Categoria: Altro

  • Omissione di Soccorso Animali

    Da sempre automobili e strade sono il pericolo principale degli animali domestici che rappresentano la percentuale più alta delle vittime della strada. Molte volte, poi, accade che gli animali non arrivano alla morte sul colpo ma solo dopo una lenta agonia poiché, spesso, chi li investe non si preoccupa di prestare soccorso, pur essendosi accorti dell’accaduto: ritengono, infatti, che non ne valga la pena. Dal 2010, però, le cose sono cambiate e chi ignora la presenza di un gatto o di un cane ferito va incontro a conseguenze serie. Con la nuova normativa, poi, ci sono anche altre novità in favore dei nostri amici a quattro zampe. La Gazzetta Ufficiale, infatti, ha pubblicato un decreto che rafforza ulteriormente le norme del Codice della Strada che stabiliscono il comportamento da tenere nel caso di incidente in cui venga coinvolto l’animale.

    In questo caso, infatti, è diventato obbligatorio fermarsi e prestare soccorso all’animale, contattando i carabinieri al numero 115. Inoltre, la norma stabilisce che nel caso il conducente dell’auto non si fermi a prestare soccorso è tenuto a pagare una sanzione amministrativa che oscilla tra i 389 euro e i 1559. Inoltre, la legge stabilisce che le persone coivolte in un incidente sono obbligate a prestare soccorso all’animale per non incappare nelle medesime sanzioni che sono previste per l’omissione di soccorso nei confronti degli esseri umani. Come hanno fatto notare i responsabili della LAV e dell’ENPA, si tratta della dimostrazione di un importante cambiamento nel modo in cui vengono considerati gli animali nel nostro paese, per cui oggi vengono riconosciuti diritti fondamentali che, fino a qualche anno fa, sarebbero stati considerati eccessivi. Le nuove norme del codice della strada, quindi, fissano paletti molto precisi. Oltre all’obbligo per l’automobilista di fermarsi di fronte ad un animale coinvolto in un incidente, il soccorso diventa più efficace poiché si permette ai veicoli di soccorso pubblico di utilizzare sirene e lampeggianti equiparando, in questo modo, il soccorso privato a quello pubblico. Una cosa importante è che chiunque, in caso di emergenza, può usare la propria automobile come mezzo di soccorso senza rischiare sanzioni ordinarie (come le multe per esser passato con il semaforo rosso). Infine, anche gli automobilisti coinvolti in un incidente o nel soccorso devono fare attenzione: un mezzo che trasporta con urgenza un animale ferito non va ostacolato.

    Omissione di soccorso animali: chi non presta soccorso agli animali è un pirata della strada

    Insomma, come accade per le normali ambulanze anche, nel caso del soccorso di un animale, chi non lascerà passare può correre il rischio di pagare una sanzione fino a 159 euro. La speranza, quindi, è che con le nuove norme gli automobilisti s’impegnino a tenere un comportamento più rispettoso nei confronti dei pedoni a quattro zampe. L’aspetto più importante della riforma del codice della strada riguarda il comportamento da tenere in casi di investimento di un anomale sia esso un cane, un gatto, una volpe, una pecora e così via. Per l’automobilista, infatti, scatta l’obbligo di fermare il proprio veicolo. Anche se per molti può sembrare una cosa logica e naturale, fino ad oggi la legge riteneva facoltativo assumere un comportamento del genere. Prima, infatti, l’obbligo scattava solo in caso di danni a persone o cose, come se un animale valesse meno di una panchina! Adesso, invece, chi non si ferma diventa un pirata anche per la legge e può incorrere anche in pene detentive da 1 a 3 anni.

  • Come Organizzare le Vacanze con gli Animali Domestici

    Oggi sia gli strumenti tecnologici che la crescente sensibilità di chi opera nel settore turistico aiutano i proprietari di un cane o di un gatto ad andare in vacanza e, in particolare, a cercare il posto giusto sia per cani che padroni. I dati registrati da alcuni sondaggi, rivelano che quasi il 60% degli italiani progetta le proprie vacanze in funzione del proprio cane. Si tratta di un dato che è decisamente in controtendenza rispetto alle percentuali, poco incoraggianti, degli italiani che – in vista dell’estate – abbandonano i propri animali perché li considerano un peso di cui liberarsi per godersi le ferie.

    Tuttavia, fra coloro che non rinuncerebbero per niente al mondo da fare le vacanze con i propri animali domestici, la maggior parte ha dichiarato di scegliere il mare alla montagna. Si tratta di un dato molto interessante specie se si tiene conto del fatto che in Italia, nonostante la lunga lista di spiagge, sono davvero poche quelle che consentono agli animali il libero accesso. La maggior parte degli italiani che si portano dietro il proprio cane o gatto, preferiscono villeggiare in una seconda casa – al mare o in montagna che sia; invece, tutti gli altri, che una seconda casa non ce l’hanno, optano felicemente per un albergo o una struttura residenziale che consente l’accesso agli animali domestici. Certamente, rispetto agli anni scorsi, trovare un albergo pet friendly è diventato molto più semplice; questo anche per merito del web, dove con pochi clic si scelgono le caratteristiche desiderate nella zona di destinazione prescelta.

    Come scegliere il posto giusto per le vacanze con animali domestici

    Il posto giusto è ovunque. Quel che conta è spiegare in anticipo e con estrema chiarezza quali sono le esigenze di cui si ha bisogno per capire se la struttura in questione è in grado di accogliervi. In tutti i casi, il web può essere ancora una volta un supporto molto valido per la vostra scelta: leggendo le recensioni di un hotel o di un residence, infatti, potrete capire com’è stata l’esperienza di chi ha fatto l’esperienza prima di voi e – in base ai commenti – decidere se condividerla o meno con chi scrive.

    Tuttavia, per chi sceglie di andare in vacanza con il proprio cane o gatto l’ideale è prendere informazioni a trecento sessanta gradi: ad esempio, è importante anche capire se nelle vicinanze della struttura che v’interessa c’è una zona in cui è possibile portare il nostro cane per bisognini e passeggiate. E’ importante, inoltre, anche che nelle vicinanze dell’albergo ci sia un veterinario che, in tutti i casi, va sempre consultato prima della partenza per capire se è necessario adottare qualche provvedimento particolare per tutelare il suo stato di salute durante la vacanza.

    Cose da fare in vacanza con il proprio cane

    Una volta trovata la sistemazione, quel che conta è anche stilare un programma giornaliero delle cose da fare insieme al vostro amato cane. Sappiate, quindi, che non è sufficiente portarsi dietro il cane per avere la coscienza a posto; non avrebbe senso, in effetti, portarselo in vacanza per restarlo chiuso in una stanza d’albergo. Quindi, è importante programmarsi delle cose fa fare insieme; un po’ di corsa nelle ore più fresche della giornata, ad esempio, è l’ideale per mantenersi in forma e far divertire il proprio cucciolo. In questo senso, la vacanza ideale per il vostro animale domestico sarebbe nelle vicinanze di un parco naturale; in questo caso, però, è bene informarsi sulle regole da rispettare prima di addentrarvi nel parco. Spesso, infatti, i cani sono ammessi solo con la museruola e vanno sempre tenuti al guinzaglio.

    Risulta essere  triste notare come, nonostante l’Italia, abbia oltre 5000 chilometri di spiaggia, sono davvero poche quelle che consentono agli animali di accedervi. Inoltre, ai divieti si aggiungono multe anche molto salate e questo, naturalmente scoraggia i padroni ad accompagnarsi al mare con i propri amici a quattro zampe. Basti pensare che l’unico modo per capire quali sono le spiagge dove è possibile portare gli animali è quello di rivolgersi alla Capitaneria di porto o agli uffici del demanio. Inoltre, anche dove gli animali domestici sono ammessi, non è detto che sia possibile per loro farsi un bagno in mare: in molti casi, infatti, anche questo è severamente vietato. Tra le motivazioni più curiose di questo divieto, ad esempio, c’è quella di chi sostiene che i cani non possono fare il bagno per motivi d’igiene: molti, in effetti, sono convinti che i cani potrebbero fare i loro bisogni in acqua ignorando del tutto che in acqua non si assimilano odori e – di conseguenza – il cane non è stimolato a fare la pipì.

    Regole da rispettare per chi va in vacanza con gli animali domestici

    Per chi sceglie di viaggiare in auto con il proprio animale domestico, i padroni devono sapere che il cane o il gatto deve essere inserito nell’apposito trasportino; in caso di assenza, infatti, si rischia una multa anche in questo caso. Nel caso in cui gli animali fuori dal trasportino siano più di uno, è obbligatoria la rete divisoria tra il vano dove risiedono i nostri amici e il posto di guida. Inoltre, gli animali che viaggiano in auto devono essere costantemente idratati; a questo proposito, quindi, non deve mai mancare l’acqua ed è consigliabile che l’animale viaggi a stomaco vuoto per scongiurare la possibilità che rimetta. E ‘importante, inoltre, fare una sosta almeno ogni due ore; da questo punto di vista, le autostrade italiane sono dotate di diverse zone per cani Fido park. Infine, evitate di lasciarlo sotto il sole o di farlo sporgere con la testa dal finestrino: il vento forte, anche se caldo, potrebbe provocargli un’otite.

  • Caccia al Cinghiale – Informazioni Utili

    La braccata, laddove consentita, deve essere regolamentata in modo dettagliato, con lo scopo di migliorare la sicurezza e l’efficacia delle azioni e ridurre, contemporaneamente, l’impatto determinato sulle altre specie di fauna selvatica, prime tra tutti gli ungulati. Va inoltre necessariamente previsto anche il servizio di recupero dei capi feriti, formato da un adeguato numero di “unità di recupero”, costituite da un cane e un conduttore abilitati, distribuite sul territorio, alle quali le squadre di caccia dovrebbero obbligatoriamente rivolgersi in caso di man­cato ritrovamento delle carcasse dei cinghiali abbattuti. E’ infatti importante che il capo colpito e ferito venga ritrovato e abbattuto e ciò per ragioni di sicurezza, ma anche di etica venatoria e per motivi economici. L’azione di recupero non è un’azione di caccia, ma un importante servizio di gestione faunistico-venatoria e pertanto prescinde dai limiti posti dal calendario venatorio e dalla rigida delimitazione degli istituti venatori pubblici e privatistici. Il recupero quindi dovrebbe essere svolto in ogni giorno della set­timana e anche negli istituti di protezione, naturalmente con ogni precauzione possibile.

    Periodi e giornate di caccia al cinghiale

    I periodi per lo svolgimento della caccia al cinghiale sono fissati dalla legge statale sulla caccia n. 157/1992, dalle leggi regionali e dai calen­dari venatori, che sinteticamente sono così rappresentati:

    – un periodo autunnale-invernale (da ottobre a dicembre o da novem­bre a gennaio) per la caccia in braccata e in girata;

    – un periodo più esteso (in linea generale da giugno a gennaio, ma anche a partire da aprile) per la caccia di selezione.

    La normativa statale al riguardo consente la possibilità di praticare la caccia di selezione agli ungulati (e il cinghiale a un ungulato) per un periodo più ampio rispetto a due mesi canonici previsti dalla legge n. 157/92 sulla base di adeguati piani di abbattimento, distinti per sesso e classe d’età. La caccia di selezione, rispetto al controllo, ha però il limite dei tempi di svolgimento, estesi da un’ora prima dell’alba a un’ora dopo il tramonto, a differenza del controllo che invece può essere svolto anche di note (su autorizzazione personale), quando è più facile contattare il cinghiale viste le sue abitudini prevalentemente notturne. Si rende inoltre opportuno definire le giornate, durante le quali possono essere esercitate la cacce collettive al cinghiale in modo omogeneo sull’intera unità territoriale di riferimento, tenendo anche in considerazione le esigenze dei cacciatori che praticano altri tipi di caccia, ma anche di quelle persone che fruiscono del territorio per attività non venatorie (come la raccolta dei funghi e le escursioni)

    L’organizzazione territoriale del prelievo venatorio deve assoluta­mente mirare al forte coinvolgimento dei cacciatori, sia singoli sia in squadra, nella gestione della specie e delle problematiche della stessa prodotte. Diventa pertanto obbligatorio l’individuazione di zone fisse di caccia, in cui le singole squadre possano praticare un diritto di caccia esclusivo, assumendosi, contemporaneamente, tutte le responsabilità che la gestione del cinghiale comporta, riguardanti sia lo svolgimento dei censimenti, del rilevamento e del risarcimento dei danni, la realizzazione dell’attività di prevenzione e l’attuazione degli interventi di controllo. Per evitare che si possano generare contrappo­sizioni tra le varie squadre sarà quindi opportuno che le zone assegna­te alle singole squadre abbiano superfici e densità animali simili in modo da ottenere carnieri equivalenti. Ogni anno, sulla base dei dati di consistenza stimati e delle densità ritenute compatibili con le attività agricole, vengono predisposti i piani di abbattimento da assegnare a ogni squadra. Il prelievo dovrà essere poi continuamente monitorato in modo da valutare in tempo reale l’andamento degli abbattimenti e, in caso di inadeguatezza dei piani formulati rispetto alla reale con­sistenza del cinghiale sul territorio, si potrà, in presenza di rischi di danno alle colture, intervenire concedendo un ampliamento del piano. Qualora invece il piano di abbattimento non venga completato si potranno organizzare degli interventi di controllo a caccia terminata, al fine del raggiungimento degli obiettivi prefissati. Al termine del pe­riodo di caccia, dopo che sono stati raccolti e analizzati i dati definitivi relativi all’attività svolta, a opportuno che vengano organizzati dagli A.T.C. incontri pubblici con le diverse categorie di interesse (cacciatori, agricoltori, ambientalisti) per l’illustrazione dei risultati ottenuti: questa sicuramente è un occasione per consolidare le motivazioni poste alla base della loro collaborazione.

    L’organizzazione del controllo

    Qualora il cinghiale sia anche causa di eccessivo impatto alle attività agricole e all’ambiente naturale è possibile ricorrere allo strumento del controllo, sulla base del parere dell’I.S.P.R.A. Questo potrà avvenire anche nelle aree protette (inclusi i parchi), dove l’assenza della caccia spinge i cinghiali a rifugiarsi e a concentrarsi durante la stagione ve­natoria; nelle zone sottoposte invece alla gestione programmata della caccia, il ricorso al controllo risulta importante ai fini del completamento del piano strutturato, con l’obiettivo di ridurre la popolazione al di sotto della soglia di densità prevista: proprio per questo motivo, lo strumento del controllo dovrebbe essere considerato solo come un intervento correttivo da utilizzarsi in maniera eccezionale. Anche per il controllo, come per la caccia, è necessaria la preventiva stesura di un regolamento che stabilisca in modo chiaro, tempi, modi e soggetti coinvolti, al quale poi andrà affiancato, con cadenza annuale, un documento di programmazione delle attività all’interno del quale dovranno essere specificati gli obiettivi da raggiun­gere. A questo riguardo sarà estremamente importante che vi sia uno stretto coordinamento nella definizio­ne e raggiungimento degli obiettivi, tra amministra­zioni provinciali e enti gestori delle aree protette.

    Indispensabile la partecipazione dei cacciatori

    Il ricorso a cacciatori all’uopo abilitati (coadiutori nel controllo del cinghiale) si rende ormai indispen­sabile in quanto le sole figure istituzionali (polizia provinciale, guardaparco, corpo forestale ecc.) non sono assolutamente in grado di far fronte a una in­tensa e diffusa attività di contenimento. I coadiutori al controllo del cinghiale dovranno essere stati ade­guatamente formati, anche per quanto riguarda gli aspetti amministrativi legati a tale attività (che non sono gli stessi previsti per la caccia ancorchè le tec­niche utilizzate spesso siano le stesse), e dovranno essere coordinati dal personale di istituto. La Provincia di Verona, proprio per incentivare le azioni di controllo sul territorio, ha assegnato, ad esempio, all’A.T.C. o al Comprensorio alpino (a seguito dell’ac­quisizione della loro disponibilità), l’organizzazione e l’attuazione degli interventi di controllo in modo autonomo, a seguito della condivisione degli obietti­vi da raggiungere e del “percorso” tecnico-operativo e amministrativo per il loro svolgimento. In ragione alle finalità che stanno alla base dell’attività di con­trollo (che a quella di ridurre gli impatti prodotti), indispensabile che gli interventi vengano effettuati preventivamente all’insorgere dei danni alle colture, concentrando gli sforzi nel periodo compreso tra gennaio e maggio.

    Metodiche e periodi di controllo

    Le metodiche di controllo devono essere a basso impatto e quindi saranno rappresentate dal prelievo all’aspetto e dalla girata, che però, nelle zone interessate dalla presenza e gestione del capriolo, dovrà essere vietata da maggio a set­tembre, per evitare di disturbare la fase del parto e dello svezzamento di questa specie. Nelle aree protette il controllo andrebbe effettuato durante il periodo di caccia (novembre-gennaio), così da realizzare un’attiva azione di disturbo in tutte quelle parti di territorio che fungono da “rifugio” durante tale periodo e da “serbatoio” per l’irradiamento all’esterno una volta terminato questo. Nelle zone interessate dalla caccia, il controllo in­vece dovrà essere effettuato prevalentemente al di fuori dello stesso. Anche per il controllo, al pari che per la caccia, sarà indispensabile a fine anno rendicontare l’attività svolta al fine di valutare i risultati che dovranno essere presentati a tutti soggetti direttamente coinvolti e alle diverse categorie sociali interessate nella gestione faunistico­venatoria del cinghiale.

    La formazione del personale

    E’indispensabile che i cacciatori coinvolti, sia nell’attività venatoria sia ancor più nel controllo, siano consapevoli delle scelte gestionali effettuate e che, contemporaneamente, si mostrino adeguatamente preparati a svolgere un ruolo attivo. La formazione tuttavia non deve riguardare solo i cacciatori, ma più in generale tutte le altre figure professionali, a diverso titolo e grado, coinvolte nella gestione di questa specie così problematica. Ogni amministrazione provinciale o ente gestore dell’area protetta si sono adoperati in questi anni a crearsi, all’interno del territorio di propria competenza, un numero adeguato di operatori preposti alla gestione del cinghiale. A tal proposito, a seconda delle metodiche di prelievo consentito, tali corsi formativi saranno finalizzati al rilascio dell’abilitazione, ottenibile a seguito del superamento della relative prove d’esame finale, a caccia­tore di cinghiale in braccata, caposquadra per la caccia in braccata, coadiutore ai piani di controllo, conduttore di cane Jimiere (per la girata), conduttore di cane da traccia per it recupero degli ungulati feriti, rilevatore dei danni da cinghiale all’agricoltura, rilevatore bio­metrico.

  • Animali Domestici e Bambini – Quali Sono i Benefici

    Un pregiudizio ancora molto diffuso fa credere a molti genitori che la presenza di un animale domestico in casa possa nuocere ai propri figli. A volte addirittura con la nascita di un bambino l’animale domestico che si possedeva viene allontanato. In verità i pediatri oggi sanno bene quanti invece siano i vantaggi che la presenza di un cane, o di un gatto, o di un altro animaletto possano apportare alla corretta crescita di un cucciolo d’uomo.

    Il primo mito da sfatare è quello relativo alla salute. Non è vero che gli animali provocano allergie nei bambini piccoli: al contrario, la scienza medica ha dimostrato come sia vero l’esatto opposto. Entrare in contatto con i peli di un animale fin dalla più tenera età, infatti, sembra che aiuti a sviluppare il sistema immunitario. Il bambino cresce più forte, meno fragile rispetto alle infezioni esterne: quello che conta, ovviamente, è mantenere una corrette igiene in casa, e creare un angolo in cui l’animale domestico possa avere i suoi spazi. La presenza di un animale giova alla salute del bambino anche da un altro punto di vista, che è quello del movimento fisico. Al giorno d’oggi purtroppo molti bambini, per via di una vita troppo sedentaria e della cattiva alimentazione, si ammalano di obesità. Avere un animale in casa li aiuta a muoversi quasi senza accorgersene, perché la presenza di un cane, ad esempio, obbliga a fare lunghe passeggiate, a correre e giocare senza che tutto ciò sia vissuto come un’imposizione.

    Detto questo, ci si potrebbe chiedere però quali siano i benefici della presenza di un animale domestico in casa quando ci sono già dei bambini. Per molte persone infatti si tratta solo di un fastidio ulteriore, di un essere di cui occuparsi e avere cura. Il nocciolo della questione sta proprio in questo: ovvero nello stabilire chi si debba prendere cura del cane o del gatto. Se ad un bambino viene trasmessa la responsabilità del suo animaletto, ciò può influenzare la sua crescita in modo molto incisivo e positivo.

    Un bambino impara a conoscere il mondo intorno a sè e a preoccuparsi di qualcuno che non sia solo lui stesso. Deve ricordarsi che il suo animale è un essere vivente che necessita di cibo, acqua, pulizia, e anche di giocare e correre. Avere qualcuno a cui pensare al di fuori di se stesso prepara il bimbo a confrontarsi con il mondo degli adulti, lo fa crescere senza avere addosso una responsabilità eccessiva, ma comunque abbastanza grande da farlo sentire importante.

    La presenza di un animale domestico, specie se si tratta di un cane, è anche un modo per facilitare lo sviluppo dei rapporti sociali tanto nei bambini che negli adolescenti. Imparare a relazionarsi con il prossimo è forse uno dei passaggi più complessi della crescita, ma avere un animale offre un facile terreno di incontro e confronto. Quando si va al parco con il cane viene spontaneo e naturale fermarsi a parlare con chi a sua volta possiede un quattro zampe, e questo vale anche per gli adulti.

    C’è poi da considerare l’aspetto puramente affettivo che si sviluppa nel legame tra un bambino e un animale che crescono insieme. Il bambino scopre di avere un amico esclusivo, che obbedisce ai suoi ordini, gli fa compagnia, è sempre pronto a confortarlo e consolarlo di fronte ad ogni piccola delusione o dolore della vita. La pet therapy è di grande aiuto agli ammalati, come ormai è noto, e l’affetto incondizionato che un animale è capace di dare al suo padrone può definirsi davvero una panacea. La crescita è un processo spesso doloroso, che può far entrare in conflitto il ragazzo anche con i suoi stessi genitori. Ma il proprio amico a quattro o due zampe è sempre pronto ad offrire il conforto della sua calda pelliccia, delle sue fusa, della sua fiducia sconfinata. Avere accanto un animale insegna poi ai ragazzi un altro aspetto molto importante della vita, poco piacevole ma inevitabile, ovvero la morte. Se due cuccioli crescono insieme è purtroppo scontato che l’animaletto invecchierà più in fretta: da compagno di giochi diventerà una creatura da accudire e da accompagnare fino all’ultimo viaggio. Per quanto sia un’esperienza triste, è un tassello molto importante per la crescita del ragazzo, che dopo questo dolore sarà in grado di fronteggiare meglio anche gli altri grandi dolori che la vita, purtroppo, gli prepara.

    L’unico punto interrogativo che potrebbe restare d un genitore circa l’opportunità o meno di adottare un animale domestico in casa potrebbe riguardare il timore che alla fin fine i propri figli se ne disinteressino e che quindi tocchi a loro prendersi cura degli animali. Il segreto sta nel riuscire ad essere collaborativi e a stimolare comunque l’interazione dei più piccoli, e in ogni caso i benefici superano di gran lunga gli svantaggi: basti pensare che l’interazione con l’animale è un preziosissimo stimolo per l’apparato neurale e lo sviluppo sensoriale del neonato già dai 7 / 8 mesi. Ciò vuol dire che la presenza di un animale in casa non solo aiuta i bimbi a crescere più sani, più responsabili e più felici, ma anche più svegli e intelligenti.

     

  • Come Pulire Casa con Animali

    In questa guida spieghiamo come pulire una casa con animali.

    Se proviamo a immaginare una casa ideale come tana uomo animale, diciamo subito che deve essere facile da pulire, a cominciare dai pavimenti. Questi, infatti, dovrebbero essere sempre di ceramica o di legno, piuttosto che ricoperti di moquette o di tappeti, che si rivelano dei veri e propri ricettacoli per lo sporco e i parassiti.

    Discorso analogo va fatto per i divani e le poltrone, dove materiali lavabili, come il similpelle o l’alcantara, sono molto più trattabili del tessuto che assorbe lo sporco e trattiene i peli dei nostri animali. Anche per mobili e suppellettili vanno spese due parole: una casa ingombra di oggetti si presta maggiormente a fornire rifugio ai parassiti e alle loro uova o larve.

    Pulizia meccanica e chimica

    Che la casa sia ideale o meno, avremo sempre bisogno di tenerla pulita. Se è vero infatti che un animale domestico sano, pulito e sottoposto a periodici controlli veterinari difficilmente può trasmettere malattie, è altrettanto vero che ogni cane o gatto può trasportare dall’esterno sporcizia e parassiti in grado di colonizzare la casa.
    Per comodità possiamo distinguere una pulizia meccanica, diretta ad asportare dall’ambiente le particelle di sporco più grossolane, da una pulizia chimica (disinfezione-disinfestazione), che agisce invece su batteri, virus e parassiti.

    Gli aspirapolvere

    Per la pulizia meccanica, lo strumento più utile è l’aspirapolvere che, grazie al corredo di accessori e bocchette, consente di asportare a fondo, e fino negli angoli più difficili, non solo lo sporco e i peli del cane o del gatto, ma anche i parassiti e le loro uova.
    Offerti in una gamma ampia e differenziata, gli aspirapolvere sono disponibili con diverse potenze di aspirazione (250-400 watt/aria) in vari modelli, come traino, bidone e a vapore. Per i proprietari di animali domestici (e per chi soffre di allergie da acari) sono particolarmente indicati gli aspirapolvere dotati di Hepa (High Efficienty Particulate Air filter).
    Si tratta di filtri costituiti da un foglio di fibre di vetro racchiuso da un telaio, in grado di trattenere il 99% di polvere, pelo, acari, spore fungine e altri microrganismi, che garantiscono la purezza dell’aria rimessa nell’ambiente. I modelli più accessoriati sono dotati, oltre che di filtro Hepa, anche di filtri ai carboni attivi che trattengono i cattivi odori all’interno del serbatoio.

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    Detergenti e disinfettanti

    Nei prodotti chimici per l’igiene ambientale, si distinguono i detergenti (anche disinfettanti se agiscono su batteri, virus, funghi) e gli antiparassitari (detti anche disinfestanti) che agiscono sui parassiti, come pulci, zecche, zanzare e altri insetti nocivi.
    I disinfettanti più indicati contro la maggior parte dei microbi (batteri e virus) sono l’alcool etilico, l’isopropilico, il fenolo, il sodio ipoclorito (candeggina) e l’acido acetico. Sono da evitare invece per la loro tossicità i tensioattivi, come l’ammonio quaternario, il benzalconio cloruro, la formaldeide e i suoi derivati.
    Per la pulizia della casa è consigliabile l’uso di aceto, candeggina o lisoformio, da impiegare quando l’animale non è nel locale e curando di areare dopo l’uso. È sempre sconsigliata invece l’ammoniaca, specialmente se si hanno gatti, in quanto contiene composti simili all’urina che possono stimolare la marcatura dei maschi. Ottimi sono anche i detergenti ecologici a base di sostanze vegetali, come Olio di Tea tree (Maleleuca) e Olio di Neem che ha anche un’azione antiparassitaria.

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    I disinfestanti

    All’interno di questa categoria, i prodotti si distinguono in base al tipo di parassita. Per la pulce, visto che nelle case possono essere presenti non solo i parassiti adulti, ma anche le uova e le larve, un’efficace disinfestazione richiede un intervento sia meccanico che chimico.
    Innanzitutto dobbiamo passare l’aspirapolvere (su tappeti, tendaggi e divani ecc.) e solo in seguito impiegare un insetticida regolatore della crescita per bloccare la riproduzione dei parassiti (dopo avere ovviamente trattato l’animale). Per quanto riguarda la zecca, il ciclo vitale si compie in tre fasi e ha durata variabile a seconda delle condizioni ambientali e delle temperatura.
    Per un’efficace azione disinfestante, si devono quindi usare prodotti specifici, generalmente a base di piretrine sintetiche (deltametrina, permetrina, cipermetrina), che svolgono un’azione insetticida immediata e rapida, ma anche residuale cioè duratura nel tempo. Queste sostanze usate sotto forma di spray sono efficaci anche per combattere zanzare e flebotomi.