Categoria: Cani

  • Cane che Morde – Cosa Fare

    Uno dei comportamenti che mette maggiormente in crisi il proprietario di un cane è proprio quello di aggressione. Spesso a essere messa in discussione è la fiducia reciproca e ci si sente traditi dal proprio cane, cui si pensa di aver offerto tutto il nostro amore e le nostre cure.

    Un cane che morde mette in difficoltà tutta la famiglia che abita assieme a lui, sia che aggredisca i membri del gruppo di cui fa parte, altri cani o umani, sia che aggredisca persone o cani fuori di casa. Chi è vittima di un’aggressione, soprattutto se si tratta di un membro del gruppo familiare, inizia a temere il cane e questo rende la relazione con lui molto difficile.

    Innanzitutto perché aumenta la tensione familiare e poi perché porta a problemi e incomprensioni comunicative. Se temiamo il nostro cane tenderemo a ridurre le interazioni con lui e, quando sarà necessario comunicare, saremo molto tesi, nervosi, potremmo avere movimenti rapidi e reazioni eccessive in risposta a segnali cui prima rispondevamo diversamente.

    Il cane comunica con il linguaggio del corpo sarà quindi confuso, e magari anche irritato, da questa incoerenza comunicativa, arrivando a presentare uno stato ansioso o a peggiorarlo se già presente.

    Questo non vuol dire che dobbiamo forzarci a interagire con l’amico a quattro zampe se non ci troviamo a nostro agio, ma che possiamo “prenderci una pausa” lasciando che siano i nostri familiari a occuparsi di lui, riservando per noi quelle attività in cui ci troviamo a nostro agio, per esempio portarlo in passeggiata o coccolarlo la sera mentre guardiamo la TV.

    Possiamo anche pensare a nuove attività da fare assieme a lui, tutte attività di gioco, che ci permettano di recuperare la fiducia e il benessere in sua presenza. Spesso cambiare qualcosa, anche soltanto l’ambiente, un’abitudine, un gioco, modifica il nostro modo di vedere il cane e quello in cui lui ci vede, facilitando la ripresa di una relazione di fiducia.

    Restare calmi

    Non dimentichiamo che un cane che morde, in molti casi, lo fa perché è spaventato, ha timore o addirittura paura. Ne consegue che per un cane mordere, quasi sempre, non è una bella esperienza. Sicuramente anche lui si sentirà a disagio in nostra presenza, sentirà la tensione in famiglia, il nostro malessere e sarà più nervoso e preoccupato, sarà disorientato dal nostro improvviso cambiamento (dovuto al timore che proviamo nei suoi confronti) e avrà bisogno di aiuto, proprio come noi.

    Per tutte queste ragioni di fronte a un comportamento di aggressione del nostro cane la prima cosa da fare è proprio restare calmi: un cane non impazzisce e inizia ad aggredire senza ragione, mai. Spesso consideriamo aggressione il momento in cui il cane ci morde, ma in realtà l’atto di aggredire è il culmine di una sequenza di comportamenti, e solitamente, prima di arrivare al morso, il cane ha mostrato uno o più atteggiamenti minacciosi.

    Il morso vero e proprio infatti viene solitamente messo in atto in seguito alla constatazione, da parte del cane, che i comportamenti di minaccia non sono stati efficaci. Questi comportamenti sono:
    -Il fissare negli occhi mantenendo una postura rigida e un’espressione tesa del muso
    -Il sollevamento del labbro per mostrare i denti
    -Il ringhio
    -L’abbaio
    Sottovalutare uno o più comportamenti di questo tipo può far si che il cane decida di prendere provvedimenti, e arrivi a morderci.

    Facciamo un esempio: il cane ruba un oggetto di casa, qualcosa cui teniamo, si mette davanti a noi con l’oggetto fra le zampe e ci fissa. Se ci avviciniamo solleva il labbro, se insistiamo ci ringhia e, se proseguiamo ancora, ci morde. Se ci fossimo fermati nel momento in cui il cane ci lanciava segnali di avvertimento gli avremmo mostrato che comprendevamo la sua minaccia e lui non avrebbe avuto motivo per morderci.
    Questo non significa che sia un bene che un cane rubi un oggetto e che ci sfidi a toglierglielo. Ma non è neppure un bene che noi proseguiamo a ignorare i suoi segnali di minaccia, esponendoci a un probabile morso.

    La violenza non è la soluzione

    Non bisogna sottovalutare le capacità di apprendimento del cane, che una volta compreso che con noi la minaccia non funziona, la eliminerà dal suo repertorio comunicativo, passando direttamente a ciò che evidentemente comprendiamo bene, ovvero il morso.

    Se poi decidiamo di reagire punendolo fisicamente il cane imparerà che la violenza è il modo con cui si comunica in famiglia e sarà spinto a utilizzarla in tutte le situazioni di conflitto o in cui desidera qualcosa. In questo modo vedremo aumentare le occasioni in cui il cane tenterà di morderci o peggio, non proverà più a farlo con chi lo punisce perché lo teme, ma s’imporrà con la forza su quelli che non sono abbastanza forti o violenti per picchiarlo: tipicamente i bambini o gli anziani, ma spesso anche le donne.

    Ecco perché cercare di comprendere il motivo dell’aggressione è fondamentale e, per far ciò, possiamo rivolgerci a un Veterinario comportamentalista che, attraverso l’osservazione del cane e un’intervista completa ed esauriente, sarà in grado di spiegarci le cause e l’eventuale presenza di patologie del comportamento, offrendoci anche il suo aiuto per la pianificazione di un percorso di riabilitazione che migliori la situazione e risolva il problema, da effettuare in collabrazione con un istruttore cinofilo di sua fiducia.

    I consigli del veterinario

    Non sottovalutare gli avvertimenti. Il morso è l’ultimo di una serie di avvertimenti con cui il cane ci intima di desistere da un comportamento: fissare negli occhi mantenendo una postura rigida e un’espressione tesa del muso, sollevare il labbro mostrando i denti, ringhiare, abbaiare.

    Questi segnali intimidatori non vanno mai ignorati, sia perché rischiamo di essere morsi, sia perché il cane, finendo per considerarli inefficaci, è portato a instaurare direttamente un comportamento mordace in tutte le situazioni di disagio.

  • Cane Dobermann – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Dobermann, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    La razza nasce tra 1850 e il 1870 per opera del Sig, Friederich Louis Dobermann, che aveva e allevava Pincher di taglia media (detti appunto Dobermann Pincher per distinguerli dai Pincher piccoli ) e che decise, per avere un cane da difesa e da guardia più grosso, di incrociare i suoi cani, con altre razze: probabilmente hanno concorso all’attuale razza il progenitore dei Rottweiler, il Pastore della Beauce cane francese molto simile ma più robusto e anche il levriero Greyhound e il Manchester Black eTan Terrier. La razza fu riconosciuta nel 1898.

    Standard

    Gruppo: II – Cani tipo pincher, schnauzer, molossoide e cani bovari svizzeri
    Origine: Germania
    Taglia: media-grande, h. maschi 68-72 cm. femmine 63-68 cm. i soggetti più apprezzati sono quelli di misure intermedie
    Peso: 40-45 Kg. maschi – 32-35 kg. femmine
    Corporatura: sub longilineo, dolicomorfo (corpo più alto che lungo) e dolicocefalo (cranio più lungo che largo). Aspetto tonico e muscoloso ma leggero non deve mai dare idea di pesantezza. E’una delle razze più eleganti e armoniche. Portamento fiero ed eretto.
    Pelo: corto di consistenza dura,fitto liscio e lucido.
    Colore: nero-focato o marrone-focato con focature in zone ben determinate (mandibola.labbra-guance-palpebre superiori-gola- e due macchie sul petto-piedi e parte interna della coscia e cercine anale) di colore rosso.
    Testa: la testa è a forma di cuneo allungato e smussato, ben staccata dal collo. Tartufo voluminoso.
    Occhi: molto vispi e di colore marrone scuro tendente al nero, di forma ovale.
    Orecchie: sono triangolari, portate erette nella parte iniziale ma poi piegano e sono portate ai lati della testa con bordi ben attaccati alle guance. (Una volta e anche ora in alcuni paesi venivano amputate e portate erette) In Italia dal 2007 è vietato il taglio di coda e orecchie. Se i soggetti sono nati prima possono partecipare alle Esposizioni anche con orecchie tagliate.
    Coda: La coda nei paesi dove non ci sono leggi specifiche viene amputata alla seconda vertebra. In Italia dopo il 2007 i cani nati devono avere coda integra , come in altri paesi europei.

    Ambiente ideale

    Risulta essere un cane che sta bene dove è il proprietario e la sua famiglia, per cui sta bene sia in appartamento che in una casa con giardino, a patto che non sia relegato nel giardino solo. Ovviamente data la vitalità, l’intelligenza e il carattere sensibile della razza è un cane che ha bisogno di tanto movimento, attività fisica e lavoro col proprietario, per non arrecare danni all’equilibrio psico-fisico dovuti all’inattività.

    Carattere

    A dispetto di tante dicerie assolutamente campate per aria, tipo la storia girata per anni che i doberman per il restringimento del cranio fossero destinati intorno a 7-8 anni di età ad impazzire, è uno dei cani più dolci e sensibili. Adora letteralmente il padrone e la sua famiglia, che con lui deve stare a stretto contatto. Risulta essere un cane pacifico e socievole, ottimo compagno di giochi per i bambini, sempre sotto la supervisione di un adulto (come per tutti i cani). Nessuno però mette in dubbio il suo coraggio, la sua forza e l’occhio sempre vigile. E’ un’imbattibile sentinella, ottimo cane da difesa per l’attaccamento alla famiglia e anche da guardia. Con gli estranei mantiene riservatezza tipica dei cani da difesa, ma un buon soggetto con un buon padrone, non sarà mai aggressivo inutilmente. Comunque non è una razza adatta a cinofili in erba, ma deve avere un padrone che sappia gestire bene la grande voglia di fare di questa razza. L’intelligenza e la versatilità ne fanno un ottimo cane da utilità.

    Salute e cura

    Generalmente è una razza forte e sana, anche se può essere più sensibile ad alcune patologie ereditarie con incidenza maggiore rispetto ad altre razze. Tre queste la displasia dell’anca e del gomito. La degenerazione progressiva o centrale della retina (PRA e CPRA) due forme che colpiscono la parte visiva dell’occhio e possono portare a deficit visivi.

    Poi possono ammalarsi di Cupertossicosi o Epatite cronica del Dobermann, la cui causa è ancora sconosciuta e che colpisce più le femmine. Sindrome da malassorbimento associata a insufficienza pancreatica e una forma su base autoimmune che è la Miosite eosinofilia, forma di disordine neuromuscolare di natura ereditaria e infine miocardiopatia dilatativa che colpisce questa razza e alcune razze giganti.

    Per quanto riguarda la cura è un cane di semplice gestione, basta pulirlo se si sporca nelle passeggiate con un panno umido, 2/4 volte all’anno fare un bagno con prodotti specifici. Asciugarlo sempre bene se esce con la pioggia o la neve, specialmente tra i polpastrelli se si accumula sporco o ghiaccioli.

  • Cane Terranova – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Terranova, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Ci sono due teorie sull’origine di questa razza, una la considera derivata da cani autoctoni già presenti nella regione di Terranova, l’altra ritiene che derivi da un incrocio tra cani presenti nella zona con cani portati dai coloni europei. Il Club di razza nacque nell’800 e contribuì a mantenerla anche dopo i due conflitti mondiali.

    Standard

    Gruppo: II
    Sezione: 2^ – Cani di tipo Pinscher, Schnauzer, Molossoidi e Bovari Svizzeri
    Origine: Canada
    Peso: 50-68 kg
    Pelo: lungo sul corpo, perfettamente dritto, lucido, mai lanoso; molto lungo e ricadente sulla testa; denso e di tessitura forte e consistenza oleosa; idrorepellente, permette di resistere molto in acqua
    Colore: nero, bianco e nero, marrone
    Testa: larga, massiccia con stop non troppo marcato. Muso corto e quadrato, tartufo ampio, di colore nero.
    Occhi: piccoli, piuttosto infossati di colore bruno.
    Orecchie: piccole, attaccate bene indietro, ricadenti e aderenti alla testa.
    Coda: di lunghezza media, appena sotto il garretto, portata bassa a riposo e alzata se in attività. Pelo folto e con frange.

    Gruppo e sezione

    Appartenente al II gruppo, cani di tipo Pinscher e Schnauzer – Molossoidi e cani bovari svizzeri, è un cane molto abile nel nuoto e dal carattere particolarmente dolce e paziente, che ne ha decretato il successo come cane da compagnia.

    Ambiente ideale

    Il Terranova è un cane di grande mole che vive bene soprattutto in una casa con il giardino, dove possa avere sempre a disposizione uno spazio verde per “sgambare” quando sente il bisogno di muoversi. Si adatta comunque bene anche in appartamento se gli vengono assicurate giornalmente delle belle passeggiate in un parco, o in campagna. Inoltre, amando molto l’acqua, è bene ogni tanto portarlo al fiume o al lago dove sarà felice di farsi una bella nuotata.

    Carattere

    Risulta essere un cane in cui la dolcezza può essere considerata il carattere distintivo, è un cane che apprezza l’uomo al punto da dare tutto se il proprietario è in pericolo. Con i bambini ha una pazienza infinita e pur se la mole è imponente è delicato nel gioco. Questo cane ha un innato istinto per il salvataggio delle persone in acqua infatti è chiamato anche “cane bagnino”: se vede qualcuno in mare che si agita un pochino si getta subito trai flutti per salvarlo. Ha bisogno di lunghe passeggiate, anche se non lo vedrete mai correre a perdifiato. Sono cani che convivono bene con altri animali anche di specie differenti, gatti, conigli ecc basta abituarlo da cucciolo.

    Salute e cura

    L’aspettativa di vita di questi cani come di molti cani di razza grande è intorno ai 10 anni, quindi meno di razze più piccole. È un cane rustico e di buona salute ma come molti cani di grossa taglia può essere affetto da displasia dell’anca, patologia che colpisce l’articolazione coxo-femorale, che determina una degenerazione della cartilagine articolare con conseguente artrosi anche in età giovanile. La malattia può essere più o meno lieve e può essere curata o con integratori specifici oppure nelle forme più gravi con un intervento chirurgico.

    Altra patologia a cui possono essere soggetti i Terranova in età avanzata è la sindrome dilatazione-torsione gastrica, in cui si verifica una dilatazione e rotazione dello stomaco su se stesso con danni enormi all’organo e se non si interviene chirurgicamente e tempestivamente, l’esito purtroppo è letale. Ad oggi non si conosce la causa della patologia ma si è visto che una buona prevenzione è dividere il pasto giornaliero in più pasti (2/3) più piccoli per non appesantire lo stomaco.

    Alcuni soggetti possono soffrire anche di Miocardiopatia Dilatativa che può essere diagnosticata solo con un’approfondita vista cardiologica. È un cane che ha bisogno di un alimentazione con un buon apporto di proteine per potere crescere bene, quindi da cucciolo va seguito molto bene da un veterinario. Per quanto riguarda la cura del mantello, essendo molto folto e lungo va spazzolato almeno un giorno sì e uno no, durante la muta anche tutti i giorni.

    Quando rientra dalle passeggiate va ispezionato perché possono rimanere impigliati nel pelo, forasacchi, spine, rametti, foglie e sporco vario. Ogni tanto vanno controllate le orecchie e se sono sporche pulite con un prodotto adeguato. Siccome ama molto l’acqua è facile che appena può si butti in acqua, indipendentemente dalla stagione. In Inverno dopo il bagno bisogna asciugarlo bene e controllare anche le orecchie.

  • Dove e Come Passeggiare con il Cane

    In questa guida mettiamo a disposizione alcuni consigli utili su dove e come fare una passeggiata con il cane.

    I ritmi frenetici della vita metropolitana e l’ambiente che ci circonda, povero di spazi verdi e pieno di cattivi odori e rumori fastidiosi, sono tra le cause principali dell’insorgere di comportamenti problematici dei nostri cani, così come delle persone, del resto.

    Facciamo mille cose al giorno e spesso a fine giornata siamo stanchi e un po’ frustrati perché non troviamo il tempo per dedicarci alle attività che ci fanno stare bene. I nostri cani vivono la stessa nostra frustrazione: a casa si annoiano a morte aspettando il nostro ritorno e quando finalmente li si porta fuori, il più delle volte, non gli è concesso di fare qualcosa di veramente interessante per loro: non hanno infatti il tempo necessario per sfogare i loro bisogni primari, che non sono solo quelli fisiologici di sporcare, oltre naturalmente a mangiare, bere e dormire.

    “Porto il cane a fare i suoi bisogni” è una frase riduttiva rispetto alle vere necessità del nostro amico a quattro zampe, che da questa scarsa attenzione possono vedere compromesso il proprio benessere psicofisico. L’uscita non va dunque considerata semplicemente come un impegno finalizzato all’espletamento delle esigenze fisiologiche, altrimenti non si spiega perché un cane dovrebbe seguirci al guinzaglio (invece di trascinarci!), o ascoltarci (invece di ignorare ogni richiamo!) se per lui siamo soltanto un “accompagnatore”? Ecco come organizzare la passeggiata all’insegna del divertimento nel pieno rispetto del benessere del nostro amico.

    Responsabilità e consapevolezza

    Sappiamo veramente quali sono le necessità del nostro cane? Sappiamo come si sente, se è felice? Ci siamo mai chiesti se fa una vita appagante? Vivere con un cane comporta responsabilità e consapevolezza da parte nostra.

    Dobbiamo essere consapevoli che i cani, più di ogni altra cosa, desiderano stare con noi, passare il tempo in compagnia del loro riferimento affettivo. Oltre a questo però dobbiamo comprendere che sono animati da un’enorme vitalità, che li porta a desiderare stimoli, novità ed esperienze diverse, come socializzare, muoversi, esplorare, annusare, scoprire.

    E queste sono anche le ragioni per cui, da migliaia di anni, l’uomo ama così tanto i cani: sono esseri diversi da noi ma anche molto simili, che hanno il potere di ricordarci di fare cose semplici ma allo stesso tempo fondamentali per il nostro equilibrio fisico e mentale, come ad esempio una bella passeggiata, ogni giorno, insieme a loro.

    L’uscita giornaliera rappresenta quindi un momento fondamentale nella vita con il nostro cane, e se diventa un tempo di qualità ne derivano grandi benefici alla nostra relazione. E allora, nel reciproco interesse, abituiamoci a uscire con il nostro cane con l’obiettivo di goderci la passeggiata, oziando all’aria aperta, con il sorriso sulle labbra e dimenticandoci il cellulare, felici di trascorrere un po’ di tempo con la testa sgombra da qualsiasi pensiero. Una semplice passeggiata, fatta con il giusto atteggiamento, è una medicina potente per il fisico e per lo spirito.

    Tenere per mano è diverso da incatenare

    Appena gli impegni ce lo permettono, andiamo a passeggiare lontano da smog e rumori. Meglio prendere la macchina e perdere qualche minuto per raggiungere un bel parco. Non ci sono scuse! Tutti abbiamo un parco raggiungibile in 10 minuti con la macchina.

    Qui lasciamo che il cane annusi in pace ed esplori senza fretta: per lui questi sono bisogni fondamentali, oltre che un enorme piacere, proprio come per noi leggere un libro appassionante. In qualche modo sta leggendo le notizie che gli interessano!

    Interagiamo con lui guardandolo, sorridendogli, facendogli capire che siamo insieme, in sintonia, finalmente a goderci il nostro tempo. Se non ci sono altri cani nelle vicinanze, regaliamogli, ogni tanto, dei bocconcini che ama, buttiamoli nell’erba, fra i cespugli e facciamoglieli cercare.

    Giochiamo insieme se ce lo chiede. Impariamo a maneggiare con cautela il guinzaglio che deve essere una cintura di sicurezza e non uno strumento di prigionia: “c’è una grande differenza tra tenere una mano e incatenare un’anima”. Torniamo bambini per qualche minuto e facciamoci guidare anche dal cane. Passeggiamo, muoviamoci e, ogni tanto, scopriamo luoghi nuovi, i cani amano camminare ed esplorare. Non fermiamoci sempre e solo nelle aree cani.

    Appena possibile lasciamolo libero

    Diciamo subito che è importante un “bilanciamento” tra le fasi della passeggiata: il cane deve trascorrere almeno metà dell’uscita assieme a noi, mentre per il resto del tempo va lasciato libero di giocare con i suoi simili o di girovagare. L’inizio della passeggiata è il momento dedicato ai bisogni fisiologici e alla possibilità di correre in piena libertà. In seguito è bene passare all’impostazione, o al ripasso, degli esercizi di educazione, che vanno alternati a momenti di gioco e coccole e ad altri momenti di libertà: sessioni brevi e divertenti sono alla base di un buon addestramento. Infine, se abbiamo un cane socievole, possiamo lasciarlo libero di interagire con i suoi simili, sempre però nel rispetto di alcune regole basilari (vedi box).

    Certamente dobbiamo farlo solo ed esclusivamente dove è possibile e in piena sicurezza, sia per il nostro cane, sia per tutti gli esseri viventi che ci circondano. I cani possono esprimersi al meglio accanto all’uomo se vivono liberi: “…non lo libero perché ho paura che non torni…”, “…non lo libero perché ho paura che non mi ascolti…”, “…non lo libero perché ho paura che non mi segua…”, “…non lo libero perché ho paura che aggredisca gli altri cani…”.

    Ecco le scuse più comuni. I cani in realtà sono fra gli esseri viventi più sociali: seguono, tornano e ascoltano per definizione. Siamo noi che, ignorando quello che ci trasmettono e le loro necessità, li confondiamo a tal punto da non permettergli di capire come devono comportarsi.

    Una raccomandazione importante: se non possiamo ancora liberare il nostro cane perché non torna al richiamo o perché è aggressivo, prima di sganciare il moschettone, chiediamo aiuto a una persona esperta che ci aiuti a risolvere il problema, perché se non liberiamo mai il nostro cane significa che abbiamo un problema!

    E poi: se non permettiamo al nostro cane di vivere la maggior parte del suo tempo in libertà, come facciamo a definirci suoi amici? Avete mai pensato alla frustrazione di un essere vivente nato per vivere libero e all’aperto, che è costretto a stare in casa, o in giardino, tutto il giorno, salvo uscire per sporcare legato a un guinzaglio. E magari viene pure strattonato e rimproverato perché si sofferma troppo ad annusare! Dobbiamo fare almeno un’uscita di qualità al giorno: un’ora è il “minimo sindacale!”. Oltre alle uscite “solo” per sporcare, naturalmente. Dove troviamo il tempo con tutto quello che abbiamo da fare? Il tempo si trova, bisogna volerlo.

    Un personale consiglio è quello di svegliarsi presto la mattina e scoprire che le prime luci dell’alba portano con loro un’energia unica e che una bella passeggiata in compagnia del nostro caro amico cane è benefica anche e soprattutto per noi.

    Scrollatevi di dosso la pigrizia, caricate il cane in macchina e, in qualsiasi momento della giornata, trovate il tempo per andare a passeggiare in un parco.

    Vale sempre la pena di ricordare che, onde evitare il rischio di torsione dello stomaco, in particolare nelle razze di taglia grande, il cane non deve mai mangiare prima di svolgere attività fisica, soprattutto se intensa. Organizziamoci perciò in modo sa somministrare i pasti dopo le passeggiate. Durante la passeggiata, dopo che il cane ha corso, possiamo però somministrargli del cibo secco come rinforzo per una buona condotta al guinzaglio, o durante una sessione d’educazione, o per proporre dei divertenti giochi di nosework, una sorta di caccia al tesoro che mette alla prova il fiuto del nostro amico, ma di questo avremo modo di parlare nei prossimi numeri della rivista.

    Regole basilari

    Evitiamo di proporre giochi o cibo se nelle vicinanze ci sono altri cani, potrebbero essere motivo di competizione
    Non commettiamo il grave errore di chiamare il nostro cane solo al momento di andar via: sfruttiamo questi momenti di libertà per rinforzare il richiamo
    Molti cani amano il gioco fisico, ma è importante evitare che la situazione porti a uno stato di sovraeccitazione: alla lunga i cani tendono a perdere il controllo e le conseguenze possono essere spiacevoli

    Cosa portare con noi

    sacchetti per le deiezioni (che vanno usati e non solo legati al guinzaglio in bella vista)
    museruola (obbligatoria per legge sui mezzi pubblici)
    un gioco (sassi e bastoni sono da evitare)
    acqua (se non incontriamo una fontana sul percorso)
    alimenti premio, possono sempre tornare utili.

    Si tratta di regole semplici da seguire.

  • Come Trasportare Cane in Auto

    In questa guida mettiamo a disposizione alcuni consigli utili su come trasportare un cane in auto.

    Il cane è parte della famiglia, per questo partecipa a tutte le attività dei proprietario, si sposta quotidianamente con lui, lo accompagna nei weekend e durante le vacanze estive, questo richiede un’abitudine a viaggiare.

    Per il cane viaggiare in automobile è un’esperienza del tutto innaturale: il rumore del motore, le oscillazioni causate dal movimento dell’auto, lo scorrere del paesaggio, l’avvicinarsi all’automobile di persone sconosciute (il benzinaio, il casellante, un passante ecc.) sono tutte situazioni che possono spaventarlo.

    Se il nostro amico a quattro zampe è in difficoltà a gestire il viaggio, sbava in modo eccessivo, o vomita, tecnicamente si parla di cinetosi, mentre se si agita, cercando di fuggire alla sola vista dell’auto, anche se è ferma, a motore spento, si parla di fobia postraumatica. Alcuni soggetti possono presentare una fobia della auto, ossia aver paura di questa e di salirci a prescindere, senza aver avuto in precedenza esperienze stressanti.

    La cinetosi

    La “malattia da movimento” è un disturbo che colpisce gli animali quando sono su mezzi di trasporto. L’auto è il mezzo che crea i maggiori problemi ai proprietari di un cane, perché è il mezzo più usato. Il disturbo è dovuto alla stimolazione delle strutture dell’equilibrio che sono poste a livello dell’orecchio interno, a seguito di sollecitazioni legate al movimento dell’autoveicolo.

    Il cane sbava, con fili di saliva che gli scendono dalla bocca (scialorrea), può gemere per il disagio che prova, sino ad arrivare al vomito del cibo ingerito nelle ultime ore, o se a digiuno di succhi gastrici. Non è necessario fare lunghi viaggi, poche centinaia di metri sono sufficienti per l’insorgere dei sintomi.

    Se il proprietario non si ferma, il cane si agita, diventa irrequieto, geme e sbava sempre più copiosamente. Il cercare di calmarlo con coccole, cibo, carezze, peggiora la situazione, il solo comportamento utile è fermarsi e riportare il cane a casa, possibilmente a piedi, o girando l’auto e facendo rapidamente la strada del ritorno.

    Fobie

    Quando un cane ha fatto più esperienze negative di viaggi in auto, con scialorrea, vomito e tutti i sintomi sopra descritti, lo spostamento in auto diventa un evento stressante che porta alla comparsa di una patologia denominata fobia postraumatica. Sbavare, vomitare, tremare rappresentano l’evento traumatico, la macchina il contesto in cui avviene.

    Con il tempo, alla vista “della macchina”, il cane fugge, si nasconde, non si lascia prendere, trema, ansima, ma può anche aggredire il proprietario che cerca di prenderlo per metterlo a forza nel veicolo. Se viene caricato in auto, prima che si avvii il mezzo, il cane comincia a sbavare, si lecca le labbra, sbadiglia e poi raggiunge il massimo del suo stress con una o più vomitate, nei casi più gravi può anche avere diarrea.

    La classica ciliegina sulla torta di un comportamento umano insensibile ai bisogni di un animale. La fobia della macchina è la paura dell’oggetto auto, che si manifesta in cani che non hanno avuto un corretto sviluppo comportamentale. Il soggetto non è in grado di affrontare stimoli sensoriali, o situazioni nuove, perché cresciuto in un ambiente ipostimolante, rispetto a quello in cui è inserito.

    In sostanza sono animali che vissuti, per esempio in campagna, senza fare viaggi in macchina sino all’età adulta, sono caricati in auto e portati a fare un viaggio. La non conoscenza del mezzo e degli ambienti nuovi sono elementi determinanti per l’insorgere della fobia, che si manifesta con i sintomi descritti in precedenza. La fobia dell’auto si inserisce in una patologia che è la Sindrome da Privazione Sensoriale.

    Come intervenire in anticipo

    Abituare il cucciolo di due mesi all’auto, spesso è sufficiente portarlo in macchina per brevi viaggi, di pochi minuti, seguendo il medesimo percorso per più giorni, per allungare, progressivamente, il tragitto e andare in luoghi nuovi solo quando il cane si mette tranquillo a cuccia in una parte del veicolo. Preparare un posto per il cane, mettendo una copertina e sedendovi vicino a lui.

    Consiglio di abituarlo a stare sul sedile posteriore dell’auto, quando sarà adulto potrà rimanere su questo, oppure essere ospitato nel baule adeguatamente preparato. In certi casi potrebbe essere utile usare un trasportino in plastica o in rete di metallo che farà da “cuccia” per il nostro amico a quattro zampe.

    Il cane deve essere abituato al trasportino, mettendolo in casa con la porta aperta e con una copertina all’interno, affinché possa entrare e uscire liberamente, si può lasciare un bocconcino all’interno per renderlo più invitante e premiarlo con tante lodi e carezze quando vi entra e resta per un po’ di tempo. Solo quando il cucciolo si sarà abituato al trasportino lo si collocherà in auto facendo entrare il cane, con l’auto ferma e premiandolo se rimane tranquillo.

    Abituare un cucciolo alla macchina è un esercizio che richiede calma e determinazione, è importante fargli vivere questa esperienza in modo positivo e gratificante, come un bel gioco a cui partecipa tutta la famiglia. Non mi stancherò mai di ripetere che alla base di un comportamento rispettoso dell’altro c’è la relazione, questo vale per l’uomo verso il cane e viceversa.

    Cosa possiamo fare in concreto?
    -Abituare il cucciolo, sin dai primi mesi, ad ambienti diversi (città, campagna, mare, montagna) e a situazioni diverse: viaggi in macchina, in treno, in autobus, passeggiate in campagna e nei parchi, luoghi pubblici, affollati e ambienti tranquilli
    -Il cane è un essere senziente e con capacità cognitive che impara in situazioni piacevoli caratterizzate da emozioni positive, anche per abituarlo alla macchina si deve creare un contesto così.
    -Il gioco è un ottimo modo per aiutare il cane a crescere e per fare esperienze
    -Non provare con la forza a far salire il cane sulla macchina
    -In caso di evidenti problemi, non fare altri viaggi senza aver sentito il parere del veterinario
    -Il veterinario potrà prescrivere un farmaco e fornire le informazioni per la corretta gestione del cane in auto, oppure indirizzarvi a un veterinario esperto in comportamento animale
    -Non abbattersi e non rinunciare a portare il cane in viaggio, la soluzione c’è, è necessario rivolgersi a degli esperti che con un’adeguata terapia sapranno trattare il disturbo
    -Ma non sottovalutare i sintomi manifestati dall’animale, perché soffre, intervenire tempestivamente significa aiutare lui e anche voi.

    Seguendo questi consigli sarà più semplice viaggiare con il cane.