Categoria: Cani

  • Cani da Riporto – Razze, Addestramento e Caratteristiche

    Tra i cani da riporto un ruolo di primo piano lo ha il Golden Retriever.

    I cani da riporto Golden Retriever sono affettuosi e sempre disponibili nei confronti del loro padrone. In realtà, questi cani sono affabili e giocherelloni con tutti, sia all’interno della famiglia che fuori. Ecco perché per tanti uomini la loro compagna equivale ad avere accanto dei veri e propri compagni di vita.

    Il carattere di questi cani è sicuramente legato alla loro storia ma anche alla selezione che, nel corso del tempo, ha consentito di avere i cani che oggi conosciamo. Il Golden, in effetti, è nato proprio come cane da riporto: come gli altri retriever, si tratta di una razza nata per lavorare fianco a fianco con l’uomo in attività che necessitano una grande sicurezza e facilità di addestramento oltre che un grande senso di equilibrio. In sostanza i cani Golden retriever sono abili nel cacciare insieme agli uomini e, in particolare, nel ‘riportare’ loro la selvaggina catturata.

    Oltre la vita di caccia, però, questi cani hanno coltivato anche quella di casa, all’interno della famiglia. Tuttavia, è proprio all’attività del riporto che questi cani devono le proprie caratteristiche fisiche e caratteriali: in effetti, non era semplice destreggiarsi su terreni irregolari che il più delle volte erano anche fangosi e pieni di ostacoli. Nonostante questo l’attività di riporto di questi cani oggi non si lega più soltanto alla caccia.

    Caratteristiche dei cani da riporto

    Le caratteristiche di un perfetto cane da riporto sono fissate da alcuni parametri stabiliti da standard internazionali. Innanzitutto questi esemplari devono possedere un buon steadiness, ossia devono avere un atteggiamento calmo e paziente che si traduce, quindi, in una grande attenzione durante la caccia. In tutti i casi, il Golden deve camminare al fianco del padrone senza essere disturbato né tantomeno il padrone deve disturbare lui.

    In tutti i casi, però, il cane deve conservare alta la concentrazione perché il suo compito è quello di memorizzare il terreno di caccia e ricordare, in modo puntuale, il punto esatto in cui cadono i selvatici colpiti. Il Golden Retriever è perfetto per questo compito perché in lui lo steadiness è assolutamente naturale, pertanto per questi cani non è difficile mantenere calma e concentrazione e – al contempo – memorizzare tutto. Altri cani, nelle medesime condizioni, si lascerebbero distrarre da ogni cosa.

    Il lavoro di riporto del Golden

    L’attività del riporto per i cani Golden retriever è molto faticosa ma, allo stesso tempo, gratificante. Per questi esemplari, come per tanti altri a dire il vero, lavorare e rendersi utile per il proprio padrone è fondamentale ed è fonte incondizionata di piacere. Questo lavoro, però richiede alcune doti fisiche essenziali: un utilizzo preciso dell’olfatto, abilità nella ricerca, resistenza alla fatica e capacità di muoversi su terreni dotati di una morfologia particolare e di varia natura, come l’erba alta, i cespugli, le rocce, il fango e l’acqua.

    E’ indubbio che, dietro un eccellente lavoro di riporto, ci sia anche un grande legame tra cane e padrone: il cane va addestrato nonostante le sue doti innate in modo che sia in grado di rispondere correttamente alle indicazioni anche a grande distanza: deve ascoltare ed obbedire senza lasciarsi distrarre dall’ambiente che lo circonda. Infine, il riportatore deve essere docile: dopo aver recuperato la preda, infatti, deve tornare per consegnarla spontaneamente e dolcemente nella mano del padrone.

    Tuttavia, è bene sapere che per conoscere l’abilità del Golden Retriever nel riporto non è obbligatorio andare a caccia insieme. In tutto il mondo, infatti, vengono usati oggetti alternativi che sono di materiali e forme differenti. In questo modo, i padroni mettono alla prova l’abilità di questi cani nascondendo oggetti oppure lanciandoli. L’utilizzo di questi oggetti, quindi, consente al padrone di vivere le emozioni e lo straordinario senso di sinergia che solo l’attività del riporto è in grado di regalare ai padroni.

    Le prove ufficiali sono organizzate su terreni naturali che simulano tutte le diverse situazioni in cui potrebbe trovarsi il cane quando deve eseguire una reale attività di riporto. Durante i Working test si utilizzano solo i riportelli che servono per l’addestramento, mentre i giudici attribuiscono i voti in base a tutti i riporti. In generale, la valutazione si basa sul legame che esiste tra il cane e il padrone ma anche sulla capacità che l’animale dimostra nel memorizzare il punto preciso in cui cadono gli oggetti, oltre che sull’abilità nel battere il terreno utilizzando l’olfatto, sulla condotta del piede e la bravura del cane nello stare accanto al conduttore senza disturbarlo o intralciarlo.

    Il riporto ‘visto’ dal cane

    Dal punto di vista dei cani di riporto quest’attività è completamente priva di logica. In sostanza, i cani fanno un’enorme fatica nel fiutare la preda e, anziché tenerla per sé, devono affidarla al padrone. L’istinto dell’animale, infatti, sarebbe quello di catturare il boccone e tenerlo per sé, non quello di regalarlo.

    Questo atteggiamento naturale viene cancellato completamente nei Golden, e in tutti i retriever. In tutti i casi, però, anche un riportatore come il Golden va educato e messo nelle condizioni di imparare bene come deve comportarsi. Per insegnarli il riporto esistono molte tecniche di base che si possono insegnare a partire dai 5/6 mesi di vita e che tutti i padroni possono sperimentare per vivere quest’avventura insieme ai propri animali.

    Come addestrare un cane da caccia

    In modo più semplice per vivere il riporto insieme al proprio Golden è quello di utilizzare riportelli leggeri che siano facili da individuare per il cane. Per iniziare, si lancia il primo riportello e si fa in modo che il cane non si muova. In questo caso, se il cane non è addestrato si può anche utilizzare il guinzaglio. I comandi sono due: il ‘resta’ che va detto con forza al cane quando si lancia il riportello e il ‘porta’ che, invece, quando chiediamo al cane di andare verso l’oggetto e di portarlo indietro. Se torna scodinzolante verso il padrone, la cosa giusta da fare è riempirlo di premi e complimenti; se, invece, resta in disparte con il riportello allora il padrone deve lanciare un altro oggetto e – contemporaneamente – recuperare il primo. Naturalmente quest’operazione va ripetuta più volte affinché il cane la acquisisca completamente come naturale.

    Successivamente, si passa alla seconda fase. A questo punto il cane avrà imparato a lasciare il riportello: quando lo fa spontaneamente va premiato con i complimenti e, nel momento in cui aprirà la bocca per consegnarlo, il comando del padrone sarà un semplice ‘lascia’. Se, invece, il cane non lascia spontaneamente l’oggetto, allora il comando da usare è ‘seduto’; a questo punto, il padrone comincerà ad accarezzarlo dietro le orecchie con un mano e con l’altra gli terrà fermo il mento. Dopo un po’, il cane si stancherà e mollerà da solo l’oggetto. Fatto, questo al padrone non resterà che premiarlo e ripetere più volte l’operazione fino a farla diventare naturale per il cane.

  • Cane Amstaff – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Amstaff, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Cane amstaff: la storia

    La selezione inizia negli USA e in Canada alla fine del 1800, partendo da due razze estinte, il Bull and Terrier e il Blue Paul Terrier. In seguito si avrà la separazione tra l’American Staffordshire e il Pit Bull. American Staffordshire Terrier è il nome dato dall’ AKC (American Kennel Club) al riconoscimento della razza nel 1936.

    Andando a ritroso nel tempo per conoscere meglio questo cugino del Jack Russell, bisogna ammettere che poco più di una ventina di anni fa era praticamente un ramo della famiglia terrier del tutto sconosciuto tanto che al massimo ce ne saranno stati in tutto una trentina di esemplari sparsi nel globo. Dopo dieci anni gli esemplari di cane Amstaff hanno iniziato a moltiplicarsi arrivando a quota mille, mentre solo recentemente hanno registrato quasi le tremila unità arrivando precisamente a 2.646 esemplari registrati in tutto il mondo, risultato che ha fatto salire la popolarità della razza arrivata a pari merito con il jack Russell.

    Quella dell’American Staffordshire Terrier è una razza che non piace solo agli italiani; infatti, si trovano diversi esemplari  non solo nel nord Italia, ma anche in Francia, uno dei paesi europei in cui si registrano più esemplari in assoluto. Questa improvvisa popolarità, però, ha provocato la selezione di esemplari che non rispettano tutti i canoni della razza, soprattutto perchè non risultano tipici per morfologia e  carattere. Questo potrebbe causare problemi relativi alla sicurezza dell’animale e del padrone: un Amstaff muscoloso e potente ma facilmente irritabile costituirebbe un vero e proprio pericolo pubblico. Selezioni non accurate, infatti, possono  dare vita a animali portatori di patologie ereditarie anche molto pericolose per l’uomo; per questo motivo è preferibile essere sicuri di rivolgersi a un allevatore serio quando si decide di adottare un cucciolo di questa razza.

    I cani di tipo Terrier occupano il III Gruppo della classificazione ufficiale della Federazione Cinologica Internazionale (FCI). I “Terrier di tipo bull” sono cinque: American Staffordshire Terrier, Bull Terrier, Bull Terrier Miniature, Staffordshire Bull terrier e American Pit Bull Terrier. Le prime quattro sono riconosciute dall’AKC e dalla FCI (e quindi anche dall’ENCI, che è affiliato alla FCI), mentre la quinta è riconosciuta dell’UKC, dall’ADBA e da altri Club minori americani.

    American staffordshire terrier: il carattere

    Le qualità caratteriali del cane Amstaff rivestono una grande importanza per allevatori e padroni, tanto che gli americani sono giunti alla conclusione che, se privo delle sue peculiarità caratteriali, l’Amstaff non può essere definito tale. Infatti, questo cane possiede un carattere che lo rende naturalmente benvoluto e amato dalla famiglia che decide di prenderlo con sé: è un animale che riesce a instaurare un forte legame con il nucleo familiare e con il padrone in particolare, che è sempre ansioso di compiacere.

    Il cane Amstaff si rivela, quindi, una compagnia ideale anche per i bambini perché vuole essere parte integrante della famiglia e contribuirvi a modo suo e partecipare alla vita quotidiana; inoltre, è fedele al suo padrone in maniera eccezionale perché una volta eletto come suo leader, lo seguirà in tutto e per tutto amandolo incondizionatamente. È sempre molto affettuoso con tutti gli altri membri della famiglia senza, però, porsi in un atteggiamento di servilismo, ma anzi è socievole e pieno di fiducia in sé  e mai aggressivo senza motivo. Addirittura può dare l’impressione di essere un pacioccone sempre in attesa di giocare e desideroso di dimostrare la sua indole amichevole e attiva; tuttavia, è anche molto attento a quello che accade intorno a lui ed è sempre pronto a reagire in qualunque situazione. Dallo spirito acuto e intelligente, quando lo sente necessario sfodera un coraggio definito ‘proverbiale’ dagli allevatori e da chi conosce bene questa razza.

    Molto importante che l’Amstaff socializzi fin da cucciolo sia con la famiglia che con altri cani: deve riuscire a vivere il maggior numero di esperienze possibili in contesti diversi e con animali e persone diverse. In questo modo il cane potrà crescere diventando un compagno affidabile per l’uomo, che però dovrà sempre tenerlo al guinzaglio in luoghi pubblici.

    La potenza fisica dell’Amstaff e il carattere coraggioso dell’animale devono sempre essere considerati e tenuti bene a mente dal padrone: chi decide di prendere con sé un cane del genere deve anche saperlo gestire nel modo migliore e in ogni circostanza.  L’educazione, quindi, deve iniziare fin da cucciolo e non dovrà smettere mai nemmeno da adulto, anzi deve continuare con un corso di obbedienza di base perché quanto prima impara a tenere a bada il suo carattere naturalmente esuberante tanto meglio il padrone potrà farlo relazionare con altre persone e altri cani.

    Anche quel suo essere molto espansivo nelle esternazioni d’affetto non sempre viene interpretato nella giusta maniera e rischia di essere considerato aggressivo anche nelle manifestazioni d’affetto più innocue. Il padrone di un Amstaff deve sapere tenere basso il suo tasso di euforia e di eccitazione facendolo sfogare con lunghe passeggiate piuttosto che portarlo a giocare al parco e finendo con l’aumentarne l’iperattività.

    Standard cane amstaff

    Gruppo: III sez Terrier di tipo bull
    Origine: Stati Uniti
    Altezza: cm 46-48, masc.; 43-46, fem.
    Pelo: corto, denso e duro
    Colore: tollerati tutti i colori, ma non desiderabili bianco puro, nero focato e fegato
    Corpo: tronco corto, muscolatura molto sviluppata
    Testa: cranio largo; stop marcato; muso di media lunghezza, arrotondato nella parte superiore
    Occhi: scuri, rotondi, situati bassi e molto ben distanziati; nessun segno di
    depigmentazione alle palpebre
    Orecchie: anche tagliate, ma integre sono da preferirsi
    Coda: attaccata bassa e lunghezza media, non curva o arricciata

    Proporzionato, muscoloso, compatto e attento l’impressione che il cane Amstaff dà subito a chi lo vede è quella di forza e di potenza nonostante l’altezza; inoltre a rinforzare la dose contribuisce anche il suo atteggiamento sempre attento e dinamico e la sua sicurezza, non per niente è un cane votato al combattimento e alla guardia.

    La testa è di lunghezza media e alta da ogni lato, il cranio è largo e profondo con orecchie corte e a punta, semi erette o portate a ‘rosa’ inserite alte sulla testa, non sono accettate orecchie del tutto pendenti, mentre le guance sono ben pronunciate.

    Gli occhi sono rotondi e scuri ben distanziati tra loro e portati bassi, il muso è di lunghezza media e rotondo con mascelle ben definite e labbra aderenti e compatte.

    Di profilo e di fronte il muso risulta ben proporzionato con il cranio e in perfetta armonia con la testa.

    Il collo dell’Amstaff è possente, leggermente arcuato e tende ad assottigliarsi da dietro le spalle, che si presentano ben muscolose e robuste con scapole ampie e oblique.

    Il torace è largo e profondo e le costole cerchiate e ravvicinate, il dorso è corto e scende lievemente dal garrese alla groppa presentando una leggera inclinazione dalla groppa alla coda. I fianchi sono arrotondati verso l’interno, le zampe anteriori sono ben distanziate per far sviluppare meglio il torace e sono dritte e larghe, mentre le zampe posteriori di media lunghezza sono molto muscolose e più sottili al garretto.

    La coda non è accettata né arricciata né arrotolata ma solo dritta, si presenta corta e più sottile in punta, è proporzionata alla taglia e inserita bassa. L’Amstaff ha un pelo molto corto privo di sottopelo, è duro e lucido e molto folto, le sfumature ammesse dalla razza sono quelle monocolore, pluricolore e pezzato e il bianco non deve estendersi su più dell’80% del corpo, lo stesso vale per il nero focato e il color fegato. Dall’andatura elastica senza rollio o ambio, l’Amstaff si presenta ben proporzionato tra altezza e peso: per i maschi l’altezza al garrese varia dai 45,72 cm ai 48,26 cm, mentre per le femmine si aggira tra i 43,18 cm ai 45,72 cm.

    Cane amstaff: dal combattimento alla compagnia

    Come spiegato in precedenza, le selezioni per ottenere esemplari di Amstaff che rispettassero certi caratteri morfologici sono iniziate negli USA e in Canada a partire dagli ultimi anni dell’800, e precisamente dal 1885: tra le razze che hanno dato vita a questa variante ci sono il bull e il terrier, ma anche una razza canina oggi del tutto estinta ovvero il Blue Paul Terrier.

    Nei primi anni l’Amstaff è stato allevato solo basandosi sulla funzione che il cane avrebbe dovuto avere ovvero quella del combattimento per farlo esibire nelle arene, per questo il cane Amstaff viene sempre associato al pitbull terrier dal momento le origini sono le stesse.

    Si cercava, infatti, di allevare un cane che fosse particolarmente dotato per i combattimenti anche contro i suoi simili, per cui gli incroci avvenivano tra cani di tipo molossoide e di tipo terrier. Le autorità britanniche bandirono e decretarono proibiti i combattimenti bull baiting, ovvero quelli di cani contro tori, per cui nacquero in tutta clandestinità quelli tra soli cani, i dog fighting, pratica che fu esportata anche nelle colonie del nord America, da cui proviene il nome di American Pitbull Terrier.

    Ancora oggi l’Amstaff è richiesto proprio per essere usato in incontri clandestini di lotta tra cani. A partire dagli anni ’30, gli allevatori iniziarono a riformulare le caratteristiche della razza e a dividerle in due diversi rami: iniziarono cioè a effettuare le selezioni dell’Amstaff in base a canoni morfologici ed estetici. Ben presto gli esemplari della razza unirono a un portamento brillante un giusto equilibrio caratteriale, dimostrando fin da cuccioli la propensione alla socializzazione con l’uomo e con altri animali.

    Il nome di American Staffordshire Terrier ha sostituito quello di American Pitbull Terrier quando il Kennel club statunitense riconobbe la razza nel 1936: da questo momento in poi l’Amstaff divenne ufficialmente un esemplare da compagnia e da esposizione e non più da combattimento. Oggi le principali linee di sangue a base della razza sono gli X-Pert, i Tacoma, i Ruffian e i Crusander.

    Ambiente Ideale

    L’American Staffordshire Terrier può vivere bene anche in appartamento, a patto che gli si dedichi molto tempo per farlo giocare, correre e sfogare la sua esuberanza. Fondamentale è anche socializzarlo fin da cucciolo con altri cani per stemperare gli eccessi del suo carattere dominante. Sarebbe sempre opportuno farlo partecipare a qualche attività cinofila o comunque consentirgli di svolgere sempre una buona attività fisica.

    Costi

    Acquisto cucciolo – Da 700 a 1500 euro a seconda della genealogia
    Alimentazione – 550 euro all’anno, parti a 300 grammi di cibo al giorno
    Veterinario – 150 euro all’anno
    Toelettatura – 160 euro all’anno per quattro lavaggi
    Accessori – 150 euro per spazzole, giochi e altri accessori.

  • Cane Nudo – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Nudo, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Cane nudo: le razze riconosciute e non

    Il cane nudo è riconosciuto ufficialmente dalla federazione Cinologica Internazionale in tre differenti razze: il cane nudo messicano Xoloitzcuintle, il cane nudo peruviano Perrò e il cane nudo chinese Crested Dog. Tuttavia, di cani nudi in giro ce ne sono tanti e in diversi paesi del mondo: in Manciuria c’è il Tai-tai, in Argentina c’è il Pila, in Paraguay c’è lo Yagua, in India invece c’è il cane nudo Rampur, in Etiopia c’è il cane delle sabbie. Infine, in Brasile, in Congo, in Turchia e Negli Stati Uniti c’è l’American Hairless terrier. Insomma, i cani nudi sono molti e anche circa le loro origini, gli esperti nel settore danno pareri differenti: c’è chi sostiene che discendano tutti da uno stesso ceppo e chi, invece, propende per l’esistenza di ceppi distinti, dal momento che l’assenza di peli di per se non è sufficiente a caratterizzare una razza, trattandosi di una mutazione che ha potuto prodursi in diversi tipi di cane e in diverse parti del mondo. Sicuramente si tratta di una mutazione che ha attirato gli interessi dell’uomo sia per la curiosità che può creare un cane nudo (motivo per cui nelle società cinesi e precolombiane, il cane nudo divenne esclusivo delle classi più altolocate) sia per l’abitudine, del tutto esecrabile per noi occidentali, di mangiare la carne di cane (abitudine che ancora esiste in alcuni paesi come la Cina e le Filippine).

    Cane nudo: un esemplare unico dalle caratteristiche speciali

    Oggi, però, c’è anche un’altra categoria di persone che cerca il cane nudo: si tratta dei soggetti allergici al pelo del cane che, tuttavia, non vogliono privarsi della compagnia di un amico a quattro zampe. Essendo del tutto senza pelo, il cane nudo richiede qualche accortezza in più nella sua gestione, proprio perché gli manca il pelo a protezione della pelle. Ad esempio, è importante utilizzare una crema idratante nel caso la pelle dovesse diventare troppo secca e, in generale, il cane nudo va sempre protetto con una crema solare nel caso di una prolungata esposizione al sole; analogamente, in inverno per questi cani è fondamentale indossare un cappottino.

    Dal punto di vista genetico, l’assenza di pelo è determinata da un gene dominante che è letale allo stato omozigotico, il che significa che tutti i cani nudi sono individui eterozigoti. Proprio per evitare la comparsa del gene letale solitamente si ricorre a riproduzione anche a esemplari con pelo. Fa eccezione solo L’American Hairless Terrier, il cui gene è recessivo e nella cui selezione si fa ricorso solamente a individui nudi. Quando una razza è presente sia nella varietà con pelo che senza pelo, esistono sempre alcune differenze tra le due: nel primo caso, la dentatura deve essere completa e le orecchie ben erette; nel secondo caso, invece, è ammessa l’assenza di molari, premolari o incisivi e le orecchie possono anche essere pendenti. Molti esperti, inoltre, sono convinti del fatto che il cane nudo abbia una temperatura corporea superiore a quella degli altri cani; in realtà, la temperatura è uguale, semplicemente l’essenza di pelo porta a un’emanazione diretta del calore che dà la sensazione che, al tatto, la pelle sia più calda.

  • Latte ai Cani – Si Può Dare o Fa Male all’Animale

    In questa guida spieghiamo se si può dare il latte ai cani o se fa male.

    Latte ai cani: pro e contro

    Somministrare o meno il latte ai cani – e i suoi derivati – come integrazione dietetica? Per alcuni esperti, questi ingredienti servono poco o nulla; per altri, invece, sono molto utili e, per altri ancora, andrebbero completamente eliminati dal regime alimentare dei nostri amici a quattro zampe. In realtà, come accade nella maggior parte dei casi, la verità sta nel mezzo. Il latte è un alimento ottimo, in quanto è ricco di vitamine, proteine, grassi e sali minerali. Quello che conta, nel caso degli animali, è che l’organismo – piccolo o grande che sia – possa digerirlo in modo corretto e assimilarlo per bene. Per far in modo che questo accada, è fondamentale la presenza della lattasi, un enzima che viene prodotto in modo spontaneo a partire dalla nascita in tutti i mammiferi. Questo enzima è fondamentale per assicurare al corpo una buona digestione del lattosio, ovvero dello zucchero che viene contenuto nel latte e nei latticini. Se, però, il latte non viene somministrato per lunghi periodi di tempo, l’organismo del cane riduce – fin quasi ad azzerarla – la produzione della lattasi, e in questo modo provoca una specie di intolleranza nei confronti del latte e dei suoi derivati. In una condizione di intolleranza al latte, i principali sintomi sono l’emissione di feci molli ma anche piccole e dolorose coliche addominali. In alcuni casi, poi, si può verificare anche un’incapacità organica, per un effetto congenito, di produrre il suddetto enzima.

    Somministrare il latte ai cani, quindi è un’ottima abitudine, sia da cuccioli che da grandi.  In tutti i casi, è importante che il latte somministrato al cane non provochi problemi di tipo enterico. E’ possibile, ad esempio, utilizzare con una certa tranquillità il latte di mucca pastorizzato – così come è suggerito da alcuni studiosi – per poi diluirlo insieme all’acqua.

    Latte ai cani: quali sono i formaggi che fanno bene

    Tra il cibo per cani, il formaggio è particolarmente apprezzato dai nostri amici a quattro zampe. Tuttavia, non tutti i tipi di formaggio fanno bene ai cani. E’ raccomandabile, ad esempio, evitare di abusare con i formaggi troppo grassi o fermentati, come il gorgonzola, il brie, il taleggio e altri simili. I formaggi migliori per i cani, in questo senso, sono la ricotta, la scamorza, i formaggi in fiocchi, che possiedono tante proteine e hanno uno scarso contenuto di grassi. Una volta a settimana, quindi, è possibile sostituire la carne con un po’ di formaggio, avendo cura di dispensarne un quantitativo leggermente superiore. Per i cani che sono abituati a mangiare le crocchette, sicuramente una spolverata di ricotta grattugiata ogni tanto contribuisce a rendere il pasto più appetitoso.

    Non tutti sanno che anche lo yogurt è gradito alla maggior pare dei cani e la sua somministrazione non è affatto controindicata. Anche per i nostri amici pelosi, i cosiddetti lattobacilli bifido batteri, in esso contenuti, svolgono sull’apparato digerente una salutare azione probiotica che è anche in grado di ripristinare quelle alterazioni della flora microbica intestinale che alcune volte si manifestano anche nei cani. In particolare, l’attività probiotica si realizza con l’incremento di produzione di muco intestinale e di sostanze anti-microbiche che hanno come scopo di rinforzare l’effetto barriera ottenendo una maggiore stimolazione del sistema immunitario locale. Piccole dosi quotidiane di yogurt naturale non possono quindi che essere d’aiuto, purchè tollerate, anche dai nostri amici cani.

  • Cane Iperattivo – Come Calmarlo e Cosa Fare

    In questa guida spieghiamo cosa fare per calmare un cane iperattivo.

    Cane iperattivo: perchè è un problema

    Abitare con un cane è una delle esperienze più belle ed importanti che possono essere vissute da un uomo. Tuttavia se il quattrozampe non sta mai fermo, è sempre irrequieto e sembra letteralmente incapace di rilassarsi, la convivenza può diventare un po’ problematica. A monte, in effetti, potrebbe esserci un disturbo del comportamento del cane che, se ignorato, può peggiorare anche in modo pericoloso. Quando si parla di cane iperattivo si fa riferimento ad una sindrome precisa, quella da ipersensibilità o iperattività. Si tratta, quindi, di una patologia a tutti gli effetti che, in quanto tale, deve essere curata da un veterinario o da un esperto educatore cinofilo che sia in grado di prescrivere anche una terapia di tipo farmacologico. In genere si tende a fare un po’ confusione tra l’iperattività e l’eccitazione. Ci sono alcune razze canine da pastore, per esempio, sono molto attive e richiedono un bel po’ di esercizio sia fisico che mentale. Ci sono altri cani, invece, che sono eccitati perché non hanno ricevuto una buona educazione e il loro padrone non è stato in grado di fargli capire quali sono i comportamenti corretti e quelli sbagliati. Si tratta di cani che tendono a saltare addosso, che abbaiano spesso e che – in linea di massima – sembrano completamente fuori controllo E’ normale, invece, che un cane adolescente sia molto attivo.

    Cane iperattivo: cosa fa nello specifico?

    Un cane iperattivo è tale perché tende a saltare addosso alle persone, ma salta anche sui mobili di casa o sulle pareti. Un cane iperattivo, insomma, è un cane che non riesce a stare mai fermo e che un padrone difficilmente riesce a gestire con un collare o con una semplice pettorina. Analogamente, un cane iperattivo è difficile da portare a spasso, da spazzolare o da manipolare in altri modi. Al guinzaglio tende a tirare e ad alzarsi su due zampe, abbaia molto, mangia e beve molto velocemente (il che provoca non pochi problemi anche a livello di digestione), corre all’impazzata senza ragioni, fa giri su se stesso, gratta le porte e si mette a seguire tutte le persone o le cose che si muovono. Il cane iperattivo è straordinariamente attento ad ogni rumore, si eccita con facilità e tende anche a mordere vestiti, mani e altre parti del corpo. In generale, rosicchia qualsiasi tipo di oggetto. In genere, i cani che soffrono di questa patologia non amano restare da soli e, quando accade, ansimano e hanno il battito cardiaco molto accelerato. Infine, fanno fatica ad apprendere e quando iniziano a fare qualcosa non riescono a concluderla.

    E’ bene precisare che tutti questi atteggiamenti ‘tipici’ di un cane iperattivo, sono del tutto normali quando si tratta di un cucciolo o di un cane adolescente ma diventano sintomatici quando, invece, si manifestano in un cane che supera anche gli otto anni di età. In ogni caso, questi atteggiamenti sono più frequenti nei maschi, specie se non sterilizzati.

    Le cause che fanno diventare un cane iperattivo

    Una precoce separazione del cucciolo dalla mamma può predisporre l’animale all’iperattività. La mamma, infatti, insegna al cucciolo come controllare l’intensità del morso e – in generale – come regolare l’attività motoria. Il gioco, insieme ai frattellini, viene disciplinato dalla mamma e il cucciolo, in questo modo, impara i moduli comportamentali corretti. Il problema sorge nel caso di separazione precoce, oppure quando i piccoli vengono sistemati in recinti insieme ad altri cuccioli senza adulti o in caso di una madre troppo permissiva e tollerante o di una cucciolata numerosa.

    Cane iperattivo: come risolvere il problema

    Per ottenere l’attenzione di un cane iperattivo è importante avere la giusta motivazione, assecondando anche le predisposizioni di razza e le caratteristiche del singolo soggetto ma, soprattutto, insegnando al cane che solo con la calma e l’educazione può ottenere quello che desidera. In molti casi, vivere e crescere in un ambiente povero di stimoli può contribuire a generare nel cane comportamenti scorretti. I cani che crescono in città, per esempio, sono animali abituati al traffico che non inseguono le macchine, a differenza di quelli che vivono in campagna. I cani vanno sempre stimolati, soprattutto quando sono cuccioli.

    A differenza di quanto si dice in giro, un cane iperattivo non tende a calmarsi facendo lunghe passeggiate. Al contrario, la tendenza a farlo stancare, non fa altro che allenarlo ancora di più! In alternativa, un metodo efficace per far calmare il cane è quello di optare per i giochi che consentono di usare il naso, i giochi di ricerca e le attività di masticazione; inoltre, è importante fargli usare la testa per risolvere piccoli problemi, per esempio impegnandolo con giochi di attivazione mentale.

    Per interagire con un cane iperattivo e aiutarlo a correggere i suoi comportamenti sbagliati, il linguaggio del corpo e le posture possono rivelarsi fondamentali. Se il cane è irrequieto o agitato, di sicuro non è conveniente correre, fare movimento bruschi o veloci, o anche alzare il tono della voce eccessivamente. Sicuramente l’iperattività è una patologia che va curata da un medico veterinario comportamentalista che somministrerà al cane anche dei farmaci. I rimedi omeopatici e naturali sono molti utili anche per ottenere risultati migliori e più veloci nel lavoro che comunque va svolto in sinergia con un operatore cinofilo. In tutti i casi, affiancarsi ad un professionista è fondamentale per correggere il comportamento del cane ed evitare soluzioni fai da te che, invece, potrebbero anche peggiorare la situazione.