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  • Criceto – Allevamento, Alimentazione e Caratteristiche

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cricetto, il suo carattere e l’alimentazione corretta per allevarlo.

    Il criceto, caratteristiche generali

    I criceti sono piccoli animali appartenenti all’ordine dei Roditori e, più nello specifico, alla famiglia dei Cricetidi. All’interno di questo gruppo tassonomico troviamo circa 550 specie diverse, ma i criceti che di solito si possono trovare presso i negozi di animali appartengono a tre generi principali: Mesocricetus, Phodopus e Cricetulus. L’etimologia del termine “criceto” non è ben chiara, ma sembra che possa derivare dal boemo krecek.

    I criceti di interesse commerciale sono caratterizzati da una taglia medio-piccola, e a seconda delle specie le dimensioni possono andare dai 5 ai 15 centimetri di lunghezza, con un peso che non supera i 150 grammi negli esemplari adulti. Le zampe di questi piccoli roditori, il cui corpo è ricoperto di una pelliccia folta e morbida, sono corte e tozze; mentre in quelle posteriori vi sono cinque dita, nelle zampe anteriori ne sono visibili solo quattro.

    Gli occhi del criceto sono grandi, sporgenti e di colore scuro, proprio come avviene in tutti gli animali dalle abitudini tipicamente notturne; in prossimità del naso sono inseriti lunghi baffi che consentono all’animale di orientarsi anche in assenza di luce. Le orecchie sono relativamente grandi e ricoperte da una pelle molto delicata. Una delle caratteristiche distintive dei criceti è la presenza di tasche guanciali ai lati del muso: le guance sono infatti ricoperte di una pelle molto elastica, in grado di dilatarsi notevolmente. Proprio all’interno delle tasche guanciali il criceto è solito accumulare semi ed altri alimenti per serbarli temporaneamente e trasportarli poi alla tana.

    La dentatura del criceto è molto particolare: nella zona anteriore della bocca si trovano quattro denti incisivi (due inferiori e due superiori) molto affilati, la cui crescita avviene in maniera continua per tutta la vita dell’animale. Questi denti, definiti in termine tecnico come ipsiodonti, vengono continuamente consumati perché utilizzati per aprire semi e mordicchiare il cibo. Si tratta quindi di una crescita che viene costantemente mantenuta in equilibrio dall’usura, ed è per questo che il criceto ama rosicchiare qua e là tutto quel che gli capita a tiro.

    https://www.youtube.com/watch?v=M-fxBLJgims

    Le specie ‘commerciali’ di criceti

    Criceto dorato o siriano

    Il criceto dorato, detto anche criceto siriano, appartiene alla specie Mesocricetus auratus ed è uno dei roditori domestici più diffusi a livello mondiale come animale da compagnia. Questa specie è originaria del Medioriente e la sua indole è docile e tranquilla, anche se bisogna prestare molta attenzione dal momento che si tratta di un animale sensibile che si spaventa molto facilmente e non deve essere pertanto ‘maneggiato’ troppo.

    La vita media di questi roditori domestici è di un paio d’anni, e solo raramente gli esemplari arrivano a vivere tre o quattro anni; raggiunta l’età adulta, il loro peso di aggira intorno ai 100-150 grammi e le femmine sono di dimensioni leggermente superiori rispetto ai maschi. La lunghezza del corpo è di una ventina di centimetri, e la maturità sessuale viene raggiunta nel giro di un solo mese dalla nascita.

    Per quanto riguarda le cure da prestare al criceto dorato, si raccomanda che le temperature si mantengano sempre intorno ai 18-22°C, evitando gli sbalzi termici e le correnti d’aria. Anche l’eccessiva umidità ambientale è deleteria per la salute del criceto, pertanto bisognerebbe collocare la gabbia in un luogo dove l’umidità relativa dell’aria si mantenga intorno al 30-70%. Questa specie è di poche pretese e non richiede attenzioni assidue, a patto che agli esemplari sia sempre fornita acqua fresca, cibo di buona qualità e uno spazio sufficiente a disposizione.

    Del criceto dorato esistono diverse varietà, che si distinguono principalmente per la lunghezza della pelliccia (‘short hair’, a pelo corto, e ‘long hair’, a pelo lungo); in particolare, le più diffuse sono:

     

    –        Short Hair Golden: è un criceto dal pelo corto e uniforme, molto morbido, di colore dorato che può assumere sfumature tendenti al crema o al biondo.

    –        Short Hair Piebald: questo criceto, la cui pancia è di colore bianco, presenta un mantello a pelo corto chiazzato di nero, marrone, miele oppure grigio.

    –        Short Hair Dark Chocolate: il colore di questa varietà, come si intuisce dal nome, è marrone scuro.

    –        Long Hair Banded: in questa varietà gli esemplari sono caratterizzati da un mantello con una striscia bianca che si estende per circa un terzo del corpo. Gli altri colori della pelliccia possono essere dorato, ocra, marrone o nero, molto spesso mescolati irregolarmente tra loro.

    –        Long Hair Black Eyed Cream: questa tipologia di criceto a pelo lungo è caratterizzata da un mantello uniforme dal tipico color crema.

     

    Altre diffuse varietà di criceto dorato sono Short Hair Black (pelliccia nera e corta), Short Hair Blonde Red Eyed (varietà albina con mantello dal pelo corto, interamente bianco, ed occhi rossi), Long Hair Cinnamon Satin (varietà dal pelo lungo color cannella, di aspetto e consistenza sericea) e Long Hair Tortoiseshell (pelo lungo con variegature ‘a guscio di tartaruga’). Esiste persino una varietà di criceto dorato interamente glabra, nota come Hairless Syrian Hamster, piuttosto rara e che necessita di molte cure perché non tollera il freddo.

     

    Criceto Roborovskij

    Il Phodopus roborovskij è un criceto che deve il suo nome al naturalista che nel 1894, primo fra gli occidentali, incontrò questo animale in Asia. I criceti appartenenti a questa specie sono i più piccoli in assoluto: la loro lunghezza infatti non supera i 4 o 5 centimetri, mentre il peso degli esemplari adulti si aggira intorno ai 15-20 grammi. La pelliccia del criceto Roborovskij è corta e di colore marrone sul dorso, più chiara sui fianchi, e sfuma nel bianco della zona ventrale.

    Il Roborovskij è un criceto molto pulito e facile da tenere in casa, anche se date le sue dimensioni e la vivacità innata della specie si tratta di un animale difficile da maneggiare. In genere la durata di vita media di questi criceti è di tre anni, ma se le condizioni ambientali sono ottimali gli esemplari sono in grado di vivere anche più a lungo. Provenendo da zone desertiche, il criceto Roborovskij ha bisogno di umidità ambientali non eccessive (intorno al 40-70% massimo) e di temperature che non superino i 20-22°C.

     

    Criceto Campbell

    Il criceto Campbell, il cui nome scientifico è Phodopus campbelli, è un roditore di medie dimensioni la cui lunghezza da adulto è di 8-12 centimetri, con un peso che può andare dai 30 ai 50 grammi circa. A differenza di molte altre, in questa specie i maschi tendono a raggiungere dimensioni corporee superiori a quelle delle femmine.

    La pelliccia di questi roditori domestici è folta e molto morbida, data la sua esigenza di proteggersi dal freddo intenso: il criceto Campbell è infatti originario delle steppe dell’Asia orientale. Il mantello può assumere diverse tonalità di colore: in genere, gli esemplari presentano un pelo grigio ma non mancano i criceti con pelliccia argentata e persino con livrea albina, sia con occhi neri che con occhi rossi. Il muso di questa specie è affusolato, mentre la coda è tipicamente ‘a ponpon’. La durata media di vita è intorno ai due anni, anche se non mancano gli esemplari più longevi (sino a tre o quattro anni) che tuttavia rappresentano l’eccezione.

     

    Criceto Winter White

    Il criceto conosciuto come Winter White appartiene alla specie Phodopus sungorus ed è arrivato nel nostro Paese in anni recenti, dal momento che fu introdotto in occidente solo verso la fine degli anni ’70. Le origini della specie vanno ricercate nell’Asia occidentale, ed è per questo che essa è nota anche come “criceto siberiano”. Questo criceto purtroppo non ha un grande potenziale in termini di longevità, dal momento che gli esemplari arrivano in genere a un anno e mezzo o due di vita; esistono comunque eccezioni, con criceti Winter White anche di tre o quattro anni, ma sono casi poco frequenti.

    Il Winter White è un criceto che presenta un dorso di colore grigio chiaro e una zona ventrale bianca, così come lo sono le zampe. A proposito di colore, il nome di questo criceto è tutt’altro che casuale: durante la stagione invernale, infatti, negli esemplari tenuti in condizioni di illuminazione naturale il colore della pelliccia tende a virare verso il bianco, in parte o del tutto. Questo fenomeno, conosciuto come dimorfismo stagionale, è comune a molti altri animali ed è una risposta evolutiva che permette di mimetizzarsi meglio nella neve e sfuggire così ai predatori naturali.

    La pelliccia si estende anche sulle zampe, una caratteristica che distingue questi roditori domestici da molte altre specie; la lunghezza massima è di circa 12 centimetri, mentre il peso può oscillare dai 30 ai 60 grammi. I maschi, in genere, sono di dimensioni e peso superiore rispetto alle femmine. Il Winter White è un criceto dall’indole docile, che deve però essere rispettato evitando di maneggiarlo con insistenza e non disturbandolo durante il giorno, quando l’animale tende a sonnecchiare (i criceti sono, infatti, animali dalle abitudini notturne che tendono a risvegliarsi solo con l’imbrunire).

     

    Criceto cinese

    Il criceto cinese, che dal punto di vista tassonomico appartiene alla specie Cricetulus griseus, è un piccolo roditore che raggiunge i 10-12 centimetri di lunghezza, con un peso che in genere non va oltre i 30 o 40 grammi. La maturità sessuale è piuttosto precoce in questa specie, dal momento che sopraggiunge entro 8-12 settimane dalla nascita; la gestazione ha una durata di una ventina di giorni, e termina con la nascita di cucciolate da 4 o 5 piccoli.

    Questa specie, per la verità non molto semplice da reperire nel nostro Paese, è originaria delle zone aride della Cina e presenta un mantello di colore variabile dal marrone al grigio. La zona ventrale è completamente bianca, mentre lungo il dorso è presente una striscia bruno-nerastra. Proprio per via della sua caratteristica livrea, il criceto cinese assomiglia vagamente ad un topo, ed è per questo che la specie viene spesso descritta dagli anglosassoni con il termine mouse-like (“simile al topo”).

    Mediamente la durata della vita di un criceto cinese va dai due ai tre anni. Questi animali non sono molto semplici da tenere in cattività, dal momento che sono piuttosto attivi ed aggressivi nei confronti degli altri esemplari. Nei confronti dell’uomo, tuttavia, la loro indole si rivela docile e per certi versi anche timida. È importante ricordare che questi criceti sono agilissimi, e facilmente riescono a scavalcare le pareti di un contenitore o passare tra le sbarre delle gabbiette; pertanto, la sistemazione ideale è rappresentata da un contenitore in plexiglass chiuso da un coperchio.

    Come Scegliere Cucciolo di Criceto

    Quando compriamo un animale è sempre importante capire se è in buona salute e questo vale anche per i criceti. Riconoscere se un criceto sta bene solo apparentemente può sembrare difficile, in realtà vi sono segni ben visibili ad occhio nudo che manifestano il suo stato di salute. Di seguito pratici consigli per capire se l’animale che si sta per acquistare sta bene.
    Ovvio che più un criceto va avanti con l’età più è alto il rischio che l’animale possa andare incontro a malattie oppure già ne abbia, quindi la prima cosa è provare a verificarne l’età: il tutto può essere fatto osservando le orecchie. Il criceto giovane ha le orecchie flessibili, ricoperte di pelo e l’interno del padiglione è anch’esso ricoperto di pelo. Queste caratteristiche lo distinguono da un animale già adulto. Il criceto non dovrebbe avere oltre le dieci settimane nel momento in cui viene comprato altrimenti è difficile l’adattamento al nuovo ambiente.
    La seconda cosa da guardare è l’aspetto fisico, non deve essere denutrito e per verificare ciò occorre guardare la colonna vertebrale, se questa è ben visibile ad occhio nudo l’animale e deperito. Il pelo deve essere morbido e lucido.
    Osservate il pelo vicino alla coda, intorno agli occhi e al naso, se risulta essere umido il criceto potrebbe soffrire già di qualche patologia o infezione riguardante intestino, occhi o vie respiratorie. L’ addome non deve essere gonfio, però ricordate che a 5 settimane possono già riprodursi, quindi se sono stati in gabbia con maschi il gonfiore potrebbe essere dovuto ad una gravidanza.
    Altro elemento che denota lo stato di salute del criceto sono gli occhi. Gli stessi devono essere vispi, se quando andate sonnecchia, provate a toccarlo per svegliarlo, se risponde bene agli stimoli è in buona salute. Essendo un animale notturno avrete migliori risultati andando di sera.
    Prima di acquistare un criceto guardate anche gli altri presenti nella gabbia, se li vedete poco in salute desistete dal comprare perchè se i compagni hanno contratto qualche patologia, la stessa potrebbe già essere stata trasmessa anche all’animale dall’apparenza sana.

    Il carattere e il comportamento del criceto

    I criceti sono animali che, in natura, appaiono solitamente molto schivi e timidi; le loro esplorazioni del territorio circostante si limitano alla sola ricerca di cibo e, in caso di pericolo, fuggono precipitosamente nella loro tana. Gli animali allevati, al contrario, essendo abituati sin da subito a trovarsi in contatto con l’uomo e ad essere maneggiati, sono molto più socievoli. A seconda della specie, inoltre, cambia la predisposizione al contatto con l’essere umano. I criceti dal carattere più tranquillo e pacato sono quelli dorati, mentre i criceti di Roborowsky sono solitamente più irrequieti e difficili da gestire al di fuori della gabbia.

    La natura dei criceti è quella di essere animali notturni, pertanto questi piccoli roditori tendono a dormicchiare e ad essere poco vivaci durante il giorno. Con l’avvicinarsi del crepuscolo le loro attività iniziano ad aumentare, rimanendo su livelli elevati sino al sopraggiungere del mattino. Quando il criceto sta dormendo o appare assonnato, non bisogna mai cercare di stimolarlo perché potrebbe infastidirsi. È sempre bene tenere i criceti in gabbie singole, dal momento che questi animali vivono meglio in spazi ampi e senza la competizione con altri esemplari.

    Niente paura se il criceto viene “sorpreso” a cibarsi delle sue feci: si tratta di un comportamento del tutto naturale, noto con il termine di coprofagia. L’animale si nutre di escrementi allo scopo di integrare la propria dieta con sostanze nutritive (proteine e vitamine) prodotte dalla flora intestinale.

    L’alimentazione dei criceti

    I criceti che vivono in natura sono definiti come granivori, ovvero si nutrono principalmente di semi; tuttavia la loro alimentazione è composta anche da altri vegetali come ad esempio frutta, foglie, germogli e talvolta anche invertebrati di piccole dimensioni. Ai criceti domestici solitamente si somministrano alimenti già pronti, formulati in modo tale da rispondere alle loro esigenze nutritive. È stato dimostrato che i fabbisogni ideali per questi piccoli roditori sono ripartiti in fibre (18-20%), proteine (16-20%), carboidrati (8-10%) e grassi (4-6%).

    I mangimi venduti per l’alimentazione dei criceti sono secchi, e consistono in miscele di diverse tipologie di semi e cereali (girasole, avena, orzo, mais…), frutta secca (arachidi) e cereali in fiocchi addizionati talvolta di vitamine e sali minerali. Non sempre, tuttavia, questi mangimi sono prodotti con materie prime di buona qualità ed è per questo che molti esperti consigliano di nutrire il proprio criceto con alimenti destinati al consumo umano come ad esempio legumi secchi (quelli che si impiegano per preparare le zuppe, per intenderci), cereali soffiati e muesli non zuccherato. Questi alimenti possono essere integrati con verdure fresche (carote, zucchine, sedano, finocchi, insalata…) e frutta (mele, pere, arance…) evitando quella più ricca in zuccheri (fichi, banane…). Ogni 10 o 15 giorni è bene fornire al criceto anche una piccola integrazione proteica, ad esempio dandogli da mangiare albumi d’uovo cotti, tonno al naturale, pezzettini di carne bianca e – se non si è troppo schizzinosi a riguardo! – anche piccoli lombrichi, insetti o larve.

    Non tutto ciò di cui cibiamo noi, ovviamente, può essere somministrato al criceto dal momento che alcuni alimenti rappresentano dei veri e propri veleni per questo roditore. Gli “errori alimentari” peggiori che si possono fare consistono nel fornire all’animale cibi come cioccolato, pane, prodotti da forno in genere, latte e alimenti ricchi in zucchero e/o grassi. Il rischio concreto è infatti che l’animale possa sviluppare carie, ingrassare e persino ammalarsi di diabete.

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    Come Addestrare un Criceto

    Il criceto è un grazioso roditore domestico che molte famiglie tengono in casa perché tranquillo e giocherellone e piuttosto semplice da curare, ma pur essendo facilmente addomesticabile ci sono delle cose da sapere prima di prenderlo in mano, perché, per quanto strano vi possa sembrare, il vostro piccolo criceto può anche mordere.

    Per addomesticare un criceto innanzitutto è bene prenderlo da molto piccolo: poi, appena portato in casa è opportuno lasciarlo per qualche giorno in un ambiente tranquillo e silenzioso, senza toccarlo. Bisogna limitarsi a restare fermi vicino alla gabbietta, magari parlandogli con dolcezza finché non avrà imparato a riconoscere la vostra voce ed a sentirsi al sicuro. Dopo un po’ di tempo potete provare a mettere del cibo sulla mano ed avvicinarla lentamente all’animaletto in attesa che senta il desidero di salirvi per mangiare. Una volta superata questa prima fase potete cominciare ad accarezzarlo, ma sempre in maniera delicato e graduale, smettendo subito se dimostra di non gradirlo.
    Quando il vostro criceto avrà perso la sua diffidenza naturale, allora potrete tenerlo in mano sempre un po’ più a lungo in modo che impari ad essere “maneggiato”, ma sarebbe opportuno farlo sempre in ginocchio o seduti per terra perché il criceto comunque si stancherà di stare fermo e tenderà a scappare, quindi con un’eventuale caduta non deve farsi male.
    Una cosa importante da sapere, inoltre, è che il criceto ha il sonno particolarmente pesante ed è sconsigliato toccarlo mentre dorme perché se si sveglia bruscamente potrebbe avere la reazione di naturale di mordervi.
    Un altro accorgimento è quello di avere mani pulite e senza odori particolari, per esempio di cibo, che lo potrebbero confondere, dato che il criceto vi riconosce soprattutto attraverso l’olfatto.

    C’è comunque da considerare è che i criceti non sono tutti uguali, ognuno ha i suoi tempi e le sue caratteristiche, perciò ci sono criceti che amano essere toccati e coccolati, mentre altri rifiutano ogni contatto: in quest’ultimo caso il criceto non va assolutamente forzato e vi dovete rassegnare ad osservarlo senza disturbare.

    Come Allevare un Criceto

    Il criceto è un animale che richiede poche attenzioni, e che tutti possono tenere in casa a patto di prendersene cura in modo responsabile. In particolare, gabbia, mangiatoia ed abbeveratoio devono essere puliti ogni 3 o 4 giorni per evitare la formazione di cattivi odori.

     

    La gabbietta

    Prima di tutto deve essere scelta una gabbia apposita per criceti, di dimensioni sufficienti per permettere all’animale di muoversi in libertà. Nella gabbia si possono mettere piccoli giochi che il criceto utilizzerà per fare un po’ di moto, come ad esempio la classica ruota oppure un piccolo tunnel. Di solito le gabbie sono realizzate in metallo, ma ne esistono anche in plexiglass; alcuni appassionati tengono il proprio criceto all’interno di un terrario.

    La gabbia deve essere quadrata o rettangolare, per permettere al criceto di rannicchiarsi negli angoli. Il luogo ideale dove collocarla è lontano dalla luce solare diretta e dalle correnti d’aria, possibilmente a temperature che non superino i 15-18°C.

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    Accessori per Criceti
    Avete appena acquistato un criceto, magari per i vostri bambini, e state attrezzando la sua gabbietta con alimenti e giochi per la sua attività.
    Per iniziare, occorre sapere che il criceto è tendenzialmente un animale notturno e, se durante il giorno ozia pigramente nella sua tana o in un angolo della gabbia, di notte lo sentirete correre sulla ruota o trafficare con cibo e materiale in giro per lo spazio a lui destinato.
    Per rendergli la vita più attiva e quindi piacevole, è bene preparargli un ambiente confortevole e pieno di giochi compatibilmente con lo spazio a disposizione.
    Nella sua gabbietta non devono assolutamente mai mancare una tana in cui farà scorta del cibo e si ritirerà nei momenti di sonno, una vaschetta per la sua pulizia e acqua.
    A livello di gioco, oltre alla classica ruota dove passerà la maggior parte del suo tempo camminando e correndo a gran velocità, sono interessanti anche i tubi in plastica che creano una sorta di percorso all’interno delle sbarre.
    Se la gabbia è troppo piccola, questi tubi vi permettono addirittura di collegarla ad un’altra struttura senza che il criceto debba uscire dalle sbarre.
    Molti, volendo risparmiare sulle spese dei tubi, acquistabili nei negozi per animali, ne costruiscono alcuni assemblando tubi di cartone come quelli della carta igienica; potrebbe essere un’idea interessante se non fosse che, dopo poco tempo, il criceto li avrà disfati con i suoi denti aguzzi.
    In commercio ci sono poi delle piccole tane ricavate da noci di cocco dentro le quali il roditore di famiglia si sbizzarrirà a giocare, oppure dei veri e propri percorsi “agility” a lui dedicati composti da scalette, piccole piattaforme, cordicelle e assi.
    Se vi rendete conto che la gabbietta è particolarmente vuota ed il criceto tende a passare il tempo a rosicchiare le sbarre per tentare la fuga, significa che si annoia e cerca un’attività alternativa.
    Potete quindi farlo uscire dal suo ambiente per fargli esplorare la zona circostante ma, se non vi piace l’idea di vederlo in giro, esistono delle palline di plastica dentro le quali il simpatico animaletto si divertirà a rotolare in cerca di nuove avventure.
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    Il nido

    Nella gabbia deve essere predisposto un nido, che il criceto trasformerà nella propria “casetta” all’interno della quale dormire ed accumulare cibo. Il materiale del nido deve essere atossico, e in commercio si possono trovare diversi modelli di questi accessori. È possibile costruire da soli un piccolo nido per il criceto, rivestendolo con una fodera morbida ma resistente; da evitare è il cotone, che tende a sfilacciarsi in modo eccessivo.

     

    Cibo ed acqua

    Nei negozi di animali è possibile trovare apposite mangiatoie per criceti; alcune sono ad esempio dotate di tramoggia, molto pratiche perché si svuotano solo all’occorrenza. Nella gabbia deve ovviamente trovare spazio un piccolo abbeveratoio presso il quale il criceto si possa dissetare. È importante che l’acqua sia sempre fresca, pertanto si consiglia di cambiarla tutti i giorni.

     

    Approcciarsi al criceto

    Anche se i bambini amano molto i criceti, è bene non lasciar maneggiare questi roditori ai più piccoli. I criceti infatti soffrono se manipolati troppo, e spesso la gioia incontenibile dei bambini più causare stress e reazioni negative, come ad esempio i classici morsi. Il criceto morde solo se spaventato, e deve essere lasciato in pace se si rannicchia nella sua tana, con le orecchie rivolte all’indietro. Al contrario, quando il criceto è vispo e annusa l’aria, è possibile avvicinarlo con rispetto allungandogli pezzetti di cibo.

     

    Il linguaggio del corpo dei roditori

    Ecco alcuni comportamenti del criceto che, nel suo particolarissimo “linguaggio del corpo”, hanno significati ben precisi che bisogna saper interpretare:

    –      Quando il criceto morde con insistenza le sbarre della gabbietta significa che ha bisogno di oggetti duri per affilarsi i denti, oppure che si sta annoiando.

    –      Quando l’animale si presenta con un comportamento iperattivo (ad esempio salta e compie acrobazie all’interno della gabbia) significa che è irritato o al contrario molto annoiato.

    –      Squittii o borbottii sommessi sono il chiaro segnale che qualcosa sta disturbando il criceto, pertanto è bene lasciarlo stare.

    –      Le orecchie ripiegate all’indietro sul capo e una posizione appiattita con dorso arcuato significano che il criceto sta assumendo un atteggiamento aggressivo, ad esempio perché si sente spaventato.

    –      Se il criceto si alza sulle zampe posteriori, agitando nell’aria quelle anteriori, significa che si vuole difendere da qualcosa. Se invece il criceto è semplicemente seduto sulle zampe posteriori, vuol dire che sta annusando l’aria o si sta concentrando su qualche particolare dell’ambiente circostante.

    –      Un criceto che sfugge al contatto, rannicchiandosi negli angoli o all’interno della sua tana, è un animale che ha paura e che probabilmente non ha ancora preso confidenza con l’uomo. In questi casi il criceto deve essere lasciato tranquillo, attendendo pazientemente che si abitui al contatto.

    –      Lo sbadiglio, nel criceto, non è un segno di sonnolenza o di noia ma piuttosto la dimostrazione che l’animale si sente tranquillo, appagato e protetto.

     

    Gli errori più comuni coi criceti

    Purtroppo alcune persone decidono di adottare un criceto senza rendersi conto di tutto ciò che una simile scelta implica, a partire dall’impegno in termini di tempo ed attenzioni. Per questo, prima di acquistare uno di questi piccoli roditori, è bene ricordare che ogni giorno bisogna far camminare il criceto al di fuori della gabbia, cambiare l’acqua, fornirgli cibo e pulire la gabbia. Non bisogna assolutamente cedere alla tentazione di adottare un criceto solo per far contenti i propri figli, dal momento che inevitabilmente i bambini tendono a dimenticarsene una volta passata la fase di novità iniziale.

    Nella stessa gabbia non devono essere mai ospitati due criceti contemporaneamente, nemmeno per brevi periodi di tempo e nemmeno se provengono dalla stessa cucciolata. Le diverse specie sono più o meno aggressive nei confronti dei propri simili, pertanto il rischio concreto è che gli animali si feriscano a vicenda (talvolta anche in modo letale) nel tentativo di conquistare l’esiguo territorio a disposizione. Ancor peggio è cercare di far convivere all’interno della medesima gabbietta due criceti appartenenti a specie diverse.

    I criceti, si sa, sono animali estremamente prolifici pertanto bisogna evitare la nascita di cucciolate se non si è sicuri che qualcuno poi adotterà i piccoli. Se si decide di far procreare una coppia di criceti, è bene ricordarsi di lasciare la madre in totale tranquillità, senza disturbarla e soprattutto evitando nel modo più assoluto di toccare i cuccioli durante la fase di allattamento. Questo periodo è infatti cruciale per la sopravvivenza dei piccoli, e toccarli significa alterare il loro odore corporeo: può quindi capitare che la madre li abbandoni o li uccida perché non più in grado di riconoscerli. In presenza di cucciolate, gli interventi umani devono ridursi al minimo indispensabile nelle prime tre settimane, ovvero cambio dell’acqua e somministrazione di cibo.

    Igiene Criceto

    Il criceto, come il gatto, utilizza le zampine per le operazioni di igiene quotidiana. Lecca le estremità e le strofina prima sul musetto e poi su tutto il corpo, garantendosi in questo modo la pulizia ed il profumo del proprio manto. Evitare assolutamente di immergerli in acqua, perché potrebbero andare in ipotermia e di conseguenza morire dopo pochi istanti.
    In casi estremi il criceto può essere lavato con molta cautela, seguendo delle indicazioni ben precise: innanzitutto usare poca acqua tiepida e non bagnare assolutamente il musetto. L’animaletto va deterso con piccoli movimenti e tamponato immediatamente con un panno morbido e, se ancora umido, asciugato con un getto d’aria lieve e tiepido. Fondamentale per la sua salute è evitare gli sbalzi di temperatura, quindi l’operazione di pulizia andrà compiuta in un ambiente caldo ed accogliente.
    Ci sono comunque diversi modi per garantire igiene e profumo al criceto senza usare l’acqua, ma seguendo alcune regole semplici e naturali. Risulta essere importante, per esempio, che nella gabbietta ci sia della sabbia di cincillà, indispensabile per i bagni secchi che i criceti si regalano ogni giorno; inoltre la lettiera deve essere composta in fibre naturali quali la canapa o il lino, perfette per mantenere l’ambiente asciutto e pulito.
    L’uso di shampoo secchi, soprattutto in confezione spray, è assolutamente sconsigliato. Innanzitutto perché il criceto può spaventarsi per il getto dell’erogatore e, non riconoscendolo, vivere un piccolo trauma; inoltre perché, essendo la sua pulizia basata sul contatto tra bocca, zampe e manto, rischierebbe di inghiottire gli elementi dello shampoo.

    L’igiene dentale è importante tanto negli umani quanto negli animali. I criceti sono dotati di denti in perenne crescita. E’ bene che il padrone offra al piccolo roditore tutti gli accorgimenti per mantenere i denti sani e non troppo lunghi.
    I criceti appartengono alla specie dei roditori. Questa specie animale deve il proprio nome al verbo latino “rodere”, ovvero rosicchiare. Infatti ogni roditore che si rispetti passa gran parte della propria vita a rosicchiare. Data la prerogativa della razza, l’aspetto più caratteristico di questi animali è dato proprio dai denti. I criceti hanno una dentatura composta da 16 denti di cui due incisivi superiori e due inferiori, i rimanenti sono molari. I denti incisivi continuano a crescere per tutta la vita dell’animale. Mentre in natura il roditore riuscirebbe da solo a limarsi i denti, in cattività deve essere il padrone a controllare se i denti crescono troppo. In caso di denti troppo lunghi, infatti, verrebbe compromessa la chiusura del morso, causando difficoltà a mangiare. Per ovviare al problema si può dotare la gabbia con pezzetti di legno, è bene prestare attenzione che non siano di tipo resinoso e non siano stati trattati con sostanze chimiche. Una buona soluzione potrebbe essere reperire rami da alberi da frutto e tagliarli della misura opportuna. Anche l’impiego di biscotti duri, tipo quelli per cani, o la fornitura di frutta secca a guscio duro possono servire allo scopo. Prestare invece attenzione a non inserire nella gabbia oggetti potenzialmente pericolosi quali plastica o giochi verniciati con vernici tossiche. Anche le gabbie stesse andrebbero valutate prima dell’acquisto, evitando quelle con sbarre verniciate. Molti criceti rosicchiano anche le sbarre delle loro gabbie, in questo modo potrebbero ingerire accidentalmente pezzi di vernice. Nel caso in cui il criceto presentasse già degli incisivi troppo sviluppati è bene portarlo dal veterinario. Questo sarà in grado di consigliarvi come procedere per mantenere i denti sani e della giusta lunghezza.

    Come Fare Uscire il Criceto dalla Gabbia

    Osservare un criceto all’interno della propria gabbia è divertente, ma non è paragonabile alla gioia che si prova giocando direttamente con lui. Una volta abituato ad essere maneggiato, il criceto vorrà sentirvi vicino ed uscire dai confini della propria gabbia. Naturalmente sotto la vostra supervisione, quindi ecco qualche prezioso consiglio!

    Discendenti dalla famiglia dei roditori, i criceti hanno denti che continuano a crescere lungo l’arco della loro vita. Rosicchiare oggetti per i roditori è una necessità, in quanto li aiuta a mantenere i denti limati e a prevenire una crescita eccessiva che, a lungo andare, non gli permetterebbe di chiudere la bocca correttamente. Se non avranno a disposizione appositi legnetti e cibo da sgranocchiare, una volta liberi assaggeranno tutto ciò che si troverà sul loro cammino. Oltre ad essere frustrante per voi, principalmente è pericoloso per l’animale. Un criceto non si limiterà alle sedie ed ai tappeti, se troverà un cavo elettrico, purtroppo non esiterà a morderlo.

    Risulta essere dunque importante essere sempre presenti ed in all’erta in caso si decidesse di liberare il proprio criceto e farlo uscire dalla gabbia per giocare. Non solo cercherà di mordere il mobilio, ma cercherà anche di nascondersi nei posti più impensati e trovarlo non sarà semplice. Se desiderate giocare con lui, cercate di farlo sempre nella stessa stanza – possibilmente piccola – che avrete reso a prova di neonato. Sistemate piante e fiori in un’altro angolo della casa, spostate da terra gli oggetti a cui tenete (ad esempio, le scarpe), staccate e sollevate ogni cavo elettrico presente. Infine, controllate ogni angolo e mobile, chiedetevi se il vostro criceto potrebbe entrarci e nascondervisi. Ricordate che potrebbe appiattirsi e schiacciarsi fino a passare attraverso la più piccola delle fessure.

    Una volta libero, assicuratevi che nessuna persona o animale entri nella stanza, perché il criceto potrebbe spaventarsi e stressarsi. Inizialmente, se non vi sentite molto sicuri, potreste acquistare un recinto per criceti, ne esistono di molto ampi e spaziosi in commercio. È possibile inoltre procuravi altri giocattoli per farlo divertire in totale sicurezza, come un tunnel, un fortino, una ruota, un’amaca, o una palla savic runner. Quest’ultima è una palla trasparente con fori per la respirazione, all’interno della quale il criceto può correre e rotolare. Ricordatevi di non lasciargliela usare per più di 20 minuti o rischierebbe disidratazione ed affaticamento.

    Inizialmente, se proprio vorrete sentirvi ancora più sicuri, potreste sempre ricorrere all’uso di guinzagli per criceti, ma servirà un adeguato addestramento prima che si riesca ad abituare. Ricordate sempre che l’importante è divertirsi e farlo divertire!

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    Cosa Fare se il Criceto Morde le Sbarre della Gabbia

    Se il tenero criceto di casa si trasforma da morbido batuffolino di pelo in agitato e mordace attaccante delle sbarre della propria gabbietta la prima cosa da sfatare è che questo comportamento sia dovuto alla necessità di limarsi i denti.
    Quasi sicuramente il problema dipende dalle dimensioni della gabbia che, con ogni probabilità, costringe il vostro amico a vivere in spazi troppo angusti e ristretti per le sue esigenze.
    Allo stato libero il criceto si muove tantissimo, percorre chilometri e questa sua natura così attiva richiede spazi ragionevoli.
    Inutile però sviluppare la gabbia in altezza attrezzandola con ripiani perché il criceto ama correre in orizzontale e non saltare o arrampicarsi.
    Alcune razze di criceti, in particolare, sono estremamente intolleranti alle gabbie piccole.
    Si tratta dei Roborowski e dei Winter White che hanno bisogno di “appartamenti” di almeno 60×40 centimetri.
    I criceti dorati, più grandi rispetto ai precedenti, sono ancora più esigenti e reclamano gabbie con dimensione minima di 75×45 centimetri.
    Spazi adeguati, inoltre, forniscono alla bestiola la possibilità di muoversi di più, il che non solo provoca un allentamento del nervosismo e dell’aggressività, ma è anche un valido aiuto per combattere l’obesità, grande nemica della salute del vostro animale. Una ruota girevole o dei piccoli giochi saranno molto ben accetti.
    Se invece il criceto si trova già in una gabbia di dimensioni adeguate ma continua a mordere le sbarre, forse vi trovate di fronte a un soggetto particolarmente egocentrico, che vuole attirare su di sé la vostra attenzione.
    In particolare i Winter White, particolarmente affettuosi e affabili, amano tantissimo farsi prendere in mano e giocare insieme al loro proprietario.
    Attenzione a non commettere l’errore di affiancare al vostro criceto un suo simile. Questi animali, infatti, gradiscono molto la compagnia umana ma detestano condividere il proprio spazio con altri criceti e diventano litigiosissimi.
    Infine, questo brutto vizio della vostra bestiolina può dipendere proprio dal suo carattere.
    Così come gli esseri umani e tutti gli altri appartenenti al regno animale, anche i criceti hanno personalità diverse, a volte più solitarie, nervose o irascibili di altre.
    Non disperate comunque, per voi sarà sempre un ottimo amico.

    Come Scegliere Giochi per Criceto

    Quando si adotta un criceto la prima cosa da fare è preparare con cura la sua gabbia, inserendo tutto l’occorrente per la sua nutrizione ma anche per i suoi momenti di gioco che sono fondamentali per permettergli di fare del sano movimento
    Cosa mettere, dunque, nella sua nuova casa? Innanzitutto la classica ruota sulla quale, soprattutto di notte, potrete vedere l’animale passare parecchio tempo. Ma al giorno d’oggi in commercio esistono altri oggetti con i quali ci si può davvero sbizzarrire e che il criceto sicuramente apprezzerà. Simpatici, ad esempio, sono i tubi in plastica e gomma che danno al criceto l’idea di trovarsi nel suo ambiente naturale: infatti, normalmente, i roditori sono abituati a scavare gallerie e cunicoli da adibire a tana. Se la sua gabbietta è troppo piccola, questi tubi servono addirittura per unire due gabbie per rendere lo spazio a sua disposizione più ampio.

    Si possono acquistare, sempre nei negozi specializzati, anche dei piccoli tronchi d’albero bucati: il nostro criceto si divertirà a nascondervi cibo e cotone, lo utilizzerà come scaletta per le sue arrampicate e si potrà anche affilare i denti senza ricorrere alle sbarre della gabbia. E ancora, se si ha spazio a disposizione, davvero simpatico l’albero d’arrampicata composto da scalette, appoggi e trampolini in legno naturale. Ogni piccola piattaforma di base è dotata di campanelle che stimoleranno la curiosità del roditore di casa.
    Ma non è tutto: perchè per i suoi momenti di relax hanno inventato anche delle amache in miniatura sulle quali il criceto potrà posizionarsi per il suo riposo quando le vorrà preferire alla sua tana.

    E sempre per gli attimi di pausa, esistono delle piccole caverne ricavate dalle noci di cocco nelle quali l’animale si sistemerà per dormire o per fare la sua scorta di cibo. Qualche parola in più la vogliamo spendere per le sfere in plastica che vengono utilizzate per far muovere il criceto al di fuori della sua gabbia: si tratta di palline nelle quali viene posizionato il roditore che inizierà a spostarsi liberamente per casa. Se da una parte possono risultare simpatiche, dall’altra i veterinari non sono molto concordi sul loro utilizzo: pare che il più delle volte l’animale sembri disorientato avendo una visione sfalsata del mondo esterno alla sua gabbia.

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    Come Pulire la Gabbia di un Criceto

    I criceti sono animali molto puliti e non necessitano di essere lavati, ma è opportuno mantenere una costante pulizia dell’ambiente in cui vivono che permetta al criceto di essere sempre sano e di non ammalarsi. Mantenere una gabbietta pulita permette al criceto di non soffrire lo stress e di non emanare cattivi odori.

    La quantità di volte che bisogna pulire la gabbia varia a seconda delle sue dimensioni, visto che una gabbietta standard la si può pulire anche una volta alla settimana mentre una più piccola ha bisogno di maggiori cure. Sicuramente la quantità di volte che bisogna ripulire la gabbia cambia anche a seconda delle abitudini del nostro criceto.

    Se fa molti bisognini e sporca molto, oppure se è solito gettare la ciotola del cibo sulla segatura sarà necessario pulire e cambiare la sabbia anche più volte in una settimana per prevenire la diffusione di germi che potrebbero generarsi sia a causa dei bisogni del nostro roditore che a causa del cibo gettato a terra.

    Una volta gettata la segatura sporca si procede nel mettere in ammollo in acqua calda sia la parte inferiore della gabbia, sia gli accessori, in modo da disinfettare qualsiasi oggetto che potrebbe essere a contatto con il criceto.

    Risulta essere opportuno non usare detersivi aggressivi che potrebbero avvelenare il nostro animaletto ma se ce n’è bisogno si può scegliere di usare un disinfettate blando accertandosi che non rilasci sostanze nocive.

    Per togliere lo sporco che si può accumulare nel tempo sulla lettiera si possono acquistare delle spatole di diversa grandezza che permettono di scrostare facilmente la sporcizia in eccesso.

    Una volta pulito il tutto asciugate bene sia gli accessori che la lettiera in modo che il criceto non starà in un ambiente umido che può favorire l’insorgere di malattie.
    Successivamente ricoprite la lettiera di segatura non profumata, visto che quella profumata potrebbe intossicare il piccolo roditore.

    Queste sono le attenzioni che bisogna avere per una gabbia con misure medie ma se la lettiera è più piccola si sporcherà molto più facilmente ed occorre quindi ripulirla più volte alla settimana e avere maggiore cura e prestare più attenzione.

    Il criceti sono animali molto fragili e delicati ed essere attenti alla pulizia del suo habitat è uno degli fattori essenziali per garantire loro una vita sana, pulita e serena senza incorrere nel rischio di malattie indesiderate dovute alla cattiva manutenzione del nostro piccolo roditore.

     

  • Gatto Norvegese delle Foreste – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del gatto Norvegese delle Foreste, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Gatto norvegese delle foreste: caratteristiche

    Ha l’indole da cacciatore, e quindi è curioso e attento verso l’ambiente che lo circonda, perché deve andarne alla scoperta e ciò vale anche con il proprio padrone. Dedica, infatti, agli uomini molte attenzioni perché deve sapere di che pasta sono fatti e che tipi sono, se è possibile che diventino suoi compagni di gioco o meno: questo vale sia per persone estranee che incontra per la prima volta e sia con il suo padrone, con cui deve prendere confidenza prima di relazionarsi e invitarlo a giocare insieme.

    Dall’aspetto massiccio e rustico, il gatto norvegese delle foreste nasconde un’indole molto socievole e tranquilla pur essendo un gatto sempre attivo. Necessita di grandi spazi in cui muoversi, per cui l’ideale sarebbe accoglierlo  in una casa grande anche con giardino o ampio terrazzo che sia a prova di gatto e in cui possa muoversi in tutta sicurezza. Non spaventatevi se lo vedrete spesso andare fuori a giocare con vento, pioggia o neve: le avverse condizioni atmosferiche non lo intimoriscono né riescono a fermarlo quando si tratta del suo personale piacere, anzi lo riportano un po’ alle origini.

    Gatto norvegese delle foreste: tra storia e legenda

    Il gatto norvegese delle foreste vanta intorno alla sua figura maestosa e imponente la creazione di miti e leggende e racconti di tutti i generi legati naturalmente alla storia della penisola scandinava, che lo vede addirittura protagonista di vere e proprie saghe. È vero che si tratta di una razza tra le più antiche, ma i suoi antenati non hanno nulla a che vedere con le leggende nordiche che si raccontano, anzi la loro storia va di pari passo a quella dei famosi Vichinghi.

    Gli antenati del gatto norvegese delle foreste, infatti, dovevano essere gatti con un manto dal pelo lungo del Bosforo meridionale che sono emigrati in Scandinavia insieme appunto ai Vichinghi verso il IX secolo a.C.  Fortunatamente hanno saputo adattarsi senza troppa fatica al nuovo ambiente probabilmente aiutati anche da un’altra popolazione felina a pelo lungo che già abitava quelle zone e con cui il norvegese ha saputo fare amicizia e mischiarsi. Sembrerebbe proprio che il norvegese fosse il gatto preferito dai Vichinghi dato che addirittura erano presenti costantemente sulle navi e venivano apprezzati dall’equipaggio proprio per la qualità di cacciatori di topi.  Grazie proprio ai viaggi effettuati insieme ai Vichinghi, il norvegese ha saputo diffondersi anche in altri paesi tanto da essere considerato il capostipite di molte razze feline a pelo lungo, come per esempio il Maine Coon.

    In realtà, sebbene abbia origini molto antiche, la presentazione ufficiale del norvegese è piuttosto recente: risale, infatti, al 1912 durante una esposizione felina, in seguito si cercò di creare uno standard per la razza soprattutto per rendere il carattere originario del norvegese più propenso ad avere contatti amichevoli con l’uomo, infatti l’attuale norvegese è decisamente più mansueto e ubbidiente verso il suo padrone. Il riconoscimento del norvegese delle foreste è arrivato solo nel ’77 e a oggi è una razza molto popolare e allevata nei paesi europei e anche in Italia con un certo successo.

    Non c’è leggenda norvegese in cui non sia presente o che non esalti le qualità del “gatto dei boschi”. Nei miti e nelle leggende del nord Europa, infatti, i cosiddetti  “gatti dei boschi” sono una costante fissa che ricorre sempre e inevitabilmente nei racconti e a volte vengono attribuiti loro poteri magici: per ricordare infatti queste speciali qualità sono denominati Huldrekat, termine in cui Huldren vuole indicare gli spiriti femminili dei boschi. La prima documentazione scritta sul norvegese sembra risalire al 1559 quando a notare questo misterioso e grosso  gatto fu il sacerdote Clauson Friis che dapprima era convinto che si trattasse di un esemplare di piccola lince e non di un comune felino. Il gatto che il sacerdote norvegese aveva visto era decisamente selvaggio e doveva vivere lontano dagli uomini a cui probabilmente osava avvicinarsi solo in casi disperati. La “piccola lince” infatti assunse un atteggiamento piuttosto schivo e restio davanti al sacerdote che proprio da ciò capì quanto poco avesse a che fare con gli umani.

    Di cosa ha bisogno

    Il gatto norvegese delle foreste sarà pure un gatto grosso e selvatico ma è anche molto vanitoso; inoltre, proprio le due non indifferenti dimensioni e il lungo pelo richiedono che lo si spazzoli costantemente, mentre per il suo carattere amichevole e libero è meglio che abbia compagnia nel gioco.

    I suoi occhi sono grandi ed espressivi, il manto è morbido e piacevole al tatto, il carattere è naturalmente fiero. Sa essere molto affettuoso e fedele verso il suo padrone, ma solo se il padrone ricambia con lo stesso affetto e non lo esclude dalla vita familiare. In genere dato il suo fisico massiccio e atletico, non dà preoccupazioni di sorta, può però capitare che contragga un’intolleranza alimentare ma se individuata in tempo, non richiederà particolari cure per essere risolta. Piuttosto da cucciolo deve ricevere tutti i vaccini di routine e bisogna assicurarsi che gli siano somministrati tutti i trattamenti necessari per evitargli le parassitosi intestinali. La muta è per fortuna breve ma la quantità di pelo persa potrebbe essere ingente, per questo sempre meglio spazzolarlo regolarmente e, per evitargli eventuali boli di pelo nell’intestino, meglio somministrargli in integratore in pasta apposito, così leccandosi non correrà il rischio di affogarsi perché non riesce a espellere il pelo ingerito. L’alimentazione dev’essere il più possibile varia fin dal primo mese di vita perché la sua costituzione piuttosto massiccia richiede una dieta  ricca di tutti gli elementi nutritivi.

    Il gatto norvegese delle foreste non teme la neve e il freddo dato che per natura ha dalla sua parte un mantello grasso e idrorepellente, inoltre le zampe posteriori sono leggermente più lunghe di quelle anteriori e i piedini sono dotati di una lieve palmatura che gli permette di muoversi anche su suolo innevato senza difficoltà. I muscoli sono forti e vigorosi e l’agilità innata gli permette di scendere a testa in giù dagli alberi a una velocità incredibile. Strano a pensarci, ma è un gatto che ha conservato l’istinto di procurarsi il cibo anche da solo.

    Gatto norvegese delle foreste: lo standard

    Origine: Scandinavia
    Corporatura: taglia grande e robusta; zampe robuste, alte, con le posteriori più alte delle anteriori; piedi grandi, con abbondanti ciuffi di pelo tra i polpastrelli.
    Peso: maschi fino a 7 Kg.; femmine 4/5 Kg
    Testa: triangolare
    Occhi: ovali, grandi e obliqui; ammessi tutti i colori indipendente dal mantello
    Orecchie: grandi, larghe alla base, appuntite con caratteristici ciuffi e lunghi peli che ne fuoriescono
    Pelo: semilungo, con sottopelo lanoso e pelo di copertura lucido, grosso e idrorepellente; abbondante criniera e lunghe frange sulle zampe posteriori e sulla coda
    Colori: sono ammessi tutti, anche con abbondante bianco; ammesse tutte le tonalità di bianco totale e tutti i disegni tranne i point (siamese)

    Il norvegese maschio si caratterizza rispetto alla femmina per un mantello più sontuoso, lanoso e lucido. La gorgiera, la criniera e i fianchi sono ricoperti da una lunga pelliccia e grossi peli lunghi lo difendono anche sulla schiena. Tutti i colori naturali sono permessi e anche tutte le varietà di bianco, mentre sono motivo di esclusione dalla razza i colori chocolate, lilac, cinnamon e fawn, e tutti quelli ottenuti da ibridazione. I mantelli più comuni sono il tabby strato e quello nero, con o senza macchie bianche.

    La testa ha una forma piuttosto triangolare dal muso lungo e dritto, le guance sono piene, i baffi lunghi e sporgenti e il naso blu. Gli occhi sono grandi e dalla forma a mandorla lievemente obliqui, il loro colore può andare dal verde al giallo al bronzo, molto rari i norvegesi dagli occhi blu o impari. Lo sguardo dimostra fierezza e intelligenza. Le orecchie sono grandicelle e caratterizzate da ciuffetti di pelo alle estremità proprio come una lince. Anche la coda è folta e di solito portata girata indietro, per cui arriva alla base della nuca. Il corpo è piuttosto grande e lungo, dall’aspetto imponente. Il maschio può arrivare a pesare anche fino a sette chili, mentre la femmina si ferma ai 4,5 chili. Costituzione ossea robusta, fianchi pesanti e arti possenti caratterizzano il norvegese delle foreste.

    Chi sceglie di prendere in casa un gatto norvegese delle foreste deve avere una passione per i gatti davvero speciali: contrariamente al mito, il norvegese adora la casa e la vita domestica, per cui pretende tante coccole dal padrone che deve pure saper giocare con lui. Adora anche le lunghe dormite sul divano, e ciò significa che è a tutti gli effetti un gatto che può tranquillamente stare in casa. Ovviamente gli piace muoversi e deve farlo: non di rado lo troverete alle prese con mensole o alberi su cui vorrà arrampicarsi, ciò non significa che disdegni le comodità. Dividersi tra il divano di casa e le avventure in giardino o in terrazzo sarebbe proprio la sua vita ideale. Poiché conserva ancora il retaggio dei suoi antenati, sa farsi rispettare dagli altri animali sebbene non sia recidivo a far amicizia con altri felini e giocare con loro. In genere sa convivere anche con cani, furetti e conigli, soprattutto se si tratta di un norvegese molto pantofolaio.

    Come scegliere un cucciolo

    Rivolgersi sempre a un allevamento di comprovata serietà
    Non deve essere preso prima dei due mesi d’età, tempo necessario per l’apprendimento e la socializzazione con la madre e i fratellini
    L’ambiente dell’allevamento deve essere ricco di stimoli
    Il cucciolo deve essere vivace, curioso nei confronti dell’uomo, con pelo lucido e setoso, occhi e narici pulite, pancia morbida al tatto e non gonfia

  • Norfolk Terrier – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Norfolk Terrier, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Carattere

    Risultato di diversi incroci di razze effettuati da contadini e cacciatori locali durante la prima metà del Novecento, il Norfolk ha origini britanniche e, come suggerisce il nome stesso, è una razza selezionata nella contea omonima. Sembra che il primo Norfolk Terrier si chiamasse Rags: doveva essere un esemplare piccolo di costituzione, ma che si contraddistinse per le qualità genetiche talmente prepotenti da assicurare a tutta la sua progenie innegabili doti fisiche di forza e resistenza e soprattutto un carattere socievole e testardo. Rags doveva avere uno dei genitori di razza Terrier dal pelo rossiccio che a sua volta derivava da accoppiamenti tra Yorkshire e Terrier irlandesi, mentre l’altro doveva essere un Aberdeen Terrier.

    Oggi si ipotizza che i Norfolk Terrier siano stati ulteriormente migliorati facendo accoppiare addirittura esemplari di razza Bedlington con esemplari di Terrier irlandesi e scozzesi, ma non si ha alcuna certezza che questi ulteriori incroci siano realmente avvenuti. Sicuro è che la razza è stata riconosciuta come a se stante solo tardivamente: il Kennel Club infatti solo nel ’64 distinse la razza in Norfolk Terrier, che si caratterizzava per le orecchie più piccole e rivolte verso il basso, e in Norwich Terrier, che invece aveva le orecchie dritte e a punta.  Dapprincipio il Norfolk veniva usato come cacciatore di animali di piccola taglia dai contadini nelle campagne britanniche, e in retaggio di questa sua occupazione è importante sapere, se si decide di prendere in casa un Norfolk, che bisogna farlo scorrazzare libero per un certo numero di ore al giorno. Si tratta infatti di un cane dalle mille energie che ha bisogno di essere impegnato in qualche attività simile alla caccia, per cui necessita di tanto moto giornaliero e, in virtù delle sue qualità caratteriali e fisiche, bisogna concederglielo.

    Il piccolo Norkolf Terrier è un cane che non conosce la paura, è sempre sull’attenti a ogni minimo rumore o fruscio perché si sente pronto a scattare se necessario. Anche se di stazza piccola, è molto agile soprattutto negli spazi angusti e ristretti, per questo se c’è da mandar via un inquilino indesiderato, come topolini o lucertole, su di lui potete contare. Con l’uomo è molto socievole e affettuoso, gli piace stare anche a contatto con altri cani e ciò sottolinea quanto sia un cane amichevole a cui piace la compagnia, nonostante quella sua testardaggine tipica dei Terrier.

    Caratteristiche

    Il manto del Norfolk Terrier non è morbido, anzi assomiglia a una sorta di fil di ferro; infatti si erge ben dritto ed è molto aderente al corpo. Il pelo è evidentemente più lungo sul collo e sulle spalle, mentre quello che ricopre la testa e le orecchie è più corto e liscio, il musetto si contraddistingue per dei leggeri baffetti e le sopracciglia evidenti. Dato che si tratta di una razza dedita alla caccia e che viveva nelle campagne inglesi, la toelettatura non dev’essere fatta troppo spesso perché deve mantenere un aspetto un po’ più selvaggio. Il colore del manto può comprendere tutte le sfumature di rosso, grano, nero-focato e brizzolato, mentre eventuali macchie bianche sono permesse ma non desiderate negli esemplari della specie.

    La testa è fiera, dal cranio largo e rotondo, le orecchie sono abbastanza distanti tra loro e rivolte in giù. Il musetto ha una forma a cuneo con labbra ben tese e mascelle robuste che tendono a chiudere a forbice. Anche  i denti sono forti e robusti, e si caratterizzano per l’essere impiantati in maniera perpendicolare alle mascelle.

    La forma degli occhioni del Norfolk Terrier è decisamente ovale, il colore in genere è nero o comunque scuro. La coda è di media lunghezza, e il suo spessore maggiore all’attaccatura si assottiglia man mano che si avvicina alla punta. Il Norfolk tende a portare la coda sempre dritta e in maniera fiera. Dallo sguardo vivace e intelligente, il Norfolk Terrier è decisamente quello della specie dei Terrier dalle dimensioni più piccole: nonostante ciò possa sembrare un difetto, in realtà il suo corpicino è compatto e l’ossatura robusta. Un vero campione delle campagne.

  • Japanese Chin – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Japanese Chin, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Carattere del Japanese Chin

    Il japenese chin rispetto alle altre razze si sente subito legato al proprio padrone da un amore profondo e indefinibile: è questo sentimento che lo fa obbedire alla volontà del suo proprietario, a cui non si sente mai subordinato, infatti la sua vispa personalità e la sua innata intelligenza gli permettono di accontentare le richieste del padrone in tutto e per tutto senza sentirsi  un “suddito”.

    Va matto per i bimbi e gli piace anche fare amicizia e giocare con gli altri cani, è anche uno dei rari cani che stranamente accetta la presenza nel suo stesso territorio di altri animali, come gatti o conigli. Il suo carattere lo porta a rispettare le regole, ma sa essere un gran giocherellone  spesso un po’ troppo birbantello, ma vale la pena averlo in casa perché è uno straordinario compagno con cui condividere la giornata, simpatico e spensierato.

    Attenzione solo a quello che gli concedete: se gli viene permesso di saltare sul divano o su una sedia, quel divano e quella sedia saranno per sempre di sua proprietà e difficilmente cambierà abitudini. Capirete subito quando il vostro japanese chin è particolarmente contento: tutti gli esemplari della razza hanno infatti il vizio di trattenere il respiro e di emettere un soffio con il naso quando sono felici. Anche il suo saluto è particolare rispetto a quello di altri suoi simili: emette un verso molto somigliante a quello di un canarino e lo accompagna da brevi e rapidi movimenti delle zampine posteriori, vi accoglierà quindi con un bentornato simile a una danza cerimoniale.

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    Storia del Japanese Chin

    Il japanese chin è di sicuro un cane imperiale: se anche la leggenda che lo vuole al fianco di Buddha quale suo amico prediletto fosse solo una fantasia, non lo è invece la preferenza che l’imperatore Hiroito dava a questa razza lasciando invadere il palazzo da almeno una ventina di esemplari.  Si tratta di sicuro di una razza molto antica, che nasce dopo una serie di incroci tra vari altri cani: questi incroci sembra  che ebbero inizio addirittura nel 700 d. C. in Cina e lo dimostrerebbe la citazione in un antico volume cinese  di un cane dalle fattezze simili al chin.

    Vero è che alcuni esemplari somiglianti al chin nel 723 d. C. partirono dalla Corea per approdare alla corte nipponica: doveva trattarsi di sicuro di antenati dell’attuale japanese chin, ovvero la razza nota col nome di Shoku-ken. Il Chinu no inu, ovvero il cane Chin, viene citato per la prima volta in un testo di letteratura giapponese risalente alla metà del Cinquecento: questa citazione porta a credere nella possibilità che il japanese chin abbia effettivamente origini orientali. Nel periodo Edo, ovvero dal 17° al 18° secolo, gli allevatori usavano omaggiare le mogli dei Samurai più in vista dell’epoca  regalando loro un piccolo Chin, e fu proprio questo semplice dono a contribuire alla diffusione della razza in tutto il Giappone. In  questo stesso periodo dev’essersi formato anche quel suo carattere tranquillo, sereno e gioioso e soprattutto  quella che è rimasta la sua caratteristica peculiare, ovvero vivere in casa ed essere abituato alle sue regole, senza sentire il bisogno impellente di andare fuori a scorrazzare. Questa particolarità di considerare la casa come il suo universo, rendeva il piccolo chin uno zashiki al 100%, ovvero veniva considerato dai suoi padroni un ospite alla stregua di un essere umano, tanto da poter usufruire di un proprio tatami e di essere sistemato insieme al suo padrone nella stessa camera  .

    Il japanese chin arriva tardi in occidente: sembra proprio che uno dei primi testi che riporta l’esistenza di questa razza in Europa sia stato scritto dal capitano Saris che ricevette in dono proprio dall’imperatore del Giappone un piccolo chin nel 1613. Nel 1853 toccò invece al commodoro Perry tornare in patria con alcuni esemplari di japanese chin al seguito, alcuni dei quali ebbero l’onore e l’onere di questi diventare stabili inquilini della Casa Bianca. Poiché i chin assomigliavano molto ai carlini dato il lungo pelo di colore bianco e nero, nel 1800 Perry decise di regalarne alcuni anche all’ammiraglio Sterling della flotta inglese affinché li recapitasse in dono alla regina.

    Nemmeno a dirlo, la razza riuscì subito a conquistare la famiglia reale e l’aristocrazia britannica tanto da avere una sorta di proprie fan a corte: la stessa regina Alessandra fu immortalata in un ritratto insieme alla figlia Vittoria con in braccio alcuni esemplari di japanese chin a cui si erano affezionate. Nel 1897 probabilmente proprio perché si trattava di una razza molto amica della corte reale, il japanese spaniel viene riconosciuto ufficialmente come razza dal Kennel Club e ciò portò al cambiamento di nome da spaniel a chin e alla sua inevitabile diffusione in Europa agli inizi del ‘900. Il nome attuale venne registrato probabilmente insieme a quello dello stesso Kennel Club, e così dal 1905 non si parlerà più di japanese spaniel ma di japanese chin.

    Come Allevare un Japanese Chin

    I tipici colori del manto del chin sono il bianco e il nero oppure il rosso e il bianco, ma mai il tricolore. Il rosso in particolare è accettato nelle sfumature del sabbia, del limone e dell’arancio. Attenzione  che il colore sia presente sulle guance, sulle orecchie e nelle macchie del corpo. Invece il bianco è uniforme, non  maculato. Poiché  la razza presenta un pelo lungo e folto, molto setoso e soffice, va spazzolato regolarmente almeno una volta a settimana, frequenza che dovrà cambiare soprattutto durante i periodi della muta.

    Il japanese chin è un cane insospettabilmente molto vivace, attivo e intelligente e dal carattere sempre allegro. Dal muso a peluche quasi non si direbbe che questo batuffolino nasconde una grande carica e un’impetuosa vitalità eppure  ama condividere con il padrone anche l’atmosfera casalinga, gli piace anche giocare e correre e per questo può essere il compagno di giochi ideale per i bambini, che considera quasi suoi pari. La casa è il suo mondo, il suo ambiente preferito dato che vi è nato, ma ciò non significa che sia un cane delicato o debole, anzi nasconde una forza e una resistenza inimmaginabili che lo rendono un buon compagno anche per le persone anziane: con la sua allegria riesce infatti a riempire le giornate delle persone sole trasmettendo loro tutto il calore di cui è capace. Inoltre non abbaia senza una ragione, quindi è anche un cane discreto e rispettoso.

    Come per qualsiasi animale che vive in casa, fin da cucciolo deve apprendere quali sono le regole da rispettare, ma dopo avergli impartito le buone maniere si rivelerà naturalmente molto educato e discreto, tanto da sapere da solo la distanza da mantenere con le persone estranee, ma senza abbaiare o ringhiarle contro: non è infatti nemico di nessuno. Il chin ama essere amato e soprattutto va matto per le coccole e le attenzioni del suo padrone, tanto da esprimergli il suo apprezzamento attraverso il suo tipico verso che ricorda quasi il cinguettio di un canarino. La sua principale dote è quella di saper tenere compagnia e amare il suo padrone per cui rappresenta un amico fidato per persone di qualsiasi età. Il suo difetto, se così si può definire, è quello di detestare di rimanere solo, non sopporta la solitudine per cui se il padrone ha la necessità di lasciarlo solo per qualche ora, deve saperlo abituare prima e insegnargli a stare senza compagnia.

    Non soffre di problemi di salute anzi, i maschi della specie si sono dimostrati molto longevi e forti, mentre le femmine potrebbero soffrire solo nel periodo del parto, per cui si consiglia di farle seguire da un buon veterinario. Il japanese chin è una razza poco conosciuta e diffusa in Italia, per cui se si è deciso di voler ospitare in casa un esemplare è  meglio rivolgersi direttamente presso allevamenti specializzati e riconosciuti dall’Enci.

    Lo standard

    Presente anche nelle opere di Monet e di Earl e raffigurato in una serie di francobolli stampati nel ’45 in Giappone, il japanese chin è un batuffolo di pelo dal colore bianco con macchie nere o rosse, ha una testolina grande ma proporzionata alla sua taglia, il cranio è largo e dalla fronte rotonda, con narici larghe.

    Il musetto è molto corto, sembra quasi schiacciato, le labbra si arrotondano su ogni lato delle narici, mentre la mandibola piccola è forte e dritta e sa addentare anche pezzi di carne molto grossi. Gli occhi sono molto grandi, scuri e distanti tra loro tanto da far sembrare quel suo sguardo un po’ “strabico”, ma in realtà si tratta di una caratteristica della razza. Infatti  è molto apprezzato che si intraveda il bianco degli occhi perché conferisce una vena di stupore a quel dolce musetto.

    La coda è corta ma dal pelo folto e lungo, le zampine anteriori si presentano snelle, dritte e ben frangiate mentre  quelle posteriori sono leggermente più angolate. I piedi piccolini sanno muoversi velocemente e sono tutti ricoperti da pelo in abbondanza. Gli esemplari maschi non superano i 25 cm di lunghezza per una media di 3 kg di peso, mentre le femmine sono leggermente più corte. Il japanese chin è indubbiamente un cane di piccola taglia ma si presenta dall’aspetto compatto, grazioso ed elegante, e si caratterizza per il portamento particolarmente “regale” e per l’andatura fiera ed eterea.

  • Scheepdog – Storia e Caratteristiche

    In questa guida spieghiamo in cosa consiste lo sheepdog

    Scheepdog: oltre lo sport

    Diventato qualcosa di molto più che un semplice sport per cani, lo sheepdog oggi si è elevato a vera e propria disciplina sportiva che sa unire in un’unica arte la tradizione, le capacità e la tecnica nonché il grande affiatamento che può instaurarsi tra l’uomo e il suo amico a quattro zampe. I cani da pecora come il collie e tutte le altre razze che rientrano in questa definizione, sono gli autentici campioni dello sheepdog: da secoli ormai il cane da pecora si muove tra le lande e le colline britanniche con lo scopo di tenere uniti greggi enormi  senza lasciare pascolare troppo liberamente le pecore per la brughiera. La capacità di mantenere una certa disciplina tra migliaia di capi di bestiame in passato era talmente riconosciuta e stimata che a un certo punto i contratti di compravendita dei greggi iniziarono a includere anche la clausola del “with or without” sheep dog, che voleva significare che il gregge veniva venduto con o senza il cane da pecora. Ciò sottolinea quanto questa razza fosse valutata come autentico patrimonio: all’epoca il gregge costituiva il sostentamento principale dei pastori, per cui la difesa da attacchi di altri animali era particolarmente importante per garantire al pastore una certa produzione di lana e di altri prodotti alimentari che poi venivano rivenduti. Era necessario quindi che ci fosse un cane a mantenere la disciplina tra le pecore e le difendesse, in quanto prima e unica fonte di reddito per il pastore. Non c’è quindi da stupirsi se i pastori selezionassero e addestrassero  il proprio cane da pecora in questa mansione che oggi ha portato alla creazione di una razza specializzata.

    A un cane da pecora quale il collie, per esempio, i suoi padroni chiedevano di svolgere un lavoro molto importante e di bravura: i pastori affidavano questo tipo di attività ai cani perché riconoscevano loro una certa abilità e bravura e soprattutto riponevano in loro la fiducia necessaria per affidare l’amministrazione di un gregge intero. Queste enormi greggi hanno sempre avuto bisogno di poter pascolare libere e di spaziare quanto possibile nelle ampie aree verdi votate al pascolo libero, per cui il problema che avevano i pastori era proprio quello di doverle radunare più volte nel corso di un anno, e si trattava di aver a che fare con un gran numero di esemplari anche piuttosto selvatici e scontrosi. Queste pecore andavano tosate, le si faceva riprodurre e le si dava al macello, ma la loro cura non poteva essere del tutto affidata all’uomo perché il carattere poco amichevole degli animali non permetteva a un essere umano di avvicinarsi. Per questo, dato che le pecore evitavano di entrare in contatto con i pastori, era necessario l’intervento di un “loro simile”, e i prescelti furono proprio i collie.

    I  “Lassie” delle brughiere anglosassoni furono selezionati e addestrati appositamente per essere dei veri cani da pecora. In poco tempo riuscirono a imparare a raggruppare, condurre e spingere avanti un gregge di pecore: praticamente era il cane a svolgere un lavoro che risultava fin troppo duro pure per l’uomo, eppure il cane lo portava a termine con un senso di responsabilità e di dovere non indifferente. Proprio perché si trattava di un lavoro molto faticoso, il cane da pecora doveva avere una grande resistenza, e una forza e un’intelligenza non comuni nonché anche una buona dose di coraggio, dato che nella brughiera il pericolo di essere preda di altri animali è sempre dietro l’angolo. Border Collie e cani da pastore scozzesi si dedicavano all’attività estenuante di correre su e giù per i campi per riunire al gregge quelle pecore più indisciplinate che si allontanavano troppo o che tentavano la fuga. Sia che splendesse il sole o che venisse giù la grandine, il cane da pecora faceva il suo dovere e per questo gli è stato sempre riconosciuta una buona dose di fierezza, intelligenza e istancabilità.

    Le origini dello sheepdog

    Sembra proprio che questa disciplina sportiva cinofila sia nata all’interno dei pub in cui i pastori amavano scommettere sulla vittoria del proprio compagno di lavoro a quattro zampe. L’ammirazione che i proprietari di un cane da pecora provavano verso l’animale era tale da conquistare chiunque li vedesse in azione nelle campagne inglesi, per cui era facile che fossero l’argomento preferito tra un bicchiere di birra e l’altro. Il passo che trasformò questa sana ammirazione in oggetto di sfide tra i diversi cani con scommesse annesse, fu breve.

    Le gare tra cani da pecora consistevano nel far simulare all’animale il lavoro che svolgeva quotidianamente col gregge, la differenza era che la vittoria o meno dell’uno o dell’altro animale era legata alla riuscita o meno dell’attività lavorativa nell’arco di un certo tempo. Ogni pastore quindi schierava il suo cane da pecora migliore a dimostrazione di quanto fosse superiore a condurre il gregge. Le prime gare non avevano delle vere e proprie regole ufficiali né si basavano su un percorso standard da far percorrere al cane. Il  registro è cambiato a partire dalla seconda metà dell’Ottocento quando sia nel Regno Unito che in Australia nacque lo sheepdog quale reale disciplina sportiva.

    Sheepdog americano

    Negli Stati Uniti questo sport si diffuse a partire dal 1880 proprio in base al successo che stava riscuotendo in Gran Bretagna. Attualmente è ancora uno sport molto praticato tanto che vengono organizzati dei veri e propri eventi ma controllati dalle ferree regole della Federazione nazionale e dell’International Sheepdog Society,  impegnata nell’organizzazione dei campionati mondiali ogni tre anni in un paese diverso dove la disciplina non è molto nota.  Nel circuito, le prove da menzionare per importanza e prestigio sono di sicuro quelle che si tengono in nord America, e più precisamente a Heber nello Utah, a Meeker in Colorado e il campionato nazionale. Addirittura nel 2009 durante la gara di Soldier Hollow si contarono ben quattrocento esemplari di cane da pecora accorsi da ogni parte del mondo per concorrere al torneo.

    Le gare

    Nonostante gli inglesi sottolineino come lo sheepdog nacque e si diffuse in Gran Bretagna nel 1873, in realtà sembra proprio che le origini di questo sport siano da ricercarsi in Nuova Zelanda: qui nel 1867 si disputarono le primissime gare ufficiali di sheepdog tra cani da pecora. A confermare come lo sport avesse origini australiane sono anche i documenti delle prove che si svolsero dal 1868 al 1870, per cui è logico che le prime gare ufficiali in territorio britannico non possano essersi svolte prima del 1873. Fu infatti a Bala nel Galles che si tenne il primo evento ufficiale, organizzato da Richard John Lloyd Price, fratello del fondatore del Kennel Club.

    All’epoca la gara si disputò tra soli dieci concorrenti, ma il pubblico che intervenne fu ben numeroso, tanto da stimolare l’organizzazione di altri eventi del genere. Già nel 1874 venne disputata la prima gara che vedeva concorrere solo pastori scozzesi, segno di come in breve tempo sfide di questo tipo si andassero via via perfezionando ammettendo ora l’una ora l’altra razza di cane da pecora. Dalla Scozia al Galles fino in Inghilterra, non c’era posto in cui non si disputasse almeno una gara di sheepdog  all’anno: ciò portò all’attenzione di pastori e pubblico le stesse razze partecipanti, soprattutto quelle che vincevano la gara. Dopo molti tornei e gare, la razza di cane da pecora che prevaleva sulle altre si confermò essere decisamente quella scozzese: tutti i cani di origini scozzesi, dal collie al border, dimostrarono di non aver rivali.

    Un duo vincente

    Lo sheepdog si basa sul feeling che si instaura tra cane e padrone. I fattori che permettono di ottenere un buon risultato nelle gare prevedono che il cane impari a recuperare le pecorelle smarrite anche percorrendo grandi distanze, che le riconduca direttamente nel recinto combattendo l’istinto di riportare le pecore al padrone, e che si destreggi con il gregge anche in luoghi dagli spazi ristretti. Per renderle più avvincenti, le gare possono prevedere anche prove di abilità.

    In genere il cane riesce sempre a condurre a termine nella maniera migliore e più gratificante qualsiasi tipo di prova, sebbene non si tratti proprio di gare del tutto facili. Esistono infatti diverse varianti dello sheepdog tradizionale e ogni singola gara prevede ulteriori regole e cambiamenti, ma lo scopo rimane sempre quello di dimostrare quanto gli animali chiamati a misurarsi in questo sport siano intelligenti e abbiano una notevole velocità di ragionamento ed elaborazione del problema. Proprio per questo è un’attività che non tutti i cani possono praticare, perché si basa molto sull’istinto dell’animale che dev’essere addestrato appositamente per quest’attività a meno che non si faccia parte della varietà scozzese, ovvero di quelle razze selezionate proprio per essere a capo di un gregge.

    Il pastore scozzese

    Come detto, da tempo è dimostrato che le razze scozzesi sono decisamente le più abili e brave nell’arte dello sheepdog, per cui vediamo ora quali sono effettivamente le varietà di pastore scozzese specializzate in questa disciplina. Il Rough Collie a pelo lungo è il cane da pecora per eccellenza, mentre gli altri due esemplari della famiglia, ovvero lo Smooth a pelo corto e il Bearded, sono molto meno diffusi  e differiscono dal Collie solo per alcune caratteristiche. Il Border Collie invece è la razza più amata nel mondo: si tratta di un cane particolarmente idoneo per far da guardia al bestiame, inoltre, l’intelligenza e l’abilità fisica che lo contraddistinguono, lo rendono un buon esemplare da competizione.