In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche e il carattere del cavallo Persano.
Storia
L’origine della razza risale al 18° secolo, quando le giumente che abitavano il bosco di Persano nella valle del Sele e del fiume Calore, si mescolarono ai cavalli dell’allevamento del Principe di Torella. E’ del dicembre 1763 l’ordine di Carlo III di Borbone di voler migliorare la mandria facendo accoppiare le fattrici con stalloni andalusi. La Real Razza così ottenuta, venne considerata una delle più pregiate d’Italia e pascolava libera in immensi prati sia invernali che estivi e veniva accudita da una schiera di giumentari che abitavano a Persano. I Borbone per migliorare ulteriormente la razza fecero incrociare purosangue arabi e cavalli persiani.
Nel 1874 però il Ministro della Guerra, Cesare Ricotti, emanò un decreto ministeriale con il quale ordinò la fine della razza. Quando infatti si incrociarono cavalli provenienti dal Macklemburgo, la razza si degradò qualitativamente e ciò causò la vendita degli esemplari nei mercati del salernitano. Nel 1900 la razza venne ricostituita e distinta in due gruppi: i Luati, derivanti da purosangue orientali, e i Melton, ottenuti da purosangue inglesi. Le fattrici vennero scelte tra allevamenti, reggimenti e scuole di cavalleria e furono fatte accoppiare con stalloni della Siria. Nonostante le innegabili qualità della razza araba, i dirigenti della razza governativa di Persano decisero di usare solo purosangue inglesi per fornire all’esercito soggetti più resistenti ed eleganti e che fossero adatti anche alle competizioni ippiche.
Caratteristiche
L’altezza minima del persano si aggira intorno ai 150 cm, la testa è ben proporzionata, dalla fronte larga e dal profilo diritto con leggera concavità, le orecchie sono corte e distanziate, gli occhi sono grandi e vivaci. Il collo si presenta lungo e muscoloso, leggermente arcuato, con una criniera folta e lunga, la spalla è ben inclinata e il garrese è prominente. Il petto è ampio, il torace profondo, mentre la groppa è corta, molto muscolosa e leggermente inclinata, la coda si caratterizza per le crini folte e lunghe, gli arti sono resistenti ma fini e presentano articolazioni larghe e appiombi regolari. Il mantello può essere baio, sauro, grigio o morello.
Dall’andatura armoniosa ed elegante, per il suo carattere docile e coraggioso il persano è particolarmente indicato per discipline sportive tipiche dell’Alta Scuola e il dressage.
In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche e il carattere del cavallo Andaluso.
Storia
Piuttosto controverse e incerte sono le origini della razza. Le prime notizie giunte sull’importazione di cavalli nella penisola iberica risalgono al 250 a.C., quando Asdrubale recò da Cartagine più di duemila esemplari di tipo berbero. A conferma di ciò, la citazione di Giulio Cesare nel suo De bello gallico riguardo un tale “equus ibericus” incotrato dai suoi legionari in terra ispanica. Evidentemente si era potuto portare la razza fino in Spagna approfittando dell’istmo che chiudeva lo Stretto di Gibilterra prima dell’ultima glaciazione.
Un’altra ipotesi, per molti versi la più ragionevole, vuole far risalire le origini della razza all’occupazione della Spagna da parte dei Mori: in quell’epoca devono essere stati importati cavalli di tipo berbero e arabo e fatti accoppiare con razze locali quali la Sorraia, il Garrano, il Galaicoasturiano e il Pottok. I Mori occuparono la Spagna fino al 1492 e in otto secoli di dominazione, la razza andalusa si andò sempre più definendo grazie ai diversi incroci tra cavalli berberi e teutonici, ovvero i cavalli di origine tedesca, con le razze autoctone. Il risultato degli incroci altro non è che il moderno esemplare di cavallo andaluso, che risulta essere ancora oggi una delle razze equine più amate e apprezzate a livello europeo. L’andaluso divenne ben presto un ottimo cavallo adatto a essere impiegato per scopi militari, soprattutto nella cavalleria, e venne introdotto presso le scuole di equitazione delle corti europee. Le dinastie reali spagnole, consapevoli dell’importanza della razza, ne incoraggiarono l’allevamento e nel 1476 i monaci certosini contribuirono in maniera significativa al della razza, in quanto ne seppero custodire e mantenere la purezza all’interno degli allevamenti istituiti nei monasteri di Jerez, Siviglia e Cazallo.
https://www.youtube.com/watch?v=kdifnLFOPYg
Caratteristiche
Dall’altezza non superiore ai 160 cm al garrese, l’andaluso presenta una testa dal profilo convesso, bella ed elegante, con occhi grandi ed espressivi, narici ampie e dilatate. Il collo è possente e arcuato, la spalla è di buona lunghezza e inclinazione, dalla possente muscolatura ma libera nel movimento, il garrese è ben pronunciato e la groppa muscolosa e dal profilo arrotondato. Il petto è aperto e il torace ampio e profondo, gli arti di media lunghezza sono forti e robusti, la coda e la criniera sono molto folte, lunghe e fluenti. Il manto più comune è di color grigio, ma si trovano esemplari anche in baio, morello e roano.
Dall’andatura elegante e saltellata, è un cavallo particolarmente adatto alle parate anche per quel suo portamento nobile e fiero. Grande rappresentante dell’Alta Scuola, è stato sempre un cavallo molto ricercato dalle corti reali proprio per le esibizioni equestri. Veloce, resistente e molto forte, l’andaluso è dotato anche di un carattere docile, di una spiccata intelligenza e di una sensibilità innata. Esemplare da sella e buon saltatore, lo si ritrova impiegato soprattutto nelle corride e per le passeggiate equestri. Come molte altre razze, è stato spesso usato per incroci e per migliorare altre tipologie, tanto che oggi il suo sangue si trova nel Lipizzano, nell’Alter Real, nel Lusitano, nell’Hannover, nel Cleveland Bay, nell’Oldenburg, nel Connemara, nel Welsh Cob, nel Frisone, nel Normanno e nell’Orlov, nonché anche in tutte le razze equine americane e in praticolare nel Criollo e nel Quarter Horse.
In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche e il carattere del cavallo Akhal Teké.
Storia
I ritrovamenti avvenuti nei siti archeologici in Turkmenistan hanno portato alla luce i resti delle tombe di antichi guerrieri che sono stati sepolti insieme ai loro destrieri, e nel confronto dei resti dello scheletro dei questi animali è stata riscontrata una certa similitudine morfologica con l’akhal teké.
Ciò dimostrerebbe come tale razza si sia evoluta nel corso dei secoli, in cui ha assunto anche varie denominazioni da Massaget a Nisean, da Persian a Turkmene, diventando infine Akhal, nome di un’oasi presente nel deserto del Kara Kum. Teké deriva invece dal nome della tribù che abitava l’oasi. L’akhal teké in realtà è ancora un esemplare raro perché la popolazione turkmena non ha mai permesso contaminazioni con altre razze né esportazioni: questa razza rappresenta per loro un vero e proprio simbolo nazionale. Proprio per questi motivi, l’akhal teké ha rischiato più volte l’estinzione, ma un arduo lavoro di selezione operato nel 1955 da Vladimir Sciamborant ha reso possibile la creazione di un piccolo allevamento in tutta la sua purezza.
https://www.youtube.com/watch?v=fNuUEHQgIcw
Caratteristiche
L’altezza dell’akhal teké può variare tra i 154 e i 166 cm, la testa è aggraziata e dal profilo rettilineo, ma alcuni esemplari possono presentare un profilo leggermente concavo sotto la fronte. Le orecchie sono lunghe, mobili e sempre sull’attenti, gli occhi sono grandi e caratterizati dal tipico taglio orientale, le narici sono grandi e sottili. Il collo è lungo e muscoloso, il garrese è largo e pronunciato, la groppa invece si presenta larga, un po’ obliqua e muscolosa, il petto non è molto ampio e il torace poco sviluppato ma armonico, il ventre è retratto. La spalla lunga, larga e dalla buona inclinazione si unisce ad arti forti e resistenti attraverso articolazioni grandi e robuste. La coda e la criniera hanno crini radi e molto fini, tanto che il ciuffo sopra la testa a volte è praticamente inesistente. Il mantello è la vera caratteristica della razza perché presenta degli splendidi riflessi metallici che vanno dal dorato all’argentato al bronzo. Questo particolare tipo di riflessi è dovuto non solo alla pelle sottile ma alla costituzione del pelo stesso, che è corto e morbido. I colori del mantello variano dal più comune baio, al falbo sabbia, dal morello, al grigio e al sauro, e non è escluso che alcuni rari esemplari possano vantare un manto palomino bianco, golden black, isabella dorato o pink isabella.
L’akhal teké è una razza che si contraddistingue per agilità e resistenza, possiede un carattere esuberante, affidabile, coraggioso e dalla notevole intelligenza. E’ inoltre adatto per discipline sportive come l’endurance, il dressage e il salto a ostacoli, la sua andatura aggraziata e morbida, sciolta e leggera, gli permette delle falcate feline e dolci. L’akhal viene da sempre allevato in zone molto secche e in condizioni non facili, per questo riesce a resistere sia alle basse temperature che all’aridità del deserto: non senza motivo infatti viene soprannominato il levriero del deserto.
In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Cavalier King Charles Spaniel, il suo carattere e l’alimentazione corretta.
La razza attuale è stata sviluppata negli anni ‘20 del XX secolo (nel 1928 fu redatto lo standard ufficiale di razza), a opera di Roswell Eldridge che portò avanti un programma di selezione a partire da cani simili presenti in Inghilterra già dall’XI secolo. Re Carlo I era appassionato a questi soggetti e da lui prende il nome la razza.
Standard
Gruppo: IX cani da compagnia
Origine: Gran Bretagna
Peso: da 5,4 a 8,2 Kg
Pelo: lungo, serico e senza ricci. Ammessa leggera ondulazione
Colore: nero focato, rubino, blenheim (macchie castano chiaro su manto bianco perla), tricolore (nero e bianco con arti. Il bianco è presente sul petto e sui piedi.
Testa: cranio piatto tra le orecchie, stop poco accentuato; tartufo ben sviluppato
e nero
Occhi: grandi, rotondi non sporgenti; di colore scuro e ben distanziati
Orecchie: lunghe, attaccate alte con frange abbondanti
Coda: proporzionata al corpo.
Il cranio dei cani Cavalier King Charles Spaniel è quasi piatto fra le due orecchie, con lo stop poco accentuato. Il tartufo è ben sviluppato, nero. Il muso si restringe verso l’estremità, è pieno sotto gli occhi e le labbra sono ben sviluppate ma non pendenti. Le orecchie di questa razza canina sono lunghe e attaccate alte con frange abbondanti.
Gli occhi sono grandi, scuri e ben distanziati ma non sono sporgenti. L’espressione del cavalier è straordinariamente dolce. Il mantello di questa razza è lungo e setoso e senza ricci. E’ ammessa una leggera ondulazione. Frange abbondanti e non deve essere mai tolettato. Il collo è di lunghezza media e leggermente arcuato. Gli arti posteriori sono di ossatura media mentre le zampe sono compatte, ben fornite di pelo, con buoni cuscinetti plantari. La taglia del Cavalier è medio piccola.
Sono ammessi quattro colori tipici di questa razza di cani: il rubino che è unicolore rosso intenso, senza macchie; nero con focature rosse sopra gli occhi, sulle guance, all’interno delle orecchie, sul petto sugli arti e sotto la coda. Il colore del Cavalier King, poi, può essere blenheim ovvero con macchie castano vivo distrubuite su fondo bianco. Maschera nocciola ben divisa sulla testa che lascia spazio a un rombo bianco dove spicca una macchiolina nocciola. Infine, questo cane può essere anche tricolore: nero, bianco con focature sopra gli occhi, sulle guance, all’interno delle orecchie e degli arti e sulla coda.
A chi è adatto il Cavalier
Il Cavalier King Charles Spaniel è un cane che riesce a farsi amare sempre da tutti, è allegro e pieno di vita, festoso e pronto a scodinzolare ogni momento. Non è timido o aggressivo però esige moltissime coccole e fa amicizia subito con gli estranei che si fermano ad accarezzarlo e che restano stupiti dai suoi slanci affettivi. Questo cane non sopporta troppo la solitudine e come tutti i caratteri esuberanti, possiede una dove inesauribile di felicità contagiosa. E non può essere altrimenti, visto che da secoli la selezione di questi cani si razza si preoccupa di ottenere cagnolini adorabili.
Non abbaia molto ma è comunque in grado di svolgere il ruolo di cane da allarme, avvisando il proprietario della presenza di estranei con la sua voce degna di soggetti dalla taglia maggiore. Il Cavalier King Charles Spaniel è adatto a convivere sia con altri cani sia con i gatti. Per quanto riguarda l’educazione non presenta particolari difficoltà a patto che ci si mantenga sempre coerenti.
Dove tenere i cani cavalier king
Prima di portare il cucciolo a casa, bisogna preparargli una cuccia imbottita. La cuccia deve essere un luogo di privacy: quindi non va mai spostata, neppure per giocare. Anzi, è bene tenere sempre una certa distanza rispettando i confini. Durante il viaggio verso casa, tenete il cucciolo in braccio, rassicurandolo e parlandogli. Allontanarsi dall’allevamento è un distacco dal suo mondo.
Arrivato a destinazione, deve poter girare per gli ambienti così da esplorare il suo nuovo mondo. Eliminate suppellettili che possono cadere e coprire bene i fili elettrici. Dategli subito una ciotola con qualcosa da mangiare, sistemandola nell’angolo che diventerà quello abituale. Poi, sceglierà lui se cibarsi subito o meno.
Il Cavalier King Charles Spaniel è una razza estremamente adattabile che vive senza problemi anche in appartamento. Come tutti i cani ha comunque necessità di dare sfogo alle sue energie con lunghe passeggiate e soffre a essere lasciato solo a lungo.
Malattie e cure dei cani Cavalier King Charles Spaniel
Sono almeno quattro le situazioni che potrebbero compromettere la salute del Cavalier. Il soffio al cuore è piuttosto comune nei soggetti francesi e inglesi, mentre negli esemplari nati in Italia, invece, non è stata rilevata un’incidenza significativa di casi. Se il cane ne fosse comunque affetto, è bene che conduca un’esistenza tranquilla. Con controlli periodici, e cicli di cure, può vivere serenamente e a lungo. La lussazione della rotula è un’altro problema comune nella razza. In genere, questa patologia si manifesta in età adulta, causando difficoltà di deambulazione, ovvero nel camminare.
Si tratta di una patologia non curabile ma che non compromette la longevità del cane il quale, tuttavia, non potrà correre come un soggetto sano. Per limitarne la diffusione bisognerebbe effettuare un’indagine radiologica sui riproduttori. Le otiti sono un altro problema ricorrente in questa razza come in tutti i cani che hanno le orecchie pendenti. Per evitarle basta controllare il cane quando rientra da una passeggiata in campagna oppure al parco.
Dalle frange e dall’interno delle orecchie vanno sempre eliminati foglie secche, spighe e rametti che si siano accidentalmente inflltrati. Questa razza, inoltre, soffre di infiammazioni all’utero, ovviamente nelle femmine. Quindi, se decidessimo di non far mai riprodurre la cagna, sarebbe meglio ricorrere, dopo il primo anno di età, alla sterilizzazione chirurgica.
Questo piccolo amico a quattro zampe si fa pagare abbastanza: i prezzi si aggirano tra i 400 e i 600 euro. Per quanto riguarda invece le malattie, generalmente quelle più ricorrenti possono essere il soffio al cuore, che è abbastanza diffuso nei soggetti francesi ed inglesi, ma un po’ meno in Italia. In questo caso, ad ogni modo, potrebbe vivere tranquillamente effettuando dei controlli periodici.
Un altro problema che si manifesta spesso è la lussazione della rotula, che è abbastanza comune per il Cavalier King e si manifesta con una certa difficoltà a camminare in età adulta. Anche in questo caso è possibile curare il piccolo, che potrà vivere tranquillamente anche se non potrà correre più come era solito fare da piccolo. L’otite è un’altra patologia molto comune, che del resto riguarda tutti i cani con le orecchie pendenti, ma vi basterà controllare spesso che non sia rimasto nulla incastrato tra le orecchie dopo le normali passeggiate al parco. Foglie, rametti o qualsiasi altra cosa potrebbero danneggiare il vostro piccolo amico, quindi fare molta attenzione.
Come scegliere un cucciolo King Charles Spaniel
L’allevatore non può cedere un cucciolo prima che abbia compiuto i due mesi di vita
Se è possibile, è sempre bene visionare le cucciolate precedenti per farsi un’idea della linea di sangue dell’allevamento
Chiedere informazioni circa la linea e l’eventuale presenza di campioni o cani famosi
Esaminare eventuali comunanze fra il Pedigree dello stallone e quello della fattrice
Il cucciolo deve essere giocoso e non avere pancia gonfia, perdite dal naso e lacrimazione
Cibi da cavalier
I cuccioli devono mangiare tre volte al giorno: al mattino, al mezzogiorno e alla sera. Per i soggetti fino a 3-4 mesi, però, è preferibile somministrare anche un pasto aggiuntivo a metà pomeriggio. Dai 5 mesi in poi, dovrebbe mangiare due volte al giorno, al mattino e alla sera. Il cibo va lasciato a disposizione per 5-7 minuti, dopo va tolto, anche se il cane non ha finito.
Questa regola è indispensabile per i cuccioli che acquisiranno abitudini alimentari regolari, con conseguente beneficio per la salute. Il cibo avanzato va conservato in frigo e può essere dato al pasto successivo, ovviamente intiepidito.
Gli avanzi del giorno prima, invece, andrebbero eliminati. Sono da evitare: avanzi della tavola, osso di pollo e di coniglio (pericolose), pelle di pollo e di tacchino (troppo grasse), mollica di pane (gonfia lo stomaco) e, come per gli altri cani, dolci e cioccolato. Da evitare anche patate, fagioli e pisello: fermentano nello stomaco, provocando gas.
Una o due volte la settimana sarebbe preferibile sostituire la carne con pesce azzurro o pesce bianco, senza pelle e senza spine: merluzzo, cernia o platessa. Altri sostituti della carne possono essere il formaggio magro (ricotta o fiocchi di latte) e l’uovo, da dare non più di una volta a settimana. Il rosso deve essere crudo, mescolato a riso o pasta, il chiaro va bollito.
C’è una grande confusione attorno al Cavalier King Charles Spaniel, come attorno a molte altre razze di cani dopotutto. Cominciamo subito a fare un po’ di chiarezza: non esistono versioni del Cavalier King nani, baby, toy, giganti e così via. Forse la confusione deriva dalla somiglianza del Cavalier King con il King Charles Spaniel, che è però un’altra razza nata da un incrocio con il Carlino. Dunque, il consiglio è quello di diffidare da chi propone una versione toy che non esiste e che sarà sicuramente il risultato di un accoppiamento con qualche altra razza.
Cavalier king toy: esiste davvero?
C’è una grande confusione attorno al Cavalier King Charles Spaniel, come attorno a molte altre razze di cani dopotutto. Cominciamo subito a fare un po’ di chiarezza: non esistono versioni del Cavalier King nani, baby, toy, giganti e così via. Forse la confusione deriva dalla somiglianza del Cavalier King con il King Charles Spaniel, che è però un’altra razza nata da un incrocio con il Carlino. Dunque, il consiglio è quello di diffidare da chi propone una versione Cavalier King Toy che non esiste e che sarà sicuramente il risultato di un accoppiamento con qualche altra razza.
Ma poi, ci chiediamo perché tanti problemi attorno ad un toy, quando il Cavalier King è un cane perfetto già così com’è. È molto piccolo e solitamente pesa tra i 5 e gli 8 kg. Ha un bel manto setoso a pelo medio e delle lunghe orecchie. Nonostante abbia la parte frontale della faccia un po’ schiacciata e gli occhioni grandi, è molto regale e proporzionato nelle sue forme.
Non per niente, non era difficile vederlo nei salotti del re Carlo I, da cui pare abbia preso proprio il nome; pare che a quel tempo fossero molto apprezzati in ogni luogo pubblico. Compariva spesso nei dipinti di artisti celebri e anche oggi viene molto apprezzato da artisti e personaggi pubblici, come il famoso di Sex and the City appartenente a Charlotte.
Spesso i cani di piccola taglia non hanno un bel carattere, ma il Cavalier King è un’eccezione, perché è dolce ed ubbidiente e non è aggressivo anche se a volte si mostra un po’ irrequieto. È un amante del movimento e vuole giocare spesso, per questo è consigliato a famiglia con bambini piccoli. è molto rispettoso ed è spesso il protagonista delle pet therapy. Stiamo parlando di una razza molto apprezzata, ma anche molto delicata: hanno occhi e orecchie delicate ed è sempre bene tenerlo controllato.
In questa guida spieghiamo quando castrare un gatto e perchè farlo.
QUANDO CASTRARE IL GATTO
Non esiste un periodo unico per castrare il gatto di casa; è un’operazione che si può fare anche quando l’esemplare è in età adulta. Tuttavia, i veterinari, solitamente, consigliano la castrazione a partire dai 6 mesi o appena prima l’inizio della stagione degli amori.
Altri veterinari, invece, sono dell’avviso di castrare il gatto intorno al primo anno, quando l’animale ha quasi completato la propria crescita. Altri ancora sono propensi alla castrazione precoce, cioè all’età di 4 mesi circa; questa viene consigliata in particolare alle gatte femmine, oppure viene scelta da coloro che si occupano di colonie di gatti randagi. Al momento, non sono stati riscontrati particolari problemi legati alla castrazione precoce, tuttavia, resta la procedura meno seguita, in quanto desta ancora numerosi dubbi tra i padroni degli animali.
PERCHÉ CASTRARE IL GATTO
Le motivazioni per fare castrare il gatto sono innumerevoli e non riguardano solo il controllo delle nascite. Iniziando dagli esemplari maschi, quando essi non sono castrati, tendono a marcare il territorio con il proprio odore, derivato dal rilascio di urina; questo odore è molto forte e pungente, inoltre, il liquido può rovinare tessuti ed elementi della casa. Poi, proprio a causa dell’istinto sessuale attivo, questi gatti sono propensi a lottare con gli altri gatti, provocandosi ferite e graffi. Queste ferite sono doppiamente pericolose, in quanto possono comportare il rischio di contrarre o trasmettere alcune tipiche malattie infettive feline, come la FIV e la FeLV. Infine, i gatti maschi non castrati tendono a non far ritorno a casa durante i loro pellegrinaggi; inoltre, essendo più mobili, corrono maggiormente il rischio di essere investiti. Per le gatte femmine, si aggiungono altre problematiche, prima fra tutte il periodo in cui vanno in calore. Le gatte non sterilizzate vanno in calore più volte all’anno, spruzzando urina e miagolando forte, per far capire ai maschi che sono pronte per l’accoppiamento. In questi periodi, inoltre, sono piuttosto aggressive. Non di meno, le gatte non castrate rischiano maggiormente l’insorgere di alcune patologie, come le infezioni all’utero.
CASTRARE IL GATTO: GLI EFFETTI
Una volta visto quando castrare il gatto e perché è importante farlo, occorre analizzare gli effetti generati sulla vita dell’animale. Come primo aspetto, i gatti castrati sono più tranquilli, in quanto non più soggetti agli istinti sessuali che li portano a combattere tra loro per la conquista della gatta con cui accoppiarsi. Parallelamente, cessano tutti i comportamenti sopracitati. Tuttavia, ci sono degli effetti collaterali a livello fisico, come la tendenza all’aumento di peso. Una conseguenza più pesante riguarda il funzionamento dei reni e delle vie urinarie, che lavorano in modo meno efficiente nei soggetti castrati. Comunque, nonostante gli effetti meno positivi, è importante castrare i gatti di casa, in quanto si riducono tantissimi problemi legati al loro aspetto più selvatico.