Categoria: Cani

  • Cane Alano – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Alano, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Cane Alano: storia e caratteristiche

    Il cane alano gode di una popolarità enorme che, tuttavia, non va al passo con la sua diffusione: nel 2011, ad esempio, in Germania sono statui riconosicuti circa 1300 esemplari contro il 1400 della Francia e i 1200 dell’Inghilterra. In Italia, invece, il cane Alano si ferma intorno alle 1000 iscrizioni. E’ importante sottolineare, però, che dalla fine del 2012 è stato ammesso un nuovo standard bianco con macchie nere. Si tratta di un cambiamento molto importante che concede agli Alani merli o a quelli grigio arlecchini si partecipare alle esposizioni.

    Il cane Alano è buono almeno quanto è grande: in famiglia, questo cane è sicuro di se, equilibrato, docile, affettuoso e molto legato ai bambini, verso i quali ha un atteggiamento protettivo e verso cui ha tantissima pazienza, dal momento che si lascia fare qualsiasi cosa senza mai perdere la pazienza. Nonostante sia grande, il cane alano in casa riesce ad essere poco ingombrante ed è capace di muoversi con grande delicatezza; è tendenzialmente pigro e ama sonnecchiare sul tappeto o sul divano senza dare fastidio. Inoltre, il cane Alano abbaia poco. E’ un cane quasi del tutto privo di aggressività e anche se nella maggior parte dei casi appare molto rilassato, è comunque adatto a fare da guardia e – all’occorrenza – sa essere anche aggressivo. Si tratta di un cane che si educa facilmente anche perché è intelligente e ricettivo nell’apprendimento. E’ molto importante, però, che i padroni siano coerenti con lui stabilendo le cose che si sono concesse e quelle che gli sono vietate con molta precisione. In generale, verso gli estranei ha sempre un atteggiamento schivo e riservato.

    Tutti i colori del cane Alano

    Nel cane alano ci sono diverse colorazioni ammesse

    colore fulvo: si tratta di un colore giallo oro che varia da quello chiaro a quello intenso con maschera nera. In generale, sono poco desiderate le macchie bianche al petto e ai piedi.

    Colore tigrato: varie tonalità di tigrature su fondo fulvo che devono essere marcate e non sbiadite. Non sono ammesse macchie bianche.

    Colore nero: un classico è il nero lacca con l’ammissione di piccole macchie bianche al petto e ai piedi.

    Colore blu: è un colore blu acciaio puro che, anche in questo caso, ammette macchie bianche al petto e ai piedi.

    Arlecchino: in questo caso il cane Alano ha macchie a contorno strappato ben distribuite sul corpo.

    Mantel: nero sul corpo, macchie bianche su muso, collo, petto e ventre.

    Platten: colore di fondo bianco con grandi chiazze nere.

    Grautiger o blu arlecchinato: qui le macchie nere sono distribuite su un fondo grigio con l’ammissione di piccole macchie bianche.

    Cane Alano: di che cosa ha bisogno?

    Sin da quando è cucciolo, il cane Alano ha bisogno di attenzioni particolari. Tra i 4 e i 6 mesi di vita, ad esempio, è importante tenere sotto controllo eventuali problemi scheletrici legati alla crescita e in particolare alla rapidità di sviluppo e alle considerevoli dimensioni raggiunte da questo cane. E’ importante, comunque, prevenire le patologie della muscolatura attraverso un’alimentazione corretta ed equilibrata che lo soddifsfi completamente nei suoi bisogni senza mai correre il rischio di eccedere. Nonostante sia un cane grande, l’Alano non può stare sempre in giardino anche perché è un cane freddoloso ma soprattutto perché ha bisogno di un forte contatto con il suo padrone. E’ necessario educarlo con coerenza per evitare che, da grande, salga sui letti o si avvicini troppo alla tavola.

    Il cane Alano è un cane molto robusto ma come tutti gli altri cani di taglia enorme, non è un cane longevo ma vide in media 8 anni con delle variazioni importanti che sono registrate tra i cani che vivono in casa e quelli all’aperto. Non è un cane rustico e, per questo, le comodità di una casa lo aiutano a stare meglio.

    Tra i problemi piu’ frequenti di salute ci sono quelli congeniti alle palpebre come l’entropion, che consiste nel fatto che le ciglia si ripiegano verso il globo oculare e l’ectropion, che si verifica quando la palbegra si rilassa all’esterno. Il cane alano, inoltre, soffre anche di problemi alla terza palpebra come la flessione verso le’sterno della cartilagine e il rpolasso della ghiandola lacrimale che può arrossarsi e diventare piu’ voluminosa.

    Cane Alano: lo standard

    Come detto, il mantello di questo cane è ammesso in diverse colorazioni: fulvo, tigrato, arlecchino e  nero o blu sono quelle principali.

    La coda raggiunge il garretto: è attaccata alta e larga e si assottiglia progressivamente verso l’estremità. Quando è a riposo è distesa mentre quando il cane è eccitato si incurva a sciabola.

    Le orecchie per natura sono ricadenti, sono attaccate alte e sono di media grandezza.

    Il pelo, invece, è cortissimo fitto e lucente e, in generale, il corpo è grande e potente con una costituzione ben armoniosa.

    Infine, la testa del cane alano è lunga e stretta, finemente cesellata con uno stop nettamente pronunciato, il tartufo sviluppato e il muso profondo e molto rettangolare. Gli occhi sono di media grandezza e hanno un’espressione viva, intelligente ma anche molto amichevole.

  • Cane Mastino Napoletano – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Mastino Napoletano, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Cane Mastino Napoletano: storia e caratteristiche

    Il cane mastino napoletano è un vero e proprio pezzo di storia della cinofilia italiana tanto è vero che nel 2012 è stato elaborato un nuovo standard che ha introdotto delle modifiche importanti. I cambiamenti piu’ importanti sono stati introdotti in relazione alla testa, che non è piu’ i 3/10 all’altezza del garrese ma i 3,8/10, in relazione alla pelle per cui è stato precisato che le rughe e le pieghe agli occhi non devono comprometterne la funzionalità. Infine, anche sul peso è stato proposto 75-85 per i meschi e 60-70 per le femmine. Inoltre, alcuni problemi agli occhi come entropion ed ectropion sono stati definiti come ‘difetti gravi’. In passato i cani mastino napoletano venivano impiegati nei combattimenti; oggi, invece, questi cani sono pronti a sfoderare grinta e coraggio solo quando devono proteggere ciò che è affidato alla loro custodia.

    In famiglia, invece, il cane mastino napoletano è docile e buono e ha un innato istinto protettivo nei confronti dei bambini e – in generale – verso le persone più deboli. Questo molosso ha fatto della famiglia il suo punto di riferimento: ha bisogno del contatto fisico con il suo padrone a cui sta accanto in maniera discreta e, nonostante la mole, è capace di starsene per ore su una brandina apparesentemente sonnecchiante ma, in realtà, è pronto a reagire all’occorrenza. L’educazione dei cani mastino napoletano è fondamentale: questi cani, infatti, non obbediscono mai per sottomissione o per paura e, per questo motivo, sin da quando sono cuccioli è preferibile impostare con loro un rapporto basato sul rispetto reciproco in modo che trovino piacere nell’obbedire al padrone.

    Cane Mastino Napoletano: di che cosa ha bisogno?

    I progenitori del cane mastino napoletano sono due: il cane da corte e il cane da pagliaio. Il cane da corte è specializzato nella guardia della casa: in particolare, la sua taglia era contenuta, la testa era grossa e il cranio era voluminoso con rughe abbondanti. Inoltre, la muscolatura posteriore era abbastanza scarsa mentre il torace era ben sviluppato e il manto era di colore grigio ardesia.

    Il cane da pagliaio, invece, era adibito alla guardia dei bovini, aveva la testa lunga, il cranio grosso, il muso poco quadrato, poche rughe, arti lunghi, una buona muscolatura. La groppa dritta da grande camminatore, il pelo di colore grigio cenere, spesso tigrato e di tessitura leggermente lanosa. La razza del Mastino Napoletano, quindi, si è formata dall’unione di questi due genotipi. Nel tempo, però, questo cane ha subito un’evoluzione: un tempo, infatti, era un cane meno imponente, con poche rughe e pliche sulla testa, la pelle meno spessa ed abbondante e una giogaia poco presente.

    Sicuramente il cane mastino napoletano ha bisogno di avere a disposizione uno spazio all’aperto. Questo, però, non significa che questi cani possono essere abbandonati a se stessi all’aperto dal momento che hanno bisogno di sentire qualcuno della famiglia sempre vicino. La diffidenza nei confronti degli estranei è incisa nel proprio DNA ed è per questo motivo che è importante farlo socializzare sin da cucciolo se si desidera che sia ben disposto da grande nei confronti degli altri. Essendo un cane pesante, poi, è molto importante adottare una dieta giusta sin dai primi mesi di vita ricorrendo ad alimenti studiati per cani in crescita appartenenti a taglia grandi che contengono tutto il necessario in proteine, calcio, fosforo, grassi e vitamine. Anche in età adulta è preferibile evitare la somministrazione della razione quotidiana in un unico pasto per evitare l’insorgenza della torsione gastrica a cui sono soggetti questi cani di razza.

    Il cane mastino napoletano sono di mole grande e il loro peso può arrivare anche oltre i 70 chili. In particolare, la testa è molto grande. Si tratta di cani da guardia con un carattere forte e leale che non sono aggressivi o mordaci senza una giustificazione ma che – in generale – tendono a difendere la proprietà e le persone mostrando un comportamento vigile, intelligente, nobile e maestoso. All’interno della famiglia, sono cani che amano essere riempiti di coccole, dolcissimi e pronti ad obbedire agli ordini. I problemi fisici più comuni sono la displasia all’anca, la cardiomiopatia, e l’entropionm, ovvero un disturbo che provoca il riversamento del bordo palpebrale verso l’interno, ma anche l’ectropion, ossia quando il bordo delle palpebre si riversa all’esterno. Il mastino napoletano, inoltre, soffre anche di problemi dermatologici e, in generale, è un cane che ‘sbava’.

    Cane Mastino Napoletano: lo standard

    Il corpo del mastino napoletano è pesante e in generale si tratta di un grande di grande mole. Il tronco è piu’ lungo dell’altezza del garrese mentre il dorso è largo come la groppa che è robusta e muscolosa.

    Il pelo è votreo, denso e ha una lunghezza massima di 1,5 centimetri.

    Il mantello è ammesso in tre colori: grigio, piombo e nero. Alcune volte sono ammesse anche delle piccole macchie bianche al petto e alle punte delle dita. Tuttavia, esistono anche colori come il mogano, il fulvo e il fulvo cervo.

    La coda ha la base larga e grossa alla radice ma si affusola leggermente verso l’estremità. Le orecchie sono piccole in proporzione alla mole di questo cane e hanno una forma triangolare.

    Infine, la testa è massiccia e presenta rughe e pliche. Il cranio è largo, il tartufo è voluminoso con narici grandi e ben aperte, il muso è molto largo e profondo mentre le labbra sono spesse ed abbondanti.

  • Cane Pastore Scozzese – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Pastore Scozzese, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Cane pastore scozzese: la fortuna che arriva dalla tv

    Per anni il cane pastore scozzese è entrato nelle case di tutto il mondo e nell’immaginario di migliaia di bambini grazie alla figura di Lassie, il bravo cane che risolveva qualsiasi difficoltà solo con le proprie capacità. Dal muso intelligente e di buon carattere, il fido Lassie fu protagonista di centinaia di avventure in cui dava prova del suo coraggio e della sua bravura. Ben presto negli anni ’70 il collie divenne una razza molto “in” e alla moda tra il pubblico della serie tv, tanto che si diffuse il trend di avere un “Lassie” tutto proprio a casa.

    Indubbiamente dal bell’aspetto, regale, dal pelo folto e abbondante e dal musetto vispo, il cane pastore scozzese è prima di tutto affidabile e rimane fedele al suo padrone per tutta la vita. Abituato a correre nelle brughiere scozzesi, il cane pastore adora scorrazzare libero nei prati e nella campagna o semplicemente in spazi aperti per sfogare la sua infinita energia. È facile educarlo, ma bisogna farlo con calma e coerenza, spiegandogli bene cosa si pretende da lui o si “offenderà” mettendo il broncio se sarà rimproverato per niente o in maniera troppo severa.

    Cane pastore scozzese: il carattere

    Proprio perché è pur sempre un cane da pecora, il cane pastore scozzese ha un carattere dolce e gentile e modi eleganti, anche se qualche volta abbaia per rispondere al richiamo del suo padrone. Curioso, vivace e rispettoso della privacy del suo amico umano, sa essere presente in qualsiasi situazione senza per questo diventare invadente. Il suo carattere ludico e allegro lo rende un ottimo compagno di gioco per bambini anche molto piccoli, e soprattutto si rivela un buon compagno anche nello sport perché sa seguire fedelmente i comandi del padrone e comprende facilmente ciò che deve fare.

    L’unico problema potrebbe essere rappresentato dal manto molto lungo e folto che richiede una cura costante: almeno ogni settimana il pelo richiede di essere spazzolato. Le spazzolate devono essere effettuate, però, con un certo criterio, ovvero devono partire dal basso e dal sottopelo che cade abbondante durante la muta, per cui è necessario togliere periodicamente il pelo in eccesso. Dopo essersi occupati del sottopelo, si può passare al manto superiore quello visibile a tutti che è un po’ meno morbido rispetto al sottopelo: dato che si tratta di un pelo abbastanza lungo, bisogna evitare che si formino nodi soprattutto dietro le orecchie perché potrebbero portare altri fastidi al cane. Se i nodi si sono formati già, devono essere aperti e rimossi utilizzando un pettine di metallo o l’apposito taglianodi.

    La famiglia cresce

    Si da il caso che il pastore scozzese abbia anche dei parenti dal pelo decisamente più corto. Si tratta infatti di due razze minori decisamente poco conosciute, ovvero il cane pastore scozzese a pelo raso e il pastore delle Shetland. Il pastore scozzese in miniatura nasce dagli incroci tra pelo lungo e Greyhound, incroci che vennero effettuati per la prima volta nel 1960, da allora la razza si è diffusa molto soprattutto in Regno Unito, Irlanda e Stati Uniti, mentre nel resto d’Europa e del mondo è davvero raro trovare anche solo chi la conosca. La sua caratteristica peculiare è di essere uguale al pastore scozzese ma con il pelo cortissimo, che cresce fino ad arrivare al massimo  a due centimetri, ma in compenso il sottopelo è più folto. Il pastore delle Shetland invece apparentemente assomiglia molto al Rough Collie, tanto che non è del tutto sbagliato associarli ma quanto a struttura, carattere e origini sono molto diversi.

    Origini pastore scozzese

    Probabilmente gli antenati del pastore scozzese sono arrivati in Gran Bretagna al seguito dei romani e poi sono giunti fino in Scozia insieme ai Picti. In Scozia il cane pastore doveva essersi già diffuso ampiamente come razza a sé già dall’Ottocento, e ciò lo dimostra una citazione trovata sul dizionario agricolo del 1843 in cui si nomina proprio il  “Collie do”, ovvero il cane che si occupava dei greggi di pecore dal muso e dalle zampe nere.

    Da questa sorta di soprannome deriverà il solo nome di Collie, ma la sua presenza nonché il suo lavoro di cane da pastore risalgono già a tre secoli fa. In seguito il pelo lungo ebbe larga diffusione in tutta l’isola britannica tanto da fare la sua apparizione anche durante una mostra canina che si tenne a Birmingham nel 1860: in quest’occasione sembra che il Collie stupì e affascinò il pubblico presente grazie al suo manto lucido e lungo che lo contraddistingueva rispetto alle altre razze canine presenti.

    Si deve alla regina Vittoria la grande popolarità che il cane pastore scozzese acquisì in breve tempo: durante la sua vacanza presso il Balmoral Castle in Scozia, la regina trovò il pelo lungo talmente irresistibile da diventarne una vera amante. Il pastore scozzese fu introdotto ben presto negli ambienti dell’aristocrazia britannica passando dal rango di umile cane da pecora a quello di pastore scozzese reale. Nel 1860 ha inizio quella che fu la selezione ufficiale degli esemplari della razza, all’interno della quale all’inizio rientravano indifferentemente sia il Rough Collie che lo Smoth, la cui separazione si avrà solo nel 1870.

    Il pastore scozzese è un cane simpatico, allegro e giocherellone che non sa dove siano di casa l’irruenza e l’invadenza, infatti sa essere molto discreto e rispettoso:  quando incontra le persone per la prima volta, si limita infatti a scodinzolare, non saluta mai abbaiando o saltando addosso. Date le sue origini, il senso di responsabilità è molto radicato e forte in lui per cui è molto legato all’ambiente familiare e si può sempre contare sul suo apporto. Naturalmente non bisogna trascurare quelli che sono i suoi bisogni, si tratta pur sempre di un cane da pecora abituato a correre su e giù per la brughiera, per cui non bisogna negargli il movimento che contribuisce a mantenere il suo fisico asciutto e la muscolatura forte e tonica.

    Cane pastore scozzese: lo standard

    Il pelo folto e lungo caratterizza l’aspetto del pastore scozzese: il modo in cui la pelliccia gli incornicia il muso lo fa assomigliare a un leoncino. Sulla criniera e sul muso il pelo è liscio, come sulle punta delle orecchie, le zampe anteriori si presentano ben frangiate e quelle posteriori hanno un pelo molto folto sopra il garretto. Anche il pelo sulla coda è molto abbondante.

    I colori caratteristici sono il sabbia, il tricolore e il blue merle, e sono gli unici colori ammessi per la razza. Il colore sabbia è ammesso in ogni sfumatura dall’oro chiaro al mogano fino al sabbia sfumato, il tricolore invece mantiene il nero come colore predominante e ammette macchie più intense agli arti e alla testa, il blue merle è ammesso nelle sfumature di blu chiaro, blu argentato, macchiato e marmorizzato col nero.

    Inoltre a caratterizzare la razza è ammessa la presenza di un collare completamente o in parte bianco su pettorale, arti e zampe, anche la punta della coda può essere bianca, mentre sul muso è tollerata una striscia bianca che inglobi anche il cranio oppure solo l’uno o l’altro.

    Il muso si presenta dal profilo liscio, a cono ben troncato, con la punta rotonda e la mascella è forte, mentre il cranio è piatto. Le linee cranio-facciali sono sempre parallele e di ugual lunghezza tra loro.

    Le orecchie sono piccole e si trovano abbastanza distanti l’una dall’altra, di solito nei suoi movimenti il cane pastore tende a portarle in avanti quasi dritte. Il cane pastore scozzese ha un corpo lungo, ampio dietro le spalle, il dorso è fermo e leggermente rialzato sui reni, le costole rotonde e il torace profondo.

    La coda è molto lunga e tende a essere portata bassa con una lieve incurvatura verso l’alto quando l’animale è tranquillo, anche quando gioca o è sull’attenti la coda non supera mai il dorso.

  • Scheepdog – Storia e Caratteristiche

    In questa guida spieghiamo in cosa consiste lo sheepdog

    Scheepdog: oltre lo sport

    Diventato qualcosa di molto più che un semplice sport per cani, lo sheepdog oggi si è elevato a vera e propria disciplina sportiva che sa unire in un’unica arte la tradizione, le capacità e la tecnica nonché il grande affiatamento che può instaurarsi tra l’uomo e il suo amico a quattro zampe. I cani da pecora come il collie e tutte le altre razze che rientrano in questa definizione, sono gli autentici campioni dello sheepdog: da secoli ormai il cane da pecora si muove tra le lande e le colline britanniche con lo scopo di tenere uniti greggi enormi  senza lasciare pascolare troppo liberamente le pecore per la brughiera. La capacità di mantenere una certa disciplina tra migliaia di capi di bestiame in passato era talmente riconosciuta e stimata che a un certo punto i contratti di compravendita dei greggi iniziarono a includere anche la clausola del “with or without” sheep dog, che voleva significare che il gregge veniva venduto con o senza il cane da pecora. Ciò sottolinea quanto questa razza fosse valutata come autentico patrimonio: all’epoca il gregge costituiva il sostentamento principale dei pastori, per cui la difesa da attacchi di altri animali era particolarmente importante per garantire al pastore una certa produzione di lana e di altri prodotti alimentari che poi venivano rivenduti. Era necessario quindi che ci fosse un cane a mantenere la disciplina tra le pecore e le difendesse, in quanto prima e unica fonte di reddito per il pastore. Non c’è quindi da stupirsi se i pastori selezionassero e addestrassero  il proprio cane da pecora in questa mansione che oggi ha portato alla creazione di una razza specializzata.

    A un cane da pecora quale il collie, per esempio, i suoi padroni chiedevano di svolgere un lavoro molto importante e di bravura: i pastori affidavano questo tipo di attività ai cani perché riconoscevano loro una certa abilità e bravura e soprattutto riponevano in loro la fiducia necessaria per affidare l’amministrazione di un gregge intero. Queste enormi greggi hanno sempre avuto bisogno di poter pascolare libere e di spaziare quanto possibile nelle ampie aree verdi votate al pascolo libero, per cui il problema che avevano i pastori era proprio quello di doverle radunare più volte nel corso di un anno, e si trattava di aver a che fare con un gran numero di esemplari anche piuttosto selvatici e scontrosi. Queste pecore andavano tosate, le si faceva riprodurre e le si dava al macello, ma la loro cura non poteva essere del tutto affidata all’uomo perché il carattere poco amichevole degli animali non permetteva a un essere umano di avvicinarsi. Per questo, dato che le pecore evitavano di entrare in contatto con i pastori, era necessario l’intervento di un “loro simile”, e i prescelti furono proprio i collie.

    I  “Lassie” delle brughiere anglosassoni furono selezionati e addestrati appositamente per essere dei veri cani da pecora. In poco tempo riuscirono a imparare a raggruppare, condurre e spingere avanti un gregge di pecore: praticamente era il cane a svolgere un lavoro che risultava fin troppo duro pure per l’uomo, eppure il cane lo portava a termine con un senso di responsabilità e di dovere non indifferente. Proprio perché si trattava di un lavoro molto faticoso, il cane da pecora doveva avere una grande resistenza, e una forza e un’intelligenza non comuni nonché anche una buona dose di coraggio, dato che nella brughiera il pericolo di essere preda di altri animali è sempre dietro l’angolo. Border Collie e cani da pastore scozzesi si dedicavano all’attività estenuante di correre su e giù per i campi per riunire al gregge quelle pecore più indisciplinate che si allontanavano troppo o che tentavano la fuga. Sia che splendesse il sole o che venisse giù la grandine, il cane da pecora faceva il suo dovere e per questo gli è stato sempre riconosciuta una buona dose di fierezza, intelligenza e istancabilità.

    Le origini dello sheepdog

    Sembra proprio che questa disciplina sportiva cinofila sia nata all’interno dei pub in cui i pastori amavano scommettere sulla vittoria del proprio compagno di lavoro a quattro zampe. L’ammirazione che i proprietari di un cane da pecora provavano verso l’animale era tale da conquistare chiunque li vedesse in azione nelle campagne inglesi, per cui era facile che fossero l’argomento preferito tra un bicchiere di birra e l’altro. Il passo che trasformò questa sana ammirazione in oggetto di sfide tra i diversi cani con scommesse annesse, fu breve.

    Le gare tra cani da pecora consistevano nel far simulare all’animale il lavoro che svolgeva quotidianamente col gregge, la differenza era che la vittoria o meno dell’uno o dell’altro animale era legata alla riuscita o meno dell’attività lavorativa nell’arco di un certo tempo. Ogni pastore quindi schierava il suo cane da pecora migliore a dimostrazione di quanto fosse superiore a condurre il gregge. Le prime gare non avevano delle vere e proprie regole ufficiali né si basavano su un percorso standard da far percorrere al cane. Il  registro è cambiato a partire dalla seconda metà dell’Ottocento quando sia nel Regno Unito che in Australia nacque lo sheepdog quale reale disciplina sportiva.

    Sheepdog americano

    Negli Stati Uniti questo sport si diffuse a partire dal 1880 proprio in base al successo che stava riscuotendo in Gran Bretagna. Attualmente è ancora uno sport molto praticato tanto che vengono organizzati dei veri e propri eventi ma controllati dalle ferree regole della Federazione nazionale e dell’International Sheepdog Society,  impegnata nell’organizzazione dei campionati mondiali ogni tre anni in un paese diverso dove la disciplina non è molto nota.  Nel circuito, le prove da menzionare per importanza e prestigio sono di sicuro quelle che si tengono in nord America, e più precisamente a Heber nello Utah, a Meeker in Colorado e il campionato nazionale. Addirittura nel 2009 durante la gara di Soldier Hollow si contarono ben quattrocento esemplari di cane da pecora accorsi da ogni parte del mondo per concorrere al torneo.

    Le gare

    Nonostante gli inglesi sottolineino come lo sheepdog nacque e si diffuse in Gran Bretagna nel 1873, in realtà sembra proprio che le origini di questo sport siano da ricercarsi in Nuova Zelanda: qui nel 1867 si disputarono le primissime gare ufficiali di sheepdog tra cani da pecora. A confermare come lo sport avesse origini australiane sono anche i documenti delle prove che si svolsero dal 1868 al 1870, per cui è logico che le prime gare ufficiali in territorio britannico non possano essersi svolte prima del 1873. Fu infatti a Bala nel Galles che si tenne il primo evento ufficiale, organizzato da Richard John Lloyd Price, fratello del fondatore del Kennel Club.

    All’epoca la gara si disputò tra soli dieci concorrenti, ma il pubblico che intervenne fu ben numeroso, tanto da stimolare l’organizzazione di altri eventi del genere. Già nel 1874 venne disputata la prima gara che vedeva concorrere solo pastori scozzesi, segno di come in breve tempo sfide di questo tipo si andassero via via perfezionando ammettendo ora l’una ora l’altra razza di cane da pecora. Dalla Scozia al Galles fino in Inghilterra, non c’era posto in cui non si disputasse almeno una gara di sheepdog  all’anno: ciò portò all’attenzione di pastori e pubblico le stesse razze partecipanti, soprattutto quelle che vincevano la gara. Dopo molti tornei e gare, la razza di cane da pecora che prevaleva sulle altre si confermò essere decisamente quella scozzese: tutti i cani di origini scozzesi, dal collie al border, dimostrarono di non aver rivali.

    Un duo vincente

    Lo sheepdog si basa sul feeling che si instaura tra cane e padrone. I fattori che permettono di ottenere un buon risultato nelle gare prevedono che il cane impari a recuperare le pecorelle smarrite anche percorrendo grandi distanze, che le riconduca direttamente nel recinto combattendo l’istinto di riportare le pecore al padrone, e che si destreggi con il gregge anche in luoghi dagli spazi ristretti. Per renderle più avvincenti, le gare possono prevedere anche prove di abilità.

    In genere il cane riesce sempre a condurre a termine nella maniera migliore e più gratificante qualsiasi tipo di prova, sebbene non si tratti proprio di gare del tutto facili. Esistono infatti diverse varianti dello sheepdog tradizionale e ogni singola gara prevede ulteriori regole e cambiamenti, ma lo scopo rimane sempre quello di dimostrare quanto gli animali chiamati a misurarsi in questo sport siano intelligenti e abbiano una notevole velocità di ragionamento ed elaborazione del problema. Proprio per questo è un’attività che non tutti i cani possono praticare, perché si basa molto sull’istinto dell’animale che dev’essere addestrato appositamente per quest’attività a meno che non si faccia parte della varietà scozzese, ovvero di quelle razze selezionate proprio per essere a capo di un gregge.

    Il pastore scozzese

    Come detto, da tempo è dimostrato che le razze scozzesi sono decisamente le più abili e brave nell’arte dello sheepdog, per cui vediamo ora quali sono effettivamente le varietà di pastore scozzese specializzate in questa disciplina. Il Rough Collie a pelo lungo è il cane da pecora per eccellenza, mentre gli altri due esemplari della famiglia, ovvero lo Smooth a pelo corto e il Bearded, sono molto meno diffusi  e differiscono dal Collie solo per alcune caratteristiche. Il Border Collie invece è la razza più amata nel mondo: si tratta di un cane particolarmente idoneo per far da guardia al bestiame, inoltre, l’intelligenza e l’abilità fisica che lo contraddistinguono, lo rendono un buon esemplare da competizione.

  • Japanese Chin – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Japanese Chin, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Carattere del Japanese Chin

    Il japenese chin rispetto alle altre razze si sente subito legato al proprio padrone da un amore profondo e indefinibile: è questo sentimento che lo fa obbedire alla volontà del suo proprietario, a cui non si sente mai subordinato, infatti la sua vispa personalità e la sua innata intelligenza gli permettono di accontentare le richieste del padrone in tutto e per tutto senza sentirsi  un “suddito”.

    Va matto per i bimbi e gli piace anche fare amicizia e giocare con gli altri cani, è anche uno dei rari cani che stranamente accetta la presenza nel suo stesso territorio di altri animali, come gatti o conigli. Il suo carattere lo porta a rispettare le regole, ma sa essere un gran giocherellone  spesso un po’ troppo birbantello, ma vale la pena averlo in casa perché è uno straordinario compagno con cui condividere la giornata, simpatico e spensierato.

    Attenzione solo a quello che gli concedete: se gli viene permesso di saltare sul divano o su una sedia, quel divano e quella sedia saranno per sempre di sua proprietà e difficilmente cambierà abitudini. Capirete subito quando il vostro japanese chin è particolarmente contento: tutti gli esemplari della razza hanno infatti il vizio di trattenere il respiro e di emettere un soffio con il naso quando sono felici. Anche il suo saluto è particolare rispetto a quello di altri suoi simili: emette un verso molto somigliante a quello di un canarino e lo accompagna da brevi e rapidi movimenti delle zampine posteriori, vi accoglierà quindi con un bentornato simile a una danza cerimoniale.

    https://www.youtube.com/watch?v=noHmLGPEJ3M

    Storia del Japanese Chin

    Il japanese chin è di sicuro un cane imperiale: se anche la leggenda che lo vuole al fianco di Buddha quale suo amico prediletto fosse solo una fantasia, non lo è invece la preferenza che l’imperatore Hiroito dava a questa razza lasciando invadere il palazzo da almeno una ventina di esemplari.  Si tratta di sicuro di una razza molto antica, che nasce dopo una serie di incroci tra vari altri cani: questi incroci sembra  che ebbero inizio addirittura nel 700 d. C. in Cina e lo dimostrerebbe la citazione in un antico volume cinese  di un cane dalle fattezze simili al chin.

    Vero è che alcuni esemplari somiglianti al chin nel 723 d. C. partirono dalla Corea per approdare alla corte nipponica: doveva trattarsi di sicuro di antenati dell’attuale japanese chin, ovvero la razza nota col nome di Shoku-ken. Il Chinu no inu, ovvero il cane Chin, viene citato per la prima volta in un testo di letteratura giapponese risalente alla metà del Cinquecento: questa citazione porta a credere nella possibilità che il japanese chin abbia effettivamente origini orientali. Nel periodo Edo, ovvero dal 17° al 18° secolo, gli allevatori usavano omaggiare le mogli dei Samurai più in vista dell’epoca  regalando loro un piccolo Chin, e fu proprio questo semplice dono a contribuire alla diffusione della razza in tutto il Giappone. In  questo stesso periodo dev’essersi formato anche quel suo carattere tranquillo, sereno e gioioso e soprattutto  quella che è rimasta la sua caratteristica peculiare, ovvero vivere in casa ed essere abituato alle sue regole, senza sentire il bisogno impellente di andare fuori a scorrazzare. Questa particolarità di considerare la casa come il suo universo, rendeva il piccolo chin uno zashiki al 100%, ovvero veniva considerato dai suoi padroni un ospite alla stregua di un essere umano, tanto da poter usufruire di un proprio tatami e di essere sistemato insieme al suo padrone nella stessa camera  .

    Il japanese chin arriva tardi in occidente: sembra proprio che uno dei primi testi che riporta l’esistenza di questa razza in Europa sia stato scritto dal capitano Saris che ricevette in dono proprio dall’imperatore del Giappone un piccolo chin nel 1613. Nel 1853 toccò invece al commodoro Perry tornare in patria con alcuni esemplari di japanese chin al seguito, alcuni dei quali ebbero l’onore e l’onere di questi diventare stabili inquilini della Casa Bianca. Poiché i chin assomigliavano molto ai carlini dato il lungo pelo di colore bianco e nero, nel 1800 Perry decise di regalarne alcuni anche all’ammiraglio Sterling della flotta inglese affinché li recapitasse in dono alla regina.

    Nemmeno a dirlo, la razza riuscì subito a conquistare la famiglia reale e l’aristocrazia britannica tanto da avere una sorta di proprie fan a corte: la stessa regina Alessandra fu immortalata in un ritratto insieme alla figlia Vittoria con in braccio alcuni esemplari di japanese chin a cui si erano affezionate. Nel 1897 probabilmente proprio perché si trattava di una razza molto amica della corte reale, il japanese spaniel viene riconosciuto ufficialmente come razza dal Kennel Club e ciò portò al cambiamento di nome da spaniel a chin e alla sua inevitabile diffusione in Europa agli inizi del ‘900. Il nome attuale venne registrato probabilmente insieme a quello dello stesso Kennel Club, e così dal 1905 non si parlerà più di japanese spaniel ma di japanese chin.

    Come Allevare un Japanese Chin

    I tipici colori del manto del chin sono il bianco e il nero oppure il rosso e il bianco, ma mai il tricolore. Il rosso in particolare è accettato nelle sfumature del sabbia, del limone e dell’arancio. Attenzione  che il colore sia presente sulle guance, sulle orecchie e nelle macchie del corpo. Invece il bianco è uniforme, non  maculato. Poiché  la razza presenta un pelo lungo e folto, molto setoso e soffice, va spazzolato regolarmente almeno una volta a settimana, frequenza che dovrà cambiare soprattutto durante i periodi della muta.

    Il japanese chin è un cane insospettabilmente molto vivace, attivo e intelligente e dal carattere sempre allegro. Dal muso a peluche quasi non si direbbe che questo batuffolino nasconde una grande carica e un’impetuosa vitalità eppure  ama condividere con il padrone anche l’atmosfera casalinga, gli piace anche giocare e correre e per questo può essere il compagno di giochi ideale per i bambini, che considera quasi suoi pari. La casa è il suo mondo, il suo ambiente preferito dato che vi è nato, ma ciò non significa che sia un cane delicato o debole, anzi nasconde una forza e una resistenza inimmaginabili che lo rendono un buon compagno anche per le persone anziane: con la sua allegria riesce infatti a riempire le giornate delle persone sole trasmettendo loro tutto il calore di cui è capace. Inoltre non abbaia senza una ragione, quindi è anche un cane discreto e rispettoso.

    Come per qualsiasi animale che vive in casa, fin da cucciolo deve apprendere quali sono le regole da rispettare, ma dopo avergli impartito le buone maniere si rivelerà naturalmente molto educato e discreto, tanto da sapere da solo la distanza da mantenere con le persone estranee, ma senza abbaiare o ringhiarle contro: non è infatti nemico di nessuno. Il chin ama essere amato e soprattutto va matto per le coccole e le attenzioni del suo padrone, tanto da esprimergli il suo apprezzamento attraverso il suo tipico verso che ricorda quasi il cinguettio di un canarino. La sua principale dote è quella di saper tenere compagnia e amare il suo padrone per cui rappresenta un amico fidato per persone di qualsiasi età. Il suo difetto, se così si può definire, è quello di detestare di rimanere solo, non sopporta la solitudine per cui se il padrone ha la necessità di lasciarlo solo per qualche ora, deve saperlo abituare prima e insegnargli a stare senza compagnia.

    Non soffre di problemi di salute anzi, i maschi della specie si sono dimostrati molto longevi e forti, mentre le femmine potrebbero soffrire solo nel periodo del parto, per cui si consiglia di farle seguire da un buon veterinario. Il japanese chin è una razza poco conosciuta e diffusa in Italia, per cui se si è deciso di voler ospitare in casa un esemplare è  meglio rivolgersi direttamente presso allevamenti specializzati e riconosciuti dall’Enci.

    Lo standard

    Presente anche nelle opere di Monet e di Earl e raffigurato in una serie di francobolli stampati nel ’45 in Giappone, il japanese chin è un batuffolo di pelo dal colore bianco con macchie nere o rosse, ha una testolina grande ma proporzionata alla sua taglia, il cranio è largo e dalla fronte rotonda, con narici larghe.

    Il musetto è molto corto, sembra quasi schiacciato, le labbra si arrotondano su ogni lato delle narici, mentre la mandibola piccola è forte e dritta e sa addentare anche pezzi di carne molto grossi. Gli occhi sono molto grandi, scuri e distanti tra loro tanto da far sembrare quel suo sguardo un po’ “strabico”, ma in realtà si tratta di una caratteristica della razza. Infatti  è molto apprezzato che si intraveda il bianco degli occhi perché conferisce una vena di stupore a quel dolce musetto.

    La coda è corta ma dal pelo folto e lungo, le zampine anteriori si presentano snelle, dritte e ben frangiate mentre  quelle posteriori sono leggermente più angolate. I piedi piccolini sanno muoversi velocemente e sono tutti ricoperti da pelo in abbondanza. Gli esemplari maschi non superano i 25 cm di lunghezza per una media di 3 kg di peso, mentre le femmine sono leggermente più corte. Il japanese chin è indubbiamente un cane di piccola taglia ma si presenta dall’aspetto compatto, grazioso ed elegante, e si caratterizza per il portamento particolarmente “regale” e per l’andatura fiera ed eterea.