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  • Gatto Thai – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del gatto Thai, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Gatto Thai: la storia

    Gli allevatori del gatto Thai hanno voluto allevare il Siamese tradizionale mantenendone l’aspetto originario con cui arrivò in Europa nel primo Novecento e prima che mode e diverse necessità riproduttive ne alterassero le caratteristiche. Anticamente i gatti del Siam abitavano le dimore reali per volontà degli stessi allevatori, che in questo modo sapevano ben custodire la qualità della razza. Addirittura doveva essere il re del Siam in persona ad autorizzarne l’espatrio in terra straniera, per quanto questi esemplari erano considerati pregiati.

    Quando gli inglesi sbarcarono nell’antica Thailandia, fu lo stesso re Chulalongkorn a regalare una coppia di gatti al console britannico nel 1870: un gesto di gentilezza che involontariamente diede inizio alla diffusione della razza anche oltreoceano. Naturalmente i primi ad apprezzarli furono proprio gli inglesi che, dopo aver fatto conoscere la razza nel Regno Unito, si prodigarono a diffonderla nel resto mondo e fu un successo istantaneo. Solo in tempi relativamente recenti, ovvero negli anni ’70, gli allevatori iniziarono una selezione più specifica che voleva accentuare i tratti esotici della razza e arrivarono, dopo attente selezioni e incroci, a ottenere l’attuale gatto Siamese dall’aspetto affusolato e slanciato. Tutti gli altri esemplari che conservarono le originarie qualità furono per lungo tempo definiti come fuori standard tanto da rischiare anche l’estinzione. Solo sul finire degli anni ’80 il Thai venne riscoperto e alcuni appassionati allevatori ne iniziarono una selezione che permettesse anche a questa razza di essere riconosciuta.

    https://www.youtube.com/watch?v=_RabF3bc6iU

    Gatto Thai: caratteristiche

    Le peculiarità del gatto Thai che lo contraddistinguono subito sono la spiccata intelligenza e l’incredibile adattabilità, nonostante l’indole vispa e attiva è infatti un felino che sa ben adattarsi a diversi ambienti e situazioni e soprattutto ai diversi tipi di padrone. Anche per questo la razza si è saputa diffondere subito, e a rimarcare questa sua particolare caratteristica la constatazione che il Thai può vivere bene sia in una casa con giardino che in un appartamento anche piccolo, si trova bene sia in una famiglia numerosa che in compagnia di un unico padrone. È uno dei pochi gatti di razza che ama incondizionatamente il suo padrone e sa come dimostrarglielo facendo sentire il suo proprietario amato e importante.

    Il Thai è un gatto vivace e dalla forte personalità. Si lega a una persona in particolare, ma è molto socievole con tutti. Ama il gioco e la compagnia dei bambini.
    Miagola molto e mostra una spiccata addestrabilità: può essere educato al riporto di oggetti e anche a camminare al guinzaglio. Vive bene al caldo, tanto che d’inverno sta sempre vicino ai caloriferi o ai caminetti. Solo con la bella stagione esce all’aperto per stendersi al sole.

    Segue il suo essere umano passo dopo passo nella vita quotidiana e fa sentire la propria presenza fin troppo vicina al padrone anche attraverso diversi tipi di miagolii per dimostrare di volergli costantemente stare accanto. Questo suo carattere adattabile e mansueto lo rende un gatto facilmente ammaestrabile: è una delle rare razze che sopporta il guinzaglio e anche per questo tra le migliori per i programmi di Pet Therapy. L’unica pecca è che la razza non sia stata ancora riconosciuta all’interno del circuito FIFe, federazione in cui è invece presente di diritto il Siamese. In compenso il Thai è stato riconosciuto dal circuito WCF e dalla TICA, che  ha accettato la razza in modo ufficiale nel gennaio 2010.

    Gatto Thai: di cosa ha bisogno?

    Il Thai è un gatto molto socievole, affettuoso, amichevole e attivo, sa essere un coccolone con chi gli presta le dovute attenzioni. È molto dolce, quindi è il gatto ideale se avete bambini in casa o persone anziane, perché sa essere molto paziente ed espansivo. Verso il suo padrone a volte può sembrare un po’ assillante perché si abitua presto alla dose di coccole quotidiana e se non riceve l’affetto desiderato, sa come farsi sentire dal padrone. Il Thai è un gatto che non rinuncerebbe alle coccole e all’amore del padrone per nulla al mondo, per cui cerca sempre di meritarsele.

    Il Thai è forse uno dei pochi gatti che ha diversi modi di miagolare a seconda di ciò che va chiedendo al padrone. Poiché è un gatto molto espressivo, ha la dote innata di farsi capire dagli uomini a suon di miagolii, che sa modulare in modo da comunicare perfettamente ciò che desidera al padrone. Sembra quasi di aver a che fare con un “gatto parlante” tanto riesce a comunicare le sue esigenze e necessità attraverso il tono dei suoi miagolii: impossibile quindi confondere il verso della fame con quello delle fusa. Questa sua espressività così palese è una delle caratteristiche peculiari della razza.

    Come tutti i gatti a pelo corto, va spazzolato una o due volte alla settimana, mentre durante la muta è necessario toelettarlo tutti i giorni. Ogni tanto vanno controllate le orecchie che possono essere pulite con un prodotto specifico. Per evitare infezioni, gli occhi devono essere puliti con regolarità, mentre le unghie vanno accorciate con un tronchesino quando il gatto non le usura a sufficienza con un tiragraffi.

    Il Siamese tradizionale denominato anche can-gatto per via di quegli atteggiamenti così affettuosi che dimostra al suo padrone, presentava originariamente un nodo sulla punta della coda, in pratica un difetto genetico assolutamente innocuo dal punto di vista della salute ma che non permetteva alla razza di ottenere riconoscimenti importanti durante le mostre feline. Il nodo però è stato “sciolto” dopo un’accurata selezione ottenendo alla fine esemplari senza difetti. Un percorso simile si è dovuto fare anche per risolvere il problema dello strabismo convergente che era presenta in alcuni esemplari della specie.

    Gatto Thai: lo standard

    Peso: da 3,5 kg a 4,4 kg
    Pelo: corto, fitto e setoso
    Colore: sulle punte (orecchie, zampe, muso e coda) marrone scuro deciso; sul corpo ammessi: seal, blue, chocolate, lilac, red, cream, seal tortie point, blue tortie point, chocolate tortie point, lilac tortie point; tutti questi colori sono ammessi anche nella varietà tabby
    Testa: taglia media, ben proporzionata al corpo, di forma triangolare
    Occhi: azzurri, grandi e lievemente arrotondati a forma di limone
    Orecchie: grandi, posizionate basse, larghe alla base e con punta arrotondata
    Corpo: medio, robusto e muscoloso e non troppo allungato
    Arti: medie proporzioni, buona muscolatura, ossatura solida
    Piedi: tondi e con cuscinetti ben sviluppati
    Coda: lunga fino a toccare le scapole; leggermente affusolata verso la punta

    Nonostante le origini e i geni del Siamese e del Thai siano identici, queste due razze presentano notevoli differenze soprattutto per chi conosce entrambi gli esemplari. Alcune differenze si sono ulteriormente accentuate in seguito alle diverse selezioni effettuate dagli allevatori, che hanno lavorato soprattutto in modo da rendere differenti due elementi in particolare, il corpo e la testa. Il Thai infatti ha un fisico un po’ più massiccio e meno slanciato e filiforme rispetto al Siamese, la sua testa è più rotonda tanto che viene denominata “a mela”, mentre la forma della testa del Siamese è più triangolare.

    Il mantello del Thai si presenta setoso e lucido, privo di sottopelo e dalla tipica distribuzione colourpoint, il che prevede un netto contrasto tra il colore dei “points” e il resto del corpo. Orecchie, mascherina, zampe, coda e testicoli in genere sono i punti scuri del manto, mentre il resto del corpo si presenta in un colore che va dal crema al beige all’avorio. Il gatto Thai viene maggiormente apprezzato nella colorazione tradizionale detta seal point, con punte marrone scuro e corpo crema, ma esistono anche i blue point, i chocolate, i lilac, i red point, i cream e tutte le varietà tortie e i tabby. Tranne il bianco, sono accettate tutte le sfumature di colore.

    La testa è rotonda, con guance piene senza zigomi spigolosi. Il profilo è lievemente infossato a livello degli occhi, mento e mandibola sono robusti.

    Gli occhi sono rotondi e la razza prevede che siano sempre di color azzurro, di cui sono ammesse diverse sfumature: le più diffuse e apprezzate sono di un blu intenso e luminoso. Le orecchie sono abbastanza distanti e larghe, con la punta tonda.

    La coda è più larga alla base e ben proporzionata rispetto al busto, la razza prevede che termini a punta e sia mantenuta sempre dritta. Il Thai può pesare fino ai 6,5 chili se maschio, mentre se femmina arriva a sfiorare i 5,5 chili. Indipendentemente dal sesso, si presenta di aspetto compatto e ben piantato con zampe robuste e piedi piccoli e ovali.

    Felino dalla spiccata personalità, è giunto in Europa solo nel 1800 e subito ha conquistato il popolo di Sua Maestà con quei suoi occhioni azzurri. Il primo esemplare di razza si deve a Harrison Weir, purtroppo però sebbene fosse un gatto facilmente adattabile a ogni situazione, l’ambiente diverso e le guerre mondiali lo ridussero quasi all’estinzione. Negli anni ’50 iniziò una nuova selezione in cui vennero preferiti gatti dall’aspetto più affusolato che, dopo varie selezioni, diedero origine all’attuale Thai.

    Stranamente è un gatto ancora a rischio d’estinzione e quasi introvabile. Quando nel ’88 fu fondata la World Cat Federation e, durante una visita in Russia, la presidentessa della federazione Anneliese Hackmann riscontrò una presenza di gatti del Siam considerevole e fu colpita da come quegli esemplari avessero mantenuto le caratteristiche primordiali. Ciò la stimolò a salvaguardare la razza: censì gli esemplari facendoli diventare i capostipiti del moderno Thai. Lo scopo era quello di portare a nuova vita il Siamese tradizionale che era vissuto fino agli anni ’40. Questi gatti quindi persero la loro genealogia e il nome stesso di Siamesi per dare il via alla razza Thai.

    In Italia è solo negli anni ’90 che si distinguono i primi Siamesi ribattezzati Créme Caramel. Questi esemplari, però, vennero messi da parte quando nel ’98 alla Expo WCF giunsero i Thai: anche in Italia quindi si continuò la selezione solo con i gatti di razza Thai. Alcuni allevatori hanno creato nuove generazioni affinché questo prezioso gatto del Siam non risultasse estinto. Solo dal 2010 la razza è stata riconosciuto dalla TICA, ma in uno standard diverso che avvicina il Thai al Siamese degli anni ’50 che aveva un muso lungo, le orecchie grandi e le forme del corpo più allungate.

  • Rabbia Canina – Sintomi e Rimedi

    In questa guida spieghiamo quali sono sintomi e rimedi della Rabbia canina.

    L’infezione nei nostri animali domestici, grazie alle campagne di pre­venzione obbligatoria, è un fatto abba­stanza raro ma non per questo la malat­tia va sottovalutata, in quanto il virus è ancora presente in alcune aree geografi­che. Il periodo di incubazione della rabbia canina varia in ra­gione della sede e della quantità di virus trasmesso. Attraverso la ferita contaminata il virus, correndo lungo i nervi periferi­ci, raggiunge il sistema nervoso centrale (encefalico) e da qui si diffonde in tutti i tessuti con una predilezione per le ghian­dole salivari. La rabbia è una delle patologie più difficili da curare per i nostri amici a quattro zampe ed è per questo che un buon padrone dovrebbe assolutamente scongiurare il rischio che il suo cucciolo possa diventarne affetto. Quel che conta, infatti, è informarsi su come prevenire questa malattia ed evitare il contagio del cane. Noi vi informiamo sui sintomi comuni della rabbia e sulle possibili cure.

    I sintomi della rabbia canina

    Inizialmente l’animale infetto modifica il proprio comportamento: quello normalmente socievole diventa aggressivo e viceversa; inoltre, con l’avanzare della malattia il cane diventa mordace nei confronti di animali, uomi­ni e oggetti. Subentrano cambiamenti della voce: l’animale mostra scialorrea (perdita di saliva dalla rima labiale), per­ché avviene una paralisi faringo larin­gea, della mandibola e quindi l’incapaci­tà di deglutire. Nelle fasi terminali della malattia si possono osservare: atassia, pa­ralisi progressiva fino alle convulsioni .

    Come si cura la rabbia

    Poiché l’infezione è fatale, qua­lora l’animale manifestasse i sintomi tipi­ci della malattia, in assenza di trattamen­ti efficaci, eventuali animali sospettati di infezione vanno tenuti rinchiusi e sotto osservazione per alcuni giorni per per­mettere alla patologia di esplodere com­pletamente.

    Come prevenire la rabbia nel cane?

    Prevenzione: come per tutte le malattie virali è necessaria la vacci­nazione, in modo particolare se il cane viene portato in luoghi dove l’infe­zione non è stata completamente debellata.

  • Parvovirosi Canina – Sintomi e Rimedi

    In questa guida spieghiamo quali sono sintomi e rimedi della Parvovirosi canina.

    Parvovirosi canina: che cos’è?

    La principale fonte di infe­zione sono le feci contaminate; può dif­fondersi rapidamente da cane a cane at­traverso il contatto di materiale infetto. In seguito all’ingestione del virus, la sua re­plicazione avviene a livello del tessuto linfoide dell’orofaringe, e si può osserva­re una marcata viremia.

    Sintomi. Avvenuta la fase di moltiplica­zione e diffusione del virus, si completa il quadro clinico della patologia; in alcu­ni casi si assiste alla comparsa della diar­rea, ma normalmente, nella manifesta­zione classica il primo segno è un vomito schiumoso. Successivamente a questa fase faranno seguito attacchi di dissenteria con emissione di feci inizialmente giallo-grigie ma che nella situazione più grave saranno emorragiche, scure e maleodoranti.

    L’animale, in preda a dolori addominali, rifiuterà il cibo (anoressia), cercherà spes­so e volentieri di abbeverarsi, sarà sog­getto ad attacchi di vomito, inoltre diventerà apatico e avrà atteggiamenti ed espressioni di dolore.

    Contemporaneamente a queste manifestazioni, l’animale presenterà ipertermia (febbre) o ipotermia nei casi acuti con grave disidratazione. In funzione della gravità, dell’intensità, dell’età dell’ani­male e del suo stato immunitario, l’esito può risultare fatale nel giro di poche ore (24/48) oppure, se aiutato da appropriato cure, il cane può riuscire a superare que­sto serio pericolo.

    Importante, per fare oscillare l’ago della bi­lancia a favore dell’animale, è la tempestività, da parte del proprietario, nel re­carsi in uno studio veterinario per avere modo di combattere questa grave malat­tia con ogni mezzo possibile.

    Negli animali giovani, di età inferiore al­le 8 settimane, il virus può indurre anche una forma miocardica con ingrossamen­to del cuore, disfunzione cardiaca e cir­colatoria e morte senza che agli occhi del proprietario siano visibili i segni clas­sici della malattia.

    Come detto in precedenza questa ma­lattia cagiona un’alta mortalità nei soggetti giovani, perché attraverso il vomi­to, la diarrea e l’anoressia subentra nel­l’animale uno stato di disidratazione che rende il soggetto vulnerabile alle possibili complicazioni anche se­condarie.

    Come prevenire la parvovirosi canina?

    Importantissima è la vaccinazione; inoltre, fino a quando il cane non ho completato il piano vac­cinale di base, non è consigliabile portarlo in luoghi frequentati da altri cani per evitare il contagio della ma­lattia, in quanto nei soggetti adulti si può instaurare una forma asintomati­ca, causa di diffusione del virus nel­l’ambiente.

    Si consiglia, inoltre, di non rimpiazza­re un cane morto di gastroenterite senza aver prima lasciato passare un adeguato periodo di tempo (3 o più mesi) perché il virus della parvoviro­si si mantiene vitale nell’ambiente per lungo tempo.

    Durante la malattia è importante sospendere la sommini­strazione di cibo per lasciare a ripo­so l’intestino. Il ripristino alla dieta normale deve avvenire in tempi lun­ghi, anche fino o 4/6 settimane, per permettere al tubo digerente lesionato di ritornare nella sua totale funzio­nalità.

    Come si cura la parvovirosi canina?

    Si consiglia l’uso di antiemetici, antidiarroici e antibiotici, per via paren­terale e, nelle situazioni che lo richiedo­no, l’impiego di soluzioni glucosate e di Ringer lattato per via endovenosa.

  • Cimurro Cane – Sintomi e Rimedi

    In questa guida spieghiamo quali sono sintomi e rimedi del cimurro nel cane.

    Le cause del cimurro del cane

    I batteri sono organismi unicellulari di dimensioni microscopiche, possono essere privi di motilità o muoversi nell’ambiente che li circondo grazie a delle appendici (ciglia o fla­gello). Sono presenti ovunque, nell’acqua, nel terreno, nell’aria.

    I virus sono organismi patogeni submicroscopici in grado di infettare gli animali. Sono capaci di moltiplicarsi solo all’interno della cellula dove l’aggressione può essere schema­tizzata in diverse fasi: assorbimento, in cui il virus si attacca alla superficie cellulare; pe­netrazione, in cui il virus entra nello cellula liberando il proprio materiale genetico. All’in­terno della cellula il virus si moltiplica e la sua liberazione può avvenire per rottura cellulare (lisi) o per gemmazione fuoriuscendo attraverso le membrane.

    I parassiti sono organismi animali o vegetali che vivono a spese di altri organismi, pos­sono parossitare cellule, tessuti oppure organi.

    I sintomi del cimurro del cane

    Il cane mostra i primi sintomi della patologia manifestando svogliatezza, scarso appetito, rialzo termico (febbre) oltre i 40 ‘C.

    Poiché il virus del cimurro può loca­lizzarsi in diversi distretti tissutali, avremo diverse manifestazioni: forma respiratoria, renna intestinale, forma nervosa.

    -Forma respiratoria. Generalmente la più frequente. Il cane, oltre ai sintomi citati precedentemente, manifesta tos­se, prima secca e stizzosa e di seguito umida con catarro, scolo nasale, con­giuntivite con fotofobia.

    L’interessamento delle vie respiratorie può aggravarsi ulteriormente con lo svi­luppo di infezioni batteriche secondarie provocando Una broncopolmonite.

    -Forma intestinale. Come tutte le infe­zioni che vanno a coinvolgere il tubo gastroenterico la forma intestinale presenta episodi di dissenteria con feci liquide e, a volte, emorra­giche.

    Anche in questa situazione. lo stato di salute dell’animale può ulteriormente debilitarsi in seguito alla concomitan­te presenza di parassiti intestinali o al­lo sviluppo di enteriti batteriche se­condarie.

    -Forma nervosa. Prima che venga coin­volto il sistema nervoso, il virus ha già provocato una delle due forme sopra citate. In questa forma non è possibile tracciare un ordine cronologico degli eventi patologici, perché le lesioni, e quindi le manifestazioni, variano in funzione della sede nervosa interessa­ta dal virus.

    Alcuni cani manifestano disturbi nella deambulazione con movimenti irre­golari e scoordinati degli arti come se il soggetto fosse ubriaco; paralisi flac­cida di un arto o di tutti gli arti con atrofia muscolare dovuta al non utilizzo; danni al sistema nervoso centrale con manifestazioni epilettiche, inco­ordinazione del movimento articola­re, contrazioni muscolari localizzate tic nervoso) fino al coinvolgimento del nervo ottico che causa la cecità.

    Comunque sia, quando l’infezione in­teressa il sistema nervoso centrale o periferico, la salute del nostro amico in serio pericolo e, in caso di supera­mento della malattia, rimangono delle lesioni nervose. Si può verificare, in associazione alle tre forme, un interes­samento cutaneo con eruzioni tipi che sulle cosce o sull’addome e iperchera­tosi (aumento dello spessore dello strato corneo dell’epidermide) dei cu­scinetti e del tartufo.

    Come si cura il cimurro?

    Bisogna subito chiarire che non esiste una terapia antivirale specifica per combattere il cimurro. Sarà il vete­rinario a prescrivere le adeguate cure valutando di volta in volta la gravità e la sede interessata dalla malattia.

    Le misure igienico sanitarie nella tera­pia del cimurro sono della massima importanza come in tutte le infezioni di natura virale, il trattamento si pre­figge di controllare i sintomi clinici e di sostenere il paziente. le infezioni batteriche secondarie di solito si pos­sono combattere con antibiotici a lar­go spettro (nenia line, cloramfenicolo ecc.).

    Come prevenire il cimurro

    Essendo il cimurro una malattia virale che colpisce con una certa frequenza i cuccioli, si consiglia la profilassi vaccinale che deve essere effettuata sotto controllo medico

    Il veterinario consiglia di curare l’igiene, di tenere il cucciolo in ambienti caldi e ben areati; favorire l’assunzione di cibi con un buon apporto energetico, ricco in vitamine e proteine; questo per far fronte all’aumentato metabolismo causato dalla febbre e aiutare l’organismo a combattere questa patologia debilitativa.

  • Come Proteggere Cane dal Freddo

    In questa guida spieghiamo come proteggere il cane dal freddo.

    Il percorso del cane comprende tre periodi:  il primo va dalla nascita ai dodici mesi; il secondo da dodici mesi ai nove anni; il terzo dai nove anni in avanti. In tutti i periodi è importante proteggere il cane dal freddo e dal caldo eccessivi.

    Come crescere un cucciolo forte e sano

    Il primo periodo è detto di accresci­mento e in esso si distinguono due fa­si: l’infanzia e l’adolescenza.

    Nella prima, che va dalla nascita ai 5 mesi, il cane mette e poi sostituisce i denti da latte e mostra il massimo ac­crescimento: in questa fase il cane è detto cucciolo. Nella seconda, che va dai 6 mesi a i anno, il cane continua a crescere seppure meno sensibilmente, si armonizza nelle sue varie parti, le ossa si fanno più consistenti, raggiunge la pubertà ed è detto cucciolone.

    Nel secondo periodo, detto di adulto, che va dai 12 mesi ai 9 anni il cane, acquistata la statura che conserverà per tutta la vita, si sviluppa ancora in volume, in vigore e in resistenza fino a 12-24 mesi (a seconda della taglia e della razza) per rimanere quindi sta­zionario fino ai 9 anni. Nel terzo pe­riodo, detto di vecchiaia, il cane va deperendo, le sue forze di­minuiscono, le sue forme si alterano e il logoramento generale va accentuan­dosi fino al termine della sua esisten­za, che ha una durata media di 13-14 anni. La vecchiaia sopraggiunge, più o meno, precocemente o tardiva secon­do gli individui e secondo l’alimenta­zione, le cure e le attività svolte (cani da caccia e lavoro) nei periodi anterio­ri.

    Le avvertenze igieniche da rispettare nei cuccioli sono: non slattarli prima dei 43 giorni e non farlo di colpo, ma svezzarli gradatamente, mantenere i loro intestini sgombri da ogni tipo di endoparassiti, sottoporli a un piano vaccinale rigoroso, non crescerli in re­cinti angusti che, privandoli della li­bertà di correre e saltare.

    Se si vuole che il cucciolo cresca forte e diventi un signor cane vigoroso e ar­monicamente sviluppato in tutte le sue parti non gli si facciano subire pri­vazioni di sorta, gli si diano alimenti sani e nutritivi e non gli facciano difetto, luce e movimento.

    Non si dimentichi, infine, che le (culmi­ne sono più delicate dei maschi e, a parità di taglia e di razza, sono in ge­nere meno resistenti alle fatiche della caccia e del lavoro.

    Il moto è necessario ai cani per la sa­lute e la crescita: esso mette in azione muscoli, concorre al perfetto funziona­mento degli organi digestivi, rende più attivo la circolazione e la respirazione. Se è correttamente dosato, il movimento influisce utilmente sulle forze e sull’intelligenza del cucciolone abituandolo gradual­mente all’ubbidienza e alla docilità: ma se è eccessivo nuoce a tutte le età perché induce spossatezza e avversio­ne alla fatica nell’animale, inoltre lo­gora le articolazioni e predispone, specie in alcune razze da lavoro, ad affezioni scheletriche croniche. Insom­ma, si deve fare attenzione per fare in modo che l’eserci­zio sia sempre proporzionato all’età o alle condizioni generali del cane.

    Il riposo e indispensabile a riparare il consumo delle forze, ma la quiete asso­luta, se protratto, nuoce assai più del­l’esercizio. I cani che non vengono mai fatti uscire impinguano, diventano lenti e sono più soggetti degli altri alle malattie della pelle. Raramente i ca­ni che sono costretti a passare giorni e giorni in riposo forzato in casa, o peggio alla catena, possono eseguire regolarmente le loro funzioni e il loro equilibrio fisico si altera presto.

    Proteggere il cane dal freddo: come si fa?

    L’aria troppo fredda o troppo calda fa male

    L’aria influisce sullo stato di salute, e quindi sull’igiene, del cane come di tutti gli esseri viventi. Più essa è pura, più coopera alla salute; umida o impu­ra, cioè combinata con gas non atti al­la respirazione, diviene dannosa. L’aria temperata fra i 10 e i 20 °O, che offre una impressione piuttosto fresca che fredda è, generalmente parlando, mol­to giovevole al cane.

    L’aria moderatamente fredda e asciutta (da 5 a 3 T.) è i favorevole ai cani adulti e ben costituiti, perché è più densa e contiene in un piccolo volume una maggiore quantità di ossigeno. Ne deriva una re­spirazione facile e calma; la circolazio­ne del sangue è attiva; l’appetito vivo; la sete poca; e tutta l’energia muscolare è eccitata. Essa è meno temibile dell’aria calda dell’estate e di quella troppo calda degli appartamenti riscaldati. Quando la temperatura dell’aria scende sotto i 5C si dice che è molto fredda o rigida e i ca­ni che vi sono esposti a lungo sono tristi, deboli e poco sensibili, e quando il freddo è esagerato anche i più robusti ne risentono. Nei tempi molto freddi convie­ne perciò prendere alcune precauzioni e ai cani che vivono in appartamenti mol­to riscaldati sarà bene avere una co­perta protettiva quando escono per la passeggiata. L’aria calda (tra i 20 e i 35 affatica i cani e produce perdite con­siderevoli provocando evaporazioni ab­bondanti in un continuo penoso ansi­mare; l’appetito diminuisce e la sete aumenta, i tessuti si fanno secchi, i cani si indeboliscono.

    Si possono attenuare gli effetti del cal­do tenendo i cani all’ombra, moderan­do la luce troppo viva nei canili, e non sottoponendoli a lunghe passeggiate o al lavoro nelle ore più calde. Se poi, oltre a essere caldo, è anche umido il cli­ma indebolisce maggiormente i cani e li rende pigri; l’appetito può scompari­re. E allora necessario stimolarli con un’alimentazione eccitante e non la­sciare mai mancare l’acqua fresca e pu­lita nella ciotola.

    La luce

    La luce ha un’azione potente; essa è un energico eccitante di tutta l’economia animale, la sua insufficienza protratta priva i cani delle forze, mentre se è trop­po viva e persistente irrita loro l’occhio e indebolisce la vista; meno intensa ma continua toglie sensibilità all’occhio e porta col tempo alla paralisi della reti­na. Una luce debole si addice ai cani che hanno bisogno cli riposo.

    Il vento

    I venti moderati, se la temperatura non è troppo alta o troppi bassa, sono salutari e i cani ne sono gradevolmente impressionati. Se invece sono violenti, freddi o umidi, li infastidiscono molto, tanto che, se sono liberi, cercano di sottrarvisi.

    La nebbia

    La nebbia produce un raffreddamento sul corpo e a causa della sua umidità debilita l’organismo.

    La pioggia

    Le piogge di breve durata che cadono d’estate durante i temporali giovano ai cani perché li rinfrescano abbassando la temperatura corporea: se però il cane è sotto­posto a lunghe insistenti precipitazioni quando è accaldato, può riceverne danno; in tal caso per impedire che l’acqua evapori da sé a discapito del calore del corpo è necessario, strofi­nandolo, asciugarlo molto bene al rientro dalla passeggiata o dal lavoro.

    La neve

    La neve non è nociva ai cani che anzi dimostrano di gradirla molto giocando in essa con visibile soddisfazione, pe­rò a lungo andare, specie in giornale di sole, può causare loro dei disturbi alla vista a causa della luce che riflet­te. Molti cani ne ingoiano in gran quantità, il che può essere la causa di irritazioni gravi dello stomaco.

    Come proteggere il cane dal freddo intenso

    Il cane, come l’uomo, si adatta molte bene a tutte le temperature. Naturalmente il cane a pelo corto può risentire dei rigori invernali più facilmente d quello a pelo lungo, mentre il contrari( succede durante le calure estive. Risulta essere buona norma quindi evitare per i primi i soggiorni all’aperto troppo prolungati nei mesi freddi mentre, per i secondi, sarebbe bene non farli correre e giocare insistentemente nelle ore più calde delle giornate estive. Per tutti poi sono da evitare la continua esposizione al sole canicolare che la permanenza in angusti locali, per la grande facilità che i cani hanno di non trarre colpi di sole e di calore.