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  • Pastore Tedesco – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del Pastore Tedesco, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Il selezionatore della razza fu il Cap. di Cavalleria Friederich Emil Max Von Stefanitz nel XIX secolo il cui scopo era di ottenere un soggetto da lavoro, robusto e ben addestrabile utilizzando cari ceppi di cani locali e di varie regioni della Germania. Entro la fine del XIX secolo si riuscì a stabilizzare le caratteristiche e nel 1899 si fondò il primo club di razza, lo standard fu pubblicato nel 1901. Oggi il Pastore Tedesco per la sua versatilità è utilizzato dalla Protezione civile come cane da ricerca, dalla Polizia come cane antidroga e antisommossa, come cada da guida per i ciechi ma è anche un ottimo cane da compagnia e da guardia.

    Standard

    Gruppo: Cani da pastore e bovari
    Sezione: Cani da pastore
    Nome: Deutscher Schaferhund
    Origine: Germania
    Altezza al garrese: Femmine 55-60 cm. Maschi 60-65 cm.
    Peso: Femmine 22-32 Kg. Maschi 30-40 Kg.
    Pelo: Duro di lunghezza media con abbondante sottopelo, il pelo lungo è escluso dallo standard
    Colore: Nero con focature rosso-brune, nero o grigio uniforme, il bianco e ammesso solo sottoforma di macchia sul petto
    Testa: Cuneiforme con fronte convessa, naso dritto con tartufo nero, mascella e mandibola sono robuste con chiusura dei denti a forbice, orecchie erette a punta e rivolte in avanti
    Occhi: A mandorla di colore marrone scuro
    Arti: Anteriori dritti e posteriori leggermente arretrati
    Coda: Arriva al garretto e nella parte inferiore ha il pelo più lungo

    Il pastore tedesco si riconosce dalla forma degli occhi, che sono a mandorla, e dalla posizione della zampe posteriori, leggermente arretrate rispetto al corpo. Sebbene esistano anche pastori tedeschi con peli di colorazione nero o grigio uniformi, i colori caratteristici e più comuni del manto di questa razza sono il nero ed il marrone chiarissimo.

    Carattere

    Il Pastore Tedesco è un cane molto equilibrato e disinvolto. E’ il cane più indicato in assoluto per essere sottoposto ad addestramento, data la sua ineguagliabile intelligenza e indole. Adatto a molti tipi di utilizzo come la guardia, la difesa della persona e della proprietà. moltissimo E’ dotato di coraggio e sicurezza. Si affeziona molto all’individuo che lo accudisce, per il quale sarebbe disposto a dare la vita.

    Il pastore tedesco può adattarsi a qualsiasi tipo di situazione e di persone, come dimostra l’enorme impiego di questi cani di razza come supporto in diverse attività umane (difesa ed utilità in genere), ma è meglio non preferirlo se si tratta della prima esperienza con un cane. Addomesticare un pastore tedesco, infatti, richiede un polso fermo dato che questa razza è preponderante e vivace. Meglio allora persone giovani e che hanno tempo da dedicare all’addestramento, in modo che da cucciolo il cane impari a rispettare gli spazi domestici, a non giocare con oggetti personali, a non essere ingestibile con gli ospiti.

     

    Ambiente Ideale

    La casa ideale per il Pastore Tedesco è con un bel giardino dove amerà stare molte ore al giorno anche in pieno inverno, se vive in appartamento ha bisogno di almeno due ore al giorno di stare all’aria aperta per fare lunghe passeggiate e mantenersi in forma.

    Se opportunamente ammaestrato, può convivere senza problemi con altri animali domestici.

    Cura

    Il pastore tedesco è un cane longevo e molto forte, non esposto dunque a particolari rischi di malattia. Di ritorno da una passeggiata o per  questi cani di razza che vivono all’aperto, è buona norma controllare sempre che nel pelo ed in prossimità di orecchie e coda non si siano annidati animali. Seguire le indicazioni del veterinario per la prevenzione basilare e la vaccinazione.

    Il mantello di questo cane deve essere spazzolato giornalmente in quanto ha molto sottopelo da eliminare. Ogni tanto un bagno con uno shampoo sebo regolatore è una buona pratica, in quanto questa razza è soggetta a dermatiti seborroiche.

    Cibo

    Il pastore tedesco mangia senza problemi sia cibo per cani che cibo tradizionale, purché opportunamente preparato e bilanciato. È bene che questi cani non abbiano alcun tipo di carenze, vista la loro stazza e la loro muscolatura importante. La soluzione ideale è quindi quella di alternare cibi in scatola arricchiti di calcio ed altre sostanze essenziali con cibi più semplici come pasta o riso.

  • Cosa Capiscono i Cani

    In questa guida cerchiamo di spiegare cosa capiscono i cani.

    L’EDUCAZIONE

    I cani  imparano per tentativi, quindi dobbiamo essere pronti a ricompensarli quando associano un certo ordine trasmesso verbalmente col comportamento giusto. La volta successiva, quando sentiranno quella parola, cercheranno di ubbidire per ricevere un premio. Pertanto dobbiamo essere molto pazienti quando li stiamo educando anche se non sembrano imparare in fretta.

    Se viene punito avrà meno voglia di ascoltarci.

    È necessario parlare al cane ripetendogli le stesse parole fin da quando è cucciolo.

    Alla terza settimana di vita i cuccioli iniziano a percepire gli stimoli sonori, alla quarta riconoscono le prime parole.

    Poco dopo il mese di vita, il cane inizia a capire le associazioni tra parole e gesti.

    Al comportamento del terzo mese potrò capire quasi tutti i comandi.

    La velocità di apprendimento dipende dalla razza e dalla taglia del cane: maggiore è la taglia, più difficoltà di apprendimento avrà il cane, a causa di uno sviluppo comportamentale un poco più lento.

     

    Gesto e parola: un’associazione importante

    Il cane apprende i comandi associando la parola al gesto di ricompensa che il padrone fa.

    Una carezza o un bocconcino prelibato sono importanti per gratificare il cane dopo che ha fatto qualcosa di corretto.

    Per esempio se ai giardini si impartisce il comando “Vieni”, e il cane arriva anche al solo terzo richiamo, facciamogli i complimenti, ciò che conta è che alla fine sia arrivato!

    Ricevere un premio, per un cane, è un motivo valido per obbedire prima e con rapidità quando sentirà lo stesso comando.

    Per premiare il cane sarà sufficiente anche solo parlargli: è bene usare un tono festoso e affettuoso, che lo renderà felice e gli farà capire di essere stato all’altezza della situazione.

     

    UN GRANDE OSSERVATORE

    I cani sanno leggerci e osservano con attenzione i nostri movimenti e la postura del corpo che assumiamo ogni volta che gli parliamo o lo portiamo a passeggio. Per intenderci associano quello che vedono alle parole, e così imparano a capirci.

    Ciò che succede al cane è simile a quello che accade a una persona quando va all’estero: all’inizio non capisce nulla di quello che gli viene detto, poi poco alla volta inizia ad associare alcuni gesti alle parole che sente, fino a che parlare con gli stranieri non sembrerà più un’impresa impossibile.

    Un classico atteggiamento che il cane “legge” facilmente, è quando il padrone, tenendolo al guinzaglio, vede in lontananza un altro cane e per paura che i due possano litigare, si irrigidisce. Il cane avverte il cambiamento e inizia a guardarsi attorno per capire cosa sta succedendo.

    Il cane in età adulta arriverà spesso a capire il padrone anche solo seguendo le indicazioni che derivano dai suoi gesti. Per esempio andrà a rintanarsi nella sua cuccia quando gli verrà solo indicata la strada da seguire con la mano. E correrà incontro al padrone quando lui batterà semplicemente la mano sulla gamba.

    Mentre prima questi “ordini” erano associati a una determinata parola, adesso per il cane si tratta solo di osservare il movimento delle mani del padrone.

  • Come Capire un Cane

    In questa guida mettiamo a disposizione alcune informazioni utili su come capire il cane.

    I comportamenti di una specie comprendono sia azioni involontarie che azioni volontarie, di quest’ultime si possono distinguere quelle innate e quelle apprese. Le azioni si dicono involontarie quando si manifestano in modo indipendente dalla volontà dell’animale. Proprio per questo sono assimilabili alle regole del condizionamento classico introdotto da Pavlov, che prevede l’apprendimento di un comportamento da parte dell’animale secondo un processo basato su riflessi o sulla relazione stimolo-risposta. Questo tipo di condizionamento è opposto a quello denominato “operante”, che invece scaturisce da un processo che si basa invece sulla relazione risposta-conseguenza. Le azioni involontarie sono quindi legate alla sfera delle emozioni, per cui provocano da parte dell’animale reazioni di tipo neurovegetativo.  Per esempio, una produzione maggiore di saliva può essere causata dal mostrare al cane un bel pezzo di carne: si tratta di un’azione involontaria, ovvero non condizionata, da parte dell’animale verso uno stimolo ben specifico. Le azioni volontarie invece, che siano innate o apprese, si basano su una scelta attiva da parte dell’animale. I comportamenti innati non hanno bisogno di essere “educati”, quelli appresi invece derivano proprio dall’assunzione e dal consolidamento di una certa azione: per esempio, è innato il comportamento materno, mentre è parzialmente appreso il rispetto della prole nei confronti del genitore. Tra i due tipi di comportamenti però il confine è labile, per cui non è detto che si possano ben distinguere i comportamenti innati da quelli acquisiti: la caccia, per esempio, non si basa solo sull’istinto di doversi nutrire ma anche sulle capacità apprese proprio durante la stessa attività di predazione.

    Naturalmente il comportamento non ha a che fare con il linguaggio degli animali. Il linguaggio, infatti, è formato da tutti quei segnali e stimoli che l’animale emette e che vengono ricevuti da destinatari di specie uguale o diversa dalla sua. A seconda quindi di chi riceve il messaggio, si può parlare di linguaggio intraspecifico o interspecifico. Il  comportamento non prevede che si instauri una relazione biunivoca tra mittente e destinatario del segnale  in quanto il cane non ha bisogno di un’altra presenza con cui interagire perché esibisce lo stesso un certo comportamento a prescindere dall’esistenza di un soggetto destinatario.

    Esistono diversi modelli che possono instaurarsi tra cane e padrone, il primo dei quali e più comune è il modello gerarchico, che definisce proprio quale sia il ruolo che spetta a entrambi. Il modello etologico invece prende in esame soprattutto il contesto e le quattro fasi del comportamento dell’animale, differentemente il modello behavioristico bada a quali siano gli effetti di un determinato comportamento. A prendere in esame gli stati emozionali e gli umori del cane è invece il modello psicologico, mentre quello biologico bada a quelli che sono i suoi bisogni e le sue necessità primarie. Poiché un cane è spesso inserito in più di un ambiente familiare, può essere utile per comprenderne il comportamento sia il modello sistemico, che introduce l’animale nel “sistema famiglia”, che il modello filosofico, che invece pone l’accento sulla teoria del gioco all’interno della quale il rapporto cane-uomo dovrebbe uscirne vincente.

    Le azioni involontarie del cane sono manifestazioni organiche dirette in quanto si tratta di reazioni di tipo neurovegetativo che l’animale ha nei confronti di un determinato stimolo. Questo stimolo, quindi, causa evidenti alterazioni metaboliche nell’animale, come tachicardia, dispepsia, ptialismo, diarrea o minzione emotiva: queste sono tra le più diffuse e immediate reazioni che un animale possa avere vedendo o annusando qualcosa. Si tratta di azioni che causano un forte stress nell’animale, ma proprio questo stress lo induce ad adattarsi momentaneamente al contesto.

    Comportamento del cane: le differenze rispetto al lupo

    Molto spesso si tende a confrontare il comportamento del cane con quello del lupo, suo antenato. È vero che tra le due specie esistono ancora diverse somiglianze, ma il cane con il tempo è andato assumendo caratteristiche non solo morfologiche ma anche attitudinali che lo allontanano molto da quelle del lupo. Il cambiamento subito dal cane nel corso dei secoli è da imputare sia all’addomesticamento che alla selezione artificiale operata dall’uomo: se il primo ha causato il mutamento di una specie in un’altra più idonea, la selezione invece ha permesso di individuare e mantenere determinate qualità e a trasmetterle a gruppi omogenei di soggetti. Quindi in confronto allo stato brado in cui è rimasto il lupo, il cane ha assunto nuovi modi di comunicare e agire rispetto al suo progenitore.

    Ogni tipo di comportamento che un animale assume ha lo scopo di arrecargli un immediato beneficio. Ciò è dovuto all’istinto di autoconservazione che è particolarmente forte in qualsiasi specie animale, anche nell’uomo, e che rappresenta una delle pulsioni fondamentali di un animale. Le altre pulsioni sono l’aggressività e l’accoppiamento: la prima serve a difendere se stessi e ciò che si possiede, la seconda è necessaria per il naturale proseguimento della specie. Quando si vanno ad analizzare i comportamenti di un cane quindi devono essere presi in considerazione anche altri fattori quali il contesto, la risposta e la conseguenza della stessa. Il contesto provoca una determinata azione da parte del cane e può essere intrinseco, se si tratta di appagare un bisogno necessario tipo la fame con la ricerca di cibo, ed estrinseco se invece è legato all’ambiente circostante e si manifesta visivamente, come può essere l’individuazione di una preda che mette in moto automaticamente la sequenza della caccia. Il contesto quindi è lo stimolo o il segnale, ovvero un evento che causa nell’animale una reazione consequenziale che attraversa quattro fasi fondamentali, ovvero l’inizio, la realizzazione, l’interruzione e la non riproposizione.

    Risposte alle Domande più Comuni

    Alcune volte, prima di assaporare il pasto, il cane spinge la ciotola con il muso. Perchè?

    La tendenza del cane a spingere la ciotola si manifesta quando l’animale non ha terminato di assaporare il suo pasto e, non volendo gettare, il cibo gradirebbe metterlo da parte per poi mangiarlo in un altro momento della giornata.  Dietro questo comportamento si nasconde un riflesso innato dei cani: quello, cioè, di scavare un buco nel terreno per dormire, per proteggersi dal freddo o, appunto, per nascondere alcuni avanzi di cibo. Se il cane spinge la ciotola con il muso, forse la razione di cibo era troppo abbondante.

     

    Perchè il cane alza la zampa quando lo portiamo a passeggio?

    Si tratta di un atteggiamento di sfida che l’animale domestico assume nei confronti del padrone. Alzando spesso la zampa durante la passeggiata, infatti, il cane sta comunicando al padrone che è lui che comanda e dirige il passo. Per questo motivo, nel caso in cui gli si impedisca di tirare il guinzaglio durante la passeggiata, l’animale crede che lo state sfidando, e questo non gli piace. Per evitare la continua alzata di zampa, acquistate un guinzaglio nuovo  munito di avvolgitore. In questo modo, non userete forza e il cane dovrebbe abbassare la zampa.

     

    Perchè il cane mette il muso tra le gambe delle persone che arrivano in casa?

    Si tratta di un gesto di pura cortesia canina che rientra a pieno regime nelle regole dei cani. È sufficiente osservare due cani che s’incrociano per strada per capire come le presentazioni passino attraverso una scrupolosa investigazione anale-genitale.

     

    Perchè il cane diventa nervoso dopo aver ricevuto un osso?

    L’osso per il cane è il piatto forte del menù e, in quanto tale, va custodito gelosamente per consumarlo al momento più opportuno. A differenza del cibo che riceve nella ciotola, infatti, l’osso può essere spostato da una zona all’altra della casa e – di conseguenza – il cane può decidere di portarlo con sè o di custodirlo in un luogo che considera sicuro. Per questi motivi il cane non riesce a stare fermo e gira per la casa alla ricerca di un nascondiglio sicuro. Una volta che l’ha trovato, impedirà a chiunque di avvicinarsi al suo rifugio.

     

    Perchè, nonostante tutti i giochi per cani che avete acquistato, continua a divertirsi solo con pantofole, bottoni, tappi e oggetti vari del padrone?

    Potete comprargli tutti i giochi del mondo, ma ciò di cui ha realmente bisogno il vostro cane è di un compagno di giochi. Il cane si rende conto che quando utilizza i suoi giochi nessuno fa attenzione a lui. Se, invece, si impossessa di un oggetto che vi appartiene e al quale tenete molto, lui sa che cercherete di riprendervelo, giocando in questo modo con lui.

    Esercizi per Capire Meglio il Proprio Cane

    Come si fa, dunque, a “mettersi nei peli del cane?” Prima di tutto, occorre considerare il cane per quello che è: non è una nostra estensione che deve soddisfare i nostri bisogni o capricci. I cani sono esseri senzienti con una loro ricca e intensa vita emotiva.

    Come e più di noi, vivono una vasta gamma di emozioni, dalle semplici (paura, gioia, eccitazione) alle più complesse (imbarazzo, disgusto, ansia), che possono avvicinarsi a quello che chiamiamo sentimento: un’emozione che, condivisa e rivolta a una persona o a un ambiente di vita, diventa duratura e si stabilizza in un legame forte con un altro essere vivente. Fino a poco fa si riteneva il sentimento esclusivo appannaggio degli esseri umani.

    Le emozioni sono per definizione più forti del ragionamento: sono “calde”, mentre quest’ultimo è “freddo”. Le emozioni possono anche essere suscitate intenzionalmente per ottenere certi risultati comunicativi, come fanno gli attori e i professionisti della comunicazione, dell’arte o dell’insegnamento.

    Quando si voglia influenzare altre persone spingendole verso un certo comportamento non basta limitarsi a spiegare loro i vantaggi che possono ricavare assumendo quell’atteggiamento o compiendo particolari azioni. Il nostro comportamento è guidato più dall’emozione che dalla razionalità.

    Lo dimostrano, fra l’altro, il potere che esercitano sulla nostra vita la pubblicità e la televisione, basate entrambe sulle immagini, il cui impatto sulla sfera emotiva è più forte di quello dei concetti espressi in forma scritta. Allo stesso modo, nella relazione con il cane possiamo e dobbiamo “utilizzare” tutte le nostre capacità e potenzialità emozionali ed espressive per costruire un rapporto sano ed equilibrato.

    L’amore che proviamo per il nostro animale ci richiede di essere coscienti del ruolo di riferimento che ricopriamo per lui. Deve essere un “amore maturo”. Se giochiamo, camminiamo o corriamo con il cane, ricordiamoci che impara sempre da noi ogni attimo. Il gioco e l’attività fisica svolta insieme nel divertimento sono i migliori momenti per insegnare comportamenti utili e corretti al cane.

    Al contempo, ricordiamoci che a nostra volta possiamo imparare da lui a vivere meglio con gli altri. Per risvegliare le nostre emozioni e per comprendere le sue, possiamo provare a rispecchiarci in quelle che provano i nostri amici a quattro zampe.

    Ecco alcuni esercizi da provare. Alcuni sono “giochi di ruolo” che si fanno in gruppo per immedesimarsi nel cane e comprendere cosa possa sperimentare in alcune situazioni che invece diamo per scontate senza riflettere sull’emozione che possiamo fargli provare. Sono solo alcuni esempi di un approccio completamente nuovo che ritengo necessario per rispettare ed esaltare la natura del cane invece di appiattirlo in modo miope sulle nostre esigenze e aspettative.

    Al guinzaglio
    Proviamo a farci mettere un guinzaglio da un amico e a girare così trattenuti! Che cosa proveremo? Il disagio è inevitabile anche se non veniamo strattonati. Provandolo sulla nostra pelle, comprenderemo meglio come il guinzaglio possa invece essere anche uno strumento di comunicazione.

    Ad esempio, il cane non va tirato subito appena gli abbiamo messo il guinzaglio. Dobbiamo lasciarlo un attimo in pace e poi piano piano possiamo cominciare a muoverci insieme. Altrimenti non può comprendere una cosa così assurda e illogica (secondo i suoi semplici ma naturali criteri): lo leghiamo, e immediatamente dopo lo obblighiamo a muoversi! Che follia, penserà!

    L’ordine incomprensibile
    Una persona è in piedi e tante altre entrano nella stanza e cominciano a urlare in un’altra lingua arrabbiandosi e pretendendo che noi comprendiamo subito quello che vogliono dirci. È lo stesso che facciamo spesso con il cane: pretendiamo che ci obbedisca senza spiegargli il perché… e ci arrabbiamo!

    Solo come un cane
    A turno, si manda una persona del gruppo fuori dalla stanza in cui si svolge l’incontro, senza spiegargli il motivo e senza dirgli se e quando tornerà con gli altri. In questo modo si sperimenta che cosa rappresenta l’isolamento per il cane: una vera e propria punizione. La persona scelta per questo gioco può intuire che si tratta di una simulazione, ma prova disagio ugualmente: possiamo immaginarci che cosa prova il cane, il quale certo non può sapere perché lo lasciamo solo.

    A quattro zampe
    Un’altra tecnica è far mettere una persona carponi affinché comprenda le difficoltà visive del cane e le differenze rispetto al modo in cui noi guardiamo. La persona è invitata a stare ferma, alzando la testa senza poter sollevare le braccia, per guardare qualcosa che si porta in mano e che lui deve cercare di prendere.

    Si sposta l’oggetto facendo così girare la testa alla cavia, che potrà così percepire che noi umani, in piedi, abbiamo una visione migliore rispetto al cane. Stando a quattro zampe non si riesce ad alzare bene la testa. Il cane ha una visione binoculare come l’essere umano; la sua testa ha un’escursione laterale molto accentuata e riesce quasi a toccarsi la spalla col fianco, ma fatica a guardare soprattutto all’indietro e verso l’alto. Ma noi cerchiamo di fargli fare proprio quello! Il cane deve starci di fianco, quindi dobbiamo fargli vedere le cose di fronte e di fianco: per vedere in alto e all’indietro deve per forza sedersi.

  • Cane Rottweiler – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Rottweiler, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Come spesso capita, sorsero i moltiplicatori di cani il cui danno cinotecnico non sempre era idoneamente contrastato dall’opera selettiva degli allevatori italiani. Il Dobermann fu la prima “vittima illustre” anche perché molti, influenzati dalla trama di alcuni film di successo, confusero lo spettacolo con la realtà. Questa razza fu, poi, oggetto di un mirato recupero caratteriale e oggi gode di “buona salute”.

    I cani rottweiler rimasero in un certo senso immuni da quegli influssi negativi della moda. Il successo di questa razza non fu dirompente ma graduale. E questo si rivelò estremamente vantaggioso. Il cane da difesa era usualmente considerato tale non solo per il corredo genetico, ma anche per il suo aspetto estetico. Boxer, Dobermann e Riesenschnauzer avevano in comune un’impotenza estetica accentuata dal fattore delle orecchie amputate cui allora si badava molto perché ritenuto coadiuvante nella deterrenza.

    Caratteristiche dei cani rottweiler

    Il mantello non è raso e non è lungo, non ha bisogno di cure particolari e termoisola adeguatamente questo cane che può vivere bene in qualsiasi clima.

    Senza dubbio Il padrone deve saper interagire adeguatamente con il suo cane. La persona meno esperta deve necessariamente seguire i consigli dell’allevatore che gli consegnerà un cucciolo di due mesi (età minima fissata dal Codice deontologico degli Allevatori) con il quale dovrà rapportarsi adeguatamente.

    Come tenerlo

    Il cane da difesa, in quanto tale, il rottweiler deve vivere il più possibile a stretto contatto con il padrone e i suoi famigliari, ma oltre alla “quantità” conta ancor di più la qualità del rapporto. Un cane ci ubbidisce perché ci vuole bene e per lo stesso motivo arriverà a difenderci, ragion per cui è opportuno instaurare subito un rapporto affettivo adeguato e molto intenso che va mantenuto e consolidato nel tempo.

    Lo sguardo d’intesa del Rottweiler con il padrone indica inequivocabilmente se sussiste un corretto rapporto improntato a quella ottimale sottomissione attiva che consente il pieno controllo del cane in ogni circostanza della quotidianità. Tutte le varie fasi dell’educazione e del successivo addestramento devono essere effettuate adeguandosi ai tempi mentali del soggetto perché non tutti ”maturano” nello stesso periodo. Quando si tenta di precorrere i tempi, in pratica si obbliga il cane a fare ciò che ancora non ha ben compreso appieno. Si rischia, quindi, di attuare inconsapevolmente una sottomissione passiva che può sfociare in un conflitto da cui poi risulta difficile uscire. Un carattere sereno ed equilibrato deve contraddistinguere qualsiasi cane e a maggior ragione uno da difesa personale.

    Dove tenerlo

    I cani Rottweiler si rapportano benissimo con le persone che frequentano la casa e talvolta, in particolari situazioni, lo “chiedono” espressamente con uno sguardo che solo l’esperto sa correttamente interpretare agendo di conseguenza. In questo caso si può posare per qualche secondo la mano aperta sul cranio del cane che si è posto di fronte.

    È un momento d’intesa particolare che si può creare con i grandi molossoidi che gradiscono questo gesto. Lo stesso non può dirsi dei lupoidi, i quali si pongono a fianco della persona con cui hanno eventuale familiarità e “chiedono” una carezza sulla guancia sollevando il muso.

  • Come Addestrare Cani di Razza

    In tutti i cani di razza la docilità non deve assolutamente essere confusa con la sottomissione che può essere attiva o passiva.

    Nelle fasi di addestramento impartite da padrone, il cane impara a seguire per compiacerlo e ricevere la successiva e immediata gratificazione. Il cane docile è sempre molto predisposto alle varie forme di apprendimento  e quando esegue con piacere e brio ciò che gli è stato chiesto dietro comando, siamo di fronte a una forma di sottomissione attiva e quindi altamente positiva.
    Il cane docile sottostà briosamente al padrone senza entrare mai in conflitto con lui e svolgendo con grande capacità quanto ha appreso. Nella sottomissione passiva il cane esegue per timore gli ordini del padrone, il quale lo ha invariabilmente troppo punito ed è sempre stato avaro di gratificazioni, con particolare vantaggioso riferimento a quelle verbali. In questa situazione è facile sfociare nel conflitto e questo peggiora (o anche compromette irrimediabilmente) il rapporto con il padrone.

    Per addurre un esempio cani di razza, tipo i cani da difesa e di utilità in generale che vediamo nelle Prove di Lavoro, quando esprimono briosità, significa che lavora in sottomissione attiva; essa prevede un costante controllo  da parte del padrone e l’autonomia del cane è, come è logico in quel contesto, relativamente limitata. E questo risponde a criteri di logicità nell’usuale addestramento del cane da difesa e da conduzione del gregge che deve sempre agire in stretta collaborazione con il padrone e anche quando agisce autonomamente, attua un comportamento sempre correlato all’addestramento ricevuto.

    In altri termini, cane e padrone sono protagonisti paritetici della situazione. Il che non avverrà mai nel caso di razze adibite alla difesa degli armenti, dove l’autonomia decisionale è insita nel corredo genetico. E lo stesso non può e non deve avvenire in altre razze utilizzabili per altre specializzazioni con specifico addestramento. Taluni cani di razza specializzati nel condurre greggi e taluni cani di razza specializzati nella caccia possono essere impiegate con successo anche in mansioni molto diverse da quelle originarie e questo è attuabile quando sussiste la possibilità di valorizzare peculiarità soggettive utili a uno scopo specifico. È il caso dei cani antidroga, antiesplosivo, antisommossa, antincendio, da ricerca di resti umani, da soccorso o addestrati a rinvenire banconote o anche a individuare certe patologie umane.Qui l’addestramento si diversifica nelle varie specializzazioni ma è accomunato dalla giusta autonomia decisionale del cane il quale è indiscusso “protagonista” in misura maggiore rispetto al conduttore, il quale sa bene che deve fidarsi del fiuto del proprio ausiliario.

    Per tutte le specializzazioni appena descritte si tende a sviluppare attivamente le doti dell’animale, nessuno si sognerebbe mai di insegnare al cane gli esercizi di ubbidienza e di agibilità, in quanto esse sono previste nelle Prove di Lavoro per cani di utilità e difesa. In alternativa, è possibile affidarsi a veri professionisti esperti nell’addetramento dei cani.

    Regole di Base dell’Addestramento

    Non è forse desiderio di tutti avere un cane educato?
    Portarlo ovunque senza problemi, passeggiare tranquillamente senza essere trascinati qua e là da un’energia inesauribile e goderci il nostro divano comodamente?
    Un cane educato ha imparato a capire cosa desideriamo da lui.
    Ha maturato l’idea che alcuni comportamenti riceveranno una ricompensa, altri invece saranno ignorati perché non graditi e avrà soprattutto imparato ad esibire i buoni comportamenti quando gli vengono richiesti.
    Un cane educato è inserito in modo naturale nell’ambiente e nel branco umano in cui vive.

    Il cane e l’uomo condividono le loro vite da millenni ma il loro rapporto è cambiato, si è modificato e soprattutto si è rinforzato negli anni. Nonostante tutto, non sempre uomo e cane riescono a comunicare tra loro e a volte il convivere può diventare un problema.
    Proprio per questo è di fondamentale importanza creare fin dall’inizio un rapporto sano ed equilibrato che unirà e renderà la vita per entrambi molto più semplice.
    Impostare quella che viene definita “educazione di base” non è un lavoro semplice, soprattutto se il nostro amico è già un cane adulto e
    formato; ma con impegno quotidiano, magari con l’aiuto di un educatore cinofilo si possono raggiungere traguardi insperati e considerati
    difficili. Cosa più importante, faremo del nostro compagno di vita un essere appagato e stimolato in modo corretto, rendendolo cane a tutti gli effetti!

    Da dove si parte?
    Un primo punto importante: i cani sono animali sociali e vivono in branco.
    Il branco è una sorta di grande famiglia, all’interno del quale esistono regole e gerarchie; è tale da condividere ogni minuto della giornata: ci si muove insieme, si caccia, si gioca e ci si ciba, ci si riproduce e tutti si occupano della crescita dei piccoli.
    In un branco esiste una figura molto importante: quella del capobranco o leader, lui è insignito di responsabilità ed è in lui che si ha fiducia e stima.

    Ci sono tre aspetti di fondamentale importanza per ottenere un buon rapporto proprietario-cane:
    -impostare corrette regole sociali
    -avere una buona relazione affettiva
    -imparare ad osservare e comunicare in maniera corretta.
    -Le regole sociali aiutano ad impostare quella che viene chiamata leadership o gerarchia e insegnano al cane il ruolo del proprietario all’interno del branco.

    Ciò che sarebbe utile fare nella convivenza si basa su alcune regole
    -fare in modo che il cane non dorma e non salga su divani, poltrone o letti (solo i capobranco occupa spazi alti e comodi della casa);
    -dare il pasto al cane sempre quando si è terminato di mangiare. Il cibo è una risorsa importante per il cane, non deve essere lasciato a sua disposizione per più di 10/15 minuti;
    -quando si entra o si esce da un ambiente, precedere sempre il cane;
    -gestire tutti i giochi, il tempo e il modo;
    -posizionare la cuccia in un luogo dove il cane non possa aver il controllo sugli ingressi e sul territorio;
    -fare in modo che sia lui a spostarsi girando per casa;
    -nulla per lui deve essere gratuito: ogni privilegio viene premiato solo se lo si è guadagnato.

    Per diventare un leader non è assolutamente necessario usare violenza o coercizione sul cane; anzi, ogni aggressione nei suoi confronti minerà la sua fiducia nei vostri; occorre soprattutto costanza, coerenza e pazienza.
    Queste regole vanno usate con intelligenza ed adattate per ogni tipo di cane; ogni cane è un mondo a se con i propri ritmi e le proprie caratteristiche: seguirle porterà sicuramente a migliorare ed ad affiatare il rapporto.
    L’affezione nei confronti degli animali è una delle ragioni che spinge le persone ad adottare un cane.
    È importante però ricordarsi sempre che i cani non sono orsacchiotti, ne tanto meno bambini e non vanno trattati da tali. Eccedere o
    ricoprirli di troppe attenzioni può creare nel cane frustrazioni e stress che possono essere causa di patologie comportamentali.
    Giocare con il cane è per lui bello ed emozionante: serve a ringraziarlo di essere ciò che è. Rincorrere una pallina, giocare con un tira e molla li aiuterà a esibire le loro caratteristiche naturali: predare, cacciare, combattere, ed aiuterà il proprietario ad essere la mano con cui si divertono ed imparano allo stesso tempo.

    Le passeggiate dovrebbero essere un momento di interazione. Non bisogna limitarsi, per comodità, a sguinzagliare il cane e lasciarlo giocare con altri cani: il padrone è il suo branco e deve essere per lui la fonte di divertimento più importante.

    Per concludere bisogna ricordare che i cani non parlano la nostra stessa lingua e soprattutto non comunicano con le parole, i cani comunicano per mezzo di espressioni del corpo e risulta essere necessario saperle riconoscere e riprodurre, al fine di ottenere un buon dialogo.
    Per fare in modo che il cane ci capisca dobbiamo utilizzare soprattutto la mimica del corpo.
    I gesti sono alla base dell’educazione perché è proprio questo il tramite per insegnare loro tutti gli esercizi che man mano incontreremo nei prossimi appuntamenti.
    Educare il cane non significa solo correggere eventuali comportamenti sgraditi, ma significa imparare a capirlo e a farsi capire.
    Riuscire a raggiungere una buona intesa tra conduttore e cane è il traguardo che l’educatore si prepara a raggiungere e un corso di educazione di base è il trampolino di lancio per chiunque ami il proprio cane e lo voglia rendere felice.