Categoria: Cani

  • Japanese Chin – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Japanese Chin, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Carattere del Japanese Chin

    Il japenese chin rispetto alle altre razze si sente subito legato al proprio padrone da un amore profondo e indefinibile: è questo sentimento che lo fa obbedire alla volontà del suo proprietario, a cui non si sente mai subordinato, infatti la sua vispa personalità e la sua innata intelligenza gli permettono di accontentare le richieste del padrone in tutto e per tutto senza sentirsi  un “suddito”.

    Va matto per i bimbi e gli piace anche fare amicizia e giocare con gli altri cani, è anche uno dei rari cani che stranamente accetta la presenza nel suo stesso territorio di altri animali, come gatti o conigli. Il suo carattere lo porta a rispettare le regole, ma sa essere un gran giocherellone  spesso un po’ troppo birbantello, ma vale la pena averlo in casa perché è uno straordinario compagno con cui condividere la giornata, simpatico e spensierato.

    Attenzione solo a quello che gli concedete: se gli viene permesso di saltare sul divano o su una sedia, quel divano e quella sedia saranno per sempre di sua proprietà e difficilmente cambierà abitudini. Capirete subito quando il vostro japanese chin è particolarmente contento: tutti gli esemplari della razza hanno infatti il vizio di trattenere il respiro e di emettere un soffio con il naso quando sono felici. Anche il suo saluto è particolare rispetto a quello di altri suoi simili: emette un verso molto somigliante a quello di un canarino e lo accompagna da brevi e rapidi movimenti delle zampine posteriori, vi accoglierà quindi con un bentornato simile a una danza cerimoniale.

    https://www.youtube.com/watch?v=noHmLGPEJ3M

    Storia del Japanese Chin

    Il japanese chin è di sicuro un cane imperiale: se anche la leggenda che lo vuole al fianco di Buddha quale suo amico prediletto fosse solo una fantasia, non lo è invece la preferenza che l’imperatore Hiroito dava a questa razza lasciando invadere il palazzo da almeno una ventina di esemplari.  Si tratta di sicuro di una razza molto antica, che nasce dopo una serie di incroci tra vari altri cani: questi incroci sembra  che ebbero inizio addirittura nel 700 d. C. in Cina e lo dimostrerebbe la citazione in un antico volume cinese  di un cane dalle fattezze simili al chin.

    Vero è che alcuni esemplari somiglianti al chin nel 723 d. C. partirono dalla Corea per approdare alla corte nipponica: doveva trattarsi di sicuro di antenati dell’attuale japanese chin, ovvero la razza nota col nome di Shoku-ken. Il Chinu no inu, ovvero il cane Chin, viene citato per la prima volta in un testo di letteratura giapponese risalente alla metà del Cinquecento: questa citazione porta a credere nella possibilità che il japanese chin abbia effettivamente origini orientali. Nel periodo Edo, ovvero dal 17° al 18° secolo, gli allevatori usavano omaggiare le mogli dei Samurai più in vista dell’epoca  regalando loro un piccolo Chin, e fu proprio questo semplice dono a contribuire alla diffusione della razza in tutto il Giappone. In  questo stesso periodo dev’essersi formato anche quel suo carattere tranquillo, sereno e gioioso e soprattutto  quella che è rimasta la sua caratteristica peculiare, ovvero vivere in casa ed essere abituato alle sue regole, senza sentire il bisogno impellente di andare fuori a scorrazzare. Questa particolarità di considerare la casa come il suo universo, rendeva il piccolo chin uno zashiki al 100%, ovvero veniva considerato dai suoi padroni un ospite alla stregua di un essere umano, tanto da poter usufruire di un proprio tatami e di essere sistemato insieme al suo padrone nella stessa camera  .

    Il japanese chin arriva tardi in occidente: sembra proprio che uno dei primi testi che riporta l’esistenza di questa razza in Europa sia stato scritto dal capitano Saris che ricevette in dono proprio dall’imperatore del Giappone un piccolo chin nel 1613. Nel 1853 toccò invece al commodoro Perry tornare in patria con alcuni esemplari di japanese chin al seguito, alcuni dei quali ebbero l’onore e l’onere di questi diventare stabili inquilini della Casa Bianca. Poiché i chin assomigliavano molto ai carlini dato il lungo pelo di colore bianco e nero, nel 1800 Perry decise di regalarne alcuni anche all’ammiraglio Sterling della flotta inglese affinché li recapitasse in dono alla regina.

    Nemmeno a dirlo, la razza riuscì subito a conquistare la famiglia reale e l’aristocrazia britannica tanto da avere una sorta di proprie fan a corte: la stessa regina Alessandra fu immortalata in un ritratto insieme alla figlia Vittoria con in braccio alcuni esemplari di japanese chin a cui si erano affezionate. Nel 1897 probabilmente proprio perché si trattava di una razza molto amica della corte reale, il japanese spaniel viene riconosciuto ufficialmente come razza dal Kennel Club e ciò portò al cambiamento di nome da spaniel a chin e alla sua inevitabile diffusione in Europa agli inizi del ‘900. Il nome attuale venne registrato probabilmente insieme a quello dello stesso Kennel Club, e così dal 1905 non si parlerà più di japanese spaniel ma di japanese chin.

    Come Allevare un Japanese Chin

    I tipici colori del manto del chin sono il bianco e il nero oppure il rosso e il bianco, ma mai il tricolore. Il rosso in particolare è accettato nelle sfumature del sabbia, del limone e dell’arancio. Attenzione  che il colore sia presente sulle guance, sulle orecchie e nelle macchie del corpo. Invece il bianco è uniforme, non  maculato. Poiché  la razza presenta un pelo lungo e folto, molto setoso e soffice, va spazzolato regolarmente almeno una volta a settimana, frequenza che dovrà cambiare soprattutto durante i periodi della muta.

    Il japanese chin è un cane insospettabilmente molto vivace, attivo e intelligente e dal carattere sempre allegro. Dal muso a peluche quasi non si direbbe che questo batuffolino nasconde una grande carica e un’impetuosa vitalità eppure  ama condividere con il padrone anche l’atmosfera casalinga, gli piace anche giocare e correre e per questo può essere il compagno di giochi ideale per i bambini, che considera quasi suoi pari. La casa è il suo mondo, il suo ambiente preferito dato che vi è nato, ma ciò non significa che sia un cane delicato o debole, anzi nasconde una forza e una resistenza inimmaginabili che lo rendono un buon compagno anche per le persone anziane: con la sua allegria riesce infatti a riempire le giornate delle persone sole trasmettendo loro tutto il calore di cui è capace. Inoltre non abbaia senza una ragione, quindi è anche un cane discreto e rispettoso.

    Come per qualsiasi animale che vive in casa, fin da cucciolo deve apprendere quali sono le regole da rispettare, ma dopo avergli impartito le buone maniere si rivelerà naturalmente molto educato e discreto, tanto da sapere da solo la distanza da mantenere con le persone estranee, ma senza abbaiare o ringhiarle contro: non è infatti nemico di nessuno. Il chin ama essere amato e soprattutto va matto per le coccole e le attenzioni del suo padrone, tanto da esprimergli il suo apprezzamento attraverso il suo tipico verso che ricorda quasi il cinguettio di un canarino. La sua principale dote è quella di saper tenere compagnia e amare il suo padrone per cui rappresenta un amico fidato per persone di qualsiasi età. Il suo difetto, se così si può definire, è quello di detestare di rimanere solo, non sopporta la solitudine per cui se il padrone ha la necessità di lasciarlo solo per qualche ora, deve saperlo abituare prima e insegnargli a stare senza compagnia.

    Non soffre di problemi di salute anzi, i maschi della specie si sono dimostrati molto longevi e forti, mentre le femmine potrebbero soffrire solo nel periodo del parto, per cui si consiglia di farle seguire da un buon veterinario. Il japanese chin è una razza poco conosciuta e diffusa in Italia, per cui se si è deciso di voler ospitare in casa un esemplare è  meglio rivolgersi direttamente presso allevamenti specializzati e riconosciuti dall’Enci.

    Lo standard

    Presente anche nelle opere di Monet e di Earl e raffigurato in una serie di francobolli stampati nel ’45 in Giappone, il japanese chin è un batuffolo di pelo dal colore bianco con macchie nere o rosse, ha una testolina grande ma proporzionata alla sua taglia, il cranio è largo e dalla fronte rotonda, con narici larghe.

    Il musetto è molto corto, sembra quasi schiacciato, le labbra si arrotondano su ogni lato delle narici, mentre la mandibola piccola è forte e dritta e sa addentare anche pezzi di carne molto grossi. Gli occhi sono molto grandi, scuri e distanti tra loro tanto da far sembrare quel suo sguardo un po’ “strabico”, ma in realtà si tratta di una caratteristica della razza. Infatti  è molto apprezzato che si intraveda il bianco degli occhi perché conferisce una vena di stupore a quel dolce musetto.

    La coda è corta ma dal pelo folto e lungo, le zampine anteriori si presentano snelle, dritte e ben frangiate mentre  quelle posteriori sono leggermente più angolate. I piedi piccolini sanno muoversi velocemente e sono tutti ricoperti da pelo in abbondanza. Gli esemplari maschi non superano i 25 cm di lunghezza per una media di 3 kg di peso, mentre le femmine sono leggermente più corte. Il japanese chin è indubbiamente un cane di piccola taglia ma si presenta dall’aspetto compatto, grazioso ed elegante, e si caratterizza per il portamento particolarmente “regale” e per l’andatura fiera ed eterea.

  • Norfolk Terrier – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Norfolk Terrier, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Carattere

    Risultato di diversi incroci di razze effettuati da contadini e cacciatori locali durante la prima metà del Novecento, il Norfolk ha origini britanniche e, come suggerisce il nome stesso, è una razza selezionata nella contea omonima. Sembra che il primo Norfolk Terrier si chiamasse Rags: doveva essere un esemplare piccolo di costituzione, ma che si contraddistinse per le qualità genetiche talmente prepotenti da assicurare a tutta la sua progenie innegabili doti fisiche di forza e resistenza e soprattutto un carattere socievole e testardo. Rags doveva avere uno dei genitori di razza Terrier dal pelo rossiccio che a sua volta derivava da accoppiamenti tra Yorkshire e Terrier irlandesi, mentre l’altro doveva essere un Aberdeen Terrier.

    Oggi si ipotizza che i Norfolk Terrier siano stati ulteriormente migliorati facendo accoppiare addirittura esemplari di razza Bedlington con esemplari di Terrier irlandesi e scozzesi, ma non si ha alcuna certezza che questi ulteriori incroci siano realmente avvenuti. Sicuro è che la razza è stata riconosciuta come a se stante solo tardivamente: il Kennel Club infatti solo nel ’64 distinse la razza in Norfolk Terrier, che si caratterizzava per le orecchie più piccole e rivolte verso il basso, e in Norwich Terrier, che invece aveva le orecchie dritte e a punta.  Dapprincipio il Norfolk veniva usato come cacciatore di animali di piccola taglia dai contadini nelle campagne britanniche, e in retaggio di questa sua occupazione è importante sapere, se si decide di prendere in casa un Norfolk, che bisogna farlo scorrazzare libero per un certo numero di ore al giorno. Si tratta infatti di un cane dalle mille energie che ha bisogno di essere impegnato in qualche attività simile alla caccia, per cui necessita di tanto moto giornaliero e, in virtù delle sue qualità caratteriali e fisiche, bisogna concederglielo.

    Il piccolo Norkolf Terrier è un cane che non conosce la paura, è sempre sull’attenti a ogni minimo rumore o fruscio perché si sente pronto a scattare se necessario. Anche se di stazza piccola, è molto agile soprattutto negli spazi angusti e ristretti, per questo se c’è da mandar via un inquilino indesiderato, come topolini o lucertole, su di lui potete contare. Con l’uomo è molto socievole e affettuoso, gli piace stare anche a contatto con altri cani e ciò sottolinea quanto sia un cane amichevole a cui piace la compagnia, nonostante quella sua testardaggine tipica dei Terrier.

    Caratteristiche

    Il manto del Norfolk Terrier non è morbido, anzi assomiglia a una sorta di fil di ferro; infatti si erge ben dritto ed è molto aderente al corpo. Il pelo è evidentemente più lungo sul collo e sulle spalle, mentre quello che ricopre la testa e le orecchie è più corto e liscio, il musetto si contraddistingue per dei leggeri baffetti e le sopracciglia evidenti. Dato che si tratta di una razza dedita alla caccia e che viveva nelle campagne inglesi, la toelettatura non dev’essere fatta troppo spesso perché deve mantenere un aspetto un po’ più selvaggio. Il colore del manto può comprendere tutte le sfumature di rosso, grano, nero-focato e brizzolato, mentre eventuali macchie bianche sono permesse ma non desiderate negli esemplari della specie.

    La testa è fiera, dal cranio largo e rotondo, le orecchie sono abbastanza distanti tra loro e rivolte in giù. Il musetto ha una forma a cuneo con labbra ben tese e mascelle robuste che tendono a chiudere a forbice. Anche  i denti sono forti e robusti, e si caratterizzano per l’essere impiantati in maniera perpendicolare alle mascelle.

    La forma degli occhioni del Norfolk Terrier è decisamente ovale, il colore in genere è nero o comunque scuro. La coda è di media lunghezza, e il suo spessore maggiore all’attaccatura si assottiglia man mano che si avvicina alla punta. Il Norfolk tende a portare la coda sempre dritta e in maniera fiera. Dallo sguardo vivace e intelligente, il Norfolk Terrier è decisamente quello della specie dei Terrier dalle dimensioni più piccole: nonostante ciò possa sembrare un difetto, in realtà il suo corpicino è compatto e l’ossatura robusta. Un vero campione delle campagne.

  • Come Giocare con il Cane

    L’importanza del gioco per i cani non è meno importante di quella che l’attività ludica assume per i bambini piccoli. Non è sufficiente riempire il proprio cucciolo di passatempi e palline varie ma quello che conta è coinvolgerlo in giochi fantasiosi e creativi che lo facciano sentire parte di un progetto comune. Lo stesso, in fondo, accade per i bambini: quando sono piccoli, infatti, non badano al prezzo del loro giocattolo preferito, ma piuttosto hanno a cuore che la loro mamma e il loro papà giochino insieme a loro e che capiscano quanto siano bravi nel fare o non fare una determinata cosa. Insomma, ciò che conta per i cuccioli non è la quantità del tempo che trascorrono con il loro padrone, piuttosto la qualità. I cani sono degli eterni giocherelloni e spesso, anche dopo i 10 anni, non intendono rinunciare a passare qualche ora a giocare in compagnia del loro padrone. Inoltre, proprio come accade nei bambini, la presenza del padrone è di fondamentale importanza per il cane che tende ad identificarlo come un piccolo grande eroe e, di conseguenza, ad essergli sempre più fedele e ubbidiente.

    Il gioco aiuta a creare la relazione, ma è anche utile a
    -apprendere: il cane, infatti, apprende giocando e quale metodo migliore per insegnare qualcosa allora, se non quello di divertirsi lavorando sulle emozioni positive; l’educazione si insegna proprio giocando, perché un cane motivato impara molto più velocemente
    -creare fiducia, cooperazione, intesa
    -imparare le regole, comprese quelle dell’interazione sociale
    -allenare la concentrazione e l’uso della mente
    -lavorare sulla calma e sulla fluttuazione degli stati emotivi (mi eccito, ma poi so tornare tranquillo)
    -allenare la coordinazione
    -lavorare sull’autostima superando piccole o grandi prove
    -fare nuove esperienze e si acquisiscono nuove abilità e spesso si scoprono talenti nascosti.

    C’è quindi qualche cosa che va oltre il lancio della pallina o quello del bastone, della corsa o dei giochi di lotta. I cani, in effetti, capiscono e condividono cose molto più complesse ed importanti: riconoscono l’arrivo dell’auto del proprio padrone e sanno perfettamente qual è l’ora del pranzo o della cena. La loro intelligenza è davvero enorme ed è possibile coltivarla in modo concreto con delle conseguenze positive sia per l’animale stesso che per il suo padrone. Basta davvero poco per rendere felice il vostro cane e mettere in moto il suo cervello. Il gioco, da questo punto di vista è il mezzo migliore per coltivare l’intelligenza del vostro amico a quattro zampe.

    In realtà quando i cani fanno troppo movimento e sempre uguale (lancio-corri-prendi-riporta/lancio-corri-prendi-riporta) rimangono eccitati e spesso nervosi: queste attività con la pallina, con il legno, o peggio con un sasso diventano delle vere e proprie ossessioni.
    I cani hanno bisogno di un giusto equilibrio tra l’attività fisica, di movimento e le attività “intellettuali”. I cani attivi mentalmente rimangono giovani più a lungo e tanti cani anziani, stimolati nella maniera corretta, dimostrano che il gioco non stanca mai.
    Cani particolarmente eccitabili poi, con il gioco, possono allenare la concentrazione, predisporre la loro mente alla calma, soprattutto con giochi tranquilli, come quelli che richiedono l’uso dell’olfatto.

    Tra i migliori giochi ci sono i giochi di fiuto: a tutti i cani, infatti, piace annusare e qualsiasi cosa gli capiti sotto tiro viene annusata con curiosità. Il fiuto, quindi, può essere utilizzato anche per giocare. E’ sufficiente procurarsi tre bicchieri di plastica e metterli dinanzi al cane come fosse il gioco delle tre carte in cui vince il premio (un bocconcino) se lo trova sotto il bicchiere giusto. Il cane potrà spostare i bicchieri con la zampa o con il muso oppure, è possibile insegnargli ad alzare i bicchieri con il muso.

    Inoltre, sarebbe utile stimolare le capacità di un cane semplicemente utilizzando una bottiglia di plastica bucata in mezzo in cui si lascia passare un bastoncino che fa da perno. A questo punto si lascia cadere un goloso bocconcino nel collo della bottiglia e lo mettiamo davanti al muso del cane: dopo un po’ di tempo, con il muso o con le zampe il cane studierà la strategia migliore per mangiare il bocconcino e scoprirà il modo giusto per far ruotare la bottiglia sul perno e far uscire il contenuto. Questi sono solo due piccoli esempi che possono aiutare il padrone a sviluppare le attitudini mentali del suo cucciolo; in realtà, i giochi che si possono fare sono moltissimi e – spesso- variano anche in base al cane.

    Fare attività piacevoli insieme al nostro cane, come giocare, ci aiuta a stringere e consolidare il rapporto con lui e, accreditandoci ai suoi occhi come occhi partner interessanti. Partecipare a nuove iniziative e fare cose diverse è molto stimolante per il cane. E allora giochiamo! Tutto quello che ci serve è una coda “scodinzolante” e un bel sorriso!

    In ultimo una raccomandazione pratica: ricordiamoci che il cibo e i giochi rappresentano una risorsa molto preziosa per il cane e che, per questo motivo, non vanno mai mostrati e utilizzati al parco in presenza di altri cani.

    Giochi da Fare con Cane

    Ma quali giochi possiamo fare insieme. Un gioco classico è quello di lanciare la pallina, ma dobbiamo ricordarci di farlo con due palline, o due cerchi, due legni, due pigne. In questo modo insegneremo al cane lo scambio e, soprattutto, che noi non portiamo mai via nulla, quindi lavoreremo sulla fiducia. Non ha importanza se il cane non ci riporta subito la pallina: piano piano lo farà in maniera quasi automatica, perché avrà imparato che appena la lascerà, lanceremo immediatamente quello che abbiamo in mano.

    La pallina è utile anche per insegnare giochi di controllo, di calma e di attesa, per far concentrare il cane, fargli usare la mente e capire da solo cosa deve fare. Ricordiamoci che i cani, tutti i cani, adorano usare il naso più di qualsiasi altra cosa. A esplorare, trovare, scoprire, seguire piste traggono grande soddisfazione, gratificazione, benessere! Facciamogli allora cercare dei bocconcini tra le foglie del bosco o di un prato. Per lui sarà un vero spasso.

    Divertenti sono anche i giochi di attivazione mentale o di abilità che possiamo fare anche a casa nelle giornate di pioggia, oppure per stimolare la mente del nostro cane anziano. In questo caso il nostro amico a quattro zampe deve impegnarsi nel risolvere piccole prove di abilità per trovare i croccantini celati in qualche nascondiglio. I cani poi, come tutti sanno bene, adorano masticare, un’attività che li rilassa e predispone alla calma: un bell’osso di bufalo è per loro un passatempo ideale.

    Per chi ha tempo e voglia di cimentarsi in qualche attività sportiva insieme al proprio amico peloso, è possibile partecipare a corsi di disc dog, agility dog, dog dance eccetera. Un’attività cinofila ancora poco diffusa ma da prendere in considerazione è la mobility dog. Molto simile all’agility per gli attrezzi impiegati, ha il vantaggio di non prevedere alcuna competizione.

    Non è infatti una gara a tempo, semplicemente un’esperienza coinvolgente per il cane che si diverte facendo nuove esperienze con attrezzi come il tunnel, la bascula, lo slalom ecc. Qualsiasi gioco si faccia con il nostro cane, è importante che piaccia non solo a noi ma anche e soprattutto al nostro cane. E dopo qualsiasi attività rispettiamo sempre i tempi di riposo e recupero del cane: imparare stanca! Anche una semplice passeggiata può diventare una bella avventura se impariamo a sfruttare quello che la natura ci offre, le idee vengono camminando.

    I tronchi possono diventare degli ostacoli da saltare, i ruscelli sono ideali per qualche piccolo gioco acquatico, gli alberi sono perfetti per fare lo slalom. In ogni caso, per giocare ed essere felici con il nostro cane, non dobbiamo spendere del denaro e nemmeno andare in giro con uno zaino carico di oggetti: è sufficiente stare insieme nella natura. In ultimo una raccomandazione pratica: ricordiamoci sempre che il cibo e i giochi rappresentano risorse molto preziose per il cane e che, per questo motivo, non vanno mai mostrati e utilizzati al parco in presenza di altri cani.

  • Rapporto tra Cane e Padrona – Cosa Bisogna Sapere

    La relazione tra l’uomo e il cane è basata soprattutto sulla fiducia, sulla sintonia e su una reciproca collaborazione. Per la verità, il rapporto tra uomo e cane non è sempre stato pensato in questi termini; solo negli ultimi anni, infatti, la relazione tra il cane e il padrone è stata analizzata in termini diversi anche per merito dei cambiamenti sociali e culturali che si sono verificati e – grazie ai quali – i cani hanno assunto un valore sempre più importante che spinge gli uomini, o una buona parte di chi li ama, a trattarli con maggiore rispetto.

    Fino a quaranta anni fa, in effetti, era dominante l’idea secondo la quale il cane dovesse svolgere un mero ruolo di compagnia per l’uomo e per questo motivo, a partire dalla scelta della razza, per poi passare alla fase di addestramento e finire nel modello di gestione, ci si preoccupava quasi esclusivamente di predisporre il cane al particolare compito affidatogli e a impostare un training specifico di obbedienza al padrone. In passato, quindi, il rapporto tra cane e padrone era molto pratico ed era esclusivamente basato sull’idea che il cane fosse una compagnia per l’uomo e tale doveva rimanere. Il cane, quindi, aveva un suo spazio nel box o una sua cuccia in giardino e gli era permesso di stare in casa solo per fare compagnia al suo padrone, mettendo in pratica un compito ben preciso e circoscritto all’interno delle mura di casa. Anche nei momenti in cui, il padrone concedeva al cane la possibilità di passare delle ore all’interno della casa, l’animale continuava a non essere considerato come un vero e proprio compagno di vita. Semmai era più un oggetto, un surrogato, una specie di scaldino affettivo.

    L’evoluzione del rapporto cane padrone

    Sicuramente queste situazioni esistono ancora oggi dal momento che i cambiamenti, specie a livello redazionale, sono sempre graduali. In Italia, ad esempio, in alcune valli alpine, in Maremma oppure nelle zone interne del meridione, è possibile ancora riscontrare queste culture cinofile antiche. Ma è anche vero che, a partire dalla seconda meta del 900, c’è stato un cambiamento radicale nel modo di trattare gli animali. Questo è avvenuto principalmente per merito di due fenomeni: da una parte, c’è stata la nascita del movimento animalista che ha posto l’accento sul valore spirituale degli animali intraprendendo una dura lotta contro la considerazione dell’animale come ‘oggetto’ e imponendo una linea di pensiero diversa che vede l’animale come un soggetto, quasi analogo, a quello umano.

    In questo modo il cane è diventato parte integrante della famiglia e la sua presenza all’interno della casa non è legata ad un’azione che si concede al cane per un sentimento di pietà o di solitudine di cui il padrone è animato, ma è l’esito di una precisa volontà espressa dall’uomo che considera il cane come parte integrande della propria quotidianità. Ecco perché oggi si usano espressioni del tipo ‘adottare un cucciolo’ al posto di ‘acquistare un cane’: perché in effetti, il cane viene assimilato ad un bambino più che ad un animale. L’educazione del cane, quindi, è diventata più gentile ed assumono sempre più importanza anche espressioni linguistiche più vicine al mondo umano che a quello animale. A tutti, infatti, sarà capitato di rivolgersi al proprio cane come ad un bambini, specie quando è malato o giù di tono. Da padrone del cane, quindi, l’uomo si è trasformato in amico e compagno per cui non c’è più un rapporto verticale, bensì orizzontale dal momento che l’uomo mira a condividere qualcosa con il proprio cane e non semplicemente ad imporgli un comando.

    Evitare di trattare il cane come un bambino

    Preoccuparsi del proprio cane, tuttavia, non deve significare trasformare il proprio cane in un essere umano. In alcuni casi, in effetti, l’atteggiamento dell’uomo verso il proprio cane sempre essere eccessivo poiché si tende a pensare che effettivamente il cane possa avere le stesse necessità del bambino, cosa non affatto vera. Trattare un cane come un bambino, in effetti, può diventare anche pericoloso: il cane chiede di essere trattato da cane, ossia secondo le proprie esigenze etologiche. Banalizzazione e pietosismo, infatti, possono risultare pericolosi.

  • Cani da Riporto – Razze, Addestramento e Caratteristiche

    Tra i cani da riporto un ruolo di primo piano lo ha il Golden Retriever.

    I cani da riporto Golden Retriever sono affettuosi e sempre disponibili nei confronti del loro padrone. In realtà, questi cani sono affabili e giocherelloni con tutti, sia all’interno della famiglia che fuori. Ecco perché per tanti uomini la loro compagna equivale ad avere accanto dei veri e propri compagni di vita.

    Il carattere di questi cani è sicuramente legato alla loro storia ma anche alla selezione che, nel corso del tempo, ha consentito di avere i cani che oggi conosciamo. Il Golden, in effetti, è nato proprio come cane da riporto: come gli altri retriever, si tratta di una razza nata per lavorare fianco a fianco con l’uomo in attività che necessitano una grande sicurezza e facilità di addestramento oltre che un grande senso di equilibrio. In sostanza i cani Golden retriever sono abili nel cacciare insieme agli uomini e, in particolare, nel ‘riportare’ loro la selvaggina catturata.

    Oltre la vita di caccia, però, questi cani hanno coltivato anche quella di casa, all’interno della famiglia. Tuttavia, è proprio all’attività del riporto che questi cani devono le proprie caratteristiche fisiche e caratteriali: in effetti, non era semplice destreggiarsi su terreni irregolari che il più delle volte erano anche fangosi e pieni di ostacoli. Nonostante questo l’attività di riporto di questi cani oggi non si lega più soltanto alla caccia.

    Caratteristiche dei cani da riporto

    Le caratteristiche di un perfetto cane da riporto sono fissate da alcuni parametri stabiliti da standard internazionali. Innanzitutto questi esemplari devono possedere un buon steadiness, ossia devono avere un atteggiamento calmo e paziente che si traduce, quindi, in una grande attenzione durante la caccia. In tutti i casi, il Golden deve camminare al fianco del padrone senza essere disturbato né tantomeno il padrone deve disturbare lui.

    In tutti i casi, però, il cane deve conservare alta la concentrazione perché il suo compito è quello di memorizzare il terreno di caccia e ricordare, in modo puntuale, il punto esatto in cui cadono i selvatici colpiti. Il Golden Retriever è perfetto per questo compito perché in lui lo steadiness è assolutamente naturale, pertanto per questi cani non è difficile mantenere calma e concentrazione e – al contempo – memorizzare tutto. Altri cani, nelle medesime condizioni, si lascerebbero distrarre da ogni cosa.

    Il lavoro di riporto del Golden

    L’attività del riporto per i cani Golden retriever è molto faticosa ma, allo stesso tempo, gratificante. Per questi esemplari, come per tanti altri a dire il vero, lavorare e rendersi utile per il proprio padrone è fondamentale ed è fonte incondizionata di piacere. Questo lavoro, però richiede alcune doti fisiche essenziali: un utilizzo preciso dell’olfatto, abilità nella ricerca, resistenza alla fatica e capacità di muoversi su terreni dotati di una morfologia particolare e di varia natura, come l’erba alta, i cespugli, le rocce, il fango e l’acqua.

    E’ indubbio che, dietro un eccellente lavoro di riporto, ci sia anche un grande legame tra cane e padrone: il cane va addestrato nonostante le sue doti innate in modo che sia in grado di rispondere correttamente alle indicazioni anche a grande distanza: deve ascoltare ed obbedire senza lasciarsi distrarre dall’ambiente che lo circonda. Infine, il riportatore deve essere docile: dopo aver recuperato la preda, infatti, deve tornare per consegnarla spontaneamente e dolcemente nella mano del padrone.

    Tuttavia, è bene sapere che per conoscere l’abilità del Golden Retriever nel riporto non è obbligatorio andare a caccia insieme. In tutto il mondo, infatti, vengono usati oggetti alternativi che sono di materiali e forme differenti. In questo modo, i padroni mettono alla prova l’abilità di questi cani nascondendo oggetti oppure lanciandoli. L’utilizzo di questi oggetti, quindi, consente al padrone di vivere le emozioni e lo straordinario senso di sinergia che solo l’attività del riporto è in grado di regalare ai padroni.

    Le prove ufficiali sono organizzate su terreni naturali che simulano tutte le diverse situazioni in cui potrebbe trovarsi il cane quando deve eseguire una reale attività di riporto. Durante i Working test si utilizzano solo i riportelli che servono per l’addestramento, mentre i giudici attribuiscono i voti in base a tutti i riporti. In generale, la valutazione si basa sul legame che esiste tra il cane e il padrone ma anche sulla capacità che l’animale dimostra nel memorizzare il punto preciso in cui cadono gli oggetti, oltre che sull’abilità nel battere il terreno utilizzando l’olfatto, sulla condotta del piede e la bravura del cane nello stare accanto al conduttore senza disturbarlo o intralciarlo.

    Il riporto ‘visto’ dal cane

    Dal punto di vista dei cani di riporto quest’attività è completamente priva di logica. In sostanza, i cani fanno un’enorme fatica nel fiutare la preda e, anziché tenerla per sé, devono affidarla al padrone. L’istinto dell’animale, infatti, sarebbe quello di catturare il boccone e tenerlo per sé, non quello di regalarlo.

    Questo atteggiamento naturale viene cancellato completamente nei Golden, e in tutti i retriever. In tutti i casi, però, anche un riportatore come il Golden va educato e messo nelle condizioni di imparare bene come deve comportarsi. Per insegnarli il riporto esistono molte tecniche di base che si possono insegnare a partire dai 5/6 mesi di vita e che tutti i padroni possono sperimentare per vivere quest’avventura insieme ai propri animali.

    Come addestrare un cane da caccia

    In modo più semplice per vivere il riporto insieme al proprio Golden è quello di utilizzare riportelli leggeri che siano facili da individuare per il cane. Per iniziare, si lancia il primo riportello e si fa in modo che il cane non si muova. In questo caso, se il cane non è addestrato si può anche utilizzare il guinzaglio. I comandi sono due: il ‘resta’ che va detto con forza al cane quando si lancia il riportello e il ‘porta’ che, invece, quando chiediamo al cane di andare verso l’oggetto e di portarlo indietro. Se torna scodinzolante verso il padrone, la cosa giusta da fare è riempirlo di premi e complimenti; se, invece, resta in disparte con il riportello allora il padrone deve lanciare un altro oggetto e – contemporaneamente – recuperare il primo. Naturalmente quest’operazione va ripetuta più volte affinché il cane la acquisisca completamente come naturale.

    Successivamente, si passa alla seconda fase. A questo punto il cane avrà imparato a lasciare il riportello: quando lo fa spontaneamente va premiato con i complimenti e, nel momento in cui aprirà la bocca per consegnarlo, il comando del padrone sarà un semplice ‘lascia’. Se, invece, il cane non lascia spontaneamente l’oggetto, allora il comando da usare è ‘seduto’; a questo punto, il padrone comincerà ad accarezzarlo dietro le orecchie con un mano e con l’altra gli terrà fermo il mento. Dopo un po’, il cane si stancherà e mollerà da solo l’oggetto. Fatto, questo al padrone non resterà che premiarlo e ripetere più volte l’operazione fino a farla diventare naturale per il cane.