Categoria: Rettili

  • Drago d’Acqua Cinese

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del drago d’acqua cinese e come allevarlo.

    Com’è fatto

    Abile nuotatore, il Physignathus cocincinus è un rettile che alla nascita misura 13-15 centimetri, coda inclusa. Poichè ha abitudini semiacquatiche, è noto come Drago d’acqua.

    Come sceglierlo

    Gli esemplari in buona salute hanno una livrea verde brillante attraversata da linee turchesi che dal dorso scendono verso la pancia. Sul capo, invece, il drago d’acqua cinese ha una grossa cresta carnosa.

    A chi è adatto

    Il drago d’acqua cinese è perfetto per chi ama i rettili ma anche per tutti coloro che hanno spazio a sufficienza per ospitare l’ampia vasca nella quale ama trascorrere ore.

     

    Dove tenerlo

    Il territorio ideale deve essere ben sviluppato in altezza (almeno 90*50*70 centimetri) La temperatura diurna deve essere di 27-28°; quella notturna, invece, non deve scendere sotto i 25°. Il tasso di umidità consigliato è del 75/80%.

     

    Le sue necessità

    Per il fondo è consigliato il tappetino sintetico, ma non deve mai mancare un’ampia vasca d’acqua. Indispensabile la lampada UV-B 5.0 per rettili diurni ed è preferibile allestire l’habitat con grossi rami.

     

    Malattie e cure

    Una delle malattie più frequenti del drago d’acqua cinese è la MBD, ovvero una malformazione delle ossa duvuta alla carenza di calcio, che va quindi integrato. Le altre cause di malattia, e quindi di morte, sono legate a infarti e problemi connessi all’obesità.

     

    Cibi

    Questo rettile è essenzialmente insettivoro ma non disdegna il pesce. Va nutrito con grilli vivi ed essiccati, vacallette, pezzi di pesce di fiume e di lago, camole della farina e qualche camola del miele.

  • Iguana – Allevamento, Alimentazione e Caratteristiche

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche dell’iguana e come allevarlo.

    Com’è fatto

    Dall’aspetto molto somigliante a un grande lucertolone, l’iguana si caratterizza per la cresta sul dorso, più prominente negli esemplari maschi rispetto alle femmine.

    La testa delle femmine è più rotonda, mentre quella dei maschi è più triagolare. Abita sopra grandi alberi e scende a terra solo per deporre le uova o accoppiarsi o per cambiare casa. Alcune vivono in rovine o sottoterra, anche in riva al mare, dove si scavano delle profonde tane dove trascorrono le ore notturne. Si muovono prevalentemente durante il giorno e rimangono al sole per qualche ora, mentre durante i momenti più caldi della giornata cercano l’ombra. L’iguana è un rettile dalla corazza dura: è capace di resistere anche a cadute da dieci o quindici metri senza riportare ferite o danni di sorta. Se invece viene insidiato da un predatore, è in grado di nuotare in maniera molto veloce sia in superficie che in profondità riuscendo a rimanere immersa per lungo tempo.

    Le caratteristiche

    La specie si caratterizza per il corpo coperto di squame che possono assumere vari colori. Alcuni tipi presentano delle creste di spine molli su tutto il dorso, che partono dalla testa e raggiungono quasi metà coda. Il tipo denominato rinoceronte, per esempio, ha delle grosse squame in corrispondenza della testa che ricordano proprio le grosse corna di un rinoceronte. L’iguana comunque appartiene alla più grande famiglia di rettili, gli iguanidi appunto, e si trova soprattutto nel sud America, in paesi come il Messico, il Brasile, il Paraguat, le Galapagos, i Caraibi e la Bolivia. Qui la specie più nota è l’iguana verde, che vive nelle selve. Dotata di un’ottima vista, tanto da riuscire a distinguere alcuni colori, e di un buon udito, gli esemplari maschi si battono per il predominio su un territorio e hanno un numeroso gruppo di femmine, la cui quantità dipende dalla ricchezza del cibo e dalle tane disponibili sul territorio.

    A chi è adatto

    Negli ultimi anni, questo rettile è diventato un animale da compagnia, tanto che molte persone oggi preferiscono tenerne in casa un esemplare piuttosto che un altro animale domestico. Sono però difficili da allevare perché hanno bisogno di molte cure e attenzioni, per cui non sono adatti a chi cerca la compagnia di un animale. Sarebbe utile quindi documentarsi sulle sue abitudini e sui suoi bisogni prima di decidere di acquistarne un esemplare.

     

    Dove tenerlo

    Dev’essere tenuta in un terrario molto grande, quindi nell’acquisto bisogna tener conto della possibile crescita dell’animale che può raggiungere i 150-180 cm di lunghezza. Naturalmente il terrario dovrà riprodurre un ambiente quanto più possibile simile a quello in cui vivono le iguane: la temperatura dovrà necessariamente variare tra i 20 e i 22 °C notturni e i 35-40 °C diurni, con un’umidità che dovrà aggirarsi intorno al 70 o 80%. Il terrario inoltre deve essere predisposto in modo da avere due aperture orizzontali per il cambio dell’aria, e dovrà comprendere una lampada a incandescenza e una per la crescita dell’iguana.

    Per quanto riguarda il substrato, devono essere evitate piccole particelle che possono essere ingerite; facciamo attenzione a comprare materiale tossico che l’animale potrebbe ingerire o inalare. Inoltre dobbiamo tenere ben presente che l’ambiente deve essere il più pulito possibile e dunque dovete dotarvi di un substrato facile da lavare e da disinfettare. Curate anche i colori; il substrato dovrà avere colori naturali, sconsigliamo colori troppo sgargianti.

    Le iguane trascorrono molto tempo sui rami degli alberi al sole, ricordate sempre che sono animali a sangue freddo; dunque potrebbe essere una buona idea quella di inserire un ramo nel terrario facilmente accessibile e con fogliame abbondante; prima, però, dovrete sterilizzarlo con del vapore perché potrebbero contenere batteri o muffe al loro interno.

    È essenziale per la nostra iguana fornire raggi UVB (necessari perché consentono la sintesi di vitamina D, importante per il corretto sviluppo osseo).

    Le migliori lampade sono quelle che hanno un 5% di emissione; la lampada deve essere posta in alto nel terrario accanto alla lampada riscaldante, lo scopo è mimare l’azione del sole.

    Una considerazione importante: se la temperatura del terrario è bassa, l’attività diminuisce e smettono di mangiare, causando conseguenze fatali per l’iguana.

    L’obiettivo è mantenere la temperatura tra 24-37ºC nella parte più fredda del terrario e 35-38ºC in quella più calda. La temperatura di notte, invece dovrà raggiungere i 23-25°C. Esistono vari accessori in commercio per poter mantenere la temperatura come desiderato; sicuramente dovrete comprare dei termostati per monitorare la situazione.

    L’umidità dovrà essere sempre molto alta (70-80%): spruzzate acqua tiepida nebulizzata nel terrario una volta al giorno.

     

    Cibi

    Come prima informazione che dovete sapere è che le iguane sono erbivore. Ciò significa che nella loro alimentazione non ci possono essere alimenti per altre specie, né carne o pesce, uova o altre fonti di proteine animali.

    Ogni giorno e preferibilmente al mattino o a mezzogiorno dovrete dargli verdure come cavolo, rucola, cime di rapa insieme a verdure fresche miste come piselli, fagioli, zucca e un po’ di frutta (pera , fico, ciliegia) insieme a erba medica tritata e preparata correttamente.

    Se la dieta della vostra iguana è varia ed equilibrata non dovreste aver bisogno di comprare

    mangimi commerciali, ma è possibile che il veterinario vi consigli, in alcune fasi della sua vita, alcuni Integratori di vitamine e minerali specifici per l’iguana.
    Ovviamente come tutti gli animali le iguana bevono l’acqua, ma fate attenzione al contenitore che la contiene perché spesso vi defecano.

  • Geco – Allevamento, Alimentazione e Caratteristiche

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del Geco e come allevarlo.

    Com’è fatto

    Fa parte della famiglia dei sauri, ed è un rettile di piccole proporzioni: la sua lunghezza, compresa di coda, non arriva a superare i sedici centimetri. Gli esemplari maschi si distinguno perché sono più grandicelli e robusti rispetto alle femmine. Il maschio di solito delimita il proprio territorio e combatte per proteggerlo da possibili invasori. Rispetto ad altri rettili, è molto attivo nelle ore notturne, mentre di giorno lo diventa solo durante giornate molto soleggiate.

    E’ un animale che caccia molto di notte: predilige gli insetti che si annidano nei muri degli edifici urbani, tanto che un maschio adulto può arrivare a cacciare fino a duemila zanzare in una sola notte e di conseguenza ad alimentarsene. Come molti della sue specie, depone le uova due volte l’anno nei periodi più caldi, da aprile a giugno. Praticamente innocuo, può vivere anche in casa rimanendo però fondamentalmente un animale selvatico.

    Le caratteristiche

    Il geco è caratterizzato da una testa molto grande e un corpicino piatto ricoperto da tubercoli conici, che gli fanno assumere il caratteristico aspetto ruvido e spinoso. Solo la coda risulta esserne priva. Gli occhi sono privi di palpebre e con pupilla verticale, mentre la bocca è a forma di angolo ottuso e nella parte inferiore della testa presenta delle lamine aderenti divise tra loro. Le zampine sono dotate di cuscinetti che gli permettono di arrampicarsi sui muri e gli conferiscono la velocità e l’agilità necessarie per la caccia o per scappare dal nemico. Il tipico colore che assume è quello bruno-grigiastro, che può cambiare di gradazione a seconda della luce: di giorno infatti risulta essere più scuro. Tende ad autoamputarsi la coda attraverso la contrazione dei muscoli e di solito lo fa per distrarre o fuggire ad eventuali predatori. La coda tende a ricrescere in seguito.

     

    A chi è adatto

    La Tarentola mauritanica Linnaeus non è difficile da gestire, per cui può essere allevato facilmente anche da chi non può prestargli molte attenzioni. E’ un animale del tutto innocuo, diventa aggressivo infatti solo se importunato, ma bisogna lo stesso avere cura di riprodurre un ambiente naturale in cui riesca a vivere senza troppe difficoltà. Probabilmente dato il suo carattere pacifico, è più da compagnia rispetto a tanti altri sauri della sua famiglia.

     

    Dove tenerlo

    Di solito, da libero il geco lo si trova in rovine, pietraie, cave, tronchi d’albero, muretti a secco, entra facilmente nelle case e sa muoversi velocemente lungo i muri e le pareti. Sarebbe auspicabile cercare di riprodurre all’interno di un terrario il suo particolare habitat naturale. Di solito però non risulta essere il tipo di rettile adatto a crescere in cattività.

     

    Cibi

    Da libero, il geco comune si nutre di insetti quali coleotteri, ditteri, imenotteri, lepidotteri, scorpioni e isopodi che cattura grazie alla lingua appiccicosa.

  • Camaleonte – Allevamento, Alimentazione e Caratteristiche

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche del camaleonte e come allevarlo.

    Com’è fatto

    Si tratta di un rettile squamato appartenente alla famiglia dei sauri. L’etimologia del nome deriva dal greco e significa letteralmente “Leone di terra”, sebbene di leone non si possa del tutto parlare viste le sue modeste dimensioni. Questo piccolo rettile, infatti, presenta delle proporzioni molto variabili a seconda della specie a cui appartiene: può andare da un minimo di dieci a un massimo di sessanta centimetri, addirittura esiste una specie del Malawi che raggiunge appena il centimetro e mezzo.

    Molti esemplari sono caratterizzati da una testa che presenta varie protuberanze nasali, rostri, corna o creste, e tali escrescenze di solito sono più frequenti nei maschi. Si distingue per la sua peculiarità di poter cambiare colore, il camaleonte vive soprattutto in Africa, nel Madagascar e nelle regioni tropicali. Anche in Andalusia e Grecia è possibile trovarne degli esemplari, così come in India, Sri Lanka e Asia. Nelle Hawaii, California e Florida invece sono stati introdotti dall’uomo i cosiddetti camaleonti di Jackson.

    Molte specie si sono adattate a diversi tipi di habitat, come la foresta pluviale e tropicale o la savana o anche la steppa e le zone semi-desertiche, tutti i tipi di camaleonte però vivono principalmente sugli alberi e amano spostarsi da un ramo all’altro. Qualche specie più piccola abita i cespugli o anche l’erba.

    https://www.youtube.com/watch?v=xo75UmJpunA

    Caratteristiche

    Le principali caratteristiche della specie riguardano le zampe, gli occhi, l’assenza di orecchie e la lingua. Le zampe sono costituite da due dita, ognuna delle quali dotata di due o tre artigli, che gli servono per aggrapparsi saldamente ai rami degli alberi. In genere le zampe anteriori presentano due artigli sul dito esterno e tre su quelle interno, mentre le zampe posteriori hanno tre artigli esterni e due interni.

    Altra particolarità della specie sono gli occhi: caso più unico che raro, gli occhi possono ruotare e osservare l’ambiente circostante in maniera indipendente l’uno dall’altro. In questo modo il camaleonte, senza doversi muovere, ha una visione del mondo a 360°. Solo quando punta la sua vittima, gli occhi guardano nella stessa direzione. Altra peculiarità è rappresentata dalle palpebre che ricoprono gli occhi quasi per intero. Tutte le specie poi sono prive di orecchie e dell’organo vomeronasale.

    La lingua invece si presenta molto lunga, a volte addirittura più dello stesso corpo, e riesce a muoverla in modo rapido: quella specie di pallina con cui termina, serve al camaleonte per catturare la sua preda. Incredibile a dirsi, ma questo piccolo rettile è dotato di denti talmente forti che anche l’esemplare più piccolo riuscirebbe a ingurgitare senza difficoltà una mantide o una locusta. Da notare come i camaleonti siano  animali prettamente diurni, il che significa che la loro maggiore attività si concentra dalla mattina fino al tardo pomeriggio. Dopo tali orari, i loro movimenti diventano più lenti e ondeggianti: sono cacciatori passivi che riescono a restare immobili in attesa della loro possibile vittima anche per ore intere. Sono tipi solitari e anche poco amichevoli verso i loro simili, se non per fini riproduttivi.

    Come scegliere

    Le due specie che di solito vengono vendute nei negozi oggi sono il Furcifer pardalis e il Chamaeleo calyptratus. Meglio sempre preferire camaleonti già nati in cattività e che non abbiano dovuto patire il trauma della cattura. Quando si sceglie un camaleonte, bisogna assicurarsi prima di tutto che presenti il certificato C.I.T.E.S. che  tutti gli esemplari devono avere per legge. Bisogna poi verificare che l’animale sia sano, quindi assicurarsi che non abbia subito abrasioni, ferite o che non presenti rigonfiamenti sospetti sulle squame.

    E’ importante che gli occhi siano vispi e non infossati. Bisogna informarsi che il rettile scelto sia stato trattato contro i parassiti, altrimenti basterà recarsi dal veterinario e farlo controllare. In generale però, dato che si tratta di un rettile abituato a ben altri habitat, non è detto che si adatti facilmente a un ambiente artificiale, quindi si deve esser pronti a curarlo e accudirlo molto se lo si vuole far sopravvivere in modo sano.

    A chi è adatto

    Negli ultimi anni, è stato molto apprezzato come animale da compagnia, tanto che molte persone oggi hanno un rettile della specie in casa. Probabilmente la scelta è guidata prima di tutto dall’indole poco aggressiva di quest’animale, e poi dal suo aspetto simpatico e curioso. Sono però difficili da allevare perché hanno bisogno di molte cure e attenzioni, per cui non sono adatti a chi crede di avere acquistato un banale animale da compagnia. Anzi, il camaleonte non deve essere considerato tale perché non apprezza particolarmente essere accarezzato e essere maneggiato come un giocattolo. Si raccomanda quindi di documentarsi sulle sue abitudini e sui suoi bisogni prima di decidere di acquistarne uno.

    Dove tenerlo

    Va tenuto quindi in un terrario molto ampio per potere crescere in modo decente. Il terrario dev’essere necessariamente dotato di una buona illuminazione e un’ottima ventilazione, quindi meglio escludere l’acquisto dei terrari di vetro che non consentono una buona circolazione dell’aria, e preferire quelli con un telaio in alluminio o in legno. Un lato dev’essere costituito da una rete per lasciar passare l’aria, mentre gli altri lati del terrario possono essere in plexiglass o in altri materiali facili da pulire. All’interno del terrario bisogna poi inserire dei rami e delle piante non tossiche, come il pothos o il ficus Benjamina. Molto importante è tenere sempre pulito il fondo del terrario dagli escrementi e da insetti morti perché potrebbero favorire l’insorgere di muffe e batteri. Si raccomanda quindi di acquistare il camaleonte solo dopo aver preparato un ambiente adatto a ospitarlo.

    Malattie e cure

    Anche se è un animale dalle piccole dimensioni, questo rettile è vittima di malattie non indifferenti e che, se non prese in tempo, possono compromettere in modo definitivo la sua salute. Prima di tutto non bisogna sottovalutare il problema dei parassiti che, se associato allo stress, può causare la morte dell’animale. Un farmaco utile contro i nematodi, gli ossiuri e le filarie può essere il Fenbendanzolo, da somministrare per via orale. In realtà molto più utile per combattere i parassiti sarebbe un periodico controllo delle feci e nel caso l’esemplare risultasse positivo, bisognerebbe subito contattare un veterinario specializzato in rettili.

    Altra causa di preoccupazione è l’anoressia:  anche il camaleonte può smettere di mangiare a causa di vari fattori esterni, come lo stress, o interni, come i parassiti. Da non sottovalutare anche la disidratazione: acqua abbondante e vaporizzazione frequente delle foglie, delle pareti del terrario e dello stesso animale possono aiutarlo a combattere il problema. Il camaleonte può essere facilmente vittima di malattie respiratorie che si rivelano con un eccesso di muco cui seguono evidenti difficoltà respiratorie. Onde evitare questo tipo di malattie, ricordare sempre che la specie dovrebbe vivere in clima caldi e tropicali, per cui è bene fare attenzione agli sbalzi di temperatura e alle correnti d’aria cui possono essere soggetti. Infine se il muco è presente sulla giuntura della mandibola o se le gengive e la lingua assumono un colore desueto, sono tipici sintomi di stomatiti o infezioni alla bocca da curare immediatamente.

    Cibi

    Come già detto, i camaleonti si nutrono prevalentemente di insetti vivi, come grilli, camole della farina o camole del miele, caimani e insetti selvatici. Mediamente sarebbe bene non far mancare mai al camaleonte quattro o cinque grilli insieme a qualche altra specie di insetti, così non si rischierà una dieta monotona o che l’animale si stanchi e smetta di mangiare.

  • Tartaruga – Allevamento, Alimentazione e Caratteristiche

    In questa guida spieghiamo quali sono le caratteristiche della tartaruga e come allevarla.

    Com’è fatto

    Abitano la Terra da 250 milioni di anni senza aver subito nei secoli grossi mutamenti, oggi al mondo esistono più di trecento specie di tartarughe, che popolano soprattutto i paesi dai climi caldi, di tipo tropicale e sub-tropicale. Da sempre la respirazione ha rappresentato un problema per questa specie dato che i loro polmoni sono posizionati proprio sulla schiena sotto il guscio.

    E’ anche per questo motivo che in natura ci sono specie strettamente legate al proprio habitat, da cui sarebbe opportuno non prelevarle. Le loro dimensioni possono variare anche in base a ciò: infatti esistono sia le tartarughine di acqua dolce che presentano delle proporzioni molto modeste, e sia le tartarughe marine che invece possono arrivare a raggiungere una lunghezza di tre metri pesando ben oltre i 750 kg. Questo diverso sviluppo dipende proprio dall’ambiente in cui vivono: tenute in cattività, difficilmente possono arrivare a certe dimensioni.

    https://www.youtube.com/watch?v=X_AT5QA0BIc

    Le caratteristiche

    Rettile vertebrato, la tartaruga ha il proprio organismo rinchiuso nel caratteristico guscio, che altro non è se non una scatola ossea, una sorta di scheletro esterno che funge da corazza protettiva. La parte superiore di questo guscio è denominata carapace, mentre la parte ventrale è detta piastrone. Le tessere che compongono le due parti del guscio, vengono chiamati scuti. Ciò che normalmente fuoriesce da questa corazza, sono la testa, le zampe e la coda. Quando però l’animale avverte un pericolo incombente, si mette al riparo completamente ritraendo all’interno del guscio anche le altre parti. La corazza cresce sia ai lati di ciascuna placca sia di spessore. Nelle tartarughe neonate le ossa non si toccano tra loro, solo con la crescita si uniscono formando le suture, l’unica parte che continua a crescere anche nell’esemplare adulto. In tartarughe molto vecchie invece, le suture sono ossificate e ciò provoca il naturale arresto della crescita dell’animale. In genere, le tartarughe acquatiche hanno vita più breve rispetto a quelle terrestri: in media infatti vivono tra i venticinque e i trent’anni contro i cinquanta o sessant’anni degli esemplari terrestri, che in casi particolari come le tartarughe delle Galapagos, possono raggiungere anche i 150 anni. Le specie acquatiche differentemente da quelle terrestri,  presentano le dita separate  e unite tra loro da una sottile membrana che ne agevola i movimenti. Alcune si caratterizzano per il collo molto lungo tale da permettere loro di girarsi e catturare la preda. Proprio la giuntura tra il cranio e la prima vertebra cervicale però rappresenta una zona particolarmente delicata, quindi bisogna saper maneggiare con cura questi animali altrimenti si rischia di causare loro delle lesioni mortali. La lingua è carnosa e poco mobile, le specie acquatiche presentano delle pupille mobili e un’ottima vista.  Le tartarughe acquatiche sono inoltre onnivore, per lo più carnivore, anche se crescendo cambiano gusti preferendo i vegetali. Le specie terrestri invece sono erbivore e hanno una dieta che varia dalla frutta ai cactus.

     

    Come scegliere

    Generalmente le tartarughe più acquistate sono quelle piccole acquatiche, le cosiddette tartarughe dalle orecchie rosse ovvero la specie Trachemys scripta elegans, che riescono a esser tenute all’interno di un acquario anche non troppo grande, la cui manutenzione non richiede grossi sacrifici. Più particolare il discorso per le tartarughe terrestri che in genere necessitano di un ambiente più spazioso per muoversi più facilmente. In questi casi, l’ideale sarebbe poterle tenere in un giardino, che sia curato, in cui possano essere lasciate libere anche di nutrirsi. In entrambi i casi, la scelta va ben ragionata perché si tratta di un animale di cui avere una certa cura, sia su terra che in acqua.

    Risulta essere importante che l’animale sia in buona salute, quindi per prima cosa osservare il modo con cui la testuggine è stata trattata all’interno del negozio o dell’allevamento al quale intendiamo rivolgerci. Prima dell’acquisto esaminiamo il luogo dove vive la tartaruga: è un luogo piccolo? È abbastanza spazioso? Quante altre tartarughe contiene? Da ciò potremmo intuire lo stato di salute dell’animale. Se il pet è tenuto in un’area aperta, allora controlliamo bene le zone d’ombra rispetto a quelle dove batte il sole (è sempre opportuno che la tartaruga abbia a disposizione zone dove ripararsi dal sole e spazio sufficiente per muoversi).

    Altra cosa da verificare è la cura dell’alimentazione.
    Chiedere a questo punto informazioni sulla costruzione dell’habitat adatto perché la testuggine possa vivere bene e a lungo. Chi sceglie una tartaruga di terra come proprio animale domestico deve conoscere la sua zona di provenienza (per esempio se è originaria della macchia mediterranea allora sarà necessario disporre di uno spazio soleggiato dove potrà acclimatarsi comodamente).
    Ricordare che la tartaruga trascorre lunghi inverni in letargo e quindi necessita pertanto anche di un luogo dove potersi riparare.
    Ovviamente, se nella ricerca della propria tartaruga domestica si incappasse in un negozio o in un allevamento che non si occupa con la giusta cura delle testuggini, o mette in atto maltrattamenti, è importantissimo segnalare il reato alle autorità competenti (qui è possibile trovare alcuni numeri e contatti utili per il soccorso degli animali).

    Ecco un elenco di elementi per accertarsi dello stato di salute generale della tartaruga:
    Gli occhi: devono essere grandi e luminosi, mentre le palpebre non devono presentare difficoltà ad aprirsi e chiudersi. Se gli occhi sono infossati, allora la tartaruga sta male, probabilmente è disidratata.
    Naso e narici: devono essere puliti e liberi da muchi; se l’animale respira a bocca aperta significa che ha problemi respiratori o addirittura un’infezione in corso.
    Le orecchie: sono poste subito dietro gli occhi ed hanno una forma piatta; se invece notate delle sporgenze, o appaiono conche, allora l’animale ha un’otite in corso.
    La corazza: deve essere resistente e non morbida al tatto, ed inoltre non deve presentare lesioni o anomalie. Tuttavia, essendo la tartaruga un animale che vive prevalentemente in spazi aperti è possibile che abbia lesioni non gravi ormai guarite.

    A chi è adatto

    Unico rettile dall’aspetto più simpatico e su cui si scherza e ironizza facilmente, la tartaruga piace sia agli adulti che ai bambini, che tendono a “giocarci” come fosse un animale domestico. Detto ciò, la tartaruga non è però proprio come un cane o un gatto, anzi bisogna trattarla con molta delicatezza e bisogna rispettarne i ritmi e le esigenze. Quindi va bene tenerla in famiglia, ma sempre cercando di prestarle le dovute attenzioni quanto a cure e alimentazione e non trascurarle solo perché non riescono a comunicare in maniera palese le proprie necessità.

    Dove tenerlo

    In cattività, la tartaruga acquatica può essere tenuta in un laghetto artificiale all’aperto, magari recintato, ma ha anche bisogno di una zona asciutta dove potersi riscaldare alla luce del sole. Naturalmente se non si dispone di questa opzione, l’alternativa è rappresentata dal terracquario, una sorta di acquario che però deve essere tale da presentare sia una parte asciutta che una parte acquatica. Inoltre è bene riprodurre all’interno del terracquario un ambiente il più possibile confortevole: bisogna inserire piante che siano commestibili, sassi e creare una zona che diventerà il rifugio della tartaruga, con muschio, foglie secche e anche fieno. Bisogna anche disporre delle lampade per l’illuminazione del terracquario, ma che permettano anche la crescita dell’esemplare. Di solito si inserisce una lampada a raggi UVA – UVB per irradiare calore all’animale, così da consentirgli l’assimilazione del calcio sulle ossa e sulla corazza, e una lampada in ceramica che riscaldi la zona asciuttta. E’ necessario anche un termo-riscaldatore per l’acqua, che in seguito può essere spento o rimosso nelle stagioni più calde. Infine non deve mancare il filtro interno, che permetta di tenere l’acqua quanto più possibile pulita.

    Come Preparare la Tartaruga per il Letargo

    La tartaruga di terra non richiede speciali attenzioni: tuttavia, oltre a nutrirla e a offrirle un habitat salutare e privo di pericoli, è importante seguire ed assecondare i suoi ritmi. Uno su tutti, il letargo. Come va affrontato questo periodo?

    Quando le temperature si abbassano la maggior parte delle tartarughe cade in letargo; è importante sapere che ciò non accade a tutte le specie, perciò occorre informarsi preventivamente presso il proprio veterinario. Una volta compreso che la propria tartaruga vivrà questo periodo di riposo, come prima cosa è necessario sincerarsi delle sue condizioni di salute: una tartaruga malata o ferita, infatti, prima di andare in letargo deve essere curata, poiché l’infermità potrebbe degenerare fino a causarne la morte mentre si trova nello stato di torpore. Maggiore attenzione va riservata alle tartarughe più piccole, che non devono assolutamente subire shock termici o bruschi cambi di ambiente.

    Se la tartaruga abita all’esterno, ad esempio in giardino, si può lasciare che trascorra all’aria aperta il letargo, all’interno però di una nicchia che costruirà da sé in un luogo riparato. Non dare troppo cibo alle tartarughe prima del letargo, poiché la lunga digestione potrebbe rappresentarne un ostacolo.

    Se la tartaruga abita in casa, non lasciarla in una zona troppo calda (le temperature alte la sveglierebbero), né troppo umida o esposta al vento. Anche una testuggine in letargo presenta delle specifiche esigenze: porre sempre vicino all’animale una ciotola con dell’acqua, avendo cura di controllare di tanto in tanto che vi siano tracce di pipì. L’urina è la testimonianza della regolarità delle funzioni vitali; l’assenza di tracce significa che la bestiola sta soffrendo di disidratazione, ed occorre svegliarla per risolvere questo problema.

    Come Aiutare la Tartaruga che si Svegliai in Anticipo dal Letargo

    Sempre più famiglie scelgono la tartaruga come animale da affezione, ma in pochi sanno quali cure adottare per farla vivere a lungo. Ecco di seguito come comportarsi se l’animale si dovesse svegliare in anticipo dal letargo.

    La tartaruga durante il periodo invernale va in letargo e per favorire questo stato deve essere dotata di un rifugio adatto che permetta di mantenere la temperatura tra i 4-6 gradi Celsius (corrispondenti a circa 5 C°) se si tratta di tartarughe terrestri, mentre le temperature dovranno essere inferiori per le tartarughe d’acqua.

    Il letargo è una fase davvero importante in quanto favorisce la riproduzione, rallenta il metabolismo e diminuisce il numero dei globuli bianchi. Può capitare che l’animale si svegli dallo stato di letargo in anticipo e ciò può comportare dei problemi di salute, in quanto la testuggine potrebbe ammalarsi proprio a causa della insufficienza di globuli bianchi.

    Il primo errore da evitare in caso di risveglio anticipato della tartaruga è cercare di forzare il letargo: si tratta del comportamento errato di tanti padroni che ogni anno porta alla morte di moltissime testuggini. L’animale in questa situazione dovrà invece essere aiutato a riprendere le sue funzioni vitali.
    Se la temperatura è superiore ai 10 gradi Celsius occorre tenerla sveglia e avvicinare la scatola del letargo ad un calorifero in modo tale che il pet recuperi in modo graduale lo stato termico più adatto. Dopo questo primo passaggio, della durata di circa un’ora, sarà necessario porre la tartaruga sotto una lampadina a 150 watt a distanza di circa 15 cm.

    In seguito la tartaruga dovrà essere mantenuta in un ambiente con temperatura di circa 30 gradi. L’appetito non le tornerà immediatamente.

    Dopodiché sarà fondamentale l’idratazione. Difficilmente berrà spontaneamente; occorre invece immergerla in una piccola ciotola con un po’ d’acqua ed iniziare a bagnare anche il guscio. Nella prima fase potrà essere aggiunto nell’acqua anche un po’ di glucosio per riattivare il fegato e quindi il processo digestivo: bastano due cucchiaini in 250 ml di acqua al giorno, ma solo per pochi giorni.

    In queste condizioni dopo qualche giorno dal risveglio la tartaruga dovrebbe iniziare anche a mangiare; se ciò non dovesse accadere è opportuno consultare un veterinario. Una ultima indicazione: non “accontentarsi” della sola somministrazione di vitamine, perché se non mangia per molto tempo probabilmente l’animale ha un problema di salute.

    Malattie e cure

    Che siano di piccole o di grandi dimensioni, le tartarughe sono soggette a vari tipi di malattie,  e in ogni caso solo un esperto veterinario può intervenire prescrivendo la giusta cura. La maggior parte delle patologie è dovuta a una cattiva alimentazione e a una stabulazione non ottimale, quindi prima di tutto è necessario non sottovalutare questi due aspetti se si vuole tenere in salute l’animale. Le malattie più comuni legate all’alimentazione sono la Malattia Ossea Metabolica, causata anche da condizioni di vita fuori dalla norma; la piramidalizzazione, se la dieta è troppo proteica; la gotta, che provoca edemi agli arti; la congiuntivite, che causa una temporanea cecità dell’animale; la setticemia, che colpisce cute e piastrone ed è dovuta a condizioni igieniche precarie; la micosi, dovuta all’insediamento di funghi nella cute o nella corazza; la rinite e la polmonite; l’ascesso auricolare, dovuto a stress e carenze immunitarie; la parassitosi cutanea e interna; la gastroenterite e la stomatitie, dovute a gravi carenze immunitarie; la costipazione; l’herpes virus, che provoca ulcerazioni e placche sulla cute o sulla corazza, e ancora insufficienza renale, lesioni cutanee o traumi alla corazza e addirittura tumori, possono essere tutte le possibili affezioni di cui la tartaruga è vittima.

    Cibi

    Ogni esemplare di tartaruga ha delle precise esigenze in fatto di alimentazione. In ogni caso è bene che si tratti di un’alimentazione varia e non monotona, che fornisca all’animale tutti i nutrienti di cui ha bisogno. Generalmente si distinguono le tartarughe onnivore, carnivore ed erbivore. In ogni caso, cibi più comuni che ingeriscono tutte le specie sono le chiocciole, piccoli pesci, piante acquatiche o terrestri, insetti tipo caimani o camole della farina o del miele. Gli alimenti devono essere freschi o surgelati e decongelati, e naturalmente dati crudi. Le tartarughe carnivore e onnivore preferiscono i piccoli vertebrati, e di solito in cattività si usa nutrirle con gambusie, latterini, acquadelle, alborelle, cavedani, triotti, trote o salmoni, da somministrare rigorosamente interi. Anche piccoli crostacei vanno bene tipo gamberi, scampi o granchi; ancora piccoli anfibi come girini, rane o tritoni. Si sconsiglia vivamente la carne rossa, invece può essere apprezzata la carne bianca tritata, quale pollo, tacchino, o frattaglie di entrambe le specie. Per quanto riguarda gli insetti, la tartaruga si nutre in genere di grilli, locuste, blatte e camole e caimani. Da evitare assolutamente i bigattini, le cimici, le api, le formiche e le lucciole. Ancora ottimi i lombrichi, le chiocciole e le lumache. In cattività, sarebbe meglio abituare gli animali a nutrirsi anche di verdure, come tarassaco, trifoglio, malva, timo, gelso, ravizzone, insalata romana, radicchio, cicoria, crescione, fiori di ibisco, scarola e piante acquatiche. Per le specie acquatiche si sconsiglia l’assunzione di frutta e almeno una volta al mese bisognerebbe nutrirle di carne. Data la loro lunga digestione, è bene alimentarle a giorni alterni se giovani, mentre ogni due o tre giorni se adulte.