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  • Autodeplumazione Pappagalli – Cause e Soluzioni

    Uno dei problemi più frequenti e più spiacevoli dei pappagalli in cattività è l’automutilazione. La versione più frequente è il picaje delle piume, cioè, pappagalli che si strappano o rompono le piume da soli. Questa è una condotta terribile che può nascere per un’infinità di motivi, ed è proprio qui dove radica la difficoltà del suo trattamento. Dobbiamo dire che preso in tempo e conoscendo la causa che l’ha provocato è possibile ed a volte meno complicato trattarlo e risolverlo, ma una volta trascorso un periodo di tempo, finisce per trasformarsi in una tara psicologica simile alla gente che si morde le unghie. A partire da questo momento, il trattamento è molto più complicato. Bisogna anche dire che a forza di strapparsi le piume, arriva un momento in cui gli alveoli dove questi nascono finiscono per danneggiarsi e pertanto le piume trovano difficoltà a rispuntare o peggio non escono mai più, in questo caso il picaje smette di avere possibili soluzione.

    Cause Autodeplumazione

    Tra i motivi più importanti possiamo citare
    -Patologico: La pica può essere in alcuni casi causata da problemi medici:
    -Parassiti: gli acari ed i vermi piatti possono causare la pica.
    -Micosi: Alcuni funghi tipo la “Candida Albican” può causare un prurito, e la pica può continuare fino al toccare le carni con conseguente sanguinazione.
    -Batterica: Generalmente dovuto ad una mancanza d’igiene (“Colibacille streptocochi”)
    -PBFD: Malattia incurabile e molto contagiosa . Le piume degli uccelli risultano in disordine ed è presente una mancanza del suo sistema immunitario. Gli uccelli sono tristi, non si lisciano più le piume, la loro voce risulta alterata.
    -Stress: Lo stress è uno dei problemi più gravi degli uccelli in cattività. Può apparire per molte ragioni come può essere il trasporto,il modo di trattare il pappagallo etc… Lo stress è un problema che non solo può essere origine del picaje ma anche è la situazione preferita per la maggior parte delle malattie. Nei momenti di stress le difese scendono e qualunque batterio o virus che faccia la ronda nelle prossimità, o che l’uccello abbia già e che non gli provochi nessuna conseguenza in momenti di alte difese, in situazioni di stress, possono provocare malattie realmente gravi.
    Una causa importante di stress è che in una coppia di pappagalli uno dei coniugi sia troppo dominante. Questo problema è frequente in qualunque specie di pappagallo ma in alcune, come i cacatua, eclectus o alcune amazzoni, hanno una speciale tendenza all’aggressività verso il compagno. Il fatto di avere un compagno eccessivamente dominante è che l’altro può soffrire un’enorme pressione, dovendo stare permanentemente sotto controllo del compagno perché si sente costantemente attaccato. In questi casi, la migliore soluzione è di dividere la coppia e provare a formare nuove coppie.
    -Solitudine: I pappagalli in natura vivono in grandi gruppi prima del periodo di riproduzione e successivamente con il compagno mentre si riproducono. In cattività raramente possiamo avere più di uno. Questo provoca un sentimento di solitudine nei nostri pappagalli che è senza dubbio una delle cause più frequenti del picaje. La solitudine possiamo calmarla in molti modi: trovargli un compagno, fargli molta compagnia noi stessi, etc….
    -Sessuale: La picaje interviene appena l’uccello raggiunge la sua maturità sessuale, l’uccello sente il desiderio di riprodursi, e privato di un compagno/a, per la frustrazione avrà tendenza a strapparsi le piume.
    La pica interviene spesso nella tappa che segue l’emissione ormonale del periodo di riproduzione.
    -Mancanza di esercizio o installazioni inadeguate: Alcuni gabbie e soprattutto le grucce non offrono al pappagallo lo spazio vitale o gli elementi necessari affinché questo faccia l’esercizio che necessita. Non possiamo dimenticate che i pappagalli sono uccelli molto attivi e che hanno bisogno della loro dose giornaliera di esercizio per fare una vita sana. Le gabbie eccessivamente piccole, di design inadeguato, gabbie rotonde per esempio, le grucce, eccetera… possono provocare alterazioni psicologiche gravi.
    -Dieta scorretta: Un’altra causa frequente di picaje è una dieta scorretta. Pappagalli che si alimentano solamente con semi di girasole, questo perché il padrone non dà loro un’altra cosa oppure perché il pappagallo non la mangia, pappagalli che si abituano a mangiare “regalini” in quantità eccessive tali che alla fine il pappagallo non mangia quello che dovrebbe realmente, eccetera…. Tutti questi motivi possono scatenare il picaje da parte del pappagallo.

    Possibili Soluzioni

    Ricordiamo che il primo passo è sempre quello di fare visitare il pappagallo da un Veterinario aviare specializzato,
    e di stabilire insieme a lui la migliore terapia possibile, sia che si tratti di una terapia farmacologia, come nei casi di picaje causata da patologie, sia che si tratti di un problema psicologico.

    Per potere risolvere il picaje, la prima cosa che dobbiamo fare è “trovare” quale fu la causa che l’originò. Come abbiamo detto, il problema può essere di varie nature differenti. Quando vediamo che c’è qualcosa che ha turbato o a scatenato la causa e ne siamo certi al 100%, la cosa che dobbiamo fare è semplicemente correggere o eliminare questa causa, se sarà quella giusta il pappagallo smetterà da solo il picaje. Il problema grave arriva quando realmente non vediamo niente che possiamo mettere in relazione con il problema , ma il pappagallo continua ad offendersi. In questi momenti possiamo provare a cambiare alcune cose (cambiare gabbia) cambiare al pappagallo di posto, cambiare la dieta, mettere un altro pappagallo, mettere più giocattoli, eccetera…) Tutte questi cose possono in un momento aiutare o diminuire il problema, ma non significa che lo abbiano risolto del tutto, quindi dobbiamo continuare a prestare una certa attenzione al comportamento e alle situazioni che circondano il pappagallo. Molti pappagalli non smetteranno di offendersi nonostante abbiamo cambiando tutte questi cose.
    Infine bisogna dire che in alcuni occasioni, il picaje non si ferma nelle piume, ma alcuni pappagalli sono capaci di offendersi la pelle o le dita provocandosi gravi ferite. Come sempre dobbiamo rivolgersi al veterinario, che valutando il caso opterà per il trattamento più idoneo.

  • Come Svezzare un Gatto

    In questa guida spieghiamo come svezzare un gatto.

    Per svezzamento si intende il graduale passaggio dalla dieta lattea a quella composta dai cibi solidi. Fino all’età di quattro settimane, il micio si alimenta esclusivamente con il latte di mamma gatta o, se orfano, con un’alimentazione artificiale.
    Questa consiste in latte in polvere ricostituito con acqua calda e somministrato con apposite tettarelle o con siringhe graduate da 2,5, 5 o 10 ml. In natura, le mamme gatte cambiano tana quando i gattini hanno un mese di vita e iniziano a condividere le prede con i cuccioli effettuando così il loro svezzamento.

    Latte fino alla quarta settimana

    Quando è la nostra gatta a partorire siamo noi proprietari a dover cercare gli alimenti più adatti ai gattini in svezzamento. In commercio, infatti, ne esistono di specifici che riportano sulle confezioni anche le indicazioni riguardo dosi corrette e giusti intervalli tra un pasto e l’altro.

    Risulta essere importante però tenere sempre sotto controllo le condizioni fisiche del gattino per adeguare le porzioni alle sue necessità. Lo svezzamento può iniziare quando la velocità di crescita dei gattini diminuisce. L’assunzione di alimenti solidi da parte dei piccoli va controllata e deve aumentare regolarmente a partire dalla 4^ settimana.

    Proteine e grassi di alta qualità

    Lo svezzamento può iniziare mescolando latte specifico per gattini con omogeneizzato o, preferibilmente, cibi specifici per gattini da somministrare a temperatura ambiente. Per essere facilmente accessibile ai piccoli, la ciotola deve essere larga e con i bordi bassi.

    I cuccioli in crescita e attivi hanno bisogno di un alimento con un elevato contenuto di proteine e grassi, come pure calcio, fosforo e vitamina D3, per cui l’alimento deve essere sempre di ottima qualità. Per esempio, un apporto adeguato di taurina (un aminoacido essenziale presente naturalmente nelle fonti di proteine animali) favorisce la salute degli occhi, del cuore e del sistema riproduttivo del gatto.

    Cibo umido e secco

    Nel giro di qualche settimana si può sospendere completamente la somministrazione di latte e dare cibo umido fino a 6-8 settimane. In seguito si può alternare cibo umido e cibo secco sempre per cuccioli aumentando la dose fino a circa 6-8 mesi. I gattini si possono considerare svezzati quando consumano circa 25 g di secco e 70 g di cibo umido, quindi intorno alle 6-7 settimane di vita.

    Il consiglio del veterinario

    -In caso di emergenza, se non si dispone del latte in polvere specifico, si può preparare un alimento corretto (il latte vaccino è molto differente dal latte di gatta e provoca diarrea) con i seguenti ingredienti:
    200 ml di latte intero
    1-2 cucchiaini di panna da cucina
    1 tuorlo d’uovo (separato perfettamente dall’albume che è dannoso e meglio anche dalla pellicola che ricopre il tuorlo, aspirandolo con una siringa con ago grosso).
    Il tutto va mescolato molto bene fino a essere omogeneo. Il composto così preparato dura 2/3 giorni in frigorifero e va somministrato a 38° C (scaldare a bagnomaria) o ambiente (1 ora fuori dal frigo).
    -Fondamentale è l’intervallo e il numero di pasti, in base all’età del gattino (anche per il latte in polvere specifico):
    0-1 gg. ogni 2 ore di giorno e 3 ore di notte;
    10-15 gg. ogni 3 ore di giorno e 4 ore di notte;
    15-20 gg. ogni 4 ore di giorno e 5 ore di notte;
    20-30 gg. ogni 5 ore di giorno e 6/7 di notte.
    -Il gattino deve crescere di peso tutti i giorni almeno 5 g se così non è consultare il veterinario.

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  • Shampoo per Cani – Come Scegliere, Opinioni e Prezzi

    In questa guida spieghiamo come scegliere lo shampoo per cani.

    Sempre più cani soffrono di problemi di pelle, specie di natura allergica. Tant’è che la dermatite atopica, vale a dire una forma di esagerata sensibilità a una lunga lista di sostanze presenti nell’ambiente (allergeni), interessa più del 20% della popolazione canina.
    Il grave è che le dermatiti allergiche, atopia compresa, sono causa di pesanti fastidi: da esteso arrossamento della cute (eritema); a prurito più o meno localizzato, che costringe il cane a grattarsi continuamente, a mordicchiarsi o a strusciarsi su superfici ruvide; a visibili lesioni sulla pelle (escoriazioni) che alterano l’integrità della struttura cutanea e aprono ancora di più la strada a irritanti e allergeni ambientali, nonché allo sviluppo di concomitanti infezioni.
    Un vero e proprio “circolo vizioso” di danno, su cui intervenire non solo con le tradizionali terapie farmacologiche, ma anche con la shampoo terapia, in pratica l’utilizzo, calibrato e costante, di shampoo contenenti sostanze adatte a recuperare l’integrità della cute, riequilibrare la flora microbica residente e, così facendo, aiutare la risoluzione del sintomo “prurito”.

    Come Scegliere Shampoo per Cani

    Tutto parte dalla scelta dello shampoo. Per essere efficace deve infatti contenere sostanze in grado di esercitare azioni di idratazione e di recupero strutturale della cute.
    In questo senso, si sono rivelati molto utili gli shampoo medicati a base di ceramidi: principali componenti lipidici dello strato corneo, dove occupano gli spazi interstiziali tra le cellule cementandole tra loro e contribuendo a mantenere integra la barriera cutanea.
    Le ceramidi dello strato corneo svolgono inoltre un ruolo fondamentale nel prevenire la perdita di acqua transepidermica, nel mantenere l’idratazione e l’elasticità cutanea, e nel prevenire l’ingresso di sostanze dannose.
    Utile anche la presenza di principi funzionali come l’echinacea, in grado di controllare la flora microbica superficiale e, così facendo, “igienizzare” la cute, anche potenziando le difese naturali dell’organismo contro l’aggressione microbica.
    Senza contare il fatto che lo shampoo è di per sé un sistema per detergere a fondo la pelle dei nostri animali, favorendo nel contempo l’allontanamento di lieviti e batteri. A patto però di rispettare la naturale composizione lipidica cutanea e le principali caratteristiche fisiche-chimiche della cute del cane.

    Gli shampoo medicati devono inoltre essere eseguiti regolarmente, secondo la frequenza indicata dal veterinario. Nei momenti critici (mesi primaverili o estivi) e specie per i cani con predisposizione alle allergie cutanee, vale l’uso dello shampoo medicato ogni 15 giorni (a volte, anche meno).
    Si potrà poi passare a una regolare frequenza mensile, per mantenere l’effetto ottenuto e garantire al proprio animale un mantello sempre pulito e sano.

    Per prima cosa è necessario bagnare in modo uniforme tutto il mantello, e successivamente procedere all’applicazione dello shampoo sempre diluito con acqua, e non utilizzato direttamente sul pelo. È consigliabile inoltre pulire la testa con un panno umido, per evitare che acqua e shampoo vadano dentro ad occhi, narici ed orecchie.
    Quando il nostro amico peloso è tutto ben “insaponato”, non va risciacquato immediatamente, anzi, lo shampoo deve rimanere a contatto con la pelle e il pelo in media per una decina di minuti.
    Durante questo “tempo di posa” è utile adottare piccoli trucchi per distrarre il cane, ad esempio massaggiandogli e pettinandogli il pelo, in modo che questi minuti possano essere per lui un momento di coccole e relax! Anche la fase di risciacquo ha la sua importanza.
    La durata ottimale è di circa una decina di minuti, tempo necessario per essere certi di non lasciare residui che possano “impaccare” il pelo o far scatenare il prurito. Per la fase di asciugatura non ci sono particolari regole da seguire.
    La cosa importante è ricordarsi di non usare mai aria troppo calda, perché in alcune aree del corpo con poco pelo (es. addome) corriamo il rischio di provocare delle scottature ai nostri amici a quattro zampe! 

    I consigli del veterinario
    -Per la “shampoo terapia”, è bene seguire le indicazioni del veterinario in merito al tipo di shampoo da utilizzare e alla frequenza con cui effettuare il lavaggio.
    -Per i cani con mantello a pelo corto e duro, è bene ricordarsi di non sfregare contropelo il mantello. C’è il rischio di infiammare i follicoli piliferi.
    -Prima della “shampoo terapia”, è consigliabile accorciare il pelo ed eliminare eventuali nodi. Un pelo troppo folto potrebbe complicare la gestione del bagno, soprattutto se deve essere fatto di frequente.

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  • Cane Carlino – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Carlino, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Il vero nome del Carlino è “Pug”, in Inghilterra, o anche “Mops”, in Germania, che significa “musetto” in italiano. Risulta essere una razza dall’aspetto estetico e dalla storia alquanto singolare. Anche per questa razza, le opinioni sull’origine divergono. Sembrerebbe però, anche se esteticamente ha dell’incredibile, che il Carlino abbia le medesime origini del “Mastino”. Ambedue infatti provengono dallo stesso ceppo asiatico. Vedendoli ora sembra impossibile, ma la realtà è proprio questa. Alcuni esperti lo identificano come autoctono dei Paesi Bassi, infatti ancora oggi in alcuni paesi viene chiamato Mastino d’Olanda; ma è una teoria priva di documentazione. Probabilmente alcuni navigatori olandesi lo importarono in Europa dalla Cina o dal Giappone, come sostengono la maggior parte degli scrittori. Questa teoria sembra attendibile, confermata dalle centinaia di raffigurazioni antiche su ceramiche, vasi e dipinti orientali. E’ in Inghilterra e in Francia che il Carlino trovò la sua notorietà tra le corti dei nobili e dei regnanti, tanto di venire classificata come razza selezionata dagli inglesi.

    Standard

    Gruppo: IX Cani da compagnia; sezione, 11 Molossoidi di piccola taglia
    Altezza: da 25 a 28 cm; peso da 6 a 8 kg
    Pelo: morbido, corto e lucido
    Colore: nero, argento, albicocca o focato
    Testa: grossa, muso corto e schiacciato; rughe ben definite
    Occhi: grandi, prominenti e di colore scuro
    Orecchie: sottili, piccole e nere; possono essere piegate indietro o in avanti
    Corpo: breve e quadrato, muscoloso e compatto; dorso corto ma largo, dritto dal garrese alla coda
    Arti: robusti e corti; piedi robusti e dritti
    Coda: arricciata e ritorta

    Il Carlino, Pug (in inglese), Mops (in tedesco) è un cane da compagnia di piccola taglia. Ha un aspetto simile a un bulldog, ma è più piccolo. Una sua caratteristica è quella di emettere, durante il respiro, un rantolo simile a suoni asmatici, sebbene ciò non sia dovuto a difficoltà o complicazioni respiratorie. Un’accurata selezione della razza è volta ad eliminare questo “difetto”, che per alcuni è molto fastidioso. Il pelo può assumere due tonalità: nero lucido, albicocca (così chiamato; in realtà è un beige cipria) e le relative sfumature focate.

    Il carlino è definito un “piccolo molosso” poiché si presenta con un aspetto massiccio, possente ed una forte muscolatura. E’ un cane che, per le dimensioni, si definisce iscritto in un quadrato e “multum in parvo”, ossia tanto in poco. Possiede grande fascino, dignità ed intelligenza. Ha una testa forte, un muso corto e rughe ben disegnate ed evidenti. I suoi occhi sono di colore scuro, molto grandi e globosi; le orecchie possono essere di due tipi: a rosa, che lasciano intravedere l’interno del padiglione; oppure a bottone, le preferite, che presentano i lobi piegati in avanti con la punta aderente al cranio e rivolta verso l’occhio. La bocca presenta un leggero prognatismo inferiore ed il tartufo (naso) deve sempre essere di colore nero e di larghe dimensioni.

    La testa ed il tronco sono collegati da un collo forte e lungo sufficientemente, per dare nobiltà al portamento della testa. Il tronco appare corto e tarchiato con torace ampio ed un buon costato. La dorsale non deve essere né inarcata, né insellata, ma dritta. Gli arti anteriori devono essere robusti, dritti e di lunghezza moderata; gli arti posteriori, anch’essi robusti e di lunghezza media, devono apparire visti da dietro, dritti e paralleli, con grasselle ben flesse. Il piede deve essere solido con cuscinetti spessi e dita ben arcuate. Le unghie rigorosamente nere. I piedi, inoltre, devono essere rivolti in avanti. La coda attaccata alta, deve formare un riccio serrato al dorso ed il pelo corto, morbido e lucido può essere di colore fulvo o nero. Il peso va dai 6 ai 10 kg e l’altezza non deve superare i 33 cm al garrese. L’andatura in movimento, infine, è caratterizzata da un leggero rollio della parte posteriore.

    Gruppo e sezione

    In questo raggruppamento le sezioni sono suddivise in base a criteri morfologici, geografici o semplicemente per razza, quando non c’è la possibilità di altra classificazione. Si tratta comunque sempre di cani di piccola o piccolissima taglia, senza impieghi o attitudini specifiche.

    Ambiente ideale

    Il Carlino vive senza problemi in appartamento. Come tutti i cani ha comunque necessità di dare sfogo alle sue energie con passeggiate quotidiane e soffre a essere lasciato solo a lungo.

    Carattere

    Calmo, Leale, molto Affettuoso. Razza molto affettuosa e intelligente. E’ la razza, senza dubbio, consigliabile per stare insieme a i bambini. Alcuni scrittori lo hanno definito il “cane giocattolo”, data la sua mole ed il suo temperamento. Molto affettuoso ed espressivo. Ama dormire per ore ed ore. E’ anche il cane più consigliato per chi ama viaggiare. Non da’ mai problemi di nessun genere se tenuto insieme alla famiglia a tempo pieno. E’ una razza affascinante per la sua particolare morfologia e per il suo struggente carattere.

    Il carlino è un perfetto cane da compagnia, frutto di accurate selezioni volte a creare un animale dall’aspetto fisico caratteristico e dal carattere docile, affettuoso e fedele. Nonostante il suo aspetto che potrebbe farlo apparire battagliero, il pug è, infatti, giocoso anche con gli altri cani ed alle volte arriva ad avvicinarsi ad essi con naturalità e senza tener conto delle possibili reazioni ostili. La curiosità e la notevole intelligenza sono altri tratti tipici del carattere del piccolo animale da compagnia che apprende con notevole facilità e si mostra molto docile nei confronti del suo padrone, al quale si affeziona fortemente. L’affetto del carlino verso la famiglia in cui cresce è costante, manifestandosi tanto verso gli adulti quanto verso i bambini per i quali diviene un compagno di divertimento instancabile nel gioco, paziente ed affidabile in virtù del suo carattere sereno ed equilibrato.

    Una serenità innata che talvolta rischia di sfociare nella pigrizia e nel conseguente aumento di peso, particolarmente problematico nella stagione estiva, visto come il cane da compagnia soffra la calura e l’afa. Quando si possiede un esemplare di carlino appare, pertanto, indispensabile portarlo a passeggiare con regolarità e proteggerlo dal caldo, riparandolo dai raggi diretti del sole e fornendogli abbondante acqua fresca. Abbiamo ricordato come il carlino sia affettuoso verso il proprio padrone e vale la pena di ricordare come, viceversa, sia distaccato rispetto agli estranei, solitamente guardati con indifferenza, la quale talvolta viene giudicata come alterigia. Forse il carlino è memore del suo glorioso passato nelle corti dei nobili europei o forse riserva il suo sguardo eccezionalmente dolce solo agli esseri umani che ne hanno conquistato il cuore. Ciò che appare certo è che l’animale si sente consapevole della propria bellezza, come dimostra camminando in maniera elegante e salutando eventi imprevisti con il tipico abbaiare misurato e simpaticamente sprezzante.

    Salute

    A causa del cranio corto e del muso schiacciato, può soffrire di sindrome da ostruzione delle vie respiratorie, in particolare in estate. Le rughe del muso possono creare problemi a livello cutaneo. Il Carlino può inoltre soffrire di displasia dell’anca e della rotula. È un cane soggetto al sovrappeso.

    Come Allevare un Carlino

    Si tratta di un cane affettuosissimo, affidabile, divertente e giocherellone che con quei suoi dolcissimi e inconfondibili occhioni scuri non perderà occasione di dispensarvi le sue attenzioni. Il Carlino è un cane molto adattabile perfetto in appartamento . Risulta essere un adorabile pigrone: cuscini e divani sono la sua passione, a parte il suo padrone ovviamente, di cui cercherà sempre il contatto fisico. Perciò siate pronti a vederlo accovacciato ai vostri piedi per schiacciare un pisolino o ad abbandonarsi con ingordigia alle vostre carezze. Se poi in casa avete dei bambini si dimostrerà un ottimo e fidato compagno di giochi espansivo ma al contempo discreto e misurato nei modi grazie anche alla sua scarsa attitudine ad abbaiare. Non è un cane particolarmente delicato seppure a volte lo si sente dire. In realtà, come in tutte le cose, basta averne la giusta cura.

    La sua piccola taglia e un carattere estremamente socievole fanno del carlino un cane facilmente gestibile e perciò perfetto anche come compagno di viaggio. Tenace ed instancabile vi seguirà ovunque mostrandovi anche il suo lato,”atletico” ed indipendente non appena gli consentirete di abbandonarsi a corse sfrenate all’aria aperta. Il suo carattere curioso e a tratti esuberante lo porterà a non tirarsi indietro di fronte a suoi colleghi maxi taglia conferendogli quell’aria buffa e spavalda che lo caratterizza nelle sue uscite pubbliche. Tra carlini fulvi e neri non ci sono sostanziali differenze se non per il fatto che i primi possono rivelarsi un po’ più vivaci, cocciuti e fieri mentre i secondi tendono ad essere più remissivi e calmi. Ma fulvo o nero che sia, sarà semplicemente il carlino a conquistarvi con i suoi vezzi e il suo musetto.

    Una raccomandazione: ove siate interessati all’acquisto di un carlino assicuratevi che provenga da un allevamento italiano e sia perciò munito di pedigree. Non si tratta di un dettaglio ma di un fatto di fondamentale importanza. Spesso dietro un prezzo allettante si nasconde una totale mancanza di garanzie circa la qualità del soggetto (difetti di standard, soggetti più facilmente cagionevoli o già ammalati, solo per citare alcune conseguenze). La tranquillità del vostro acquisto è importante e l’attenzione alla provenienza del cucciolo è la prima regola per salvaguardarla.

  • Alimentazione del Cane Sterilizzato – Cosa Deve Mangiare

    Pensiero comune è che sterilizzare il proprio cane significhi vederlo ingrassare a dismisura. I dati statistici dicono effettivamente che l’obesità ha una prevalenza maggiore tra gli animali da compagnia sterilizzati rispetto a quelli interi. Cioè, un cane sterilizzato ha maggior probabilità di diventare obeso.
    Ma d’altro canto, molti cani sono sottosti all’intervento tra i 6 mesi e l’anno di età poiché i veterinari in genere incoraggiano i propri clienti a sterilizzare i loro animali prima che raggiungano la maturità sessuale. Ma proprio in questa fase della vita si verifica un calo fisiologico della velocità di crescita e del fabbisogno energetico.

    Se il proprietario non ne è consapevole e continua a somministrare la stessa quantità di cibo, ne deriverà un incremento di peso. Poiché la castrazione è attuata poco prima della maturità sessuale, la causa dell’aumento di peso è spesso imputata erroneamente alla sterilizzazione, ma in realtà è la conseguenza di una riduzione del fabbisogno energetico e di un eccesso di cibo. Inoltre con l’aumentare dell’età l’animale è portato a essere più sedentario.

    Dopo l’operazione il moto si riduce

    Gli animali castrati tendono a essere più tranquilli perché subiscono una riduzione nella produzione degli ormoni sessuali, cioè di quelle sostanze che li rendono nei periodi estrali molto agitati e li spingono a girovagare in cerca di un compagno/a.
    A questo va aggiunto che nelle femmine di cane è abbastanza comune non alimentarsi durante il periodo estrale. Gli animali castrati se sani, normalmente non hanno momenti in cui smettono di mangiare. È la non consapevolezza del proprietario rispetto alla nuova situazione che induce l’aumento di peso.
    Ancora una volta quindi le cause dell’aumento di peso sono da ricondursi soprattutto a stili di vita sbagliati, che la castrazione amplifica. L’accumulo di grasso corporeo dipende anche dalla razza, cani come il Beagle, il Cocker Spaniel, il Dachshund, il Labrador o il Golden Retriever sono particolarmente predisposti all’accumulo di tessuto adiposo.

    Alimentazione in base a razza, peso, attività

    In base alla razza, alla corporatura e al grado di attività fisica svolto dall’animale, il veterinario dopo la castrazione, proporrà un programma di alimentazione adeguato per evitare il sovrappeso. Si mantiene in buona forma il proprio cane agendo su tre fattori fondamentali: l’attività fisica, le scelte alimentari e le modificazioni comportamentali, necessarie per mantenere il peso forma e prevenire gli incrementi.
    Un’attività fisica moderata e regolare nell’ambito di un programma di controllo del peso per cani ha un effetto benefico diretto. Una dieta che assicura il 60-70% delle calorie necessarie per mantenere il peso corporeo attuale, consente in casi di necessità, un dimagramento opportuno.
    In commercio esistono diverse varietà di mangimi per i cani, pensati appositamente per esser inseriti come alimento base nei programmi di mantenimento e che rispondono alle diverse esigenze dell’animale considerato, quali regimi dietetici specifici per razza, attività fisica svolta e stato fisiologico.

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    Le nostre abitudini influenzano la sua salute

    Le tecniche di modifica comportamentale hanno lo scopo di cambiare le abitudini del proprietario nella gestione del cibo. Per esempio è buona norma evitare di somministrare all’animale spuntini fuori pasto, oppure impedire al cane di sostare in cucina quando l’uomo mangia, mendicando il boccone extra.
    L’esperienza dimostra che la limitazione di assunzione di cibo gode di scarsa condivisione da parte di molti proprietari di cani e così molti approcci alimentari falliscono. In questi casi la farmacologia può venire in aiuto: da qualche anno esistono farmaci capaci di intervenire sulla metabolizzazione dei carboidrati riducendone l’assorbimento, oppure riducendo l’appetito e l’assimilazione dei grassi.

    Buone pratiche anti obesità

    Selezionare una dieta adeguata allo stato fisiologico dell’animale.
    Portarlo a passeggio per almeno una mezz’ora tutti i giorni (anche se piove).
    Fargli fare le scale aumentando il ritmo di salita e di discesa man mano che ci si abitua allo sforzo.
    Permettere al cane di giocare con i suoi simili negli spazi dedicati.

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