Categoria: Veterinario

  • Congiuntivite Gatto – Sintomi e Rimedi

    In questa guida spieghiamo quali sono i sintomi della congiuntivite del gatto e i rimedi.

    Congiuntivite del gatto: i sintomi

    Capita che nel corso degli anni il nostro felino domestico possa soffrire di infiammazioni più o meno gravi alla congiuntiva ovvero alla membrana che si trova sulla superficie interna della palpebra, che può presentare arrossamenti o gonfiori e uno scolo oculare che può variare dal sieroso al muco purulento.

    I sintomi della congiuntivite sono quindi notevoli anche dal punto di vista meramente estetico: lacrimazione costante e sguardo triste del gatto sono solo due delle peculiari manifestazioni che subito dovrebbero porre in allarme il padrone spingendolo a capire cosa succede al proprio micio. La congiuntivite infatti può limitarsi a interessare un solo occhio oppure colpire entrambi gli occhi ed è una malattia che può verificarsi indifferentemente sia nei cuccioli che nei gatti adulti.

    In ogni caso è sempre consigliabile rivolgersi subito al veterinario per far guarire nel minor tempo possibile il proprio amico felino. Nel caso in cui la congiuntivite abbia colpito entrambi gli occhietti del gatto, il veterinario saprà prescrivere il rimedio migliore e più efficace per debellare la malattia una volta per tutte. Nel frattempo però per far trovare un sollievo immediato al proprio gatto è possibile pulire gli occhi con soluzioni a base di camomilla. Si tratta di impacchi che vanno eseguiti usando tessuti molto morbidi o attraverso batuffoli di cotone immersi nella soluzione a base di camomilla o di calendula e acqua.

    Bisogna sempre tenere a mente che gli occhi del gatto sono più delicati di quelli umani per cui, nell’applicare gli impacchi, non devo subire strofinamenti ma vanno puliti delicatamente e più volte al giorno. Inoltre usare un batuffolo di cotone per occhio agevolerà la risoluzione della malattia: infatti, se si usa lo stesso batuffolo su entrambi gli occhi malati, si finirà col peggiorare la situazione perché gli occhi risulteranno non puliti ma ancora potenzialmente infetti. Attenzione a non essere troppo ingenui nel credere che un collirio a uso umano possa alleviare la situazione: evitate assolutamente di usare prodotti a uso umano sugli animali. Scopriamo come curare la congiuntivite del gatto.

    Congiuntivite gatto: quando diventa cronica?

    Non è raro che i gatti soffrano di congiuntivite anche più volte durante la loro vita, ciò dipende da vari fattori tra cui la cura che lo stesso padrone dimostra nei confronti del proprio felino. Imparando infatti ad curare il proprio gatto in maniera seria e costante e controllandone la salute spesso, si può facilmente verificare se lo scolo oculare è normale o si presenta più mucoso e quindi cercare di tenere sempre puliti gli occhi del proprio gatto. Se  si riesce ad aver cura in modo attento del proprio felino, gli si possono evitare tante patologie e si riesce meglio a rendersi conto del suo stato effettivo di salute. Prestandogli le dovute attenzioni, infatti, risulterà più semplice evitare che una leggera congiuntivite sia trattata a dovere e che non diventi cronica.

    Nella progressione della congiuntivite, infatti, è importante la tempistica: se la si prende in tempo rendendosi conto dei primi sintomi, bisognerà subito consultare il veterinario che procederà con l’assegnazione della cura e di determinati prodotti da far assumere al gatto. A questo punto sarà compito esclusivo del padrone garantire la corretta profilassi prescritta dal medico. Fattore importante durante la cura della congiuntivite è quello di non dimostrare mai al gatto la propria frustrazione per un’evetuale lenta guarigione della malattia, altrimenti l’animale ne risentirà dimostrando uno scoramento generale che non faciliterà il corso della patologia.

    Congiuntivite gatto: quando arriva da un’allergia

    In genere la congiuntivite è provocata da colpi d’aria o di freddo o anche da traumi o graffi che il gatto potrebbe aver ricevuto da altri animali. Oltre a queste, le cause della congiuntivite possono anche essere di natura allergica e legate quindi a infezioni da clamidiosi o mycoplasmi: la congiuntivite allergica si verifica maggiormente nei cuccioli.

    Anche herpesvirus o reovirus rientrano tra gli agenti scatenanti dell’allergia: si tratta infatti di forme virali che risultano molto diffuse tra gli animali e specialmente nei gatti. L’herpesvirus infatti rappresenta anche la causa principale della rinotracheite infettiva per la quale bisogna vaccinare annualmente il gatto, perché si tratta di un’infezione piuttosto subdola: il gatto può anche risultare portatore sano del virus e non manifestare la malattia finché  non viene scatenata da un’altra causa esterna.

    Allergie e congiuntivite

    Poiché la congiuntiva è una membrana oculare che si trova perennemente esposta a insulti ambientali, è possibile che venga attaccata da diversi fattori di natura strettamente allergica. Gli elementi che possono provocare una congiuntivite allergica sono in genere i pollini, le polveri, alcuni alimenti e farmaci, verso cui anche l’uomo può dimostrarsi allergico, oppure tossine elaborate da germi. I sintomi sono più o meno simili a quelli che causano una normale congiuntivite, ovvero appaiono arrossamenti, irritazioni e uno scolo oculare particolarmente sieroso: in questo caso, però, la cura non sarà la stessa usata per la normale congiuntivite, ma sarà più profonda e mirata perché quella che va debellata è l’allergia. Quindi il veterinario prescriverà specifiche pomate o colliri a base in genere di antistaminici o cortisonici adatti proprio a combattere l’allergia.

    Al pari di quella provocata da un’allergia, anche la congiuntivite causata da batteri non va presa sotto gamba. Normalmente sulla superficie dell’occhio germinano batteri, funghi e lieviti che possono determinare infezioni secondarie che possono essere ulteriormente fomentate da una malattia in corso. In questi casi la terapia usuale prevede il ricorso a pomate oftalmiche a base di antibiotici che bisognerà applicare fino a quattro volte al giorno per due settimane.

  • Quando si Fa la Sverminazione del Cane

    In questa guida spieghiamo quando si fa la sverminazione del cane.

    Sverminazione cani: la prima va fatta da cuccioli

    Forse non tutti i padroni di un cane sanno che il cucciolo appena nasce ha i vermi, i cosiddetti ascaridi. Si tratta di vermetti dalla forma lunga e cilindrica che, in genere, proliferano nell’intestino dei cani. È strano pensare che i cuccioli appena nati abbiano già i vermi, dato che di solito si crede che la sverminazione dei cani avvenga solo in età adulta. Purtroppo non è così: i cuccioli ce li hanno e, nella maggior parte dei casi, gli ascaridi vengono trasmessi proprio dalla madre quando i cuccioli sono ancora dei feti. In pratica avviene una specie di migrazione transplacentare di larve che infetta i feti. Secondo studi recenti, inoltre, si è scoperto che i vermi possono essere trasmessi anche attraverso il latte materno che può rappresentare, quindi, un’ulteriore causa della presenza di vermi nei cuccioli. Per questi motivi è necessario effettuare la sverminazione cani appena possibile. Salvaguardare la salute del proprio cane fin da piccolo è di fondamentale importanza, perché i vermi parassitari dell’intestino possono facilmente compromettere una crescita sana del cucciolo, quindi meglio prevenire curando l’animale in tempo.

    La prima sverminazione va eseguita a venti giorni di distanza dalla nascita dei cuccioli ed è bene che anche la mamma venga sottoposta allo stesso tipo di trattamento, usando lo stesso vermifugo assunto dai cuccioli: i piccoli continuano a essere allattati dalla madre per i primi due mesi di vita, per cui è opportuno sverminare anche lei così che non continui a infettare i cuccioli attraverso l’allattamento. Dopo questa prima sverminazione cani, la profilassi vuole che un’altra sverminazione sia praticata a distanza di venti o venticinque giorni dalla prima per assicurarsi di aver completamente risolto il problema dei parassiti. Inutile sottolineare come in questa delicata fase, debba essere un medico veterinario a seguire il cucciolo e a prescrivere le dosi del vermifugo adatte sia ai piccoli che alla madre. In questi casi il padrone del cane non può improvvisarsi medico e decidere arbitrariamente il tipo di vermifugo da somministrare ai cuccioli. Attenzione quindi a rivolgersi al professionista per questo tipo di cure.

    Sverminazione cani: il richiamo

    Dopo questi primi due attacchi ai vermi, per essere sicuri che il cucciolo non rischi ulteriormente è consigliabile verso i due mesi raccogliere dei campioni di feci e portarle dal veterinario che le analizzerà proprio per assicurarsi che la sverminazione abbia fatto effetto del tutto. Con l’analisi delle feci, infatti, il veterinario saprà affermare o meno la presenza di vermi nell’intestino del cucciolo e, se l’esame risultasse positivo, prescrivere il prodotto sverminante più adatto. Ogni sei mesi e per tutta la vita del cane, è bene ripetere ed effettuare la sverminazione, una prassi molto importante per il cane che vive a stretto contatto con il padrone e che potrebbe trasmettergli dei parassiti gastrointestinali.

    Proprio perché sia il padrone che l’animale possano essere sicuri della propria salute l’uno affianco all’altro, si consiglia di non tralasciare mai la profilassi della sverminazione se non si vuole rischiare di contrarre patologie piuttosto rare. È stato studiato come l’ingestione da parte dell’uomo della larva di ascaride dia luogo alla cosiddetta malattia da larva migrans. Nell’uomo infatti l’ascaride non provoca la stessa gastroenterite parassitaria del cane, perché la larva si sistema in altri organi, arrivando addirittura a localizzarsi a livello oculare. Altri parassiti intestinali del cane come gli ancilostomi, possono causare nell’uomo una malattia cutanea molto rara, senza menzionare l’echinococcosi che, se contratta, risulta una patologia molto pericolosa per l’uomo. Quindi quando si decide di prendere con sé un cane e non si vuole rischiare di contrarre zoonosi parassitarie, bisogna seguire un giusto programma di sverminazione cuccioli non solo per garantire la salute del proprio amico a quattro zampe ma anche la propria e di tutta la famiglia.

  • Come si Misura la Febbre al Cane

    In questa guida spieghiamo come si misura la febbre al cane.

    Chi pensa che i cani non possano prendere la febbre si sbaglia di grosso. Analogamente a quanto accade agli uomini, infatti, colpi di freddo, abbassamento improvviso delle temperature, correnti ed e copertura insufficiente della superficie corporea, possono compromettere lo stato di salute dei cani che possono anche soffrire di febbre alta. Chi possiede un cane, quindi, deve sapere che durante i mesi più freddi dell’anno il suo amico a quattro zampe rischia di beccarsi la febbre, se non è coperto a sufficienza o se resta per troppo tempo esposto a temperature alte.

    Ma come si capisce se un cane ha la febbre?

    Anche in questo caso, i sintomi dell’animale non sono poi tanto diversi rispetto a quelli che si manifestano negli esseri umani. Innanzitutto dovete prestare attenzione all’atteggiamento del vostro cane: se, generalmente, il cucciolo è festoso e vivace e all’improvviso non ha più voglia di giocare nè di mangiare, allora c’è qualcosa che non va. Nel caso di febbre, in particolare, il cane tende a stare raggomitolato in un angolino e passa la maggior parte del tempo a dormire. Inoltre, un cane con la febbre ha testa ed orecchie più calde rispetto al resto del corpo. Se il vostro cane mostra qualcuno, o tutti, questi sintomi sicuramente avrà l’influenza. Ecco come misurare la febbre al cane.

    Preparare il cane alla misurazione della febbre

    Non tutti i cani sono docili da lasciarsi curare facilmente. Alcuni si ribellano e cercano di mordere. Bisogna, quindi, ricorrere ad alcuni accorgimenti: innanzi tutto l’animale va messo sopra un tavolo in modo che si trovi a un’altezza più comoda per l’operatore che deve curarlo. Se tentasse di aggredire, immobilizzategli le mascelle in questo modo: prendere una fettuccia o una cordina, passatela a metà della sua lunghezza sul dorso del naso e annodate con un unico giro le due estremità sotto il muso, quindi tiratele con una certa energia, passatele dietro le orecchie e sulla nuca, tirate ancora e annodate. In questo modo il ribelle non avrà più la possibilità di aprire la bocca. Il metodo, però, non è applicabile ai cani di razza a muso corto (boxer, carlini, bulldog, pechinesi ecc.) ai quali è preferibile mettere una semplice museruola. In questa sezione vi spieghiamo come misurare la febbre al cane senza dover rivolgervi necessariamente ad un medico veterinario.

    Come misurare la febbre al cane

    Posto il cane su un tavolo, rialzategli la coda e introducete il termometro inumidito per una buona parte, lasciatelo per un paio di minuti, estraetelo, pulitelo con una falda di cotone e leggete i gradi sulla scala nel punto in cui sarà arrivata la colonnina di mercurio. Ricordate che la temperatura normale di un cane varia tra i 38 e i 39°, quindi non vi spaventate se il termometro oscilla tra queste misure. In questo caso, infatti, il vostro cucciolo sta benone. Nel caso in cui, invece, la temperatura corporea dell’animale superi questa gradazione è preferibile chiedere l’intervento del veterinario. In ogni caso, quando il vostro cane non è pimpante come al solito, evitate di allarmarvi e di trasmettergli ansia. L’animale, anche in questo caso potrebbe risentirne. Nel caso in cui il vostro cane sia ancora cucciolo, la temperatura normale può arrivare anche intorno ai 40°, per cui a questi livelli non dovete ancora far scattare l’allarme. In tutti i casi, invece, se la temperatura supera i 40° è importante portare il cane dal veterinario. A differenza degli esseri umani, i cani possono stare male anche quando la loro temperatura è troppo bassa. Un cane con temperatura corporea a 36°, ad esempio, sicuramente ha qualcosa che non va ed anche in questi casi è fondamentale chiamare un medico veterinario.

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  • Come Fasciare la Zampa di un Cane

    In questa guida spieghiamo come fasciare la zampa di un cane.

    Molte volte il cane o perchè si è ferito o per fatti infiammatori o traumatici anche senza soluzione di continuità dei tessuti, necessita di medicazioni, o semplicemente di protezione mediante fasciature, gambaletti o marchingegni di varia natura che gli impediscano di asportarsi i farmaci con leccamenti o di strapparsi il bendaggio con i denti. Scopriamo come fasciare la zampa ad un cane.

    Per realizzare una buona fasciatura per il cane bisogna servirsi di fasce di bambagia, garze e cerotto o reticelle elastiche. Detersa la ferita, spalmata la pomata o cosparsa la polvere secondo necessità, si ricopre la lesione con una garza alla quale si sovrappone la bambagia, e poi si applica la fasciatura in uno dei seguenti modi.

    Fasciatura circolare

    Per eseguire una fasciatura circolare sulla zampa del cane si arrotola una benda abbastanza larga intorno alla parte ferita, preoccupandosi che lo spessore della fasciatura sia uguale in ogni punto. La fasciatura di tipo circolare,  si usa per lo più per il tronco e per il collo. Tuttavia, in ogni caso, è fondamentale non stringere troppo la fasciatura; in questo caso, infatti, si rischia di bloccare la respirazione del cane che ne subirebbe un grave disagio.

    Fasciatura incrociata

    La fasciatura incrociata si usa per gli arti in tutta la lunghezza o semplicemente per le zampe. In tutti i casi, bisogna comprendere anche le dita del piede, dal quale inizierete la fasciatura ponendo la benda in modo che il rotolo sia di sopra. Dopo aver posto dei batuffoli di bambagia fra le dita fate fare alla fascia un giro normale, eseguite il giro che segue con la benda in sbieco e che risale, quindi un altro giro normale e poi uno di sbieco che discende, fate quindi un giro normale e ricominciate. Quando avrete finito fissate il vostro capolavoro con alcuni giri ad anello di cerotto adesivo.

    Fasciatura immobilizzante

    Si usa quando conviene immobilizzare una regione (per esempio un arto) che si suppone fratturata ed è utile per fare in modo che, nell’attesa che arrivi il veterinario, il danno a causa dei movimenti del cane non peggiori. Eseguita la fasciatura prima con una falda di cotone e poi con una benda, sulle quattro facce della regione si applicano altrettante stecche a loro volta avvolte da una falda di cotone; a questo punto, si provvede a immobilizzarle con un’altra fasciatura che verrà fissata da alcuni giri di cerotto.

  • Gravidanza del Cane – Accoppiamento, Pre e Post Parto

    In questa guida mettiamo a disposizione alcune informazioni utili sulla gravidanza del cane.

    Gravidanza del cane: la scelta del riproduttore

    Per ovvie ragioni non bisogna attendere l’ultimo momento per cercare o scegliere il padre della cucciolata che desiderate allevare, ma quando si decide di fare il gran passo si dovrebbe avere già da tem­po provveduto a prendere gli accordi necessari col padrone e a stabilire quale compenso dovrete corrispondergli. e consuetudine diffusa o pagare la monta in denari (il cui importo non deve supera­re il valore di un cucciolo) o con un cuc­ciolo che il proprietario del maschio avrà il diritto di scegliere non oltre il quaranta­cinquesimo giorno dalla nascita (Con­venzione di Monaco).

    Lo stallone dovrà essere forte, presentare al massimo i caratteri tipici della sua raz­za e avere già compiuto i quindici mesi. Poiché è un dovere morale conservare o se possibile migliorare la razza, osservate bene che il «fidanzato» della vostra ca­gna non presenti gli stessi difetti eventual­mente riscontrabili anche nella femmina perché i caratteri negativi si rafforzereb­bero nella discendenza. La vostra cagna,

    che tanto amate, ormai è quello che è, bellissima o bruttina, e tale rimarrà ma il maschio che la dovrà ingravidare deve essere inevitabilmente eccellente. Nelle razze di taglia piccola o piccolissima sa­rà bene che il maschio sia, seppur lieve­mente, più piccolo della femmina. Se la vostra cagna ha il pedigree (certificato ge­nealogico) accertatevi che anche il ma­schio abbia un documento ufficiale rila­sciato o riconosciuto dall’ENCI. Se non siete pratici fatelo controllare inviando una fotocopia del documento all’ENCI della vostra provincia di residenza. Se in­fatti i documenti non sono in regola inva­no poi cercherete di iscrivere la vostra cucciolata, che non potrà più essere rico­nosciuta di razza pura.

    L’accoppiamento del cane

    La femmina raggiunge la pubertà molto precocemente e già al sesto-settimo me­se può avere il suo primo calore. Ve ne accorgerete dal sangue che gocciola dal­la vulva, che sarà diventata visibilmente turgida. Lo stillicidio di sangue dura in media una decina di giorni facendosi man mano più chiaro. Questo periodo, generalmente non ancora fecondo, è chiamato proestro. L’estro vero e proprio inizia all’undicesimo giorno e si può pro­trarre fino al quindicesimo e oltre. È que­sto il periodo in cui la cagna ricerca e ac­cetta lo stallone offrendosi a lui spontaneamente scostando da un lato la coda. Vi consiglio però di non perdere tempo e di non aspettare l’ultimo momento teorico ma di presentarla (è sem­pre la femmina che viene portata al maschio e non viceversa) al partner non ap­pena avrete notato la scomparsa del flus­so sanguigno dalla vulva. Dopo alcuni minuti di corteggiamento, assai divertente da osservare, i due sessi si uniranno in un lungo abbraccio che può durare oltre la mezz’ora e in alcuni casi raggiungere anche l’ora.

    Dopo l’accoppiamento il calore non ces­sa immediatamente, anche se la fecon­dazione è avvenuta, per questo, quando portate la cagna a passeggio dovrete guardarvi dagli immancabili corteggiato­ri che sicuramente la insidieranno. Non è strettamente necessario ripetere l’accoppiamento una seconda volta per­ché la sopravvivenza degli spermatozoi nell’organo femminile è sufficientemen­te lunga per assicurare il concepimento. Se proprio vorrete ripetere l’accoppia­mento lo farete dopo un paio di giorni. É sottinteso e ovvio che la cagna non debba essere avviata a una gravidanza già al primo calore, ma che è necessario attendere che la vostra femmina abbia raggiunto il suo completo sviluppo cor­poreo, cosa che avviene intorno al dodi­cesimo mese Se la cagna non sarà stata coperta, oppu­re se non sarà rimasta incinta, cinque, sei o sette mesi dopo, secondo i soggetti, ri­tornerà in calore; questo ciclo si ripeterà costante e puntuale per tutta la durata della sua vita, poiché la specie canina è esente dalla cessazione della fertilità che nella donna è nota come menopausa.

    Gravidanza del cane

    Il periodo che intercorre fra il momento del concepimento (non della monta) e quello del parto è chiamato gravidanza del cane; questa, per essere nella norma fisiologi­ca, va da un minimo di 58 giorni a un massimo di 65. Se è più breve avremo un parto prematuro (rarissimo) se invece sa­rà più lunga ci sarà un parto tardivo (di­scretamente frequente).

    Difficile accorgersi prima di un mese se la cagna è gravida, ma a partire dal tren­tesimo giorno l’aumento di volume del ventre e le modificazioni del carattere (che diventa più tranquillo), nonché l’au­mento o anche, a volte, la diminuzione dell’appetito vi daranno la conferma che nasceranno dei cuccioli.

    Le frequenti passeggiate e un migliora­mento dell’alimentazione, in senso non quantitativo ma qualitativo, gioveranno moltissimo. In questo momento non è an­cora utile arricchire i pasti con supplementi minerali e vitaminici, che invece of­frirete nell’ultimo periodo della gravidan­za o, meglio ancora, a parto avvenuto.

    A metà gravidanza, o anche prima, è un’ottima pratica igienica sverminare la cagna usando un prodotto che agisca de­licatamente. Non è il caso che vi preoc­cupiate eccessivamente durante l’attesa perché il parto è un evento dei tutto fisio­logico che, nella stragrande maggioran­za dei casi, avviene con facilità.

    Pensate piuttosto a trovare il posto dove la cagna dovrà partorire. L’ideale sarebbe procurarsi una cassetta rettangolare che possa offrire uno spazio confortevole a tutta la famiglia che vi abiterà. Considerate che la madre, per allattare, si stende lunga e tirata, quindi fate in modo che il lato più largo abbia una misura che, sep­pur di poco, superi la lunghezza della madre. Nei negozi specializzati è possi­bile acquistarla, ma se siete appassionati del bricolage potrete senz’altro realizzar­la da voi.

    Il parto del cane

    Eccoci giunti al momento sospirato. Avrete già preparato da giorni la casset­ta da parto con la quale la gestante avrà preso confidenza.

    Toglierete cuscini, stracci o straccetti che le hanno fatto da giaciglio fino ad ora in modo che il par­to avvenga sul nudo legno del fondo. Perché non lasciarli? Perché si imbratte­rebbero inutilmente dei liquidi amnioti­ci e la cagna, raspando e muovendosi spesso per trovare la posizione più co­moda, finirebbe per aggrovigliarli, ma­gari imprigionando fra le pieghe uno o più cuccioli che rischierebbero così di soffocare.

    Già da un paio di giorni la femmina avrà dato i segnali dell’imminenza del­l’evento raspando il terreno, agitandosi oltremisura, non mangiando o vomitan­do il cibo. La sua temperatura corporea, misurata per via rettale col termometro, sarà scesa notevolmente sotto la norma, che è di 38,5-39 °C, fino verso i 37 °C. Quasi sempre il parto avviene con facili­tà se la cagna sarà lasciata sola, seppure sorvegliata discretamente dalla persona alla quale è più affezionata. Non l’assil­lerete con premure eccessive, che non servirebbero ad altro che a deconcentrar­la al punto da farle dimenticare che deve partorire.

    Dopo alcune forti spinte il primo cuc­ciolo verrà espulso ancora avvolto nelle membrane che la cagna stessa si affret­terà a lacerare con i denti, così come provvederà prontamente a recidere il cordone ombelicale. Quasi subito dopo espellerà la placenta e ingoierà tutto la­sciando il posto perfettamente pulito. E’ giusto che ingoi la placenta, che ha grande importanza nel favorire la mon­tata lattea. Se la madre non dovesse ac­cudire ai neonati sarete voi a liberarli dalle membrane che li avvolgono ope­rando con le mani perfettamente lavate.

    Non taglierete immediatamente il cor­done ombelicale ma attenderete un pa­io di minuti dalla nascita per lasciare al cucciolo la possibilità di ricevere tutto il sangue refluo della placenta. Per il ta­glio del cordone, che va fatto a 2-3 cm dal ventre previa legatura con un filo, userete forbici disinfettate. Poi aprirete delicatamente la boccuccia e la libere­rete dal muco e terrete il cucciolo a te­sta in giù anche scuotendolo con una certa energia per favorire l’inizio della respirazione. Se questa tardasse immer­gerete il neonato in acqua riscaldata a 40-41 °C strofinandolo sul ventre o pra­ticandogli la respirazione artificiale. In questo semplice modo si recuperano al­la vita non pochi cuccioli apparente­mente già morti.

    Al primo cucciolo seguiranno a inter­valli più o meno brevi tutti gli altri che possono nascere indifferentemente sia in presentazione cefalica sia in presen­tazione podalica. Il parto può durare tre o quattro ore per essere considerato per­fettamente normale; ma se dopo il pri­mo o il secondo cucciolo sono trascor­se due o tre ore senza che la cagna abbia avuto altri premiti, pur dimostran­do dal volume del ventre di avere altri piccoli in grembo, sarà bene che vi fac­ciate coraggio e che, dato di piglio alla siringa, iniettiate sottocute l’ormone po­stipofisario che risveglierà immediata­mente le doglie. La stessa iniezione con la stessa dose può essere tranquillamen­te ripetuta a distanza di un’ora se ne rav­viserete nuovamente la necessità. Se, nonostante i forti premiti, non riuscisse a espellere altri feti, c’è da pensare se­ria niente a gravi ostacoli che solo il veterinario potrà risolvere praticando un taglio cesareo, un intervento facile e senza conseguenze per la madre e per i cuccioli se fatto tempestivamente e pur­ché la narcosi sia correttamente indotta (da proscrivere l’uso dei barbiturici). Se il parto si protrarrà a lungo potrete offri­re alla partoriente del latte tiepido dilui­to con acqua e corretto, secondo la ta­glia, con un cucchiaino o un cucchiaio di liquore.

    Quando il parto è terminato potete sten­dere sul pavimento della cassetta un tappetino. Ora la cagna desidererà sol­tanto di essere lasciata tranquilla e in penombra. Sarà un bene per lei non ri­cevere continuamente visite di curiosi e che la accudisca solo la persona che 1′- ha assistita durante il travaglio.

    Dopo il parto

    Nel periodo che segue il parto è neces­sario arricchire il pasto della cagna con un complesso calcio-fosforo vitaminico reperibile in commercio somministran­dolo nelle dosi consigliate. Trascorsa una settimana sarà anche necessario aumentare la razione alimentare sia per quanto riguarda la frequenza sia per quanto riguarda la quantità. Se la cagna non volesse mangiare, se avesse la feb­bre da 39 ‘C in su e se perdesse liquidi verdastri e di odore nauseabondo dalla vulva ci troveremmo di fronte a una sepsi puerperale.

    Durante il puerperio si esegue il taglio del codino per i cuccioli il cui standard di razza lo prevede; il giorno ideale è il quinto dalla nascita. La lunghezza del moncone da lasciare varia a seconda delle razze. L’intervento è molto facile e consiste in un semplice colpo di for­bici. A questa età non è doloroso e il sangue cessa subito di defluire; una leggera compressione con le dita o un pizzico di percloruro di ferro risolve­ranno una pur lieve emorragia; nei ca­si ribelli giova l’applicazione di un punto dato con filo sottile. Questo in­tervento è oggi vietato dalla normativa europea recepita anche in Italia.