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  • Rapporto tra Cane e Padrona – Cosa Bisogna Sapere

    La relazione tra l’uomo e il cane è basata soprattutto sulla fiducia, sulla sintonia e su una reciproca collaborazione. Per la verità, il rapporto tra uomo e cane non è sempre stato pensato in questi termini; solo negli ultimi anni, infatti, la relazione tra il cane e il padrone è stata analizzata in termini diversi anche per merito dei cambiamenti sociali e culturali che si sono verificati e – grazie ai quali – i cani hanno assunto un valore sempre più importante che spinge gli uomini, o una buona parte di chi li ama, a trattarli con maggiore rispetto.

    Fino a quaranta anni fa, in effetti, era dominante l’idea secondo la quale il cane dovesse svolgere un mero ruolo di compagnia per l’uomo e per questo motivo, a partire dalla scelta della razza, per poi passare alla fase di addestramento e finire nel modello di gestione, ci si preoccupava quasi esclusivamente di predisporre il cane al particolare compito affidatogli e a impostare un training specifico di obbedienza al padrone. In passato, quindi, il rapporto tra cane e padrone era molto pratico ed era esclusivamente basato sull’idea che il cane fosse una compagnia per l’uomo e tale doveva rimanere. Il cane, quindi, aveva un suo spazio nel box o una sua cuccia in giardino e gli era permesso di stare in casa solo per fare compagnia al suo padrone, mettendo in pratica un compito ben preciso e circoscritto all’interno delle mura di casa. Anche nei momenti in cui, il padrone concedeva al cane la possibilità di passare delle ore all’interno della casa, l’animale continuava a non essere considerato come un vero e proprio compagno di vita. Semmai era più un oggetto, un surrogato, una specie di scaldino affettivo.

    L’evoluzione del rapporto cane padrone

    Sicuramente queste situazioni esistono ancora oggi dal momento che i cambiamenti, specie a livello redazionale, sono sempre graduali. In Italia, ad esempio, in alcune valli alpine, in Maremma oppure nelle zone interne del meridione, è possibile ancora riscontrare queste culture cinofile antiche. Ma è anche vero che, a partire dalla seconda meta del 900, c’è stato un cambiamento radicale nel modo di trattare gli animali. Questo è avvenuto principalmente per merito di due fenomeni: da una parte, c’è stata la nascita del movimento animalista che ha posto l’accento sul valore spirituale degli animali intraprendendo una dura lotta contro la considerazione dell’animale come ‘oggetto’ e imponendo una linea di pensiero diversa che vede l’animale come un soggetto, quasi analogo, a quello umano.

    In questo modo il cane è diventato parte integrante della famiglia e la sua presenza all’interno della casa non è legata ad un’azione che si concede al cane per un sentimento di pietà o di solitudine di cui il padrone è animato, ma è l’esito di una precisa volontà espressa dall’uomo che considera il cane come parte integrande della propria quotidianità. Ecco perché oggi si usano espressioni del tipo ‘adottare un cucciolo’ al posto di ‘acquistare un cane’: perché in effetti, il cane viene assimilato ad un bambino più che ad un animale. L’educazione del cane, quindi, è diventata più gentile ed assumono sempre più importanza anche espressioni linguistiche più vicine al mondo umano che a quello animale. A tutti, infatti, sarà capitato di rivolgersi al proprio cane come ad un bambini, specie quando è malato o giù di tono. Da padrone del cane, quindi, l’uomo si è trasformato in amico e compagno per cui non c’è più un rapporto verticale, bensì orizzontale dal momento che l’uomo mira a condividere qualcosa con il proprio cane e non semplicemente ad imporgli un comando.

    Evitare di trattare il cane come un bambino

    Preoccuparsi del proprio cane, tuttavia, non deve significare trasformare il proprio cane in un essere umano. In alcuni casi, in effetti, l’atteggiamento dell’uomo verso il proprio cane sempre essere eccessivo poiché si tende a pensare che effettivamente il cane possa avere le stesse necessità del bambino, cosa non affatto vera. Trattare un cane come un bambino, in effetti, può diventare anche pericoloso: il cane chiede di essere trattato da cane, ossia secondo le proprie esigenze etologiche. Banalizzazione e pietosismo, infatti, possono risultare pericolosi.

  • Come Giocare con il Cane

    L’importanza del gioco per i cani non è meno importante di quella che l’attività ludica assume per i bambini piccoli. Non è sufficiente riempire il proprio cucciolo di passatempi e palline varie ma quello che conta è coinvolgerlo in giochi fantasiosi e creativi che lo facciano sentire parte di un progetto comune. Lo stesso, in fondo, accade per i bambini: quando sono piccoli, infatti, non badano al prezzo del loro giocattolo preferito, ma piuttosto hanno a cuore che la loro mamma e il loro papà giochino insieme a loro e che capiscano quanto siano bravi nel fare o non fare una determinata cosa. Insomma, ciò che conta per i cuccioli non è la quantità del tempo che trascorrono con il loro padrone, piuttosto la qualità. I cani sono degli eterni giocherelloni e spesso, anche dopo i 10 anni, non intendono rinunciare a passare qualche ora a giocare in compagnia del loro padrone. Inoltre, proprio come accade nei bambini, la presenza del padrone è di fondamentale importanza per il cane che tende ad identificarlo come un piccolo grande eroe e, di conseguenza, ad essergli sempre più fedele e ubbidiente.

    Il gioco aiuta a creare la relazione, ma è anche utile a
    -apprendere: il cane, infatti, apprende giocando e quale metodo migliore per insegnare qualcosa allora, se non quello di divertirsi lavorando sulle emozioni positive; l’educazione si insegna proprio giocando, perché un cane motivato impara molto più velocemente
    -creare fiducia, cooperazione, intesa
    -imparare le regole, comprese quelle dell’interazione sociale
    -allenare la concentrazione e l’uso della mente
    -lavorare sulla calma e sulla fluttuazione degli stati emotivi (mi eccito, ma poi so tornare tranquillo)
    -allenare la coordinazione
    -lavorare sull’autostima superando piccole o grandi prove
    -fare nuove esperienze e si acquisiscono nuove abilità e spesso si scoprono talenti nascosti.

    C’è quindi qualche cosa che va oltre il lancio della pallina o quello del bastone, della corsa o dei giochi di lotta. I cani, in effetti, capiscono e condividono cose molto più complesse ed importanti: riconoscono l’arrivo dell’auto del proprio padrone e sanno perfettamente qual è l’ora del pranzo o della cena. La loro intelligenza è davvero enorme ed è possibile coltivarla in modo concreto con delle conseguenze positive sia per l’animale stesso che per il suo padrone. Basta davvero poco per rendere felice il vostro cane e mettere in moto il suo cervello. Il gioco, da questo punto di vista è il mezzo migliore per coltivare l’intelligenza del vostro amico a quattro zampe.

    In realtà quando i cani fanno troppo movimento e sempre uguale (lancio-corri-prendi-riporta/lancio-corri-prendi-riporta) rimangono eccitati e spesso nervosi: queste attività con la pallina, con il legno, o peggio con un sasso diventano delle vere e proprie ossessioni.
    I cani hanno bisogno di un giusto equilibrio tra l’attività fisica, di movimento e le attività “intellettuali”. I cani attivi mentalmente rimangono giovani più a lungo e tanti cani anziani, stimolati nella maniera corretta, dimostrano che il gioco non stanca mai.
    Cani particolarmente eccitabili poi, con il gioco, possono allenare la concentrazione, predisporre la loro mente alla calma, soprattutto con giochi tranquilli, come quelli che richiedono l’uso dell’olfatto.

    Tra i migliori giochi ci sono i giochi di fiuto: a tutti i cani, infatti, piace annusare e qualsiasi cosa gli capiti sotto tiro viene annusata con curiosità. Il fiuto, quindi, può essere utilizzato anche per giocare. E’ sufficiente procurarsi tre bicchieri di plastica e metterli dinanzi al cane come fosse il gioco delle tre carte in cui vince il premio (un bocconcino) se lo trova sotto il bicchiere giusto. Il cane potrà spostare i bicchieri con la zampa o con il muso oppure, è possibile insegnargli ad alzare i bicchieri con il muso.

    Inoltre, sarebbe utile stimolare le capacità di un cane semplicemente utilizzando una bottiglia di plastica bucata in mezzo in cui si lascia passare un bastoncino che fa da perno. A questo punto si lascia cadere un goloso bocconcino nel collo della bottiglia e lo mettiamo davanti al muso del cane: dopo un po’ di tempo, con il muso o con le zampe il cane studierà la strategia migliore per mangiare il bocconcino e scoprirà il modo giusto per far ruotare la bottiglia sul perno e far uscire il contenuto. Questi sono solo due piccoli esempi che possono aiutare il padrone a sviluppare le attitudini mentali del suo cucciolo; in realtà, i giochi che si possono fare sono moltissimi e – spesso- variano anche in base al cane.

    Fare attività piacevoli insieme al nostro cane, come giocare, ci aiuta a stringere e consolidare il rapporto con lui e, accreditandoci ai suoi occhi come occhi partner interessanti. Partecipare a nuove iniziative e fare cose diverse è molto stimolante per il cane. E allora giochiamo! Tutto quello che ci serve è una coda “scodinzolante” e un bel sorriso!

    In ultimo una raccomandazione pratica: ricordiamoci che il cibo e i giochi rappresentano una risorsa molto preziosa per il cane e che, per questo motivo, non vanno mai mostrati e utilizzati al parco in presenza di altri cani.

    Giochi da Fare con Cane

    Ma quali giochi possiamo fare insieme. Un gioco classico è quello di lanciare la pallina, ma dobbiamo ricordarci di farlo con due palline, o due cerchi, due legni, due pigne. In questo modo insegneremo al cane lo scambio e, soprattutto, che noi non portiamo mai via nulla, quindi lavoreremo sulla fiducia. Non ha importanza se il cane non ci riporta subito la pallina: piano piano lo farà in maniera quasi automatica, perché avrà imparato che appena la lascerà, lanceremo immediatamente quello che abbiamo in mano.

    La pallina è utile anche per insegnare giochi di controllo, di calma e di attesa, per far concentrare il cane, fargli usare la mente e capire da solo cosa deve fare. Ricordiamoci che i cani, tutti i cani, adorano usare il naso più di qualsiasi altra cosa. A esplorare, trovare, scoprire, seguire piste traggono grande soddisfazione, gratificazione, benessere! Facciamogli allora cercare dei bocconcini tra le foglie del bosco o di un prato. Per lui sarà un vero spasso.

    Divertenti sono anche i giochi di attivazione mentale o di abilità che possiamo fare anche a casa nelle giornate di pioggia, oppure per stimolare la mente del nostro cane anziano. In questo caso il nostro amico a quattro zampe deve impegnarsi nel risolvere piccole prove di abilità per trovare i croccantini celati in qualche nascondiglio. I cani poi, come tutti sanno bene, adorano masticare, un’attività che li rilassa e predispone alla calma: un bell’osso di bufalo è per loro un passatempo ideale.

    Per chi ha tempo e voglia di cimentarsi in qualche attività sportiva insieme al proprio amico peloso, è possibile partecipare a corsi di disc dog, agility dog, dog dance eccetera. Un’attività cinofila ancora poco diffusa ma da prendere in considerazione è la mobility dog. Molto simile all’agility per gli attrezzi impiegati, ha il vantaggio di non prevedere alcuna competizione.

    Non è infatti una gara a tempo, semplicemente un’esperienza coinvolgente per il cane che si diverte facendo nuove esperienze con attrezzi come il tunnel, la bascula, lo slalom ecc. Qualsiasi gioco si faccia con il nostro cane, è importante che piaccia non solo a noi ma anche e soprattutto al nostro cane. E dopo qualsiasi attività rispettiamo sempre i tempi di riposo e recupero del cane: imparare stanca! Anche una semplice passeggiata può diventare una bella avventura se impariamo a sfruttare quello che la natura ci offre, le idee vengono camminando.

    I tronchi possono diventare degli ostacoli da saltare, i ruscelli sono ideali per qualche piccolo gioco acquatico, gli alberi sono perfetti per fare lo slalom. In ogni caso, per giocare ed essere felici con il nostro cane, non dobbiamo spendere del denaro e nemmeno andare in giro con uno zaino carico di oggetti: è sufficiente stare insieme nella natura. In ultimo una raccomandazione pratica: ricordiamoci sempre che il cibo e i giochi rappresentano risorse molto preziose per il cane e che, per questo motivo, non vanno mai mostrati e utilizzati al parco in presenza di altri cani.

  • Congiuntivite Gatto – Sintomi e Rimedi

    In questa guida spieghiamo quali sono i sintomi della congiuntivite del gatto e i rimedi.

    Congiuntivite del gatto: i sintomi

    Capita che nel corso degli anni il nostro felino domestico possa soffrire di infiammazioni più o meno gravi alla congiuntiva ovvero alla membrana che si trova sulla superficie interna della palpebra, che può presentare arrossamenti o gonfiori e uno scolo oculare che può variare dal sieroso al muco purulento.

    I sintomi della congiuntivite sono quindi notevoli anche dal punto di vista meramente estetico: lacrimazione costante e sguardo triste del gatto sono solo due delle peculiari manifestazioni che subito dovrebbero porre in allarme il padrone spingendolo a capire cosa succede al proprio micio. La congiuntivite infatti può limitarsi a interessare un solo occhio oppure colpire entrambi gli occhi ed è una malattia che può verificarsi indifferentemente sia nei cuccioli che nei gatti adulti.

    In ogni caso è sempre consigliabile rivolgersi subito al veterinario per far guarire nel minor tempo possibile il proprio amico felino. Nel caso in cui la congiuntivite abbia colpito entrambi gli occhietti del gatto, il veterinario saprà prescrivere il rimedio migliore e più efficace per debellare la malattia una volta per tutte. Nel frattempo però per far trovare un sollievo immediato al proprio gatto è possibile pulire gli occhi con soluzioni a base di camomilla. Si tratta di impacchi che vanno eseguiti usando tessuti molto morbidi o attraverso batuffoli di cotone immersi nella soluzione a base di camomilla o di calendula e acqua.

    Bisogna sempre tenere a mente che gli occhi del gatto sono più delicati di quelli umani per cui, nell’applicare gli impacchi, non devo subire strofinamenti ma vanno puliti delicatamente e più volte al giorno. Inoltre usare un batuffolo di cotone per occhio agevolerà la risoluzione della malattia: infatti, se si usa lo stesso batuffolo su entrambi gli occhi malati, si finirà col peggiorare la situazione perché gli occhi risulteranno non puliti ma ancora potenzialmente infetti. Attenzione a non essere troppo ingenui nel credere che un collirio a uso umano possa alleviare la situazione: evitate assolutamente di usare prodotti a uso umano sugli animali. Scopriamo come curare la congiuntivite del gatto.

    Congiuntivite gatto: quando diventa cronica?

    Non è raro che i gatti soffrano di congiuntivite anche più volte durante la loro vita, ciò dipende da vari fattori tra cui la cura che lo stesso padrone dimostra nei confronti del proprio felino. Imparando infatti ad curare il proprio gatto in maniera seria e costante e controllandone la salute spesso, si può facilmente verificare se lo scolo oculare è normale o si presenta più mucoso e quindi cercare di tenere sempre puliti gli occhi del proprio gatto. Se  si riesce ad aver cura in modo attento del proprio felino, gli si possono evitare tante patologie e si riesce meglio a rendersi conto del suo stato effettivo di salute. Prestandogli le dovute attenzioni, infatti, risulterà più semplice evitare che una leggera congiuntivite sia trattata a dovere e che non diventi cronica.

    Nella progressione della congiuntivite, infatti, è importante la tempistica: se la si prende in tempo rendendosi conto dei primi sintomi, bisognerà subito consultare il veterinario che procederà con l’assegnazione della cura e di determinati prodotti da far assumere al gatto. A questo punto sarà compito esclusivo del padrone garantire la corretta profilassi prescritta dal medico. Fattore importante durante la cura della congiuntivite è quello di non dimostrare mai al gatto la propria frustrazione per un’evetuale lenta guarigione della malattia, altrimenti l’animale ne risentirà dimostrando uno scoramento generale che non faciliterà il corso della patologia.

    Congiuntivite gatto: quando arriva da un’allergia

    In genere la congiuntivite è provocata da colpi d’aria o di freddo o anche da traumi o graffi che il gatto potrebbe aver ricevuto da altri animali. Oltre a queste, le cause della congiuntivite possono anche essere di natura allergica e legate quindi a infezioni da clamidiosi o mycoplasmi: la congiuntivite allergica si verifica maggiormente nei cuccioli.

    Anche herpesvirus o reovirus rientrano tra gli agenti scatenanti dell’allergia: si tratta infatti di forme virali che risultano molto diffuse tra gli animali e specialmente nei gatti. L’herpesvirus infatti rappresenta anche la causa principale della rinotracheite infettiva per la quale bisogna vaccinare annualmente il gatto, perché si tratta di un’infezione piuttosto subdola: il gatto può anche risultare portatore sano del virus e non manifestare la malattia finché  non viene scatenata da un’altra causa esterna.

    Allergie e congiuntivite

    Poiché la congiuntiva è una membrana oculare che si trova perennemente esposta a insulti ambientali, è possibile che venga attaccata da diversi fattori di natura strettamente allergica. Gli elementi che possono provocare una congiuntivite allergica sono in genere i pollini, le polveri, alcuni alimenti e farmaci, verso cui anche l’uomo può dimostrarsi allergico, oppure tossine elaborate da germi. I sintomi sono più o meno simili a quelli che causano una normale congiuntivite, ovvero appaiono arrossamenti, irritazioni e uno scolo oculare particolarmente sieroso: in questo caso, però, la cura non sarà la stessa usata per la normale congiuntivite, ma sarà più profonda e mirata perché quella che va debellata è l’allergia. Quindi il veterinario prescriverà specifiche pomate o colliri a base in genere di antistaminici o cortisonici adatti proprio a combattere l’allergia.

    Al pari di quella provocata da un’allergia, anche la congiuntivite causata da batteri non va presa sotto gamba. Normalmente sulla superficie dell’occhio germinano batteri, funghi e lieviti che possono determinare infezioni secondarie che possono essere ulteriormente fomentate da una malattia in corso. In questi casi la terapia usuale prevede il ricorso a pomate oftalmiche a base di antibiotici che bisognerà applicare fino a quattro volte al giorno per due settimane.

  • Comportamento del Gatto e Rapporto con l’Uomo

    Diversamente dal cane, infatti, il gatto è più autosufficiente per cui vuole instaurare con il suo padrone un rapporto che sia all’insegna dell’autonomia e dell’indipendenza. Il cane, infatti, una volta inserito nel nucleo familiare individua nel padrone il suo capobranco, per cui il rapporto tra cane e padrone nasce all’insegna dell’operatività per procurarsi il cibo insieme, per difendere il territorio e per interagire con gli altri membri della famiglia o con estranei, invece la relazione che si instaura tra un gatto e il suo padrone pretende una disposizione molto diversa che non dipende solo dalle caratteristiche etologiche dell’animale.

    Il rapporto tra gatto e padrone, infatti, si dimostra estremamente conviviale e distraente perché si basa principalmente sul rispetto degli spazi dell’uno e dell’altro e sull’individualità del gatto stesso. Il felino non mostra di avere le stesse dinamiche di interazione di un cane, né ha bisogno o prova il desiderio di voler far parte di un gruppo e di ricoprire un ruolo all’interno dello stesso: pretendere da un gatto questo genere di comportamento significa non conoscere per niente la sua indole e voler completamente sconvolgerne lo stile sociale.

    Comportamento del gatto: a ogni padrone il suo felino

    Non è un caso se sembra che alcune persone siano più adatte a interagire con i cani e altre invece preferiscano relazionarsi con i gatti: questo stereotipo nasconde alcune verità fondamentali sull’uomo. Chi preferisce vivere con un gatto dimostra, nella maggior parte dei casi, di essere una persona per nulla morbosa e che non pretende l’obbedienza assoluta, inoltre mostra di essere un tipo a cui piace la creatività e che apprezza la fantasia e che è capace di rispettare gli spazi degli altri senza nessuna pretesa di essere invadente.

    Il gatto, infatti, è un animale estremamente fantasioso e ha un modo tutto suo di destreggiarsi all’interno della vita familiare rispettando e facendo rispettare la propria individualità. In questo senso, bisogna ammirare il modo in cui un animale come il gatto riesca a stare vicino al proprio padrone pur rimanendone lontano e non invadendone lo spazio. Anche quando il proprio felino domestico adotta un atteggiamento particolarmente affettuoso cercando le coccole dal padrone, si tratta sempre di un comportamento un po’ svagato e, anche se cerca coccole, il gatto non vuole stabilire una coesione più profonda con il suo umano. Per questi motivi, chi ha un gatto domestico deve saper amare la libertà e la creatività del proprio animale ed essere disposto a fare della propria casa un mondo a parte, che il gatto vive secondo una prospettiva tutta sua.

    Curiosità

    Un amante dei gatti era Philip Dick, uno dei più importanti autori di fantascienza e di narrativa americana, che vedeva nei felini quella stessa individualità che ha attribuito agli alieni e ai replicanti nei suoi libri. Lo stesso Dick ha ammesso di essere debitore proprio ai gatti delle sue fughe fantascientifiche.

    Lezioni di discrezione

    Naturali maestri dell’arte della discrezione, l’uomo deve saper attendere che sia il gatto per primo a decidere di approcciarsi e avvicinarsi: nel momento in cui lo farà con quella sua aria svagata, saprà indurre il padrone a uno scambio di coccole ‘occasionale’, ulteriormente sottolineato dal ritrovarsi insieme nella stessa stanza ma occupati in altro.

    Ciò è possibile perché il rapporto che si stabilisce con un gatto è decisamente basato più sull’atmosfera che si crea con il padrone piuttosto che su una relazione di obbedienza: il padrone non è visto dal felino come un compagno di giochi, ma come il gioco stesso. Per questo chi decide di ospitare in casa propria un gatto dev’essere pronto a dimostrare di avere un certo carattere, una calma particolare e saper godere del proprio ruolo di ‘gioco’ del gatto.

    Il comportamento del gatto come professione

    La SIUA ovvero la Scuola di Interazione Uomo Animale tra i suoi diversi corsi ne propone uno altamente professionalizzante in “Consulente della relazione felina”, che rappresenta una vera novità nel panorama formativo dedicato agli animali. Il corso si articola in lezioni tenute nell’arco di otto week-end e ha lo scopo di fornire ai discenti le competenze di base per poter diventare degli esperti consulenti della relazione felina, un servizio che oggi accoglie sempre più richieste a cui purtroppo difficilmente si riesce a dare risposte adeguate.

  • Cinetosi Canina – Sintomi e Rimedi

    In questa guida spieghiamo quali sono i sintomi della cinetosi canina e i rimedi.

    Cinetosi nei cani: i sintomi

    Il termine scientifico indica quel disturbo che tutti conosciamo come mal d’auto o mal di mare, determinato dalla stimolazione delle strutture anatomiche deputate al mantenimento dell’equilibrio che sono localizzate nella parte più interna dell’orecchio. Sebbene il mal d’auto interessi prevalentemente i cuccioli e i cuccioloni, in realtà non è raro che si manifesti anche in età adulta. Non è molto difficile rendersi conto se, per i nostri amati con la coda, la cinetosi rappresenti effettivamente un problema. Gli animali che ne sono soggetti, in effetti mostrano dei sintomi ben precisi che diventano inequivocabili per comprendere l’esistenza del disturbo: sono molto agitati e ansiosi, si muovono in continuazione senza riuscire a trovare una posizione comoda, perdono goccioline di saliva dalla bocca, sbavano molto e, infine, espellono, anche se tenuti a digiuno, il contenuto dello stomaco. Viaggiare con un cane che soffre di cinetosi, quindi, non è per niente simpatico né per lui né per noi e, in questo caso, il piacere di trascorrere una giornata all’aria aperta può essere velocemente vanificato dalla brutta esperienza vissuta da cane e padrone durante il tragitto. In questi casi diventa fondamentale trovare una soluzione al problema.

    I rimedi antichi e quelli moderni contro la cinetosi

    Fino a qualche anno fa, i rimedi contro il mal d’auto consistevano nel tenere il cane a digiuno per mezza giornata e somministrargli degli anti cinetosici per uso umano oppure dei tranquillanti destinati all’impiego canino. Tutte e tre queste soluzioni, però, presentano degli inconvenienti. Stare a digiuno, in effetti, non risolve il problema perché la nausea evocata dalla stimolazione dell’organo dell’equilibrio è ugualmente in grado di provocare il vomito. I medicinali per uso umano presentano comunque delle difficoltà nel dosaggio e non sono scevri di effetti secondari. I tranquillanti hanno l’effetto di sedare il soggetto anche per mezza giornata, determinando in tal modo anche un’alterazione più o meno marcata del comportamento del cane e del suo stato di coscienza.

    Di recente, anche in Italia è stato reso disponibile il maropitant, una molecola per uso veterinario che viene utilizzata proprio per trattare in maniera specifica la cinetosi. Questa cura ha rappresentato un grande passo in avanti grazie al quale ora esiste una soluzione reale a questo problema. Il farmaco in questione, si può acquistare in farmacia con obbligo di prescrizione scritta da parte del medico veterinario. E’ importante somministrare il farmaco qualche ora prima di affrontare il viaggio, preferibilmente accompagnato da uno snack oppure da un pasto leggero: in questo modo, dunque, si può evitare il digiuno preventivo. Il principio attivo che non presenta effetti secondari per la specie canina e può essere dosato in base alla taglia corporea dell’animale e la sua dispensazione

    Come aiutare il cane a viaggiare in auto

    Per aiutare il cane a vivere meglio i viaggi in macchina, sarebbe opportuno abituarlo fin da piccolo, partendo con piccoli tragitti, da associare sempre a qualcosa di piacevole (es. una corsa al parco). Ad ogni modo alcuni piccoli stratagemmi possono aiutarci a rendere il viaggio un evento meno pesante per il nostro quattro zampe.

    Mettere in macchina la coperta e il gioco che il cane usa abitualmente in casa aiuta sicuramente a far accettare l’abitacolo
    Per quanto possibile scegliere tragitti brevi e con poche curve da affrontare, ovviamente, a velocità moderata
    Se non è abituato alla macchina, è bene lasciare il cane a digiuno prima del viaggio in modo da evitare la nausea o il vomito
    Nel caso di viaggi più lunghi, è sempre necessario prevedere alcune soste in modo da consentire al cane di fare un po’ di movimento e bere un po’ di acqua fresca.
    Se il cane dovesse presentare un problema di cinetosi (mal d’auto), è opportuno chiedere consiglio al proprio medico veterinario per farsi prescrivere un farmaco in grado di prevenire il problema del vomito.