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  • Cane Lupo Cecoslovacco – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del Cane Lupo Cecoslovacco, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Il fascino di questo animale è sempre attuale, infatti il sogno di molte persone è di averlo come animale domestico ma, non potendo essere addestrato come un cane, la convivenza diventa poco fattibile. Le caratteristiche che distinguono il cane dal lupo sono legate alle sue origini: il lupo, infatti, ha cinque milioni di anni, il cane, invece, ne ha solo dodicimila; in questi cinque milioni di anni, il lupo è rimasto pressochè identico per taglia, forma del cranio, dentatura, comportamento sociale. Il cane, al contrario, in poco tempo ha assunto le forme più diverse, tali da indurci a dubitare che sia davvero un suo stretto parente. Eppure è proprio così, l’esame del DNA lo dimostra senz’ombra di dubbio.

    Cane lupo cecoslovacco: la storia di un’evoluzione

    Si è semplicemente autoaddomesticato. Aggirandosi nei dintorni dei primi villaggi, ha imparato a nutrirsi degli scarti e delle deiezioni umane. Ora è evidente che per fare lo spazzino non è necessario essere particolarmente intelligenti, forti, coraggiosi e gerarchicamente organizzati. Così, un poco alla volta, è cambiato, riducendo taglia, colore e tessitura del mantello, dentatura, volume del cranio e, conseguentemente, del cervello fino a diventare uno dei cani di razza più forti ed apprezzati al mondo. Ma se il cane è meno intelligente, gerarchicamente organizzato e forte del lupo, in compenso è molto più adattabile e ha potuto sopravvivere e moltiplicarsi specializzandosi nei compiti più diversi. Nessun lupo è veloce come un levriero, bravo a raggruppare pecore come un border, a fiutare tracce come un bloodhound, a riportare come un labrador.

    Un tentativo coraggioso

    Incroci tra cani e lupi, con l’idea di recuperare doti di forza e resistenza originarie, sono stati posti in essere in ogni epoca. Gli eschimesi, per esempio, lasciavano cagne in calore legate a un albero, nella speranza che qualche lupo solitario e (sperabilmente) non troppo affamato, le potesse fecondare. Per passare a tempi recenti (1923), l’olandese Leenert Sarloos iniziò la selezione di un incrociato lupo-pastore tedesco riconosciuto ufficialmente come razza dalla FCI nel 1981 sotto il nome di Cane lupo di Sarloos. Il tentativo non ebbe però molto successo e questa razza gode di modesta diffusione, al contrario del Cane Lupo Cecoslovacco, conosciuto ormai in ogni parte del mondo.

    La sua storia ha inizio nel 1955, quando l’ingegnere Karel Hartl, colonnello della sezione Guardia di Confine dell’ Armata Cecoslovacca, concepisce il progetto di incrociare lupi con pastori tedeschi, al fine di ottenere ibridi che uniscano il vigore e la resistenza dei primi con la domesticità e le attitudini al lavoro dei secondi. Il primo tentativo viene fatto nel 1958, quando, in un recinto della lupa in calore Brita, viene introdotto un mite pastore tedesco maschio. Nonostante sia in piena ovulazione, Brita non mostra di gradire le sue timide avances e lo aggredisce  brutalmente. Per nulla scoraggiato, il tenace colonnello ricorre a un secondo maschio, più duro e deciso, che passa alle manieri forti, conquistandosi in un baleno i favori della bella riottosa. Dopo 61 giorni di gravidanza nascono cinque cuccioli, molto più simili alla madre che al padre, per aspetto e comportamento. Né, d’altra parte, poteva essere altrimenti, considerando l’impari lotta tra un patrimonio genetico consolidatosi nell’ arco di milioni d’ anni contro quello di poche migliaia del cane.

    Intanto l’esperimento prosegue e nel 1964 Hardtl pubblica i risultati dei primi 6 anni di selezione e nel 1966 elabora una bozza dello standard relativo alla nuova razza. Fino a quel momento ha allevato quattro generazioni di ibridi che manifestano una sempre maggior uniformità di caratteri. La stessa Brita, accoppiata successivamente con un altro pastore tedesco, Kurtz Vaclavky, è fondatrice di una seconda linea alternativa. Nel 1968 infine, nell’allevamento della Polizia di Stato viene creata una terza linea, dal lupo Argo e dalla pastora tedesca Asta. Tra il 1970 e il 1976 Hartl inoltra ripetute richieste di iscrizione al Libro Origini, regolarmente respinte con le motivazioni più varie, complice una certa ostilità da parte degli allevatori di pastori tedeschi. I vari prodotti vengono comunque scrupolosamente annotati nei registri militari, sotto la denominazione di Cane lupo ceco. Viene utilizzato altresì il lupo Sarik, con le due femmine Xela e Urta z Phranieni Straze. L’incerta situazione politica del dopo ’68 induce i responsabili a trasferire gran parte dei soggetti in regioni meno turbolente, quali Boemia e Moravia (Slovacchia) e affidati alle cure del maggiore Frantishk Rosik, che si butta a capofitto nell’ impresa. Nel 1982 si incominciano finalmente a iscrivere i soggetti nei libri genealogici locali, sotto la denominazione di “cane lupo cecoslovacchio” e viene fondato il club di razza, con Rosik Presidente e Hardtl responsabile dell’ allevamento. Consapevole dei rischi derivanti da una consaguineità eccessiva Hardtl, nel suo Protocollo Operativo, raccomanda di mantenere alta la variabilità genetica, ma, purtroppo non viene ascoltato tanto che nell’ 82-83 ben il 77% delle cucciolate allevate in Slovacchia risultavano figlie dello stallone Rep z Poranien Straze. Un sapiente e metodico lavoro di selezione che si prefiggeva l’arduo compito di fissare e stabilizzare le caratteristiche di titpicità della nuova razza, contenendo al contempo il coefficiente di conseguineità entro limiti accettabili, è coronato da successo, dando luogo all’ approvazione dello standard da parte della FCI (1 giugno 1989) e finalmente al riconoscimento ufficiale (1 giugno 1999).

    Cane lupo cecoslovacco: più cane o più lupo?

    Difficile dirlo. Anche se di primo acchito può venir scambiato per un lupo, il cecoslovacco si differenzia dal progenitore selvatico sotto diversi aspetti, sia morfologici che caratteriali. Dal lupo ha ereditato il mantello, il taglio obliquo dell’ occhio, la struttura generale, le angolature non troppo accentuate, la resistenza, l’andatura sciolta ed elastica, il senso della gerarchia, la diffidenza verso gli estranei, il forte istinto materno (a differenza del cane domestico la femmina va in astro una sola volta all’ anno), la quasi assenza dell’abbaio (sostituito dal caratteristico “sbuffo”). Dal cane (nella fattispecie il pastore tedesco) la forma della testa (cranio meno voluminoso, assenza della depressione frontale tipica del lupo, arcate zigomatiche meno sviluppate, orecchie più grandi, a forma di triangolo isoscele piuttosto che equilatero). La “finestra della socializzazione” non così stretta come quella del lupo (dal 10° al 19° giorno) ma nemmeno così ampia come in certe razze canine (che puo’ protrarsi anche oltre la 10° settimana).Per questo è molto importante che il cucciolo entri in casa il prima possibile. Nell’insieme il cane lupo cecoslovacco è un animale ben proporzionato, agile, forte, resistente. Eventuali difetti di costruzione quali reni lunghi, dorsi insellati, appiombi scorretti, sono da imputare al pastore tedesco piuttosto che al lupo, la cui perfetta anatomia, è stata modellata nell’ arco di milioni d’anni dalla selezione naturale. Bisogna anche considerare che i pastori tedeschi inizialmente utilizzati da Hardtl arano cani in servizio alla Pollizia di Frontiera, scelti secondo criteri di lavoro piuttosto che di bellezza.

    Prospettive ed eventuali rischi per il futuro

    Grazie a un sapiente e illuminato lavoro di selezione, oggi il cane lupo cecoslovacco è, senza dubbio, tra i cani di razza che hanno raggiunto un eccellente grado di omogeneità, tipicità e prestazioni, suscitando il crescente interesse dei cinofili nostrani. A fronte dell’innegabile validità del risultato raggiunto, esistono non di meno alcuni potenziali rischi per il futuro. Primo tra tutti quello di una consanguineità eccessiva, con tutti gli inconvenienti del caso (diminuzione di vitalità e fertilità, comparsa di caratteri recessivi indesiderati, sbandamenti selettivi ecc.) Consapevoli di tale rischio, Hardtl e i suoi collaboratori avevano provveduto a mantenere una certa variabilità genetica inserendo linee alternative. Dopo il riconoscimento ufficiale e la conseguente chiusura del Libro Origini, questo non è più possibile e l’ eccessiva consanguineità potrebbe tornare a costituire un problema.

    Secondo recenti studi, la percentuale di sangue lupini presente negli attuali soggetti è di circa il 20%. Accoppiamenti miranti ad accrescere o a diminuire ulteriormente tale percentuale potrebbero alterare in misura più o meno rilevante la tipologia della razza. Un secondo rischio ancora più grave è quello che il cane lupo cecoslovacco diventi un cane “ alla moda” finendo nelle mani di proprietari incompetenti, affascinati dal suo aspetto piuttosto che dalla sua anima, e di allevatori senza scrupoli. Il cane lupo cecoslovacco non è ne potrà mai essere un cane per tutti. Straordinariamente intelligente e sensibile, necessita di un proprietario che lo sia altrettanto. Gli esercizi d’ obbedienza, impostati sulla sopraffazione, il condizionamento e la coercizione ripetitiva finiscono per tediarlo o, peggio ancora, per mandarlo in depressione, facendolo chiudere in se stesso. Trattandolo come un pastore tedesco, come un cocker, dimostreremmo di non aver capito niente del suo 20% di sangue lupino. Che esige innanzitutto comprensione e rispetto. Solo così potrà darci il massimo, facendoci da guida e da maestro alla riscoperta della natura. Il carattere di un essere vivente non è che il riflesso della sua struttura biologica ed evolutiva. Modificare l’uno comporta inevitabilmente anche la modificazione dell’altra, secondo le misteriose leggi della correlazione già a suo tempo illustrate. Una selezione caratteriale che non tenga conto di ciò può produrre effetti imprevedibili e bizzarri, come dimostra il caso delle volpi di Belyaev.

  • Cane Bulldog Inglese – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del Bulldog Inglese, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    I cani bulldog inglese sono deliziosamente brutti. Hanno un espressione da pugili che maschera una natura amabile e affettuosa sia nei confronti della famiglia che dei propri simili. Si tratta di una delle razze indigene piu’ antiche, conosciuta come il Cane Nazionale della Gran Bretagna. Il Bulldog discende certamente, come quasi tutti i molossi, dagli antichi mastini asiatici. Il suo nome, cane toro, gli è attribuito verso la metà dell’Ottocento, quando viene impiegato in sanguinosi combattimenti contro i tori. Risulta essere ormai scientificamente provato che il Bulldog deriva da un’anomalia genetica perpetuata nella specie.

     

    Standard

    Gruppo: II
    Origine: Gran Bretagna
    Peso: maschi 24-25 Kg; femm. 22-23 Kg
    Pelo: corto, fitto e liscio; fine e di buona compattezza
    Colore: rosso tigrato, beige, bianco puro, bianco pezzato, fulvo, da evitare il nero e il fegato
    Testa: cranio larghissimo, il muso, schiacciato, ha un’evidente ruga sul tartufo, la fronte è ampia, il tartufo voluminoso e largo, denti prognati
    Occhi: tondi e di media grandezza, ben distanziati di colore marrone scuro Orecchie: piccole “a rosa”, attaccate alte sulla testa
    Coda: attaccatura bassa, a sezione rotonda e priva di frange, portata verso il basso

    Pelo corto, relativamente torchiato, piuttosto basso di statura, largo, potente e compatto. Testa piuttosto larga rispetto alla taglia, ma non eccessiva al punto di alterare la simmetria generale, o far sembrare il cane deforme, o interferire con la sua capacità di movimento. Faccia relativamente corta, muso ampio, tronco e rivolto leggermente allinsù, ma non in modo eccessivo.

    Si tratta di uno dei cani di razza che soffre di maggiori difficoltà respiratorie. Il suo corpo è relativamente corto, ben costruito con arti forti e muscolosi, senza alcuna tendenza all’obesità. Le femmine di bulldog non sono grandi o tanto sviluppate come i maschi.

    Vista di lato, la testa sembra molto alta e moderatamente corta dal dietro alla punta del tartufo. La fronte è piatta, con pelle sopra e attorno alla testa leggermente lassa e con rughe sottili, senza esagerazione, né sporgente né a strapiombo sul muso. La faccia dagli zigomi fino al naso, è relativamente corta, con la pelle che può essere leggermente rugosa. La distanza dall’angolo interno dell’occhio, alla punta estrema del tartufo non deve essere inferiore della distanza che intercorre fra la punta del tartufo e il bordo del labbro inferiore.

    Il cranio ha una circonferenza relativamente larga. Visto dal davanti appare alto dall’angolo della mascella inferiore all’apice del cranio; anche largo e quadrato. Dallo stop, un solco si estende fino alla metà del cranio ed è visibile fino al suo apice. Stop (depressione fronto-nasale) definito.

    Visti dal davanti, i diversi tratti del muso devono essere ugualmente bilanciati nei due lati di un’immaginaria linea che passa per il centro. Muso corto, ampio, girato, verso l’alto e molto profondo dall’angolo dell’occhio a quello della bocca. La ruga sul naso, se presente, intera o spezzata, non deve mai interferire in modo negativo o oscurare occhio naso. Narici troppo strette e ruga pesante sopra il tartufo sono inaccettabili e dovrebbero essere pesantemente penalizzate.

    Le labbra superiori sono spesse, larghe, e discese, che ricoprono la mascella inferiore ai lati, ma sul davanti si congiungono con le inferiori. I denti non sono visibili. Le mascelle ampie, forti e quadrate; sul davanti quella inferiore sporge leggermente rispetto alla superiore ed è rivolta moderatamente all’insù.

    Mascelle ampie e quadrate con sei piccoli incisivi fra i canini, disposti regolarmente. I canini sono distanziati. Denti larghi e forti, non visibili quando la bocca è chiusa. Vista dal davanti, la mascella inferiore è direttamente sotto quella superiore e parallela. Gli occhi, visti dal davanti, sono situati bassi nel cranio, ben lontani dagli orecchi. Occhi e stop sulla stessa linea diritta, che forma un angolo retto con la sutura metopica. Sono distanziati, ma gli angoli esterni sono entro il contorno delle guance. Di forma rotonda, di media misura, né infossati né sporgenti, di colore molto scuro quasi nero lasciano vedere il bianco quando il cane guarda direttamente in avanti. Esenti da evidenti problemi oculari. Gli orecchi sono inseriti alti; cioè il bordo anteriore di ciascun orecchio si unisce alla linea del cranio al suo margine superiore, in modo che gli orecchi siano il piu’ possibile distante fra di loro, il piu’ in alto e piu’ lontano possibile dagli occhi. Piccoli e sottili, gli orecchi si ripiegano verso l’ interno nella loro parte posteriore, e il bordo superiore frontale s’incurva verso l’esterno e all’indietro, lasciando vedere parte del condotto dell’orecchio.

    Il collo di moderata lunghezza, molto spesso, profondo e forte. Ben arcuato nella parte superiore, con un po’ di pelle lassa, spessa è a pieghe attorno alla gola, in modo da formare una leggera giogaia su ciascun lato.  Linea superiore del corpo, in generale, cade leggermente dietro le spalle e poi risale verso il rene, incurvandosi poi di nuovo bruscamente verso la coda, formando così un leggero arco, che è una caratteristica distintiva della razza. Dorso corto, forte, ampio alle spalle. La coda è inserita bassa, si protende in fuori piuttosto diritta, per poi curvarsi all’ingiù. Rotonda, liscia e senza frange o pelo ruvido. Di moderata lunghezza piuttosto corta che lunga, spessa alla radice, si assottiglia rapidamente in una punta fine. Gli arti anteriori, poi, sono corti rispetto agli arti posteriori, ma non così corti da fare apparire il dorso lungo, o interferire sul movimento del cane. mentre gli arti posteriori sono larghi e muscolosi, leggermente più lunghi degli anteriori. I piedi posteriori rotondi e compatti e le dita sono molto grosse, ben divise, con giunture sporgenti e alte.

    Il pelo dei cani bulldog inglese è di tessiture fine, corto, fitto e liscio mentre i colori sono diversi: monocolore o smut (cioè colore unico con maschera nera o musonero). I soli colori uniformi ammessi (che dovrebbero essere brillanti e puri) : i tigrati, i rossi con le varie tonalità, i fulvi, fulvi chiari etc. , i bianchi screziati (ad esempio: combinazioni di bianco con una qualsiasi delle tinte ammesse). l colore carne, il colore nero, e il nero-focato sono estremante indesiderabili. Il peso di un bulldog inglese per i maschi è di 25 kg  mentre per le femmine scende a 23kg

    Carattere

    I cani Bulldog inglese sono inseriti nel secondo Gruppo dell’Elenco ufficiale dei cani di razza tenuto dalla Federazione Cinologica Internazionale. Figura nella Sezione 2, “molossi di tipo mastino”, non sottoposti a prova di lavoro.

    Il Bulldog è ottimo per la compagnia, ma può essere anche un discreto cane da guardia. Piuttosto pigro, ama stare con le persone e cerca sempre le attenzioni di chi lo circonda. Va fatto passeggiare a passo tranquillo e nelle ore fresche della giornata. Il caldo eccessivo può essergli letale, date le difficoltà respiratorie di cui soffre.

    Ambiente ideale

    Date le sue dimensioni e l’indole tranquilla, vive bene anche in appartamento. Dato che tende a ingrassare, è comunque necessario assicurargli passeggiate quotidiane. Teme poi molto la solitudine e per questo non va mai lasciato solo troppo a lungo, neanche in un giardino.

    Salute e cura

    Il Bulldog è oggi un cane tendenzialmente sano. La selezione ha infatti migliorato di molto l’aspetto medico/sanitario, pur mantenendo la morfologia di razza. Proprio quest’ultima, tuttavia, rende impossibile eliminare del tutto qualche “punto debole”. Le patologie che possono colpirlo sono la displasia dell’anca, la rogna demodettica, le cisti interdigitali, l’alopecia ciclica del fianco, la coda incarnita e la sindrome brachicefalica. Quest’ultima consiste in tre problematiche spesso ma non sempre associate, cioè le narici più chiuse rispetto al normale rendono faticosa l’inspirazione, il palato molle troppo sviluppato ostruisce l’ingresso di aria e la trachea più piccola del normale non consente un buon flusso d’aria ai polmoni. I segni clinici sono più evidenti quando il cane è sottoposto a sforzi fisici, è in stato di eccitazione o è esposto a elevata temperatura ambientale. Quanto alla cura del pelo, basta spazzolarlo con un guanto di gomma una volta alla settimana. Per tenere gli occhi puliti è sufficiente provvedere una volta al giorno con un batuffolo di cotone imbevuto con un prodotto apposito.

    Come scegliere cucciolo di Bulldog

    L’allevatore non può cedere un cucciolo prima che abbia compiuto i due mesi di vita
    Se è possibile, è sempre bene visionare le cucciolate precedenti per farsi un’idea della linea di sangue dell’allevamento
    Chiedere informazioni circa la linea e l’eventuale presenza di campioni o cani famosi
    Chiedere all’allevatore il Pedigree ed esaminare eventuali comunanze fra quello dello stallone e quello della fattrice
    Il cucciolo deve presentarsi giocoso e non deve avere la pancia gonfia, perdite dal naso e lacrimazione agli occhi

  • Cane Coton de Tulear – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Coton de Tulear, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Cani Coton de Tulear

    L’incrocio con cani locali e, in tempi successivi, con altri soggetti (sempre di tipo bichon) giunti al seguito di coloni francesi ed europei stabilitisi sull’ isola, avrebbe dato origine ai progenitori dell’ attuale razza. Etienne de Flacourt descrisse sommariamente questi piccoli cani venuti con certezza dalla Francia: << piccoli, con il muso lungo e le gambe corte come le volpi, orecchie corte e qualcuno bianco >>. Dalla terra d’origine, anche per merito dei francesi residenti in Madagascar, il Coton de Tuléur fu introdotto in Francia molti anni prima del riconoscimento ufficiale della razza avvenuto nel 1970.

    In questa seconda patria di adozione conobbe una meritata popolarità poi estesasi anche al di fuori dell’ Europa. Fu Louis Petit, presidente della Société Canine del Madagascar, coadiuvato dal cinologo Triquet , a presentare istanza di riconoscimento ufficiale alla Federazione Cinologica Internazionale.

    A chi sono adatti

    Il Coton de Tulear, al pari di tutti i cani di razza riconducibili al ceppo dei Bichon, è il classico cane da compagnia, fiero, accattivante e gaio. Si inserisce perfettamente nella quotidianità della famiglia. Lo standard caratteriale recita testualmente: << Di umore allegro e stabile, molto socievole con le persone e con gli altri cani; si adatta perfettamente ad ogni genere di vita: Il temperamento del Coton de Tuléar è una delle caratteristiche principali della raza >>.

    Le caratteristiche

    Piccolo cane da compagnia a pelo lungo, con un mantello di colore bianco dalla tesitura come il cotone, con occhi rotondi e scuri e un’espressione vivace e intelligente. L’altezza al garrese in rapporto alla lunghezza del corpo è di due a tre. La lunghezza della testa in rapporto a quello del corpo è di due a cinque. La lunghezza del cranio in rapporto a quello chiuso del muso è di nove a cinque. La testa è corta; triangolare se vista dal di sopra mentre il cranio visto dal davanti è leggermente arrotondato e piuttosto ampio in rapporto alla sua lunghezza. Il muso è a tartufo sul prolungamento della canna nasale; nero; il marrone è tollerato; le narici sono ben aperte.

    Muso diritto, labbra fini, aderenti, dello stesso colore del tartufo. I denti, invece, sono ben allineati con chiusura a forbice. Gli occhi rotondi, scuri, vivaci, ben distanziati; i bordi palpebrali sono ben pigmentati di nero o marrone secondo il colore del tartufo. Le orecchie sono pendenti, triangolari, inserite alti sul cranio, fino all’estremità. Ricoperte di pelo bianco o con qualche traccia di grigio chiaro (miscela di peli bianchi e neri che danno un’apparenza di grigio chiaro) o rosso-rosano (miscela di peli bianchi e neri e fulvi che danno un’apparenza di roso-roano). Il collo è ben muscoloso, leggermente arcuato e ben inserito nelle spalle. La linea dorsale è leggermente convessa. Il tronco è piu’ lungo che alto. Groppo obliqua, corta e muscolosa, torace ben sviluppato, ben disceso fino al livello del gomito, lungo. Costole ben cerchiate. Ventre retratto ma non eccessivamente. La coda è inserita, bassa, nell’asse della colonna spinale. A riposo è portata sotto il garretto, con la punta rialzata, mentre in movimento è portata “gaiamente” curvata sul dorso, con la punta rivolta verso la nuca, il garrese, il dorso o il rene. In cani con pelo abbondante, la punta può appoggiarsi sulla regione dorso-lombare. Il colore di base è il bianco. Sono permesse sugli orecchi poche leggere sfumature di grigio chiaro o rosso-roano (miscela di peli bianchi e fulvi). Sulle altre parti del corpo tali sfumature possono essere tollerate, se non alterano l’apparenza generale del mantello bianco.

    Altezza del garrese: Maschi da 26 a 28 cm con tolleranza di 2 cm in piu’ e 1 cm in meno.

    Peso: maschi da 4 a un massimo di 6 kg – femmine da 3,5 a 5 kg

    La recente popolarità

    Ben rappresentato in Francia e nel nord Europa, è qualitativamente ben allevato anche in Italia. Nell’ultimo periodo sono stati iscritti ai Registri Genealogici 80 soggetti nel 2007, 61 nel 2008, 103 nel 2009, 75 nel 2010 e 102 nel 2011.

  • Leishmaniosi – Sintomi e Prevenzione

    Malattia subdola, dall’andamento talvolta silente; in altri casi, invece, rapidamente progressivo, la leishmaniosi canina è, sopratutto negli stadi più avanzati, di difficile controllo terapeutico.Da qualche tempo, tuttavia, è disponibile sul mercato un vaccino sulla cui efficacia e sicurezza, come si legge sul sito dell’istituto Superiore di Sanità restano ancora molti i punti da chiarire.

     

    Dove è diffusa la leishmaniosi

    Tra le zoonosi più preoccupanti, questa malattia in Italia e in Europa è provocava dal protozoo Leishmania Infantum tramite l’intervento di un insetto pungitore, il flebotomo che colpisce il cane e, sporadicamente, anche l’uomo (in Italia sono segnalati in media 150-200 casi di leishmaniosi umana ogni anno). Un tempo, questa malattia era tipica delle regioni esotiche ed era diffusa, in particolar modo, nella fascia costiera del mediterraneo; oggi, invece, è presente anche in zone che un tempo erano completamente estranee a questo fenomeno. In generale, si tratta sicuramente della patologia canina più importante del mediterraneo. Si calcola che in Spagna il 7% della popolazione canina totale ne sia colpita e, in altre regioni, la percentuale sale fino al 40%. Nell’area Sud-Est dell’Europa si sta osservando un aumento generalizzato della prevalenza della malattia, cioè del numero di casi registrati. per quanto riguarda la situazione nel nostro paese, fino agli anni ’80 il fenomeno era limitato alle zone costiere del centro e del sud mentre, a partire dagli anni ’90 si è verificato un aumento di nuovi casi di leishmaniosi in tutte le regioni endemiche e, contestualmente, sono iniziate le segnalazioni di focolai in aree che tradizionalmente erano da definirsi non endemiche (in particolar modo, le regioni del nord). Nel sud, tuttavia, la situazione è molto grave anche a causa del dilagante fenomeno del randagismo con gruppi di cani vaganti che fanno da veri e propri serbatoi della malattia. L’aumento esponenziale dei casi registrati in Italia negli ultimi anni ha fatto si che questi divenissero oggetto di sorveglianza da parte di u progetto nazionale e di un sottoprogetto europeo chiamato EDE-LEI che ha l’obiettivo di valutare l’impatto dei mutamenti climatici ed ambientali sulla diffusione della malattia. In un’indagine condotta nel 2009 su 234 cani appartenenti a 60 razze diverse che avevano trascorso almeno una stagione di trasmissione in alcune aree della Lombardia e dell’Emilia Romagna, 7 cani sono risultati clinicamente sintomatici, mentre la sieropositività alla leishmaniosi si è rivelata più che doppia nel 2006. I risultati dello studio hanno confermato l’espansione e la stabilizzazione di questa malattia canina nel territorio pre-appenninico preso in esame. Si tratta di un dato decisamente interessante reso ancor più grave dall’elevata percentuale di soggetti sieropositivi nei canili o comunque in situazioni di promiscuità con altri cani o animali (ad esempio negli allevamenti di pollame) che pone il problema della possibile trasmissione della malattia anche senza l’intervento di un vettore o che, piuttosto, suggerirebbe l’importanza della promiscuità quale elemento di attrazione del flebotomo e dell’instaurarsi di colonie di parassiti.

     

    Il flebotomo all’origine della malattia canina

    Il vettore della leishmaniosi è un insetto particolare che si chiama flebotomo (dal greco flebòs che significa vena e temno, ossia taglio. Questo insetto è lungo circa 2-3 mm; quindi si tratta di un animale più piccolo di una zanzara, di color giallo sabbia in grado di provocare fastidiose irritazioni mediante la sua puntura. Il suo volo, però, a differenza di quello della zanzara è silenzioso e ne giustifica la definizione nota di pappatacio. L’interesse per i flebotomi è da ricondurre alla loro capacità di fungere da vettori biologici di questa malattia. Ad oggi, in Italia i flebotomi di specie perniciosus, perfiliewi, neglectus e ariasi sono vettori provati di leishmania infantum. Solo le femmine del flebotomo sono in grado di diffondere la malattia perchè, a differenza del maschio,, sono ematofaghe e cioè si nutrono di sangue con la possibilità di assumere il protozoo e di ospitarlo nel proprio organismo. In particolare, dopo la fecondazione la femmina del parassita compie il ‘pasto di sangue’ e poi depone le uova (fino a 100 per volta) nelle fessure dei muri di casolari e vecchie costruzioni e negli anfratti del terreno che costituiscono l’habitat ideale per l’insetto. In condizioni ottimali di temperatura, umidità ed ossigenazione, le uova schiudono liberando le larve che subiscono varie mute prima di diventare insetti adulti. In relazione alle condizioni climatiche, il ciclo biologico del flebotomo dura circa 2 mesi. I flebotomi presentano una massima attività nei mesi che vanno da maggio-giugno a settembre-ottobre ma la tendenza osservata è quella di una dilatazione progressiva di questo periodo a causa di un allungamento della calda stagione. I flebotomi, inoltre, sono attivi fino ad altitudini di 600-800 metri sul livello del mare e pungono le loro prede prevalentemente in tarda serata e all’alba quando, cioè, il tasso di umidità è più elevato. Per questo motivo, è importante che in queste fasce d’orario il cane resti in un luogo chiuso e riparato.

    Sintomi leishmaniosi

    Dal punto di vista clinico, i sintomi più caratteristici ed evidenti sono rappresentati dalle alterazioni cutanee: alopecia (ovvero la perdita di pelo), oricogrifosi (allungamento anomalo delle unghie), dermatite furfuracea, associati a diminuzione dell’appetito, ingrossamento dei linfonodi ed epistassi (emorragie nasali) anche di notevole entità. Le complicanze renali sono quelle più pericolose e possono condurre a morte i cani colpiti da questa malattia.

    Va detto, tuttavia, che molti cani possono restare completamente asintomatici per lunghi periodi o addirittura per tutta la vita e contribuire, ugualmente, alla diffusione della malattia fungendo da serbatoi naturali del protozoo. Peraltro, la via di trasmissione della malattia non avviene da un cane ammalato a un cane sano (quindi, non avviene per via diretta) ma richiede l’intervento dell’insetto vettore, il flebotomo, che tramite la puntura acquisisce il protozoo per poi reinocularlo in un nuovo ospite, tra cui anche l’uomo, ad un successivo pasto di sangue. La diagnosi si basa sulla dimostrazione nel sangue di anticorpi specifici contro la leishmaniosi infantum seguita, in caso di positività, dalla ricerca diretta del parassita nelle cellule degli organi bersaglio (linfonodi, midollo osseo, cute). Da qualche tempo, sono disponibili anche tecniche basate sull’identificazione del DNA del protozoo nel sangue o nel midollo osseo. Diagnosticare l’infezione nei soggetti portatori sani o in stadio pre-clinico, cioè quando i cani non hanno ancora sintomi, consente di avere maggiori percentuali di successo a livello terapeutico. Questo, associato alle misure di prevenzione volte ad impedire la puntura del cane, ha mostrato di ridurre il rischio di contagio anche per l’intera collettività.

    Come prevenire la leishmaniosi

    Se si utilizzano barriere meccaniche /ad esempio le zanzariere), bisogna tenere presente che i flebotomi sono più piccoli di una zanzara e, quindi, le reti utilizzate devono avere le maglie molto fitte. E’ preferibile, quindi, l’impiego di prodotti specifici in formulazione spot-on, da applicare direttamente sulla cute dell’animale o mediante collari impregnati con effetto anti-feeding (simile al repellente), in grado cioè di ridurre in modo significativo la probabilità che il cane venga punto dall’insetto.

    I biocidi, così si chiamano questi prodotti ad uso veterinario con efficacia provata sui vettori di leishmaniosi canina, sono limitati a derivati sintetici del piretro, quali la permetrina e la deltametrina che hanno ricevuto il marketing approval nell’ambito dei Paesi della Comunità Europea. Questi presidii sono attualmente gli unici con efficacia validata (a differenza dei repellenti usati nell’uomo a base di picaridina, dietiltoluamide, o estratti vegetali di geranio o citronella), e devono essere prescritti dal medico veterinario che ne indicherà il corretto utilizzo.

    E’ parimenti importante nelle aree endemiche (anche nei soggetti che vi hanno trascorso solo brevi periodi durante l’estate) e nelle zone in cui se ne sospetta la diffusione, effettuare ad inizio primavera su tutti i cani un test sierologico di screening su prelievo di sangue, per valutare la positività anticorporale che non significa necessariamente ‘malattia’ ma ‘avvenuto contatto’ del cane col parassita. Solo in caso di esito positivo al test sierologico sussiste, infatti, l’indicazione di procedere ad accertamenti diagnostici più approfonditi. La possibilità di contagio diretto cane-uomo è eccezionale, essendo la trasmissione di questa malattia legata pressochè esclusivamente all’intervento del flebotomo che funge da vettore del protozoo.

    Il cane affetto da leishmaniosi non è un cane da nascondere nè tantomeno da allontanare. Grazie ai notevoli progressi osservati negli ultimi anni in ambito terapeutico, con la possibilità di controllare la malattia per lunghi periodi. l’opzione dell’eutanasia va ormai considerata solo in alcuni casi eccezionali, quando le condizioni del cane non consentono alcun margine di cura. Nelle Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità l’eutanasia, inoltre, non è ed ha dimostrato di non essere, nè da un punto di vista clinico nè, tantomeno, etico, una misura di prevenzione efficace per prevenire la diffusione della malattia.

    Quando fare il vaccino

    L’eterogeneità delle specie di leishmanie in gioco (circa 15) e degli insetti vettori, come pure la complessità della risposta immunitaria osservata nei serbatoi naturali della malattia (uomo e cane in primis), giustifica i fallimenti in cui si sono imbattuti i ricercatori nella messa punto di un vaccino anti leishmania che, per questi motivi, non può essere universale.

    Peraltro, i tentativi di produrre un vaccino contro questa malattia non sono cosa recente. Della possibilità di promuovere una resistenza naturale permanente contro la leishmaniosi provocando artificialmente una forma attenuata di malattia, quindi, in definitiva, una sorta di vaccinazione, si parlava già secoli fa nel Medio Oriente. Contro la sua diffusione veniva messa in atto una pratica della leishmanizzazione che consisteva, appunto, nel provocare volutamente un’infezione di modesta entità utilizzando il liquido infiammatorio fuoriuscito dalle lesioni cutanee prodotte dalla leishmania Major.

    Più recentemente, è a partire dagli anni ’90 che si sono intensificate le ricerche per la sintesi di vaccini veri e propri. Bisogna, però, arrivare all’aprile del 2011 per avere la prima registrazione europea di un vaccino canino contro la leishmania infantum (Canilesh, Virbac), il cui obiettivo sarebbe quello di stimolare una risposta immunitaria cellulo-mediata, l’unica che funziona contro questa malattia. A differenza degli altri vaccini, infatti, quello contro questo male non prevede l’introduzione di una risposta mediata dalla produzione di anticorpi, bensì una difesa basata sulla stimolazione di elementi quali i microfagi (cellule deputate all’inglobamento ed alla distruzione di un agente patogeno)

    Il vaccino contro la leishmaniosi è destinato ai cani che hanno un’età superiore ai sei mesi e consiste in una prima iniezione, da ripetere altre due volte dopo 3 e 6 settimane, con un richiamo dopo un anno. Dal momento che non sono state indagate le possibili interazioni con i vaccini ‘convenzionali’, la prima inoculazione deve essere fatta ad almeno due settimane di distanza da questi. Femmine gravide o in lattazione non possono essere vaccinate, in quanto la sicurezza del prodotto non è stata testata in queste due situazioni. Prima di sottoporre un cane a vaccinazione è necessario valutarne lo stato di salute, anche se l’azienda non specifica che cosa intenda per cane sano, ed eseguire un test per escludere la sieropositività alla leishmaniosi. Per il primo anno il costo si aggira sui 250-300 euro, comprensivo di test preliminari e di vaccinazioni. I risultati finora ottenuti hanno mostrato che la protezione conferita da questo vaccino non impedisce che un cane si infetti, ma che la malattia progredisca e che il cane diventi sintomatico. La copertura, inoltre, non è a vantaggio della totalità dei cani vaccinati, ma si aggira sui 68% dei casi.

    Il vaccino, di per sè, ha dimostrato di conferire una protezione decisamente incompleta. Un cane su 3, infatti, nonostante il vaccino contrae la malattia. Inoltre, la sua somministrazione non ha dimostrato alcun vantaggio nelle zone a minor rischio di infestazione. E’ possibile ammettere, quindi, in accordo con parassitologi di fama internazionale che sia ancora prematuro proporre il vaccino su larga scala e che sia necessaria un’attenta valutazione del rapporto rischio/beneficio per ciascun cane. La lotta contro la leishmaniosi, ben lungi dall’essere vinta, deve quindi continuare a basarsi sull’adozione di efficaci misure di prevenzione. Questo va detto al fine di evitare false aspettative nei proprietari o, peggio, di alimentare mere operazioni di marketing, praticando il vaccino a tappeto anche ove non necessario.

    La terapia per combattere la leishmaniosi

    Data la cronicità della malattia, la terapia per combattere la leishmaniosi è molto complessa e, come facilmente intuibile, tanto più efficace quanto più precoce sarà stata la diagnosi e se intrapresa prima che si siano instaurate le lesioni irreversibili tipiche a danno di organi e apparati, in particolare quello renale. in linea di principio, considerata l’elevata capacità del protozoo di sviluppare resistenza farmacologica, è consigliata l’associazione di più farmaci. La terapia elettiva della leishmaniosi canina si basa così da tempo sull’associazione tra un sale antimonio ed allupurinolo (utilizzato anche nell’uomo come rimedio contro la gotta, ma il cui impiego in corso di leishmaniosi è giustificato dalla sua capacità di bloccare la replicazione del parassita). Tra gli antibiotici, è provata la parziale attività dell’aminosidina (che tuttavia è molto tossica per il rene), mentre quella di alcuni chinolonici e del metronidazolo è considerata irrilevante.

    La miltefosina, un farmaco impiegato da anni in medicina umana come chemioterapico nel trattamento del carcinoma mammario, ha mostrato nei primi studi un’efficacia sovrapponibile a quella dell’antimoniato di metil-glucamina. La sua somministrazione nel cane, che può essere effettuata per os con il cibo, è tuttavia consigliata solo in alcuni casi e comunque solo dopo una mancata risposta ai farmaci convenzionali. Dal momento che questa molecola viene abitualmente utilizzata per la terapia della leishmaniosi umana nei paesi in via di sviluppo, vi è un fondato timore che la sua applicazione su larga scala possa favorire fenomeni di farmaco-resistenza da parte del parassita che ne comprometterebbero l’impiego nell’uomo. Una curiosità: tra le molecole impiegate nel trattamento di questa malattia canina compare anche il domperidone, noto in medicina umana come anti-vomito e per la cura di problemi digestivi. Il fatto che questo fasmaco sia stato inserito nei protocolli terapeutici della leishmaniosi è riconducibile alla sua capacità di regolare la risposta immunitaria così importante per la prognosi di questa malattia. Accanto ai trattamenti specifici, infine, vengono utilizzati rimedi sintomatici che vanno ad alleviare i disturbi. Numerosi sono i casi di negativizzazione dei tests sierologici al parassita con gli attuali protocolli terapeutici, ma ciò non costituisce purtroppo una garanzia dell’avvenuta eliminazione della leishmania come pure non permette di escludere che vi possano essere delle ricadute per l’animale in epoche successive.

  • Cane Labrador – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Labrador, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Carattere

    Uno dei punti di forza che rende i cani labrador così popolari è la capacità di apprendere facilmente. Molti studi, in effetti, dimostrano come questo cane – mediante uno specifico addestramento – riesca a “comprendere” più di cento parole. Inoltre, questa razza è amatissima dalla gente per via del carattere allegro e giocherellone ed è, quindi, perfetto e affidabilissimo anche con i bambini.

    Cani Labrador: la storia

    Le origini dei cani labrador si intrecciano con quelle del Cane di Terranova; entrambe le razze, infatti, discendono dal Cane di St. Jhon, nome con cui erano identificati all’inizio della selezione della razza. Inizialmente questi cani vennero allevati soprattutto dai pescatori che affinarono la razza attraverso un incrocio di razza autoctona e cani da caccia importati dall’ Inghilterra. Nel 1885 questi cani giunsero in Inghilterra direttamente dalla colonia canadese del Labrador. Il primo esemplare era di colore nero, solo qualche anno dopo comparvero i primi esemplari dal manto giallo e infine gli esemplari dal manto “chocolate” comparvero intorno al  1930.

    Come scegliere

    Il Labrador è disponibile in tre colorazioni: con il manto completamente nero, il manto completamente giallo (questa tonalità va dal crema chiaro al rossiccio volpe), il manto marrone (fegato o cioccolato), è ammissibile una macchiolina bianca sul petto.

    Le caratteristiche

    La testa del Labrador è importante, dal cranio largo e ben modellato, con uno stop ben definito. Il muso potente le mascelle e i denti hanno una regolare e chiusura completa a forbice. Il tartufo è ampio e le narici sono ben sviluppate. Gli occhi sono di media grandezza di color marrone o nocciola con espressione intelligente e mite. Le orecchie non grandi né pesanti ricadono contro la testa e sono attaccate piuttosto indietro.

    Il Labrador è un cane di costruzione robusta, compatto e molto attivo; ha un aspetto simpatico e rassicurante e si presenta con un torace ampio e ben disteso con costole ber arcuate “a botte”. La linea dorsale deve essere pari dal garrese alla groppa. Gli arti devono avere una buona struttura ossea ed essere perfettamente dritti. La coda di questo cane è molto spessa alla radice e si assottiglia gradualmente verso la punta. Il pelo del Labrador è corto e denso con un sottopelo impermeabile. Le dimensioni di questo cane sono per i maschi un’altezza compresa tra i 56/57 cm mentre per le femmine l’altezza è compresa tra i 54/56 cm.

    Dove tenerlo

    Può essere tenuto sia in appartamento che in giardino: si tratta di cani di razza che amano stare in compagnia del padrone e fare lunghe passeggiate insieme a lui. Dato il suo carattere vispo e giocherellone conviene disciplinare alla quotidianitàd’appartamento questo cane fin da cucciolo.

    Malattie e cure

    In generale, è un cane molto forte e che quindi gode di buona salute; ciononostante non puo’ dirsi esente da alcune patologie come la displasia dell’anca, la displasia del gomito e le oculopatie.

    Alimentazione

    Il Labrador può mangiare sia le classiche crocchette per cani che il mangiare preparato dal padrone: per quanto riguarda le crocchette, bisogna scegliere quelle fatte con carne e non quello con i derivati della carne. Le crocchette devono contenere il giusto dosaggio nutrizionale per l’animale. Per quanto concerne l’alimentazione preparata direttamente dal padrone, invece, essa deve essere bilanciata e contenere carne, riso, verdura etc.