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  • Come Proteggere Cane dal Freddo

    In questa guida spieghiamo come proteggere il cane dal freddo.

    Il percorso del cane comprende tre periodi:  il primo va dalla nascita ai dodici mesi; il secondo da dodici mesi ai nove anni; il terzo dai nove anni in avanti. In tutti i periodi è importante proteggere il cane dal freddo e dal caldo eccessivi.

    Come crescere un cucciolo forte e sano

    Il primo periodo è detto di accresci­mento e in esso si distinguono due fa­si: l’infanzia e l’adolescenza.

    Nella prima, che va dalla nascita ai 5 mesi, il cane mette e poi sostituisce i denti da latte e mostra il massimo ac­crescimento: in questa fase il cane è detto cucciolo. Nella seconda, che va dai 6 mesi a i anno, il cane continua a crescere seppure meno sensibilmente, si armonizza nelle sue varie parti, le ossa si fanno più consistenti, raggiunge la pubertà ed è detto cucciolone.

    Nel secondo periodo, detto di adulto, che va dai 12 mesi ai 9 anni il cane, acquistata la statura che conserverà per tutta la vita, si sviluppa ancora in volume, in vigore e in resistenza fino a 12-24 mesi (a seconda della taglia e della razza) per rimanere quindi sta­zionario fino ai 9 anni. Nel terzo pe­riodo, detto di vecchiaia, il cane va deperendo, le sue forze di­minuiscono, le sue forme si alterano e il logoramento generale va accentuan­dosi fino al termine della sua esisten­za, che ha una durata media di 13-14 anni. La vecchiaia sopraggiunge, più o meno, precocemente o tardiva secon­do gli individui e secondo l’alimenta­zione, le cure e le attività svolte (cani da caccia e lavoro) nei periodi anterio­ri.

    Le avvertenze igieniche da rispettare nei cuccioli sono: non slattarli prima dei 43 giorni e non farlo di colpo, ma svezzarli gradatamente, mantenere i loro intestini sgombri da ogni tipo di endoparassiti, sottoporli a un piano vaccinale rigoroso, non crescerli in re­cinti angusti che, privandoli della li­bertà di correre e saltare.

    Se si vuole che il cucciolo cresca forte e diventi un signor cane vigoroso e ar­monicamente sviluppato in tutte le sue parti non gli si facciano subire pri­vazioni di sorta, gli si diano alimenti sani e nutritivi e non gli facciano difetto, luce e movimento.

    Non si dimentichi, infine, che le (culmi­ne sono più delicate dei maschi e, a parità di taglia e di razza, sono in ge­nere meno resistenti alle fatiche della caccia e del lavoro.

    Il moto è necessario ai cani per la sa­lute e la crescita: esso mette in azione muscoli, concorre al perfetto funziona­mento degli organi digestivi, rende più attivo la circolazione e la respirazione. Se è correttamente dosato, il movimento influisce utilmente sulle forze e sull’intelligenza del cucciolone abituandolo gradual­mente all’ubbidienza e alla docilità: ma se è eccessivo nuoce a tutte le età perché induce spossatezza e avversio­ne alla fatica nell’animale, inoltre lo­gora le articolazioni e predispone, specie in alcune razze da lavoro, ad affezioni scheletriche croniche. Insom­ma, si deve fare attenzione per fare in modo che l’eserci­zio sia sempre proporzionato all’età o alle condizioni generali del cane.

    Il riposo e indispensabile a riparare il consumo delle forze, ma la quiete asso­luta, se protratto, nuoce assai più del­l’esercizio. I cani che non vengono mai fatti uscire impinguano, diventano lenti e sono più soggetti degli altri alle malattie della pelle. Raramente i ca­ni che sono costretti a passare giorni e giorni in riposo forzato in casa, o peggio alla catena, possono eseguire regolarmente le loro funzioni e il loro equilibrio fisico si altera presto.

    Proteggere il cane dal freddo: come si fa?

    L’aria troppo fredda o troppo calda fa male

    L’aria influisce sullo stato di salute, e quindi sull’igiene, del cane come di tutti gli esseri viventi. Più essa è pura, più coopera alla salute; umida o impu­ra, cioè combinata con gas non atti al­la respirazione, diviene dannosa. L’aria temperata fra i 10 e i 20 °O, che offre una impressione piuttosto fresca che fredda è, generalmente parlando, mol­to giovevole al cane.

    L’aria moderatamente fredda e asciutta (da 5 a 3 T.) è i favorevole ai cani adulti e ben costituiti, perché è più densa e contiene in un piccolo volume una maggiore quantità di ossigeno. Ne deriva una re­spirazione facile e calma; la circolazio­ne del sangue è attiva; l’appetito vivo; la sete poca; e tutta l’energia muscolare è eccitata. Essa è meno temibile dell’aria calda dell’estate e di quella troppo calda degli appartamenti riscaldati. Quando la temperatura dell’aria scende sotto i 5C si dice che è molto fredda o rigida e i ca­ni che vi sono esposti a lungo sono tristi, deboli e poco sensibili, e quando il freddo è esagerato anche i più robusti ne risentono. Nei tempi molto freddi convie­ne perciò prendere alcune precauzioni e ai cani che vivono in appartamenti mol­to riscaldati sarà bene avere una co­perta protettiva quando escono per la passeggiata. L’aria calda (tra i 20 e i 35 affatica i cani e produce perdite con­siderevoli provocando evaporazioni ab­bondanti in un continuo penoso ansi­mare; l’appetito diminuisce e la sete aumenta, i tessuti si fanno secchi, i cani si indeboliscono.

    Si possono attenuare gli effetti del cal­do tenendo i cani all’ombra, moderan­do la luce troppo viva nei canili, e non sottoponendoli a lunghe passeggiate o al lavoro nelle ore più calde. Se poi, oltre a essere caldo, è anche umido il cli­ma indebolisce maggiormente i cani e li rende pigri; l’appetito può scompari­re. E allora necessario stimolarli con un’alimentazione eccitante e non la­sciare mai mancare l’acqua fresca e pu­lita nella ciotola.

    La luce

    La luce ha un’azione potente; essa è un energico eccitante di tutta l’economia animale, la sua insufficienza protratta priva i cani delle forze, mentre se è trop­po viva e persistente irrita loro l’occhio e indebolisce la vista; meno intensa ma continua toglie sensibilità all’occhio e porta col tempo alla paralisi della reti­na. Una luce debole si addice ai cani che hanno bisogno cli riposo.

    Il vento

    I venti moderati, se la temperatura non è troppo alta o troppi bassa, sono salutari e i cani ne sono gradevolmente impressionati. Se invece sono violenti, freddi o umidi, li infastidiscono molto, tanto che, se sono liberi, cercano di sottrarvisi.

    La nebbia

    La nebbia produce un raffreddamento sul corpo e a causa della sua umidità debilita l’organismo.

    La pioggia

    Le piogge di breve durata che cadono d’estate durante i temporali giovano ai cani perché li rinfrescano abbassando la temperatura corporea: se però il cane è sotto­posto a lunghe insistenti precipitazioni quando è accaldato, può riceverne danno; in tal caso per impedire che l’acqua evapori da sé a discapito del calore del corpo è necessario, strofi­nandolo, asciugarlo molto bene al rientro dalla passeggiata o dal lavoro.

    La neve

    La neve non è nociva ai cani che anzi dimostrano di gradirla molto giocando in essa con visibile soddisfazione, pe­rò a lungo andare, specie in giornale di sole, può causare loro dei disturbi alla vista a causa della luce che riflet­te. Molti cani ne ingoiano in gran quantità, il che può essere la causa di irritazioni gravi dello stomaco.

    Come proteggere il cane dal freddo intenso

    Il cane, come l’uomo, si adatta molte bene a tutte le temperature. Naturalmente il cane a pelo corto può risentire dei rigori invernali più facilmente d quello a pelo lungo, mentre il contrari( succede durante le calure estive. Risulta essere buona norma quindi evitare per i primi i soggiorni all’aperto troppo prolungati nei mesi freddi mentre, per i secondi, sarebbe bene non farli correre e giocare insistentemente nelle ore più calde delle giornate estive. Per tutti poi sono da evitare la continua esposizione al sole canicolare che la permanenza in angusti locali, per la grande facilità che i cani hanno di non trarre colpi di sole e di calore.

  • Vermi Cane – Sintomi e Rimedi

    In questa guida spieghiamo quali sono i sintomi dei vermi nel cane e quali sono i migliori rimedi.

    Vermi nel cane: quali sono i sintomi?

    Nei cuccioli l’infestazione da vermi avvie­ne direttamente dalla madre al feto attraverso l’utero, oppure attraverso il latte dopo la nascita. In età adulta, l’intestazione si origina in maniera in­diretta, attraverso l’ingestione di larve di parassiti provenienti dall’ambiente esterno. Non è facile accorgersi subito che il cane è infestato da vermi, specie se l’infestazione è leggera. Di conse­guenza, il sospetto di verminosi esiste sempre.

    Tuttavia è possibile rilevare una serie di sintomi che ne rivela sem­pre più chiaramente la presenza

    -pelo opaco;

    -prurito anale;

    -comparsa occasionale di piccoli ver­mi biancastri nelle feci appena emesse;

    -affaticamento immotivato, inappe­tenza;

    -dimagrimento inspiegabile, diarrea e vomito;

    -comparsa di fenomeni allergici, ma­nifestazione di fenomeni secondari.

    Le verminosi massive rendono più evi­denti tutti questi sintomi.

    I vermi che possono infestare il cane appartengono a due grandi gruppi.

    -Vermi piatti o tenie (cestodi).

    -Vermi tondi (nematodi).

    Tutti i tipi di vermi

    I vermi tondi sono a loro volta di tre ti­pi differenti: ascaridi, ancilostomi, chiuridi, ognuno dei quali ha caratte­ristiche e comportamenti differenti.

    L’ascaridiosi è una malattia causata da Toxocara canis e Toxascc-ìris leonina, nematodi biancastri lunghi fino a 18 cm. Gli adulti vivono nel lume intestinale (tenue), dove si nutrono assorbendoarninoacidi, vitamine e zuccheri già degradati. La malattia è in genere ca­ratterizzata da diarrea schiumosa, biancastra, associata a vomito quan­do questi ospiti vanno a interessare la parete gastrica.

    L’intestazione può avvenire: nei cuc­cioli attraverso fa fase placentare quindi direttamente dalla madre, op­pure attraverso l’ingestione di uova emesse con le feci.

    Le uova che giungono all’esterno contengono una larva; quando l’uovo viene ingerito la larva si libera nel­l’intestino e inizia il suo ciclo biolo­gico, che consiste in mute e migra­zioni (entero-epato-pneumo-tracheo­enterale) in modo che il parassita raggiunga la sua sede definitiva e la sua maturazione.

    Negli animali adulti alcune larve non raggiungono, alla fine della migra­zione, l’intestino ma restano nei vari distretti dell’organismo e qui vengo­no incapsulati. Una circostanza par­ticolare si verifica nelle cagne gravi­de. Durante la gravidanza parte delle larve incapsulate nell’organismo si mobilitano e, attraverso il circolo, ar­rivano alla placenta e quindi nel fe­to. Questo dimostra come sia possi­bile che cuccioli di 20 giorni siano già eliminatori di uova.

    L’ascaridiosi è una zoonosi (malattia trasmessa dagli animali all’uomo). Il più esposto all’infezione di Larva nrigrans viscerale è indubbiamente il bambino, che può infestarsi per fe­nomeni di pica (ingestione di terra) o mettendo in bocca le mani sudice, ma anche gli adulti possono ingerire accidentalmente uova larvate dei par­assita con verdure mal lavate o poco otte o per eccessiva familiarità con I cane. Le localizzazioni della larva) più frequenti nell’uomo sono: il fega­to, il polmone, il bulbo oculare, con conseguenti distacchi retinici, e l’en­cefalo.

    E’ necessario dunque ridurre i rischi di infezione con misure di prevenzione. In primo luogo si deve impostare un’efficace terapia antiparassitaria diretta non solo verso i cuccioli ma anche verso le cagne usate come fattrici. Inoltre sarebbe necessario effettuare regolarmente un esame delle feci in tutti i cani tre volte l’anno. An­che il rispetto, da parte di allevatori ma ancor più da parte dei proprietari, delle elementari norme igieniche e di educazione civica possono contri­buire in modo rilevante alla deconta­minazione dell’ambiente (come la raccolta e lo smaltimento delle feci).

    Vermi nel cane: l’ancilostomiasi

    Sempre causata da vermi tondi ricor­diamo l’ancilostomiasi sostenuta da Ancylostorna caninum e Uncinaria stenocephala; piccoli nematodi bian­castri lunghi fino a 20 mm. Sono pa­rassiti fortemente ematofagi, cioè si nutrono del sangue dell’ospite e quindi svolgono un’azione spoliatri­ce.

    L’infestazione può avvenire per inge­stione di larve, ma esse possono pe­netrare nell’ospite anche per via per- cutanea, in quanto secernono sostanze cheratol itiche che permetto­no loro di arrivare al sottocute. Da qui, attraverso i vasi sanguigni e linfa­tici, compiono il normale ciclo all’in­terno dell’ospite per poi arrivare defi­nitivamente nell’intestino tenue. Anche questo parassita, durante la sua migrazione, compie delle mute. I parassiti ematofagi hanno la tenden­za a spostarsi in siti diversi della mu­cosa intestinale, sicché all’azione ematofaga diretta si associano nume­rosissime piccole emorragie intesti­nali. Colpisce tutti i cani in qualsiasi momento della loro vita, ma i più soggetti sono i cani da caccia, che camminando su terreni molli si im­brattano le zampe di terra umida che rimane attaccata soprattutto negli spazi interdigitali. L’azione patogena del parassita si esplica in una manife­stazione depauperativa causando diarrea emorragica, debolezza, aste­nia e anemia. Nei cuccioli può tal­volta essere causa di morte.

    La diagnosi viene effettuata mediante esame coprologico e in base alla sin­tomatologia. Come terapia esistono in commercio numerosi antiparassi­tari, ma importante è sempre la profi­lassi di base sui seguenti punti:

    -trattare tutti i soggetti a rischio;

    -lavare le zampe del cane subito do­po la caccia;

    -rimuovere quotidianamente le feci dai ricoveri.

    La tricocefalosi

    Risulta essere una malattia parassitaria sostenuta dal Trichuris vulpis, i cui adulti vivo­no nel cieco e nel colon e vi svolgo­no attività ematofaga. Questa patolo­gia è estremamente diffusa nell’ambiente urbano per la notevole resistenza delle uova. Appunto le uo­va, di aspetto caratteristico a forma di limone (si vedono solo al microsco­pio), vengono emesse con le feci. Al loro interno, per un arco di tempo va­riabile, si sviluppa la larva che rap­presenta la forma intestinale. Quan­do le uova vengono ingerite le larve si liberano, penetrano nelle pareti in­testinali ed evolvono nelle forme adulte. La sintomatologia è più o me­no grave in base all’entità dell’infe­stazione. Caratteristica di questa pa­rassitosi è la diarrea ciclica (cioè dura qualche giorno e poi si ripresenta dopo circa 20 giorni). Causa emissione di feci di colar giallo-ocra ma con striature di sangue; nelle forme croni­che i sintomi sono poco appariscenti. La diagnosi può risultare difficoltosa perché le uova non vengono elimina­te costantemente e quindi per un ac­certamento attendibile occorrono più esami fecali.

    La strongiloidosi

    L’ultimo nematode di cui ci occupe­remo è forse il parassita più diffuso e fortunatamente il meno preoccu­pante per la salute del cane. Ci stia­mo riferendo allo Strongyloicles stercolaris, che vive nel duodeno-digi u­no e si nutre di frammenti di muco­sa intestinale. Le uova, eliminate nell’ambiente attraverso il materiale fecale, contengono delle larve che, giunte allo stadio infestante, pene­trano nell’organismo per via percu­tanea; da qui attraverso il sangue e la linfa arrivano al cuore dove prose­guono per arrivare al polmone per poi risalire fino alla faringe. Arrivate in questa sede vengono deglutite e giungono nell’intestino dove si anni­dano nella parete. Sono causa di di­sturbi intestinali non gravi ma dura­turi e fastidiosi.

    Poiché l’infestazione da vermi è sem­pre in agguato, è consigliabile una cu­ra periodica per evitare che le infesta­zioni diventino massive e provochino danni gravi. Si ricordi che la sverrnina­zione è indispensabile nei cuccioli, i quali devono essere trattati una prima volta già a 20 giorni e urta seconda volta a 40 giorni d’età. La svermina­zione va ripetuta ogni qualvolta si in­tenda vaccinare. Non basta quindi cu­rare il cane quando si scopre che è infestato da vermi, ma è raccomanda­bile sottoporlo a un programma di sverminazione periodica per evitare che le infestazioni diventino massive. Nella pratica quotidiana i veterinari prescrivono un vermifugo polivalente.

    Qualora sulle feci dei cane si notasse­ro vermi grandi quanto un grano di ri­so e dalla configurazione piatta, ci tro­veremmo di fronte a una infestazione da tenia. Tra le tenie che possono infe­stare il cane e che appartengono al­l’ordine dei cestodi ricorderò l’Echi­nococcus granolosus e il Diphyliclium caninum.

  • Come Svezzare Cuccioli di Cane

    In questa guida spieghiamo come svezzare i cuccioli di cane.

    Il problema si pone nel caso in cui la ma­dre non abbia latte o non ne abbia a suf­ficienza, perché in questa circostanza si impone l’allattamento artificiale che è pur sempre un grosso impegno. Infatti i cuccioli neonati vanno alimentati parec­chie volte al giorno (anche dodici nei pri­mi giorni) con un biberon che ogni volta deve essere sterilizzato mediante ebolli­zione. In commercio esistono ottimi pro­dotti di latte ricostituito sulla formula del latte di cagna. Volendo si può preparare in casa un ottimo succedaneo del latte materno nel modo che segue: uri ottavo di litro di latte, più un triodo d’uovo, più 15 g di omogeneizzato di fegato. I cuc­ciolini vanno allattati al principio dodici volte al giorno, dopo una settimana die­ci volte, dopo quattro settimane quattro volte. L’allattamento materno dura 40-50 giorni ma già al venticinquesimo giorno si possono aiutare i cuccioli proponendo loro un piattino contenente del latte. Du­rante l’allattamento sarà bene controllare che i capezzoli non dolgano e che le mammelle non siano ingorgate con tu­mefazione calda e dolente. Se i cuccioli sono molti, oppure se la cagna è una for­te lattifera e appartiene a una razza di piccola taglia, qualche tempo dopo il parto può manifestarsi una forma di teta­nia con irrigidimento, convulsioni e per­dita dell’equilibrio determinata da caren­za di calcio nel sangue e che va sotto il nome di eclampsia. Come ac­cennato, durante il periodo di allatta­mento la cagna ha forti esigenze alimentari. Anche se era abituata a cibi secchi, data la grande necessità di liquidi che la balia ha in questo periodo, sarà bene che la razione le venga sommini­strata sotto forma di zuppa. Carne, uova, cereali soffiati, arricchiti da integrazione mineral-vitaminica costituiranno la base del suo menu.

    Svezzamento cuccioli

    Lo svezzamento non presenta particolari difficoltà. Verso la quarta settimana il cucciolino comincia ad assumere l’aspetto di un piccolo cane e comincia a essere fastidioso per la madre. Le sue un­ghie, cresciute abbondantemente, sono dolorosamente aguzze e per questo la cagna, mal sopportandole, tenderà ad al­lontanarsi sempre più frequentemente e cesserà definitivamente di allattare i pic­coli. Si può prolungare l’allattamento re­cidendo con un colpo di forbici la punta degli artigli. Lo svezzamento ha inizio al­la sesta settimana.

    La transizione dal latte materno, che è un alimento senza fibra, all’alimento da adulto, che deve avere un alto contenuto di fibra, deve avvenire gradualmente, pe­na l’insorgenza di disturbi gastro-intesti­nali. Per iniziare potremo offrire ai picco­li una zuppa di fiocchi d’avena non troppo densa, con aggiunta di un po’ di latte e zucchero. Gradatamente aggiun­geremo alla pappa liquida carne cruda tritata e carote crude finemente grattugia­te. In alternativa alla carne io uso con grande soddisfazione il “puppy food”, un alimento speciale formulato per soddi­sfare pienamente le esigenze nutritive del cucciolo durante lo svezzamento. Il prodotto va somministrato a partire dalla terza-quarta settimana mescolato alla pappa fino a quando i cuccioli saranno in condizione di cibarsi degli alimenti normali. Raggiunti i due mesi di età i cuccioli perfettamente svezzati, svermi­nati e vaccinati potranno essere consegnati ai lo­ro futuri proprietari. 

    L’evoluzione dei sensi nel cucciolo

    Nei cucciolini gli occhi si aprono ai dodicesimo-quindicesimo giorno e le orecchie si sturano al quindicesimo- diciassettesimo. l piccoli mostrano orientamento visivo al ventunesimo giorno e orientamento acustico al venticinquesimo.

    A tre settimane si inizia la stazione quadrupedale e alla quarta la deam­bulazione.

    I nati deboli o con gravi problemi di sopravvivenza diventano freddi nei primi tre giorni e vengono rifiutati dal­la madre che li lascia morire. Quelli forti e vitali, se nati da una madre af­fetta da vermi e a loro volta infestati da essi, contratta la malattia, possono anche soccombere tra il decimo e il quattordicesimo giorno. Bisogna quindi ottemperare alla regola di sver­minare per bene la cagna qualche set­timana prima del parto. Questa ope­razione fondamentale dovrà essere ripetuta sulla madre e sui cuccioli fra il quindicesimo e il ventesimo giorno dopo il parto. Chi volesse controllare in modo razionale lo sviluppo dei cuccioli dovrebbe pesarli al momento della nascita e considerare che intor­no ai nono giorno essi dovranno ave­re raddoppiato il loro peso: l’incre­mento ponderale deve essere quotidiano.

    Già a partire dalla prima infanzia, Particolare attenzione va rivolta al­l’aspetto comportamentale. I cani, co­me tutti gli individui anche di altre specie, uomo compreso, se dovessero crescere soli, isolati e privi di relazio­ni, una volta divenuti adulti non sa­rebbero in grado di provvedere alla propria sopravvivenza in modo ap­propriato. Nel periodo che possiamo definire neonatale e che va dalla na­scita ai primi quattordici giorni di vita i cuccioli sono curati dalla madre che li nutre, li scalda e li pulisce; pensano solo a mangiare e dormire.

    Segue quello che si suole denominare il periodo di imprinting. I cuccioli ve­dono e sentono, cominciano a curio­sare nell’ambiente, provano le loro prime emozioni.

    Qui l’allevatore può offrire ai cuccio­li ottime stimolazioni e in modo sem­plicissimo.

    Già il fatto di pesare il cucciolo quo­tidianamente permette di iniziare l’imprinting verso l’uomo, oltre che di controllare le condizioni di salute. In queste occasioni girarlo avanti e in­dietro, di sopra e di sotto esercita una stimolazione vestibolare molto utile soprattutto dalla seconda alla terza settimana. Aperti gli occhi, l’esposi­zione per brevi periodi (10 minuti) a una luce intensa stimolerà i recettori visivi. Strofinando attivamente la su­perficie corporea si attiveranno i re­cettori tattili. A questo punto è quanto mai opportuno che il pavimento della cassetta o dei box dei cuccioli sia ri­coperto da una superficie ruvida (un pezzo di moquette o di tappeto) che permetta ai cuccioli di puntarsi con i piedi posteriori.

    Dalla terza settimana ai due mesi di vita sarà bene incominciare con la pulizia strofinando con dolcezza il cucciolo con la spazzola palpeggian­dolo, prendendogli delicatamente le orecchie tra le dita, accarezzandogli il muso, toccandogli e premendogli Linguine, adagiandolo su un lato e sull’altro.

    Per stimolargli i recettori auditivi biso­gna abituarlo al rumore per esempio dell’aspirapolvere, del battito delle mani, della caduta di oggetti metalli­ci, della radio o della televisione. Va benissimo introdurlo nell’ambiente familiare lasciandolo toccare anche da estranei di tutte le età, incoraggian­do l’esplorazione dell’ambiente ester­no, opponendogli ostacoli artificiali, quali scatole, assi, barattoli, labirinti per stimolare le sue coordinazioni, farlo scendere e salire le scale inco­minciando dall’ultimo scalino, inco­raggiarlo a seguirci portando in bocca oggetti, premiandolo poi con una lec­cornia. Bisogna non permettergli mai di fallire, poiché le esperienze positi­ve sono massimamente importanti. Insomma il cucciolo deve essere sti­molato perché sviluppi tutto il proprio potenziale.

    Svezzamento cuccioli: l’alimentazione giusta

    Dopo lo svezzamento il cucciolo va alimentato con cibi che saranno per tutta la vita il suo regime ordinario. Essi si compongono di proteine di ori­gine animale o vegetale (carne, pesce, uova, formaggio, farina di estrazione di soia ecc.), di carboidrati, di cui l’amido è il più importante, di grassi di

    origine animale o vegetale, di vitami­ne e minerali.

    La carne o le sue farine saranno all’ini­zio percentualmente più copiose nella razione rispetto ai cereali e ai grassi arrivando nei primi mesi di vita al 60% del totale; poi gradualmente di­minuiremo fino ad assestarli su una percentuale del 30-40%.

    Per i cani di piccola taglia consiglio una razione composta da 214 di carne, 114 di cereali e 1/4 di verdure; per i ca­ni di media e grossa taglia 1/3 di car­ne e 2/3 di cereali e verdure. Prepara­re da sé il cibo del cane o usare i mangimi preconfezionati offerti in commercio? Non nascondo che le mie simpatie propendono per i secondi. Lo stimolo della concorrenza e la conti­nua ricerca scientifica hanno perfezio­nato i prodotti che sono ormai ottimi e a volte superiori ai cibi preparati in fa­miglia. Fra i mangimi preconfezionati sono poi da

    preferire decisamente quelli secchi al­le scatolette. I nostri amici li gradisco­no molto, amano sgranocchiarli, con enorme vantaggio per i denti, e sanno prendere la quantità necessaria senza abbuffarsi né incorrere in indigestioni. La sola precauzione da prendere è di non lasciare mai mancare l’acqua di bevanda. Poiché so bene, tuttavia, che qualcuno di voi, vuoi perché si diver­te a fare il cuoco del proprio cane, vuoi perché diffida dei prodotti in commercio, storcerà il naso a questa mia affermazione, darò alcuni consigli sulla preparazione della razione.

    La zuppa tradizionale è composta da:

    — riso o pasta ben cotti in acqua con un pizzichino di sale (in alternativa pane secco);

    — carne in pezzi appena scottata;

    — un cucchiaio di olio di oliva;

    — integrazione di vitamine e di minerali. Verdure cotte, oppure uno o due cuc­chiai di crusca, possono essere ag­giunte alla razione. In alternativa a pa­sta e riso possono essere usati fiocchi misti di cereali oppure riso soffiato, bagnati di volta in volta con acqua o brodo.

    Abbiate cura di unire un poco di cru­sca e un cucchiaio di olio oltre all’in­tegrazione di vitamine e minerali. La carne fresca può essere sostituita con carne congelata o carne in scatola. La quantità di cibo varia considerevol­mente con la mole dell’individuo, l’at­tività e il clima, oltre che con Io stato fisiologico (gravidanza, lattazione, crescita) e con la presenza di altri ca­ni che può creare competitività. Il freddo fa crescere considerevolmente il fabbisogno energetico: aumentate pertanto il quantitativo di grassi. Du­rante l’estate, quando fa caldo, il cane mangia meno: cercate quindi di la­sciare invariata la quota di carne e di diminuire quella energetica (cereali e grassi). Durante la crescita si può dare al cucciolo un tuorlo d’uovo crudo tre o quattro volte alla settimana in sosti­tuzione della carne. l cereali possono essere sostituiti da pane secco inzup­pato nel latte. L’integratore minerale e vitaminico dovrà contenere calcio e fosforo in quantità e proporzioni ade­guate.

    In alcuni casi particolari l’alimenta­zione del cane, anche se ricca e ab­bondante, può non arrivare a garanti­re l’apporto energetico di cui il soggetto ha bisogno, e In alcuni casi particolari l’alimenta­zione del cane, anche se ricca e ab­bondante, può non arrivare a garanti­re l’apporto energetico di cui il soggetto ha bisogno, e questo rende indispensabile l’utilizzo di un inte­gratore.

    Come Abituare il Cucciolo alla Nuova Casa

    Appena adottato il cucciolo interpreta la famiglia come una specie di nuova cucciolata, cercando un riferimento materno che trova in genere nella prima persona che si prende cura di lui, accogliendolo e dandogli da mangiare. E’ naturale per noi sentirlo già come uno di casa, aver voglia di coinvolgerlo nel gioco e farlo vedere agli amici e parenti. In realtà questi legittimi sentimenti vanno contenuti per il bene del cucciolo.
    In sostanza dobbiamo evitare di subissarlo di stimoli o di richieste ed è pertanto assolutamente sconsigliabile la processione di persone in visita al nuovo arrivato e il frastuono concitato della famiglia raccolta intorno a lui. Ricordiamo che nei primi giorni la tranquillità è la cosa più importante.

    Preoccupiamoci piuttosto di trovare al cucciolo un luogo idoneo per il suo riposo, che non sia troppo frequentato e nemmeno troppo isolato: qui sistemeremo la sua brandina. Non andrà bene quindi davanti alla porta di casa e nemmeno in cucina, così come, per motivi opposti, sono da evitare il giardino, la terrazza, il garage o il bagno in quanto troppo isolati dalla vita della famiglia.
    Sopra la brandina posizioneremo una copertina, questa attenzione sarà molto utile successivamente perché, durante qualunque trasferta, servirà a mettere subito in tranquillità il cane che riconoscerà in essa la sua zona di privacy. Sulla copertina il cucciolo deve sentirsi a suo agio: mettiamo perciò a sua disposizione un ossetto per gustarsi un po’ di relax e dei bocconcini tutte le volte che lo vedremo tranquillo.
    Se il cane è sulla copertina non lo si deve perciò mai disturbare, neanche per eseguire operazioni necessarie ma fastidiose come la pulizia delle orecchie o la cura del pelo, dato che questo andrebbe a inficiare il valore che il cucciolo attribuisce alla brandina e alla sua zona: un luogo dove sentirsi sicuro e protetto.

    Appena adottato il cucciolo è ancora in fase di attaccamento, vale a dire non è in grado di stare da solo: è un dettaglio non piccolo perché in genere le persone pensano di poter lasciare da solo il cucciolo, soprattutto di notte, ma non è così.
    Se lo mettiamo chiuso in bagno o in garage, oppure da solo nel salotto, anche se accanto alla sua brandina o nel più comodo dei giacigli, il cucciolo comincerà a lamentarsi sonoramente per richiamare la presenza della sua base sicura. Non è viziato, sta semplicemente esprimendo un bisogno essenziale esattamente come se fosse assetato: richiede protezione perché si sente insicuro.
    Affrontare le prime notti da solo per lui non è possibile nemmeno se si trova a suo agio sulla brandina. La cosa migliore da fare è dormire accanto a al cucciolo perlomeno le prime settimane in modo che possa abituarsi gradualmente a riposare nel nuovo ambiente. In seguito abitueremo il cucciolo a stare tranquillo sulla copertina, mentre noi sbrigheremo le nostre faccende rimanendo nella stessa stanza. Presto potremo così lasciarlo da solo anche di notte senza temere che entri in agitazione.

    Risulta essere normale per un cucciolo rosicchiare qualunque cosa gli capiti a tiro, fare la pipì e sporcare dove gli capita. Per questo dovremo togliere dalla sua portata temporaneamente tutti gli oggetti che vogliamo salvaguardare. All’inizio la qualità più importante di cui dovremo armarci è la pazienza, abbandonando la pretesa di estrema pulizia della casa, perché altrimenti vivremo male le prime settimane insieme al cucciolo che dovranno essere invece ricordate come un momento meraviglioso: quello dell’arrivo di un nuovo membro della famiglia.
    Se daremo eccessiva attenzione ai suoi bisognini depositati qua e là, accorrendo immediatamente per pulire, andremo involontariamente a esaltare ciò che vogliamo invece contenere: il cucciolo considererà infatti questi movimenti come un gioco e sarà portato a sporcare ancora nello stesso posto.
    Quando fa la pipì, meglio piuttosto portarlo in un’altra stanza e dedicargli un po’ di attenzioni per distrarlo, poi in sua assenza provvedere a pulire. In questi frangenti, non esiste invece azione più sbagliata che sgridare il cucciolo, in quanto gli creeremo un’inibizione sì, ma non riferita al luogo bensì alla nostra presenza: il cucciolo non sarà più capace di fare la pipì davanti a noi, con il risultato che sporcherà per casa di nascosto, o in punti poco visibili e tanto meno farà la pipì quando lo accompagneremo al parco.
    Purtroppo c’è ancora chi consiglia di mettere il muso del cucciolo nella pipì non appena lo si colga sul fatto: un comportamento ovviamente da evitare per non incorrere in quanto appena descritto. Anche i pannoloni e i giornali non sono la scelta giusta. La cosa migliore da fare è portare il cucciolo il più possibile all’esterno, soprattutto al mattino presto, dopo mangiato o dopo il pisolino pomeridiano, verso sera. Ogni volta che lui farà un bisognino sul prato noi immediatamente gli diremo “bravo” e lo premieremo con un bocconcino gustoso.
    In breve il cucciolo si abituerà a tal punto a sporcare all’esterno, o su un prato, che non sarà in grado di urinare se non si trova in quelle condizioni. Se terremo presenti questi piccoli accorgimenti saremo pronti a vivere al meglio una delle esperienze più gratificanti, l’allargamento del nostro nucleo famigliare a un’altra specie, quella canina, capace di instaurare con noi un rapporto unico e profondo.

  • Gravidanza del Cane – Accoppiamento, Pre e Post Parto

    In questa guida mettiamo a disposizione alcune informazioni utili sulla gravidanza del cane.

    Gravidanza del cane: la scelta del riproduttore

    Per ovvie ragioni non bisogna attendere l’ultimo momento per cercare o scegliere il padre della cucciolata che desiderate allevare, ma quando si decide di fare il gran passo si dovrebbe avere già da tem­po provveduto a prendere gli accordi necessari col padrone e a stabilire quale compenso dovrete corrispondergli. e consuetudine diffusa o pagare la monta in denari (il cui importo non deve supera­re il valore di un cucciolo) o con un cuc­ciolo che il proprietario del maschio avrà il diritto di scegliere non oltre il quaranta­cinquesimo giorno dalla nascita (Con­venzione di Monaco).

    Lo stallone dovrà essere forte, presentare al massimo i caratteri tipici della sua raz­za e avere già compiuto i quindici mesi. Poiché è un dovere morale conservare o se possibile migliorare la razza, osservate bene che il «fidanzato» della vostra ca­gna non presenti gli stessi difetti eventual­mente riscontrabili anche nella femmina perché i caratteri negativi si rafforzereb­bero nella discendenza. La vostra cagna,

    che tanto amate, ormai è quello che è, bellissima o bruttina, e tale rimarrà ma il maschio che la dovrà ingravidare deve essere inevitabilmente eccellente. Nelle razze di taglia piccola o piccolissima sa­rà bene che il maschio sia, seppur lieve­mente, più piccolo della femmina. Se la vostra cagna ha il pedigree (certificato ge­nealogico) accertatevi che anche il ma­schio abbia un documento ufficiale rila­sciato o riconosciuto dall’ENCI. Se non siete pratici fatelo controllare inviando una fotocopia del documento all’ENCI della vostra provincia di residenza. Se in­fatti i documenti non sono in regola inva­no poi cercherete di iscrivere la vostra cucciolata, che non potrà più essere rico­nosciuta di razza pura.

    L’accoppiamento del cane

    La femmina raggiunge la pubertà molto precocemente e già al sesto-settimo me­se può avere il suo primo calore. Ve ne accorgerete dal sangue che gocciola dal­la vulva, che sarà diventata visibilmente turgida. Lo stillicidio di sangue dura in media una decina di giorni facendosi man mano più chiaro. Questo periodo, generalmente non ancora fecondo, è chiamato proestro. L’estro vero e proprio inizia all’undicesimo giorno e si può pro­trarre fino al quindicesimo e oltre. È que­sto il periodo in cui la cagna ricerca e ac­cetta lo stallone offrendosi a lui spontaneamente scostando da un lato la coda. Vi consiglio però di non perdere tempo e di non aspettare l’ultimo momento teorico ma di presentarla (è sem­pre la femmina che viene portata al maschio e non viceversa) al partner non ap­pena avrete notato la scomparsa del flus­so sanguigno dalla vulva. Dopo alcuni minuti di corteggiamento, assai divertente da osservare, i due sessi si uniranno in un lungo abbraccio che può durare oltre la mezz’ora e in alcuni casi raggiungere anche l’ora.

    Dopo l’accoppiamento il calore non ces­sa immediatamente, anche se la fecon­dazione è avvenuta, per questo, quando portate la cagna a passeggio dovrete guardarvi dagli immancabili corteggiato­ri che sicuramente la insidieranno. Non è strettamente necessario ripetere l’accoppiamento una seconda volta per­ché la sopravvivenza degli spermatozoi nell’organo femminile è sufficientemen­te lunga per assicurare il concepimento. Se proprio vorrete ripetere l’accoppia­mento lo farete dopo un paio di giorni. É sottinteso e ovvio che la cagna non debba essere avviata a una gravidanza già al primo calore, ma che è necessario attendere che la vostra femmina abbia raggiunto il suo completo sviluppo cor­poreo, cosa che avviene intorno al dodi­cesimo mese Se la cagna non sarà stata coperta, oppu­re se non sarà rimasta incinta, cinque, sei o sette mesi dopo, secondo i soggetti, ri­tornerà in calore; questo ciclo si ripeterà costante e puntuale per tutta la durata della sua vita, poiché la specie canina è esente dalla cessazione della fertilità che nella donna è nota come menopausa.

    Gravidanza del cane

    Il periodo che intercorre fra il momento del concepimento (non della monta) e quello del parto è chiamato gravidanza del cane; questa, per essere nella norma fisiologi­ca, va da un minimo di 58 giorni a un massimo di 65. Se è più breve avremo un parto prematuro (rarissimo) se invece sa­rà più lunga ci sarà un parto tardivo (di­scretamente frequente).

    Difficile accorgersi prima di un mese se la cagna è gravida, ma a partire dal tren­tesimo giorno l’aumento di volume del ventre e le modificazioni del carattere (che diventa più tranquillo), nonché l’au­mento o anche, a volte, la diminuzione dell’appetito vi daranno la conferma che nasceranno dei cuccioli.

    Le frequenti passeggiate e un migliora­mento dell’alimentazione, in senso non quantitativo ma qualitativo, gioveranno moltissimo. In questo momento non è an­cora utile arricchire i pasti con supplementi minerali e vitaminici, che invece of­frirete nell’ultimo periodo della gravidan­za o, meglio ancora, a parto avvenuto.

    A metà gravidanza, o anche prima, è un’ottima pratica igienica sverminare la cagna usando un prodotto che agisca de­licatamente. Non è il caso che vi preoc­cupiate eccessivamente durante l’attesa perché il parto è un evento dei tutto fisio­logico che, nella stragrande maggioran­za dei casi, avviene con facilità.

    Pensate piuttosto a trovare il posto dove la cagna dovrà partorire. L’ideale sarebbe procurarsi una cassetta rettangolare che possa offrire uno spazio confortevole a tutta la famiglia che vi abiterà. Considerate che la madre, per allattare, si stende lunga e tirata, quindi fate in modo che il lato più largo abbia una misura che, sep­pur di poco, superi la lunghezza della madre. Nei negozi specializzati è possi­bile acquistarla, ma se siete appassionati del bricolage potrete senz’altro realizzar­la da voi.

    Il parto del cane

    Eccoci giunti al momento sospirato. Avrete già preparato da giorni la casset­ta da parto con la quale la gestante avrà preso confidenza.

    Toglierete cuscini, stracci o straccetti che le hanno fatto da giaciglio fino ad ora in modo che il par­to avvenga sul nudo legno del fondo. Perché non lasciarli? Perché si imbratte­rebbero inutilmente dei liquidi amnioti­ci e la cagna, raspando e muovendosi spesso per trovare la posizione più co­moda, finirebbe per aggrovigliarli, ma­gari imprigionando fra le pieghe uno o più cuccioli che rischierebbero così di soffocare.

    Già da un paio di giorni la femmina avrà dato i segnali dell’imminenza del­l’evento raspando il terreno, agitandosi oltremisura, non mangiando o vomitan­do il cibo. La sua temperatura corporea, misurata per via rettale col termometro, sarà scesa notevolmente sotto la norma, che è di 38,5-39 °C, fino verso i 37 °C. Quasi sempre il parto avviene con facili­tà se la cagna sarà lasciata sola, seppure sorvegliata discretamente dalla persona alla quale è più affezionata. Non l’assil­lerete con premure eccessive, che non servirebbero ad altro che a deconcentrar­la al punto da farle dimenticare che deve partorire.

    Dopo alcune forti spinte il primo cuc­ciolo verrà espulso ancora avvolto nelle membrane che la cagna stessa si affret­terà a lacerare con i denti, così come provvederà prontamente a recidere il cordone ombelicale. Quasi subito dopo espellerà la placenta e ingoierà tutto la­sciando il posto perfettamente pulito. E’ giusto che ingoi la placenta, che ha grande importanza nel favorire la mon­tata lattea. Se la madre non dovesse ac­cudire ai neonati sarete voi a liberarli dalle membrane che li avvolgono ope­rando con le mani perfettamente lavate.

    Non taglierete immediatamente il cor­done ombelicale ma attenderete un pa­io di minuti dalla nascita per lasciare al cucciolo la possibilità di ricevere tutto il sangue refluo della placenta. Per il ta­glio del cordone, che va fatto a 2-3 cm dal ventre previa legatura con un filo, userete forbici disinfettate. Poi aprirete delicatamente la boccuccia e la libere­rete dal muco e terrete il cucciolo a te­sta in giù anche scuotendolo con una certa energia per favorire l’inizio della respirazione. Se questa tardasse immer­gerete il neonato in acqua riscaldata a 40-41 °C strofinandolo sul ventre o pra­ticandogli la respirazione artificiale. In questo semplice modo si recuperano al­la vita non pochi cuccioli apparente­mente già morti.

    Al primo cucciolo seguiranno a inter­valli più o meno brevi tutti gli altri che possono nascere indifferentemente sia in presentazione cefalica sia in presen­tazione podalica. Il parto può durare tre o quattro ore per essere considerato per­fettamente normale; ma se dopo il pri­mo o il secondo cucciolo sono trascor­se due o tre ore senza che la cagna abbia avuto altri premiti, pur dimostran­do dal volume del ventre di avere altri piccoli in grembo, sarà bene che vi fac­ciate coraggio e che, dato di piglio alla siringa, iniettiate sottocute l’ormone po­stipofisario che risveglierà immediata­mente le doglie. La stessa iniezione con la stessa dose può essere tranquillamen­te ripetuta a distanza di un’ora se ne rav­viserete nuovamente la necessità. Se, nonostante i forti premiti, non riuscisse a espellere altri feti, c’è da pensare se­ria niente a gravi ostacoli che solo il veterinario potrà risolvere praticando un taglio cesareo, un intervento facile e senza conseguenze per la madre e per i cuccioli se fatto tempestivamente e pur­ché la narcosi sia correttamente indotta (da proscrivere l’uso dei barbiturici). Se il parto si protrarrà a lungo potrete offri­re alla partoriente del latte tiepido dilui­to con acqua e corretto, secondo la ta­glia, con un cucchiaino o un cucchiaio di liquore.

    Quando il parto è terminato potete sten­dere sul pavimento della cassetta un tappetino. Ora la cagna desidererà sol­tanto di essere lasciata tranquilla e in penombra. Sarà un bene per lei non ri­cevere continuamente visite di curiosi e che la accudisca solo la persona che 1′- ha assistita durante il travaglio.

    Dopo il parto

    Nel periodo che segue il parto è neces­sario arricchire il pasto della cagna con un complesso calcio-fosforo vitaminico reperibile in commercio somministran­dolo nelle dosi consigliate. Trascorsa una settimana sarà anche necessario aumentare la razione alimentare sia per quanto riguarda la frequenza sia per quanto riguarda la quantità. Se la cagna non volesse mangiare, se avesse la feb­bre da 39 ‘C in su e se perdesse liquidi verdastri e di odore nauseabondo dalla vulva ci troveremmo di fronte a una sepsi puerperale.

    Durante il puerperio si esegue il taglio del codino per i cuccioli il cui standard di razza lo prevede; il giorno ideale è il quinto dalla nascita. La lunghezza del moncone da lasciare varia a seconda delle razze. L’intervento è molto facile e consiste in un semplice colpo di for­bici. A questa età non è doloroso e il sangue cessa subito di defluire; una leggera compressione con le dita o un pizzico di percloruro di ferro risolve­ranno una pur lieve emorragia; nei ca­si ribelli giova l’applicazione di un punto dato con filo sottile. Questo in­tervento è oggi vietato dalla normativa europea recepita anche in Italia.

  • Come Fasciare la Zampa di un Cane

    In questa guida spieghiamo come fasciare la zampa di un cane.

    Molte volte il cane o perchè si è ferito o per fatti infiammatori o traumatici anche senza soluzione di continuità dei tessuti, necessita di medicazioni, o semplicemente di protezione mediante fasciature, gambaletti o marchingegni di varia natura che gli impediscano di asportarsi i farmaci con leccamenti o di strapparsi il bendaggio con i denti. Scopriamo come fasciare la zampa ad un cane.

    Per realizzare una buona fasciatura per il cane bisogna servirsi di fasce di bambagia, garze e cerotto o reticelle elastiche. Detersa la ferita, spalmata la pomata o cosparsa la polvere secondo necessità, si ricopre la lesione con una garza alla quale si sovrappone la bambagia, e poi si applica la fasciatura in uno dei seguenti modi.

    Fasciatura circolare

    Per eseguire una fasciatura circolare sulla zampa del cane si arrotola una benda abbastanza larga intorno alla parte ferita, preoccupandosi che lo spessore della fasciatura sia uguale in ogni punto. La fasciatura di tipo circolare,  si usa per lo più per il tronco e per il collo. Tuttavia, in ogni caso, è fondamentale non stringere troppo la fasciatura; in questo caso, infatti, si rischia di bloccare la respirazione del cane che ne subirebbe un grave disagio.

    Fasciatura incrociata

    La fasciatura incrociata si usa per gli arti in tutta la lunghezza o semplicemente per le zampe. In tutti i casi, bisogna comprendere anche le dita del piede, dal quale inizierete la fasciatura ponendo la benda in modo che il rotolo sia di sopra. Dopo aver posto dei batuffoli di bambagia fra le dita fate fare alla fascia un giro normale, eseguite il giro che segue con la benda in sbieco e che risale, quindi un altro giro normale e poi uno di sbieco che discende, fate quindi un giro normale e ricominciate. Quando avrete finito fissate il vostro capolavoro con alcuni giri ad anello di cerotto adesivo.

    Fasciatura immobilizzante

    Si usa quando conviene immobilizzare una regione (per esempio un arto) che si suppone fratturata ed è utile per fare in modo che, nell’attesa che arrivi il veterinario, il danno a causa dei movimenti del cane non peggiori. Eseguita la fasciatura prima con una falda di cotone e poi con una benda, sulle quattro facce della regione si applicano altrettante stecche a loro volta avvolte da una falda di cotone; a questo punto, si provvede a immobilizzarle con un’altra fasciatura che verrà fissata da alcuni giri di cerotto.