Categoria: Veterinario

  • Come Svezzare Cuccioli di Cane

    In questa guida spieghiamo come svezzare i cuccioli di cane.

    Il problema si pone nel caso in cui la ma­dre non abbia latte o non ne abbia a suf­ficienza, perché in questa circostanza si impone l’allattamento artificiale che è pur sempre un grosso impegno. Infatti i cuccioli neonati vanno alimentati parec­chie volte al giorno (anche dodici nei pri­mi giorni) con un biberon che ogni volta deve essere sterilizzato mediante ebolli­zione. In commercio esistono ottimi pro­dotti di latte ricostituito sulla formula del latte di cagna. Volendo si può preparare in casa un ottimo succedaneo del latte materno nel modo che segue: uri ottavo di litro di latte, più un triodo d’uovo, più 15 g di omogeneizzato di fegato. I cuc­ciolini vanno allattati al principio dodici volte al giorno, dopo una settimana die­ci volte, dopo quattro settimane quattro volte. L’allattamento materno dura 40-50 giorni ma già al venticinquesimo giorno si possono aiutare i cuccioli proponendo loro un piattino contenente del latte. Du­rante l’allattamento sarà bene controllare che i capezzoli non dolgano e che le mammelle non siano ingorgate con tu­mefazione calda e dolente. Se i cuccioli sono molti, oppure se la cagna è una for­te lattifera e appartiene a una razza di piccola taglia, qualche tempo dopo il parto può manifestarsi una forma di teta­nia con irrigidimento, convulsioni e per­dita dell’equilibrio determinata da caren­za di calcio nel sangue e che va sotto il nome di eclampsia. Come ac­cennato, durante il periodo di allatta­mento la cagna ha forti esigenze alimentari. Anche se era abituata a cibi secchi, data la grande necessità di liquidi che la balia ha in questo periodo, sarà bene che la razione le venga sommini­strata sotto forma di zuppa. Carne, uova, cereali soffiati, arricchiti da integrazione mineral-vitaminica costituiranno la base del suo menu.

    Svezzamento cuccioli

    Lo svezzamento non presenta particolari difficoltà. Verso la quarta settimana il cucciolino comincia ad assumere l’aspetto di un piccolo cane e comincia a essere fastidioso per la madre. Le sue un­ghie, cresciute abbondantemente, sono dolorosamente aguzze e per questo la cagna, mal sopportandole, tenderà ad al­lontanarsi sempre più frequentemente e cesserà definitivamente di allattare i pic­coli. Si può prolungare l’allattamento re­cidendo con un colpo di forbici la punta degli artigli. Lo svezzamento ha inizio al­la sesta settimana.

    La transizione dal latte materno, che è un alimento senza fibra, all’alimento da adulto, che deve avere un alto contenuto di fibra, deve avvenire gradualmente, pe­na l’insorgenza di disturbi gastro-intesti­nali. Per iniziare potremo offrire ai picco­li una zuppa di fiocchi d’avena non troppo densa, con aggiunta di un po’ di latte e zucchero. Gradatamente aggiun­geremo alla pappa liquida carne cruda tritata e carote crude finemente grattugia­te. In alternativa alla carne io uso con grande soddisfazione il “puppy food”, un alimento speciale formulato per soddi­sfare pienamente le esigenze nutritive del cucciolo durante lo svezzamento. Il prodotto va somministrato a partire dalla terza-quarta settimana mescolato alla pappa fino a quando i cuccioli saranno in condizione di cibarsi degli alimenti normali. Raggiunti i due mesi di età i cuccioli perfettamente svezzati, svermi­nati e vaccinati potranno essere consegnati ai lo­ro futuri proprietari. 

    L’evoluzione dei sensi nel cucciolo

    Nei cucciolini gli occhi si aprono ai dodicesimo-quindicesimo giorno e le orecchie si sturano al quindicesimo- diciassettesimo. l piccoli mostrano orientamento visivo al ventunesimo giorno e orientamento acustico al venticinquesimo.

    A tre settimane si inizia la stazione quadrupedale e alla quarta la deam­bulazione.

    I nati deboli o con gravi problemi di sopravvivenza diventano freddi nei primi tre giorni e vengono rifiutati dal­la madre che li lascia morire. Quelli forti e vitali, se nati da una madre af­fetta da vermi e a loro volta infestati da essi, contratta la malattia, possono anche soccombere tra il decimo e il quattordicesimo giorno. Bisogna quindi ottemperare alla regola di sver­minare per bene la cagna qualche set­timana prima del parto. Questa ope­razione fondamentale dovrà essere ripetuta sulla madre e sui cuccioli fra il quindicesimo e il ventesimo giorno dopo il parto. Chi volesse controllare in modo razionale lo sviluppo dei cuccioli dovrebbe pesarli al momento della nascita e considerare che intor­no ai nono giorno essi dovranno ave­re raddoppiato il loro peso: l’incre­mento ponderale deve essere quotidiano.

    Già a partire dalla prima infanzia, Particolare attenzione va rivolta al­l’aspetto comportamentale. I cani, co­me tutti gli individui anche di altre specie, uomo compreso, se dovessero crescere soli, isolati e privi di relazio­ni, una volta divenuti adulti non sa­rebbero in grado di provvedere alla propria sopravvivenza in modo ap­propriato. Nel periodo che possiamo definire neonatale e che va dalla na­scita ai primi quattordici giorni di vita i cuccioli sono curati dalla madre che li nutre, li scalda e li pulisce; pensano solo a mangiare e dormire.

    Segue quello che si suole denominare il periodo di imprinting. I cuccioli ve­dono e sentono, cominciano a curio­sare nell’ambiente, provano le loro prime emozioni.

    Qui l’allevatore può offrire ai cuccio­li ottime stimolazioni e in modo sem­plicissimo.

    Già il fatto di pesare il cucciolo quo­tidianamente permette di iniziare l’imprinting verso l’uomo, oltre che di controllare le condizioni di salute. In queste occasioni girarlo avanti e in­dietro, di sopra e di sotto esercita una stimolazione vestibolare molto utile soprattutto dalla seconda alla terza settimana. Aperti gli occhi, l’esposi­zione per brevi periodi (10 minuti) a una luce intensa stimolerà i recettori visivi. Strofinando attivamente la su­perficie corporea si attiveranno i re­cettori tattili. A questo punto è quanto mai opportuno che il pavimento della cassetta o dei box dei cuccioli sia ri­coperto da una superficie ruvida (un pezzo di moquette o di tappeto) che permetta ai cuccioli di puntarsi con i piedi posteriori.

    Dalla terza settimana ai due mesi di vita sarà bene incominciare con la pulizia strofinando con dolcezza il cucciolo con la spazzola palpeggian­dolo, prendendogli delicatamente le orecchie tra le dita, accarezzandogli il muso, toccandogli e premendogli Linguine, adagiandolo su un lato e sull’altro.

    Per stimolargli i recettori auditivi biso­gna abituarlo al rumore per esempio dell’aspirapolvere, del battito delle mani, della caduta di oggetti metalli­ci, della radio o della televisione. Va benissimo introdurlo nell’ambiente familiare lasciandolo toccare anche da estranei di tutte le età, incoraggian­do l’esplorazione dell’ambiente ester­no, opponendogli ostacoli artificiali, quali scatole, assi, barattoli, labirinti per stimolare le sue coordinazioni, farlo scendere e salire le scale inco­minciando dall’ultimo scalino, inco­raggiarlo a seguirci portando in bocca oggetti, premiandolo poi con una lec­cornia. Bisogna non permettergli mai di fallire, poiché le esperienze positi­ve sono massimamente importanti. Insomma il cucciolo deve essere sti­molato perché sviluppi tutto il proprio potenziale.

    Svezzamento cuccioli: l’alimentazione giusta

    Dopo lo svezzamento il cucciolo va alimentato con cibi che saranno per tutta la vita il suo regime ordinario. Essi si compongono di proteine di ori­gine animale o vegetale (carne, pesce, uova, formaggio, farina di estrazione di soia ecc.), di carboidrati, di cui l’amido è il più importante, di grassi di

    origine animale o vegetale, di vitami­ne e minerali.

    La carne o le sue farine saranno all’ini­zio percentualmente più copiose nella razione rispetto ai cereali e ai grassi arrivando nei primi mesi di vita al 60% del totale; poi gradualmente di­minuiremo fino ad assestarli su una percentuale del 30-40%.

    Per i cani di piccola taglia consiglio una razione composta da 214 di carne, 114 di cereali e 1/4 di verdure; per i ca­ni di media e grossa taglia 1/3 di car­ne e 2/3 di cereali e verdure. Prepara­re da sé il cibo del cane o usare i mangimi preconfezionati offerti in commercio? Non nascondo che le mie simpatie propendono per i secondi. Lo stimolo della concorrenza e la conti­nua ricerca scientifica hanno perfezio­nato i prodotti che sono ormai ottimi e a volte superiori ai cibi preparati in fa­miglia. Fra i mangimi preconfezionati sono poi da

    preferire decisamente quelli secchi al­le scatolette. I nostri amici li gradisco­no molto, amano sgranocchiarli, con enorme vantaggio per i denti, e sanno prendere la quantità necessaria senza abbuffarsi né incorrere in indigestioni. La sola precauzione da prendere è di non lasciare mai mancare l’acqua di bevanda. Poiché so bene, tuttavia, che qualcuno di voi, vuoi perché si diver­te a fare il cuoco del proprio cane, vuoi perché diffida dei prodotti in commercio, storcerà il naso a questa mia affermazione, darò alcuni consigli sulla preparazione della razione.

    La zuppa tradizionale è composta da:

    — riso o pasta ben cotti in acqua con un pizzichino di sale (in alternativa pane secco);

    — carne in pezzi appena scottata;

    — un cucchiaio di olio di oliva;

    — integrazione di vitamine e di minerali. Verdure cotte, oppure uno o due cuc­chiai di crusca, possono essere ag­giunte alla razione. In alternativa a pa­sta e riso possono essere usati fiocchi misti di cereali oppure riso soffiato, bagnati di volta in volta con acqua o brodo.

    Abbiate cura di unire un poco di cru­sca e un cucchiaio di olio oltre all’in­tegrazione di vitamine e minerali. La carne fresca può essere sostituita con carne congelata o carne in scatola. La quantità di cibo varia considerevol­mente con la mole dell’individuo, l’at­tività e il clima, oltre che con Io stato fisiologico (gravidanza, lattazione, crescita) e con la presenza di altri ca­ni che può creare competitività. Il freddo fa crescere considerevolmente il fabbisogno energetico: aumentate pertanto il quantitativo di grassi. Du­rante l’estate, quando fa caldo, il cane mangia meno: cercate quindi di la­sciare invariata la quota di carne e di diminuire quella energetica (cereali e grassi). Durante la crescita si può dare al cucciolo un tuorlo d’uovo crudo tre o quattro volte alla settimana in sosti­tuzione della carne. l cereali possono essere sostituiti da pane secco inzup­pato nel latte. L’integratore minerale e vitaminico dovrà contenere calcio e fosforo in quantità e proporzioni ade­guate.

    In alcuni casi particolari l’alimenta­zione del cane, anche se ricca e ab­bondante, può non arrivare a garanti­re l’apporto energetico di cui il soggetto ha bisogno, e In alcuni casi particolari l’alimenta­zione del cane, anche se ricca e ab­bondante, può non arrivare a garanti­re l’apporto energetico di cui il soggetto ha bisogno, e questo rende indispensabile l’utilizzo di un inte­gratore.

    Come Abituare il Cucciolo alla Nuova Casa

    Appena adottato il cucciolo interpreta la famiglia come una specie di nuova cucciolata, cercando un riferimento materno che trova in genere nella prima persona che si prende cura di lui, accogliendolo e dandogli da mangiare. E’ naturale per noi sentirlo già come uno di casa, aver voglia di coinvolgerlo nel gioco e farlo vedere agli amici e parenti. In realtà questi legittimi sentimenti vanno contenuti per il bene del cucciolo.
    In sostanza dobbiamo evitare di subissarlo di stimoli o di richieste ed è pertanto assolutamente sconsigliabile la processione di persone in visita al nuovo arrivato e il frastuono concitato della famiglia raccolta intorno a lui. Ricordiamo che nei primi giorni la tranquillità è la cosa più importante.

    Preoccupiamoci piuttosto di trovare al cucciolo un luogo idoneo per il suo riposo, che non sia troppo frequentato e nemmeno troppo isolato: qui sistemeremo la sua brandina. Non andrà bene quindi davanti alla porta di casa e nemmeno in cucina, così come, per motivi opposti, sono da evitare il giardino, la terrazza, il garage o il bagno in quanto troppo isolati dalla vita della famiglia.
    Sopra la brandina posizioneremo una copertina, questa attenzione sarà molto utile successivamente perché, durante qualunque trasferta, servirà a mettere subito in tranquillità il cane che riconoscerà in essa la sua zona di privacy. Sulla copertina il cucciolo deve sentirsi a suo agio: mettiamo perciò a sua disposizione un ossetto per gustarsi un po’ di relax e dei bocconcini tutte le volte che lo vedremo tranquillo.
    Se il cane è sulla copertina non lo si deve perciò mai disturbare, neanche per eseguire operazioni necessarie ma fastidiose come la pulizia delle orecchie o la cura del pelo, dato che questo andrebbe a inficiare il valore che il cucciolo attribuisce alla brandina e alla sua zona: un luogo dove sentirsi sicuro e protetto.

    Appena adottato il cucciolo è ancora in fase di attaccamento, vale a dire non è in grado di stare da solo: è un dettaglio non piccolo perché in genere le persone pensano di poter lasciare da solo il cucciolo, soprattutto di notte, ma non è così.
    Se lo mettiamo chiuso in bagno o in garage, oppure da solo nel salotto, anche se accanto alla sua brandina o nel più comodo dei giacigli, il cucciolo comincerà a lamentarsi sonoramente per richiamare la presenza della sua base sicura. Non è viziato, sta semplicemente esprimendo un bisogno essenziale esattamente come se fosse assetato: richiede protezione perché si sente insicuro.
    Affrontare le prime notti da solo per lui non è possibile nemmeno se si trova a suo agio sulla brandina. La cosa migliore da fare è dormire accanto a al cucciolo perlomeno le prime settimane in modo che possa abituarsi gradualmente a riposare nel nuovo ambiente. In seguito abitueremo il cucciolo a stare tranquillo sulla copertina, mentre noi sbrigheremo le nostre faccende rimanendo nella stessa stanza. Presto potremo così lasciarlo da solo anche di notte senza temere che entri in agitazione.

    Risulta essere normale per un cucciolo rosicchiare qualunque cosa gli capiti a tiro, fare la pipì e sporcare dove gli capita. Per questo dovremo togliere dalla sua portata temporaneamente tutti gli oggetti che vogliamo salvaguardare. All’inizio la qualità più importante di cui dovremo armarci è la pazienza, abbandonando la pretesa di estrema pulizia della casa, perché altrimenti vivremo male le prime settimane insieme al cucciolo che dovranno essere invece ricordate come un momento meraviglioso: quello dell’arrivo di un nuovo membro della famiglia.
    Se daremo eccessiva attenzione ai suoi bisognini depositati qua e là, accorrendo immediatamente per pulire, andremo involontariamente a esaltare ciò che vogliamo invece contenere: il cucciolo considererà infatti questi movimenti come un gioco e sarà portato a sporcare ancora nello stesso posto.
    Quando fa la pipì, meglio piuttosto portarlo in un’altra stanza e dedicargli un po’ di attenzioni per distrarlo, poi in sua assenza provvedere a pulire. In questi frangenti, non esiste invece azione più sbagliata che sgridare il cucciolo, in quanto gli creeremo un’inibizione sì, ma non riferita al luogo bensì alla nostra presenza: il cucciolo non sarà più capace di fare la pipì davanti a noi, con il risultato che sporcherà per casa di nascosto, o in punti poco visibili e tanto meno farà la pipì quando lo accompagneremo al parco.
    Purtroppo c’è ancora chi consiglia di mettere il muso del cucciolo nella pipì non appena lo si colga sul fatto: un comportamento ovviamente da evitare per non incorrere in quanto appena descritto. Anche i pannoloni e i giornali non sono la scelta giusta. La cosa migliore da fare è portare il cucciolo il più possibile all’esterno, soprattutto al mattino presto, dopo mangiato o dopo il pisolino pomeridiano, verso sera. Ogni volta che lui farà un bisognino sul prato noi immediatamente gli diremo “bravo” e lo premieremo con un bocconcino gustoso.
    In breve il cucciolo si abituerà a tal punto a sporcare all’esterno, o su un prato, che non sarà in grado di urinare se non si trova in quelle condizioni. Se terremo presenti questi piccoli accorgimenti saremo pronti a vivere al meglio una delle esperienze più gratificanti, l’allargamento del nostro nucleo famigliare a un’altra specie, quella canina, capace di instaurare con noi un rapporto unico e profondo.

  • Vermi Cane – Sintomi e Rimedi

    In questa guida spieghiamo quali sono i sintomi dei vermi nel cane e quali sono i migliori rimedi.

    Vermi nel cane: quali sono i sintomi?

    Nei cuccioli l’infestazione da vermi avvie­ne direttamente dalla madre al feto attraverso l’utero, oppure attraverso il latte dopo la nascita. In età adulta, l’intestazione si origina in maniera in­diretta, attraverso l’ingestione di larve di parassiti provenienti dall’ambiente esterno. Non è facile accorgersi subito che il cane è infestato da vermi, specie se l’infestazione è leggera. Di conse­guenza, il sospetto di verminosi esiste sempre.

    Tuttavia è possibile rilevare una serie di sintomi che ne rivela sem­pre più chiaramente la presenza

    -pelo opaco;

    -prurito anale;

    -comparsa occasionale di piccoli ver­mi biancastri nelle feci appena emesse;

    -affaticamento immotivato, inappe­tenza;

    -dimagrimento inspiegabile, diarrea e vomito;

    -comparsa di fenomeni allergici, ma­nifestazione di fenomeni secondari.

    Le verminosi massive rendono più evi­denti tutti questi sintomi.

    I vermi che possono infestare il cane appartengono a due grandi gruppi.

    -Vermi piatti o tenie (cestodi).

    -Vermi tondi (nematodi).

    Tutti i tipi di vermi

    I vermi tondi sono a loro volta di tre ti­pi differenti: ascaridi, ancilostomi, chiuridi, ognuno dei quali ha caratte­ristiche e comportamenti differenti.

    L’ascaridiosi è una malattia causata da Toxocara canis e Toxascc-ìris leonina, nematodi biancastri lunghi fino a 18 cm. Gli adulti vivono nel lume intestinale (tenue), dove si nutrono assorbendoarninoacidi, vitamine e zuccheri già degradati. La malattia è in genere ca­ratterizzata da diarrea schiumosa, biancastra, associata a vomito quan­do questi ospiti vanno a interessare la parete gastrica.

    L’intestazione può avvenire: nei cuc­cioli attraverso fa fase placentare quindi direttamente dalla madre, op­pure attraverso l’ingestione di uova emesse con le feci.

    Le uova che giungono all’esterno contengono una larva; quando l’uovo viene ingerito la larva si libera nel­l’intestino e inizia il suo ciclo biolo­gico, che consiste in mute e migra­zioni (entero-epato-pneumo-tracheo­enterale) in modo che il parassita raggiunga la sua sede definitiva e la sua maturazione.

    Negli animali adulti alcune larve non raggiungono, alla fine della migra­zione, l’intestino ma restano nei vari distretti dell’organismo e qui vengo­no incapsulati. Una circostanza par­ticolare si verifica nelle cagne gravi­de. Durante la gravidanza parte delle larve incapsulate nell’organismo si mobilitano e, attraverso il circolo, ar­rivano alla placenta e quindi nel fe­to. Questo dimostra come sia possi­bile che cuccioli di 20 giorni siano già eliminatori di uova.

    L’ascaridiosi è una zoonosi (malattia trasmessa dagli animali all’uomo). Il più esposto all’infezione di Larva nrigrans viscerale è indubbiamente il bambino, che può infestarsi per fe­nomeni di pica (ingestione di terra) o mettendo in bocca le mani sudice, ma anche gli adulti possono ingerire accidentalmente uova larvate dei par­assita con verdure mal lavate o poco otte o per eccessiva familiarità con I cane. Le localizzazioni della larva) più frequenti nell’uomo sono: il fega­to, il polmone, il bulbo oculare, con conseguenti distacchi retinici, e l’en­cefalo.

    E’ necessario dunque ridurre i rischi di infezione con misure di prevenzione. In primo luogo si deve impostare un’efficace terapia antiparassitaria diretta non solo verso i cuccioli ma anche verso le cagne usate come fattrici. Inoltre sarebbe necessario effettuare regolarmente un esame delle feci in tutti i cani tre volte l’anno. An­che il rispetto, da parte di allevatori ma ancor più da parte dei proprietari, delle elementari norme igieniche e di educazione civica possono contri­buire in modo rilevante alla deconta­minazione dell’ambiente (come la raccolta e lo smaltimento delle feci).

    Vermi nel cane: l’ancilostomiasi

    Sempre causata da vermi tondi ricor­diamo l’ancilostomiasi sostenuta da Ancylostorna caninum e Uncinaria stenocephala; piccoli nematodi bian­castri lunghi fino a 20 mm. Sono pa­rassiti fortemente ematofagi, cioè si nutrono del sangue dell’ospite e quindi svolgono un’azione spoliatri­ce.

    L’infestazione può avvenire per inge­stione di larve, ma esse possono pe­netrare nell’ospite anche per via per- cutanea, in quanto secernono sostanze cheratol itiche che permetto­no loro di arrivare al sottocute. Da qui, attraverso i vasi sanguigni e linfa­tici, compiono il normale ciclo all’in­terno dell’ospite per poi arrivare defi­nitivamente nell’intestino tenue. Anche questo parassita, durante la sua migrazione, compie delle mute. I parassiti ematofagi hanno la tenden­za a spostarsi in siti diversi della mu­cosa intestinale, sicché all’azione ematofaga diretta si associano nume­rosissime piccole emorragie intesti­nali. Colpisce tutti i cani in qualsiasi momento della loro vita, ma i più soggetti sono i cani da caccia, che camminando su terreni molli si im­brattano le zampe di terra umida che rimane attaccata soprattutto negli spazi interdigitali. L’azione patogena del parassita si esplica in una manife­stazione depauperativa causando diarrea emorragica, debolezza, aste­nia e anemia. Nei cuccioli può tal­volta essere causa di morte.

    La diagnosi viene effettuata mediante esame coprologico e in base alla sin­tomatologia. Come terapia esistono in commercio numerosi antiparassi­tari, ma importante è sempre la profi­lassi di base sui seguenti punti:

    -trattare tutti i soggetti a rischio;

    -lavare le zampe del cane subito do­po la caccia;

    -rimuovere quotidianamente le feci dai ricoveri.

    La tricocefalosi

    Risulta essere una malattia parassitaria sostenuta dal Trichuris vulpis, i cui adulti vivo­no nel cieco e nel colon e vi svolgo­no attività ematofaga. Questa patolo­gia è estremamente diffusa nell’ambiente urbano per la notevole resistenza delle uova. Appunto le uo­va, di aspetto caratteristico a forma di limone (si vedono solo al microsco­pio), vengono emesse con le feci. Al loro interno, per un arco di tempo va­riabile, si sviluppa la larva che rap­presenta la forma intestinale. Quan­do le uova vengono ingerite le larve si liberano, penetrano nelle pareti in­testinali ed evolvono nelle forme adulte. La sintomatologia è più o me­no grave in base all’entità dell’infe­stazione. Caratteristica di questa pa­rassitosi è la diarrea ciclica (cioè dura qualche giorno e poi si ripresenta dopo circa 20 giorni). Causa emissione di feci di colar giallo-ocra ma con striature di sangue; nelle forme croni­che i sintomi sono poco appariscenti. La diagnosi può risultare difficoltosa perché le uova non vengono elimina­te costantemente e quindi per un ac­certamento attendibile occorrono più esami fecali.

    La strongiloidosi

    L’ultimo nematode di cui ci occupe­remo è forse il parassita più diffuso e fortunatamente il meno preoccu­pante per la salute del cane. Ci stia­mo riferendo allo Strongyloicles stercolaris, che vive nel duodeno-digi u­no e si nutre di frammenti di muco­sa intestinale. Le uova, eliminate nell’ambiente attraverso il materiale fecale, contengono delle larve che, giunte allo stadio infestante, pene­trano nell’organismo per via percu­tanea; da qui attraverso il sangue e la linfa arrivano al cuore dove prose­guono per arrivare al polmone per poi risalire fino alla faringe. Arrivate in questa sede vengono deglutite e giungono nell’intestino dove si anni­dano nella parete. Sono causa di di­sturbi intestinali non gravi ma dura­turi e fastidiosi.

    Poiché l’infestazione da vermi è sem­pre in agguato, è consigliabile una cu­ra periodica per evitare che le infesta­zioni diventino massive e provochino danni gravi. Si ricordi che la sverrnina­zione è indispensabile nei cuccioli, i quali devono essere trattati una prima volta già a 20 giorni e urta seconda volta a 40 giorni d’età. La svermina­zione va ripetuta ogni qualvolta si in­tenda vaccinare. Non basta quindi cu­rare il cane quando si scopre che è infestato da vermi, ma è raccomanda­bile sottoporlo a un programma di sverminazione periodica per evitare che le infestazioni diventino massive. Nella pratica quotidiana i veterinari prescrivono un vermifugo polivalente.

    Qualora sulle feci dei cane si notasse­ro vermi grandi quanto un grano di ri­so e dalla configurazione piatta, ci tro­veremmo di fronte a una infestazione da tenia. Tra le tenie che possono infe­stare il cane e che appartengono al­l’ordine dei cestodi ricorderò l’Echi­nococcus granolosus e il Diphyliclium caninum.

  • Cimurro Cane – Sintomi e Rimedi

    In questa guida spieghiamo quali sono sintomi e rimedi del cimurro nel cane.

    Le cause del cimurro del cane

    I batteri sono organismi unicellulari di dimensioni microscopiche, possono essere privi di motilità o muoversi nell’ambiente che li circondo grazie a delle appendici (ciglia o fla­gello). Sono presenti ovunque, nell’acqua, nel terreno, nell’aria.

    I virus sono organismi patogeni submicroscopici in grado di infettare gli animali. Sono capaci di moltiplicarsi solo all’interno della cellula dove l’aggressione può essere schema­tizzata in diverse fasi: assorbimento, in cui il virus si attacca alla superficie cellulare; pe­netrazione, in cui il virus entra nello cellula liberando il proprio materiale genetico. All’in­terno della cellula il virus si moltiplica e la sua liberazione può avvenire per rottura cellulare (lisi) o per gemmazione fuoriuscendo attraverso le membrane.

    I parassiti sono organismi animali o vegetali che vivono a spese di altri organismi, pos­sono parossitare cellule, tessuti oppure organi.

    I sintomi del cimurro del cane

    Il cane mostra i primi sintomi della patologia manifestando svogliatezza, scarso appetito, rialzo termico (febbre) oltre i 40 ‘C.

    Poiché il virus del cimurro può loca­lizzarsi in diversi distretti tissutali, avremo diverse manifestazioni: forma respiratoria, renna intestinale, forma nervosa.

    -Forma respiratoria. Generalmente la più frequente. Il cane, oltre ai sintomi citati precedentemente, manifesta tos­se, prima secca e stizzosa e di seguito umida con catarro, scolo nasale, con­giuntivite con fotofobia.

    L’interessamento delle vie respiratorie può aggravarsi ulteriormente con lo svi­luppo di infezioni batteriche secondarie provocando Una broncopolmonite.

    -Forma intestinale. Come tutte le infe­zioni che vanno a coinvolgere il tubo gastroenterico la forma intestinale presenta episodi di dissenteria con feci liquide e, a volte, emorra­giche.

    Anche in questa situazione. lo stato di salute dell’animale può ulteriormente debilitarsi in seguito alla concomitan­te presenza di parassiti intestinali o al­lo sviluppo di enteriti batteriche se­condarie.

    -Forma nervosa. Prima che venga coin­volto il sistema nervoso, il virus ha già provocato una delle due forme sopra citate. In questa forma non è possibile tracciare un ordine cronologico degli eventi patologici, perché le lesioni, e quindi le manifestazioni, variano in funzione della sede nervosa interessa­ta dal virus.

    Alcuni cani manifestano disturbi nella deambulazione con movimenti irre­golari e scoordinati degli arti come se il soggetto fosse ubriaco; paralisi flac­cida di un arto o di tutti gli arti con atrofia muscolare dovuta al non utilizzo; danni al sistema nervoso centrale con manifestazioni epilettiche, inco­ordinazione del movimento articola­re, contrazioni muscolari localizzate tic nervoso) fino al coinvolgimento del nervo ottico che causa la cecità.

    Comunque sia, quando l’infezione in­teressa il sistema nervoso centrale o periferico, la salute del nostro amico in serio pericolo e, in caso di supera­mento della malattia, rimangono delle lesioni nervose. Si può verificare, in associazione alle tre forme, un interes­samento cutaneo con eruzioni tipi che sulle cosce o sull’addome e iperchera­tosi (aumento dello spessore dello strato corneo dell’epidermide) dei cu­scinetti e del tartufo.

    Come si cura il cimurro?

    Bisogna subito chiarire che non esiste una terapia antivirale specifica per combattere il cimurro. Sarà il vete­rinario a prescrivere le adeguate cure valutando di volta in volta la gravità e la sede interessata dalla malattia.

    Le misure igienico sanitarie nella tera­pia del cimurro sono della massima importanza come in tutte le infezioni di natura virale, il trattamento si pre­figge di controllare i sintomi clinici e di sostenere il paziente. le infezioni batteriche secondarie di solito si pos­sono combattere con antibiotici a lar­go spettro (nenia line, cloramfenicolo ecc.).

    Come prevenire il cimurro

    Essendo il cimurro una malattia virale che colpisce con una certa frequenza i cuccioli, si consiglia la profilassi vaccinale che deve essere effettuata sotto controllo medico

    Il veterinario consiglia di curare l’igiene, di tenere il cucciolo in ambienti caldi e ben areati; favorire l’assunzione di cibi con un buon apporto energetico, ricco in vitamine e proteine; questo per far fronte all’aumentato metabolismo causato dalla febbre e aiutare l’organismo a combattere questa patologia debilitativa.

  • Parvovirosi Canina – Sintomi e Rimedi

    In questa guida spieghiamo quali sono sintomi e rimedi della Parvovirosi canina.

    Parvovirosi canina: che cos’è?

    La principale fonte di infe­zione sono le feci contaminate; può dif­fondersi rapidamente da cane a cane at­traverso il contatto di materiale infetto. In seguito all’ingestione del virus, la sua re­plicazione avviene a livello del tessuto linfoide dell’orofaringe, e si può osserva­re una marcata viremia.

    Sintomi. Avvenuta la fase di moltiplica­zione e diffusione del virus, si completa il quadro clinico della patologia; in alcu­ni casi si assiste alla comparsa della diar­rea, ma normalmente, nella manifesta­zione classica il primo segno è un vomito schiumoso. Successivamente a questa fase faranno seguito attacchi di dissenteria con emissione di feci inizialmente giallo-grigie ma che nella situazione più grave saranno emorragiche, scure e maleodoranti.

    L’animale, in preda a dolori addominali, rifiuterà il cibo (anoressia), cercherà spes­so e volentieri di abbeverarsi, sarà sog­getto ad attacchi di vomito, inoltre diventerà apatico e avrà atteggiamenti ed espressioni di dolore.

    Contemporaneamente a queste manifestazioni, l’animale presenterà ipertermia (febbre) o ipotermia nei casi acuti con grave disidratazione. In funzione della gravità, dell’intensità, dell’età dell’ani­male e del suo stato immunitario, l’esito può risultare fatale nel giro di poche ore (24/48) oppure, se aiutato da appropriato cure, il cane può riuscire a superare que­sto serio pericolo.

    Importante, per fare oscillare l’ago della bi­lancia a favore dell’animale, è la tempestività, da parte del proprietario, nel re­carsi in uno studio veterinario per avere modo di combattere questa grave malat­tia con ogni mezzo possibile.

    Negli animali giovani, di età inferiore al­le 8 settimane, il virus può indurre anche una forma miocardica con ingrossamen­to del cuore, disfunzione cardiaca e cir­colatoria e morte senza che agli occhi del proprietario siano visibili i segni clas­sici della malattia.

    Come detto in precedenza questa ma­lattia cagiona un’alta mortalità nei soggetti giovani, perché attraverso il vomi­to, la diarrea e l’anoressia subentra nel­l’animale uno stato di disidratazione che rende il soggetto vulnerabile alle possibili complicazioni anche se­condarie.

    Come prevenire la parvovirosi canina?

    Importantissima è la vaccinazione; inoltre, fino a quando il cane non ho completato il piano vac­cinale di base, non è consigliabile portarlo in luoghi frequentati da altri cani per evitare il contagio della ma­lattia, in quanto nei soggetti adulti si può instaurare una forma asintomati­ca, causa di diffusione del virus nel­l’ambiente.

    Si consiglia, inoltre, di non rimpiazza­re un cane morto di gastroenterite senza aver prima lasciato passare un adeguato periodo di tempo (3 o più mesi) perché il virus della parvoviro­si si mantiene vitale nell’ambiente per lungo tempo.

    Durante la malattia è importante sospendere la sommini­strazione di cibo per lasciare a ripo­so l’intestino. Il ripristino alla dieta normale deve avvenire in tempi lun­ghi, anche fino o 4/6 settimane, per permettere al tubo digerente lesionato di ritornare nella sua totale funzio­nalità.

    Come si cura la parvovirosi canina?

    Si consiglia l’uso di antiemetici, antidiarroici e antibiotici, per via paren­terale e, nelle situazioni che lo richiedo­no, l’impiego di soluzioni glucosate e di Ringer lattato per via endovenosa.

  • Rabbia Canina – Sintomi e Rimedi

    In questa guida spieghiamo quali sono sintomi e rimedi della Rabbia canina.

    L’infezione nei nostri animali domestici, grazie alle campagne di pre­venzione obbligatoria, è un fatto abba­stanza raro ma non per questo la malat­tia va sottovalutata, in quanto il virus è ancora presente in alcune aree geografi­che. Il periodo di incubazione della rabbia canina varia in ra­gione della sede e della quantità di virus trasmesso. Attraverso la ferita contaminata il virus, correndo lungo i nervi periferi­ci, raggiunge il sistema nervoso centrale (encefalico) e da qui si diffonde in tutti i tessuti con una predilezione per le ghian­dole salivari. La rabbia è una delle patologie più difficili da curare per i nostri amici a quattro zampe ed è per questo che un buon padrone dovrebbe assolutamente scongiurare il rischio che il suo cucciolo possa diventarne affetto. Quel che conta, infatti, è informarsi su come prevenire questa malattia ed evitare il contagio del cane. Noi vi informiamo sui sintomi comuni della rabbia e sulle possibili cure.

    I sintomi della rabbia canina

    Inizialmente l’animale infetto modifica il proprio comportamento: quello normalmente socievole diventa aggressivo e viceversa; inoltre, con l’avanzare della malattia il cane diventa mordace nei confronti di animali, uomi­ni e oggetti. Subentrano cambiamenti della voce: l’animale mostra scialorrea (perdita di saliva dalla rima labiale), per­ché avviene una paralisi faringo larin­gea, della mandibola e quindi l’incapaci­tà di deglutire. Nelle fasi terminali della malattia si possono osservare: atassia, pa­ralisi progressiva fino alle convulsioni .

    Come si cura la rabbia

    Poiché l’infezione è fatale, qua­lora l’animale manifestasse i sintomi tipi­ci della malattia, in assenza di trattamen­ti efficaci, eventuali animali sospettati di infezione vanno tenuti rinchiusi e sotto osservazione per alcuni giorni per per­mettere alla patologia di esplodere com­pletamente.

    Come prevenire la rabbia nel cane?

    Prevenzione: come per tutte le malattie virali è necessaria la vacci­nazione, in modo particolare se il cane viene portato in luoghi dove l’infe­zione non è stata completamente debellata.