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  • Cane – Storia, Morfologia e Comportamento

    Circa ventimila anni fa, in un luogo non del tutto ben identificato un gruppo di animali selvatici si apprestavano a diventare i migliori e più importanti alleati della razza umana. Il primo protagonista di questa storia non era un cane come quelli di oggi, naturalmente. Secondo alcuni studiosi poteva trattarsi di un lupo, oppure di uno sciacallo, o ancora di una razza oggi estinta di cane selvatico. Tanto per intenderci, comunque, lo chiameremo con il nome cane perchè è da questo animale che derivano gli attuali amici dell’uomo. La prima mossa, il primo messaggio che portò allo stabilirsi del rapporto partì probabilmente dal cane. Dobbiamo immaginarci tribù di primitivi cacciatori e intorno, forse anche un po’ attirate dai rifiuti dei pasti, mute di cani selvatici. Molti di questi carnivori saranno stati uccisi dai cacciatori, ma forse qualche cucciolo sarà riuscito a salvarsi.

    Rimasto solo e raccolto dagli uomini, l’animaletto riuscì, con i suoi segnali infantili a far nascere in esso un comportamento di adozione. A questo punto, scattò anche un altro meccanismo, quello dell’imprinting, l’istinto e la predazione. Il cucciolo non ebbe paura della specie umana, anzi, classificò gli uomini come membri della propria specie e si inserì in pieno nella famiglia umana. I cuccioli dell’uomo diventarono i suoi fratelli, il padrone il capobranco. Il legame che si stabilì fu di profondo e imperituro affetto, e di collaborazione con le attività del gruppo: così è nato il cane domestico, con le sue principali specialità di cacciatore, pastore e guardiano, e con la sua insostituibile caratteristica di fedele compagno dell’uomo.

    Le origini del cane

    Molto probabilmente i primi cani della storia del mondo vissero in Europa e nella parte centrale degli Stati Uniti. Si trattava dei Cynodictis, una specie particolare della schiera dei Canidi che oggi non esiste più. I Cynodictis erano molto diversi rispetto ai Canidi che oggi conosciamo; questi, infatti, erano molto più simili ai lupi che agli attuali cani ed erano vicini, per caratteristiche e struttura fisica, anche agli sciacalli per via delle zampe massicce e del muso grosso e schiacciato.

    Agli inizi dell’Ottocento l’uomo cominciò a guardare il cane come soggetto di allevamento e, a partire dalle inclinazioni naturali del lupo, esasperandole o affievolendole, grazie alla selezione naturale e poi a quella artificiale, furono sviluppate le tipologie che rivelano tutt’oggi le diverse attitudini naturali che il cane possedeva, come la caccia, la capacità di riunire i greggi di animali selvatici, il fare la guardia agli accampamenti e combattere al nostro fianco durante le battaglie. In duecento anni di allevamento e selezione si è arrivati oggi ad un’iperspecializzazione delle razze, per cui al cane oggi, non viene più solo chiesto di fare la guardia, di difenderci e di essere validi ausiliari nella caccia o di fare compagnia, ad essi oggi spettano compiti quali di guida e assistenza per disabili, di soccorso tra macerie e valanghe, vengono inoltre impiegati dalla polizia e dai carabinieri, e come sostegno psicologico durante alcune terapie mediche…

    Se inizialmente i cani furono allevati e selezionati per le loro attitudini e facoltà, è negli ultimi duecento anni che si è cominciato ad allevare in base alla taglia, al colore e al pelo. La distinzione che inizialmente si faceva nella scelta dei soggetti si basava sui requisiti e le necessità che un determinato stile di vita e certe condizioni geografiche e economiche richiedevano. La stesura degli standard di razza risale circa alla metà dell’Ottocento, quando furono introdotte anche le prime esposizioni di bellezza, e la loro comprensione è indispensabile per conoscere tutti gli aspetti dell’utilizzo di una razza nel momento in cui è stata selezionata. Le angolazioni allora servono per una maggiore ampiezza nel movimento, dei garretti dritti e verticali al terreno uniti ad un ginocchio ben flesso, assicureranno al cane potenza e aderenza al suolo, il rene corto per lo sprint… Nello standard risiedono dunque i motivi per cui una razza è stata ritenuta degna di essere selezionata e solo se analizzato in questa chiave può essere uno strumento di lavoro e non una serie di antipatiche regolette che talvolta un giudice si permette di ricordarci.

    Avvenne così che nel Nord America, le popolazioni Innuit crearono i cani da slitta, animali con spalle poderose in grado di ben sopportare carichi gravosi e una muscolatura possente che gli permettesse di percorrere lunghe distanze. In Asia emerse una tipologia di cani molto varia, che spaziava per taglia, mole e temperamento, dalle ossa pesanti dei mastini usati per i combattimenti, ai delicati e minuscoli cani da compagnia quali i pechinesi, passando per i velocissimi levrieri che furono inizialmente allevati per rincorrere e cacciare la selvaggina e, in seguito, usati anche guardiani di greggi e mandrie che sugli sterminati altopiani asiatici pascolavano liberi. Nel cercare di perpetuare le caratteristiche, furono rafforzate automaticamente anche le differenze tra le razze, così, struttura morfologica, densità e colore del mantello furono anch’essi selezionati e, in un certo modo, fissati, insieme a temperamento, abilità e addestrabilità. La razza più antica di cui siamo a conoscenza è l’estinto canis familiaris putjani, che visse circa dodici mila anni fa, da allora ad oggi si sono sviluppate migliaia di razze, molte delle quali sono oggi estinte, e vanno dal gigante al nano, mostrando un’eterogeneità della specie impressionante. Oggi le razze canine riconosciute dalla Federazione Cinofila Internazionale (FCI) sono circa 400, suddivise in dieci gruppi.

    Morfologia

    Ogni razza è resa unica e particolare dal suo aspetto fisico, oltre ad altre caratteristiche, quindi, la dimesione, il colore del mantello, la dimensione e la forma della tesa, e altre particolarità che riguardano la mascella, le orecchie, le zampe e la coda funzionano da carta d’identità per ogni cane. Le varie parti del cane si identificano con termini molto precisi

    IL TARTUFO : è il naso del cane, è un organo importantissimo per il cane, strettamente collegato all’olfatto. (Ingrandisci la foto della testa)
    STOP: è la parte del muso che si trova fra il naso e l’inizio della fronte. (Ingrandisci la foto della testa)
    PROGATISMO: il prognatismo è quella tipologia morfologica che identifica la presenza di una diversità di dimensioni fra le mascelle del cane.
    ALTEZZA AL GARRRESE: è la distanza tra il terreno e il garrese. (Ingrandisci la foto del cane)
    IL COLLO: a forma di tronco di cono, più o meno lungo e spesso. (Ingrandisci la foto del cane)
    IL DORSO: è la linea superiore che corrisponde alle vertebre dorsali, dopo il garrese. (Ingrandisci la foto del cane)
    LA GROPPA: è la parte della punta dell’anca che arriva fino alla radice della coda. (Ingrandisci la foto del cane)
    IL GARRESE: Regione del corpo dei quadrupedi corrispondente alle prime vertebre dorsali.

    Un’altra parte importantissima per il cane è la sua dentatura, formata da 42 denti. Chiaramente le dimensioni di questi ultimi seguono quelle del cane: così i cani di dimensioni maggiori presentano dentature molto importanti, mentre quelli di taglia inferiore hanno denti piccoli anche se molto affilati. I denti da latte sono 32 e il cane li perde verso i quattro/sei mesi. Le orecchie del cane presentano una vasta gamma di tipologie, possono essere cadenti e flosci o dritti (in questo caso vi è meno pericolo di otite). Anche gli occhi si presentano in svariate forme a seconda della razza. L’apparato digerente è conformato come quello di un animale carnivoro, con un intestino abbastanza corto, anche se ormai la permanenza con l’uomo ne ha fatto un onnivoro. Le zampe hanno quattro dita anteriori e una posteriore non completa su quelle anteriori, le dita sono completate da dei cuscinetti callosi che ammortizzano i movimenti del cane e dalle ghiandole sudoripare.
    La struttura ossea del cane è composta da circa 280 ossa (il numero varia da razza a razza), variante è anche il numero delle vertebre che sono una cinquantina.

    Come si esprime il cane

    CON I MOVIMENTI

    Il cane non cerca certo di nascondere il suo stato d’animo come l’uomo ed è quindi molto facile capire cosa gli passa per la testa solo imparando i suoi atteggiamenti:
    FELICITA’ : il cane salta con le orecchie dritte e la coda alzata, scodinzola e a volte abbaia.
    BISOGNO DI ATTENZIONE: cerca in tutti i modi di chiamare il suo padrone dandogli dei piccoli colpi con il muso o tirandogli qualche lembo del vestito.
    GIOCO: porta al padrone il suo giochino preferito.
    CONCENTRAZIONE: il cane si mette nella classica posizione di “punta”, le orecchie dritte in attesa di ogni rumore, lo sguardo fisso e tutti i muscoli in tensione.
    PAURA: è una delle posizioni più esplicativa, il cane abbassa la testa, le orecchie e mette la coda fra le gambe.
    CANE NERVOSO: fissa lo sguardo su quello che lo sta irritando, scopre i denti ed emette un ringhio leggero e sordo.
    NOIA: il cane annoiato sospira, resta accucciato, e dormicchia, proprio come facciamo a noi.

    CON LA VOCE

    L’ABBAIO: è la forma principale di comunicazione di un cane e può dimostrare una grande varietà di stati d’animo dell’animale. Un cane abbaia quando il livello di eccitazione raggiunge un certo livello, così che un cane molto felice incomincerà ad abbaiare quando il solo esprimersi con il corpo non sarà più sufficiente. Se non basterà qualche colpetto per attirare l’attenzione del padrone il cane incomincerà ad abbaiare, e così via. Alcuni cani abbaiano anche quando qualcuno li irrita, anche se non sempre questo è seguito da un attacco.
    L’ULULATO: è un comportamento legato alla parte selvaggia dell’animale, è un messaggio lanciato verso gli altri che lo identifica. E’ il suo modo di dire sono qui e questo è il mio territorio. Ad un cane che ulula presto si uniranno anche gli altri del circondario per risposta.
    IL RINGHIO: è fondamentalmente un campanello di allarme, il cane avverte chi lo circonda che qualcosa o qualcuno lo irrita. Può essere un’altro cane che entra nel suo territorio, o qualcuno che minaccia la sicurezza del suo padrone o della casa. A volte il cane ringhia anche giocando, specialmente quando gli si presenta un oggetto da catturare.
    IL GUAITO: è fondamentalmente un lamento, il cane comunica che è triste o che non si sente bene. Può essere causato da un dolore fisico, come una ferita o una malattia, e in questo caso è meglio accertarsi di cosa sia successo contattando un veterinario. oppure può essere un problema di tipo psicologico. Il cane può essere annoiato o sentirsi solo, e qui sta al padrone capire questo problema ed adoperarsi per risolverlo.

    I sensi del cane

    L’UDITO

    La struttura fondamentale dell’orecchio del cane riprende quella umana anche se vi sono alcune differenze. Vi sarà capitato di vedere qualche scena che ritrae una persona che attira l’attenzione del cane usando una specie di fischietto che risulta sordo al nostro udito. E’ noto infatti che il cane riesce a percepire una gamma più ampia di suoni, in particolare riesce a sentire frequenze che si avvicinano agli ultrasuoni anche con vibrazioni fino a 100.000.

    L’OLFATTO

    Un cane senza olfatto sarebbe come un uomo ceco, è il senso principale per questo animale che lo sfrutta in ogni occasione. La sua grande finezza è permessa dalla struttura propria dell’organo olfattivo, che presenta una quantità di recettori impressionante, le cellule olfattive infatti possono andare da 100.000 fino a 200.000 (il paragone con l’uomo ci vede decisamente sfavoriti: ne abbiamo circa 5000). L’olfatto del cane è collegato anche con la memoria, come per noi la vista, infatti un cane ricorda un oggetto o una persona più per l’odore che lo accompagna che per la sua forma o figura. Attraverso l’olfatto un cane riesce anche ad orientarsi.

    IL TATTO

    Come quasi tutti gli animali il cane presenta una sensibilità molto particolare, infatti dimostra di apprezzare le carezze, e quindi la sua pelle gli trasmette un sensazione piacevole, ma allo stesso modo sembra molto più resistente al dolore di noi. Capita a volte che un padrone sia accorga che il suo cane si è ferito solo vedendo il sangue della ferita, visto che l’animale continuava a comportarsi tranquillamente. Il tatto del cane passa anche attraverso i suoi lunghi baffi, con i quali percepisce informazioni (anche termiche)dal mondo esterno.

    LA VISTA

    Gli occhi dei cani sono posizionato in diversi modi a seconda dell’utilizzo che ne devono fare: nei cani cacciatori, che hanno bisogno di una vista più ampia, sono posizionati lateralmente rispetto alla testa, nei cani che necessitano invece di avere una vista più precisa anche se meno ampia si trovano frontalmente. Il cane è fondamentalmente un pò miope è la sua vista non è certo acutissima, rispetto all’uomo ha un piccolo vantaggio nella vista notturna.

    IL GUSTO

    Il gusto del cane è molto semplice, la struttura stessa della lingua, dove sono presenti poche papille gustative, gli permettono di distinguere i sapori in meno sfumature rispetto a noi. Un cibo è quindi per il cane solo buono, cattivo o neutro. L’animale riesce a compensare questa mancanza con il suo sviluppatissimo olfatto, con il quale riconosce i cibi che gli si propongono.

    Comportamento del cane

    Capire perché il nostro cane si comporta in un determinato modo, la sua psicologia e le sue problematiche ci aiutano a vivere meglio con lui.

    L’ISTINTO

    Molti dei comportamenti del cane sono guidati dall’istinto, quelle serie di meccanismi automatici che sono retaggio genetico della sua stirpe. Il cane dimostra ancora la sua parte selvaggia assumendo atteggiamenti e comportamenti che lo riportano ai tempi in cui cacciava libero. Appunto quello della caccia è uno degli istinti che rimane ancora molto evidente, il cane ama rincorrere ed afferrare gli oggetti, e quante volte troviamo delle ciabatte, o altre cose, trasformate in vittime dalla mente del cane, e per questo uccise e sbranate. Anche la delimitazione del territorio rimane visibile, per questo i cani segnano con l’urina lo spazio dove vivono. Proprio l’identificazione del territorio porta ad un’altro comportamento istintivo del cane: il saluto, i due cani che si incontrano annusano le parti intime dell’altro per identificarlo, e sapere se si trovano nel suo territorio o in zona neutrale.

    Il cane ricorda ancora i tempi quando viveva in branchi e quindi necessita di una guida (un capobranco) a cui rifarsi. L’uomo deve riuscire a prendere per se questa figura, in modo da essere seguito e obbedito dal cane. Non si tratta però solo di un rapporto di sudditanza: il cane si affeziona veramente al suo padrone, e se viene ricambiato con vero affetto, allora il rapporto diventa fortissimo. L’uomo deve anche imparare a farsi obbedire, ma senza l’uso della violenza gratuita, che non farebbe altro che minare il rapporto con il suo compagno. I comandi e i divieti devono essere formulati in modo chiaro e deciso, a volte un bel “NO!” detto con convinzione e sguardo duro è più efficace di tanti richiami. Il cane rispetta il suo padrone e non va umiliato con punizioni che possono incrinare il rapporto.

    I BAMBINI

    Non c’è rapporto più bello di quello che si forma fra un cane, specialmente un cucciolo, e di il suo giovane padrone. Un bambino ha la possibilità di dedicarsi quasi completamente al suo cucciolo, e questo per il cane è il massimo della felicità. Vi sono alcune razze di cani, tipo i Terranova, che sviluppano per i bambini un affetto quasi morboso, arrivando a difenderli anche quando devo essere puniti dai genitori. Ma dalla parte del cane non ci sono grossi problemi, il bambino dovrà essere istruito sul comportamento da avere: il cane non è un giocattolo che può essere strapazzato a piacimento, in quanto le reazioni possono essere imprevedibili, una tirata sbagliata di orecchie può portare a reagire anche il più tranquillo dei cani.

    LA GELOSIA

    Quando un cane si impossessa di un territorio cerca in tutti i modi di difenderlo, anche un cane che vive in casa non accetterà con facilità l’ingresso di altri cani o bambini, considerandoli un attacco ai suoi possedimenti. Se il nuovo arrivato è un cane di dimensione simile a lui sarà quasi impossibile evitare la lite, se invece si tratta di un cucciolo, che non costituisce un pericolo, allora la convivenza sarà possibile, a patto che il padrone non dedichi più attenzioni al nuovo arrivato. L’arrivo di un neonato è un’altro motivo di tensione, e fino a che il bimbo non sarà abbastanza grande da non essere più considerato un pericolo bisognerà porre molta attenzione a non trascurare troppo il cane, per non aumentare la sua gelosia nei confronti del nuovo arrivato.

     

  • Gatto Abissino – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del gatto Abissino, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Si ritiene sia una razza molto antica e probabilmente fu introdotto in Inghilterra nel 1868 dall Abissinia attuale Etiopia. Si pensa siano i diretti discendenti dei gatti sacri degli egizi.

    COME SCEGLIERLO

    L’Abissino è una razza felina molto antica originaria dell’Etiopia e che si pensa possa essere la diretta discendente del sacro gatto egiziano. Le prime notizie attendibili di questa specie risalgono al 1868, anno in cui un gatto di nome Zula fu introdotto in Inghilterra da un comando militare inglese.

    Zula attirò l’attenzione degli allevatori per il suo singolare pelo punteggiato, simile a quello della lepre selvatica.

    Nel 1882 l’Abissino fu registrato e riconosciuto come razza in Gran Bretagna e nel 1986 fu inserito nel “Libro delle Origini Britannico“. In seguito, le restrizioni alimentari dovute alla prima guerra mondiale portarono alla scomparsa quasi totale degli Abissini, ma fortunatamente nel 1929, grazie agli sforzi dell’ Abyssinian Cat Club, la razza recuperò il suo posto d’onore tra le specie feline.

    Oggi il gatto Abissino è uno dei gatti a pelo corto più popolari d’America e dispone di varie associazioni che si dedicano alla sua causa.

    In Italia, invece, la razza è stata scoperta solo di recente: le prime cucciolate di Abissino vengono infatti registrate nel 1981.

    Ciò che rende particolare l’Abissino è il colore del mantello, caratterizzato dalla picchiettatura o ticking. Con questo termine si descrivono quei peli che hanno due o tre anelli di colore diverso; ogni singolo pelo di questo gatto è pigmentato così. Questa caratteristica dà al mantello un aspetto selvatico, detto agouti.

    Le varianti di razza sono quattro, tra cui la prima è chiamata proprio Selvatica; questa presenta un mantello marrone/arancio caldo con ticking nero. Poi, c’è il Sorrel, rosso rame brillante con ticking marrone rossastro. La varietà Beige-Fawn è, invece, beige opaca con ticking crema scuro. Il Blu presenta una pelliccia grigio-blu caldo con ticking blu acciaio. Infine, la variante Argento propone un sottopelo argento brillante con ticking dello stesso colore.

    Standard

    Categoria: Gatti a pelo corto
    Origine: Etiopia
    Corporatura: Slanciata, snella ma muscolosa, grandezza media.
    Peso: Maschi fino a 4,7 Kg. Femmine fino a 3,7 Kg.
    Testa: Triangolare, leggermente arrotondata, ampia e affusolata.
    Occhi: Grandi a forma di mandorla e ed espressivi. Possono essere gialli,verdi o nocciola.
    Orecchie: Di media grandezza, larghe alla base e non a punta.
    Pelo: Corto, folto, lucido e morbido al tatto, aderente al corpo.
    Colore: Il colore tipico è l’agouti caratterizzato dal tickihg, l’alternanza di bande chiare e scure su ogni pelo. Le tonalità sono molte lepre bruno arancio picchiettato di nero, sorrel color rame,blu azzurro grigio caldo,fawan color rosa-beige picchiettato di rosa più caldo, silver.
    Arti: Lunghe dall’ossatura sottile.

    L’Abissino ha un corpo di taglia media ed il suo peso oscilla tra i 4 e i 7,5 kg; è slanciato, snello, con zampe lunghe e sottili. La testa è di forma triangolare con orecchie larghe alla base e arrotondate che terminano con un ciuffetto di peli. Ha lineamenti dolci e aggraziati, occhi grandi, espressivi e a mandorla, contornati di nero. Il colore del manto può essere verde, giallo o ambra.

    La sua chioma è corta e sottile, ma presenta una peculiarità: il ticking, ovvero la picchiettatura della pelliccia. Ogni singolo pelo mostra due o tre bande di colore in tutta la sua lunghezza ed esistono più tipi di punteggiatura.

    L’Abissino Lepre possiede una pelliccia bruna con una punteggiatura scura o nera, l’ Abissino Sorrel ha il pelo rosso rame con punteggiatura marrone, l’Abissino Blu presenta un pelo grigio blu e la picchiettatura color acciaio, l’Abissino Silver, invece, ha il manto argentato punteggiato di nero.

    Allevamento del Gatto Abissino

    L’Abissino è docile, amichevole, intelligente e comunicativo. Tende a instaurare un stretto ed esclusivo rapporto con il proprio padrone, perciò è adatto a coloro che sono disposti a dimostrargli affetto e attenzioni costanti. Se ignorato, potrebbe intristirsi e chiudersi in se stesso.

    Data la sua agilità e vivacità, l’Abissino ha bisogno di avere degli sbocchi verso l’esterno, magari degli alberi su cui arrampicarsi. Può abitare anche in appartamento, ma resta vivo il desiderio uscire, anche solo su un balcone. Il bisogno di sfogarsi all’aria aperta andrebbe rispettato, se si sceglie un gatto con simili caratteristiche.

    Il suo pelo corto, per rimanere lucente, ha bisogno di essere spazzolato spesso e lucidato con un panno di lana inumidito.

    Risulta essere un gatto robusto che non richiede cure particolari, ma, come detto in precedenza, il pelo necessita di una spazzolata tre o quattro volte al giorno.

    Data la sua vitalità, che gli fa consumare molte energie, l’Abissino è un gatto dal forte appetito. I cuccioli  in particolare, poi, hanno difficoltà a trattenersi nell’ingerire grosse quantità di cibo, rischiando spiacevoli indigestioni. Parallelamente, in vecchiaia questi gatti devono imparare a limitarsi, in quanto non sono più in grado di digerire bene le dosi di cibo che assumevano in gioventù.

  • Gatto Orientale a Pelo Corto – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del gatto Orientale a Pelo Corto, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Gli Orientali furono tra i primi gatti a essere importati in Gran Bretagna dove, a seguito di una selezione, è stato ottenuto l’Orientale a pelo corto. Quest’ultima razza è stata riconosciuta ufficialmente intorno alla metà degli anni ‘70 del secolo scorso (nel 1976 dal CFA, nel 1977 dal GCCF e dalla FIFe). Negli Stati Uniti è chiamata anche Foreign Shorthair (Straniero a pelo corto).

     

    Standard

    Origine: Thailandia, Gran Bretagna
    Categoria: pelo corto.
    Corpo: medio, snello e leggero.
    Testa: lunga, piatta, con muso appuntito e mento non troppo pronunciato.
    Occhi: a mandorla.
    Orecchie: grandi.
    Arti: lunghi e sottili.
    Mantello: pelo corto e fine.
    Colori: grande varietà a eccezione delle sfumature himalayane (tipo Siamese); colori più frequenti: nero e blu, ma anche gli esemplari con mantello tigrato (o Tabby) sono molto apprezzati.
    Coda: lunga e affusolata.

    La testa è ben proporzionata rispetto al corpo, le orecchie sono grandi e appuntite, il muso è sottile e il collo è lungo e snello. Gli occhi sono a mandorla, leggermente obliqui e di colore verde, tranne nella variante di mantello Foreign White, che presenta occhi blu.

     

    COME SCEGLIERLO

    Esistono tante varianti di mantello tra cui scegliere, benché il pelo è sempre corto, sottile, liscio e dall’aspetto setoso. Una prima varietà principale è il monocolore, che comprende le tonalità Avana, blu, lavanda, ebano, rosso, crema e Foreign White. Poi, ci sono gli esemplari a squama di tartaruga, suddivisi in Black, Blue, Chocolate e Lilac Tortie.

    I Tabby, invece, possono essere tigrati (Mackarel), marmorizzati (Blotched), macchiettati (Spotted) e agouti con o senza argento. La variante Smoke, infine, ha un sottopelo platino e alcune zone presentano una pigmentazione più scura, come la punta delle orecchie e il muso.

     

    A CHI È ADATTO

    Si tratta di animali vivacissimi, molto simili per carattere ai Siamesi, perciò sono adatti a persone abituate alla presenza felina. I padroni devono dedicare loro tanta attenzione e tanto tempo, nonché affetto. Sono poco indicati per la convivenza con bambini, in quanto mal sopportano movimenti bruschi e, per di più, tendono a portare rancore a lungo. Comunque, essendo socievoli, convivono benissimo con altri gatti, soprattutto se di carattere più permissivo rispetto al loro; inoltre, la convivenza li rende un po’ più tranquilli.

     

    DOVE TENERLO

    L’orientale a pelo corto ha bisogno di spazi per esprimere la propria vitalità, non è un gatto da appartamento. Esso ha bisogno di arrampicarsi, farsi le unghie, cacciare e fare escursioni, perciò l’ideale sarebbe l’accesso a un giardino. Stare chiuso in casa è per lui una tortura, mentre è possibile portarlo in giro con il guinzaglio, permettendogli di curiosare in giro.

    Inoltre, questo felino ama moltissimo il caldo, perciò d’estate si sdraia spesso al sole e, d’inverno, non è inusuale vederlo riposare sopra i caloriferi.

     

    LE SUE NECESSITÀ

    Grazie al pelo molto corto, le cure di toletta sono davvero esigue; basta spazzolarlo saltuariamente e lucidare il mantello con un panno di lana. Più problematiche sono le orecchie che, in quanto grandi e aperte, raccolgono facilmente polvere e producono cerume; per tale motivo, occorre pulirle frequentemente e con attenzione.

     

    MALATTIE E CURE

    L’orientale a pelo corto non presenta particolari problemi di salute, nemmeno congeniti. Tuttavia, avendo un pelo molto corto, questo gatto soffre il freddo e, soprattutto d’inverno, occorre fare attenzione agli spifferi che potrebbero causargli sindromi da raffreddamento.

    CIBI

    Per la sua cura, è sufficiente una spazzolata alla settimana con una spazzola morbida. Nel periodo della muta è bene usare un panno di camoscio per rimuovere il pelo morto. Le orecchie vanno pulite solo se necessario con un prodotto specifico. Le unghie vanno spuntate con degli appositi tronchesini.

    Tra i vari alimenti preferisce il pesce, da somministrare preferibilmente sotto forma di cibo confezionato bilanciato.

  • Gatto Certosino – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del gatto Certosino, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Risulta essere una delle razze più antiche, l’origine probabile è il medio-oriente, Turchia, Siria, Iran. Probabilmente arrivarono in Europa e precisamente in Francia con i crociati provenienti dalla Terrasanta. Dalla Francia a partire dagli anni trenta per opera delle sorelle Leger si diffuse in altri paesi europei.

    Standard

    Origine: Francia
    Categoria: Gatti a pelo corto
    Corporatura: Da media a grande con muscolatura robusta, specialmente nei maschi che presentano un forte dimorfismo sessuale.
    Peso: Femmine 4,5/5 Kg. Maschi fino a 10 Kg.
    Testa: Ampia alla base ben sviluppata, naso largo e dritto, i maschi presentano mascelle importanti
    Occhi: Grandi e aperti con l’angolo esterno leggermente rivolto verso l’alto .Il colore varia dall’arancio ramato al cuoio
    Orecchie: Medie poco aperte alla base, piazzate alte sulla testa con punta arrotondata
    Arti: Lunghi con zampe larghe e piedi tondi.
    Coda: Larga alla base si assottiglia in punta che è arrotondata.
    Pelo: Pelliccia spessa,lucida con sottopelo lanoso, soffice al tatto.
    Colori: Sono ammesse tutte le tonalità di grigio, ma la più apprezzata è il grigio-blu chiaro. Al sole il pelo presenta riflessi azzurro-viola. Nei gattini possono essere presenti striature

    Il petto è ampio e le zampe non molto lunghe, come non molto allungata è la coda. Parimenti, la testa è ampia sul mento e le guance sono piene; il naso è largo e corto, mentre le orecchie sono piccole e ben distanziate tra loro. Grandi e rotondi gli occhi di color rame o arancio scuro per la maggior parte delle varianti di mantello; per gli esemplari dorati o argentati, gli occhi sono verdi.

    Il mantello del Certosino è folto e felpato, nonché doppio, in quanto fornito di un fitto sottopelo. A differenza di altre razze a pelo corto, il mantello è leggermente sollevato e non schiacciato. I colori sono vari, ma il tipico Certosino ha il mantello argentato/grigio. Tutti i peli devono essere colorati fin dalla radice, tranne per le varietà argentate e Tabby (striate).

    Ambiente Ideale

    Risulta essere un animale schivo e riservato, piuttosto timido ma dolce e affettuoso. Va molto bene per presone sole o anziani, non soffre molto la solitudine anche se è meglio non lasciarlo solo tutto il giorno. Non è un gatto chiassoso. Vive bene in appartamento anche con altri animali ma deve avere dello spazio in cui muoversi. E’ un ottimo cacciatore.

     

    LE SUE NECESSITÀ

    È sufficiente spazzolare il Certosino una volta alla settimana, aumentando la frequenza in occasione della muta del pelo in primavera e autunno. Due volte al mese, occorre pulire occhi e orecchie; queste ultime sono una zona delicata per tutti i gatti, non solo per il British Shorthair.

     

    MALATTIE E CURE

    Non si registrano specifiche patologie o anomalie genetiche in questa razza di felino; tuttavia, la mole massiccia di alcuni esemplari limita fortemente i movimenti e la vitalità del gatto.

    CIBI

    Il Certosino mangia gli alimenti tipici per gatti, magari con l’aggiunta periodica di verdura e riso; ciononostante, è caratterizzato da un forte appetito, perciò se gli viene somministrato più cibo del dovuto, esso lo ingerirà con facilità, aumentando ulteriormente di peso.

  • Gatto Siamese – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del gatto siamese, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Il Siamese è una delle razze antiche al mondo: la loro presenza è documentata presso la corte reale già dal 1330. Sbarcò in Europa nel 1880 quando il re del Siam regalò all’ambasciatore inglese una coppia che divenne la capostipite di una lunga discendenza. Nel 1890 i Siamesi arrivarono negli USA, dove ebbero subito enorme successo, agli inizi del 1900 era la razza più diffusa. Negli anni ’70 la razza venne modificata dando vita al Siamese attuale che si distingue decisamente dal Siamese vecchio tipo o Thai (meno longilineo e più massiccio con testa rotonda) che costituisce oggi una razza a sé.

    Standard

    Origine: Thailandia (Siam nell’antichità da cui il nome)
    Corporatura: Gatto di taglia media, corpo longilineo, snello ma muscoloso. Zampe lunghe e sottili con piedi piccoli e ovali.
    Peso: Femmine 3 – 4 Kg. (da non superare) – Maschi fino a 5 Kg.
    Testa: Molto tipica di forma triangolare.
    Occhi: Ovali o a mandorla, obliqui e ravvicinati tra loro, il loro colore blu zaffiro intenso è la caratteristica che ha reso famosi questi gatti.
    Orecchie: Grandi e lunghe, larghe alla base e attaccate basse.
    Pelo: Setoso, sottile molto aderente al corpo, lucente. Il mantello sul corpo è più chiaro che sulle punte o point (orecchie-maschera-coda-zampe).
    Colori: L’unica colorazione ammessa è detta coulorpoit. Il corpo è uniforme bianco crema con punte che possono essere:nero (seal) cioccolato (chocolate), blu, lilla (lilac), cannella (cinnamon), rosso, crema e tartaruga nero e rosso mescolato (tortie). Unica eccezione per il bianco puro detto Foreign White (rarissimo).

    Il pelo dei Siamesi è molto corto, sottile, liscio e dall’aspetto setoso, ed esistono delle varianti di colore del mantello. Il tronco è chiaro e va dal bianco al beige, con eventuali leggere ombrature sui fianchi; mentre, in alcuni punti precisi si ritrovano i tratti tipici della razza. Questi points sono il muso, le orecchie, gli arti e la coda. La variante Sela ha i points di colore marrone testa di moro; il Siamese Blue presenta punti color grigio blu; poi, il Chocolate è caratterizzato dalla tinta cioccolato al latte; il Lilac è color magnolia; il Red è rosso dorato e infine, il Creme, è color crema. I criteri di allevamento ne hanno modificato col tempo l’aspetto e l’indole, al punto da non soddisfare più molto le aspettative degli estimatori più intransigenti.

    A CHI È ADATTO

    Il Siamese è adatto a persone che hanno già esperienza con i felini e, perciò, sono dotate di una certa sensibilità nell’approccio con questi animali. Ciò perché esso si lega molto al proprio padrone e soffre di veri e propri traumi, se viene trattato male o allontanato. Si tratta di un gatto sensibile e delicato, per quanto agile e scaltro.

    Il Siamese è un gatto di rara sensibilità e fedeltà, che dà e pretende affetto in modo esclusivo e possessivo. Molto estroverso e comunicativo, dal temperamento vivace e esuberante, è attivo, intelligente e facilmente addestrabile, tanto che si abitua addirittura al guinzaglio.

    Apprezza molto comunicare gli stati d’animo con la sua voce, aspra e dalla curiosa gamma di suoni, che non tutti apprezzano. Ideale per chi ha tempo da dedicare a un gatto che pretende tante attenzioni. Soffre molto a essere lasciato solo, ma se gli si deve affiancare un compagno di giochi lo si deve fare quando è cucciolo, da adulto non sempre lo tollera.

     

    DOVE TENERLO

    Essendo vivace e iperattivo, è consigliabile non tenerlo chiuso in casa, ma permettergli di fare le proprie attività all’aria aperta.

     

    LE SUE NECESSITÀ

    Il suo pelo non necessita di particolari cure, essendo corto e setoso basta passarlo una volta alle settimana con un panno simil daino per lucidare il pelo e asportare quello morto. Importante curare l’alimentazione che deve avere un buon contenuto proteico e di alta qualità, mai affidarsi all’alimentazione fai da tè.

     

    MALATTIE E CURE

    Non si riscontrano problemi di salute diffusi tra le varianti di Siamese.

     

    CIBI

    In condizioni normali, i Siamesi non hanno particolari esigenze alimentari, ma sono molto golosi. La loro agilità e scaltrezza permette loro di rubare facilmente il cibo non ben custodito; parimenti, sono in grado di raggiungere le proprie prede, che difficilmente mangeranno, in quanto nutriti a sufficienza dal padrone.