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  • Cane Akita Giapponese – Caratteristiche, Alimentazione e Carattere

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del cane Akita Giapponese, il suo carattere e l’alimentazione corretta.

    Nell’antico Giappone era il cane della famiglia imperiale e dell’aristocrazia. Impiegato in passato per la guardia, la caccia delle grosse prede e per il riposto di volatili acquatici, oggi è usato con successo per compiti di polizia. Attualmente ne esistono due varietà: quello giapponese molto simile all’originale e quello americano (probabilmente derivato da incroci con molossi) più robusto e col muso più corto.

    Standard

    Sezione: cani Spitz asiatici
    Origine: Giappone
    Altezza al garrese: maschi 67 cm. – Femmine 61
    Peso: maschi 24-25 Kg; femm. 22-23 Kg
    Pelo: corto e folto
    Colore: fulvo, sesamo, sesamo tigrato e bianco
    Occhi: scuri, piccoli e abbastanza separati tra loro

    Gruppo, Sezione e Tipo

    I cani di tipo Spitz e quelli di tipo primitivo fanno parte del 5° Gruppo della classificazione ufficiale della Federazione Cinologica Internazionale (FCI). Sono le più antiche e più pure delle razze canine. Le varie razze sono accomunate da tre principali caratteristiche: orecchie triangolari, coda arricciata sopra la schiena e il muso triangolare.

    Carattere

    Cane indipendente e dal forte temperamento, è molto equilibrato. È indicato per un proprietario esperto capace di far valere con calma la propria leadership. Si affeziona alla famiglia, compresi i bambini. Riservato e schivo verso gli estranei, si dimostra un buon cane da guardia. Specialmente il maschio tende a essere dominante.

    Ambiente ideale

    È un cane di grossa taglia che può vivere anche in appartamento, purché non troppo angusto e sempre che il proprietario abbia tempo da dedicargli. Deve uscire almeno due ore al giorno per correre e giocare. L’ideale è una casa con un bel giardino.

    Cura

    È abbastanza semplice in quanto il pelo è folto ma scarso il sottopelo. Di regola è sufficiente una spazzolata due volte alla settimana, mentre nel periodo della muta (primavera) ne sono necessarie tre o quattro. Per rendere il pelo lucido e asportare lo sporco superficiale, si può utilizzare ogni tanto un panno inumidito di acqua e aceto. Il bagno, che richiede l’intervento di un toelettatore, è sufficiente due volte all’anno in occasione della muta.

  • Anfibi per Acquaterrario – Quali Scegliere e Come Allevarli

    Gli Anfibi hanno avuto le loro origini nelle acque del globo, derivando da alcuni pesci che, a poco a poco, si sono adattati anche alla vita terrestre. Vi sono stati certi periodi, lontanissimi nella notte dei tempi, in cui gli Anfibi hanno popolato la terra in gran numero e da essi si sono originati, per evoluzione, i Rettili, gli Uccelli e i Mammiferi.

    Gli Anfibi attuali sono animali di medie dimensioni (da meno di un centimetro a oltre 1,50 m, con quattro arti, talvolta atrofizzati, la pelle nuda, spesso viscosa, il cranio appiattito come quello dei rettili, i denti privi di radici e in continua crescita. L’alimentazione degli adulti è carnivora o insettivora, mentre quella delle larve è costituita da detriti vegetali.
    Ma la caratteristica più saliente degli Anfibi riguarda la respirazione che non richiede grandi quantità di ossigeno ed è praticata attraverso una quantità di particolari organi disposti a seconda delle specie.
    Tali organi sono sia residui dell’antica conformazione degli animali primitivi, sia frutto di adattamento all’ambiente. Nella maggioranza dei casi, le larve respirano attraverso organi speciali, le branchie, simili a quelle dei pesci, ma spesso disposte esternamente. Gli adulti invece respirano nella maggioranza attraverso i polmoni. Tutti, inoltre, assorbono aria anche attraverso la pelle e le mucose della bocca.
    Vi sono tuttavia dei casi, come in certi Urodeli, in cui i polmoni sono atrofizzati e la respirazione avviene soltanto attraverso la pelle e le mucose della bocca, le narici, le coane.
    Naturalmente tutti gli apparati organici degli Anfibi hanno particolarità che sono soprattutto legate a questi modi di respirazione, ma a noi basta aver dato questo cenno informativo per conoscere almeno superficialmente la realtà degli animali che dovremo accogliere e custodire.
    La classe degli Anfibi comprende, in tutto il mondo, almeno 3000 specie, sia d’acqua dolce che terrestri, suddivise in tre ordini: Urodeli o Caudati, Apodi o Gimnoflori e Anuri o Salienti.
    Tra gli appartenenti a questi ordini noi sceglieremo quelle specie che ci interessano particolarmente.

    URODELI

    Si tratta di animali il cui aspetto generale ricorda quello delle lucertole, con il capo ben differenziato dal corpo, quattro arti non molto sviluppati e una coda allungata. Il corpo è più o meno slanciato, ed ha dimensioni varie, di solito non oltre la media di 10+20 cm, ma in rari casi, come per la Salamandra gigante, possono raggiungere una lunghezza di 1,50 m.
    Gli Urodeli sono diffusi in gran parte delle zone temperate a nord dell’Equatore, sebbene alcune specie americane si spingano più a sud. Preferiscono un clima umido e l’istinto della conservazione li spinge a cercare i luoghi più nascosti, prossimi all’acqua, dove sia facile scomparire senza lasciare traccia. Alcune specie hanno addirittura abitudini cavernicole, mentre altre preferiscono trovare ricovero sugli alberi e, a questo scopo, hanno la struttura delle zampe modificata per l’arrampicamento.
    Salvo qualche eccezione, gli Urodeli si riproducono per uova che vengono fecondate all’esterno del corpo della madre. Le uova, a seconda delle abitudini della specie, vengono lasciate nell’acqua o abbandonate sul terreno, tranne certi casi in cui la femmina o il maschio (Salamandra gigante) si trattengono a sorvegliarle.
    Dalle uova nascono larve di forme simili a quelle degli adulti, fornite di denti, che assumono il cibo risucchiandolo con le labbra. Le larve che nascono in acqua hanno di qua e di là del capo delle branchie esterne frangiate e tracce rudimentali di pinne, pure frangiate, sui fianchi o sulla coda; quelle nate sul terreno si trasferiscono quasi subito anch’esse in acqua dove completano il loro sviluppo. Alcune mantengono le branchie esterne fino alla completa maturità.
    L’ambiente in cui le larve trascorrono il periodo della loro trasformazione incide su alcuni loro caratteri: le larve che crescono in acque ferme con poco ossigeno sono più corte
    e tozze, le branchie molto sviluppate e hanno sul dorso e sulla coda molte pinne che coadiuvano le branchie nella respirazione e provvedono agli spostamenti. Nei primissimi giorni di vita un organo speciale, a forma di bilanciere, impedisce alle larve di sprofondare nel fango e, secernendo materia viscosa, permette di attaccarsi a sassi o rami. Non appena si completano gli arti questo organo scompare. Invece le larve, delle specie destinate a completarsi nelle acque correnti, fredde, ricche di ossigeno sono più slanciate e agili, hanno pinne sottili solo sulla coda, mancano dell’organo adesivo e hanno una muscolatura sviluppata e robusta.
    Le larve che compiono il loro sviluppo sul terreno sono piccole, con coda corta e senza pinne, le branchie esterne senza frange. Esse si nutrono ancora delle parti dell’uovo
    e quindi non occorre che passino attraverso lo stadio acquatico né hanno bisogno di altro cibo. Gli urodeli destinati a rimanere permanentemente nell’acqua subiscono, raggiungendo la maturità, modificazioni particolari.
    Quasi tutti gli Anfibi di questo ordine vivono benissimo in cattività e sono anche piuttosto longevi. Richiedono tuttavia cure assidue, temperatura costante, così che il contenitore non deve mai ricevere direttamente il calore del sole. Un’altra esigenza di questa specie è la tranquillità: non è mai il caso di spostare bruscamente uno degli animali, né tantomeno prenderlo in mano e, se ciò si rendesse necessario, ad esempio per una fuga dal contenitore, bisognerà ricorrere ad un cencio bagnato, verso il quale il fuggiasco viene inevitabilmente attratto. L’alimentazione, come già si è detto, è assai semplice: pulci d’acqua, larve, moscerini ecc., che vanno spinti verso l’acqua con un soffio leggero, mentre per le specie più grandi il cibo spezzettato (carne, lombrichi, lumache, insetti) va calato nella vasca con grande precauzione.
    Le norme igieniche, oltre che evitare il fastidio di cattivi odori o di spettacoli antipatici di acque e terreno insudiciati, valgono anche a mantenere in salute gli ospiti: le Salamandre, ad esempio, soffrono di gravi ulcerazioni della pelle a causa della poca igiene e allora occorre isolarle in appositi terrari col fondo di argilla o di ghiaia pulita e cospargerne le piaghe con polvere di penicillina. Si ricordi che nelle Salamandre le parti del corpo cadute o amputate per malattie, si riformano abbastanza in fretta.
    Per le specie anfibie che usano accoppiarsi in acqua, occorre preparare una sorta di scaletta di pietre sovrapposte che scenda verso la parte dell’acquaterrario destinata all’acqua, dividendo inoltre tale parte da quella asciutta con un basso argine di pietre cementate tra loro.
    Considerate queste norme elementari passiamo a un breve e semplice elenco delle specie più comuni e più adatte alle nostre vasche.

    Urodeli Salamandridi
    Salamandra comune o Salamandra gialla e nera (Salamandra salamandra). La sua lunghezza nelle forme europee raggiunge i 19 cm, in quelle esotiche anche i 30 cm. Il suo corpo slanciato ha la pelle nuda, di color nero lucente con macchie e strisce giallo arancio. Questi caratteri, una volta che l’animale sia adulto, non cambiano più. In libertà la Salamandra rimane fedele a un determinato territorio, nascondendosi fra le radici degli alberi o tra le rocce e uscendone in cerca di cibo. Nella cattura delle prede questi animali, di solito pigri, sono velocissimi. Emettono suoni striduli e inquieti, ma sommessi.
    L’accoppiamento avviene sul terreno dopo un vivace corteggiamento da parte del maschio. Le larve restano nel corpo materno per un lunghissimo tempo completandosi in ogni parte, specialmente per quanto riguarda l’apparato branchiale. Al momento del « parto » la madre ricerca un qualsiasi luogo d’acqua, vi immerge la parte posteriore del corpo e dà alla luce i piccoli che nuotano immediatamente in cerca di cibo. Ogni femmina trattiene in sé anche 70 uova.
    In cattività questi animali sono assai longevi. È stato accertato che un esemplare raggiunse i 43 anni in terrario. A loro si addice anche un terrario fornito di una semplice vaschetta cui si acceda per un piano inclinato fatto di pietre cementate.

    Salamandra caucasica (Martusiella caucasica). Lunga fino a 20 cm, ha la pelle nuda e liscia e la coda lunghissima e rotonda. I maschi hanno uno sperone alla base della coda e rigonfiamenti all’altezza dell’omero. I colori sono bruno verdastro con macchie gialle. Dopo l’accoppiamento sul terreno, le larve si sviluppano nell’acqua. In cattività la specie è molto adatta, per le piccole dimensioni, all’acqua-terrario: sono animali assai vivaci e amano nascondersi sul fondo. La coda è fragile, ma, se troncata, si riforma facilmente.

    Tritone crestato (Triturus cristatus). Appartiene agli anfibi europei che si possono considerare acquatici e può raggiungere 20 cm di lunghezza, ma vi sono varietà di taglie leggermente diverse. Questo Tritone è detto anche « Salamandra acquaiola ». Ha la pelle rugosa, cosparsa di verruche di colore verdastro. Il corpo e la coda sono tozzi. Nel periodo della riproduzione, il maschio presenta su tutta la lunghezza del corpo una cresta dentata. Le larve, invece, sono svelte e slanciate, nuotano bene e afferrano velocemente il cibo.

    Altri Tritoni che si avvicinano per forma al crestato, anche se più piccoli, sono il Tritone degli stagni (Triturus vulga-ris) che nel maschio unisce alla cresta una membrana caudale natatoria molto grande; il Tritone alpino (Triturus al-pestris) di bellissime tinte con cresta non dentellata, di oltre 2 mm, che continua sulla coda appuntita e compressa; il Tritone elvetico (Triturus elveticus) con cresta breve e coda sottilissima; il Tritone italiano (Triturus italicus) il cui maschio, nella stagione degli amori, non ha la cresta, ma un profondo solco lungo il dorso. Dalla sua coda rotonda sporge un filamento.

    Dragone dal ventre rosso (Cynops pyrrhogaster). Di origine asiatica, è lungo 14 cm. La caratteristica di questo salamandride è la presenza, ai lati del capo, di cuscinetti che contengono ghiandole otiche, cosa che si verifica anche in altri anfibi. Nella stagione degli amori manca la cresta dorsale. Sebbene, come dice il nome, abbia il ventre rosso, talvolta, per influenze ambientali, il Dragone assume sfumature azzurre. La femmina depone le uova, che si schiudono dando luogo a larve grosse e tozze, di colore scuro. La riproduzione del Dragone in cattività è assai facile, ma le larve vanno tenute al fresco e all’ombra.
    Specie affini sono la Taricha nodosa, americana, e il Diemictylus viridescens.

    Pleurodele o Triflotritone spagnolo (Pleurodeles waltli). Lungo circa 30 cm, di colorazione verdastra, vive in acque stagnanti e solo in epoche di siccità ritorna sul terreno, è adatto quindi all’acquaterrario. Ha una conformazione particolare delle costole che spuntano fuori della pelle. La femmina depone uova piccole, raccolte in grappoli gelatinosi; le larve presentano organi adesivi. Vive benissimo in cattività ed è assai longevo.

    Urodeli Pletodontidi
    Si tratta di Urodeli contraddistinti, negli adulti, da un solco ricco di ghiandole che circonda la bocca. Spesso, nei maschi, da questi solchi sporgono sul labbro superiore dei cirri. Altra caratteristica assai notevole è l’assenza dei polmoni, tranne in alcune specie che però ne hanno tracce atrofizzate. Si tratta di un gruppo molto numeroso che è diffuso in tutto il continente americano e che ha rappresentanti anche in Europa e in particolare in Italia. Per una deformazione delle ossa del cranio, essi aprono la bocca tenendo ferma la mandibola e sollevando la mascella così che tutto il capo si solleva all’indietro. Vivono in vicinanza dei corsi d’acqua, dove le loro larve si sviluppano, mentre gli adulti si arrampicano agilmente su rocce e alberi.
    Alcune specie fra le più piccole, invece, trascorrono in acqua anche la vita da adulti.

    Pseudotritone rosso o Salamandra rossa (Pseudotriton ruber). È di notevoli proporzioni, raggiungendo i 20 cm. La colorazione della pelle è rossa con macchiette scure nel periodo giovanile, più tardi si fa tutta scura. Il corpo è allungato, la coda breve. La respirazione avviene attraverso la cute e le mucose della bocca. Trascorre la sua vita lungo torrenti o corsi d’acqua sotterranei nel nord-America.
    Specie simile è l’Eurycea bislineata, dal corpo sottile e giallastro. Anch’essa propria del nord-America, si trattiene d’inverno sul terreno ma, se le condizioni della temperatura le permettono, rimane volentieri in acqua.

    Geotritone sardo (Hydromantes genei). È un esemplare esclusivo della Sardegna, misura circa 11 cm, è sottile, verdastro, con arti gracili, la coda meno lunga del corpo.
    L’intero sviluppo, dallo stadio larvale a quello di adulto, si svolge sul terreno. È facile tenerlo in terrario, purché abbia
    possibilità di nascondersi.
    Specie simile è il Geotritone italiano (Hydromantes italicus).

    Urodeli Inobiidi
    Sono Urodeli in gran parte terrestri, il cui sviluppo apporta profonde modificazioni sia alla dentatura sia alle branchie. Nella maggior parte dei generi i denti palatini assumono disposizioni particolari. Le branchie si atrofizzano e la respirazione avviene per polmoni. La coda non è mai più lunga del corpo ed è compressa ai lati. Sono tutte specie asiatiche.

    Inobida siberiano o Salamandrella di Keiserling (Hynobius keyserlingii). Questa specie si spinge sino alle porte dell’Europa, nelle regioni siberiane. Si tratta di un animaletto molto delicato, lungo circa 13 cm, con 13 o 15 solchi intercostali, una coda compressa ai lati che nel suo primo tratto è carenata. La pelle è scura, con i fianchi percorsi da fasce più chiare. Ha i denti palatini disposti a triangolo con il vertice verso l’interno. La femmina depone uova che sono fecondate esternamente. In cattività si mostra sensibile e molto timida.
    Allo stesso genere appartiene la Salamandrella di Kimura (Hynobius kimurai) diffusa in Giappone, bruna, picchiettata di chiaro, con la coda breve e massiccia. I denti palatini sono disposti in lunghe file.

    Onicodattilo del Giappone (Onychodactylus japonicus). È un Inobiida appartenente ad un genere diverso dai precedenti, che si distingue per il fatto di avere, durante il periodo della riproduzione, come dice il nome, le dita delle zampe armate da una sorta di unghie simili a quelle delle Lucertole. L’Onicodattilo è lungo 16 cm, ha il corpo bruno-giallastro, più chiaro sul ventre; sul dorso presenta una fascia seghettata. È originario delle zone montane del Giappone, dove abita le rive dei torrenti; in cattività non teme quindi la temperatura più fredda.

    Urodeli Proteidi
    È una famiglia i cui membri si distinguono per numerose caratteristiche: prima di tutto mancano di palpebre, poi hanno zampe piccolissime, presentano branchie esterne e, insieme i polmoni. Il cranio è quasi tutto cartilagineo, mancano le ossa mascellari, ma i denti palatini sono disposti in due serie e si notano denti anche sul premascellare e la mandibola.

    Proteo (Proteus anguineus). Si tratta di un animale il cui allevamento è piuttosto delicato per diverse ragioni e che quindi richiede accorgimenti particolari. Ciò dipende dal fatto che il Proteo vive esclusivamente nelle acque sotterranee carsiche (grotte di Postumia), in un ambiente che lo ha profondamente modificato. Esso, infatti, è lungo 30 cm, la sua pelle delicatissima è rosea e nuda, le tre branchie esterne arricciate gli danno l’aspetto di una larva, anche quando l’individuo è adulto. Gli occhi, a causa della mancanza di luce, sono semiatrofizzati e sostituiti da altre strutture sensoriali. In libertà, i Protei vivono nelle pozze d’acqua formatesi tra le rocce calcaree delle grotte, da cui escono per trattenersi anche a lungo sul terreno, respirando con i polmoni e strisciando in cerca di cibo. Fuori dell’acqua, però, la loro pelle, che è estremamente vischiosa, tende ad asciugarsi mutando di colore. Lo stesso effetto è prodotto da una forte illuminazione che, oltre che scurirla, attacca la pelle stessa con infezioni da funghi parassiti. Non appena l’animale ritorna nell’ombra e nell’acqua questi inconvenienti scompaiono.
    All’epoca degli amori, il maschio sceglie un territorio scacciandone ogni rivale, in esso la femmina lo raggiunge cominciando a deporre un gran numero di uova, queste vengono distribuite su di un’area di circa 30 cm di diametro, sorvegliate e difese da ambedue i genitori fino alla nascita delle larve che raggiungono poi l’acqua.
    In cattività è bene mantenere i Protei in vasche tutte in vetro senza fondali predisposti, tenendoli lontani da ogni agitazione e da ogni fonte viva di luce. Mentre allo stato libero il Proteo non ha alcun fastidio per l’inquinamento dell’acqua, in vasca ha bisogno di un’estrema pulizia. Si nutre di pulci d’acqua, Tubifex e briciole di carne di pesce. È molto longevo.

    Cane d’acqua (Necturus maculosus). Di origine nordamericana. Pur avendo molte delle caratteristiche del Proteo, di cui è affine, ma di un altro genere, vive nelle acque superficiali in piena luce. Gli accoppiamenti autunnali danno grosse uova che diventano larve uno o due mesi più tardi.

    Urodeli Ambistomidi
    Gli appartenenti a questa famiglia, unitamente ai Salamandridi, vengono classificati come Urodeli superiori e hanno quasi tutti un capo largo, con occhi piccoli, corpo tozzo con solchi costali visibili, coda schiacciata ai lati. Posseggono polmoni e, spesso, le branchie mancano anche nello stadio larvale. Vivono per la maggior parte sul terreno, cercando vari nascondigli e si accostano all’acqua soltanto per la riproduzione. Le larve solitamente si sviluppano completamente dopo un anno o anche due. Alcune specie rimangono allo stato larvale per tutta la vita, pur riproducendosi. Salamandra tigre del Missouri (Ambystoma tigrinum). È un grosso urodelo lungo da 19 a 33 cm, robusto, con la pelle macchiata o fasciata di chiazze o di righe bruno-olivastre, a seconda delle varietà. Allo stato larvale può essere mantenuto in vasche con molta vegetazione e nutrito di carne sminuzzata o di vermi. Quando appaiono le macchie sulla pelle e si rivela la definitiva metamorfosi, l’animale va trasferito nell’acquaterrario dove la parte riservata all’acqua è ben divisa dal terreno asciutto e su questo l’Ambystoma rimane fino al momento della riproduzione.
    Allo stesso genere appartengono altre sottospecie, tutte americane che portano la qualifica di tigrinum per il caratteristico aspetto della pelle (A. tigrinum tigrinum, A. tigrinum mavortium, A. tigrinum velasci, A. tigrinum diaboli, ecc.). Axolotl (Ambystoma mexicanum). È una specie che molti considerano simile alla Salamandra tigre, mentre altri senz’altro la confondono con essa. È lunga 29 cm e vive esclusivamente nel lago Xochimilco nel Messico, ma è assai frequente in cattività ed allevata facilmente, sebbene la sua colorazione diventi un po’ più scura. Si riproduce nell’acqua e nell’acqua svolge tutta la lunga vita larvale. Solo l’esaurirsi dell’acqua o la mancanza del cibo in essa contenuto lo spingono sul terreno asciutto, e allora la sua pelle diventa macchiata come quella della Salamandra tigre.

    Urodeli Criptobranchidi
    Sono i giganti dell’ordine e la loro presenza negli acquaterrari è subordinata alla grandezza delle vasche di cui si dispone. La metamorfosi dallo stadio branchiale a quello adulto non porta molte modificazioni al loro organismo: scompaiono soltanto le branchie mentre si conserva la dentatura primitiva. Le dimensioni e il peso sono imponenti. Salamandra gigante del Giappone (Andrias japonicus o Megalobatrachus japonicus). La sua lunghezza può raggiungere 1,50 m con un peso di oltre 10 kg. È un anfibio tipicamente acquatico che allo stato libero vive nei torrenti dell’isola giapponese di Hondo, al di sopra dei 1000 metri di altitudine.
    La sua attività è prevalentemente notturna, da adulto predilige acque profonde. È un grosso animale tozzo, dalla testa piatta, la coda corta e massiccia, la pelle scura. Si riproduce per uova che la femmina depone a centinaia, avvolte in un involucro gelatinoso; intorno ad esse i genitori rimuovono l’acqua per fornire la necessaria ossigenazione.
    Le larve nascono dopo due mesi, provviste di branchie a forma di ciuffi sui lati del capo, branchie che sono riassorbite nel passaggio allo stadio adulto. In libertà queste Salamandre si nutrono di pesci, vermi, crostacei; in cattività richiedono carne tritata, rane, girini, pesci.

    ANURI

    Gli appartenenti all’ordine degli Anuri hanno un aspetto così ben definito che correntemente vanno con la denominazione di « rane » o « rospi », sebbene il numero dei generi e delle specie sia grandissimo e altrettanto numerose siano le forme assunte sia per linee evolutive, sia per adattamento all’ambiente. Anche il loro habitat è così vasto che sarebbe difficile descriverlo in un breve compendio.
    A noi, comunque, interessano, come al solito, alcune nozioni generali che ci permettano di identificare e custodire correttamente quegli appartenenti all’ordine che possono abitare nelle nostre vasche.
    Il nome di Anuri indicherebbe la mancanza della coda, caratteristica che, unitamente a speciali configurazioni scheletriche, dovrebbe costituire la fisionomia di base di tali animali. Le principali di queste particolarità saranno descritte parlando di ogni singolo esemplare.
    Le caratteristiche più evidenti, tuttavia, di alcuni generi sono, ad esempio, le dita degli arti anteriori o posteriori collegate con membrane natatorie di forma diversa, la presenza dei cosiddetti sacchi vocali che nei maschi di alcune specie sono collegati alla laringe e che consentono suoni anche di ampiezza e risonanza notevoli.
    Altra caratteristica è rappresentata dalla pelle nuda, sensibilissima alla temperatura e all’ambiente, dalla presenza (per la prima volta nei vertebrati) di orecchio medio e di membrana timpanica, e dal possesso di una vista e un olfatto sviluppati.
    L’alimentazione, tranne in qualche caso, è orientata verso insetti e altri piccoli organismi, a seconda delle disponibilità; non è escluso anche il cannibalismo.
    La riproduzione merita speciale attenzione, soprattutto per l’andamento delle metamorfosi per cui gli Anuri giungono alla fase adulta. Il maschio attira la femmina con il suo « canto » e, sceltala, la cinge con le zampe in modi diversi. Gli accoppiamenti possono avvenire anche tra specie diverse se nella località vi è un numero notevole di individui. Vi sono alcuni Anuri vivipari, ma, di solito, la riproduzione è ovipara, e il maschio feconda immediatamente le uova che, generalmente, sono a gruppi agglutinati tra loro e restano attaccate a piante o erbe. Anche in questo caso vi sono modalità diverse che verranno descritte nei casi particolari.
    Dalle uova escono, con varie modalità, le larve che, provviste di organi adesivi, si attaccano nelle vicinanze, rimanendo immobili per qualche tempo o agitando solo le ciglia vibratili che hanno sulla pelle. Più tardi si muovono liberamente, e respirano mediante branchie esterne che a poco a poco si nascondono sotto una piega della pelle, lasciando solo una piccola apertura mentre gli occhi diventano funzionali, si aprono le cavità boccale e anale, le mascelle formano una sorta di becco e intorno alla bocca spuntano tubercoletti ossei.
    La larva è così diventata girino, in grado di nuotare e di nutrirsi di vegetali acquatici e di detriti animali afferrati servendosi del becco corneo. L’acqua assorbita dalla bocca ed espulsa dall’apertura branchiale provvede, oltre che a trattenere gli alimenti nutritivi, anche al fabbisogno di ossigeno della respirazione. A poco a poco compaiono le zampe posteriori, quindi quelle anteriori, si formano i polmoni, così che i girini possono respirare in superficie. Le branchie e la coda si atrofizzano, il becco scompare, la bocca si allarga. Quando l’ultimo resto di coda è scomparso, il girino viene a terra, assume lo stato adulto e la sua alimentazione diventa prevalentemente carnivora.

    Tutto questo periodo può durare più o meno a lungo a seconda delle specie e delle condizioni ambientali.
    Molti Anuri si prestano ad essere ospiti dei nostri terrari che, comunque, non si consiglia accolgano troppi individui, anche perché alcuni di essi secernono un muco velenoso che può riuscire dannoso agli altri.
    Il terrario (anzi, l’acquaterrario) non dovrà essere esposto alla luce diretta del sole, e sarà appositamente studiato per imitare una riva fluviale per le rane o per offrire un terreno asciutto, al massimo con un fossatello d’acqua arginato da cemento quando si tratta di rospi, che amano avere un fondo ricco di nascondigli. Se si tratta di raganelle, infine, occorrerà guarnire il terrario di un tronchetto o della solita scorza di sughero arrotolata, ricoprendolo di piante rampicanti.
    Naturalmente, per le specie tropicali sarà necessario un impianto di riscaldamento come abbiamo già descritto nella parte generale.
    L’allevamento dei girini riesce interessante e divertente: per osservarli si potranno disporre vasche di vetro senza alcun terreno di fondo, dove l’acqua sia cambiata ogni giorno e sia sempre pulita.
    Naturalmente queste sono indicazioni generali, perché vi sono, ad esempio, specie che vivono solo nell’acqua (e quindi ci si può servire di un acquario), o specie che alternano l’esistenza sul terreno a quella nell’acqua e per i quali è adatto l’acquaterrario.

    Anuri inferiori
    Sono così chiamati perché presentano forme anfibie più primitive. Tra essi vi sono specie che vivono soltanto nell’acqua.
    Rana caudata (Ascaphus truei). È un Anfibio lungo circa 5 cm che in libertà abita i luoghi freschi a una certa altitudine, ma che può adattarsi a una continua permanenza in acqua, uscendone soltanto per la ricerca del cibo. Questa rana non possiede coda, nonostante il suo nome, ma i maschi presentano un prolungamento della cloaca lungo una decina di millimetri, che serve per l’accoppiamento. La femmina ha così una fecondazione interna che si prolunga dall’autunno all’estate, epoca in cui depone tra i sassi del fondo da 30 a 50 uova, unite in un cordone gelatinoso. I girini nascono dopo un mese e compiono tutto il loro sviluppo in un tempo lunghissimo, anche di due anni; essi possono fissarsi alle pietre con un organo adesivo boccale.

    Pipa (Pipa pipa). Fa parte di un gruppo di specie sudamericane che vivono quasi esclusivamente nell’acqua e sono privi di lingua. La femmina è lunga tra 12 e 20 cm ed è particolarmente interessante in quanto le sue uova appena deposte, scivolano sul dorso della madre, in fossette disposte l’una accanto all’altra dove si schiudono e rimangono fino al completo sviluppo dell’animale.
    Specie affine è il Pipa parva, di piccolissime dimensioni.

    Xenopo liscio (Xenopus laevis). È una specie africana, così chiamata per la pelle liscia e viscida. Ha le dita delle zampe posteriori collegate da una membrana, e tre di esse hanno unghie artigliate. Il corpo è snello e rivela l’adattamento completo alla vita nell’acqua, gli occhi sono rivolti verso l’alto e la lingua è mancante. La femmina, lunga 12 cm, è assai più grande del maschio e depone un grandissimo numero di uova, attaccandole alle foglie delle piante dopo la fecondazione.
    Sia il Pipa che lo Xenopo possono vivere benissimo in un acquaterrario temperato dove la parte riservata all’acqua non sia molto profonda, perché gli animali sollevano spesso la testa in superficie per respirare.

    Alite ostetrico (Alytes obstetricans). È uno dei più interessanti anfibi che popolino le acque europee. È lungo 3 o 5 cm ed è color grigio-cenere. Alterna i suoi soggiorni sul terreno, preferibilmente sabbioso, a quelli nell’acqua. La sua caratteristica più nota è la modalità della riproduzione.
    L’accoppiamento, infatti, è sempre notturno, e le coppie si formano lanciando sonori richiami per individuarsi. Dopo di che il maschio abbraccia strettamente la femmina che depone le uova, immediatamente fecondate, avvolte in un cordone gelatinoso. Dopo un quarto d’ora dalla fecondazione, il maschio, con abili movimenti del corpo, avvolge attorno alle proprie zampe il cordone gelatinoso e, a operazione terminata, si distacca dalla compagna. Per un periodo che va dai 18 ai 49 giorni, a seconda delle condizioni ambientali, il maschio porta su di sé questo cordone che racchiude circa una quarantina di uova e spesso accosta un’altra femmina, ricevendone un supplemento di prole. Durante tutta l’incubazione rimane silenzioso, uscendo soltanto la notte dal suo nascondiglio fino a che, comprendendo per istinto che è venuto il momento, raggiunge l’acqua, vi immerge la parte posteriore del corpo per un’ora o due, fino a che tutti i girini non siano usciti dall’uovo e il padre possa andarsene finalmente libero e alleggerito.
    Questo processo è naturalmente poco frequente in cattività, a meno che non si possano attrezzare acquaterrari da laboratorio.
    Altri appartenenti agli Anuri inferiori sono i rappresentanti del genere Bombina: l’Ululone dal ventre rosso (Bombina bombina), l’Ululone dal ventre giallo (Bdmbina variegata), l’Ululone gigante (Bombina maxima), ecc., tutti, come i Pipa, risiedono preferibilmente in acqua, sono contraddistinti da colori vistosi e molto ornamentali.

    Anuri superiori
    Sono in gran numero e diffusi in tutto il mondo, con una molteplicità di forme dovute ai diversissimi ambienti in cui vivono.

    Rana comune o degli stagni (Rana esculenta). Come gran parte degli appartenenti alla famiglia dei Ranidi, questa rana si trattiene in vicinanza di luoghi d’acqua dove non vi siano forti correnti e alterna la permanenza in acqua con quella sul terreno.
    Nell’acqua essa trascorre il letargo invernale e, quando ne esce, in primavera, il suo corpo è bruno-scuro, ma ben presto, sotto l’azione della luce, assume il classico colore verde con macchie scure. Vive in tutte le acque europee, riunita in colonie anche numerosissime, che emettono richiami diversi a seconda delle occasioni. Il richiamo sessuale dei maschi è un gracidio prodotto con il rigonfiamento dei sacchi vocali.
    La misura comune è di circa 9 cm. La riproduzione avviene per uova che si schiudono nell’acqua, da cui escono i girini. La Rana esculenta è vivacissima, quindi, più che in un terrario, si potrà allevare in piccole vasche con le sponde digradanti ed erbose. Ha un’indole socievole ed è facilmente addomesticabile.

    Rana temporaria (Rana temporaria). È molto comune nell’Europa settentrionale e prevalentemente terricola. Di aspetto pressappoco simile alla Rana comune, ma più grande, è di solito di colore bruno che si ravviva di tonalità azzurre o gialle durante l’epoca della riproduzione.
    La sua caratteristica è la precocissima deposizione delle uova, cosa che avviene in grandi colonie di femmine riunite da un particolare istinto nella stessa località.
    In cattività, la Rana temporaria può essere sistemata come quella esculenta, a patto che il piccolo stagno artificiale non sia rimosso fino alla completa maturità dei girini i quali, una volta adulti, vi ritornano.
    A questo proposito non è male ricordare la grande utilità che hanno i terrari e installazioni simili per lo studio diretto di molte di queste specie le cui fasi di vita, in libertà, non sono osservabili.

    Rana arvale (Rana arvalis). È molto simile alla Rana tem-poraria, per quanto di dimensioni minori, con il muso più appuntito e senza macchie scure sulla pelle del ventre.

    Rana dalmatina (Rana dalmatina). È diffusa in tutta l’Europa e nel vicino Oriente. È detta anche saltatrice perché in grado di compiere balzi anche di due metri per la speciale struttura dei suoi arti posteriori. Questa Rana, un tempo di preferenza acquicola, vive ora sul terreno e ritorna all’acqua soltanto per la riproduzione. Richiede un acquaterrario vasto o una vaschetta recintata con larghi bordi erbosi in pendenza.

    Specie affini sono la Rana areolata nordamericana, che si nasconde in tane sotterranee, la Rana ridibonda o delle paludi (Rana ridibunda), europea, assai simile all’esculenta con cui frequentemente convive e si confonde, la Rana leopardo (Rana pipiens) nordamericana, che vive nei boschi lungo i luoghi d’acqua dove depone le uova, la Rana tigrina asiatica, verde smeraldo, che viene cacciata a scopo alimentare, la Rana verde americana (Rana clamitans), detta anche Rana urlatrice, la Rana nilotica (Rana mascareniensis) africana, lunga anche 30 cm e del peso di 3 o 4 kg.

    Rana toro (Rana catesbeiana). Anfibio nordamericano, dal corpo macchiato di scuro, lungo 25 cm, che abita in colonie; è riconoscibile per il suono profondo, simile ad un muggito, che emettono i maschi quando si disputano un territorio in vista della riproduzione.

    Rana golia (Gigantorana goliath). Questa Rana africana è il gigante dei Ranidi, e anche dell’intero ordine degli Anfibi. Può raggiungere anche i 40 cm di lunghezza ed ha un corpo tozzo, carnoso, di colore scuro con il capo coperto di tubercoli e gli arti posteriori fortemente palmati. Sebbene risieda altrettanto bene sul terreno, nei momenti di pericolo usa nascondersi sul fondo dei fiumi. È pigra, pessima saltatrice. Alla sua carne è stato riconosciuto un valore alimentare pari a quello del pollo. Si riproduce per uova, ma l’evoluzione dei girini fino allo stadio adulto è molto lunga e complessa.

    Rospo comune (Bufo bufo). Non appartiene alla famiglia dei Ranidi, ma a quella degli Anuri Bufonidi, diffusa in tutto il mondo, tranne la Groenlandia e le regioni australi. I Bufonidi sono animali terragnoli, adatti quindi al terrario, che si nascondono di giorno fra le pietre o in buche scavate nel terreno. Sono miti e tranquilli e buoni distruttori di insetti nocivi. Il Rospo comune ha una struttura massiccia, con la pelle tubercolata, che va dal giallo al bruno a seconda della muta. I maschi sono più piccoli delle femmine (circa 17 cm), e dall’autunno alla primavera, nel periodo degli amori, hanno all’interno di tre dita degli arti anteriori dei rigonfiamenti scuri. Tutti e due i sessi presentano ai lati del capo ghiandole che secernono una sostanza irritante. In primavera i rospi lasciano i luoghi alberati dove hanno passato l’inverno e si avviano in colonie verso le pozze d’acqua che ogni anno servono alla riproduzione, anche se lontanissimi dalla residenza abituale. I maschi lanciano richiami simili a latrati e l’accoppiamento avviene dove l’acqua è più profonda.
    La deposizione si verifica dopo molti giorni. Le uova sono contenute in cordoni gelatinosi fissati alla vegetazione. Non appena terminata la fecondazione, il maschio ritorna a vivere sul terreno.
    I girini escono dal guscio in aprile e compiono la loro evoluzione in qualche mese, raccogliendosi in gran numero presso le rive e spostandosi in branco in cerca di cibo.
    Il Rospo, nonostante la sua ingiustificata brutta fama, è piacevole in terrario per la sua mitezza e per il barlume di intelligenza che si scorge talvolta nei suoi occhi dalle pupille orizzontali.
    Altre specie di Rospi sono il Rospo calamita (Bufo calamita), così chiamato dalla denominazione latina della canna (calamus). Ha una linea gialla lungo tutto il dorso. Questo rospo cammina a sbalzi, ma non salta a causa della brevità delle sue zampe posteriori. Viene anche denominato Rospo corridore o Rospo dei canneti.

    Bufo marino (Bufo marinus). È un anfibio sudamericano, lungo 17:22 cm, che vive nelle campagne spingendosi fino all’abitato e nutrendosi di piccoli vertebrati. La sua riproduzione è quella comune agli altri Bufonidi.
    Caratteristico è il suo pronto adattamento ad ogni ambiente. Infatti, accetta residui di cibo o detriti vegetali. Le sue uova sono velenose anche per l’uòmo, inoltre esso è in grado di lanciare a distanza il veleno delle ghiandole che porta ai lati del capo.
    Affine al Bufo marino è il Rospo gigante della Colombia (Bufo blobergi) altrettanto grosso, se non di più; è in via di estinzione.

    Rana toro indiana o Calula (Calula pulchra). Appartiene alla famiglia dei Microilini, è diffusa nell’Asia sud-orientale. t lunga 8 cm ed ha sugli arti posteriori una specie di sperone corneo che le serve per scavare il terreno. Non teme di avvicinarsi ai luoghi abitati. Nelle regioni più vicine all’Equatore può riprodursi in ogni epoca dell’anno, altrove ha una determinata epoca degli amori, durante la quale i maschi lanciano alte grida rigonfiando il sacco vocale e attirando così le femmine lungo i corsi d’acqua. Compiuto l’accoppiamento e la deposizione, il maschio si allontana ritornando sul terreno asciutto. Le uova si sviluppano nell’acqua e spesso, quando il calore del sole asciuga le pozze più piccole, vanno perdute.
    Tutte queste specie di Anuri possono vivere prevalentemente in acquaterrario e alcune di esse riprodursi agevolmente, se sono create per loro condizioni adeguate, soprattutto di temperatura.

    Anuri arboricoli
    Abbiamo raggruppato sotto il titolo di Anuri arboricoli alcuni di quei numerosissimi Anuri superiori che si sono definitivamente abituati a vivere sulla terra, che hanno assunto colori che si addicono alla permanenza tra la vegetazione, protetti così da una buona mimetizzazione. Molte specie hanno zampe provviste di dischi adesivi che facilitano l’arrampicamento. Alcuni di essi non scendono neppure in acqua per gli accoppiamenti. Per la maggior parte, quelli che ci riguardano appartengono alla famiglia degli Ilidi e vanno solitamente sotto il nome di Raganelle, del genere Hyla. Abbiamo aggiunto anche un rappresentante di altri generi, fra quelli più adatti ai nostri terrari.

    Raganella comune o Ha arborea (Hyla arborea). È uno degli Anuri arborei più diffusi in Europa, dove è ben nota per il suo graziosissimo aspetto dato dalle dimensioni (4 cm) e dalla tinta verdissima della sua pelle, che tuttavia, sotto l’impulso di condizioni ambientali o di eccitamenti, può mutarsi in bruno olivastro o grigio.

    L’Ila arborea, pur vivendo sugli alberi, è ancora una delle specie che scendono all’acqua per la riproduzione, fra aprile e giugno. Per questa funzione vitale essa sceglie i canneti, gli stagni fitti di vegetazione o addirittura le pozze di acqua piovana. Verso sera i maschi raggiungono questi luoghi e con alti richiami attirano le femmine dilatando i sacchi vocali, che qualche volta diventano grandi quanto il corpo. Successivamente giungono le femmine e cominciano la deposizione attaccando alla vegetazione circostante le uova già fecondate. Quando i girini escono dal guscio sono piccolissimi, con una sottilissima e trasparente frangia di pinne attorno al corpo, che, col tempo, diventa di colore verdastro. Gli occhi sono grandi e scuri. In luglio o agosto, completato lo sviluppo, i piccoli ritornano alla vita arboricola.
    Come si comprende, animali di questo tipo, graziosissimi e vivaci, rappresentano una simpatica popolazione dei terrari, per quanto sia possibile anche abituarli a frequentare orti e giardini.

    Raganella del Pacifico o Ila regilla (Hyla regilla). Prende il nome da un disegno abbozzato intorno al capo in forma di corona. È ancor più piccola della Raganella europea, in quanto non misura che 2,5 cm. Non cambia mai di colore; allo stato libero vive anche a notevoli altezze. La riproduzione avviene come per la Raganella, ma i maschi, in questo caso, scelgono un territorio dove attirare le femmine e talvolta, a riproduzione avvenuta, ritornano ai primitivi luoghi di soggiorno posti a grandissima distanza da quello dove sono nati i piccoli.

    Raganella fabbro (Hyla faber). È di diffusione sudamericana e deve il suo nome al richiamo che ricorda il battere di un martello sul metallo. È lunga 9 cm.
    Caratteristica è l’abitudine dei maschi che, scelto il luogo per la riproduzione in uno stagno, vi creano col fango una serie di bacini del diametro di una trentina di centimetri, con pareti piuttosto alte. Quando col suo grido il maschio chiama la femmina, la deposizione avviene in questi scomparti. I girini, dopo qualche tempo, ne escono per nuotare liberamente dove l’acqua è più ricca di ossigeno e adatta alla loro crescita.

    Raganella cerulea (Hyla coerulea). Può considerarsi un piccolo gigante, essendo lunga fino a 10 cm. È diffusa in Australia e Nuova Guinea e si distingue per i bellissimi colori della pelle.
    Vi sono molte altre specie del genere Hyla sul continente americano o in Australia, dove vive, oltre la cerulea, la Raganella dorata (Hyla aurea) che assomiglia molto alle Rane nostrane, esclusi i dischi adesivi alle dita.

    Gastroteca ovifera (Gastrotheca ovifera). Appartiene al genere Gastrotheca che ha per caratteristiche una sorta di teca chiusa da una membrana trasparente che la femmina ha sul dorso, dove ripone al sicuro fino a 26 uova. Le larve escono dal guscio, ma restano in questa specie di ricovero materno nutrendosi dei resti dell’uovo fino ad uno stadio avanzato di sviluppo, quando, cioè, sono già spuntate le zampe posteriori. La femmina li lascia allora cadere entro calici di bromelie pieni di acqua piovana dove si completa la metamorfosi.
    La Gastroteca ovifera è lunga 10 cm. Il maschio, molto più piccolo, feconda le uova tenendosi sul dorso della sua compagna.
    Abitudini simili ha la Gastroteca marsupiata, che produce uova assai più piccole e numerose, così che il nutrimento dei girini nel « marsupio » ha una sufficienza assai ridotta e lo sviluppo avviene per la maggior parte all’esterno.

  • Prodotti per Pulire la Gabbia degli Uccelli – Come Scegliere, Opinioni e Prezzi

    In questa guida spieghiamo come scegliere i prodotti per pulire la gabbia per gli uccelli.

    voliera

    Molto spesso, allevatori novizi più o meno in grande, non hanno le idee chiare di come gestire la pulizia e l’igiene nel proprio allevamento. Va invece detto che questo è un punto molto importante, fondamentale per la buona conduzione di un allevamento.

    Cominciamo dalle gabbie dove alloggiano i nostri uccellini. Gabbie piccole, gabbie grandi, voliere di metallo zincato, rivestite di vernice o di legno hanno tutte quante bisogno di essere pulite e disinfettate dopo un certo periodo di uso. Non è possibile quantificare in numero ogni quanto fare queste pulizie, dipende da diversi fattori che variano, come la grandezza della gabbia, il numero degli ospiti, da quanto mangiano e bevono, la loro salute ecc.

    Molto importante è la scelta del materiale per il fondo della gabbia.
    Principalmente si usano due metodi, la carta o la lettiera e inoltre con o senza la griglia .
    In questo articolo, per imparzialità, non darò giudizi ma mi limiterò ad esporre i vari metodi e prodotti più usati.
    La carta che può essere utilizzata è quella più spessa, resistente e pulita. La carta da macellai, quella gialla è la migliore anche se diventata quasi introvabile; molti usano la carta di giornale o riviste anche se ovviamente questa non sarà più tanto pulita, al posto di quest’ ultima, si può usare la carta da imballo.
    Oggi alcune ditte produttrici di gabbie in blocco hanno brevettato “il metodo carta”, sono dei rotoli di carta che scorrono sotto le griglie delle gabbie, basta tirare la carta da un lato fino a togliere tutta la parte sporcata e ripristinare così un fondo pulito. In questo tipo di gabbie la griglia sul fondo è d’obbligo per evitare la fuga dei volatili.
    L’altro tipo di fondo, è la lettiera e qui possiamo dire che l’allevatore si può sbizzarrire nella scelta dei prodotti. C’è la lettiera in grani porosi grossi tipo quella usata per i gatti, oppure c’è quella studiata appositamente per gli uccelli con un coccidiostatico. C’è anche un tipo di lettiera con granuli piccoli e addirittura sabbia marina sterilizzata. Spesso nelle lettiere a grana fine vengono messi anche dei frammenti di gusci di conchiglie che fungono anche da grit. Queste ultime le sconsiglio, il grit meglio prendere quello venduto da solo e metterlo in mangiatoie a libera disposizione. Per lettiera può essere usato anche il tutolo, prodotto al 100% naturale e vegetale in quanto deriva dal mais.

    Usare o non usare la griglia?
    Ogni allevatore, piccolo o grande ha una sua idea a questo proposito. I veterinari consigliano l’uso della griglia, così che i volatili non vengono a contatto con le loro feci. Secondo me, questo è vero fino ad un certo punto, infatti se è vero che con la griglia, l’uccellino non zampetta sul fondo dove ci sono anche le feci, è anche vero che molte deiezioni finiscono sulle sbarre della griglia, rendendo necessaria una pulizia costante e anche abbastanza noiosa.

    Eccoci arrivati a parlare dei disinfettanti che non dovrebbero mai mancare nella lista del bravo allevatore.
    Purtroppo, come tutti ormai sappiamo, gli agenti patogeni si possono trovare ovunque e in varie percentuali, più questa percentuale sarà alta più aumenta il pericolo che i vari batteri colpiscano negativamente i nostri uccellini. Quindi è bene PREVENIRE questo con una costante pulizia e disinfezione di tutte le superfici presenti in una stanza allevamento, compreso ovviamente ogni oggetto usato per questo, beverini, mangiatoie, nidi, gabbie ecc.
    I disinfettanti più adatti devono contenere sostanze ad ampio spettro d’azione e non devono essere tossici per noi e gli animali.

    Le sostanze più adatte sono
    I COMPOSTI QUATERNARI D’AMMONIO che hanno un ampio spettro d’azione, sono attivi anche ad alte diluizioni e sono poco tossici.
    Non sono attivi però su Pseudomonas, Funghi, Micobatteri, alcuni virus e spore batteriche.
    I più impiegati a livello industriale sono: BENZALCONIO CLORURO e CLORURO di DIMETILDIDECILAMMONIO.
    I Quaternari sono incompatibili con i tensioattivi anionici (ioni di carica negativa) e quando vengono miscelati con questi ultimi diventano inefficaci. Quindi non miscelare mai i Quaternari con i normali detergenti. Per aumentare l’efficienza dei Quaternari, si aggiungono dei tensioattivi compatibili, cioè non ionici. In commercio esistono infatti dei formulati con questi componenti che danno un’azione sinergica con i quaternari e ne aumentano così l’efficienza, tipo il Lysoform.
    L’ IPOCLORITO DI SODIO (la soluzione al 5% in acqua è la varichina o candeggina) è un buon disinfettante contro batteri, spore, virus e in particolare, contro i Funghi e i Protozoi. Non è corrosivo per i metalli ma per i tessuti. La varichina si può usare pura o diluita.
    Ci sono anche come disinfettanti i COMPOSTI FENOLICI (tipo il fenolo e la cresolina) che hanno ampio spettro ma efficaci solo in acque dure e non sono attivi sulle spore batteriche e alcuni virus. Inoltre da diversi anni questi composti non sono quasi più usati negli impieghi pratici della disinfezione.
    Ci sono poi i COMPOSTI IODATI che hanno sempre un ampio spettro d’azione ma una bassa efficacia se vengono diluiti in acqua, sono corrosivi per i metalli se lasciati a contatto a lungo e non sono più attivi agli agenti atmosferici. Vengono usati in associazione con dei detergenti.
    Gli ALDEIDI, spettro pressoché totale con azione battericida, fungicida e sulle spore, con qualsiasi tipo di acqua e a qualsiasi temperatura e hanno un’azione prolungata. Sono però molto irritanti per la cute e le mucose.
    I più importanti sono: la FORMALDEIDE, la FORMALINA e la GLUTARALDEIDE.
    La Formaldeide non viene praticamente più usata, in quanto è caustica su cute e mucose e probabilmente cancerogena.
    La Formalina viene usata in soluzione aquosa al 40% ma già a bassa concentrazione è irritante per le mucose.
    Per quanto riguarda le Glutaraldeidi, oggi giorno, sono associate a dei potenziatori, tipo i Quaternari d’ammonio che danno origine ai disinfettanti più utilizzati in casi di elevato rischio igienico.
    Gli ALCOLI, in generale hanno un discreto potere disinfettante su Gram positivi, Gram negativi, Micobatteri, Miceti, Virus ma solo se usati per immersione. Devono essere usati ad alte concentrazioni, inoltre la presenza di materiale organico riduce la loro attività e sono altamente infiammabili. I più importanti sono il METILICO, l’ISOPROPILICO e l’ETILICO.
    Il metilico è poco efficace e molto tossico. L’isopropilico concentrato al 70% era una soluzione economica per le superfici di lavoro e strumenti. L’etilico al 70% di concentrazione viene usato nella preparazione di soluzioni composte di disinfettanti. L’alcool etilico DENATURATO serve solo come solvente e detergente, NON è un disinfettante.

    Le sostanze disinfettanti sono quindi diverse, come diversi sono i prodotti dove queste si trovano. Comunque, per la disinfezione dei nostri allevamenti le sostanze più indicate sono i formulati con i quaternari d’ammonio e la varichina. Va ricordato che prima di utilizzare questi prodotti sulle superfici da disinfettare, quest’ultime devono essere lavate con dei detergenti sgrassanti.

  • Spazzola per cani a pelo lungo​ – Come Scegliere e Prezzi

    Hai mai iniziato a pettinare il tuo cane e, dopo pochi minuti, ti sei trovato a combattere con nodi che sembrano fili da arrampicata? Se sì, non sei il solo: il pelo lungo regala al cane un aspetto morbido e sontuoso ma porta con sé manutenzione e qualche sfida. In questa guida approfondiremo tutto quello che serve sapere per scegliere la spazzola giusta per cani a pelo lungo, capire le differenze tra modelli come la slicker brush o la spazzola a filo, valutare materiali come silicone e gomma e infine considerare costi e marchi più affidabili. Prendi un tè, metti il cane comodo e continuiamo.

    Come scegliere Spazzola per cani a pelo lungo​

    Scegliere la spazzola giusta per un cane a pelo lungo non è solo una questione di estetica: è prima di tutto una scelta di benessere. Un manto ben curato protegge la pelle, previene nodi dolorosi e riduce la quantità di pelo perso in casa. Ma come orientarsi in mezzo a decine di modelli? La risposta sta in alcune variabili chiave: tipo di pelo, presenza di sottopelo, frequenza della spazzolatura, sensibilità cutanea dell’animale e praticità d’uso per il proprietario.

    Per prima cosa, valuta la struttura del pelo. Per “pelo lungo” si intende un mantello che tende a formare nodi, specialmente nelle zone delicate come ascelle, dietro alle orecchie, groppa e coda. Se il mantello è morbido e setoso, con poco sottopelo, la slicker brush è spesso la scelta ideale. Si tratta di una spazzola con setole metalliche fini e leggermente inclinate che riescono a separare le fibre del pelo senza tirare eccessivamente. Le setole di buona qualità sono sottili e flessibili: penetrano il manto, rimuovono pelo morto e districano i nodi superficiali mantenendo il pelo lucido.

    Se invece il cane ha un sottopelo folto o un manto riccio e compatto, la spazzola a filo (o cardatrice) può risultare più efficace per rimuovere il sottopelo e snodare i nodi più profondi. Attenzione però: i fili metallici sono più rigidi e richiedono mano esperta e delicatezza, perché se usati con forza possono irritare la cute. È utile adottare questa tipologia solo quando necessario, alternandola con strumenti più delicati e intervenendo gradualmente sui nodi più ostinati.

    Gli strumenti in silicone o gomma, come il noto KONG Zoom Groom, rappresentano un’opzione interessante per una cura quotidiana e per i bagni. Queste spazzole non solo rimuovono pelo morto, ma massaggiano la cute senza irritarla e facilitano la distribuzione dello shampoo. Funzionano bene su pelo medio-lungo e sono particolarmente tollerate dai cani che non amano la sensazione delle setole tradizionali. Tuttavia, su manti molto folti o con nodi profondi potrebbero rivelarsi meno efficaci rispetto a una slicker brush o a una cardatrice.

    Esistono poi modelli 2-in-1 o autopulenti che combinano più funzioni: una parte con setole per districare e una superficie in gomma per raccogliere il pelo. Questi strumenti sono versatili, adatti a famiglie con più animali o con razze miste, e spesso offrono una soluzione pratica per ridurre i tempi di manutenzione quotidiana. Alcuni sono progettati per adattarsi a pelo corto, medio e lungo, ma è sempre bene verificare la loro efficacia sul tipo specifico di mantello del proprio cane (per esempio un Husky ha esigenze diverse rispetto a un Labrador o a un Border Collie).

    La scelta deve tenere conto anche delle zone più delicate: ascelle, interno coscia, orecchie e coda richiedono setole più morbide o tecniche specifiche per evitare tirature dolorose. In queste aree è spesso preferibile usare una spazzola con setole distanziate o morbide e procedere con movimenti lenti, partendo dalle punte e risalendo verso la radice, districando il nodo con le dita quando possibile prima di usare la spazzola.

    Non sottovalutare l’ergonomia: un manico comodo e antiscivolo riduce l’affaticamento e facilita le sessioni di spazzolatura più lunghe. Le impugnature in gel o gomma ammortizzante sono un plus reale se pettinare il tuo cane diventa un’abitudine quotidiana. Inoltre, spazzole con meccanismo autopulente che ritraggono le setole con un pulsante possono risparmiare tempo e rendere l’operazione più igienica.

    Frequenza d’uso: per il pelo lungo gli esperti consigliano di spazzolare il cane almeno 3-4 volte alla settimana. Questo ritmo evita la formazione di nodi troppo compatti e riduce la caduta di pelo in casa. Per cani con manto particolarmente nodoso o soggetti a sporco frequente, la spazzolatura quotidiana può essere l’ideale. Ricorda che la regolarità è più efficace di sedute occasionali e prolungate che stressano il cane.

    È importante anche scegliere in base alla reazione comportamentale del cane. Molti cani gradiscono le spazzole che massaggiano; in questi casi, strumenti in gomma o in silicone possono trasformare la routine di toelettatura in un momento di gioco e relax. Altri animali, invece, possono avere avversione alle setole metalliche: partire con sessioni brevi, abbinarle a ricompense e aumentare gradualmente la durata aiuta a costruire un’associazione positiva.

    Per i nodi ostinati, valuta l’uso combinato di prodotti: uno spray districante a base di ingredienti idratanti può ammorbidire il groviglio e rendere più agevole la rimozione senza tirare. Procedi sempre con delicatezza, dividendo il nodo con le dita e lavorando dalle punte verso la radice. Se il nodo è troppo compresso e vicino alla pelle, talvolta l’unica opzione sicura è tagliarlo via con attenzione o rivolgersi a un tosatore professionista per evitare ferite.

    Dal punto di vista della durabilità, considera che le spazzole si consumano con l’uso intensivo: le setole metalliche possono piegarsi, le superfici in gomma possono usurarsi. Investire in una spazzola di buona qualità può significare risparmio nel tempo e migliore esperienza per il cane. I marchi con reputazione consolidata spesso usano materiali più resistenti e offrono garanzie o ricambi, aspetti che possono pesare nella scelta.

    Infine, non perdere di vista la praticità legata al lavaggio e alla manutenzione dello strumento. Le spazzole autopulenti o con meccanismo facile da pulire rendono l’operazione più igienica e meno fastidiosa per il proprietario. In caso di uso in acqua, assicurati che la spazzola sia adatta per l’impiego con shampoo e che il materiale non trattenga odori o muffe. Alcune spazzole in silicone sono particolarmente indicate per la fase del bagnetto, consentendo di distribuire lo shampoo e stimolare la circolazione cutanea.

    Prezzi

    Quanto costa una spazzola per cani a pelo lungo? Il mercato offre una forbice ampia, che va da soluzioni economiche fino a prodotti professionali più costosi. È utile considerare il prezzo come un indicatore della qualità dei materiali, del design ergonomico e della presenza di funzioni aggiuntive come l’autopulizia o la doppia funzione 2-in-1.

    All’estremità inferiore della scala si trovano spazzole semplici con setole sintetiche o in metallo standard, e superfici in plastica non particolarmente robuste. Questi prodotti possono essere venduti tra circa 5 e 15 euro e, per un uso saltuario o come soluzione di emergenza, possono andare bene. Tuttavia, spesso si consumano più velocemente e possono risultare meno delicate sulla pelle dei cani più sensibili.

    Nel segmento medio, tra circa 15 e 35 euro, trovi la maggior parte delle spazzole pensate per il mantenimento regolare: slicker brush di qualità con setole fini e flessibili, modelli in silicone efficaci anche per il bagnetto e alcuni strumenti 2-in-1. Qui è spesso possibile trovare prodotti con manici ergonomici, materiali più resistenti e qualche funzione autopulente. Per molti proprietari, questo rappresenta il miglior compromesso tra costo e performance.

    Salendo nella fascia alta, oltre i 35-50 euro, si trovano spazzole professionali o da toelettatura, realizzate con acciai più resistenti, meccanismi di regolazione e design studiati per l’uso intensivo. In questa categoria rientrano anche prodotti di marchi specializzati che offrono garanzie e accessori di ricambio. Se il tuo cane è una razza con esigenze particolari o se pratichi la toelettatura a casa regolarmente, investire in una spazzola professionale può ripagarsi in termini di durata e risultati.

    Per quanto riguarda i marchi, alcuni nomi emergono per affidabilità e diffusione: brand che producono sia spazzole slicker che soluzioni in silicone e 2-in-1 tendono a ricevere recensioni positive per versatilità e durata. Marchi che offrono varianti per cane e gatto, prodotti autopulenti o con componenti intercambiabili sono spesso preferiti da chi cerca praticità. Anche i produttori di strumenti per toelettatura professionale sono raccomandabili se cerchi robustezza e performance elevate.

    Il rapporto qualità/prezzo può essere valutato anche in termini di tempo risparmiato: una spazzola che realmente riduce i nodi e facilita la rimozione del sottopelo diminuisce le sedute dal toelettatore e contribuisce a ridurre la perdita di pelo in casa. Questo risparmio indiretto va considerato quando si paragona una spazzola da 15 euro a una da 40 euro.

    Alcune spazzole 2-in-1 o autopulenti possono avere un prezzo iniziale più alto rispetto a una singola slicker brush, ma la loro versatilità le rende spesso la scelta più economica nel lungo periodo, specialmente in famiglie con più animali o con razze miste che richiedono differenti attenzioni. Valuta se preferisci acquistare più strumenti specializzati (per esempio una slicker + una cardatrice) o un singolo strumento versatile.

    Considera inoltre la disponibilità di ricambi o componenti sostituibili: alcuni produttori vendono testine intercambiabili o ricambi per le setole, una soluzione che può estendere la vita utile del prodotto e rendere l’investimento più sostenibile. Il costo della sostituzione va valutato insieme al prezzo d’acquisto per avere un quadro completo delle spese nel tempo.

  • Spazzola per cani a pelo corto​ – Come Scegliere e Prezzi

    Hai mai accarezzato il tuo cane e trovato il pavimento imbiancato di piccoli ciuffi di pelo? Oppure hai notato la pelle del tuo amico a quattro zampe arrossata dopo una sessione di toelettatura troppo energica? Con un manto corto non significa che non serva cura: al contrario, il pelo corto richiede strumenti delicati e la tecnica corretta per mantenere lucentezza, salute della pelle e meno peli in giro. Questo articolo ti guida passo passo nella scelta della spazzola per cani a pelo corto, spiegando tipi di setole, modalità d’uso, limiti dei vari strumenti e quanto spendere senza sbagliare acquisto.

    Come scegliere Spazzola per cani a pelo corto​

    Scegliere la spazzola giusta comincia da una domanda semplice: che tipo di pelo ha il mio cane? “Pelo corto” è una categoria ampia che include manti rasati e densi con sottopelo. Alcune razze, come Labrador, Staffordshire Bull Terrier o Dalmatina, hanno pelo corto con sottopelo che si rinnova stagionalmente; altre, come certe varietà di Jack Russell, possono avere pelo corto ma più duro e meno predisposto a sfogliare. Capire questa differenza orienta la scelta tra setole in silicone, setole naturali, semirigide o, in casi particolari, l’utilizzo combinato di più strumenti.

    La prima regola pratico-salutare è non usare mai strumenti troppo aggressivi. Setole metalliche dure o spazzole slicker sono generalmente pensate per peli lunghi o per districare nodi: su un manto corto e vicino alla pelle possono provocare irritazioni, microlesioni e dermatiti. Per questo le spazzole con setole morbide o in silicone sono spesso la scelta consigliata. I materiali morbidi massaggiano la cute, stimolano la microcircolazione e raccolgono il pelo morto senza graffiare, rendendo la spazzolatura un’esperienza piacevole per il cane.

    La spazzola in silicone, celebre per prodotti come la KONG Dog Zoom Groom, funziona bene su pelo corto e rasato perché riesce a rimuovere il pelo morto sia a secco che durante il bagno con shampoo. Il silicone, essendo flessibile, segue i contorni del corpo e intrappola i peli, facilitando poi la pulizia della spazzola. Va però ricordato che i materiali in silicone si consumano con il tempo: la durata dipende dall’uso e dalla qualità del silicone impiegato.

    Un’altra opzione molto valida è la spazzola con setole naturali o con setole distanziate. Le setole naturali (ad esempio crine o fibre naturali di qualità) sono delicate e lasciano il manto lucido, distribuendo gli oli naturali. Sono particolarmente indicate per cani con pelle sensibile e per chi cerca una finitura lucida senza stressare il pelo. Le setole distanziate, invece, permettono di raccogliere lo sporco superficiale e i peli morti senza impigliarsi troppo nella trama del manto.

    Per rimuovere il sottopelo morto, la sola spazzola a setole morbide può non bastare. I toelettatori spesso suggeriscono una routine combinata: inizia con un trimmer o uno strumento specifico per rimuovere il sottopelo compatto in punti critici come collo, cosce e spalle; prosegui con un guanto in gomma per il pelo primario e per dare un massaggio che renda la toelettatura un momento piacevole; termina con una spazzola con setole semirigide o naturali per lucidare il manto e rimuovere lo sporco residuo, sempre lavorando nel senso della crescita del pelo. Questa sequenza ottimizza la rimozione del sottopelo senza stressare la pelle.

    La dimensione e la forma della spazzola contano quanto il materiale. Per cani di taglia grande scegliere una spazzola con una superficie adeguata riduce i tempi; per cani piccoli o di forme anatomiche particolari è preferibile una spazzola compatta che segua meglio i contorni. Anche il manico e l’impugnatura incidono: una presa ergonomica evita sforzi al polso e permette di modulare la pressione, riducendo il rischio di grattare. Le spazzole con impugnatura antiscivolo garantiscono controllo e sicurezza durante la toelettatura.

    Non sottovalutare le condizioni della pelle. Se il cane ha pelle sensibile o con tendenza a dermatiti, opta per setole molto morbide o per il silicone; evita assolutamente strumenti con punte rigide. Se invece il manto è spesso e presenta molto sottopelo, integra con un trimmer o una striglia morbida specifica per eliminare il sottopelo senza tirare. In caso di dubbi sulla salute della pelle, consulta il veterinario prima di cambiare routine di toelettatura.

    La frequenza di spazzolatura varia a seconda della stagione e del singolo animale. Nei periodi di muta è utile aumentare le sessioni per ridurre i ciuffi in casa; in periodi stabili, bastano poche sessioni a settimana. La regola d’oro rimane: spazzola nel senso della crescita del pelo. Questo riduce lo stress cutaneo, evita trazioni inutili e distribuisce gli oli naturali per una finitura lucida e sana.

    A livello pratico, tieni presente che i guanti in gomma sono ottimi per il momento del massaggio e per raccogliere parte del pelo superficiale: non sostituiscono però una spazzola più efficace se il cane perde molto sottopelo. Alcuni proprietari amano combinare guanto e spazzola in silicone per ottenere il massimo del comfort e della pulizia. Ricorda che ogni strumento ha limiti: le spazzole a filo metallico duro sono da evitare nei cani senza sottopelo; i guanti rimuovono poco pelo ma migliorano il rapporto con il cane; i materiali siliconici si consumano ma sono molto tollerati dall’animale.

    Infine, pensa alla manutenzione. Una spazzola facile da pulire aumenta la probabilità di un uso regolare. Le spazzole in silicone sono spesso lavabili con acqua e sapone; le setole naturali richiedono un asciugatura attenta per evitare muffe e deterioramento. Controlla che non ci siano parti appuntite o difetti di fabbricazione che possano graffiare il cane. Una cura semplice prolunga la vita dello strumento e garantisce igiene tra una sessione e l’altra.

    Prezzi

    Quanto costa una spazzola per cani a pelo corto? La buona notizia è che esistono soluzioni per tutte le tasche, ma il prezzo riflette spesso qualità dei materiali, ergonomia e durata. Sul mercato si trovano prodotti economici a partire da circa 5–8 euro: si tratta di guanti in gomma base o spazzole di plastica semplice. Questi strumenti possono andare bene per brevi sessioni o per proprietari che cercano un’opzione d’emergenza, ma spesso sono meno efficaci nel raccogliere il sottopelo e possono consumarsi velocemente.

    Salendo di fascia, nella fascia 15–30 euro trovi spazzole in silicone di buona qualità, versioni migliorate di guanti in gomma, e spazzole con setole sintetiche morbide. In questa fascia si trovano prodotti come il KONG Dog Zoom Groom o analoghi, apprezzati perché combinano funzione massaggiante e capacità di raccogliere il pelo. Sono spesso lavabili, comode da usare sotto la doccia e adatte a sessioni di toelettatura frequenti. Qui trovi anche spazzole ergonomiche con manico antiscivolo e materiali più resistenti.

    La fascia 30–60 euro comprende spazzole professionali, modelli con setole naturali di qualità superiore, o kit che abbinano più strumenti (trimmer, spazzola semirigida, guanto). Queste soluzioni sono pensate per chi cerca durata e risultati più professionali: setole naturali ben lavorate danno una finitura lucida, mentre i materiali più pregiati reggono meglio l’uso intenso. In questa fascia si trovano anche spazzole con testine più grandi e accessori per la pulizia facile del pelo raccolto.

    Oltre i 60 euro si entra nella categoria professionale o di nicchia: strumenti di toelettatura professionale, trimmer di qualità elevata e kit completi con materiali premium. Se ti occupi spesso della toelettatura del tuo cane o di più cani, investire in una soluzione professionale può essere sensato; per un uso domestico ordinario è spesso sufficiente scegliere modelli nella fascia media con buone recensioni e materiali testati.

    I marchi da considerare sono quelli con reputazione consolidata nella cura degli animali: marchi che offrono vari tipi di spazzole, garanzia di qualità e parti sostituibili. Marchi come KONG sono spesso citati per i loro prodotti in silicone, mentre aziende specializzate in toelettatura e pet care propongono setole naturali e kit completi. Anche brand noti per accessori per animali domestici propongono versioni migliorate con impugnature ergonomiche e materiali più duraturi. Vale la pena confrontare caratteristiche e materiali più che lasciarsi guidare solo dal prezzo.

    Qualche consiglio pratico sul rapporto tra qualità e prezzo: se hai un cane con pelle sensibile, spendere qualche euro in più per setole morbide o silicone di qualità può evitare visite veterinarie e trattamenti per irritazioni. Se invece cerchi una soluzione low cost per pulizie occasionali, un guanto in gomma economico può bastare, ma considera che dovrai sostituirlo più spesso. Per chi desidera risultati estetici e durata, una spazzola con setole naturali nella fascia media-alta offre il miglior compromesso tra finitura del manto e resistenza.

    Infine, tieni presente che spesso non esiste una sola spazzola che faccia tutto. Un piccolo investimento in un set composto da guanto in gomma, una spazzola in silicone e una semirigida può coprire tutte le esigenze: rimozione del sottopelo, massaggio e lucidatura del manto. Valuta la spesa complessiva e il tempo che dedichi alla cura del cane: nella maggior parte dei casi una spesa moderata nella fascia 15–40 euro assicura qualità e durata adeguata per uso domestico.