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  • Gatto Thai – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del gatto Thai, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Gatto Thai: la storia

    Gli allevatori del gatto Thai hanno voluto allevare il Siamese tradizionale mantenendone l’aspetto originario con cui arrivò in Europa nel primo Novecento e prima che mode e diverse necessità riproduttive ne alterassero le caratteristiche. Anticamente i gatti del Siam abitavano le dimore reali per volontà degli stessi allevatori, che in questo modo sapevano ben custodire la qualità della razza. Addirittura doveva essere il re del Siam in persona ad autorizzarne l’espatrio in terra straniera, per quanto questi esemplari erano considerati pregiati.

    Quando gli inglesi sbarcarono nell’antica Thailandia, fu lo stesso re Chulalongkorn a regalare una coppia di gatti al console britannico nel 1870: un gesto di gentilezza che involontariamente diede inizio alla diffusione della razza anche oltreoceano. Naturalmente i primi ad apprezzarli furono proprio gli inglesi che, dopo aver fatto conoscere la razza nel Regno Unito, si prodigarono a diffonderla nel resto mondo e fu un successo istantaneo. Solo in tempi relativamente recenti, ovvero negli anni ’70, gli allevatori iniziarono una selezione più specifica che voleva accentuare i tratti esotici della razza e arrivarono, dopo attente selezioni e incroci, a ottenere l’attuale gatto Siamese dall’aspetto affusolato e slanciato. Tutti gli altri esemplari che conservarono le originarie qualità furono per lungo tempo definiti come fuori standard tanto da rischiare anche l’estinzione. Solo sul finire degli anni ’80 il Thai venne riscoperto e alcuni appassionati allevatori ne iniziarono una selezione che permettesse anche a questa razza di essere riconosciuta.

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    Gatto Thai: caratteristiche

    Le peculiarità del gatto Thai che lo contraddistinguono subito sono la spiccata intelligenza e l’incredibile adattabilità, nonostante l’indole vispa e attiva è infatti un felino che sa ben adattarsi a diversi ambienti e situazioni e soprattutto ai diversi tipi di padrone. Anche per questo la razza si è saputa diffondere subito, e a rimarcare questa sua particolare caratteristica la constatazione che il Thai può vivere bene sia in una casa con giardino che in un appartamento anche piccolo, si trova bene sia in una famiglia numerosa che in compagnia di un unico padrone. È uno dei pochi gatti di razza che ama incondizionatamente il suo padrone e sa come dimostrarglielo facendo sentire il suo proprietario amato e importante.

    Il Thai è un gatto vivace e dalla forte personalità. Si lega a una persona in particolare, ma è molto socievole con tutti. Ama il gioco e la compagnia dei bambini.
    Miagola molto e mostra una spiccata addestrabilità: può essere educato al riporto di oggetti e anche a camminare al guinzaglio. Vive bene al caldo, tanto che d’inverno sta sempre vicino ai caloriferi o ai caminetti. Solo con la bella stagione esce all’aperto per stendersi al sole.

    Segue il suo essere umano passo dopo passo nella vita quotidiana e fa sentire la propria presenza fin troppo vicina al padrone anche attraverso diversi tipi di miagolii per dimostrare di volergli costantemente stare accanto. Questo suo carattere adattabile e mansueto lo rende un gatto facilmente ammaestrabile: è una delle rare razze che sopporta il guinzaglio e anche per questo tra le migliori per i programmi di Pet Therapy. L’unica pecca è che la razza non sia stata ancora riconosciuta all’interno del circuito FIFe, federazione in cui è invece presente di diritto il Siamese. In compenso il Thai è stato riconosciuto dal circuito WCF e dalla TICA, che  ha accettato la razza in modo ufficiale nel gennaio 2010.

    Gatto Thai: di cosa ha bisogno?

    Il Thai è un gatto molto socievole, affettuoso, amichevole e attivo, sa essere un coccolone con chi gli presta le dovute attenzioni. È molto dolce, quindi è il gatto ideale se avete bambini in casa o persone anziane, perché sa essere molto paziente ed espansivo. Verso il suo padrone a volte può sembrare un po’ assillante perché si abitua presto alla dose di coccole quotidiana e se non riceve l’affetto desiderato, sa come farsi sentire dal padrone. Il Thai è un gatto che non rinuncerebbe alle coccole e all’amore del padrone per nulla al mondo, per cui cerca sempre di meritarsele.

    Il Thai è forse uno dei pochi gatti che ha diversi modi di miagolare a seconda di ciò che va chiedendo al padrone. Poiché è un gatto molto espressivo, ha la dote innata di farsi capire dagli uomini a suon di miagolii, che sa modulare in modo da comunicare perfettamente ciò che desidera al padrone. Sembra quasi di aver a che fare con un “gatto parlante” tanto riesce a comunicare le sue esigenze e necessità attraverso il tono dei suoi miagolii: impossibile quindi confondere il verso della fame con quello delle fusa. Questa sua espressività così palese è una delle caratteristiche peculiari della razza.

    Come tutti i gatti a pelo corto, va spazzolato una o due volte alla settimana, mentre durante la muta è necessario toelettarlo tutti i giorni. Ogni tanto vanno controllate le orecchie che possono essere pulite con un prodotto specifico. Per evitare infezioni, gli occhi devono essere puliti con regolarità, mentre le unghie vanno accorciate con un tronchesino quando il gatto non le usura a sufficienza con un tiragraffi.

    Il Siamese tradizionale denominato anche can-gatto per via di quegli atteggiamenti così affettuosi che dimostra al suo padrone, presentava originariamente un nodo sulla punta della coda, in pratica un difetto genetico assolutamente innocuo dal punto di vista della salute ma che non permetteva alla razza di ottenere riconoscimenti importanti durante le mostre feline. Il nodo però è stato “sciolto” dopo un’accurata selezione ottenendo alla fine esemplari senza difetti. Un percorso simile si è dovuto fare anche per risolvere il problema dello strabismo convergente che era presenta in alcuni esemplari della specie.

    Gatto Thai: lo standard

    Peso: da 3,5 kg a 4,4 kg
    Pelo: corto, fitto e setoso
    Colore: sulle punte (orecchie, zampe, muso e coda) marrone scuro deciso; sul corpo ammessi: seal, blue, chocolate, lilac, red, cream, seal tortie point, blue tortie point, chocolate tortie point, lilac tortie point; tutti questi colori sono ammessi anche nella varietà tabby
    Testa: taglia media, ben proporzionata al corpo, di forma triangolare
    Occhi: azzurri, grandi e lievemente arrotondati a forma di limone
    Orecchie: grandi, posizionate basse, larghe alla base e con punta arrotondata
    Corpo: medio, robusto e muscoloso e non troppo allungato
    Arti: medie proporzioni, buona muscolatura, ossatura solida
    Piedi: tondi e con cuscinetti ben sviluppati
    Coda: lunga fino a toccare le scapole; leggermente affusolata verso la punta

    Nonostante le origini e i geni del Siamese e del Thai siano identici, queste due razze presentano notevoli differenze soprattutto per chi conosce entrambi gli esemplari. Alcune differenze si sono ulteriormente accentuate in seguito alle diverse selezioni effettuate dagli allevatori, che hanno lavorato soprattutto in modo da rendere differenti due elementi in particolare, il corpo e la testa. Il Thai infatti ha un fisico un po’ più massiccio e meno slanciato e filiforme rispetto al Siamese, la sua testa è più rotonda tanto che viene denominata “a mela”, mentre la forma della testa del Siamese è più triangolare.

    Il mantello del Thai si presenta setoso e lucido, privo di sottopelo e dalla tipica distribuzione colourpoint, il che prevede un netto contrasto tra il colore dei “points” e il resto del corpo. Orecchie, mascherina, zampe, coda e testicoli in genere sono i punti scuri del manto, mentre il resto del corpo si presenta in un colore che va dal crema al beige all’avorio. Il gatto Thai viene maggiormente apprezzato nella colorazione tradizionale detta seal point, con punte marrone scuro e corpo crema, ma esistono anche i blue point, i chocolate, i lilac, i red point, i cream e tutte le varietà tortie e i tabby. Tranne il bianco, sono accettate tutte le sfumature di colore.

    La testa è rotonda, con guance piene senza zigomi spigolosi. Il profilo è lievemente infossato a livello degli occhi, mento e mandibola sono robusti.

    Gli occhi sono rotondi e la razza prevede che siano sempre di color azzurro, di cui sono ammesse diverse sfumature: le più diffuse e apprezzate sono di un blu intenso e luminoso. Le orecchie sono abbastanza distanti e larghe, con la punta tonda.

    La coda è più larga alla base e ben proporzionata rispetto al busto, la razza prevede che termini a punta e sia mantenuta sempre dritta. Il Thai può pesare fino ai 6,5 chili se maschio, mentre se femmina arriva a sfiorare i 5,5 chili. Indipendentemente dal sesso, si presenta di aspetto compatto e ben piantato con zampe robuste e piedi piccoli e ovali.

    Felino dalla spiccata personalità, è giunto in Europa solo nel 1800 e subito ha conquistato il popolo di Sua Maestà con quei suoi occhioni azzurri. Il primo esemplare di razza si deve a Harrison Weir, purtroppo però sebbene fosse un gatto facilmente adattabile a ogni situazione, l’ambiente diverso e le guerre mondiali lo ridussero quasi all’estinzione. Negli anni ’50 iniziò una nuova selezione in cui vennero preferiti gatti dall’aspetto più affusolato che, dopo varie selezioni, diedero origine all’attuale Thai.

    Stranamente è un gatto ancora a rischio d’estinzione e quasi introvabile. Quando nel ’88 fu fondata la World Cat Federation e, durante una visita in Russia, la presidentessa della federazione Anneliese Hackmann riscontrò una presenza di gatti del Siam considerevole e fu colpita da come quegli esemplari avessero mantenuto le caratteristiche primordiali. Ciò la stimolò a salvaguardare la razza: censì gli esemplari facendoli diventare i capostipiti del moderno Thai. Lo scopo era quello di portare a nuova vita il Siamese tradizionale che era vissuto fino agli anni ’40. Questi gatti quindi persero la loro genealogia e il nome stesso di Siamesi per dare il via alla razza Thai.

    In Italia è solo negli anni ’90 che si distinguono i primi Siamesi ribattezzati Créme Caramel. Questi esemplari, però, vennero messi da parte quando nel ’98 alla Expo WCF giunsero i Thai: anche in Italia quindi si continuò la selezione solo con i gatti di razza Thai. Alcuni allevatori hanno creato nuove generazioni affinché questo prezioso gatto del Siam non risultasse estinto. Solo dal 2010 la razza è stata riconosciuto dalla TICA, ma in uno standard diverso che avvicina il Thai al Siamese degli anni ’50 che aveva un muso lungo, le orecchie grandi e le forme del corpo più allungate.

  • Gravidanza del Cane – Accoppiamento, Pre e Post Parto

    In questa guida mettiamo a disposizione alcune informazioni utili sulla gravidanza del cane.

    Gravidanza del cane: la scelta del riproduttore

    Per ovvie ragioni non bisogna attendere l’ultimo momento per cercare o scegliere il padre della cucciolata che desiderate allevare, ma quando si decide di fare il gran passo si dovrebbe avere già da tem­po provveduto a prendere gli accordi necessari col padrone e a stabilire quale compenso dovrete corrispondergli. e consuetudine diffusa o pagare la monta in denari (il cui importo non deve supera­re il valore di un cucciolo) o con un cuc­ciolo che il proprietario del maschio avrà il diritto di scegliere non oltre il quaranta­cinquesimo giorno dalla nascita (Con­venzione di Monaco).

    Lo stallone dovrà essere forte, presentare al massimo i caratteri tipici della sua raz­za e avere già compiuto i quindici mesi. Poiché è un dovere morale conservare o se possibile migliorare la razza, osservate bene che il «fidanzato» della vostra ca­gna non presenti gli stessi difetti eventual­mente riscontrabili anche nella femmina perché i caratteri negativi si rafforzereb­bero nella discendenza. La vostra cagna,

    che tanto amate, ormai è quello che è, bellissima o bruttina, e tale rimarrà ma il maschio che la dovrà ingravidare deve essere inevitabilmente eccellente. Nelle razze di taglia piccola o piccolissima sa­rà bene che il maschio sia, seppur lieve­mente, più piccolo della femmina. Se la vostra cagna ha il pedigree (certificato ge­nealogico) accertatevi che anche il ma­schio abbia un documento ufficiale rila­sciato o riconosciuto dall’ENCI. Se non siete pratici fatelo controllare inviando una fotocopia del documento all’ENCI della vostra provincia di residenza. Se in­fatti i documenti non sono in regola inva­no poi cercherete di iscrivere la vostra cucciolata, che non potrà più essere rico­nosciuta di razza pura.

    L’accoppiamento del cane

    La femmina raggiunge la pubertà molto precocemente e già al sesto-settimo me­se può avere il suo primo calore. Ve ne accorgerete dal sangue che gocciola dal­la vulva, che sarà diventata visibilmente turgida. Lo stillicidio di sangue dura in media una decina di giorni facendosi man mano più chiaro. Questo periodo, generalmente non ancora fecondo, è chiamato proestro. L’estro vero e proprio inizia all’undicesimo giorno e si può pro­trarre fino al quindicesimo e oltre. È que­sto il periodo in cui la cagna ricerca e ac­cetta lo stallone offrendosi a lui spontaneamente scostando da un lato la coda. Vi consiglio però di non perdere tempo e di non aspettare l’ultimo momento teorico ma di presentarla (è sem­pre la femmina che viene portata al maschio e non viceversa) al partner non ap­pena avrete notato la scomparsa del flus­so sanguigno dalla vulva. Dopo alcuni minuti di corteggiamento, assai divertente da osservare, i due sessi si uniranno in un lungo abbraccio che può durare oltre la mezz’ora e in alcuni casi raggiungere anche l’ora.

    Dopo l’accoppiamento il calore non ces­sa immediatamente, anche se la fecon­dazione è avvenuta, per questo, quando portate la cagna a passeggio dovrete guardarvi dagli immancabili corteggiato­ri che sicuramente la insidieranno. Non è strettamente necessario ripetere l’accoppiamento una seconda volta per­ché la sopravvivenza degli spermatozoi nell’organo femminile è sufficientemen­te lunga per assicurare il concepimento. Se proprio vorrete ripetere l’accoppia­mento lo farete dopo un paio di giorni. É sottinteso e ovvio che la cagna non debba essere avviata a una gravidanza già al primo calore, ma che è necessario attendere che la vostra femmina abbia raggiunto il suo completo sviluppo cor­poreo, cosa che avviene intorno al dodi­cesimo mese Se la cagna non sarà stata coperta, oppu­re se non sarà rimasta incinta, cinque, sei o sette mesi dopo, secondo i soggetti, ri­tornerà in calore; questo ciclo si ripeterà costante e puntuale per tutta la durata della sua vita, poiché la specie canina è esente dalla cessazione della fertilità che nella donna è nota come menopausa.

    Gravidanza del cane

    Il periodo che intercorre fra il momento del concepimento (non della monta) e quello del parto è chiamato gravidanza del cane; questa, per essere nella norma fisiologi­ca, va da un minimo di 58 giorni a un massimo di 65. Se è più breve avremo un parto prematuro (rarissimo) se invece sa­rà più lunga ci sarà un parto tardivo (di­scretamente frequente).

    Difficile accorgersi prima di un mese se la cagna è gravida, ma a partire dal tren­tesimo giorno l’aumento di volume del ventre e le modificazioni del carattere (che diventa più tranquillo), nonché l’au­mento o anche, a volte, la diminuzione dell’appetito vi daranno la conferma che nasceranno dei cuccioli.

    Le frequenti passeggiate e un migliora­mento dell’alimentazione, in senso non quantitativo ma qualitativo, gioveranno moltissimo. In questo momento non è an­cora utile arricchire i pasti con supplementi minerali e vitaminici, che invece of­frirete nell’ultimo periodo della gravidan­za o, meglio ancora, a parto avvenuto.

    A metà gravidanza, o anche prima, è un’ottima pratica igienica sverminare la cagna usando un prodotto che agisca de­licatamente. Non è il caso che vi preoc­cupiate eccessivamente durante l’attesa perché il parto è un evento dei tutto fisio­logico che, nella stragrande maggioran­za dei casi, avviene con facilità.

    Pensate piuttosto a trovare il posto dove la cagna dovrà partorire. L’ideale sarebbe procurarsi una cassetta rettangolare che possa offrire uno spazio confortevole a tutta la famiglia che vi abiterà. Considerate che la madre, per allattare, si stende lunga e tirata, quindi fate in modo che il lato più largo abbia una misura che, sep­pur di poco, superi la lunghezza della madre. Nei negozi specializzati è possi­bile acquistarla, ma se siete appassionati del bricolage potrete senz’altro realizzar­la da voi.

    Il parto del cane

    Eccoci giunti al momento sospirato. Avrete già preparato da giorni la casset­ta da parto con la quale la gestante avrà preso confidenza.

    Toglierete cuscini, stracci o straccetti che le hanno fatto da giaciglio fino ad ora in modo che il par­to avvenga sul nudo legno del fondo. Perché non lasciarli? Perché si imbratte­rebbero inutilmente dei liquidi amnioti­ci e la cagna, raspando e muovendosi spesso per trovare la posizione più co­moda, finirebbe per aggrovigliarli, ma­gari imprigionando fra le pieghe uno o più cuccioli che rischierebbero così di soffocare.

    Già da un paio di giorni la femmina avrà dato i segnali dell’imminenza del­l’evento raspando il terreno, agitandosi oltremisura, non mangiando o vomitan­do il cibo. La sua temperatura corporea, misurata per via rettale col termometro, sarà scesa notevolmente sotto la norma, che è di 38,5-39 °C, fino verso i 37 °C. Quasi sempre il parto avviene con facili­tà se la cagna sarà lasciata sola, seppure sorvegliata discretamente dalla persona alla quale è più affezionata. Non l’assil­lerete con premure eccessive, che non servirebbero ad altro che a deconcentrar­la al punto da farle dimenticare che deve partorire.

    Dopo alcune forti spinte il primo cuc­ciolo verrà espulso ancora avvolto nelle membrane che la cagna stessa si affret­terà a lacerare con i denti, così come provvederà prontamente a recidere il cordone ombelicale. Quasi subito dopo espellerà la placenta e ingoierà tutto la­sciando il posto perfettamente pulito. E’ giusto che ingoi la placenta, che ha grande importanza nel favorire la mon­tata lattea. Se la madre non dovesse ac­cudire ai neonati sarete voi a liberarli dalle membrane che li avvolgono ope­rando con le mani perfettamente lavate.

    Non taglierete immediatamente il cor­done ombelicale ma attenderete un pa­io di minuti dalla nascita per lasciare al cucciolo la possibilità di ricevere tutto il sangue refluo della placenta. Per il ta­glio del cordone, che va fatto a 2-3 cm dal ventre previa legatura con un filo, userete forbici disinfettate. Poi aprirete delicatamente la boccuccia e la libere­rete dal muco e terrete il cucciolo a te­sta in giù anche scuotendolo con una certa energia per favorire l’inizio della respirazione. Se questa tardasse immer­gerete il neonato in acqua riscaldata a 40-41 °C strofinandolo sul ventre o pra­ticandogli la respirazione artificiale. In questo semplice modo si recuperano al­la vita non pochi cuccioli apparente­mente già morti.

    Al primo cucciolo seguiranno a inter­valli più o meno brevi tutti gli altri che possono nascere indifferentemente sia in presentazione cefalica sia in presen­tazione podalica. Il parto può durare tre o quattro ore per essere considerato per­fettamente normale; ma se dopo il pri­mo o il secondo cucciolo sono trascor­se due o tre ore senza che la cagna abbia avuto altri premiti, pur dimostran­do dal volume del ventre di avere altri piccoli in grembo, sarà bene che vi fac­ciate coraggio e che, dato di piglio alla siringa, iniettiate sottocute l’ormone po­stipofisario che risveglierà immediata­mente le doglie. La stessa iniezione con la stessa dose può essere tranquillamen­te ripetuta a distanza di un’ora se ne rav­viserete nuovamente la necessità. Se, nonostante i forti premiti, non riuscisse a espellere altri feti, c’è da pensare se­ria niente a gravi ostacoli che solo il veterinario potrà risolvere praticando un taglio cesareo, un intervento facile e senza conseguenze per la madre e per i cuccioli se fatto tempestivamente e pur­ché la narcosi sia correttamente indotta (da proscrivere l’uso dei barbiturici). Se il parto si protrarrà a lungo potrete offri­re alla partoriente del latte tiepido dilui­to con acqua e corretto, secondo la ta­glia, con un cucchiaino o un cucchiaio di liquore.

    Quando il parto è terminato potete sten­dere sul pavimento della cassetta un tappetino. Ora la cagna desidererà sol­tanto di essere lasciata tranquilla e in penombra. Sarà un bene per lei non ri­cevere continuamente visite di curiosi e che la accudisca solo la persona che 1′- ha assistita durante il travaglio.

    Dopo il parto

    Nel periodo che segue il parto è neces­sario arricchire il pasto della cagna con un complesso calcio-fosforo vitaminico reperibile in commercio somministran­dolo nelle dosi consigliate. Trascorsa una settimana sarà anche necessario aumentare la razione alimentare sia per quanto riguarda la frequenza sia per quanto riguarda la quantità. Se la cagna non volesse mangiare, se avesse la feb­bre da 39 ‘C in su e se perdesse liquidi verdastri e di odore nauseabondo dalla vulva ci troveremmo di fronte a una sepsi puerperale.

    Durante il puerperio si esegue il taglio del codino per i cuccioli il cui standard di razza lo prevede; il giorno ideale è il quinto dalla nascita. La lunghezza del moncone da lasciare varia a seconda delle razze. L’intervento è molto facile e consiste in un semplice colpo di for­bici. A questa età non è doloroso e il sangue cessa subito di defluire; una leggera compressione con le dita o un pizzico di percloruro di ferro risolve­ranno una pur lieve emorragia; nei ca­si ribelli giova l’applicazione di un punto dato con filo sottile. Questo in­tervento è oggi vietato dalla normativa europea recepita anche in Italia.

  • Collare per Cane – Come Scegliere, Opinioni e Prezzi

    In questa guida spieghiamo come sceglier il migliore collare per cane per le proprie esigenze.

    Si è soliti contraddistinguere i collari per cani in base al tipo di materiale in cui sono realizzati e a seconda del loro modo d’impiego. Che siano in pelle, cuoio, nylon o di metallo in realtà il campo di applicazione dei collari per cani è molto vasto: un collare infatti può non limitarsi solamente a tenere il cane, ma può essere utilizzato per il suo addestramento.

    Collari per Tutti i Giorni

    Questi tipi di collari sono adatti all’uso quotidiano: non hanno controindicazioni in termini di benessere dell’animale e possono essere usati a tempo prolungato senza lederne la salute o la qualità di vita.
    Ce ne sono di tutti i tipi, di tutte le fogge, di tutti i colori.
    Devi soltanto scegliere quello che meglio si adatta al tuo cane.

    Collare piatto
    Il collare piatto è il tipico collare per cani, adatto per tutti i cani, tutti i giorni. Ha una fibbia o una chiusura a scatto (“sgancio rapido”) e un anello per attaccarci la medaglietta d’identificazione.
    La fibbia è la soluzione largamente preferita sul mercato, è sicura, elegante e permette di essere regolata.
    Un collare a fibbia dovrebbe stare comodamente aderente al collo del cane: non così stretto da soffocarlo, né così allentato da scivolare via. Come regola, il collare è stretto al punto giusto quando si riesce a far passare due dita tra il collare e il collo (un dito per i cani più piccoli).

    Martingala
    Il collare con chiusura a martingala (o Martingale) è anche conosciuto come collare a slittamento limitato o anti-fuga.
    È stato progettato per cani dalla testa stretta come i levrieri e per tutte quelle razze che hanno dei colli ben estesi (Dobermann, Dalmata, Pinscher, Cirneco dell’Etna, Alano, Barbone etc etc), ma è adatto a cani di qualsiasi razza che tendono a sfilarsi il collare.
    La martingala è costituita da un striscia di tessuto con un anello metallico a ciascuna estremità. Un’altra striscia di tessuto o una catena passa attraverso i due anelli e termina in un altro anello (anello di controllo), su cui si attacca il guinzaglio.
    Il collare si adatta comodamente al collo del cane quando è seduto o passeggia tranquillamente. Quando il cane tira o tenta di sguinzagliarsi, il collare gli si stringe attorno al collo. Se il collare è ben regolato, si stringerà solo fino a dare un po’ di pressione sul collo del cane, che non rischia di soffocare.
    Per scegliere la misura più adatta, si prende la misura della circonferenza del collo nella parte più alta e sottile del collo, dietro le orecchie.

    Collari per cani in pelle o in cuoio
    Il collare realizzato in pelle o cuoio viene in genere usato per scopi ludici, ovvero per portare il cane a passeggio, può essere considerato come un semplice accessorio per il cane o risultare utile per la sua educazione. Questo collare è realizzato in modo da essere adattabile alle diverse età dell’animale e alla diversa stazza: nella sua vita, infatti, il cane può aver bisogno di cambiare due o tre collari, soprattutto quando, durante il periodo della crescita da cucciolo ad adulto, la sua taglia cambia e di conseguenza avrà bisogno di un nuovo collare. I collari larghi si adattano bene a cani di taglie più grandi, mentre per le razze a pelo lungo sono consigliabili i collari in metallo, a strozzo con maglie rotonde che non danneggiano la salute del pelo. In genere per le prestazioni cui deve adempiere lo stesso collare, è consigliabile acquistarne uno che sia formato da due strati di cuoio: bisogna tenere a mente che i collari per cani realizzati in simil-pelle durano decisamente molto poco costituendo un acquisto di qualità decisamente bassa. La pelle con cui è prodotto il collare dev’essere spessa, non deve presentare crepe o tagli e soprattutto non dev’essere troppo essiccata. Sia gli anelli che le fibbie devono risultare ben saldati al cuoio e il collare dovrebbe poter essere dotato di piastrina su cui andrà inciso il nome del cane e l’indirizzo del padrone. In alternativa si può optare per il ciondolo su cui saranno incisi i dati del cane o per il pendente porta-indirizzo ovvero contenente un piccolo foglietto con i dati del cane.

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    Collari per cani in metallo
    I collari per cani in metallo sono formati da maglie di varie dimensioni e, in genere, sono realizzati usando leghe diverse. Di solito il preferito e più adatto per salvaguardare la salute del cane è il collare in stagno-rame, perché risulta antiallergico e non tinge il pelo dell’animale, come invece succede con i collari in acciaio cromato, inoltre quello in metallo è anche un collare elegante e d’effetto. Tra i collari metallici quello a strozzo viene usato per l’addestramento di quei cani che non sanno stare al piede e tirano o danno strattoni forti durante le passeggiate. La lunghezza della catena di un collare a strozzo dev’essere più grande della testa dell’animale, ma non troppo: non deve cadere se il cane si inchina o salta, e gli anelli  devono poter scivolare bene per assicurare il funzionamento dello stesso collare.
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    Collare con le punte
    Il collare con le punte, invece, è realizzato come un nodo scorsoio e si usa sempre durante l’addestramento e l’educazione dell’animale per rinforzarne gli effetti. Non importa la lunghezza delle punte sul collare, ma importa che il padrone sappia realmente usarlo in maniera corretta. Oggi sono diventati molto popolari i collari di filo metallico con le punte, che si presentano di varia lunghezza e orientamento. Di solito questi collari per cani sono dotati di una catena e un moschettone che permettono di metterli e toglierli più facilmente e velocemente, il che è molto comodo se il cane in questione è a pelo lungo. Per rinforzare questo tipo di collare può essere utile far scorrere tra gli anelli una fascetta sintetica a serpentina e fissarla alle estremità: in questo modo il collare risulterà più robusto.
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    Collare per Cani a Briglia

    Il collare a briglia (“head collar”) è fatto per i cani forti, energici, che saltano e tirano, soprattutto se di grossa taglia.

    Si tratta di un’evoluzione della briglia per i cavalli ed è un collare innovativo, da poco sul mercato, che aiuta i padroni a disciplinare (in ritardo) cani adulti con il vizio consolidato di tirare troppo.

    Il collare applica una pressione sul muso e sul collo che funge da deterrente. Il collare ha il pregio d’imitare il comportamento corretto del padrone, cioè nel momento in cui il cane smette di tirare, la pressione automaticamente si allenta.

    Poiché la briglia va sul muso invece che sul collo, il cane perde leva e non può tirare sul guinzaglio con tutto il peso del corpo.

    Un lembo del collare si sistema intorno al collo del cane, in alto sulla testa, appena dietro le orecchie. L’altro lembo è disposto intorno al muso. Il guinzaglio si attacca all’anello sulla parte del collare che gira intorno al muso.

    Per essere efficace, il collare testa deve essere inserito correttamente. Fatevi spiegare da un addestratore il modo più giusto.

    Abituare il cane ad un collare a briglia richiede un po’ di tempo, di pazienza e tanti dolcetti-premio. Usatelo solo per brevi periodi finché non si abitua e non lasciategli il colare addosso senza guinzaglio – prima o poi userà il lembo attorno al muso come giocattolo da masticare.

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    Collari per Utilizzi Speciali

    Antiabbaio
    Esistono diversi tipi di collare per controllare l’abbaio eccessivo o indesiderato.collare-15
    -Collare a spray, l’abbaiare provoca l’emissione di una raffica di citronella o aria, che interrompe e scoraggia il cane ad abbaiare. I collari a spray a volte non reagiscono ad abbaiamenti acuti, rendendoli inefficaci. Da non utilizzare quando il vostro cane è con altri cani: l’abbaiare di un altro cane può innescare il collare del vostro cane.
    -Collare a scossa, eroga una scossa elettrica al cane quando abbaia. È il collare più contestato.
    -Ultrasuoni, Quando il cane abbaia, il collare ad ultrasuoni lo interrompe emettendo un suono che solo il vostro cane può sentire.
    Nessuno di questi collari affronta la causa principale dell’abbaiare. I cani possono abbaiare per diversi motivi, come la paura o il comportamento territoriale. Anche se alcuni collari possono ridurre l’abbaiare, non riducono lo stress che porta un cane ad abbaiare.
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    Antiparassitari
    Particolarmente utili durante i periodi di maggiore esposizione a insetti e zecche (primavera/estate), gli antiparassitari sono impregnati di principi attivi a lento rilascio Vanno indossati in aggiunta al normale collare per proteggerli dal morso della zecca e da patologie anche gravi. Sono efficacy soltanto per alcuni mesi (4-6) e devono essere regolarmente sostituiti.
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    Collari elisabettiani
    Il collare elisabettiano è specie di imbuto al collo a forma di cono troncato usato per impedire al cane di leccare, graffiare o mordere zone malate, irritate o medicate.
    Il nome di tale particolare collare, si riferisce alla regina Elisabetta II, che usava completare i suoi abiti con degli enormi colletti bianchi.
    Solitamente viene attaccato al collare da ogni giorno con dei ganci o dei bottoni. Ce ne sono di vari tipi e modelli. Scegliete quello che permette al cane di bere e mangiare senza dare problemi e senza sfilarsi.
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    Collare GPS
    Questo collare è in grado di tracciare gli spostamenti del tuo cane tramite GPS per aiutare a localizzarlo se si perde.
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    Collare elettrico

    Il collare elettrico è decisamente diverso da tutti i tipi riportati finora perché si tratta di un collare che viene impiegato esclusivamente per l’addestramento degli animali. Questi collari per cani, infatti, sono realizzati in modo da inviare delle scosse di diversa intensità e durata al collo del cane attraverso due sonde metalliche applicate a diretto contatto con la cute dell’animale. Alcune varianti possiedono anche un tono o una vibrazione in alternativa alla scossa elettrica e includono anche la possibilità di localizzazione sonora con il beeper o addirittura il Gps . Questi collari sono prevalentemente stati usati alla fine degli anni ’70 per l’addestramento dei cani da caccia: all’inizio la potenza della scossa era molto grande e veniva mal gestita dagli educatori, oggi invece i moderni collari sono dotati di intensità più basse e che l’educatore stesso può regolare. Questo collare viene usato non solo per l’addestramento, ma anche per correggere alcuni comportamenti e atteggiamenti pericolosi o dannosi che il cane assume verso il padrone o verso altre persone. Soprattutto si impiegano i collari elettrici per addestrare i cani poliziotto ed educarli a individuare droga o esplosivi.

    Questo tipo di collare aversivo è il più controverso come strumento di addestramento. Ci sono maggiori possibilità di abuso (scosse come punizione) o uso improprio (scarso tempismo della scossa). Il cane può associare la scossa dolorosa a persone, oggetti o animali presenti durante l’addestramento e sviluppare paure nei loro confronti, provocando così comportamenti aggressivi da parte del cane.

    La sentenza della Corte di Cassazione del 17 settembre 2013 ha definito l’uso del collare elettrico per addestrare il cane un maltrattamento.

    L’utilizzo di questo strumento è stato vietato ufficialmente nel nostro Paese dopo il ritrovamento di un cane che vagava incustodito munito di collare elettronico. Il proprietario è stato condannato per aver detenuto il povero sventurato in condizioni incompatibili con la sua natura, e produttive di gravi sofferenze.

    Collare a Strozzo

    I collari aversivi (“aversive training”) sono usati per l’addestramento, il contenimento e come sistema anti-abbaio di cani difficili, particolarmente irruenti. Sono creati con l’intento di inibire, correggere o punire comportamenti esuberanti inaccettabili.

    Questi collari vengono usati da addestratori che adottano metodi basati sul disturbo fisico o addirittura il dolore per insegnare al cane cosa non fare: sopprimono il comportamento non desiderato, ma non insegnano il comportamento appropriato. Un buon addestramento è una soluzione migliore. Se invece pensi che il comportamento inaccettabile del tuo cane non possa che essere gestito attraverso il contenimento fisico con metodi aversivi, consulta un allenatore esperto per capire la taglia e la forma giuste, e come usarlo correttamente.

    Il collare a strozzo è un tipo di collare confezionato in metallo, tipo catena con maglie più o meno lunghe, o può essere in corda. Sia che si preferisca nell’una o nell’altra variante, questi collari per cani presentano alle  estremità due anelli a formare un cappio che si stringe non appena viene tirato: in questo, il nome stesso del collare è abbastanza eloquente.  Il dubbio di molti padroni riguardo l’uso o meno di questo particolare tipo di collare sorge proprio quando si affrontano i motivi per i quali si potrebbero o dovrebbero usare questi collari per cani, e su come vanno usati. Prima di tutto bisogna chiarire che il collare a strozzo, nonostante il nome, non serve per strozzare realmente l’animale. Purtroppo questo è un equivoco che si crea puntualmente e che riguarda proprio il nome particolarmente truculento che si è scelto di affibbiare al collare.

    In realtà, il collare a strozzo è utile da far indossare al cane per tre buoni motivi: riesce a evitare che il cane possa facilmente sfilarselo da dosso magari con uno strattone all’indietro; inoltre indossandolo l’animale riesce a stare più comodo perché non avverte nessun tipo di costrizione nel momento in cui si comporta bene, ovvero quando non tira ma cammina al passo col padrone. Infine se usato nel modo giusto, il collare risulta utile per attirare su di sé l’attenzione del cane semplicemente esercitando un piccolo colpetto quando necessario. Naturalmente non bisogna credere che solo perché si fa indossare al proprio cane questo collare, d’improvviso smetta di strattonare o di tirare quando è a passeggio: è un comportamento che dev’essere il padrone a sapergli impartire utilizzando il collare nel modo giusto. Il cane da solo non imparerà a stare al piede, spetterà al padrone insegnargli il giusto comportamento da tenere quando si passeggia fuori.

    A proposito dello strozzo, bisogna sfatare anche la maldicenza secondo cui questo collare rappresenti una punizione per il cane: non è affatto vero. Non si tratta di uno di quei collari per cani che serve a far stare più calmo l’animale perché d’indole aggressiva: questo come altri, sono tutti tipi di atteggiamenti che vanno sempre corretti nel cane tramite un adeguato genere di addestramento. Ecco perché è naturale che un semplice collare non possa adempiere a questo compito. Il collare a strozzo viene usato dai padroni perché risulta più pratico da mettere e togliere ed è molto più sicuro nel momento in cui l’animale inizia a strattonare all’indietro. Inoltre, strano ma vero, è anche più confortevole per il cane stesso in quanto non gli rovina il pelo come invece possono fare altri tipi di collari per cani realizzati in nylon o fibre sintetiche. Chi decide di prendere un collare a strozzo per il proprio amico a quattro zampe deve quindi saperlo usare, dato che lo scopo principale del collare è quello di educare l’animale ad assimilare certi atteggiamenti durante l’uscita e quando sta al guinzaglio. Infatti il collare a strozzo viene proprio indossato da quei cani a cui risulta difficile apprendere una giusta condotta e assumere dei corretti atteggiamenti con i normali metodi educativi. Se il padrone ha provato anche a consultare un educatore cinofilo professionista senza però ottenere dal proprio cane i risultati sperati, può provare a usare il collare a strozzo ma solo a condizione che sappia realmente usarlo nella maniera corretta. In pratica, se non si sa come sfruttare le potenzialità dello strozzo, meglio evitare di mettere al cane questo collare, altrimenti si rischierà solo di infliggergli la pena di sentirsi strozzare o annaspare.

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  • Quando si Fa la Sverminazione del Cane

    In questa guida spieghiamo quando si fa la sverminazione del cane.

    Sverminazione cani: la prima va fatta da cuccioli

    Forse non tutti i padroni di un cane sanno che il cucciolo appena nasce ha i vermi, i cosiddetti ascaridi. Si tratta di vermetti dalla forma lunga e cilindrica che, in genere, proliferano nell’intestino dei cani. È strano pensare che i cuccioli appena nati abbiano già i vermi, dato che di solito si crede che la sverminazione dei cani avvenga solo in età adulta. Purtroppo non è così: i cuccioli ce li hanno e, nella maggior parte dei casi, gli ascaridi vengono trasmessi proprio dalla madre quando i cuccioli sono ancora dei feti. In pratica avviene una specie di migrazione transplacentare di larve che infetta i feti. Secondo studi recenti, inoltre, si è scoperto che i vermi possono essere trasmessi anche attraverso il latte materno che può rappresentare, quindi, un’ulteriore causa della presenza di vermi nei cuccioli. Per questi motivi è necessario effettuare la sverminazione cani appena possibile. Salvaguardare la salute del proprio cane fin da piccolo è di fondamentale importanza, perché i vermi parassitari dell’intestino possono facilmente compromettere una crescita sana del cucciolo, quindi meglio prevenire curando l’animale in tempo.

    La prima sverminazione va eseguita a venti giorni di distanza dalla nascita dei cuccioli ed è bene che anche la mamma venga sottoposta allo stesso tipo di trattamento, usando lo stesso vermifugo assunto dai cuccioli: i piccoli continuano a essere allattati dalla madre per i primi due mesi di vita, per cui è opportuno sverminare anche lei così che non continui a infettare i cuccioli attraverso l’allattamento. Dopo questa prima sverminazione cani, la profilassi vuole che un’altra sverminazione sia praticata a distanza di venti o venticinque giorni dalla prima per assicurarsi di aver completamente risolto il problema dei parassiti. Inutile sottolineare come in questa delicata fase, debba essere un medico veterinario a seguire il cucciolo e a prescrivere le dosi del vermifugo adatte sia ai piccoli che alla madre. In questi casi il padrone del cane non può improvvisarsi medico e decidere arbitrariamente il tipo di vermifugo da somministrare ai cuccioli. Attenzione quindi a rivolgersi al professionista per questo tipo di cure.

    Sverminazione cani: il richiamo

    Dopo questi primi due attacchi ai vermi, per essere sicuri che il cucciolo non rischi ulteriormente è consigliabile verso i due mesi raccogliere dei campioni di feci e portarle dal veterinario che le analizzerà proprio per assicurarsi che la sverminazione abbia fatto effetto del tutto. Con l’analisi delle feci, infatti, il veterinario saprà affermare o meno la presenza di vermi nell’intestino del cucciolo e, se l’esame risultasse positivo, prescrivere il prodotto sverminante più adatto. Ogni sei mesi e per tutta la vita del cane, è bene ripetere ed effettuare la sverminazione, una prassi molto importante per il cane che vive a stretto contatto con il padrone e che potrebbe trasmettergli dei parassiti gastrointestinali.

    Proprio perché sia il padrone che l’animale possano essere sicuri della propria salute l’uno affianco all’altro, si consiglia di non tralasciare mai la profilassi della sverminazione se non si vuole rischiare di contrarre patologie piuttosto rare. È stato studiato come l’ingestione da parte dell’uomo della larva di ascaride dia luogo alla cosiddetta malattia da larva migrans. Nell’uomo infatti l’ascaride non provoca la stessa gastroenterite parassitaria del cane, perché la larva si sistema in altri organi, arrivando addirittura a localizzarsi a livello oculare. Altri parassiti intestinali del cane come gli ancilostomi, possono causare nell’uomo una malattia cutanea molto rara, senza menzionare l’echinococcosi che, se contratta, risulta una patologia molto pericolosa per l’uomo. Quindi quando si decide di prendere con sé un cane e non si vuole rischiare di contrarre zoonosi parassitarie, bisogna seguire un giusto programma di sverminazione cuccioli non solo per garantire la salute del proprio amico a quattro zampe ma anche la propria e di tutta la famiglia.

  • Taurina per Gatto – Migliori Prodotti, Opinioni e Prezzi

    Forse non tutti sanno che ogni felino che si rispetti si caratterizza per uno specifico bisogno metabolico di assumere la taurina attraverso una dieta sana e nutriente. Questo bisogno dipende dal fatto che la sintesi di questo particolare amminoacido è mediata da determinati enzimi che, proprio nei gatti, svolgono un’azione limitata.

    La taurina, infatti, è un amminoacido che ha la funzione di produrre gli acidi biliari e di regolare il calcio presente all’interno delle cellule, indispensabile per far funzionare nel modo corretto il tessuto nervoso e quello muscolare dell’animale. In pratica rappresenta uno degli elementi fondamentali che contribuisce al benessere generale del gatto. Ciò è stato provato dai ricercatori della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università Federico II di Napoli che hanno scoperto come l’incidenza della cardiomiopatia dilatativa sia diminuita proprio attraverso l’integrazione della taurina nell’alimentazione dei felini domestici.

    Quanta taurina assumere?

    Si conta che il fabbisogno medio giornaliero di taurina nel gatto si aggiri tra i 250 e i 500 mg a seconda del peso del micio: queste misure rappresentano la dose ottimale che ogni felino domestico dovrebbe ingerire per non scatenare eventuali  gravi patologie.

    La taurina è presente all’interno di tutti i tessuti di origine animale ma non nei vegetali, per questo si raccomanda sempre ai padroni di gatti di nutrirli con un’alimentazione a base di carne e non esclusivamente con cibi a base vegetale che invece potrebbero provocare un inizio di malattia. Ecco perché attraverso una dieta mirata fatta di alimenti industriali in cui sia garantita una certa quantità di taurina, si può assicurare al gatto l’apporto sufficiente per farlo crescere sano e forte. Questo amminoacido infatti è responsabile dello sviluppo dei tessuti nervosi, del mantenimento della vista e delle corrette funzioni cardiache nonché nelle femmine può essere fondamentale per la riproduzione.

    Come cambiare l’alimentazione

    Se contate di alimentare il vostro micio con cibi casalinghi dovrete ricordare di aggiungere a questa dieta delle sufficienti dosi di taurina, che ormai è facile trovare in vendita come integratore nei negozi o nei centri specializzati per la cura degli animali. Se si è diffidente nei confronti dell’assunzione di integratori, una valida alternativa può essere rappresentata da una dieta basata quasi esclusivamente su carne o pesce crudo: la taurina si trova in quantità maggiori proprio in questi alimenti di cui un micio di solito si rivela particolarmente goloso. Naturalmente l’integrazione dell’amminoacido non dev’essere stabilita dal padrone ma dal veterinario: è fondamentale che la somministrazione  avvenga sempre sotto controllo medico e su consiglio esclusivo del veterinario, che è l’unico specialista in grado di indicare le giuste quantità di taurina necessarie. Prestare attenzione all’alimentazione del proprio gatto può aiutare a non commettere errori: per esempio, gamberetti e cozze sono molto ricchi di taurina eppure non rappresentano esattamente gli alimenti più consoni alla dieta felina. Proprio per non sbagliare il tipo di alimentazione da somministrare al proprio gatto, è meglio scegliere alimenti in scatola in cui sia assicurata la presenza di una dose sufficiente di taurina.

    È  importante saper leggere l’etichetta dei prodotti al momento del loro acquisto per essere sicuri che quelli scelti siano adatti allo scopo. Come precedentemente sottolineato, l’assenza o la carenza di taurina può causare diverse patologie anche piuttosto gravi come la degenerazione centrale della retina, che può essere soggetta a lesioni bilaterali e progressive nel tempo tanto da indurre l’animale alla cecità assoluta. Importante la taurina anche per la riproduzione: il gatto può soffrire di una scarsa efficienza riproduttiva dovuta a riassorbimento fetale, ad aborti, alla nascita di gattini morti o rachitici. Della scarsa presenza di taurina risente anche il miocardio che indebolito provoca una disfunzione che porta a una dilatazione del ventricolo sinistro e all’assottigliamento delle pareti del cuore. Una corretta integrazione di taurina nell’alimentazione del gatto può rendere reversibili molte di queste patologie, e può risanare un’eventuale inefficienza del sistema immunitario, della capacità uditiva e potenziali lesioni al tessuto renale.

    Taurina gatto: una scoperta storica

    Non è stata sempre nota l’importanza della taurina per il metabolismo degli animali: la sua scoperta infatti risale alla prima metà dell’Ottocento e si deve alle ricerche effettuate da due scienziati austriaci, Leopold Gmelin e Friedrich Tiedemann. In realtà questa scoperta è stata di fondamentale importanza non solo per imparare a conoscere meglio i gatti, ma anche per capire il funzionamento della taurina e il suo ruolo nel metabolismo di tutti gli altri mammiferi, uomo compreso.

    Meglio conosciuto dai chimici come acido 2-amminoetanosulfonico, la taurina è una sostanza acida che è presente in molti tessuti di vari animali e infatti il nome deriva proprio dal latino, taurus, ovvero toro, proprio perché Gmelin e Tiedemann la scoprirono per la prima volta nella bile di un toro. Sebbene possa trovarsi anche in alcune specie batteriche, la taurina è completamente assente nei vegetali, per questo si raccomanda di nutrire gli animali che ne hanno bisogno con un’alimentazione a base di carne e pesce crudo. Sotto  questo punto di vista, la scoperta dei due austriaci ha rappresentato una svolta importante per conoscere i fabbisogni nutrizionali di molti animali, non solo dei gatti domestici.

    Taurina per Gatto più Venduta

    In questa lista è possibile trovare la taurina per gatto più venduta in questo momento con le opinioni degli acquirenti e il prezzo.

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