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  • Petauro dello Zucchero – Allevamento, Alimentazione e Caratteristiche

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del petauro dello zucchero e come allevarlo.

    Caratteristiche

    I petauri sono animali notturni e arborei, trascorrono la principale parte del tempo sulle cime degli alberi più alti, i cui tronchi vengono utilizzati per costruire tane rivestite da foglie secche e ramoscelli.
    Il petauro dello zucchero ha l’abitudine di spostarsi da un albero ad un altro, gettandosi nell’aria e divaricando la membrana (il patagio) che gli consente di planare dolcemente anche per lunghezze di 45 m.
    Il petauro maschio pesa 140 gr, la femmina 95-135.

    Il petauro dello zucchero ha un corpo che può arrivare a toccare i 24-33 cm, in buona parte costituiti dalla coda.
    Quest’ultima svolge un compito fondamentale, poichè permette al marsupiale di bilanciarsi e mantenersi in equilibrio quando si sposta sulla cima degli arbusti.
    Gli occhi dell’animale sono grandi, rotondi e scuri, ma molto delicati: infatti i petauri non sopportano la luce diretta del sole.
    Le orecchie sono in grado di percepire immediatamente la provenienza di un determinato suono ed hanno la straordinaria capacità di muoversi indipendentemente l’una dall’altra.
    Il manto dei petauri è corto e fitto, solitamente di colore grigio e con strisce scure sul dorso e la parte del petto e del ventre bianca.
    Per quanto riguarda le zampe, quelle anteriori sono impiegate dal mammifero per afferrare gli oggetti, arrampicarsi e nutrirsi; le posteriori, invece, vengono utilizzate per lavarsi e pettinarsi il mantello.
    L’olfatto del petauro dello zucchero è molto sviluppato: grazie al suo naso rosa e umido, è in grado di trovare il cibo, identificare gli appartenenti alla sua colonia e riconoscere il territorio.
    I denti sono estremamente appuntiti e assomigliano a quelli dei roditori, la lingua viene usata per pulirsi ed estrarre il nettare dai fiori.

    La maturità sessuale viene raggiunta dal maschio verso i 10-14 mesi, mentre la femmina 8-12 mesi, l’estro femminile avviene ogni 39 giorni e in media si hanno 2-3 gravidanze annue.
    La gravidanza dura solo 16 giorni e il piccolo nasce molto prematuro tanto da sembrare un feto, termina il suo sviluppo nel marsupio che da solo raggiungerà dopo la nascita, resta nel marsupio materno fino a quando riesce a starci dentro ( mai cercare di estrarlo prima per osservarlo!!), alla crescita collabora attivamente anche il maschio.
    Dopo 70 giorni dalla nascita quindi il piccolo è costretto ad uscire dalla sacca materna nonostante abbia ancora gli occhi chiusi, il piccolo continua a prendere il latte materno introducendo la testa nel marsupio e vivendo aggrappato alla mamma fino al totale svezzamento ( 3 mesi ).
    I primi cibi solidi da fornirgli dovranno essere frullati a purea.

    Come Scegliere Petauro dello Zucchero

    Nello scegliere i nostri 2 petauri oltre a controllare lo stato d’igiene della gabbia dove sono alloggiati bisogna valutare la loro docilità e il loro stato fisico, ciò è possibile solo prendendo in mano il petauro.
    Un petauro adulto timoroso dell’uomo difficilmente acquisterà fiducia in lui con il tempo cosa contraria con un cucciolo che comunque non deve mai avere meno di 13 settimane di vita ( se presenta una coda con una pelliccia corta e non vaporosa allora è troppo piccino).
    I soggetti da scegliere devono essere docili, curiosi ed attivi con una pelliccia pulita e lucida, senza tracce di croste e aree spellacchiate, gli occhi devono essere puliti e non lacrimosi.
    E’ preferibile prendere 2 femmine come alternativa ad una coppia che figlierebbe almeno 3 volte in un anno.

    Gabbia per Petauro dello Zucchero

    Scegliere di prendere in casa un petauro è una grande responsabilità che porterà un impegno giornaliero per molti anni.
    Infatti oltre alla normale pulizia della gabbia dovremmo mettere in conto il dover preparare noi il cibo ogni sera per poi toglierlo la mattina seguente.
    é assolutamente sconsigliato prendere un solo soggetto che morirebbe per solitudine, minimo la scelta deve ricadere su 2, da scegliere fra 2 femmine o una coppia.
    Innanzi tutto il primo acquisto da fare è la gabbia, o meglio la voliera che dovrà essere di grandi dimensioni per poter mettere al petauro salti, planate e tutte le altre attività che ama fare e di cui necessità per non ingrassare e intristirsi, le misure minime 50x50x80cm ma l’ideale sarebbe una voliera 200×180 cm che permetterebbe di inserire rami maggiormente distanziati per il volo planato.
    La voliera deve avere sbarre alla distanza massima di 6mm non deve avere la grata sul fondo ma bensì una base liscia da ricoprire con del tutolo biologico, è da evitare le lettiere per gatti polverose ed abrasive.
    La gabbia deve essere collocata in una zona tranquilla dove durante le ore diurne , in cui i petauri dormono, non vengano disturbati da rumori molesti, la temperatura ambientale dovrà essere compresa tra i 18° e i 25°C, se fosse troppo bassa i piccoli marsupiali ne risentirebbero notevolmente.
    All’interno della voliera andranno sistemati come arredo : rami ( anche con foglie ), che dovranno essere sostituiti regolarmente mano mano che si sporcano, una ruota piena ( non a sbarre), delle scalette, delle corde,una tana da alloggiare in un punto molto alto e così anche le ciotole ( da fissare bene ) e il beverino a goccia.
    La tana è consigliabile sia in un materiale lavabile e con un apertura di almeno 4cm, in commercio se ne trovano diverse, è anche utile mettere oltre il beverino a goccia una ciotola con dell’acqua come alternativa a chi di loro non sappia ancora utilizzare il beverino.
    L’aggiunta di rami nella voliera è molto importante per ricreare un ambiente naturale che permette al petauro di fare attività, i rami andranno ben fissati per evitare rovinose cadute, non vanno usati rami di piante resinose ( conifere in genere, come pino,abete ecc) o tossiche ( oleandro,alloro) o trattate.
    I rami possono essere inseriti completi di foglie, ulteriori stimoli per i petauri,se si scelgono piante ,fiori o rami di Eucalyptus, Banksia, Leptospermum, Grevillea, Acacia, Melaleuca, Callistemum, Hakea..i petauro le potranno usare oltre che come attrezzi ginnici anche come alimenti da consumare.
    Sul fondo della gabbia oltre al tutolo di mais si può lasciare a disposizione del fieno che i petauri raccolgono con la coda e lo trasportano nella casetta sistemandolo a loro piacimento.
    Nel caso volessimo farlo uscire per casa dovremmo porgergli particolare attenzione, a terra si muovono impacciati saltellando buffamente ma nell’arrampicarsi, saltare e planare sono agilissimi, non c’è punto per loro inaccessibile, quindi è da porgere attenzione a finestre aperte ( scapperebbero) inoltre recuperarli non è sempre semplice, è da mettere in conto che defecano e urinano ovunque gli capiti ( anche fra un balzo e l’altro).

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    Alimentazione

    Come già detto il petauro è un marsupiale onnivoro, in natura si nutre di piccoli vertebrati, insetti e di linfa di acacia, in commercio non esistono alimenti studiati per i marsupiali e comunque non sarebbero adatti.
    E’ da tenere presente che una dieta corretta e bilanciata sarà la migliore prevenzione da malattie e garanzia di una vita lunga e sana.
    Innanzi tutto dovremmo preparare il cibo ogni sera e togliere gli avanzi ogni mattina e gettati, la dieta si baserà su verdure e frutta fresca e per un quarto da proteine animali.
    La varietà del menù giornaliero è importante almeno 4 o tipi di cibo diversi per sera, possiamo somministrare tutti i tipi di verdura adatti all’alimentazione umana e frutta matura dolce come fichi, mele, banane, uva, papaia, mango, melone kiwi ecc, dovremmo evitare solo le parti verdi di pomodori, patate e melanzane che sono tossiche.
    Come fonte proteica possiamo servirgli uova bollite, tofu, carne magra non condita e piccoli invertebrati reperibili nei negozi specializzati in rettili o di caccia e pesca.
    Per quanto sgradevole c’è chi gli mette a disposizione piccoli topolini (pinkie) morti ( li vendono surgelati nei negozi x rettili) che i petauri gradiscono molto, particolare attenzione nel dare carne disossata.
    Un elemento “essenziale” per il petauro è il calcio, necessario per mantenere le ossa forti, se venisse a mancare il petauro si ammalerebbe in brevissimo tempo, il calcio è somministrabile sotto forma di ossa di seppia, tavolette o con integratori in polvere reperibili in farmacia da spolverare sul cibo, un prodotto ottimo è il ” calcium with Vit. D3 della Rep-Cal”, il cui dosaggio approssimativo è mezzo cucchiaio da tavola per un kg di cibo.
    Gli alimenti da evitare sono: dolcificanti, zucchero, cioccolata, frutta sciroppata, frutta candita, frutta disidratata e tutte le miscele di semi e di frutta secca disponibili in commercio troppo grasse e povere di calcio.
    Come premio si può dare del miele di eucalipto.

     

  • Coniglio – Allevamento, Alimentazione e Caratteristiche

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del coniglio, come allevarlo e l’alimentazione corretta.

    Caratteristiche Coniglio

    I Conigli (Oryctolagus cuniculus) non sono Roditori, bensì sono raggruppati insieme alle Lepri e ai Pika nell’Ordine dei Lagomorfi (che vuol dire appunto “a forma di Coniglio”).

    La principale differenza tra i due gruppi sta nel numero degli incisivi superiori, che nei Roditori formano un’unica fila mentre nei Conigli sono raggruppati in due file: questo comunque non sembra alterare in nessun modo le capacità rosicchiatorie del Coniglio!

    La lunga domesticazione ha creato dall’originario coniglio selvatico color lepre e pesante 1.5-2 kg, una vastissima gamma di taglie forme e colori per vestire razze da carne, da pelliccia, da ornamento e ahimè da laboratorio: finché qualcuno non ebbe l’ispirazione di inserire il bistrattato coniglio nell’ambito domestico e scoprì quale insospettata personalità si celava dietro l’apparenza mite di questo calunniato animale.

    Come Preparare la Casa per il Coniglio

    Il coniglietto rappresenta uno degli amici pelosi sempre piu’ frequenti nelle nostre case. Nonostante l’affetto che gli tributiamo, spesso pero’ non ci rendiamo conto che la casa, cosi’ come e’ strutturata per noi, risulta spesso inadatta se non addirittura pericolosa per il roditore che ospitiamo. E’ tuttavia possibile renderla accogliente e sicura con qualche piccolo accorgimento.
    Nello specifico ricordiamo, prima di tutto, che il coniglio e’ appunto un roditore, ossia un animaletto intelligente e curioso, abituato a conoscere il mondo attraverso la sua portentosa dentatura. Quindi e’ necessario che ci prepariamo accuratamente ad accoglierlo nella nostra casa nascondendo tutti i cavi elettrici in vista. Esistono in commercio dei pratici tubi di plastica adattissimi a questa funzione che si avvolgono attorno ad un cavo singolo o a piccoli fasci di cavi e che possono fornire una buona protezione per il nostro piccolo amico. Ricordiamo comunque di controllare frequentemente il buono stato delle protezioni e, se possibile, la soluzione migliore sarebbe quella di alzare la portata dei cavi in modo da renderli troppo distanti da raggiungere.

    Il coniglio e’ poi un animale che, seppur contraddistinto da una spiccata ,’ necessita tuttavia di un luogo proprio e riparato dove rifugiarsi quando desidera riposarsi o, semplicemente, starsene per conto suo. Cerchiamo, quindi, di predisporre in un angolo riparato della nostra casa, una “cuccia” tutta per lui. Sara’ necessario munirsi di una gabbia in ferro (ricordiamo che il coniglio rosicchia tutto tranne il metallo) da arredare come segue: sul fondo predisporremo uno strato di pellet, ossia di trucioli di legno, ricoperto di paglia. Quest’ultima va cambiata ogni giorno, il coniglio e’ un animale molto pulito e, se insegniamo al nostro piccolo amico nella maniera corretta, si abituerà a fare i propri bisogni sempre nella sua casetta. Sarà poi necessario predisporre una mangiatoia anch’essa sempre piena di fieno fresco, di cui il coniglio e’ vorace. Come tutti i roditori il coniglio, poi, si disseta attraverso degli abbeveratoi a “ciuccio” che potremo tranquillamente acquistare nei negozi di prodotti per animali. Serviranno, infine, delle ciotoline in porcellana in cui mettere i suoi semini preferiti.
    Il coniglio non ha bisogno di molto spazio, quindi riserviamogli una stanza soltanto, quella in cui siamo soliti stare anche noi, in modo da poterlo tenere d’occhio ber il bene suo e dei nostri arredi.

    Casetta per il Coniglio

    Le casette e i tunnel progettati appositamente per i conigli contribuiscono alla vita sana di questo animale domestico. Le casette, più delle cucce, per la loro stabilità, meglio si adattano alle necessità di riparo mentre i tunnel rispondono bene alle esigenze di gioco e di mobilità di questi animali poiché riproducono l’habitat naturale delle gallerie sotterranee.
    Esistono diversi tipi di casette per conigli, queste si differenziano per tipologia e materiali. Quelle più economiche fatte di plastica sono facilmente igienizzabili, ma poco adatte alla vita in giardino perché, nonostante siano impermeabili, non garantiscono la giusta temperatura al coniglio per ripararsi dai freddi invernali e dalle calure estive e non durano sotto l’influsso costante degli agenti atmosferici. Quelle di legno prevedono un investimento economico maggiore, ma possono essere utilizzate sia che teniate la gabbietta in appartamento, che in giardino o terrazzo (a patto che siano impermeabilizzate) e difendono meglio il coniglio dall’escursione termica. Inoltre le casette di legno, se annualmente sottoposte a una buona manutenzione, durano molto a lungo nel tempo.
    Infine vi sono le casette naturali di erba essiccata, che nascono per essere mangiate dal coniglio e che dunque fungono da riparo provvisorio: sono certamente le più naturali e più divertenti per i roditori, ma non possono costituire il riparo esclusivo per il coniglio.
    I criteri di scelta per la tipologia di casetta variano molto secondo le delle esigenze del coniglio: una casetta spaziosa, magari a più piani, garantisce un maggior divertimento al roditore.
    I tunnel per conigli sono un accessorio necessario allo svago di questi roditori: vi corrono, vi si nascondono, restituendo loro così la naturale esperienza di esplorare le gallerie sotterranee che in natura scavano nella terra. I tunnel più resistenti sono quelli in polietilene estensibile, mentre quelli in tessuto, nonostante mostrino meglio in quali prodezze si stia cimentando il coniglio, sono soggetti maggiormente al rosicchiamento. In caso di rosicchiamento, i tunnel consigliati sono certamente quelli in vimini, poiché resistono a lungo, ma permettono all’animale di rosicchiare senza danni per la sua salute.

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    Alimentazione Coniglio

    Il coniglio è un piccolo mammifero che molti tengono in casa come animaletto da compagnia, e come tale è perfetto per il suo carattere affettuoso, pacifico e socievole. Di solito interagisce con la persona che se ne prende cura, con la quale si crea un forte legame.

    Il coniglio è un animale erbivoro, quindi la sua alimentazione naturale è costituita da erba, radici, cortecce e foglie secche, ma può mangiare verdure di tutti i tipi, come carote, sedano e insalata.
    Per un’alimentazione veramente corretta il coniglio dovrebbe mangiare un’abbondante quantità di fieno e verdura fresca pari a circa 250 – 300 grammi per kg. di peso corporeo.
    Inoltre soprattutto i coniglietti cuccioli hanno un grande bisogno di calcio per sviluppare la loro ossatura, quindi è bene aggiungere alla dieta molto prezzemolo e frutta fresca, tutto accuratamente lavato.

    Oltre a nutrirlo adeguatamente, l’erba contiene molto silicio che permette ai denti, in crescita continua, di consumarsi naturalmente.
    C’è chi sostiene che anche il pane consumi i denti del coniglio, ma è una convinzione sbagliata. Anzi c’è da dire che l’assunzione prolungata di pane, fette biscottate e carboidrati in genere causa al coniglio seri problemi di salute perché il suo apparato digerente non riesce ad assimilarli in modo corretto e possono provocare blocchi gastro-intestinali molto gravi.

    Alla base della piramide alimentare dell’alimentazione dei conigli, vi è il fieno. Esso deve essere verde e profumato, oltre ad essere privo di impurità e muffe. Per i conigli adulti è indicato quello che contiene poca erba medica che, con il suo alto contenuto di calcio, è specifica per i piccoli coniglietti. Il fieno ideale è quello misto per cavalli, che deve essere fornito ogni giorno in quantità illimitate. Occorre offrire quotidianamente il fieno fresco e sostituire quello del giorno prima, poiché il pet avendolo sporcato non lo mangerà più.

     

    Salendo nella piramide alimentare troviamo l’erba mista di campo. Accompagnato al fieno, questo mix rappresenta un pasto perfetto per la salute ed il corretto sviluppo del coniglio. Le erbe di campo contengono le giuste quantità di calcio e fibre, garantendo al coniglietto una linea snella e tonica. Coloro che ne hanno la possibilità, possono far brucare al coniglio l’erba del giardino o del campo; in caso contrario assicurarsi che l’erba raccolta sia priva di antiparassitari, pesticidi e fertilizzanti. Si possono offrire sia erbe fresche che secche. È bene controllare che esse non siano in fermentazione, perché potrebbero essere molto dannose per la salute intestinale del coniglio. Se il pet consuma molta erba, occorre fare attenzione e ridurre le quantità di verdura.

     

    L’altro alimento che non deve mai mancare sulla “tavola” dei conigli è la verdura; la sua importanza è dovuta alle sostanze contenute in essa, come acqua, fibre, vitamine e Sali minerali. Occorre offrire quotidianamente della verdura mista al coniglio, prediligendo sedano e finocchio, ovvero le più ricche di fibre. La verdura somministrata deve essere rigorosamente cruda e soprattutto varia (3-4 tipi di verdura diversa al giorno). La quantità si stabilisce in base alle dimensioni del coniglio: circa 200 gr per 1 Kg di peso dell’animale.

    In commercio esistono diversi mangimi industriali per conigli, i cosiddetti pellet, che sono miscele di vari alimenti, ma non tutti sono consigliabili, anzi molti contengono sostanze dannose per la salute del coniglio, come zuccheri, uova e miele.
    Per essere adatti alla sua alimentazione i mangimi dovrebbero contenere almeno il 18-20% di fibre, circa il 15% di proteine, pochissimi grassi (non più del 3%), circa l’1% di calcio e di fosforo.

    Una cosa importante da considerare quando si dà da mangiare al coniglio è che il cibo deve essere sempre in grande quantità perché l’apparato digerente dell’animaletto è in continua digestione e un digiuno prolungato potrebbe creargli seri problemi, quindi è bene che abbia la sua verdura sempre a disposizione.
    Naturalmente anche l’acqua è di fondamentale importanza e deve essere sempre disponibile.

     

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    Come Insegnare l’Utilizzo della Lettiera al Coniglio

    Il coniglio è un animale piuttosto pulito e fa i suoi bisogni in una cassettina igienica, proprio come i gatti. Tuttavia, spesso non è la mamma ad insegnargli ad usare la lettiera: dobbiamo pensarci noi!

    Per abituare il nostro piccolo amico all’uso della lettiera è bene aspettare che abbia superato i 3 mesi di età; prima infatti è un po’ troppo giovane per controllare i suoi “impulsi”. Per quanto riguarda la cassetta, il contenitore ideale è in plastica dura, facilmente lavabile. Non deve avere bordi troppi alti, altrimenti il coniglio potrebbe avere difficoltà ad entrarci, ma nemmeno troppo bassi. Il coniglio infatti tende purtroppo a “sbagliare” piuttosto spesso e sporcare vicino, invece che dentro, alla cassetta. Per quanto riguarda le lettiera, quella per gatti non è assolutamente adatta. Abbiamo però diverse opzioni; le migliori sono il tutolo di mais o le palline compresse fatte di paglia, legno o carta, magari ricoperte da uno strato di fieno.
    Iniziate mettendo nel contenitore un po’ di palline di feci e portando il coniglio nella cassetta ogni volta che lo sorprendete a fare i bisogni in altri luoghi. Anche se lo cogliete “in flagrante” infatti non serve punirlo, meglio piuttosto ricompensarlo con un bocconcino quando usa la cassettina. Molti conigli sono abitudinari ed hanno già i loro posti preferiti in cui sporcare, per cui mettere la lettiera in quei punti aiuterà senz’altro a fargli capire lo scopo del nuovo oggetto. Visto che, come detto prima, capita che il coniglio “sbagli”, è meglio che la cassetta sia collocata in luoghi facilmente pulibili; un buon metodo è quello di mettere un tappetino igienico sotto il contenitore, per rimediare velocemente ad eventuali errori.
    In alcuni casi è purtroppo normale che il coniglio sporchi fuori dalla cassetta; se è sterilizzato, il problema sarà limitato alle feci, che per quanto sgradevoli sono facili da rimuovere e non causano troppi problemi, mentre un coniglio sessualmente maturo e “intero” può marcare il territorio con l’urina.
    Infine, se il coniglio sapeva già usare la cassetta ed ha smesso improvvisamente, è bene verificare con il veterinario l’eventuale presenza di problemi alle vie urinarie.

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    Come Rapportarsi con il Coniglio

    Chi non ha mai pensato di possedere come animale di compagnia un simpatico coniglietto in casa? Molti, secondo le ultime tendenze del momento, tanto che un numero sempre maggiore di persone ha provveduto ad acquistarne uno.

    Le regole da seguire per il suo mantenimento non sono molte, quindi, anche dal punto di vista del tempo da impiegare non è molto impegnativo. Innanzitutto, partiamo dal presupposto che il coniglio è’ un animale che ama interagire con l’uomo e che adora fare “danni” in casa, come per esempio rosicchiare mobili e scavare buche nel giardino. E’ assolutamente doveroso, quindi, porre la gabbietta che ospiterà il nostro simpatico ospite in un ambiente dove può tranquillamente girare senza incontrare cavi elettrici, oggetti in vimini. Questa, inoltre, dovrà essere posta in un luogo tranquillo, lontano da apparecchi elettrici rumorosi come televisori e radio e, soprattutto, lontano da correnti d’aria o da posti troppi assolati; il coniglio, infatti, soffre moltissimo le temperature troppo alte e talune volte il caldo torrido gli è addirittura fatale.

    Come fare per i bisognini e la pulizia? Sappiate che il simpatico mammifero non può passare troppo tempo dentro la gabbietta, anche perchè altrimenti rischiamo che si sfoghi lasciando le classiche “palline” per tutta la stanza, il che non è né bello, né troppo salutare. La lettiera va cambiata spesso ed almeno una volta a settimana va pulita con acqua e detersivi (neutri e poco odoranti).
    Per quanto riguarda l’alimentazione, l’apporto di fibre è assolutamente basilare per il coniglio, quindi grandi quantitativi di fieno fresco (può essere acquistato tranquillamente nei negozi specializzati di animali) non devono mai mancare giornalmente, tutto ciò per un corretto funzionamento dell’intestino ed un ottimo sviluppo della dentatura.
    I vegetali come, il prezzemolo, la cicoria, l’indivia, e la frutta assunta però saltuariamente completano la dieta ideale per il nostro caro amichetto. Assolutamente da evitare, invece, cibi come la cioccolata, i biscotti, i dolci in generale, i cracker, e la frutta secca. Un’ultima osservazione riguardanti i liquidi: è consigliabile somministrare acqua con dosatori a goccia, per evitare che l’utilizzo di ciotole provochi dermatiti nella zona del mento del coniglio.

    Come Capire il Comportamento di un Coniglio

    Tutti gli animali hanno il loro linguaggio. E quindi anche i conigli, bestiole di carattere; ma certamente non è facile capirli, del resto, sono di poche parole!

    Il coniglio, è un animale altamente sociale, e in virtù di questo ha sviluppato una serie di segnali per comunicare il proprio stato d’animo. Ricordiamoci che è pur sempre una preda, e questo lo induce per istinto ad essere piuttosto timoroso. È opportuno quindi avere cura di interpretarne i segnali, per evitare di spaventarlo. Per lui potrebbe essere fatale.

    A seguire alcuni segnali ai quali fare attenzione per capire cosa vuole dirci il nostro batuffolo.

    Quando il coniglio:

    – Si stende lungo, pancia a terra.
    Si sta acclimatando. Mediamente indica stato d’animo quieto.

    – Digrigna i denti.
    In questo caso il nostro amico è piuttosto nervoso. Potrebbe anche non stare bene.

    – Morde le sbarre della gabbia.
    Probabilmente vuole uscire.

    – Si accuccia con le orecchie indietro;
    è spaventato. In questi casi è bene lasciarlo tranquillo. Se è appena arrivato, fatelo ambientare senza pressioni.

    – Si alza sulle zampe posteriori.
    Lo fa perché è incuriosito da qualcosa intorno a lui e vuole “approfondire”.

    – Batte a terra le zampette mantenendo al contempo le orecchie ben dritte e gli occhi bene aperti.
    Qualcosa lo disturba, e intende così “avvertire” chi lo circonda dell’eventuale pericolo.

    – Soffia o morde.
    Chiaramente non è aria. Meglio lasciarlo stare!

    – Saltella in qua e là.
    In questo caso è felice e giocoso.

    -Ci lecca e ci girella intorno.
    Sono entrambi segnali di affetto e apprezzamento. Per dirla tutta, fare dei giri intorno, è il modo che i conigli hanno di corteggiare una possibile compagna. Tuttavia, in mancanza di una coniglietta, tutto l’affetto si rivolge all’amico che più apprezzano.

    – Strofina il mento contro qualcosa.
    Ne reclama la proprietà. Sotto il mento, infatti, i conigli hanno una ghiandola che permette loro di “marcare” il territorio.

    – Ci da le spalle.
    Niente paura, non è offeso e non fa il sostenuto. Il nostro coniglietto, semplicemente, si fida di noi, tanto da non dover stare all’erta e tenerci d’occhio.

    Come Fare Stare Insieme Coniglio e Cavia

    In molti negozi di animali viene consigliata la convivenza fra conigli e cavie, che sono due animaletti deliziosi da tenere in casa e a cui ci si affeziona facilmente, ma bisogna fare molta attenzione perché non sempre questi due animali sono adatti a vivere insieme.

    Innanzitutto bisogna sapere che le cavie sono sono animaletti estremamente timidi e vulnerabili, che si spaventano per un nonnulla, pertanto è fondamentale, se si è deciso di tenerne una in casa, prepararle una casetta o una gabbietta dove possa andarsi a rifugiare ogni volta che non si sente al sicuro. Inoltre la cavia ha bisogno di un ambiente tranquillo e possibilmente silenzioso e di un po’ di tempo per adattarsi e prendere confidenza con le persone della famiglia, che dovranno armarsi di molta pazienza per conquistare la sua fiducia.
    Anche il coniglio è un grazioso animaletto da compagnia, essendo caratterialmente pacifico, socievole e molto affettuoso, quindi presenta notevoli affinità con la cavia, ma non sempre i due riescono ad andare d’accordo se tenuti insieme, soprattutto se il coniglio è maschio.
    Ci sono più probabilità di successo se i due animali crescono insieme, ma se viene portata in casa una cavia quando il coniglio è già adulto e messa nella stessa gabbia, difficilmente riuscirà a sopportarla, anzi può anche succedere che il coniglio la aggredisca, essendo un animale molto “territoriale”.
    Inoltre il coniglio può ferire involontariamente la cavia, che è palesemente più fragile, con la sua abitudine di scalciare con le zampe posteriori, soprattutto se rinchiuso in un ambiente stretto.
    Altro problema che potrebbe sorgere è rappresentato dai batteri di cui il coniglio è portatore, come la Pasteurella multocida e la Bordetella bronchiseptica. Questi batteri spesso sono presenti nel coniglio senza causargli alcun disturbo, ma se trasmessi alla cavia possono causare disturbi anche gravi.

    Non sono esclusi casi in cui coniglio e cavia riescono ad avere una convivenza pacifica per anni senza nessun problema, magari non rinchiusi in gabbia ma tenuti liberi per la casa, generalmente però questi due animali per essere felici hanno bisogno di stare con i loro simili, soprattutto la cavia che soffre terribilmente di solitudine e trova un po’ di sicurezza soltanto nella vita di gruppo.

    Muta Autunnale del Coniglio

    La muta è un’attività naturale che avviene principalmente in primavera ed in autunno, ma per i conigli che vivono in appartamento, senza eccessivi sbalzi termici tra le mura domestiche, è possibile che questo cambiamento si presenti più volte all’anno. La modalità e la durata della muta dipendono esclusivamente dalla temperatura dell’ambiente in cui vive il coniglio.

     

    In primavera, in particolare, quando il clima è più temperato, l’animale tende ad alleggerire il suo pelo liberandosi del sottopelo autunno-invernale, mostrando la cute alquanto sottile, necessaria per affrontare il caldo dell’estate. La muta è visibile principalmente nei conigli dal pelo scuro: infatti nel loro aspetto, inizialmente, si osservano ad occhio nudo zone in cui il pelo risulta meno fitto, per poi espandersi su tutta la superficie.

    In autunno, invece, quando le temperature si abbassano, il pet tende a rendere ancora più folto il proprio manto peloso, grazie alla produzione di un sottopelo capace di resistere al freddo rigido. È, quindi, questa la motivazione dell’enorme quantità di pelo che può spandersi per tutta la casa.

    Per evitare “l’invasione del pelo del coniglio” bisogna spazzolare quotidianamente l’animaletto così da facilitargli la muta. È bene utilizzare una spazzola morbida, priva di uncinetti in ferro, giacché il coniglio non ama farsi spazzolare e questi uncini gli provocherebbero dolore ad ogni passaggio. Spazzolandolo si agevolerà la muta del coniglio, così che possa liberarsi completamente del pelo morto.

    La muta, però, nonostante sia un evento fisiologico, può provocare dei disagi all’animale: infatti se non è regolarmente spazzolato, tenderà a ripulirsi autonomamente rischiando l’ingestione di masse di pelo, che possono provocare un blocco gastro-intestinale al pet. Il coniglio potrebbe quindi perdere l’appetito e defecare palline di dimensioni ridotte; è fondamentale, soprattutto in questa fase, offrire al pet verdure fibrose, come sedano e finocchio.

  • Anfibi per Acquaterrario – Quali Scegliere e Come Allevarli

    Gli Anfibi hanno avuto le loro origini nelle acque del globo, derivando da alcuni pesci che, a poco a poco, si sono adattati anche alla vita terrestre. Vi sono stati certi periodi, lontanissimi nella notte dei tempi, in cui gli Anfibi hanno popolato la terra in gran numero e da essi si sono originati, per evoluzione, i Rettili, gli Uccelli e i Mammiferi.

    Gli Anfibi attuali sono animali di medie dimensioni (da meno di un centimetro a oltre 1,50 m, con quattro arti, talvolta atrofizzati, la pelle nuda, spesso viscosa, il cranio appiattito come quello dei rettili, i denti privi di radici e in continua crescita. L’alimentazione degli adulti è carnivora o insettivora, mentre quella delle larve è costituita da detriti vegetali.
    Ma la caratteristica più saliente degli Anfibi riguarda la respirazione che non richiede grandi quantità di ossigeno ed è praticata attraverso una quantità di particolari organi disposti a seconda delle specie.
    Tali organi sono sia residui dell’antica conformazione degli animali primitivi, sia frutto di adattamento all’ambiente. Nella maggioranza dei casi, le larve respirano attraverso organi speciali, le branchie, simili a quelle dei pesci, ma spesso disposte esternamente. Gli adulti invece respirano nella maggioranza attraverso i polmoni. Tutti, inoltre, assorbono aria anche attraverso la pelle e le mucose della bocca.
    Vi sono tuttavia dei casi, come in certi Urodeli, in cui i polmoni sono atrofizzati e la respirazione avviene soltanto attraverso la pelle e le mucose della bocca, le narici, le coane.
    Naturalmente tutti gli apparati organici degli Anfibi hanno particolarità che sono soprattutto legate a questi modi di respirazione, ma a noi basta aver dato questo cenno informativo per conoscere almeno superficialmente la realtà degli animali che dovremo accogliere e custodire.
    La classe degli Anfibi comprende, in tutto il mondo, almeno 3000 specie, sia d’acqua dolce che terrestri, suddivise in tre ordini: Urodeli o Caudati, Apodi o Gimnoflori e Anuri o Salienti.
    Tra gli appartenenti a questi ordini noi sceglieremo quelle specie che ci interessano particolarmente.

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    URODELI

    Si tratta di animali il cui aspetto generale ricorda quello delle lucertole, con il capo ben differenziato dal corpo, quattro arti non molto sviluppati e una coda allungata. Il corpo è più o meno slanciato, ed ha dimensioni varie, di solito non oltre la media di 10+20 cm, ma in rari casi, come per la Salamandra gigante, possono raggiungere una lunghezza di 1,50 m.
    Gli Urodeli sono diffusi in gran parte delle zone temperate a nord dell’Equatore, sebbene alcune specie americane si spingano più a sud. Preferiscono un clima umido e l’istinto della conservazione li spinge a cercare i luoghi più nascosti, prossimi all’acqua, dove sia facile scomparire senza lasciare traccia. Alcune specie hanno addirittura abitudini cavernicole, mentre altre preferiscono trovare ricovero sugli alberi e, a questo scopo, hanno la struttura delle zampe modificata per l’arrampicamento.
    Salvo qualche eccezione, gli Urodeli si riproducono per uova che vengono fecondate all’esterno del corpo della madre. Le uova, a seconda delle abitudini della specie, vengono lasciate nell’acqua o abbandonate sul terreno, tranne certi casi in cui la femmina o il maschio (Salamandra gigante) si trattengono a sorvegliarle.
    Dalle uova nascono larve di forme simili a quelle degli adulti, fornite di denti, che assumono il cibo risucchiandolo con le labbra. Le larve che nascono in acqua hanno di qua e di là del capo delle branchie esterne frangiate e tracce rudimentali di pinne, pure frangiate, sui fianchi o sulla coda; quelle nate sul terreno si trasferiscono quasi subito anch’esse in acqua dove completano il loro sviluppo. Alcune mantengono le branchie esterne fino alla completa maturità.
    L’ambiente in cui le larve trascorrono il periodo della loro trasformazione incide su alcuni loro caratteri: le larve che crescono in acque ferme con poco ossigeno sono più corte
    e tozze, le branchie molto sviluppate e hanno sul dorso e sulla coda molte pinne che coadiuvano le branchie nella respirazione e provvedono agli spostamenti. Nei primissimi giorni di vita un organo speciale, a forma di bilanciere, impedisce alle larve di sprofondare nel fango e, secernendo materia viscosa, permette di attaccarsi a sassi o rami. Non appena si completano gli arti questo organo scompare. Invece le larve, delle specie destinate a completarsi nelle acque correnti, fredde, ricche di ossigeno sono più slanciate e agili, hanno pinne sottili solo sulla coda, mancano dell’organo adesivo e hanno una muscolatura sviluppata e robusta.
    Le larve che compiono il loro sviluppo sul terreno sono piccole, con coda corta e senza pinne, le branchie esterne senza frange. Esse si nutrono ancora delle parti dell’uovo
    e quindi non occorre che passino attraverso lo stadio acquatico né hanno bisogno di altro cibo. Gli urodeli destinati a rimanere permanentemente nell’acqua subiscono, raggiungendo la maturità, modificazioni particolari.
    Quasi tutti gli Anfibi di questo ordine vivono benissimo in cattività e sono anche piuttosto longevi. Richiedono tuttavia cure assidue, temperatura costante, così che il contenitore non deve mai ricevere direttamente il calore del sole. Un’altra esigenza di questa specie è la tranquillità: non è mai il caso di spostare bruscamente uno degli animali, né tantomeno prenderlo in mano e, se ciò si rendesse necessario, ad esempio per una fuga dal contenitore, bisognerà ricorrere ad un cencio bagnato, verso il quale il fuggiasco viene inevitabilmente attratto. L’alimentazione, come già si è detto, è assai semplice: pulci d’acqua, larve, moscerini ecc., che vanno spinti verso l’acqua con un soffio leggero, mentre per le specie più grandi il cibo spezzettato (carne, lombrichi, lumache, insetti) va calato nella vasca con grande precauzione.
    Le norme igieniche, oltre che evitare il fastidio di cattivi odori o di spettacoli antipatici di acque e terreno insudiciati, valgono anche a mantenere in salute gli ospiti: le Salamandre, ad esempio, soffrono di gravi ulcerazioni della pelle a causa della poca igiene e allora occorre isolarle in appositi terrari col fondo di argilla o di ghiaia pulita e cospargerne le piaghe con polvere di penicillina. Si ricordi che nelle Salamandre le parti del corpo cadute o amputate per malattie, si riformano abbastanza in fretta.
    Per le specie anfibie che usano accoppiarsi in acqua, occorre preparare una sorta di scaletta di pietre sovrapposte che scenda verso la parte dell’acquaterrario destinata all’acqua, dividendo inoltre tale parte da quella asciutta con un basso argine di pietre cementate tra loro.
    Considerate queste norme elementari passiamo a un breve e semplice elenco delle specie più comuni e più adatte alle nostre vasche.

    Urodeli Salamandridi
    Salamandra comune o Salamandra gialla e nera (Salamandra salamandra). La sua lunghezza nelle forme europee raggiunge i 19 cm, in quelle esotiche anche i 30 cm. Il suo corpo slanciato ha la pelle nuda, di color nero lucente con macchie e strisce giallo arancio. Questi caratteri, una volta che l’animale sia adulto, non cambiano più. In libertà la Salamandra rimane fedele a un determinato territorio, nascondendosi fra le radici degli alberi o tra le rocce e uscendone in cerca di cibo. Nella cattura delle prede questi animali, di solito pigri, sono velocissimi. Emettono suoni striduli e inquieti, ma sommessi.
    L’accoppiamento avviene sul terreno dopo un vivace corteggiamento da parte del maschio. Le larve restano nel corpo materno per un lunghissimo tempo completandosi in ogni parte, specialmente per quanto riguarda l’apparato branchiale. Al momento del « parto » la madre ricerca un qualsiasi luogo d’acqua, vi immerge la parte posteriore del corpo e dà alla luce i piccoli che nuotano immediatamente in cerca di cibo. Ogni femmina trattiene in sé anche 70 uova.
    In cattività questi animali sono assai longevi. È stato accertato che un esemplare raggiunse i 43 anni in terrario. A loro si addice anche un terrario fornito di una semplice vaschetta cui si acceda per un piano inclinato fatto di pietre cementate.

    Salamandra caucasica (Martusiella caucasica). Lunga fino a 20 cm, ha la pelle nuda e liscia e la coda lunghissima e rotonda. I maschi hanno uno sperone alla base della coda e rigonfiamenti all’altezza dell’omero. I colori sono bruno verdastro con macchie gialle. Dopo l’accoppiamento sul terreno, le larve si sviluppano nell’acqua. In cattività la specie è molto adatta, per le piccole dimensioni, all’acqua-terrario: sono animali assai vivaci e amano nascondersi sul fondo. La coda è fragile, ma, se troncata, si riforma facilmente.

    Tritone crestato (Triturus cristatus). Appartiene agli anfibi europei che si possono considerare acquatici e può raggiungere 20 cm di lunghezza, ma vi sono varietà di taglie leggermente diverse. Questo Tritone è detto anche « Salamandra acquaiola ». Ha la pelle rugosa, cosparsa di verruche di colore verdastro. Il corpo e la coda sono tozzi. Nel periodo della riproduzione, il maschio presenta su tutta la lunghezza del corpo una cresta dentata. Le larve, invece, sono svelte e slanciate, nuotano bene e afferrano velocemente il cibo.

    Altri Tritoni che si avvicinano per forma al crestato, anche se più piccoli, sono il Tritone degli stagni (Triturus vulga-ris) che nel maschio unisce alla cresta una membrana caudale natatoria molto grande; il Tritone alpino (Triturus al-pestris) di bellissime tinte con cresta non dentellata, di oltre 2 mm, che continua sulla coda appuntita e compressa; il Tritone elvetico (Triturus elveticus) con cresta breve e coda sottilissima; il Tritone italiano (Triturus italicus) il cui maschio, nella stagione degli amori, non ha la cresta, ma un profondo solco lungo il dorso. Dalla sua coda rotonda sporge un filamento.

    Dragone dal ventre rosso (Cynops pyrrhogaster). Di origine asiatica, è lungo 14 cm. La caratteristica di questo salamandride è la presenza, ai lati del capo, di cuscinetti che contengono ghiandole otiche, cosa che si verifica anche in altri anfibi. Nella stagione degli amori manca la cresta dorsale. Sebbene, come dice il nome, abbia il ventre rosso, talvolta, per influenze ambientali, il Dragone assume sfumature azzurre. La femmina depone le uova, che si schiudono dando luogo a larve grosse e tozze, di colore scuro. La riproduzione del Dragone in cattività è assai facile, ma le larve vanno tenute al fresco e all’ombra.
    Specie affini sono la Taricha nodosa, americana, e il Diemictylus viridescens.

    Pleurodele o Triflotritone spagnolo (Pleurodeles waltli). Lungo circa 30 cm, di colorazione verdastra, vive in acque stagnanti e solo in epoche di siccità ritorna sul terreno, è adatto quindi all’acquaterrario. Ha una conformazione particolare delle costole che spuntano fuori della pelle. La femmina depone uova piccole, raccolte in grappoli gelatinosi; le larve presentano organi adesivi. Vive benissimo in cattività ed è assai longevo.

    Urodeli Pletodontidi
    Si tratta di Urodeli contraddistinti, negli adulti, da un solco ricco di ghiandole che circonda la bocca. Spesso, nei maschi, da questi solchi sporgono sul labbro superiore dei cirri. Altra caratteristica assai notevole è l’assenza dei polmoni, tranne in alcune specie che però ne hanno tracce atrofizzate. Si tratta di un gruppo molto numeroso che è diffuso in tutto il continente americano e che ha rappresentanti anche in Europa e in particolare in Italia. Per una deformazione delle ossa del cranio, essi aprono la bocca tenendo ferma la mandibola e sollevando la mascella così che tutto il capo si solleva all’indietro. Vivono in vicinanza dei corsi d’acqua, dove le loro larve si sviluppano, mentre gli adulti si arrampicano agilmente su rocce e alberi.
    Alcune specie fra le più piccole, invece, trascorrono in acqua anche la vita da adulti.

    Pseudotritone rosso o Salamandra rossa (Pseudotriton ruber). È di notevoli proporzioni, raggiungendo i 20 cm. La colorazione della pelle è rossa con macchiette scure nel periodo giovanile, più tardi si fa tutta scura. Il corpo è allungato, la coda breve. La respirazione avviene attraverso la cute e le mucose della bocca. Trascorre la sua vita lungo torrenti o corsi d’acqua sotterranei nel nord-America.
    Specie simile è l’Eurycea bislineata, dal corpo sottile e giallastro. Anch’essa propria del nord-America, si trattiene d’inverno sul terreno ma, se le condizioni della temperatura le permettono, rimane volentieri in acqua.

    Geotritone sardo (Hydromantes genei). È un esemplare esclusivo della Sardegna, misura circa 11 cm, è sottile, verdastro, con arti gracili, la coda meno lunga del corpo.
    L’intero sviluppo, dallo stadio larvale a quello di adulto, si svolge sul terreno. È facile tenerlo in terrario, purché abbia
    possibilità di nascondersi.
    Specie simile è il Geotritone italiano (Hydromantes italicus).

    Urodeli Inobiidi
    Sono Urodeli in gran parte terrestri, il cui sviluppo apporta profonde modificazioni sia alla dentatura sia alle branchie. Nella maggior parte dei generi i denti palatini assumono disposizioni particolari. Le branchie si atrofizzano e la respirazione avviene per polmoni. La coda non è mai più lunga del corpo ed è compressa ai lati. Sono tutte specie asiatiche.

    Inobida siberiano o Salamandrella di Keiserling (Hynobius keyserlingii). Questa specie si spinge sino alle porte dell’Europa, nelle regioni siberiane. Si tratta di un animaletto molto delicato, lungo circa 13 cm, con 13 o 15 solchi intercostali, una coda compressa ai lati che nel suo primo tratto è carenata. La pelle è scura, con i fianchi percorsi da fasce più chiare. Ha i denti palatini disposti a triangolo con il vertice verso l’interno. La femmina depone uova che sono fecondate esternamente. In cattività si mostra sensibile e molto timida.
    Allo stesso genere appartiene la Salamandrella di Kimura (Hynobius kimurai) diffusa in Giappone, bruna, picchiettata di chiaro, con la coda breve e massiccia. I denti palatini sono disposti in lunghe file.

    Onicodattilo del Giappone (Onychodactylus japonicus). È un Inobiida appartenente ad un genere diverso dai precedenti, che si distingue per il fatto di avere, durante il periodo della riproduzione, come dice il nome, le dita delle zampe armate da una sorta di unghie simili a quelle delle Lucertole. L’Onicodattilo è lungo 16 cm, ha il corpo bruno-giallastro, più chiaro sul ventre; sul dorso presenta una fascia seghettata. È originario delle zone montane del Giappone, dove abita le rive dei torrenti; in cattività non teme quindi la temperatura più fredda.

    Urodeli Proteidi
    È una famiglia i cui membri si distinguono per numerose caratteristiche: prima di tutto mancano di palpebre, poi hanno zampe piccolissime, presentano branchie esterne e, insieme i polmoni. Il cranio è quasi tutto cartilagineo, mancano le ossa mascellari, ma i denti palatini sono disposti in due serie e si notano denti anche sul premascellare e la mandibola.

    Proteo (Proteus anguineus). Si tratta di un animale il cui allevamento è piuttosto delicato per diverse ragioni e che quindi richiede accorgimenti particolari. Ciò dipende dal fatto che il Proteo vive esclusivamente nelle acque sotterranee carsiche (grotte di Postumia), in un ambiente che lo ha profondamente modificato. Esso, infatti, è lungo 30 cm, la sua pelle delicatissima è rosea e nuda, le tre branchie esterne arricciate gli danno l’aspetto di una larva, anche quando l’individuo è adulto. Gli occhi, a causa della mancanza di luce, sono semiatrofizzati e sostituiti da altre strutture sensoriali. In libertà, i Protei vivono nelle pozze d’acqua formatesi tra le rocce calcaree delle grotte, da cui escono per trattenersi anche a lungo sul terreno, respirando con i polmoni e strisciando in cerca di cibo. Fuori dell’acqua, però, la loro pelle, che è estremamente vischiosa, tende ad asciugarsi mutando di colore. Lo stesso effetto è prodotto da una forte illuminazione che, oltre che scurirla, attacca la pelle stessa con infezioni da funghi parassiti. Non appena l’animale ritorna nell’ombra e nell’acqua questi inconvenienti scompaiono.
    All’epoca degli amori, il maschio sceglie un territorio scacciandone ogni rivale, in esso la femmina lo raggiunge cominciando a deporre un gran numero di uova, queste vengono distribuite su di un’area di circa 30 cm di diametro, sorvegliate e difese da ambedue i genitori fino alla nascita delle larve che raggiungono poi l’acqua.
    In cattività è bene mantenere i Protei in vasche tutte in vetro senza fondali predisposti, tenendoli lontani da ogni agitazione e da ogni fonte viva di luce. Mentre allo stato libero il Proteo non ha alcun fastidio per l’inquinamento dell’acqua, in vasca ha bisogno di un’estrema pulizia. Si nutre di pulci d’acqua, Tubifex e briciole di carne di pesce. È molto longevo.

    Cane d’acqua (Necturus maculosus). Di origine nordamericana. Pur avendo molte delle caratteristiche del Proteo, di cui è affine, ma di un altro genere, vive nelle acque superficiali in piena luce. Gli accoppiamenti autunnali danno grosse uova che diventano larve uno o due mesi più tardi.

    Urodeli Ambistomidi
    Gli appartenenti a questa famiglia, unitamente ai Salamandridi, vengono classificati come Urodeli superiori e hanno quasi tutti un capo largo, con occhi piccoli, corpo tozzo con solchi costali visibili, coda schiacciata ai lati. Posseggono polmoni e, spesso, le branchie mancano anche nello stadio larvale. Vivono per la maggior parte sul terreno, cercando vari nascondigli e si accostano all’acqua soltanto per la riproduzione. Le larve solitamente si sviluppano completamente dopo un anno o anche due. Alcune specie rimangono allo stato larvale per tutta la vita, pur riproducendosi. Salamandra tigre del Missouri (Ambystoma tigrinum). È un grosso urodelo lungo da 19 a 33 cm, robusto, con la pelle macchiata o fasciata di chiazze o di righe bruno-olivastre, a seconda delle varietà. Allo stato larvale può essere mantenuto in vasche con molta vegetazione e nutrito di carne sminuzzata o di vermi. Quando appaiono le macchie sulla pelle e si rivela la definitiva metamorfosi, l’animale va trasferito nell’acquaterrario dove la parte riservata all’acqua è ben divisa dal terreno asciutto e su questo l’Ambystoma rimane fino al momento della riproduzione.
    Allo stesso genere appartengono altre sottospecie, tutte americane che portano la qualifica di tigrinum per il caratteristico aspetto della pelle (A. tigrinum tigrinum, A. tigrinum mavortium, A. tigrinum velasci, A. tigrinum diaboli, ecc.). Axolotl (Ambystoma mexicanum). È una specie che molti considerano simile alla Salamandra tigre, mentre altri senz’altro la confondono con essa. È lunga 29 cm e vive esclusivamente nel lago Xochimilco nel Messico, ma è assai frequente in cattività ed allevata facilmente, sebbene la sua colorazione diventi un po’ più scura. Si riproduce nell’acqua e nell’acqua svolge tutta la lunga vita larvale. Solo l’esaurirsi dell’acqua o la mancanza del cibo in essa contenuto lo spingono sul terreno asciutto, e allora la sua pelle diventa macchiata come quella della Salamandra tigre.

    Urodeli Criptobranchidi
    Sono i giganti dell’ordine e la loro presenza negli acquaterrari è subordinata alla grandezza delle vasche di cui si dispone. La metamorfosi dallo stadio branchiale a quello adulto non porta molte modificazioni al loro organismo: scompaiono soltanto le branchie mentre si conserva la dentatura primitiva. Le dimensioni e il peso sono imponenti. Salamandra gigante del Giappone (Andrias japonicus o Megalobatrachus japonicus). La sua lunghezza può raggiungere 1,50 m con un peso di oltre 10 kg. È un anfibio tipicamente acquatico che allo stato libero vive nei torrenti dell’isola giapponese di Hondo, al di sopra dei 1000 metri di altitudine.
    La sua attività è prevalentemente notturna, da adulto predilige acque profonde. È un grosso animale tozzo, dalla testa piatta, la coda corta e massiccia, la pelle scura. Si riproduce per uova che la femmina depone a centinaia, avvolte in un involucro gelatinoso; intorno ad esse i genitori rimuovono l’acqua per fornire la necessaria ossigenazione.
    Le larve nascono dopo due mesi, provviste di branchie a forma di ciuffi sui lati del capo, branchie che sono riassorbite nel passaggio allo stadio adulto. In libertà queste Salamandre si nutrono di pesci, vermi, crostacei; in cattività richiedono carne tritata, rane, girini, pesci.

    ANURI

    Gli appartenenti all’ordine degli Anuri hanno un aspetto così ben definito che correntemente vanno con la denominazione di « rane » o « rospi », sebbene il numero dei generi e delle specie sia grandissimo e altrettanto numerose siano le forme assunte sia per linee evolutive, sia per adattamento all’ambiente. Anche il loro habitat è così vasto che sarebbe difficile descriverlo in un breve compendio.
    A noi, comunque, interessano, come al solito, alcune nozioni generali che ci permettano di identificare e custodire correttamente quegli appartenenti all’ordine che possono abitare nelle nostre vasche.
    Il nome di Anuri indicherebbe la mancanza della coda, caratteristica che, unitamente a speciali configurazioni scheletriche, dovrebbe costituire la fisionomia di base di tali animali. Le principali di queste particolarità saranno descritte parlando di ogni singolo esemplare.
    Le caratteristiche più evidenti, tuttavia, di alcuni generi sono, ad esempio, le dita degli arti anteriori o posteriori collegate con membrane natatorie di forma diversa, la presenza dei cosiddetti sacchi vocali che nei maschi di alcune specie sono collegati alla laringe e che consentono suoni anche di ampiezza e risonanza notevoli.
    Altra caratteristica è rappresentata dalla pelle nuda, sensibilissima alla temperatura e all’ambiente, dalla presenza (per la prima volta nei vertebrati) di orecchio medio e di membrana timpanica, e dal possesso di una vista e un olfatto sviluppati.
    L’alimentazione, tranne in qualche caso, è orientata verso insetti e altri piccoli organismi, a seconda delle disponibilità; non è escluso anche il cannibalismo.
    La riproduzione merita speciale attenzione, soprattutto per l’andamento delle metamorfosi per cui gli Anuri giungono alla fase adulta. Il maschio attira la femmina con il suo « canto » e, sceltala, la cinge con le zampe in modi diversi. Gli accoppiamenti possono avvenire anche tra specie diverse se nella località vi è un numero notevole di individui. Vi sono alcuni Anuri vivipari, ma, di solito, la riproduzione è ovipara, e il maschio feconda immediatamente le uova che, generalmente, sono a gruppi agglutinati tra loro e restano attaccate a piante o erbe. Anche in questo caso vi sono modalità diverse che verranno descritte nei casi particolari.
    Dalle uova escono, con varie modalità, le larve che, provviste di organi adesivi, si attaccano nelle vicinanze, rimanendo immobili per qualche tempo o agitando solo le ciglia vibratili che hanno sulla pelle. Più tardi si muovono liberamente, e respirano mediante branchie esterne che a poco a poco si nascondono sotto una piega della pelle, lasciando solo una piccola apertura mentre gli occhi diventano funzionali, si aprono le cavità boccale e anale, le mascelle formano una sorta di becco e intorno alla bocca spuntano tubercoletti ossei.
    La larva è così diventata girino, in grado di nuotare e di nutrirsi di vegetali acquatici e di detriti animali afferrati servendosi del becco corneo. L’acqua assorbita dalla bocca ed espulsa dall’apertura branchiale provvede, oltre che a trattenere gli alimenti nutritivi, anche al fabbisogno di ossigeno della respirazione. A poco a poco compaiono le zampe posteriori, quindi quelle anteriori, si formano i polmoni, così che i girini possono respirare in superficie. Le branchie e la coda si atrofizzano, il becco scompare, la bocca si allarga. Quando l’ultimo resto di coda è scomparso, il girino viene a terra, assume lo stato adulto e la sua alimentazione diventa prevalentemente carnivora.

    Tutto questo periodo può durare più o meno a lungo a seconda delle specie e delle condizioni ambientali.
    Molti Anuri si prestano ad essere ospiti dei nostri terrari che, comunque, non si consiglia accolgano troppi individui, anche perché alcuni di essi secernono un muco velenoso che può riuscire dannoso agli altri.
    Il terrario (anzi, l’acquaterrario) non dovrà essere esposto alla luce diretta del sole, e sarà appositamente studiato per imitare una riva fluviale per le rane o per offrire un terreno asciutto, al massimo con un fossatello d’acqua arginato da cemento quando si tratta di rospi, che amano avere un fondo ricco di nascondigli. Se si tratta di raganelle, infine, occorrerà guarnire il terrario di un tronchetto o della solita scorza di sughero arrotolata, ricoprendolo di piante rampicanti.
    Naturalmente, per le specie tropicali sarà necessario un impianto di riscaldamento come abbiamo già descritto nella parte generale.
    L’allevamento dei girini riesce interessante e divertente: per osservarli si potranno disporre vasche di vetro senza alcun terreno di fondo, dove l’acqua sia cambiata ogni giorno e sia sempre pulita.
    Naturalmente queste sono indicazioni generali, perché vi sono, ad esempio, specie che vivono solo nell’acqua (e quindi ci si può servire di un acquario), o specie che alternano l’esistenza sul terreno a quella nell’acqua e per i quali è adatto l’acquaterrario.

    Anuri inferiori
    Sono così chiamati perché presentano forme anfibie più primitive. Tra essi vi sono specie che vivono soltanto nell’acqua.
    Rana caudata (Ascaphus truei). È un Anfibio lungo circa 5 cm che in libertà abita i luoghi freschi a una certa altitudine, ma che può adattarsi a una continua permanenza in acqua, uscendone soltanto per la ricerca del cibo. Questa rana non possiede coda, nonostante il suo nome, ma i maschi presentano un prolungamento della cloaca lungo una decina di millimetri, che serve per l’accoppiamento. La femmina ha così una fecondazione interna che si prolunga dall’autunno all’estate, epoca in cui depone tra i sassi del fondo da 30 a 50 uova, unite in un cordone gelatinoso. I girini nascono dopo un mese e compiono tutto il loro sviluppo in un tempo lunghissimo, anche di due anni; essi possono fissarsi alle pietre con un organo adesivo boccale.

    Pipa (Pipa pipa). Fa parte di un gruppo di specie sudamericane che vivono quasi esclusivamente nell’acqua e sono privi di lingua. La femmina è lunga tra 12 e 20 cm ed è particolarmente interessante in quanto le sue uova appena deposte, scivolano sul dorso della madre, in fossette disposte l’una accanto all’altra dove si schiudono e rimangono fino al completo sviluppo dell’animale.
    Specie affine è il Pipa parva, di piccolissime dimensioni.

    Xenopo liscio (Xenopus laevis). È una specie africana, così chiamata per la pelle liscia e viscida. Ha le dita delle zampe posteriori collegate da una membrana, e tre di esse hanno unghie artigliate. Il corpo è snello e rivela l’adattamento completo alla vita nell’acqua, gli occhi sono rivolti verso l’alto e la lingua è mancante. La femmina, lunga 12 cm, è assai più grande del maschio e depone un grandissimo numero di uova, attaccandole alle foglie delle piante dopo la fecondazione.
    Sia il Pipa che lo Xenopo possono vivere benissimo in un acquaterrario temperato dove la parte riservata all’acqua non sia molto profonda, perché gli animali sollevano spesso la testa in superficie per respirare.

    Alite ostetrico (Alytes obstetricans). È uno dei più interessanti anfibi che popolino le acque europee. È lungo 3 o 5 cm ed è color grigio-cenere. Alterna i suoi soggiorni sul terreno, preferibilmente sabbioso, a quelli nell’acqua. La sua caratteristica più nota è la modalità della riproduzione.
    L’accoppiamento, infatti, è sempre notturno, e le coppie si formano lanciando sonori richiami per individuarsi. Dopo di che il maschio abbraccia strettamente la femmina che depone le uova, immediatamente fecondate, avvolte in un cordone gelatinoso. Dopo un quarto d’ora dalla fecondazione, il maschio, con abili movimenti del corpo, avvolge attorno alle proprie zampe il cordone gelatinoso e, a operazione terminata, si distacca dalla compagna. Per un periodo che va dai 18 ai 49 giorni, a seconda delle condizioni ambientali, il maschio porta su di sé questo cordone che racchiude circa una quarantina di uova e spesso accosta un’altra femmina, ricevendone un supplemento di prole. Durante tutta l’incubazione rimane silenzioso, uscendo soltanto la notte dal suo nascondiglio fino a che, comprendendo per istinto che è venuto il momento, raggiunge l’acqua, vi immerge la parte posteriore del corpo per un’ora o due, fino a che tutti i girini non siano usciti dall’uovo e il padre possa andarsene finalmente libero e alleggerito.
    Questo processo è naturalmente poco frequente in cattività, a meno che non si possano attrezzare acquaterrari da laboratorio.
    Altri appartenenti agli Anuri inferiori sono i rappresentanti del genere Bombina: l’Ululone dal ventre rosso (Bombina bombina), l’Ululone dal ventre giallo (Bdmbina variegata), l’Ululone gigante (Bombina maxima), ecc., tutti, come i Pipa, risiedono preferibilmente in acqua, sono contraddistinti da colori vistosi e molto ornamentali.

    Anuri superiori
    Sono in gran numero e diffusi in tutto il mondo, con una molteplicità di forme dovute ai diversissimi ambienti in cui vivono.

    Rana comune o degli stagni (Rana esculenta). Come gran parte degli appartenenti alla famiglia dei Ranidi, questa rana si trattiene in vicinanza di luoghi d’acqua dove non vi siano forti correnti e alterna la permanenza in acqua con quella sul terreno.
    Nell’acqua essa trascorre il letargo invernale e, quando ne esce, in primavera, il suo corpo è bruno-scuro, ma ben presto, sotto l’azione della luce, assume il classico colore verde con macchie scure. Vive in tutte le acque europee, riunita in colonie anche numerosissime, che emettono richiami diversi a seconda delle occasioni. Il richiamo sessuale dei maschi è un gracidio prodotto con il rigonfiamento dei sacchi vocali.
    La misura comune è di circa 9 cm. La riproduzione avviene per uova che si schiudono nell’acqua, da cui escono i girini. La Rana esculenta è vivacissima, quindi, più che in un terrario, si potrà allevare in piccole vasche con le sponde digradanti ed erbose. Ha un’indole socievole ed è facilmente addomesticabile.

    Rana temporaria (Rana temporaria). È molto comune nell’Europa settentrionale e prevalentemente terricola. Di aspetto pressappoco simile alla Rana comune, ma più grande, è di solito di colore bruno che si ravviva di tonalità azzurre o gialle durante l’epoca della riproduzione.
    La sua caratteristica è la precocissima deposizione delle uova, cosa che avviene in grandi colonie di femmine riunite da un particolare istinto nella stessa località.
    In cattività, la Rana temporaria può essere sistemata come quella esculenta, a patto che il piccolo stagno artificiale non sia rimosso fino alla completa maturità dei girini i quali, una volta adulti, vi ritornano.
    A questo proposito non è male ricordare la grande utilità che hanno i terrari e installazioni simili per lo studio diretto di molte di queste specie le cui fasi di vita, in libertà, non sono osservabili.

    Rana arvale (Rana arvalis). È molto simile alla Rana tem-poraria, per quanto di dimensioni minori, con il muso più appuntito e senza macchie scure sulla pelle del ventre.

    Rana dalmatina (Rana dalmatina). È diffusa in tutta l’Europa e nel vicino Oriente. È detta anche saltatrice perché in grado di compiere balzi anche di due metri per la speciale struttura dei suoi arti posteriori. Questa Rana, un tempo di preferenza acquicola, vive ora sul terreno e ritorna all’acqua soltanto per la riproduzione. Richiede un acquaterrario vasto o una vaschetta recintata con larghi bordi erbosi in pendenza.

    Specie affini sono la Rana areolata nordamericana, che si nasconde in tane sotterranee, la Rana ridibonda o delle paludi (Rana ridibunda), europea, assai simile all’esculenta con cui frequentemente convive e si confonde, la Rana leopardo (Rana pipiens) nordamericana, che vive nei boschi lungo i luoghi d’acqua dove depone le uova, la Rana tigrina asiatica, verde smeraldo, che viene cacciata a scopo alimentare, la Rana verde americana (Rana clamitans), detta anche Rana urlatrice, la Rana nilotica (Rana mascareniensis) africana, lunga anche 30 cm e del peso di 3 o 4 kg.

    Rana toro (Rana catesbeiana). Anfibio nordamericano, dal corpo macchiato di scuro, lungo 25 cm, che abita in colonie; è riconoscibile per il suono profondo, simile ad un muggito, che emettono i maschi quando si disputano un territorio in vista della riproduzione.

    Rana golia (Gigantorana goliath). Questa Rana africana è il gigante dei Ranidi, e anche dell’intero ordine degli Anfibi. Può raggiungere anche i 40 cm di lunghezza ed ha un corpo tozzo, carnoso, di colore scuro con il capo coperto di tubercoli e gli arti posteriori fortemente palmati. Sebbene risieda altrettanto bene sul terreno, nei momenti di pericolo usa nascondersi sul fondo dei fiumi. È pigra, pessima saltatrice. Alla sua carne è stato riconosciuto un valore alimentare pari a quello del pollo. Si riproduce per uova, ma l’evoluzione dei girini fino allo stadio adulto è molto lunga e complessa.

    Rospo comune (Bufo bufo). Non appartiene alla famiglia dei Ranidi, ma a quella degli Anuri Bufonidi, diffusa in tutto il mondo, tranne la Groenlandia e le regioni australi. I Bufonidi sono animali terragnoli, adatti quindi al terrario, che si nascondono di giorno fra le pietre o in buche scavate nel terreno. Sono miti e tranquilli e buoni distruttori di insetti nocivi. Il Rospo comune ha una struttura massiccia, con la pelle tubercolata, che va dal giallo al bruno a seconda della muta. I maschi sono più piccoli delle femmine (circa 17 cm), e dall’autunno alla primavera, nel periodo degli amori, hanno all’interno di tre dita degli arti anteriori dei rigonfiamenti scuri. Tutti e due i sessi presentano ai lati del capo ghiandole che secernono una sostanza irritante. In primavera i rospi lasciano i luoghi alberati dove hanno passato l’inverno e si avviano in colonie verso le pozze d’acqua che ogni anno servono alla riproduzione, anche se lontanissimi dalla residenza abituale. I maschi lanciano richiami simili a latrati e l’accoppiamento avviene dove l’acqua è più profonda.
    La deposizione si verifica dopo molti giorni. Le uova sono contenute in cordoni gelatinosi fissati alla vegetazione. Non appena terminata la fecondazione, il maschio ritorna a vivere sul terreno.
    I girini escono dal guscio in aprile e compiono la loro evoluzione in qualche mese, raccogliendosi in gran numero presso le rive e spostandosi in branco in cerca di cibo.
    Il Rospo, nonostante la sua ingiustificata brutta fama, è piacevole in terrario per la sua mitezza e per il barlume di intelligenza che si scorge talvolta nei suoi occhi dalle pupille orizzontali.
    Altre specie di Rospi sono il Rospo calamita (Bufo calamita), così chiamato dalla denominazione latina della canna (calamus). Ha una linea gialla lungo tutto il dorso. Questo rospo cammina a sbalzi, ma non salta a causa della brevità delle sue zampe posteriori. Viene anche denominato Rospo corridore o Rospo dei canneti.

    Bufo marino (Bufo marinus). È un anfibio sudamericano, lungo 17:22 cm, che vive nelle campagne spingendosi fino all’abitato e nutrendosi di piccoli vertebrati. La sua riproduzione è quella comune agli altri Bufonidi.
    Caratteristico è il suo pronto adattamento ad ogni ambiente. Infatti, accetta residui di cibo o detriti vegetali. Le sue uova sono velenose anche per l’uòmo, inoltre esso è in grado di lanciare a distanza il veleno delle ghiandole che porta ai lati del capo.
    Affine al Bufo marino è il Rospo gigante della Colombia (Bufo blobergi) altrettanto grosso, se non di più; è in via di estinzione.

    Rana toro indiana o Calula (Calula pulchra). Appartiene alla famiglia dei Microilini, è diffusa nell’Asia sud-orientale. t lunga 8 cm ed ha sugli arti posteriori una specie di sperone corneo che le serve per scavare il terreno. Non teme di avvicinarsi ai luoghi abitati. Nelle regioni più vicine all’Equatore può riprodursi in ogni epoca dell’anno, altrove ha una determinata epoca degli amori, durante la quale i maschi lanciano alte grida rigonfiando il sacco vocale e attirando così le femmine lungo i corsi d’acqua. Compiuto l’accoppiamento e la deposizione, il maschio si allontana ritornando sul terreno asciutto. Le uova si sviluppano nell’acqua e spesso, quando il calore del sole asciuga le pozze più piccole, vanno perdute.
    Tutte queste specie di Anuri possono vivere prevalentemente in acquaterrario e alcune di esse riprodursi agevolmente, se sono create per loro condizioni adeguate, soprattutto di temperatura.

    Anuri arboricoli
    Abbiamo raggruppato sotto il titolo di Anuri arboricoli alcuni di quei numerosissimi Anuri superiori che si sono definitivamente abituati a vivere sulla terra, che hanno assunto colori che si addicono alla permanenza tra la vegetazione, protetti così da una buona mimetizzazione. Molte specie hanno zampe provviste di dischi adesivi che facilitano l’arrampicamento. Alcuni di essi non scendono neppure in acqua per gli accoppiamenti. Per la maggior parte, quelli che ci riguardano appartengono alla famiglia degli Ilidi e vanno solitamente sotto il nome di Raganelle, del genere Hyla. Abbiamo aggiunto anche un rappresentante di altri generi, fra quelli più adatti ai nostri terrari.

    Raganella comune o Ha arborea (Hyla arborea). È uno degli Anuri arborei più diffusi in Europa, dove è ben nota per il suo graziosissimo aspetto dato dalle dimensioni (4 cm) e dalla tinta verdissima della sua pelle, che tuttavia, sotto l’impulso di condizioni ambientali o di eccitamenti, può mutarsi in bruno olivastro o grigio.

    L’Ila arborea, pur vivendo sugli alberi, è ancora una delle specie che scendono all’acqua per la riproduzione, fra aprile e giugno. Per questa funzione vitale essa sceglie i canneti, gli stagni fitti di vegetazione o addirittura le pozze di acqua piovana. Verso sera i maschi raggiungono questi luoghi e con alti richiami attirano le femmine dilatando i sacchi vocali, che qualche volta diventano grandi quanto il corpo. Successivamente giungono le femmine e cominciano la deposizione attaccando alla vegetazione circostante le uova già fecondate. Quando i girini escono dal guscio sono piccolissimi, con una sottilissima e trasparente frangia di pinne attorno al corpo, che, col tempo, diventa di colore verdastro. Gli occhi sono grandi e scuri. In luglio o agosto, completato lo sviluppo, i piccoli ritornano alla vita arboricola.
    Come si comprende, animali di questo tipo, graziosissimi e vivaci, rappresentano una simpatica popolazione dei terrari, per quanto sia possibile anche abituarli a frequentare orti e giardini.

    Raganella del Pacifico o Ila regilla (Hyla regilla). Prende il nome da un disegno abbozzato intorno al capo in forma di corona. È ancor più piccola della Raganella europea, in quanto non misura che 2,5 cm. Non cambia mai di colore; allo stato libero vive anche a notevoli altezze. La riproduzione avviene come per la Raganella, ma i maschi, in questo caso, scelgono un territorio dove attirare le femmine e talvolta, a riproduzione avvenuta, ritornano ai primitivi luoghi di soggiorno posti a grandissima distanza da quello dove sono nati i piccoli.

    Raganella fabbro (Hyla faber). È di diffusione sudamericana e deve il suo nome al richiamo che ricorda il battere di un martello sul metallo. È lunga 9 cm.
    Caratteristica è l’abitudine dei maschi che, scelto il luogo per la riproduzione in uno stagno, vi creano col fango una serie di bacini del diametro di una trentina di centimetri, con pareti piuttosto alte. Quando col suo grido il maschio chiama la femmina, la deposizione avviene in questi scomparti. I girini, dopo qualche tempo, ne escono per nuotare liberamente dove l’acqua è più ricca di ossigeno e adatta alla loro crescita.

    Raganella cerulea (Hyla coerulea). Può considerarsi un piccolo gigante, essendo lunga fino a 10 cm. È diffusa in Australia e Nuova Guinea e si distingue per i bellissimi colori della pelle.
    Vi sono molte altre specie del genere Hyla sul continente americano o in Australia, dove vive, oltre la cerulea, la Raganella dorata (Hyla aurea) che assomiglia molto alle Rane nostrane, esclusi i dischi adesivi alle dita.

    Gastroteca ovifera (Gastrotheca ovifera). Appartiene al genere Gastrotheca che ha per caratteristiche una sorta di teca chiusa da una membrana trasparente che la femmina ha sul dorso, dove ripone al sicuro fino a 26 uova. Le larve escono dal guscio, ma restano in questa specie di ricovero materno nutrendosi dei resti dell’uovo fino ad uno stadio avanzato di sviluppo, quando, cioè, sono già spuntate le zampe posteriori. La femmina li lascia allora cadere entro calici di bromelie pieni di acqua piovana dove si completa la metamorfosi.
    La Gastroteca ovifera è lunga 10 cm. Il maschio, molto più piccolo, feconda le uova tenendosi sul dorso della sua compagna.
    Abitudini simili ha la Gastroteca marsupiata, che produce uova assai più piccole e numerose, così che il nutrimento dei girini nel « marsupio » ha una sufficienza assai ridotta e lo sviluppo avviene per la maggior parte all’esterno.

  • Come Riconoscere Impronte di Animali

    Fango e neve sono da ritenere le condizioni ideali per osservare le impronte degli animali, benché nella neve si allarghino e si deformino.

    Oltre alla forma delle impronte, verificare se esistono altri elementi che possano aiutare a riconoscere l’animale che le ha prodotte: per esempio gli eventuali escrementi, il luogo in cui si trovano le orme stesse, il modo di procedere, denunciato dalla localizzazione di una serie di impronte in sequenza.

    Impronte grandi

    Cani, gatti e volpi lasciano tracce simili: un cuscinetto e quattro dita per ciascuna zampa, ma la forma e l’andatura aiutano a distinguere le impronte. Le dimensioni variano molto, specialmente per quanto riguarda quelle dei cani; le orme delle zampe di un tasso adulto possono essere larghe anche 5-6 cm.

    Cani
    Le loro impronte presentano spesso le tracce delle dita allargate. Le due impronte delle zampe di sinistra e quelle delle zampe di destra appaiono sfalsate su linee separate, come si può vedere chiaramente nell’illustrazione.

    Gatti
    Le impronte delle zampe si distinguono per le dita arrotondate, senza traccia di unghie. Le dimensioni sono generalmente sui 3-3,5 cm.

    Volpi
    Le due dita centrali sono vicine; le impronte delle zampe sono su un’unica linea, con le orme delle zampe posteriori che si sovrappongono a quelle anteriori.

    Tassi
    Le tracce sono più larghe che lunghe, con un grande cuscinetto ben visibile. Le cinque dita sono quasi allineate e si vedono i segni delle unghie. Le zampe sono orientate verso l’interno, e le impronte delle zampe posteriori coprono la parte retrostante delle impronte anteriori più grandi.

    Impronte piccole

    Risulta essere difficile distinguere le impronte dei piccoli roditori come i topi e gli scoiattoli, per cui è importante tener presente anche altri fattori: le impronte del topo, per esempio, si trovano frequentemente vicino all’acqua, quelle dello scoiattolo si rilevano nei baschi, vicino agli alberi.

    Topi di fogna
    Le impronte delle zampe sono lunghe e strette, con quattro dita sulle zampe anteriori e cinque su quelle posteriori, dove le due dita esterne formano praticamente un angolo retto con le dita centrali. L’orma della zampa posteriore di un animale adulto può essere lunga circa 3,5 cm. Le tracce del topo d’acqua sono simili, ma più piccole.

    Scoiattoli
    Le impronte hanno quattro dita sulle zampe anteriori e cinque su quelle posteriori e sono visibili di solito in gruppi distanziati di circa 50 cm a causa dell’andatura a balzi tipica di questo animale.

    Conigli
    Le impronte delle zampe posteriori sono lunghe – spesso fino a 9 cm – e quelle delle zampe anteriori sono corte e rotonde. Quando il coniglio sta saltando le zampe posteriori si trovano davanti a quelle anteriori. Quando sta saltellando, le zampe anteriori sono invece davanti alle posteriori. Queste impronte sono talvolta chiaramente visibili nella neve vicino ai margini (lei terreni boscosi e dei cespugli.

    Lepri
    Le impronte sono simili a quelle dei conigli ma le grandi zampe posteriori possono essere lunghe 15 cm. Si trovano più facilmente in aperta campagna.

    Talpe
    Ci sono cinque dita dalle lunghe unghie su ciascuna zampa; le zampe anteriori sono rivolte verso l’interno, perché le talpe hanno la tendenza a camminare sulla parte interna, e si vedono soltanto le punte delle unghie. Spesso nella zona compresa tra le orme delle zampe, c’è una traccia prodotta dal trascinamento del corpo.

    Ermellini e donnole
    Le impronte delle zampe di questi animali (i primi piuttosto rari in Italia) hanno cinque dita che descrivono una curva interno a un cuscinetto. Le impronte dell’ermellino possono essere larghe 2-2,5 cm; quelle di una donnola 1-1,5 cm.