriamo da lui.
    Una volta costruita e fissata questa parte di esercizio (guardare la pallina…), non lo premieremo più per tale manifestazione, se non saltuariamente per mantenere l’attenzione. Ripeteremo ancora il gioco, finché ad un certo punto il cane non effettuerà un accenno di movimento nelle direzione della pallina lanciata.
    Allora lo premieremo e gratificheremo nuovamente per fargli capire che desideriamo egli si diriga in direzione dell’oggetto lanciato.
    Come già detto, faremo poi parecchie ripetizioni affinché il cane fissi nelle sua mente in modo chiaro ed inequivocabile ciò che desideriamo da lui. E così premieremo il suo primo passo in direzione dell’oggetto lanciato, e poi il secondo e poi il terzo, sino a quando andrà ad annusare la pallina, sino a quando l’abboccherà, sino a quando con la pallina in bocca accennerà un inizio di riporto e così via, sino a costruire l’intero esercizio del riporto, fissandolo “fotogramma per fotogramma”.
    Troppo lungo? Troppo tempo? Poco tempo a disposizione? Poca pazienza? Poca voglia?
    In questo caso allora forse è meglio optare per l’acquisto di un buon Retriever, magari già Campione di lavoro.
    In questo modo, con molta pazienza e molta passione, lavorando con il proprio cane, si possono costruire una serie di esercizi praticamente infinita, che va dal seduto al farsi portare il giornale o le pantofole, l’unico limite che avremo sarà la nostra fantasia.

    A tutti noi fa piacere possedere e vedere all’opera un buon cane da ferma, ed altrettanto piacere ci fa vederlo effettuare anche un ottimo riporto a bocca soffice, ma non dimentichiamoci che, come dice la parola, è un cane da ferma, non da riporto.
    Quella del cane da ferma che deve riportare, è una prestazione aggiuntiva.
    Il nobile inglese (o continentale) che andava a caccia nei suoi sconfinati possedimenti, ci andava con diversi cani, ed ognuno di essi (o più d´uno) era specializzato nel suo lavoro e basta: c’era il cane che cercava e fermava e quello che riportava la selvaggina.
    Quindi, per alcuni cani è chiaro che non sarà cosa istintiva riportare.
    Allora, con la solita pazienza, tenacia ed amore starà a noi, passo dopo passo, plasmare qualcosa dal nulla, visto che il nostro amico non è naturalemte dotato di quella qualità.
    Non perdiamoci d’animo quindi e sperimentiamo con il nostro amico a quattro zampe, quanto sia piacevole “lavorare” con lui, vederlo progredire di giorno in giorno ottenendo col tempo quanto ci siamo prefissi in origine.

    Va detto poi che con l’esercizio, il cane impara i meccanismi che utilizziamo per costruire questo o quell’esercizio, facendoci perdere sempre meno tempo, divenendo sempre più propositivo e più rapido nell’acquisizione delle nozioni che vorremo impartirgli per effettuare con successo gli esercizi più disparati.
    Non dimentichiamo poi che lavorando in questo modo, contribuiremo all’arricchimento del rapporto con il nostro cane che comprenderà in modo inequivocabile che noi siamo il leader del “branco” di cui egli fa parte. Questo fatto è indispensabile per fare in modo che il cane possa fidarsi di noi.